Archivio mensile:gennaio 2014

Battaglie di civiltà e igiene pubblica

Battaglie di civiltà e igiene pubblica.

Possiamo avere le opinioni più diverse e opposte sul merito della questione Banca d’Italia – il valore delle cui quote è stato aumentato d’imperio e ha rimpinguato le casse delle banche che partecipano al banchetto – ma salta agli occhi che l’avere inserito nel decreto in conversione la questione ‘seconda rata dell’imu’ in scadenza-capestro è operazione truffaldina e vergognosa e bene hanno fatto i ‘grillini’ a ‘scendere in piazza’ parlamentare e guadagnare così ‘l’onore delle cronache’. O il disonore, secondo i punti di vista.
E va sottolineato che ad essere stati ‘menati’ (colpita al viso anche una donna! Tu vedi l’onore di questi disonorevoli deputati!) sono stati i ‘grillini’ e che l’occupare i banchi del governo non è poi tutta questa dissacrazione della democrazia che pretende la ‘stampa amica’ delle ‘larghe intese’ pattuite con un condannato per frode fiscale e concussione e rapporti sessuali con una minorenne.

E che l’opposizione dura dei grillini infastidisca quei deputati rotti a tutti i peggiori inciuci della prima e seconda repubblica e a tutti i peggiori escamotage parlamentari pur di ‘portare a casa il risultato’ non mi sorprende e mi convince, una volta di più, che quella genia di infami deve essere ‘mandata a casa’ il prima possibile – e aria nuova e pulita deve subentrare in quelle stanze che hanno visto il transito avvilente e tristo dei peggiori figuri della democrazia cristiana, e i ‘pentapartiti’ malfamati e il craxi bettino latitante, e le truppe cammellate di publitalia/fininvest, e i servi e i maggiordomi e le gentildonne ex soubrettes e gli avvocati personali del satrapo puttaniere.

E’ da mercanti levantini e ‘furbetti del parlamentino’ stringere in un solo decreto la questione ‘quote banca d’Italia’ e ‘seconda rata dell’imu’ – con lo scopo miserabile di ricattare, brandendo quella oscena spada di Damocle, le opposizioni e costringerle a digerire l’indigeribile. Il metodo rivela l’immoralità e il lercio commercio della vergogna.

Che la battaglia parlamentare continui e vieppiù si infiammi. Cambiare i pannoloni puzzolenti alla prima e seconda repubblica si può e si deve. E’ una ‘battaglia di civiltà’ e una questione di ‘igiene pubblica’.

Discorso sullo stato della disunione

Discorso sullo stato della disunione

Come molti altri miei concittadini, ho votato Grillo alle elezioni ultime scorse e bene fu perché fu spezzato il maledetto duopolio pd-elle che ha partorito le larghe intese – poi ristrette dal ‘plotone di esecuzione’ voluto dalla ‘magistratura comunista’ (triplo ‘sic’ e sei bleahh! mafaldiani).

E, come molti altri miei concittadini, sono passato attraverso i gironi infernali dell’approvazione entusiastica e del rifiuto viscerale dell’operato e delle dichiarazioni avventate e primitive dei ‘grillini’ – da scusarsi, in ogni caso, perché devono ‘farsi le ossa’ e perché più dignitose, quasi sempre, di quelle dei piddimenoelle – per tacere dei ribaldi e vomitevoli berlusconiani e dei finto-dissidenti alfaniani.

E, giunti alla fin della tenzone e prossimi ormai ad elezioni europee, odo la vostra domanda che sorge spontanea e vigliaccamente provocatoria: ‘Confermerai il tuo voto, dopo tanto baillamme di ‘nulla di fatto’ e le molto confuse lingue e menti?’ Ebbene si, lo confesso e ‘faccio outing’: confermerò quel voto. Rivoterò Grillo e i suoi – ad onta del fatto che intendono, quei dessi, disconoscere l’Europa dei banchieri e l’euro dei nostri affanni e malgrado la spaventevole sbandata politica sulla lotta dei fascistissimi ‘forconi’.

Li ri-voterò perché non se ne può davvero più di spaventevoli inciuci e riconoscimenti politici a un condannato per frode fiscale e puttaniere manifesto e concussore e ‘nipotine di mubarak’ minorenni convocate più e più volte per le ‘serate eleganti’ di uno squallido satrapo perverso.

E chi stringe accordi politici con quell’abominio di umano ventre per pretesa ‘realpolitik’ ha passato il segno della decenza già dal suo primo atto politico e merita di essere affossato in parlamento e ‘mandato a casa’ affinchè sia affermato il primato della decenza, appunto, – misera donzella italica svillaneggiata e disonorata e che invano attende il suo riscatto.

Questo è quanto avevo in animo di dirvi in questo giorno assolato di un gennaio tutto da archiviare, grazie dell’attenzione e a presto rileggerci su questi sollazzevoli schermi.

Chiarobama

I peggiori incubi delle nostre vite

Nei peggiori incubi della nostra vita c’è la caduta libera in un vuoto senza fine; e c’è un tale, in cui ci riconosciamo, che chiede un’informazione a chiunque gli passi vicino e nessuno se lo fila ed è come se non lo vedessero e non esistesse e la sua voce si perde in un vuoto e in un esclusione peggiore della morte.

E, se è vero che il giorno della Memoria rischia di annoiarci – con tutto quel battage di articoli di stampa e telegiornali dedicati e films che passano a tutte le ore in tutte le reti – è vero anche che il peggior incubo delle nostre vite è accaduto a un intero popolo, – i cui membri erano stati riconosciuti ed erano ampiamente integrati da decenni negli Stati in cui avevano trovato ospitalità e cittadinanza e avevano prodotto ricchezza e alcuni erano cittadini illustri e stimatissimi professori.

E provate voi a svegliarvi una mattina e sentite dei colpi violenti alla porta ed aprite impauriti e vi ordinano, manu militari, di ficcare poche cose in una valigia e di seguirli.
E vi fanno salire su un camion e vi stipano su dei carri-bestiame -e il resto lo sapete ed è il peggior crimine della storia dell’umanità che ancora ci perseguita per come sia stato possibile concepirlo ed eseguirlo – e dire ‘normale’ evoluzione politica la storia del nazionalsocialismo tedesco e di tutti i nazionalismi di stampo fascista che insorsero come funghi velenosi nel mondo tutto in quegli anni di tregenda e di autentica, assoluta follia delle generazioni dei nonni a cui siamo sfuggiti per puro miracolo e con il sacrificio biblico di milioni di morti ammazzati nelle guerre che quei pensieri malvagi e malvagie elaborazioni politiche hanno provocato – e nei terribili bombardamenti sulle città che le hanno concluse.
A quegli incubi scampaci, oh nostro Signore immaginario – in cui fatichiamo di credere per l’enormità del Male al cui trionfo Egli ha consentito e non ce ne capacitiamo.

Affreschi immobili e cattive coscienze

Posto che un romanzo o un film influiscano sulle nostre emozioni/opinioni e siano agenti di determinazioni personali a schierarsi, indignarsi, prendere posizione politica oppure ‘fare del bene’ nei modi che la buona fantasia ci detta, ‘Baarìa’ di G. Tornatore, rivisto in tivù, non rientra nel novero dei buoni films che ci con-vincono, bensì appartiene al genere degli affreschi immobili della pittura antica o della Commedia dantesca: fitti di personaggi diversi e opposti tra loro per censo, azioni, comportamenti pubblici e privati che coesistono immobili sulla parete e nella scrittura cinematografica malgrado gli spaventosi conflitti sociali che ci racconta la Storia.

Insomma, è come dire che: ‘Il Bene quasi sempre trionfa, ma si lascia buggerare con troppa facilità e stupida frequenza dal Male, specializzato in agguati e trame criminali.’

Così la maledetta azione di mafia e la strage della Portella della Ginestra – e le altre in cui hanno perso la vita Placido Rizzotto e una quantità di altri capi-popolo e sindacalisti e i generosi e ingenui braccianti agricoli che li seguivano e vanamente insorgevano contro i latifondisti e i mafiosi al seguito – vengono dipinte da Tornatore con scrittura cinematografica potente e affascinante ma poco capace di ‘mobilitare le coscienze’ e suscitare rabbia: la molla di ogni riscatto futuro.

Così la Storia italiana dagli anni Trenta agli Ottanta si riduce, nel film, a un macchiettismo sapiente e commovente ma che ci fa pensare che nulla possiamo opporre alle Cattive Cose del nostro vivere associati se poi i padri vengono superati dai figli nella vana logorrea protestataria e nell’avvilente riproporre i ruoli subalterni di sempre – e ciò che risalta come veramente rivoluzionario è ‘il progresso’ tecnologico della tivù, che cambia radicalmente i comportamenti e le coscienze, e non la lotta operaia che ha disseminato quegli anni siciliani e quelle terre di morti ammazzati (morti inutili?) e di eroi che già più non incidono e pesano nella Memoria collettiva – al pari dei Falcone e dei Borsellino e del generale Dalla Chiesa degli anni nostri successivi.

E la Mafia è ancora lì – a dettare l’agenda della maledetta Storia patria e a tendere i suoi sempiterni agguati al Bene collettivo e a progettare i futuri attentati ai p.m. antimafia (vedi Riina versus Di Matteo). Stragi annunciate che non sappiamo contrastare, malgrado i proclami reboanti e rituali degli uomini della odierna ‘vita politica’.

Però abbiamo i Giotto postmoderni a cui gli affreschi cinematografici immobili riescono benissimo e ci incantano, ahinoi.

Cambiarli spesso e per lo stesso motivo

… che, poi, questa delle preferenze che sarebbero il sale della democrazia me la bevo con riserva e storico pregiudizio duro da digerire.

Perché sempre mi è capitato, in tanti anni di ‘passata la festa gabbato lu santu’ di passare davanti ai cartelloni della pubblicità elettorale e di guardare le facce degli improbabili ‘risolutori’ delle pubbliche angosce e dei bisogni con disincanto e rabbia per la stupidità dei concittadini beoti che prestano loro fiducia. Regolarmente tradita – e i figli di piissima donna che approdano al parlamento e ai consigli regionali/comunale si portano a casa stipendi da fiaba e pensioni indebite senza aver in nulla contribuito a una vita migliore per i cittadini e a un’ordinato sviluppo economico e lavoro per tutti.

 

E se non sono sceso nell’agone elettorale e mi sono rifiutato di salire le scale canoniche che portano alle sacre stanze della politica quando me ne offrirono l’opportunità – millenni fa – è perché ho sempre avuto sulla pelle la percezione dell’inadeguatezza di ognuno e tutti di risolvere alcunché – e di quanto siano vane e stupide le promesse elettorali.

 

E nessun ‘uomo della provvidenza’ che ci salvi dai flutti della crisi e dagli abissi della corruzione e del ‘malgoverno’ e della ‘cadrega’ incollata alle chiappe. E perfino il bravo Obama ha dovuto recedere dal suo ‘yes we can’ – e la nazione da lui guidata ha rischiato il default a causa degli ukase dei repubblicani e del ‘tea party’ sui provvedimenti della spesa pubblica da approvare.

 

Non avrete mai la mia preferenza, gente di malaffare e vane promesse, e gli uomini politici li considero come il pannolone di cui diceva quel comico: ‘ Vanno cambiati spesso e per lo stesso motivo’.

Sermone laico

Sermone laico

Seguivo con molta attenzione un programma in tivù, l’altra sera, che trattava della ‘perdita dell’informazione’ che avverrebbe durante l’evaporazione dentro un ‘buco nero’. Argomento terribilmente serio perché io ero la dimostrazione vivente di quella perdita e il buco nero del mio sonno incombente si mangiava parte di quell’informazione televisiva che evaporava nella stanza inutilizzata.

E che si debba lottare contro ogni ‘perdita dell’informazione’ delle nostre vite me lo confermava un mio amico che non vedevo da molto tempo e della sua vita recente non avevo più la cara informazione e la simpatia che me ne deriva – e, se vi capita di visitare un cimitero, avrete modo di constatare quanta ‘perdita di informazione’ vi sia del patrimonio comune dell’umanità e delle generazioni che si avvicendano sopra al pianeta Terra.

Non accendono un bel nulla le ‘urne dei forti’ ai forti animi, ahinoi, ma è solo un’angosciante silenzio che viene dalla raggelante distesa delle lapidi e delle croci – e i ricordi di chi abbiamo amato e ci è stato caro evaporano sull’orizzonte degli eventi e si perdono nei buchi neri di ogni morte.

In quale ‘orizzonte degli eventi’ dell’umanità tutta ritroveremo l’informazione che si perde ad ogni morte? E’ un problema importante perché darebbe risposta alle nostre più segrete angosce – e tutti noi, nel corso dei funerali in chiesa, avvertiamo quanto sia poco consolante e credibile la favoletta buona che ci ripete il prete sull’altare che: ‘…la cara anima del nostro congiunto è volata in cielo’ – e il Cristo e la chiesa dei Santi e dei Beati svolgerebbero quella funzione di ‘recupero dell’informazione quantististica’ delle nostre vite che tanto ci piace credere vera e ci consola.
Ritrovarci tutti ‘di là’, insomma – e darci delle sonore pacche sulle spalle ed esclamare: ‘Anche tu qui! Ma non eri in montagna a sciare?’ Schumacher docet, povero cristo; ne parlavamo giusto ieri sera con mia figlia.

Scherzi a parte, la perdita dell’informazione delle vite delle persone mi capita di osservarla, sconsolato, nel corso delle mie visite a mia madre – e i dialoghi di quelle vecchie persone e quegli occhi trasparenti e le mani dalla pelle tirata e priva di spessore sono un ‘colpo al cuore’ e un annuncio al quale dovremmo essere preparati, ma chi lo è, dannazione!? Chi non prova ripulsa nel guardarsi nello specchio segreto di Dorian Gray in cui si mostra la maledetta senilità in agguato che faticosamente respingiamo con creme e belletti e vane ginnastiche e balli?

Si dice che ‘tocchi a tutti’, prima o poi, ma io mi aggrappo a quello scaramantico: ‘e forse anch’io’ – vedi mai che ci verifichi un’eccezione quantistica, prima o poi, e si dimostri vera la storia di Dorian Gray in terra veneziana tra gli anni 2/3000. Amen e così sia.

Gente sul piede di partenza

Gente sul piede di partenza

Sta uscendo l’ennesimo film sulla città che si spopola e sul turismo che se la mangia – e la sola attività remunerativa in città è legata alla sua condanna storica : locazioni selvagge e fuori controllo di legalità, osti e gondolieri/motoscafisti.
E traghettando in vaporetto tra san Marco e la Salute -complice la giornata uggiosa- vedi il corteo di gondole nere, e i corvacci di uguale colore ritti a poppa, più come un funerale turistico rituale e quotidiano che un rito di allegro consumo turistico, chissà perché.

E il commercio che chiude e ha mutato pelle (bengalesi e cinesi), ma con gli orpelli turistici di sempre, conferma che una città di turisti ha il commercio che si merita e lo squallore che salta agli occhi – e basta fare una gita a Treviso e aggirarsi per il centro per vedere la differenza con un commercio sano di una vera città di abitanti.

Sta per chiudersi la pausa turistica che, tra fine novembre e fine gennaio, mostra Venezia nella sua veste migliore, la città della canzone di Aznavour: ‘Com’é triste Venezia’ e il Carnevale è alle porte, – coi progetti asfittici di sempre e le ‘feste’ finto-cochonnes nei palazzi che attraggono i beoti di tutto il mondo e le tristissime maschere in parata permanente e l’allegria dei naufragi, ma, in fin dei conti, è una soluzione, questa dei barbari che scendono a frotte e a milioni a imporre i sensi unici.
E tutto il casino che il Carnevale si porta dietro e il rumore e la finta allegria cancellano le lamentazioni sempiterne e i piagnistei di una città che non cambia perché non ha un progetto alle spalle, né identità abitativa, né buona amministrazione.
Solo gente sul piede di partenza, residui abitanti inclusi.

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Grande appuntamento giovedi prossimo al Teatro Groggia ore 15.30 per il film/documentario VENICELAND di Enrico Micheletto.
#venezia #veniceland
Foto: Grande appuntamento giovedi prossimo al Teatro Groggia ore 15.30 per il film/documentario VENICELAND di Enrico Micheletto.
#venezia #veniceland

Poesie giovanili

Quoi? L’éternité

 

…a forza trattengo la notte
con mani ghiacciate di pena.
Irrimediabilmente siamo morti
un’altra volta. Sarà -dicono-
definitivo. Che suonino a festa
le campane sul trionfo dell’effimero!
Le stagioni, sai, non muteranno
il loro corso, né accenneranno
i visi a mutamenti d’espressione.
Anche le parole scorrono
fuor di bocca in perfetta
sequela d’idiotismi: adesso
e dopo; il vento, la folla, i santi
il nero, il nudo, il sangue;
canzoni intonate col cuore in tumulto.
Avrà questi occhi la morte?
Solo questo mi é residuo senso.

In alto i cuori!

Corre l’obbligo di ricordare che le belle cose che ammiriamo dell’arte e degli artisti esistono e sono state immaginate in tempi grami, gramissimi – mentre, fuori dai loro studi imperversavano guerre ed epidemie che quegli artisti ‘si portarono’ prematuramente, e chissà che capolavori ne avremmo avuto memorabili da affidare alle future generazioni.
Tutto ciò rammemoro per dirvi che, se renzi e berlusconi si sono stretti la mano e hanno concordato gli avvilenti percorsi politici futuri non tutto è perduto della vita e dell’onore dell’umanità (non ancora) – ma che altre egregie
cose ai forti animi accendono le opere dei poeti e degli artisti che verranno.
E scalderanno il cuore del mondo dicendolo ancora degno di essere vissuto, ad onta delle piccolissime ed avvilentissime cose che vi accadono e sembrano prevalere e schiacciarci sull’orizzonte buio del futuro. In alto i cuori.
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Noia della più trita

Si, lo so che non fate altro di sognare il sistema elettorale spagnolo corretto alla finlandese – e per questo vi vendereste la madre e disconoscereste il padre.
E non vi fa strano di incontrare e dare riconoscimento politico a un condannato per frode fiscale (che, chissà come, non è ancora ai domiciliari come dovrebbe) solo perché ha i soldi che gli bastano a tenere in piedi un partito politico fitto di indagati e di ‘donne in carriera’ pronte a tutto e fin a ‘dare la vita’ per l’uomo che le ha beneficate.

E’ uno strano gennaio uggioso e noiosissimo, questo che ha tradito gli auguri di un mondo migliore che gli abbiamo affidato solo quindici giorni fa – è la crisi pare che ce la tireremo dietro per tutto l’anno e di nient’altro vorremmo che si parlasse se non di ‘lavoro’: da inventare, da incoraggiare, da trovare. Tutto il resto è noia. Della più trita. E nessun ‘nuovo che avanza’, malgrado i quarantenni al potere. :(