Archivio mensile:ottobre 2013

Coscienza pulita e coraggio di mostrarla

Merita considerazione la tesi di coloro che sottolineano che la scelta del voto palese in aula per la decadenza da senatore di silvio berlusconi sia una violazione dei diritti del parlamentare di decidere secondo coscienza.
Però è il caso di sottolineare, di contro, che la scelta di ‘militanza’ e di ‘chi non è con me è contro di me’ è stata fortemente voluta e praticata per oltre tre lustri dallo stesso senatore che a quel voto sarà finalmente soggetto. 
Il ‘porcellum’, infatti, l’oscena legge elettorale voluta dal centro-destra negli anni di consenso montante e mantenuta in vita contro ogni evidenza di vergogna, è una ‘chiamata alle armi’ dei partiti che si arrogano il diritto di candidare d’imperio chi vogliono, rubando all’elettore il diritto di scelta che gli spetta in quanto ‘popolo sovrano’. 
Ciò che si è fatto e sostenuto con faccia di tolla è reso, oggi, con gli interessi ed è appena il caso di notare che nessuno nega ai parlamentari e ai senatori il diritto di votare ‘secondo coscienza’, bensì si richiede loro di mostrare che hanno la coscienza pulita e il coraggio di farla vedere e dimostrarla tale al popolo sovrano.

Decadenze e oscenità intollerabili

Decadenze e oscenità intollerabili

Che la nostra vita politica e sociale sia asfittica e priva di prospettive future degne di nota lo dice il ‘ritorno al futuro’ dell’attenzione che hanno i nostri media di stampa e televisivi per la questione della ‘decadenza’. Che è del paese intero, del suo apparato produttivo e della sua capacità di rigenerarsi e offrire nuovi posti di lavoro, ma quest’aspetto è sempre in avvilente secondo piano rispetto a quell’altra ‘decadenza’, quella di lex luthor-berlusconi -che da tre lustri e passa è ‘maior’ rispetto a tutto quanto ci affanna ed è la nostra vita di gente stra-tassata e senza lavoro e il reddito al lumicino e le pensioni dei padri e dei nonni costrette a sostenere i figli e i nipoti.

Sei milioni i senza lavoro in Italia, ma il dibattito politico verte sempre e compulsivamente sulla decadenza da senatore di un frodatore/corruttore della vita pubblica – capace, per virtù di pezzenti denari, di comprarsi la politica e dare visibilità massima ai suoi risibili affanni di condannato grazie alle maledette tivù private di sua proprietà.

E quanto sia importante la sua decadenza e l’immettere aria nuova nella nostra asfittica vita sociale e politica lo dice il fatto che non è più tollerabile (non avrebbe mai dovuto esserlo) una ‘candidabilità’ alle massime cariche onorifiche di parlamentare e senatore della repubblica di chiunque abbia frodato, corrotto, rubato e mantenuto comportamenti pubblici e privati indegni della carica.

E’ l’unico ‘ritorno al futuro’ che garantisca aria fresca e pulita e a noi respiri politici profondi e liberatori: il ritorno ai valori civici che ci insegnavano le brave maestre fin dalle elementari: parlamentari e senatori della repubblica possono essere solo le persone probe e oneste, i migliori tra noi cittadini. 
Il resto è davvero fuffa della più stantia e oscena da propinare in pubblico dibattito.

Le glorie del vecio leon (Il Teorema Venezia)

Grande era la curiosità che avevo per il film ‘Teorema Venezia’ – ennesima denuncia di uno stato di insostenibilità ambientale che molto ha commosso le platee di mezzo mondo: gli spettatori di ogni nazione riconoscendosi nelle folle sterminate e insaziabili di maggiori intasamenti futuri che percorrono incessantemente la città più fragile al mondo e con un rapporto popolazione-territorio fra i più alti al mondo. Non mi ha deluso, in verità.

 

Il film scorre via dritto, come le grandi navi che riempiono lo schermo e sembrano bianchi icebergs di impatto probabilissimo e fatale o dei king kong minacciosissimi con tra i peli una miriade di insetti-turisti infestanti – e la bella tra le loro grinfie, di cui quei king kong sono innamorati per ragioni di volgarissimo lucro, è Venezia.

Città che sembra non avere futuro – stimano gli studiosi – e la didascalia finale stima al 2030 l’anno in cui a Venezia non abiterà più nessuno, – e i nuovi ‘abitanti’ saranno i turisti di cui all’affanno e alla denuncia di insostenibilità e gli studenti universitari: finalmente liberi di fare la loro ‘movida’ notturna e gozzovigliare fino a notte fonda e sparare alti i decibel della musica-rumore dei loro bar, togliendo il sonno ai giusti che oggi vi lavorano e vivono.

 

Il limite del film è il ‘macchiettismo’ dei quattro protagonisti: un vecchio gondoliere in disarmo, una aristocratica scrittrice misantropa sempre avvolta nel suo fumo come Crudelia Demon, un desolato procacciatore di immobili prestigiosi in faticosa vendita, che molto ha a cuore la qualità dei restauri e le malte che ‘non sono più quelle di una volta, signora mia’ e non garantiscono più l’eternità dei manufatti e un simpatico barca-trasportatore che lamenta, malgrado la professione che ritenevamo parecchio remunerativa (dati i molti traslochi), di non potersi permettere gli affitti altissimi vigenti in città ed è condannato all’espatrio e al definitivo esilio.

 

Che pare non essere una condanna così atroce, in verità, se è vero (ed è vero) che molti dei ‘mestrini’ esuli non rimetterebbero piede a Venezia ‘gnanca se i ma paga in oro’.

Perciò Venezia è condannata all’ergastolo del suo quotidiano ludibrio: i troppi ‘barbari’ infestanti (eccolo il ‘teorema-venezia’), i Carnevali invivibili e i vaporetti stracolmi – e gli imbarcaderi strapieni di gente incacchiata e livorosa che spinge per salirci comunque.

 

E gli stolidi amministratori cittadini che si gloriano, politicamente, davanti ai microfoni dei giornalisti, di aver riempito la città di qualche migliaio di ‘partecipanti’ in più ai raduni canonici che aggiungono intasamento a intasamento: voghelonghe, maratone, e i leghisti settembrini che, per nostra fortuna, sono sempre di meno – e speriamo che siano destinati a rapida scomparsa come si prevede per gli abitanti storici di questa nostra antichissima e affaticatissima cittade.

 

La consolazione, rispetto alla previsione del fatale 2030 – anno-di-disgrazia ultima -, è che ‘noi non ci saremo’, come cantavano quei tali (I Nomadi?). Io non ci sarò di sicuro, poichè mi appresto a vendere cara la pelle (la mia casa) e ad espatriare a mia volta verso nordici paesaggi montani. E chi s’è visto s’è visto e i cocci sono suoi.

 

Libiam, libiam dai lieti calici e: ‘Viva le glorie del nostro Leon’.800px-Venice_-_Winged_lion_02.jpg

 

 

Fragranze di pulito e aria di monte

Il tempo è galantuomo, si dice. Perché misura le azioni degli uomini e gli eventi col passo del mutamento. Ed è vero che ‘tutto muta’ e che non c’è più in giro andreotti ‘belzebù’ e il suo felpato amministrare e custodire i segreti più orribili dell’Italia infame (che non lascia fama): l’Italia delle stragi, del caffè avvelenato di sindona e dei proprietari dell’Itavia che fanno causa allo Stato per i depistaggi dei maledetti generali e i loro orribili silenzi e le menzogne sull’atto di guerra che ha portato all’abbattimento dell’aereo inabissatosi nelle acque di Ustica e la morte degli ottantuno passeggeri.

Però il tempo è lento, troppo lento – e, se è bene per me che mi sveglio di notte in ambasce e ansia perché mi restano solo una decina/quindicina di anni di osservazione di come va il mondo, non va bene per i tempi della politica nostrana che ancora ci propina le maledette ‘larghe intese’ e le ‘esternazioni’ dei nani ridicoli e di nessuno spessore intellettuale che minacciano ‘la caduta del governo’ se decadrà berlusconi, – amatissimo padrone e indispensabile finanziatore della ‘banda della magliana’ che si stringe intorno a lui e che osserviamo entrare e uscire da palazzo grazioli quali ‘portaordini’ di una guerra infinita combattuta dentro trincee fangose. 
E non se ne può davvero più di questi cialtroni emeriti e autentiche canaglie e genia di bassissima lega e parassiti e servi incapaci di vergogna che occupano la scena pubblica da vent’anni e asfissiano il futuro coi loro fiati intestinali sempre ugualmente puzzolenti, ma riportati fedelmente dai radio/telegiornali per la gioia degli evasori e ‘telespettatori’ loro supporters. Aria! Aria, perdio! 
Abbiamo bisogno di respirare aria pulita e ascoltare parole politiche nuove e fresche e non più avvelenate di stantio e corruzione e frodi fiscali. Parole di un lavoro che possiamo reinventare e rilanciare per uscire dalla maledetta crisi e di gente che torna a lavorare dopo il calvario della disoccupazione/depressione che l’ha colpita. Abbiamo bisogno che il tempo passi più in fretta e si porti via i berlusconi e i capezzoni e tutta intera la sua corte di nani e ballerine e televisioni infestanti e obbedienti alla ‘voce del padrone’. 
Abbiamo bisogno di sapere che il tempo è davvero galantuomo e si lascia alle spalle guerre e fallimenti e corruzioni e delinquenti in carriera e ‘crisi globali’ e che davvero esiste, può esistere e vogliamo far nascere e crescere ‘il nuovo che avanza’ ed ha fragranze di pulito e di aria di monte.

In verità vi dico

In verità vi dico

‘I tempi della nostra politica sono più corti’ dice Letta alla Sorbona ‘ma ci divertiamo un sacco.’
Cosa ci sia di divertente nella politica italiana lo sa solo lui, dal momento che i telegiornali si aprono un giorno si e l’altro pure con la ‘notizia’ che i disoccupati sono ormai 6 milioni, metà dei quali non si sforzano neanche più di cercare lavoro – e forse il Letta dovrebbediversamente divertirsi, invece, e spiegare ai suoi auditori della Sorbona come diavolo fanno a campare quei tali e quali strani meccanismi economici presiedono alla sopravvivenza di quelle persone cronicamente senza lavoro e come sia ‘creativo’ inventarsi la giornata senza un quattrino da spendere per i bisogni essenziali e la mensa della Caritas quale ultimo approdo.

Ed è senz’altro divertente ascoltare il berlusconi che afferma in pubblici video e telegiornali quant’è ‘democratico’ azzerare un partito d’emblè, subito dopo colazione e dopo aver chiacchierato con la figlia marina e scambiato i pareri con la santachè e l’onesto verdini – e milioni di italiani suoi ammiratori e seguaci lo seguiranno nell’avventura nuova, che cari; e pare che la sola e vera emergenza del paese sia la sua permanenza in carica da senatore a far da scudo alle prossime inchieste e processi e condanne che fioccheranno – ma intanto le cameriere preparano la villa di servizio alle Cayman per il lungo soggiorno del patriarca che seguirà alla caduta del governo delle ‘larghe intese’ e avremo, forse, in aggiunta, le dimissioni da presidentissimo di napolitano – che ce l’ha messa tutta per tenere in piedi la baracca, ma i miracoli non li sa fare neanche lui e non è neppure un fedele di san Gennaro, in verità.

L’aquila e il gregge

Okkei, okkei, l’aquila qui sotto è davvero impressionante – così come il gregge che fa ordinatamente il gregge e bela il suo scontento, ma va dove lo portano i cani del padrone. Però dovrebbe cambiare radicalmente qualcosa, se non si vuole che ‘tutto resti come prima’ e gli spioni mantengano il loro strapotere sul gregge – e in realtà non sembra così semplice ‘uscire dal gregge’ e ribellarsi (e, spesso, perire) o vivere per mesi chiusi in un aeroporto in attesa di poter essere accolti da un paese che non offre facile estradizione verso gli States.

E per uno Snowden o quell’altro della vicenda ‘wikileaks’, Assange, che rischiano in proprio e somigliano tanto al ‘Condor’ del mitico film di cui si narra c’è una quantità di persone che se ne impippano e si fanno i fatti loro e di essere nel gregge dove ognuno sospinge e viene sospinto non gliene importa un fico – tanto la vita sulla Terra continua, nel Bene e nel Male, e se non hai la sfortuna di entrare nel mirino di qualche fucile di precisione che ti punta vivrai i tuoi ottant’anni d’incanto e fragranti colazioni al mattino e amorazzi sparsi e chi s’è visto s’è visto e ‘après moi le deluge’ avanti un altro.

Il graffito a Colonia sul #Datagate: l’aquila che sorveglia il greggehttp://larep.it/1chIuA7
Foto: Il graffito a Colonia sul #Datagate: l'aquila che sorveglia il gregge http://larep.it/1chIuA7

Non agitiamoci troppo

 

Okkei, okkei, a nessuno piace essere spiato e che i fatti propri privati siano a conoscenza di qualche funzionario di primo o secondo livello dei ‘servizi segreti’ o di ‘intelligence’ americani o di qualche altro paese. Però smettiamola di stracciarci le vesti e di fare gli sdegnati e le rimostranze diplomatiche ai mandanti degli spioni.
C’è gente che pagherebbe per far sapere i fatti propri a tutti quanti hanno la sventura di ascoltarli negli autobus o nei vaporetti -che per l’intera durata del tragitto tocca sorbirsi la rappresentazione della loro vita privata sovente ridicola, spessissimo noiosa e mai un guizzo di fantasia e gaiezza e arguzia e giocosità verbale alla Lella Costa o Bergonzoni che esca da quei dialoghi faticosi e asfittici dei cellulari.

E poi io non ho nulla da nascondere e se la Merkel o berlusconi, invece, hanno scheletri negli armadi si rassegnino: saranno spiati perché così va il mondo globale e un paese che teme il terrorismo di ogni genere e grado e provenienza spierà sempre e comunque tutto lo spiabile al fine di prevenire gli attentati alle metropolitane o il ripetersi delle ‘twin towers’ che si sbriciolarono sotto i nostri occhi allibiti di pigri figli del’occidente.1383910_10151969242541151_277147995_n.jpg

E’ da un tempo infinito e immemorabile che questo avviene e già ce ne dava conto il bel film ‘I tre giorni del Condor’ – il cui finale ancora ci inquieta: se la Democrazia e il ‘Quarto Potere’ possano qualcosa contro gli spioni e gli spietati agenti della Cia che sparano su tutto quanto si muove e dà segni di vitalità intellettiva o se siamo impotenti contro ciò che ci è maggiore e del ‘minor’ se ne frega anche se, malauguratamente, ‘cessat’. In fin dei conti ce lo raccontavano anche le nonne con le fiabe che ‘Superior stabat lupus inferior agnus’.
Facciamocene una ragione e non agitiamoci troppo ‘chè ‘il nemico ci è alle spalle’ e, col troppo agitarci’ rischiamo di ‘fare il suo gioco’.

 

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Facciamocene una ragione

‘La Cina è vicina’ titolava un noto film di molti anni fa e la Cina, in realtà, era lontana e segreta come il ‘maoismo’ che ispirava partitini e movimenti extraparlamentari che poco sapevano di quanto avveniva in Cina e di quali atrocità e corbellerie si nutrisse il maoismo dei ‘cento fiori’ e della ‘banda dei quattro’.Sora 'l SAss 22-08 036.JPG

Poi la Cina, senza che lo sapessimo e senza troppo dire all’Occidente malevolo, mutò pelle ed economia e, oggi ‘la Cina è tra noi’: sempre misteriosa nei suoi meccanismi economici che ci comprano le storiche botteghe di pelletteria e poi i bar e i ristoranti – e nessun morto nei cimiteri, malgrado gli anni che passano e, di certo, qualche defunto l’hanno avuto, le varie comunità stanziali.Sora 'l SAss 22-08 039.JPG

 

E, qui a Venezia, la Cina ha dilagato in Biennale con decine di artisti pieni di soldi – e si sono permessi i migliori ‘curatori’ e la loro arte non è meno plastica e sorprendente e provocatoria di quella dei nostri più noti ‘performers’ e ‘artisti’ Sora 'l SAss 22-08 030.JPGe tocca accettare questa globalizzazione di tutto: il mercato del lavoro che produce ‘crisi’, ma abbassa i costi, e una visione cosmopolita e sorprendentemente ‘classica’ di ‘tutto quanto fa spettacolo’ in cui gli artisti cinesi non sono secondi a nessuno e sono bravi davvero e interessanti – e un cartello all’ingresso di un padiglione ci rassicura sul fatto che non sono alieni e trans-umani (bensì transumanti a milioni), ma riconoscibili e apprezzabili come i loro pari occidentali in quanto capaci di ‘fare arte’ al modo nostro e universale e per tutto ciò esposto la Cina semplicemente è: nazione nuova e popolosissima e protagonista dell’economia e dell’arte.Sora 'l SAss 22-08 029.JPG

 

Il futuro è loro, oltre che nostro. Dobbiamo farcene una ragione.Sora 'l SAss 22-08 026.JPG

Drammatici naufragi

Frequento spesso i paesi a nord delle nostre Alpi e mi capita di leggerne i giornali e ascoltarne i radiogiornali e di registrarne i toni ben poco drammatici e sdegnati e ‘partecipati’ rispetto ai nostri.
Lo ritengo un segno di civiltà perché il ‘gridato’ e i titoli ad effetto e l’ira e le sdegno sbattuti ogni santo giorno in prima pagina somigliano troppo all’incontinenza verbale dei partecipanti ai talk show nostrani – che, dopo un primo scambio di battute urbano e rispettoso del diritto di parola e di opinione diversa, vira, subito dopo, in insulto e dita puntate e rabbiosi ‘me ne vado!’, mentre il pubblico degli aficionados contrapposti fa caciara e usa gli applausi come bastoni.

E ascolto alla radio un tale che, rabbiosamente, esige spiegazioni sul perché le bare degli affogati in mare eritrei non sono state portate ad Agrigento per la cerimonia funebre e pretende i ‘funerali’ di stato’ – e vien fatto di pensare che quei poveri morti non dovrebbero essere usati quali bandiere ideologiche e di polemica politica dagli accaniti sostenitori di una accoglienza libera ‘a prescindere’ e che l’umana avventura di quei migranti contiene in sé, da sempre, l’altissimo rischio della vita dei viaggi e delle migrazioni per terra e per mare che uccidono coloro che si nascondono sotto ai camion transfrontalieri o che affrontano a nuoto la traversata della Manica – come racconta un commovente film di scuola francese.

Gridare la commozione e lo sdegno ogni giorno che Dio manda in terra è il segno di una inciviltà di comportamenti pubblici e privati che ha cronicizzato i suoi drammi e li ha detti irrisolvibili.
Io preferisco il dolore composto e il silenzio che ti dice partecipe e cosciente dell’ineluttabilità di alcuni eventi della vita nostra – e non basteranno gli aerei e le navi mandate in perlustrazione nel Mediterraneo a dire sicuri i prossimi ‘viaggi della speranza’ e che non ci saranno altri morti annegati e drammatici naufragi.2179310129.jpg

Il declino di un paese

Pare che il paese sia in declino. Il De Profundis viene recitato da più voci – e la più analitica ed esaustiva mi sembra quella di Galli della Loggia, sul Corriere di stamattina.

Però è un declino che consegue a dissipazioni e corruzioni ed evasioni stellari e perciò ci appare piuttosto un fondo, una fossa, un cul de sac dal quale non sarà facile uscire neanche se ‘la crisi’ si affievolisse e iniziasse la mitica ‘ripresa’.

 

Le voci che vengono da Confindustria sono bolse e sfiatate – pastori sciocchi che gridano ‘al lupo, al lupo’ non più badati da alcuno – perché anni ed anni di spellatura di mani e ‘idem sentire’ ai congressi in cui partecipava il più spericolato e corrotto degli imprenditori in veste di presidente del consiglio ci hanno convinto che una capacità imprenditoriale autonoma e privata degli ‘aiuti di stato’ (per i quali l’Europa ci punisce) si dà in rari casi e transitori e perfino la Fiat – il motore dello sviluppo italiano dal dopoguerra fino all’altroieri – è tentata dal chiudere i battenti in Italia e vestire panni americani e cosmopoliti.

 

Ed uscire dalla crisi mirando ai modelli esteri e che funzionano -Francia, Germania, Olanda e i paesi scandinavi- pare sia operazione astratta e non applicabile da noi perché il dna di popolo e nazione non ne sarebbe modificato e li respingerebbe come trapianti estranei. Vi immaginate un ‘modello Bmw’ o Audi trapiantato nei nostri stabilimenti automobilistici?

 

Perciò continueremo a guardare ‘l’erba del vicino’ dalla parte delle radici e continueremo a crogiolarci nel declino annunciato e splendidamente descritto dei notisti politici e ascolteremo alla radio e in tivù le geremiadi degli ‘ascoltatori’ che lamentano un futuro gramo per i figli e i nipoti.

 

In compenso – è sotto gli occhi di tutti – le manifestazioni di piazza ci riescono proprio bene. E’ confortante.

 

 

http://www.corriere.it/editoriali/13_ottobre_20/potere-vuoto-un-paese-fermo-1e477e6a-394d-11e3-893b-774bbdeb5039.shtml