Archivio mensile:dicembre 2013

L’anno che verrà

E’ vero che il passato è in ombra come il futuro e solo l’attimo fuggente del presente è in luce, ma la cosa più agghiacciante è che il passato è come l’acqua che ‘non macina più’ o, se ancora macina, lo fa come riporto stanco di eventi fantasmatici, id est il braccio alzato dei nuovi ‘fascisti’ che ancora inneggiano al duce che è stato e non smettono di ricordarci che ‘ha fatto cose buone’ – e ci mancherebbe altro che non le avesse fatte, con quel popò di bagaglio di morti ammazzati in guerra e la campagna di Russia e le leggi razziali e l’Italia in macerie.

E gli eventi dell’anno che si va a chiudere ci sembrano lontani anni-luce e chi si ricorda più di quel simpaticone di Bersani – che chissà quali nuove battute spiritose avrebbe coniato, unite alla smacchiatura dei giaguari.
E perfino il berlusconi che ci ha strarotto le palle e macinate come il pepe con tutta la sua campagna di pietismi per la sua sorte di decaduto e frodatore conclamato in ben tre gradi di giudizio e le sue minacce di far decadere il governo delle larghe intese e di scatenare la rivoluzione, perfino lui ha lasciato il posto in cronaca al suo cagnolino e alla curatrice fallimentare pascale-non-so-chi ‘fidanzata’ che lenisce il suo dolore per la scomparsa in cronaca delle sue smargiassate e continue minacce di far cadere il tempio-Italia e le nuove leve di suonati e prezzolati de l’esercito di silvio e dei club di f.i. – che il diavolo se li porti come quest’altro annus horribilis che salutiamo a denti stretti e la rabbia di non poter governare le cose del mondo e dell’economia per tornare a crescere e trovare lavoro.

E tanti auguri di poter raddrizzare codeste ultime cose ai cosiddetti ‘forconi’ che continueranno a presidiare tutto il presidiabile e forse sarebbe meglio se presidiassero i loro conti domestici e aziendali e non lasciassero fallire l’azienda agricola come ha fatto il loro leader galvani – quello seduto in jaguar che non era sua, si è scusato, ma di un amico e conoscente camionista e sono le scuse che dicono quelli della sua fatta agli agenti del fisco che gli chiedono conto del livello di vita comparandolo colle dichiarazioni fiscali infedeli.

Speriamo che sia femmina il 2014 – perchè corre voce che le donne siano migliori dei maschi e il governo del mondo sarebbe migliore se affidato alle loro solerti mani di madri che ‘danno la vita’ – e forse hanno ragione a dirci peggiori, noi dell’altra metà del cielo, se ancora si leggono in cronaca le orribili cose che chiamiamo ‘femminicidi’ e chi uccide e pesta e sfregia con l’acido dice di farlo ‘per amore’.

L’Italia che non muore

L’italia nella notte oscura
Il gran dibattere di politica dei miei concittadini alla radio stamattina assemblava e coniugava bravamente tutte le istanze protestatarie del nostro paese da punti di vista differenti, ovviamente. Tutti ‘mister’ nel calcio, gli italiani, capaci di dettare schemi di gioco innovativi, e tutti economisti e politologi e ‘opinionisti’, incluso il sottoscritto.

E c’era chi proponeva di sguinzagliare i cani da tartufo di Equitalia a vedere e notare l’ammontare dei conti segreti dei 4 milioni di italiani che passeranno l’ultimo dell’anno fuori casa, – tu vedi il ‘comunista!’ ipertassaiolo che si nasconde nel nostro vicino di casa rancoroso – e chi ricordava che i veri ‘forconi’ erano quelli che a Versailles cacavano nei vasi di porcellana dei reali imprigionati e in rassegnata attesa dell’incontro fatale con ‘madame la Guillotine’, – alla quale si dovrebbe intitolare una piazza, suggeriva.

E un mio lettore, che molto viaggia e si occupa di import-export’, stando a quel che scrive, mi rimprovera le mie opinioni radicali e sibila, fuor dai denti, che i tempi cupi e grami presto insidieranno la mia e l’altrui pensione, nientemeno. Morte all’inps e alla cassa integrazione guadagni e al marcio ‘welfare’ della stramaledetta sinistra che sballa i conti pubblici e il rapporto debito-pil, lasciava intendere nella sua invettiva.

Tutti ‘rivoluzionari’ da tre palle un soldo e ‘da salotto’ – chi sul versante delle tasse da imporre manu militari agli evasori e chi sul versante opposto del tagliare tutto della ‘spesa sociale’ e previdenziale – scuola, sanità, ordine pubblico, assistenza agli anziani. Tagliare, tagliare tutto e sopravviva chi può.

Tutto ciò esposto e lasciate cadere le braccia di rito, suggerisco che nei brindisi di fine anno si levino i lieti calici delle bollicine augurali col motto fatidico del ‘Resistere, resistere, resistere’ e il grido gioioso de: ‘C’è luce in fondo al tunnel!’ .
Col passo strascicato dell’elefante dimolto dimagrito e ferito, che ha percorso decine e decine di chilometri nella savana arida e siccitosa, arriveremo stremati alla pozza di una sotterranea sorgiva e ci abbevereremo a lunghe sorsate e riprenderemo forze e vita.
In fin dei conti siamo sopravvissuti a due guerre mondiali e a vent’anni di berlusconismo. Che volete che siano le strida dei grillo e dei casaleggio che volano alti nel cielo italico in attesa di fiondarsi sull’elefantiaco cadavere.
‘Viva l’Italia’, è il nostro inno antico, ‘l’Italia che lavora e l’Italia che si innamora’.
L’Italia dagli occhi asciutti nella notte scura, viva l’Italia che non ha paura.
E speriamo che Francesco mi passi il copyright.

http://youtu.be/Y27o-7U13OA

Viva l’Italia, Francesco de Gregori
rivisitazione per immagini del capolavoro del cantautore romano…

A che punto è la notte

Non si dovrebbero mai turbare le atmosfere natalizie, di dolcezze e abbandoni e lucine intermittenti e i regali da rivisitare e degustare – e tutto il bendidio di cibi luculliani ingurgitati ieri e l’altro ieri da riproporre in tavola, alla faccia de ‘la fame nel mondo’.

Però il conflitto è latente, il nemico è alle porte, i barbari sono ai confini dell’impero occidentale e, dopo le feste, torneranno ‘i forconi’, pare, si mormora, che il diavolo se li porti – e ricomincerà la bagarre e la piazza greca e l’Europa in fiamme stretta d’assedio dai peones del sud, i rivoluzionari mediterranei de ‘una faccia, una razza’ che maledicono lo spread ed esigono il ritorno alla ‘sovranità nazionale’ e alla liretta da svalutare al bisogno, per rilanciare le esportazioni, dicono. E che il debito pubblico si fotta, chi se ne frega, vogliamo i militari e niente tasse, morte a equitalia, patria o morte, eia eia, alalà.

Non è così semplice – non è mai così semplice – e, per chi avesse voglia di approfondire l’argomento e di ‘farsi una cultura’ sui rischi che si correrebbero in caso di uscita dall’euro, i link sul web abbondano, cliccate, cliccate e molte lampadine si accenderanno nel buio cerebro.

Ma i ‘rivoluzionari’ dei presidi e dei blocchi stradali odiano i ‘cacasenno’ e gli intellettuali in genere – che invitano a riflettere e meditare e ‘non darsi la zappa sui piedi’ e tenere a freno le lingue e moderare gli slogans para fascisti ed eversivi che si sono ascoltati dopo il 9 dicembre.

Non sappiamo bene che idea di sviluppo economico del paese abbiano costoro, temiamo nessuna e sarebbe bene cominciare a farsi un’idea di come difendere l’ordine democratico manu militari, nel caso tornassero più minacciosi che pria – e se fosse vero quel che scrive Guido Viale in un suo articolo: che l’insorgenza eversiva del 9 dicembre è stata preparata e concordata con alcuni alti papaveri della polizia e, speriamo non sia vero, dell’esercito – lo confermerebbe la compiacenza del ‘togliersi i caschi’ e la ‘mano morbida’ nel fronteggiare gli esagitati.

Però il Natale li ha fermati, alleluia! Temo, peraltro, che non li abbia fatti diventare ‘più buoni’ e più rispettosi dei diritti degli altri concittadini, perciò attrezziamoci. Chi sta con l’ordine democratico lo dica, lo manifesti, prima che sia troppo tardi. Ne va del futuro di questo tragico paese.

 

 

 

 

Trame e storie sguaiate

Ho visto un film, ieri sera, in cui la nota dominante era l’esagerazione, il fuori misura delle emozioni che guidavano le azioni dei personaggi al punto da rendere l’intera storia repulsiva e sguaiata. E i bravi attori e la loro recitazione e la regia si annichilivano su quella trama insensata e violenta.

Non bisogna mai arrivare a questo punto di una storia. Mai costruire le proprie storie ‘fuori misura’ perché non avranno smercio e condivisione tra il nostro prossimo, bensì diventeranno storie ‘criminali’, storie che respingiamo al mittente e che vogliamo si chiudano al più presto e non occupino più le cronache delle nostre vite, neanche in modo marginale. E vale per le storie individuali di violenze private e amori sbagliati e drammi conseguenti, ma vale anche per le storie collettive di gruppi e associazioni e partiti e ‘movimenti’ che in-sorgono e prevaricano e si impongono con blocchi stradali e binari occupati, turbando una ordinata e serena vita associata.

E’ successo solo qualche giorno fa e abbiamo ascoltato cose che mai avremmo voluto ascoltare: parole senza senso, slogans fuori misura ( ‘patria o morte’, ‘militari al governo’ ) di un dramma nazionale esagerato ad arte dal solito noto (e, sospettiamo, segretamente finanziato dal medesimo) ai fini suoi di sempre: tenere banco in cronaca e nella vita pubblica con piazzate e interviste incendiarie in cui vaneggia di ‘rivoluzioni’ che avverrebbero se lui fosse arrestato.

E i ‘forconi’ li dice ‘il suo popolo’ e il trait d’union tra lui e loro, ca va sans dire, sono le tasse che impiccherebbero le imprese (ma impiccano anche e di più le famiglie dei lavoratori dipendenti che le tasse le pagano tutte e alla fonte) e le costringono a chiudere, – ma sempre ci stupiamo, quando le dichiarazioni irpef vengono rese pubbliche, che i ribaldi e impudenti artigiani-piccoli imprenditori-commercianti dichiarino, in stragrande maggioranza, meno dei loro dipendenti. Misteri eleusini.

E i cialtroni che li rappresentano politicamente continuano a parlare di tagli alla sanità, all’istruzione, all’assistenza agli anziani e alla previdenza pur di spuntarla sul punto che lo Stato italiano e l’Europa dovrebbero funzionare esentasse – tu vedi la fantasiosa quadratura del cerchio che rimuginano e ci propongono. E se la cosa si dimostra difficile e i conti dello Stato non consentono l’allegra e fantasiosa gestione eccoli invocare la ‘rivoluzione’, la piazza greca, l’insorgenza ‘spontanea’, – che di spontaneo non ha niente, se di mezzo c’è forza nuova e casa pound e il sogno di un golpe militare – e il maledetto berlusconi sempre sullo sfondo e l’Europa sul banco degli imputati.

Speriamo che la lezione dei giorni scorsi sia servita e il flop della piazza forconiana induca a più miti consigli – e ci piace che una parte di loro pensi adesso, passate le feste, alla piazza di Francesco (non sanno più a che santo votarsi?) e di andare tutti a san Pietro per una benedizione esentasse.

Un bel gesto e un pensiero che ci convince: mandiamoli tutti a farsi benedire; vedi mai che guariscano dalle propensioni e vocazioni immonde di jacquerie fiscali e tornino a lavorare alacremente per la ripresa economica che verrà.

Il silenzio degli innocenti europei

E’ vero che la società civile non è migliore degli eletti e dei governanti in cui si specchia. Lo dimostra la ‘furbata’ – iterata ad onta di tutte le evidenze di criminalità denunciate e provate – dell’aver eletto un barabba allo s-governo della repubblica e averne sostenuto lo sfascio sociale, politico e istituzionale con pervicacia degna di miglior causa.
E miglior specchio non offriva la Lega: naufragata nella miseria morale di ‘Varese e Milano ladrone’ come e peggio della Roma che denunciavano a gran voce e fida alleata del barabba/lex luthor nello s-governo della cosa pubblica e nel far muro e vallo di difesa all’impunità del caimano che le garantiva le prebende e un potere di s-governo locale che, da sola, non avrebbe mai potuto gestire.

E la pretesa della ‘società civile’ scesa in strada insieme ai ‘forconi’ di mostrarsi linda di quelle nefandezze e martire incolpevole di tutto lo sfascio dei vent’anni che ci hanno regalato nelle urne è stata giustamente denunciata e si è mostrato come l’impunità fiscale e l’arroganza politica dei soliti noti ‘furbi’, che pretendono rappresentanza senza pagare le tasse dovute, sia alla base della sofferenza del paese – e ‘chi evade avvelena anche te’ potrebbe essere un buono slogan della ‘pubblicità progresso’, ne cediamo volentieri il copyright.

Quanto ai modi di produzione e al lavoro che manca e alla disperazione presente che imputiamo alla crisi: molto di più potrebbero fare gli uffici studi del governo, dei partiti e delle associazioni di categoria nel mostrare quali finestre europee e di export nuovo e diverso possono aprirsi in un paese dai conti in ordine e dimagrito nelle corruzioni e negli sprechi e quale futuro di crescita ordinata e messa al riparo dalle future malattie dalla potente cura antibiotica che stiamo seguendo, pur riottosi, e che cambierà il dna italico del fare dumping economico per virtù di piccole e grandi evasioni e coll’auspicato ritorno alla ‘liretta’ e alla ‘sovranità nazionale’ che vogliono i protestatari di ogni risma insieme al caimano azzoppato – al quale è stata imposta la mordacchia giudiziaria, ma è da guardare a vista e sorvegliato specialissimo perché è della genia degli Hannibal Lecter e basterà un prossimo ‘silenzio degli innocenti’ per aprirgli le porte della prigione e mandarlo libero ad azzannare tutto l’azzannabile.

Le elezioni europee sono alle porte. Non lasciamo che le vincano i facinorosi e gli evasori di sempre che pretendono innocenza nei presidi di strada (banditi di passo?), ma si nascondono dietro a un dito e lasciano campo aperto ai fascistoni e alle merdacce di vecchia militanza berlusconian-leghista.

I ladri gemelli

Sono gretti, meschini, gentucola, chiusi nei propri rancori e destini personali infami che volevano nobilitare come ‘politici’, ma gli è andata male. Hanno scritto sui loro lenzuoli slogans retorici e gonfi di vento para fascista quali: ‘Lottiamo per la salvezza della patria!’ e ‘Patria o morte!’ – superando la soglia fatidica del ridicolo perché orecchiava il più nobile e ottocentesco: ‘Chi per la patria muor vissuto è assai’, che, almeno, ci riportava ai destini dei generosi ‘patrioti’ che fecero l’Italia ma non gli italiani, ahinoi – e ancora oggi ne paghiamo lo scotto secessionista e cialtrone.

Ecco: è il senso della misura che è mancato a quei dessi, a quegli ominidi politici che invocavano il ‘governo dei militari’, nientemeno! e scenari cileni in Europa – e per un po’ di giorni ci siamo preoccupati davvero perché la Storia va col passo del gambero, uno avanti e due indietro; e chi può dire qual’è il limite invalicabile e l’argine della follia e del disordine sociale che dilaga e aggrega i ceti diversi e le mille disperazioni, coalizzandole sotto le sporche bandiere del fascismo redivivo e la copertura politica e i soldi sporchi di un condannato per frode fiscale e che si prova a far crollare le colonne del tempio in tutti i modi.

Parlo di quelli che del 9 dicembre volevano farne il ‘giorno del giudizio’, il ‘redde rationem’ di un’Italia disperata e che ‘non ne può più’ e ‘marciare su roma’, tu vedi com’è andata e le foto impietose della piazza vuota e la rabbia stupida che vaporava nel nulla delle grida eversive.

Non ne può più di cosa, questa gente varia che va a dimostrare davanti alle sedi di Equitalia, lamentando di pagare le troppe tasse che, al dunque, si dimostra che gli imprenditori e gli artigiani denunciano un’irpef minore di quella dei loro dipendenti?
Non ne potete più di cosa, brava gente? Di pagare le tasse dovute come facciamo noi, che odiamo il sostituto di imposta e la rasatura totale alla fonte – e vediamo molti di voi, evasori notori e impudenti, salire in testa nelle assegnazioni delle case popolari in virtù della vergognosa menzogna fiscale?

Tornate a casa, cari, tornate a riscaldare le vostre ossa provate dalle lunghe ore trascorse al freddo a creare disagi al vostro prossimo – in aggiunta al furto di socialità del vostro essere evasori cronici e recidivi.
Vi è andata male e avete mostrato ai vostri concittadini ‘di che pasta siete fatti’: pronti a ‘morire per la patria’ (sic) e questuare i militari al potere pur di garantirvi l’impunità fiscale che vi hanno regalato fin qui berlusconi e bossi, ladri (di socialità) gemelli.

Uscire a rivedere le stelle

E se tutti, tutti! ce ne uscissimo finalmente ‘a riveder le stelle’ e prendere una boccata di energia universale che sostituisca la presente asfissia recriminatoria e stupida e inutile dei ‘forconi’ e degli studenti e di tutte le altre categorie di ‘manifestanti’ rabbiosi contro tutto e tutti?
E’ vero che la crisi morde e il lavoro non c’è, ma, temo, non saranno le mille voci rabbiose e di tutti contro tutti in piazza e ai caselli autostradali e le bombe carta e i lacrimogeni che ce lo restituiranno e che pagheremo meno tasse. E la politica è nell’angolo ormai da gran tempo e si abolirà il Senato e le Province e gratteremo ancor più il fondo del barile degli sprechi della pubblica amministrazione e delle auto blu e delle scorte indebite, ma nessun coniglio di ripresa galoppante e lavoro per tutti uscirà dal cappello di nessun prestidigitatore. Non subito. Di certo, non nel prossimo anno.
Perciò risparmiatevi gli auguri del cenone in proposito e rimandateli al 2015.

Perché, vedete, se in famiglia c’è un marito o un nonno o un figlio che, a tavola, ce la mena, pranzo e cena, con profluvi di proteste e geremiadi e staffilate contro il ‘governo ladro’ e invoca i militari al governo e ‘impicchiamoli tutti’, ‘via tutti’, ‘tutti a casa’, al terzo giorno o già al secondo passa per essere un ‘rompicoglioni’ – al quale si intima di smetterla, farla finita, darsi una regolata, non se ne può più, ecchecaxxo! Ed è curioso che, invece, i nostrani ‘forconi’ siano tollerati ai caselli autostradali a renderci le file automobilistiche e sui tram postmoderne torture e le merci natalizie non arrivano sui banchi dei supermercati e perfino i commercianti, storici alleati di allegre evasioni, sono incarogniti perché gli si toglie l’unica boccata d’aria di consumi e acquisti che aspettavano da tutto un anno.

E se oggi gli evasori cronici e recidivi berlusconian-leghisti, rinominati ‘forconi’, deborderanno dai limiti loro imposti dalle autorità e dalla forza pubblica e ci saranno scontri e manganellate speriamo che questa incredibile tolleranza nei loro confronti e il loro flirtare coi fascisti e augurarsi i militari al governo venga meno e se ne tornino con le pive nel sacco a casa e al lavoro e, la sera e la notte, alzino anch’essi gli occhi al cielo e ‘rivedano le stelle’ – nel senso figurato, in caso di testa rotta, e in quello reale del cielo stellato per tutti gli altri – e si rendano conto, finalmente, che: ‘C’è un tempo per la protesta e uno per per il darsi da fare e progettare concretamente un lavoro diverso e
un diverso dirsi cittadini e pagare le tasse dovute.’ (da inserire nell’Ecclesiaste).
Amen e così sia.

Uscire a riveder le stelle

E se tutti, tutti! ce ne uscissimo finalmente 'a riveder le stelle' e prendere una boccata di energia universale che sostituisca la presente asfissia recriminatoria e stupida e inutile dei 'forconi' e degli studenti e di tutte le altre categorie di 'manifestanti' rabbiosi contro tutto e tutti?
E' vero che la crisi morde e il lavoro non c'è, ma, temo, non saranno le mille voci rabbiose e di tutti contro tutti in piazza e ai caselli autostradali e le bombe carta e i lacrimogeni che ce lo restituiranno e che pagheremo meno tasse. E la politica è nell'angolo ormai da gran tempo e si abolirà il Senato e le Province e gratteremo ancor più il fondo del barile degli sprechi della pubblica amministrazione e delle auto blu e delle scorte indebite, ma nessun coniglio di ripresa galoppante e lavoro per tutti  uscirà  dal cappello di nessun prestidigitatore. Non subito. Di certo, non nel prossimo anno. 
Perciò risparmiatevi gli auguri del cenone in proposito e rimandateli al 2015.

Perché, vedete, se in famiglia c'è un marito o un nonno o un figlio che, a tavola, ce la mena, pranzo e cena, con profluvi di proteste e geremiadi e staffilate contro il 'governo ladro' e invoca i militari al governo e 'impicchiamoli tutti', 'via tutti', 'tutti a casa', al terzo giorno o già al secondo passa per essere un 'rompicoglioni' - al quale si intima di smetterla, farla finita, darsi una regolata, non se ne può più, ecchecaxxo! Ed è curioso che, invece, i nostrani 'forconi' siano tollerati ai caselli autostradali a renderci le file automobilistiche e sui tram postmoderne torture e le merci natalizie  non arrivano sui banchi dei supermercati e perfino i commercianti, storici alleati di allegre evasioni, sono incarogniti perché gli si toglie l'unica boccata d'aria di consumi e acquisti che aspettavano da tutto un anno.

E se oggi gli evasori cronici e recidivi berlusconian-leghisti, rinominati 'forconi', deborderanno dai limiti loro imposti dalle autorità e dalla forza pubblica e ci saranno scontri e manganellate speriamo che questa incredibile tolleranza nei loro confronti e il loro flirtare coi fascisti e augurarsi i militari al governo venga meno e se ne tornino con le pive nel sacco a casa e al lavoro e, la sera e la notte, alzino anch'essi gli occhi al cielo e 'rivedano le stelle' - nel senso figurato, in caso di testa rotta, e in quello reale del cielo stellato per tutti gli altri - e si rendano conto, finalmente, che: 'C'è un tempo per la protesta e uno per per il darsi da fare e progettare concretamente un lavoro diverso e 
un diverso dirsi cittadini e pagare le tasse dovute.' (da inserire nell'Ecclesiaste). 
Amen e così sia.

 

Zucchetti vi cambierà la vita

Ho una viva simpatia per un tale, il titolare di un’azienda che, malgrado la vistosa erre moscia, dice quotidianamente alla radio che: ‘ha vinto per ben tre anni di fila il primo premio per l’innovazione’ e, ne sono certo, non appartiene al novero di coloro che vanno alle manifestazioni para fasciste dei forconi e non partecipa alle jacquerie anti fiscali, gridando graziosamente coi colleghi: ‘Lotta duva senza fattuva’ – e si trattengono dal levare la mano nel famigerato saluto solo per non impaurire i clienti che potrebbero riconoscerli in tivù. Provate la sua ricetta del ‘business intelligence’ – che tanto vi manca nelle quotidiane geremiadi eversive – e, ne sono certo, ‘vi cambierà la vita’.

Fate come lui, cari i miei artigiani-piccoli imprenditori-trasportatori e altra genia di infami evasori cronici e recidivi: innovate, producete secondo fantasia e vis imprenditorial-artigiana – quale vi vantavate di possedere quando a rappresentarvi era la Confartigianato coi suoi slogans tranquilli e rassicuranti su ‘chi siete e cosa volete’. E nessuno pensava, allora, che aveste simpatie per i militari e flirts ributtanti con forza nuova e casa pound.

Fate come la Moncler, che produce i piumini che indossate nel corso dei presidi criminali che attentano alla sicurezza dei trasporti e al diritto al lavoro di chi non la pensa come voi (io i piumini non me li posso permettere, sono troppo cari) – e si quota in Borsa ed è il simbolo di un ‘made in Italy’ che non si piange addosso e non rivendica un ‘governo dei militari’ solo perché vi è andata male col vostro leader delinquente e frodatore che ci avete rifilato per vent’anni di fila – e non ha saputo far altro che un uso personale dello s-governo della repubblica e leggi ad personam che gli toglievano i giudici e le sentenze di dosso.

E che siamo al grappino, in questo paese allo sbando politico e sociale, ce lo richiama perfino una tale che promuoveva un premio letterario – tu vedi il Giano di un volto pulito e, dietro, quello satanico mai rivelato prima in pubblico – ed è la titolare di un azienda che produce grappe pregiatissime e che non consumeremo a natale. Dice la produttrice di grappe che anche lei simpatizza per gli stramaledetti ‘forconi’ delle sedizioni para fasciste e dei blocchi stradali e con lei l’ottanta per cento dei suoi dipendenti. E ci cadono le braccia e qualcos’altro più in basso – se anche chi si fregiava di promuovere un premio letterario ci rifila il grappino avvelenato di una simpatia così vergognosa e ributtante.
Mala tempora currunt, per stare sulla cultura – che, ahinoi, non riscatta le menti di chi non sa distinguere il grano politico dal loglio. E che tristezza ci coglie al pensare che anche fior di intellettuali confessarono, nelle loro triste memorie, di essere incorsi in fatalissimi errori di simpatie fasciste e naziste di cui si pentirono dopo le mille violenze e i milioni di morti in guerre assassine e lager.

Orgoglio nazionale e vocazione greca

Non sembra che virerà in ‘rivoluzione’, visti gli esiti fin qui ottenuti. Non ci sono leader credibili nei vari presidi e comizi dei cosiddetti ‘forconi’, bensì vecchi arnesi ridicoli della permanente sedizione berlusconiana e leghista oggi travestita da piazzate finto spontanee e apolitiche.

Perciò attrezziamoci alla tolleranza democratica (ma che fatica!) e lasciamo sfogare gli idioti finché il freddo e l’inanità delle stupide grida e gli slogans vuoti di senso e il nessuno sbocco politico spegneranno la sedizione nel suo effimero fuoco e pallide ceneri.

E vien da ridere ad ascoltare la poveretta che, in un video postato da Repubblica.it, invoca un governo di militari in attesa di nuove elezioni. Con gente così che dice placida, come fosse a un suo immaginario X-Factor: ‘Sono tredici anni che aspetto questo momento.’ che volete dirle o farle?
Cadono le braccia e qualcos’altro, ma dopo vent’anni di idiozia leghisto-secessionista e un frodatore-corruttore allo s-governo della repubblica quali altri talenti e cervelli vi aspettavate che uscissero?
Gente da ‘forconi’ si dirà fra qualche giorno o mese – per dire di quest’altra vergogna e confusa babele di lingue e cervelli bacati della inesausta infamia italica.

A proposito: ieri, alla stazione di Venezia, dopo ore di battaglia urbana, la canaglia fascista di Forza Nuova abbandonava il campo e saliva sul treno del rientro gridando: ‘Orgoglio nazionale!’ e saluti fascisti.
C’è qualcosa di cui andare fieri e orgogliosi in questo povero paese che mostra il
disordine e la pubblica miseria della sua vocazione ‘greca’ e il futuro gramo?

No representation without taxation

Ce lo mostrava, già quattro anni fa, un artista alla Biennale: ‘No representation without taxation’, recitava un suo ‘quadro’. Nessuna rappresentanza politica si deve riconoscere a chi non paga le tasse.
Che è il rovesciamento, apparentemente assurdo, dello slogan con cui i coloni inglesi americanizzati rivendicavano un ruolo politico e una rappresentanza parlamentare prima di piegarsi ai diktat ‘tassativi’ della madrepatria.

E, invece, i nostrani evasori storici e recidivi e impuniti una rappresentanza politica indebita e chiassosa e ribalda l’hanno avuta, – eccome! – in questi venti anni di infamia berlusconiana e ‘leghista’ in cui ci siamo abituati ad ascoltare e vedere in tivù le loro tragiche piazzate davanti alle sedi di Equitalia: a pietire comprensione perché ‘non ce la facciamo più’ o mettendo le bombe-carta dimostrative e minacciando di morte gli incolpevoli impiegati e funzionari
Ma ai vicini di casa di quei dessi veniva da ridere perché, aprendo i balconi ogni mattina, avevano l’evidenza delle Bmw e le berline Audi di ultima generazione parcheggiate e le azzurre piscine al centro del bel giardino del loro vicino, che in tivù capeggiava la rivolta e la miserabile jacquerie anti fiscale.

E abbiamo ben saputo e visto come spendevano i soldi dei rimborsi elettorali i Bossi e la sua oscena corte dei miracoli che tuonavano contro ‘Roma ladrona’ durante i comizi e mietevano i consensi tra artigiani e piccoli imprenditori naturalmente vocati all’evasione e laureavano il figlio a Tirana – tu vedi il ridicolo e la vergogna della ‘padania ladrona’ come e più dell’odiata roma.

Ma, non contenti di queste farse e oscenità politiche pregresse – e il loro leader minimo berlusconi silvio decaduto per l’infamia della frode fiscale e le odiose corruzioni di giudici e concussioni – gli odierni ‘forconi’ si ripresentano in pubblico tentando di ripulirsi e dirsi ‘rivoluzionari’ (sic!) con gli slogans bugiardi de ‘nessun politico ci rappresenta’ – ma se vai a ravanare nella biografia degli improvvisati leader e masanielli di giornata scopri capitani di lungo corso berlusconiano o leghista riciclati alla buona e buttati nella mischia per vedere l’effetto che fa. Vedi mai che, con tutto lo scontento che c’è in giro e che proviamo a polarizzare, non ci riesca una novella ‘marcia su roma’ e l’instaurazione di un nuovo fascismo redivivo.
Ci ha provato ‘Alba dorata’ in Grecia, ci prova Forza Nuova da noi, ma quatti quatti, – non mostrando la vera faccia da porco fascista, bensì dicendosi ‘popolo tassato’ che non ce la fa più.
E il grillo urlante al seguito – a sporcare la sua immagine e affossare la sua creatura politica che già ha perso tre punti nei sondaggi per quel suo ribaldo appaiarsi ai forconi della jacquerie anti fiscale e nascostamente fascista.

Però incombe il Natale e perfino i commercianti – sponda naturale degli evasori di ogni risma – si defilano e non sono contenti di questa ridicola ‘rivoluzione’ che pretende di chiudere i negozi proprio nel momento in cui potevano tirare un respiro di sollievo e una boccata di ossigeno.

Confidiamo nel ‘generale inverno’ – che sconfisse perfino Napoleone e hitler – e forse una larga parte dei ‘forconi’ si metterà a letto con la febbre per le lunghe giornate passate al freddo a tentare di convincere gli sprovveduti che loro sono dei veri ‘rivoluzionari’. Come no! Rivoluzionari da tre palle un soldo.
Tutti a casa, cari. Tornate a lavorare. E, come suggeriva quel tale, ‘pagate le tasse e non rompete i coglioni’.