Archivio mensile:novembre 2013

Errare humanum

 

Era un atto dovuto e molto atteso, è ben vero, e non dovremmo aggiungere altro a quanto è avvenuto ieri pomeriggio al Senato della Repubblica. L’applicazione di una legge che castiga i corrotti e i condannati in terzo grado di giudizio e li dice disonorati e disonorevoli e non più candidabili per anni sei è cosa normale in una democrazia degna di questo nome; ma lo siamo, noi, cittadini italiani, una democrazia degna di questo nome?

Ascoltare e vedere e leggere le spaventose idiozie intorno alla decadenza del cialtrone di s-governo che ci hanno mostrato i telegiornali e abbiamo visto in Internet ci fa interrogare una volta di più su cosa sia lecito tollerare in un paese democratico e cosa no.

E’ lecito lasciar eleggere al Parlamento della Repubblica, e regalargli una malata immunità per oltre un ventennio, un barabba notorio, un lex luthor da fumetto – già all’epoca della sua prima elezione indagato e sotto processo per una varietà di reati finanziari e di corruzione di giudici?

E’ vera democrazia consentire a una persona che ha una mole antonelliana di conflitti di interesse la gestione ad uso privato della ‘cosa pubblica’ e l’ingaggiare una lotta a coltello contro i giudici e la giustizia che lo indagano e calpestare le istituzioni di garanzia e additarle al pubblico ludibrio e farsi le leggi ad personam e ad aziendam?

E’ una riflessione sulla democrazia – limiti, diritti e doveri, pesi e contrappesi – quella che è stata sollevata ieri nella votazione che ha espulso dal Senato il peggior figuro politico che ci abbiano rifilato con destrezza i ‘moderati’ di questo paese in oltre cinquant’anni di infamia pubblica e privata.

E ‘speriamo che ce la caviamo’ nel prosieguo di questa malandata legislatura e che il governo ‘faccia le cose’ giuste, come dice il Renzi, e non consenta al barabba ferito a morte di riprendersi dalla gran botta e tornare a caimaneggiare da par suo con slogan eversivi e manifestazioni sediziose – come quella che le cornacchie berlusconiane avrebbero voluto fare sotto al Quirinale per rimproverare la mancata concessione di una ‘grazia’ motu proprio da parte di re giorgio.

Tutto, in questa storia di vent’anni di infamia berlusconiana, è fuori misura e fuori proposito e ridicoli slogans suggestivi e oscenità: il cartello che mostra il ‘prigioniero politico’ berlusconi in mano alle Br, le ‘donne in nero’ in gramaglie al Senato – ieri allegre ospiti delle ‘serate eleganti’ del satrapo infoiato, oggi incredibili senatrici finto-sdegnate che pronunciano parole più grandi del loro cervelletto, incapaci di capire la differenza tra un ‘lettone di putin’ e una ‘nipotina di mubarak’ e la dignità dell’essere ‘servitori dello stato’ e gestori della ‘cosa pubblica’.

E tornano a mente le folli idiozie che hanno pronunciato in oltre vent’anni di vergognosa e infamante soap opera berlusconiana i suoi troppi elettori e i ridicoli supporters de ‘l’esercito di silvio’: ‘Quello che Lui fa in privato non è cosa che riguardi il giudizio pubblico.’ E parlavano delle famigerate ‘serate eleganti’ e di ‘bunga bunga’ che facevano sbellicare i lettori dei maggiori quotidiani nazionali di tutto il mondo e delle ‘nipotine di mubarak’ e delle ‘igieniste dentali’ elette al consiglio regionale per gli speciali meriti e le gratitudini acquisite sul ‘lettone’.

Non dovremmo poter ritirare solo il passaporto al condannato berlusconi, bensì anche il certificato elettorale ai suoi pervicaci elettori mai pentiti. Gente diabolica e di pensieri perversi per proprietà transitiva – se è vero che ‘errare humanum est, perseverare autem diabolicum’.

 

L’Anima e il Destino

Il potere che corrompe e mal agisce e nega i ‘diritti umani’ e incarcera i dissidenti e gli oppositori ha dato ieri oscena mostra di sé: del proprio arrogante e unilaterale decidere e dispiegare i potenti mezzi dei media televisivi asserviti e delle diplomazie prone e servili. Putin arriva in Italia con codazzo di importanti delegazioni economiche e gli si buttano i tappeti rossi davanti e i ‘ponti d’oro’ – e nessuno a ricordare le Pussy riot in carcere e i giornalisti scomodi ammazzati per mano dei suoi servizi segreti.

E perfino Francesco, l’umile e buono Francesco, ha dovuto piegarsi alle imposizioni del protocollo tra ‘capi di stato’ in visita, perché erano in ballo la sacre questioni della guerra civile in Siria e dei cristiani che vi trovano morte e sono costretti al silenzio o all’esilio. E come il suo lontano santo omonimo, il fraticello d’Assisi, si piega alle ragioni di Stato e accetta di stringere la sudicia mano perché coll’impero del Male è necessario intrattenere un vile commercio laico e patteggiare lo strapotere e usarlo ‘a fin di Bene’.

E, grande finale! ecco il dittatore russo mettere in programma una cena coll’amatissimo ‘compagno di merende’ berlusconi silvio, quello de ‘il lettone di putin’ e chissà le risate e le pacche sulle spalle e le promesse di fargli avere un passaporto diplomatico e dirlo ambasciatore presso la Santa Sede – perché stupirsene? La progenie maledetta dei nabucodonosor di ogni risma non si è mai estinta in questo pianeta di infami che sguazza nelle quotidiane malefatte dello stra-potere dei satrapi ed è ormai dimentico di quell’ ‘uscimmo a riveder le stelle’ che ci illuse in gioventù di avere un’anima e un destino.

Epitaffi

C’è chi si stupisce per l’esistenza in vita e ‘in video’ di gente strana: quella che osserviamo ai congressi di forza italia, per dire, o i ‘giovani’ reclutati dal dell’utri chissà dove, chissà come, per sostenere l’ultima battaglia dell’orrido caimano ferito a morte e pronto ad azzannare tutto l’azzannabile prima di tirare le cuoia e iniziare il salutare processo di putrefazione.

Però è vero che di ‘gente strana’ se ne osserva parecchio in giro. Ci sono gli ‘strafatti’ di cocaina ed extasi e gli abituès della marijuana, per dire. E ci sono quelli che non si pèrdono una serata in discoteca che sia una – e qualcuno di loro si spiaccica come le mosche sui parabrezza in corsa, il sabato sera, contro un platano; povero platano, cresciuto nel posto sbagliato. E anche i nostri vicini di casa, a ben vedere, hanno un sacco di difetti e fanno cose sbagliate e ascoltano musiche orribili e a livelli eccessivi e ci fanno supporre che il loro sentire politico de ‘facciamo un po’ il cazzo che ci pare’ sia affine alle coglionate che ci propinano in video e i voce durante i tiggi le cornacchie che gracidano attorno al cadavere politico del cavaliere destituito – e già sentono i morsi della fame, poverini/e, perchè senza di lui, il danaroso estinto, chi mai li sosterrà i costi stellari del nuovo partito e tutto il bailamme di manifestazioni che toccherà indire e sostenere perché non cali il silenzio intorno al lex luthor de noantri e si apponga la giusta lapide, finalmente sul suo cadavere putreolente già da vivo: ‘Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro…’ si parva licet (ma è il napoleonismo maccheronico dei pazzi da barzelletta).

E nessuna ‘grandezza’ del cialtrone per antonomasia nomato ‘il caimano’ rimarrà dopo la sua defunzione/destituzione, bensì un rivolo di parole stupide e incongrue e lamentazioni e geremiadi che leggeremo sui ‘giornali di famiglia’ per le penne dei soliti prezzolati – e anche ‘l’esercito di silvio’ si disperderà nelle cronache di quinta e sesta pagina perché perfino de ‘l’invincible Armada’ non si parlava più già durante il viaggio di ritorno in Spagna con gli alberi maestri abbattuti e le vele raccolte sotto al cassero e i marinai feriti e moribondi.

Genova per noi

Genova per noi, – che l’osserviamo da distante e ne leggiamo curiosi le cronache di rivolta sociale -, appare quale un baluardo estremo, una barricata fragile contro l’esercito dei pasdaran e gli ayatollah della spesa pubblica che va tagliata e gli sprechi non più tollerati.

E quest’ultima cosa va benissimo, ca va sans dire: guai agli sprechi e ai privilegi di ogni genere e tipo – e magari leggessimo che gli stipendi dei pubblici amministratori si dimezzano e si dimezza il numero dei parlamentari e si chiudono le province! giusto per ‘dare la linea’ e il buon esempio.

Però a Genova sembra che ci sia qualcosa di più corposo in ballo di un riassetto e di una pulizia delle cattive abitudini e dei piccoli privilegi delle aziende municipalizzate e delle ‘partecipate’.

Se un’intera città solidarizza cogli scioperanti sordi ad ogni invito e ordine a desistere – e i precettati rigettano l’ordinanza e accettano di essere detti ‘fuorilegge’ e presidiano le strade e i ‘campi’ e le piazze -, la rivolta sembra virare verso un non detto, lontano nel tempo, ‘fare come a Genova’; e il ricordo di Scelba e Tambroni aleggia cupo nelle cronache e non si scorgono gli orizzonti di una trattativa pacificatrice che non sia disonorevole per entrambe le parti in conflitto – col di più che a gestire quest’altra storia di rivolta radicale è un partito democratico in gravissimo affanno di rappresentanza.

Genova da osservare con attenzione e una sottile angoscia dentro perché, forse, perfino l’Europa dei debito pubblico da risanare potrebbe conoscere una sua Stalingrado storica e deflagreranno i ‘patti di stabilità’ e tutto il ‘buongoverno’ dei conti in ordine che si ottengono solo licenziando sempre più lavoratori.

http://genova.repubblica.it/cronaca/2013/11/22/news/genova_a_piedi_il_quarto_giorno_alla_chiamata_si_decide_la_protesta-71600814/?ref=HREC1-1

Piscis primum de capite fetet

Vien da ridere al pensare a ‘Jkf: un caso ancora aperto’ (titolo di un bel film di Stone) come un possibile termine di paragone per i nostri casi ridicoli di berlusconi (nostrano jfk, secondo l’ineffabile sallusti, suo storico tappetino mediatico) e cancellieri (il ‘caso’ – sempre aperto finché larghe intese non defungeranno per mano di Renzi).

E non viene da ridere solo perché le ‘stature’ fanno la differenza – bell’uomo, quello, ed eroe di guerra e il nostro, invece, intrattenitore da crociere ormai vecchio e grasso e ‘nano’ – e costretto dall’età e dall’impietosa senilità a mendicare col suo pezzente denaro di corruttore per antonomasia un’apparenza di ‘amore’ mercenario.

Puttanieri entrambi, è vero, (oggi lo sappiamo e ci è franato un mito) – e il potere corrotto e che corrompe é il loro trait d’union vergognoso -, ma, avesse, il nostro lex luthor, nel suo archivio di discorsi memorabili qualcosa di diverso da: ‘giudici comunisti’ e ‘nipotine di mubarak’ e ‘plotoni di esecuzione’ e altre corbellerie suggeritegli dalle cornacchie di cui si è circondato, forse non lo assolveremmo, ma proveremmo anche per lui quella pietas sconfortata che si prova di fronte al ‘male necessario’ che accomuna tutte le epidemie e le guerre e le catastrofi che ci toccano in sorte chiusi dentro questo culo di sacco quantistico in cui siamo finiti e che chiamiamo ‘vita’.

E molto, troppo in comune, invece, hanno la cancellieri e il berlusconi. Non solo l’amicizia con ‘i ligresti’: famiglia di finanzieri d’assalto avvezzi a bancarotte più o meno fraudolente un mese si e l’altro pure, bensì la reazione tipica della cozza: attaccata col suo fortissimo ‘bisso’ alla sua valva ministeriale e/o senatoriale perché sa che, senza, è morta e cotta e mangiata.

E ciò che davvero dispiace, in tutto questo scempio di pubblica moralità e gente ‘di bassa lega’ spacciata per ‘fedeli servitori della Stato’ è che si fa carne di porco del senso delle parole e del loro proiettarsi nella Storia.

Che ci racconterà, da qui a breve, l’epopea di un Cialtrone emerito e corrotto per antomasia (un re mida che mutava in merda ogni cosa) come di un periodo tristissimo della nostra vita di cittadini: schiacciati per oltre tre lustri sulle sue disavventure giudiziarie e vocazioni criminali, mentre uno stuolo di giovani puttane e di lenoni danzanti davano vita a un ‘sistema prostitutivo’ che includeva i casi delle due ‘quattordicenni dei Parioli’ e una quantità incalcolabile di casalinghe e studentesse e madri di famiglia che usano internet per integrare il reddito familiare e fare i regali di natale (leggetevi il documentatissimo servizio su Panorama oggi in edicola). Il Puttanaio-Italia, insomma.

Quando si dice che: ‘Piscis primum de capite fetet.’

E’ il capitalismo, Bellezza.

La ricchezza delle persone, in Italia, si moltiplica anche in tempi di crisi globale. Lo dice un rapporto commissionato da una banca svizzera che analizza i movimenti dei capitali e il loro crescere e figliare una discreta quantità di ‘nouveaux riches’ – a fronte di una quantità impressionante di nouveaux pauvres che, ogni giorno, si aggiungono alla platea spaventosa di senza lavoro e imprese che chiudono di cui ci narrano le cronache.

 

E sarebbe interessante sapere come si fa ad aggiungersi alla schiera degli eletti – se è un puro fatto di capitali di famiglia affidati ai gestori finanziari bravi, che sanno su quali azioni e obbligazioni rampanti puntare (ma si guadagna anche in tempi di Borse ballerine, salendo e scendendo spericolatamente sui picchi in discesa) o se è, invece, una questione di ‘pelo sullo stomaco’ quale hanno, ad esempio, i troppi ‘compro oro’ che ingrassano sulla svendita del misero capitale aureo di poveri cristi che ci pagano una quota di mutuo, ma le successive non sanno come faranno a pagarle.

 

E che la ricchezza generi ricchezza ‘sporca’ si mostra anche dal numero di case finite in mano alle banche per virtù di sequestri e ipoteche e aste – ed è vergogna che andrebbe gridata coi megafoni perché in quei maledetti ‘istituti’ fitti di funzionari e direttori con giacche di buon taglio e cravatte ‘regimental’ il dio-denaro è Moloch che non intende ragioni e compassioni e ‘falcia tutte le erbe del prato’ come la morte – e bisognerebbe avere il coraggio di legiferare e istituire delle quarantene finanziarie che sospendano il correre dei maledetti interessi sui mutui e il rimborso delle quote a fronte delle comprovate necessità dei ricorrenti.

 

E sappiamo come, dopo le guerre e le epidemie, i furbi e svelti possessori di un capitale anche modesto, compravano le case dei morti e delle vedove a prezzi ridicoli e, dopo un decennio, si fregiavano della nomea di ‘nuovi ricchi’ per il rialzo clamoroso dei prezzi delle case e degli affitti e c’è chi afferma che: ‘E’ il capitalismo, Bellezza.’ e non possiamo farci niente e dobbiamo navigare fra questi suoi marosi, osservando i molti naufragi e i tuffi in mare di chi si suicida senza battere ciglio, e chi vivrà vedrà e ‘noi speriamo che ce la caviamo’, come dicevano i nostri migranti nelle Americhe del ‘sogno americano’.123052946-9f1306f1-d516-4241-9662-dde6abe9e923.jpg

 

 

Già. Chi vivrà vedrà. Come le fotografie delle rovine e dei cadaveri dell’uragano che ha spazzato le coste delle Filippine. E’ il capitalismo, Bellezza.

I monaci e gli autunni

C’è tutta una letteratura dell’ascesi e della Conoscenza che mi è ostica perché astratta, chiusa in se stessa, proiettata in quel nebuloso ‘aldilà’ in cui viaggiano i Morti – le cui tombe abbiamo di recente spolverato e abbellito di fiori, ma restano i freddi feticci del Nulla, le porte del Mondo Sconosciuto di cui tanto parliamo quando ci approssimiamo alla stagione della senescenza e che ha i paesaggi fantastici dei paradisi fitti di angioli michelangioleschi e i santi e le oscure reincarnazioni punitive delle altre religioni che occupano una parte davvero minuscola dei nostri conversari di ‘figli dell’Occidente’ e delle ‘ore di religione’ nelle scuole pubbliche e private.V.20.La-trasformazione-delloceano.jpg

 

E ricordo la bellezza dei templi indiani di un tempo neanche troppo lontano in cui l’India era miseria clamorosa e rovine e città tentacolari in cui coesistevano la miseria più estrema e ributtante e l’estrema ricchezza dei ‘maharaja’ e quei templi erano isole di medi(t)azione tra quei due poli dell’umano conflitto che da noi è esploso lungo tutto il Novecento e ha prodotto le ideologie contrapposte e le guerre mondiali, e laggiù è stato, invece, pacificazione efficacissima e fatale di una ‘lotta di classe’ che non ha trovato terreno fecondo tra l’Indo e l’Eufrate, bensì uno sviluppo economico tardivo e caotico basato sui costi pressoché nulli della manodopera e insidiosissimo per le nostre economie occidentali che non sanno arginare il doloroso travaso con questi nuovi ‘vasi comunicanti’ aperti nell’est del mondo e che segnano il passo della presente ‘crisi globale’.

 

 

E forse aveva ragione Marx a definire ‘oppio dei popoli’ tutta quella sovrastruttura culturale e le filosofie obsolete e i monaci e i templi e anche una mia amica, di ritorno dal suo ultimo, recente viaggio in India mi ha confermato che ‘non c’è più l’India di una volta’, signora mia, e chissà come classificheranno i bisnipoti tutte quelle immagini dei bagni rituali nel Gange e i mitici ‘shadu’ magrissimi, barbuti e ignudi e i monaci ‘vestiti di cielo’ di un’India meditativa e ‘strana’ che, come gli autunni delle nostre vite, ‘incede con lentezza indicibile e lentamente ci dice addio’.  

http://www.milleorienti.com/2013/10/20/magie-dellindia-una-mostra-imperdibile-a-treviso-per-7-mesi/

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Eudaimonia

Ma la vita dovrebbe essere un’altra cosa. Tipo mettere la felicità come fondamento, conseguenza di un comportamento morale. Eudaimonia dunque, non edonismo. Ché altrimenti «se in 7 miliardi vivessimo tutti come il nordamericano medio ci vorrebbero tre pianeti. Serve misura. E fare delle scelte». – Pepe Mujica presidente dell’Uruguay

Enaz Ocnarf recommends a video on la Repubblica.
9 minuti fa
Magari lo vede anche napolitano, chissà….

Pepe Mujica, lo chiamavano sobrietà – Repubblica Tv – la Repubblica.it
http://video.repubblica.it/rubriche/webdoc…288381481237582

Un posto dove appendere il cappello

La domanda giusta è: ‘Che ci faccio qui?’ Domanda che comprende uno stato di alienazione non più tollerabile e una immaginazione di come potrebbe essere la tua vita in quel posto nuovo: cosa farai quando ti alzi la mattina, chi incontrerai, dove andrai nel corso della tua giornata e quali emozioni/sensazioni proverai quando rientri a casa e ti prepari la cena e accendi il televisore.

E l’ideale sarebbe ‘un posto dove appendere il cappello’ tra un viaggio e l’altro, come diceva Chatwin – e lui sapeva bene dove andare e i suoi splendidi reportages lo dicono uno ‘spostato’ di genio che aveva il mondo come orizzonte, ma più le ‘finis terrae’, i luoghi del nomadismo atavico e dove un senso al tuo vivere ce l’hai tutto dentro o la città-carcere delle tue angosce notturne ‘ti viene dietro’ – come paventava il Kavafis in una sua mai dimenticata poesia.101857736-363038d0-5dbc-4366-8816-0f8424c9cb78.jpg

E io so che, dovunque andrò, ‘la città mi verrà dietro’, è inevitabile, e non basterà la barriera dei monti a fermarla e le albe e i tramonti struggenti – e mi verranno dietro tutte le vite che ho vissuto e le persone che di quelle mie vite sono state testimoni appassionate e partecipi e avrò nostalgie dolorose, ma toccherà trovare i lenimenti necessari e le panacee e ‘farsene una ragione’ degli addii che scambiamo a larghe o corte campate, e alcuni ci aprono dentro voragini, fino al definitivo e ultimo che ci confermerà che nulla ha avuto un senso, – ma l’umana avventura è stata bella per la sua gran parte e degna di essere stata vissuta individualmente e collettivamente e indipendentemente da ciò che troveremo ‘di là’: se l’immoto oceano del Nulla o le fantasiose e ingenue avventure paradisiache o infernali di cui ci hanno narrato.

All’ombra delle larghe intese

Lo schifo pubblico all’ombra delle ‘larghe intese’

E, dopo lo schifo delle mancate dimissioni di un ministro che ha privatizzato il suo ruolo istituzionale e lo ha messo ‘a disposizione’ della famiglia ligresti -noti finanzieri d’assalto con molta dimestichezza familiare con giudici e processi e galera; tu vedi le belle amicizie di colei che passa per essere ‘un onesto servitore dello stato’- ecco l’ennesima ‘avance’ del berlusconi versus re giorgio – che farebbe ancora in tempo a graziarlo ‘motu proprio’, prima ancora che inizi a scontare la pena.

Se mai qualche dubbio mi aveva colto nelle mie intenzioni di voto prossimo venturo, questa palude fetida delle ‘larghe intese’ e tutto lo schifo pubblico che si consuma in suo nome mi fanno rientrare in un proposito di voto di azzeramento e rottamazione di una classe politica senza dignità alcuna personale né senso della vergogna. Né mi sorprenderebbe che la faccia di tolla di questi ignobili parlamentari della repubblica confermasse berlusconi-lex luthor al suo posto di ‘onorevole’ senatore.

Non c’è limite al peggio all’ombra delle vomitevoli ‘larghe intese’.