Archivio mensile:agosto 2013

Niente di nuovo e orizzonti di gloria

Sembra che lo diremo ‘onorevole’ ancora per molto tempo il nostro lex luthor -malgrado la sentenza infamante che lo condanna e il colossale ‘furto con destrezza’ che ha rifilato ai suoi giudici e agli italiani tutti grazie alle leggi ad personam e ai cavilli conseguenti che hanno mandato in prescrizione i reati fiscali commessi oltre una certa data. http://espresso.repubblica.it/dettaglio/a-berlusconi-restano-i-soldi-offshore/2212554

 

La Giunta incaricata di decidere la sua decadenza, infatti, gli concederà tutto il tempo per ‘tirarla per le lunghe’ e adire la Corte costituzionale, malgrado la legge Severino abbia già passato il vaglio di costituzionalità delle commissioni parlamentari al suo varo.

Già, perché non è pensabile che oggi si conceda la vittoria elettorale dell’imu al pdl (che la sbandiera da par suo e inneggia alla vittoria malgrado l’evidente patacca della service tax che la sostituisce) e domani lo si affossi facendo decadere il loro campione da senatore ed esponendolo all’attacco delle Procure – come affermano col linguaggio immaginifico che è loro proprio i giornalisti al soldo e dei ‘giornali di famiglia’.

 

Perciò, cari elettori/trici del pd-meno-elle sappiatevi regolare. Grazie a voi, alla vostra proverbiale moderazione e ostinazione a votare questa trista e infame classe dirigente ci ritroveremo berlusconi tra i piedi ancora per molto, molto tempo.

 

E magari vincerà le prossime elezioni, chissà, mai sottovalutare il potere del diavolo di arcore e l’abisso di ignominia dei suoi stramaledetti elettori-evasori di sempre.

Quel giudice a Berlino (pardon, Strasburgo)

Pare che il nostro leggendario lex luthor-berlusconi abbia fatto ricorso a Strasburgo, alla Corte Europea, per vedersi riconosciuto innocente e, in sottordine, ‘politicamente agibile’.
Lodevole decisione. Un quarto grado di giudizio non si nega a nessuno (oddio! Forse qualcuno mio pari non se lo può permettere, ‘chè già l’Appello ti costa una fortuna) e può essere che ci sia un ‘giudice a Berlino’ che stima il povero tycoon vessato e perseguitato dai nostrani ‘giudici comunisti’ (una quantità!).
Sta a vedere che, nei paesi dove Strauss Kahn ed Helmut Kohl diedero le dimissioni per molto, ma molto, ma molto meno di quel che è imputato e condannato berlusconi, si troverà l’inghippo e il cavillo per rimandarcelo assolto e politicamente agilissimo.

Di altezze sublimi e patrimoni dell’umanità

Rifugio Casel sora ‘l Sass – Forno di Zoldo 22/08/2013

 

Per uno strano fenomeno termico solo a sera la bastionata dei monti a lato del rifugio si sgombra delle nuvole che l’avvolgono e si mostra coi colori caldi del tramonto. La cima nord di san Sebastiano è regina di intarsi e pieghe delle rocce che la disegnano perfetta e superba e la luna che sorgerà a notte inoltrata rivelerà l’incanto di ‘ogne montagna’ lontana alle sue spalle disegnato colle ombre.Sora 'l SAss 22-08 073.JPG

Ma l’incombere sopra ‘l Sass, dove sorge il rifugio, dello Spiz del Mezzodi e dei suoi fratelli monumentali non è meno impressionante e superbo. Tonnellate di roccia compatta che furono spinte all’insù fuori dalle acque oceaniche dall’immane cozzo delle zolle tettoniche accarezzano il cielo con incredibile grazia e dicono questa parte del pianeta di tale commovente bellezza da stimarla ‘patrimonio dell’umanità’.Sora 'l SAss 22-08 047.JPG

Patrimonio dell’umanità, già. Eppure la quantità di persone che di queste meraviglie gode e ne fa il pieno nell’anima sono talmente poche! E l’economia della valle vive di un suo minimo vitale stagionale, malgrado il premio turistico che altrove consegue alla pomposa definizione. Il gestore del rifugio mi informa che sarò solo, infatti, a dormire quassù – eppure è così appagante il fresco dell’altitudine che mi sottrae alla calura afosa della pianura.

 

La salita è stata breve, due ore appena, ma verticale – 900 metri di dislivello che mozzano il respiro e mi riposo con un libro in mano e una birra fresca ascoltando i commensali parlare. Nessuno mi ha accompagnato lungo il tragitto, ma, incredibilmente, vedo comparire fuori dal bosco una decina di persone provenienti dai diversi sentieri. Famiglie con bambini e alpinisti esperti con indosso l’imbragatura.

Vado ad ammirare il ‘belvedere’, poco più sotto, che apre un panorama a 360 gradi sulla valle di Zoldo – e il Civetta e il Pelmo contrapposti, superbe vette regine. Di sotto il Sass, che ospita il rifugio, è l’impressionante abisso dei 900 metri verticali che lo dicono il più certo ‘volo dell’angelo’ che abbia mai visto, il richiamo del folle volo di Icaro e la sua caduta senza più ali.Sora 'l SAss 22-08 041.JPG

Mi ritraggo spaventato dal bordo: nondam matura est – e già domani avrò una forcella da superare e un sentiero attrezzato da affrontare che mi impaura per i vuoti che mostra e gli scarsi appigli. Non avevo di questi timori in gioventù, maledizione al corpo affaticato dall’età e acciaccato!

 

Al mio ritorno sullo spiazzo antistante il rifugio i commensali già se ne sono andati e restano due giovani indigeni a parlare di città e di architetture e di amici che lavorano all’estero e di politica. Colgo le espressioni del più giovane e stolido dei due che, a proposito dei politici, dice a voce alta, incurante del giudizio di chi lo ascolta, gli spropositi dei suonati ‘da bar’ e ‘da osteria’: che bisognerebbe ammazzarli tutti, tutti! Bang: senza pietà e senza eccezione, chissà se include il berlusconi e compagnia clamante. Gli invidio lo stato del corpo: asciutto e muscoloso e capace di dominare queste vette e i sentieri e le vie ferrate, a giudicare dalle corde e i moschettoni che ha vicino, ma non il cervello.

 

Prima che annotti, all’ora della cena, il rifugio si popola di una ventina di persone residenti a valle: è la loro passeggiata serale e vengono quassù a cenare. Gente atletica e seria e simpatica, – il patriarca ha superato la settantina – che riscatta il cretinetto di cui ascoltavo i giudizi sui politici qualche ora fa. Scendono a valle col buio, indossando le lampade sulla fronte, e affrontano il sentiero attrezzato che mi spaventa come fosse acqua fresca e pure col buio. Che invidia!

Bomba o non bomba (o sono peti?)

Il blob di ierisera su raitre mostrava una penisola a forma di stivale vista dall’alto e l’audio era quello della guerra e delle bombe e degli spari – a dire del ridicolo dei peti nostrani e delle minacce e delle ‘facce feroci’ dei ridicoli luogotenenti berlusconi comparati coll’orrore di quanto avviene sulla sponda est del Mediterraneo – più mare monstrum, ormai, che nostrum, visto l’esito dei profughi a migliaia e dei barconi che fan seguito alle guerre e ai disordini.

E con quel poco che ci resta della voglia di ridere di fronte allo spettacolo osceno e fescennino ridicolo delle ‘larghe intese’ e del volo dei ‘falchi’ (sic!) e delle ‘colombe’ che minacciano sfracelli e guerre civili vien fatto di notare che questo nostro popolo di infami (che non lasciano fama) ha conosciuto brevi momenti di vera pacificazione solo a ridosso di tragedie immani quali la prima guerra mondiale e la Resistenza -con i morti impiccati ai lampioni della famigerata Decima Mas e poi il contrappasso della caccia ai fascisti fin sui tetti e dovunque quei topi neri privati delle tane tentassero di trovar scampo.

Chi vivrà vedrà, ma che si faccia presto perché si è andati molto oltre l’abuso della ‘patientia nostra’ di cittadini asfissiati col gas di tanta ignominia di cronache berlusconiane e santanchiane e di nani e ballerine ministeriali.

Venti di guerra

Ci sono i fatali ‘venti di guerra’ che infiammano le cronache: lo staff della Casa Bianca che studia i piani e l’opportunità di ‘fare come in Kossovo’, ma sapete di quale altra guerra parlano i giornali nostri e le televisioni? Della ‘guerra di silvio’ e ‘salvare il soldato silvio’ e mobilitare ‘l’esercito di silvio’ per fermare i magistrati nemici e assassini e le loro pallottole e gli obici e la bomba di ben tre-gradi di giudizio-tre – e diversi giudici di orientamenti diversi di tre corti di giustizia diverse hanno ‘letto le carte’ e sono giunti all’identica conclusione di colpevolezza manifesta e ‘di là di ogni ragionevole dubbio’.

 

Ma che importa all’esercito variegato e ridicolo di ‘silvio’ (ma che simpatico vezzo il nominarlo confidenzialmente come un amico generoso e un compagno di merende!) che ci sia una sentenza di tal peso che ti schiaccia contro l’evidenza de ‘la legge è uguale per tutti’ e ben tre-gradi di giudizio-tre a inchiodarlo quale evasore e corruttore della vita pubblica coi fondi stornati al fisco e dirottati nei paradisi fiscali per comprarsi la politica e pagare la vastissima platea di servi e maggiordomi e luogotenenti-avvocati e generalissime e giornalisti di famiglia che gli fanno corona e gli danno i consigli giusti – dei quali egli non tiene poi un gran conto perché abituato da sempre – prerogativa satrapica e regale – a ‘fare il cazzo che gli pare’ ?

 

Così la Siria e l’intervento militare allo studio dello stato maggiore della Nato e dei paesi membri passa in secondo piano e terze pagine – e così l’Egitto della ‘guerra civile’ evocata dal caporalmaggiore Bondi quale scenario italico, salvo poi spaventarsi del suo troppo ardire perchè: ‘Andate avanti voi, chè a me mi vien da ridere’.

 

E l’Egitto ha sicuramente qualcosa da insegnarci perchè laggiù si dibatte, tra i marosi della guerra civile e e le migliaia di morti sulle piazze dell’illusoria democrazia, di come tenere lontana la maledetta religione dalla vita politica.

Questione sicuramente nostra, nostrissima, – perchè da noi i ‘fratelli berlusconiani’ non cedono di un passo e vagheggiano la piazza delle mille bandiere levate e si dicono pronti a ‘dare la vita’ e il sangue per il beneamato leader. E la loro è una religione peggiore di quella dei confratelli mussulmani perché non ha regole morali e versetti e ramadan da osservare, ma solo obbedire sempre e ciecamente al rais che va all’assalto della Legge Uguale per Tutti e pretende l’Eccezione di sua maestà che è stato incoronato dal suo popolo per vendicarsi dei giudici, di ogni giudice che abbia l’ardire di indagarne i misfatti e condannarlo per i crimini commessi.

 

 

Ah, dimenticavo. Egli, sua satrapia silvio-il-miserabile, ha grande dimestichezza coi rais (a cui ‘baciava le mani’) e del mubarak, addirittura, s’è preso gran cura della di lui nipotina minorenne e l’ha ricoperta d’oro perché mentisse ai giudici e non rivelasse in pubblica udienza le sue speciali cure di vecchio puttaniere incontenibile e compulsivo. Ma questo è un altro processo e manca ancora il terzo grado di giudizio per dirlo operativo e capace di togliergli di bel nuovo l’agibilità politica.baciamano_a_gheddafi-001.jpg

Il rischio degli altissimi numeri

Il rischio futuro di un turismo incontrollato

Non ci sono solo le gondole che vengono fracassate dai vaporetti e ci scappa il morto a dire questa città (fino a ieri pacioccona e ‘disneyland’ di un turismo beota, dove tutto si riduce alla gioia ridevole di uno scatto fotografico ulteriore e : ‘Fermati e fatti più in là, ché ci ho la foto da fare al nipotino e/o alla fidanzata.’), dirla, dicevo, città pericolosa e ad alto rischio di fronteggiamento e scontri interpersonali anche violenti. Vedi le fughe dei giovani neri del commercio illegale che travolgono e mandano all’ospedale le vecchiette o le madri con i bambini allato.

A me capita, ad esempio, di essere ‘bocciato’, sempre più spesso, nel tragitto che mena a casa mia dalla stazione, malgrado io tenga rigorosamente la mia destra e gratto infino il muro colla spalla, provandomi invano di evitare gli impatti col gregge disordinato dei turisti e/o degli indigeni in sorpasso rabbioso.

E stamane un tale, dopo avermi bocciato duramente, ha pensato bene di aggiungere l’insulto sanguinoso – e alle mie rimostranze per avergli fatto notare il suo torto e l’azzardo del sorpasso e l’invasione della corsia opposta, ha preso a spintonarmi e ha iterato e variato l’insulto e ‘messo le mani addosso’ – ed era quel tipico botolo ringhioso che io dico appartenere alla tribù veneziana sopravvissuta nei millenni dei ‘Neanderthal’: gente dalla vocalità volgare e oscena e l’orecchino d’oro sui lobi e i tatuaggi orrendi sulle braccia e le spalle a dirli avanzi di galera e/o frequentatori abituali del reparto neurologico del Civile o del Boldù. 
Che se ti capita di incrociarci i ferri – Dio non lo voglia- perché il caldo afoso esaspera le reazioni e la rabbia si fa incontenibile, finisci all’ospedale oppure, per estrema difesa, afferri la bottiglia del vino che hai nella borsa della spesa e la rompi sulla tempia dell’idiota, – ma hai rovinato la tua vita per sempre perché ne segue il calvario giudiziario e il carcere.

E mi è capitato di vedere all’opera due vecchiette rabbiose, in giorni diversi, che spintonavano e apostrofavano i turisti seduti sui ponti a mangiare o che intasavano la fondamenta coi bicchieri dello sprizz in mano, incuranti del transito delle persone, e solo l’età e l’appartenenza al genere femminile delle due furie grigie ha addolcito le reazioni dei malcapitati e li ha convinti a lasciar spazio senza apostrofare a loro volta.

Ma tutto questo disputare che facciamo sugli spazi acquei sempre più pieni di barche e nelle calli e nelle fondamenta di maggior transito e/o dentro ai vaporetti: di persone ormai ridotte a muoversi come dentro le scatole delle sardine dovrebbe far scattare l’allarme presso amministratori che più ‘muro di gomma’ non si può e non sanno dare seguito e risposta alle mille segnalazioni che, da anni, vengono dagli uffici-studi dell’Unesco e dalle Università di mezzo mondo – che segnalano il dramma e il terribile ‘impatto ambientale’ di numeri altissimi di visitatori e non più tollerabili per un tessuto urbano di tanta fragilità e storia.20130818_52290_20130818_52290_incidente_gondola_2.jpg

Per evitare scenari egiziani (Il Caimano 2- La vendetta)

Per evitare scenari egiziani (Il Caimano 2- La vendetta)

Dunque avremo un finale di partita alla ‘Il Caimano’. Questa sembra essere la scelta finale del ‘beneamato leader’, il Morsi-de-noantri – che obbligherà i suoi latranti luogotenenti e i maggiordomi e i lacchè e le vergini cucce capezzoniche e bondiane a un ruolo eroico di ‘ultimi giapponesi’: con il fucile imbracciato e l’elmo di traverso e l’urlo ‘Banzai!’ di chi va a morire e: ‘Chi per l’amato leader muor, vissuto è assai!’.

Avremo un berlusconi che scriverà ‘Le mie prigioni’ – stracoccolato da tutti i prigionieri di Rebibbia che sognano la sua vittoria elettorale, ma più che il vincitore si ricordi di loro quando instaurerà il suo regno e si vendicherà dei molti nemici-molto onore banchettando con i loro cuori strappati dal petto?

E già mi immagino i pensierosi senatori del pd-meno-elle che faticheranno molto a votare la decadenza di legge del marrano lex luthor e forse ci faranno la sorpresina di lasciarlo dov’è e com’è, in barba a tutti i dettati di legge e le condanne a venire e ci racconteranno affranti che lo fanno ‘per evitare scenari egiziani’ e la morte delle ‘larghe intese’. Scommettiamo?

Un bellissimo articolo da meditare e condividere

L’ammissione del condannato
di FRANCESCO MERLO

Da unto del Signore a miracolato di Napolitano? L’istinto gli dice che chiedere la grazia non sarebbe umiltà, ma umiliazione. La furbizia invece gliela suggerisce come ultima spiaggia. In questo dilemma che non è dostoevskiano ma truffaldino, Berlusconi degrada anche il nobile istituto della grazia. I suoi delitti e la sua pretesa estortiva fanno di un valore laico e religioso una merce politica, “reificata” direbbe Marx, una miseria nel mercato dei partiti, un privilegio di casta.

“Ci sta pensando” dicono i suoi fedelissimi. “La chiederà”, annunzia il suo avvocato e viene subito costretto a smentire. Berlusconi infatti la vorrebbe ma solo se mascherata da quarto grado di giudizio, riparazione di un torto, come gli suggeriscono la Santanché e Verdini, Cicchito e Alfano, sia i falchi e sia le colombe che pretendono di gestire la grazia come la presidenza di un ente pubblico, le nomine in un’impresa a partecipazione statale, la direzione del Tg1, un investimento da sottoporre alla solita contabilità politica.

però il vecchio impresario di spettacolo, pur acciaccato e mal ridotto, capisce ancora benissimo che, questa volta, neppure il fracasso dei suoi giornali e delle sue tv riuscirebbe a coprire la potenza evocativa della richiesta di grazia del condannato Berlusconi Silvio all’ultimo comunista, al più longevo discendente di Amendola e Togliatti, una Canossa che farebbe il giro del mondo, un po’ come l’immagine della statua di Saddam abbattuta dalla democrazia finalmente vincente.

La grazia, concessa o negata che sia, è un atto unilaterale, gratuito per sua natura, che non può essere deciso da un consiglio di amministrazione bipartisan governato da Enrico Letta e Angelino Alfano. La grazia non è una larga intesa ma al contrario un piccolo grande gesto che il capo dello Stato compie con il minimo di pubblicità possibile perché è pudore, è discrezione, è sovranità che si esprime in atti minimi, è forza che compatisce e non punisce. La grazia sostituisce alla violenza della pena l’energia della compassione.

Ecco perché Berlusconi non si decide e ancora non cede a tutti i gregari che hanno comunque bisogno di un capo. Berlusconi non vuole essere il loro capo per concessione, per grazia ricevuta da Napolitano.

Come si vede, chiunque la chieda al suo posto, la domanda di grazia sarebbe per lui una resa politica e un’ammissione di colpa, un riconoscimento della sentenza che, ribadita in tre gradi di giudizio, per qualsiasi altro italiano è la più basilare ovvietà dello Stato di diritto. E invece Berlusconi la denunzia come un ciclopico complotto della magistratura. E dunque non può chiedere la grazia al capo di quella magistratura.

E va da sé che non chiedere la grazia non significa essere innocenti, ma solo non riconoscere il codice che ti ha condannato. Berlusconi non lo riconosce, lo combatte, lo considera una variante della battaglia politica, una continuazione della politica con altri mezzi.

Perciò sfugge a Gianni Letta, si dispera al telefono con Cicchitto, raffredda le divampanti spavalderie del Giornale e di Libero, si rimpicciolisce nell’angolo davanti agli incitamenti di Giuliano Ferrara e alle tenere pressioni della famiglia. Non perché è uno statista ma perché al contrario l’ha combinata così grossa che non ne esce neppure con la grazia, che anzi gli suona come un’altra disgrazia.

D’altra parte, in Italia c’è una folla di colpevoli che ogni giorno chiede e non ottiene la grazia. Tra loro ci sono delinquenti meno delinquenti di Berlusconi e altri che lo sono di più, ma che stanno davvero in galera. Solo i giornali della casa si comportano come se Berlusconi stesse per essere rinchiuso ad Alcatraz, come se non fosse stato condannato per un’accertata frode allo Stato, come se non avesse davanti i domiciliari ad Arcore o l’assegnazione ai servizi sociali, come se non gli fosse stata assicurata anche l’agibilità politica mentre sconterà la pena, come se fosse il conte di Montecristo, ingiustamente e vilmente segregato tra i topi, a contatto diretto col bugliolo e i fetori, le cimici, i pidocchi, la barba lunga e il cerone che cola sul lifting disfatto.

C’è, infine, nella sua tormentata indecisione, nel suo tentennare tra “la chiedo” e “non la chiedo” l’essenza stessa del berlusconismo, la natura profonda di Silvio Berlusconi che non può neppure immaginare di non ottenere quel che chiede, abituato com’è ad avere e a comprare tutto, anche le donne, il consenso e l’obbedienza.

Berlusconi si trova per la prima volta nella condizione di subire un rifiuto. Non c’è infatti nessun Gianni Letta e nessuna responsabile politica delle larghe intese che possa garantirgli il favore di Napolitano. Anzi, se possiamo azzardare una previsione è molto probabile che Napolitano non ceda, neppure per stanchezza. E certo non per paura dei soliti esagitati che già lo destinano all’impeachment. La verità è che Berlusconi vuole la grazia prima ancora di chiederla, a garanzia della stabilità politica. Vuole vincere la partita prima di giocarla. Vuole, come al solito, comprare il risultato.

E più si muove Gianni Letta con la sua felpata agitazione meno probabilità ci sono di ottenere una grazia che diventerebbe non solo la vittoria del ricatto ma anche il trionfo del peggiore politichese di corridoio, di una improponibile diplomazia dell’impunità che più lavora nell’ombra più toglie grazia all’istituto della grazia. E sarebbe anche il premio ai giornalisti della casa che si esibiscono in esegesi dottrinaria cavillando come esperti di retorica forense sulla giurisprudenza delle prerogative del capo dello Stato e intanto incitano alle passioni di piazza e alle fiamme dell’anima per difendere non il Dreyfus italiano ma la frode fiscale. E segnerebbe ancora la rinascita dei giustizialisti a quattro un soldo, quelli appunto che minacciano preventivamente il capo dello Stato, il giustizialismo demagogico che sogna la grazia a Berlusconi più di Berlusconi stesso.

Rimane la sofferenza che Berlusconi sta esibendo, quella sua maschera di vecchio tormentato, curvo e appesantito dal tempo e dagli stravizi. Ebbene quel suo corpo dolente che chiede grazia da un parte ti chiama alla pietà e dall’altra ti indurisce. Più vorresti aiutarlo, più ti incupisce e ti inquieta perché nella sua decadenza fisica c’è tutta la pessima esperienza dell’illegalità al potere, lo sbrindellamento dello Stato degli ultimi venti anni.

TAG berlusconi condannato, agibilità politica, Giorgio Napolitano, Silvio Berlusconi

I lemmings suicidi della Fratellanza

I lemmings suicidi della Fratellanza

Ci vuole una fede non comune, una fede da ‘fuori di testa’ per sfidare la pallottole annunciate e quelle che ti fischiano di lato e sopra la testa – fino all’ultima: che ti centra al cuore e ti stende riverso sul tuo sangue e ti spedisce dritto filato nel paradiso buio dei combattenti di una ridicola jiahd e lotta di poteri contrapposti dove è solo freddo e pianto e ‘stridor di denti’.

E tutte quelle centinaia di morti inutili – dei quali, fra due mesi o un anno, non ricorderemo altro se non l’insensatezza della rivolta e il sacrificio stupido di uomini, donne e bambini – vengono ammassati nelle moschee e negli obitori e riempiono cimiteri già stracolmi e ci obbligano a chiederci che senso ha quell’ostinato, bestiale, compulsivo opporsi alle pallottole e agli elicotteri dello sterminio e della guerra civile – che solo una quantità immensa di sangue e di morti inutili potrà fermare per forza inerziale, per la stanchezza estrema che sopravverrà di un uccidere e farsi uccidere a folate, a mucchi, che tocca apici di follia ingloriosa.

E nessuno al mondo – non l’America, non l’Arabia dei miliardi che sovvenzionano l’attuale governo della mattanza – può fermare lo sterminio e l’effetto esplosivo che si avrà sui fragilissimi equilibri del Mediterraneo, i barconi dei clandestini, in primis, sulle nostre coste martoriate.

http://youtu.be/m_jZ6H_lIuE

Coniglietti suicidi – Bunny Suicide
Teneri coniglietti bianchi che decidono di suicidarsi, in maniere umanamente {e congliamente} impensabili. Nei titoli di coda i brani che avevo scelto per qu…

Il fondamentalista ributtante

E’ stata un sorpresa e un regalo di ferragosto, stamane, l’immaginare una Italia diversa, una Italia senza le asfittiche cronache ‘da Arcore’ di recriminazioni e rivendicazioni -sempre le stesse- di impunità e di ‘agibilità politica’. L’intera rassegna-stampa, infatti, è stata fatta senza menzionare, se non di striscio e di malavoglia, le tragiche e ridicole gesta del cavaliere sbalzato di sella.

Ma che ce ne frega della vostra ‘agibilità politica’, cari pidiellini affranti, verrebbe da rintuzzare.

Per tre spaventosi lustri di s-governo avete fatto e disfatto tutto del Malpaese degli infami, sputando sulle istituzioni di garanzia e insultando la magistratura tutta. E le emeroteche rigurgitano di fogli di stampa i cui titoli colano il liquame inquinante dei nefasti processuali e prescrittorii dell’erede e vendicatore di Tangentopoli e delle sue prodezze amatorie e pagamento – e ancora mendicate il ‘caro leader’ salvo per clemenza e grazia presidenziale e perché non avete uno straccio di leader di ricambio altrettanto pieno di soldi e capace, con quelli, di condizionare e comprarsi la dignità delle vostre vite vergognose.

‘Come si può far senza di un tal uomo nell’agone politico?’ pare abbia detto la santanchè in suo quieto conversare con un sodale di partito, affranto del pari. Si può, si deve. Che l’Italia respiri, finalmente, l’aria depurata da tanta ridicola piaggeria e servilismo dei soliti noti/e – e davvero è difficile immaginare una persona appena passabile che possa raccogliere e riscattare moralmente l’eredità di tanto veleno sparso nella vita pubblica da un codazzo di miserabili servi/e e puttane. Puttane politiche, naturalmente. In proposito attendiamo notizie e dettagli dal processo al de gregorio reo confesso di aver preso i milioni di euro per sbalzare Prodi di sella.

Foto: Il fondamentalista ributtanteE' stata un sorpresa e un regalo di ferragosto, stamane, l'immaginare una Italia diversa, una Italia senza le asfittiche cronache 'da Arcore' di recriminazioni e rivendicazioni -sempre le stesse- di impunità e di 'agibilità politica'. L'intera rassegna-stampa, infatti, è stata fatta senza menzionare, se non di striscio e di malavoglia, le tragiche e ridicole gesta del cavaliere sbalzato di sella.Ma che ce ne frega della vostra 'agibilità politica, cari pidiellini affranti, verrebbe da rintuzzare.Per tre spaventosi lustri di s-governo avete fatto e disfatto tutto del Malpaese degli infami, sputando sulle istituzioni di garanzia e insultando la magistratura tutta. E le emeroteche rigurgitano di fogli di stampa i cui titoli colano il liquame inquinante dei nefasti processuali e prescrittorii dell'erede e vendicatore di Tangentopoli e delle sue prodezze amatorie e pagamento – e ancora mendicate il 'caro leader' salvo per clemenza e grazia presidenziale e perché non avete uno straccio di leader di ricambio altrettanto pieno di soldi e capace, con quelli, di condizionare e comprarsi la dignità delle vostre vite vergognose.'Come si può far senza di un tal uomo nell'agone politico?' pare abbia detto la santanchè in suo quieto conversare con un sodale di partito, affranto del pari. Si può, si deve. Che l'Italia respiri, finalmente, l'aria depurata da tanta ridicola piaggeria e servilismo dei soliti noti/e - e davvero è difficile immaginare una persona appena passabile che possa raccogliere e riscattare moralmente l'eredità miserabile di tanto veleno sparso nella vita pubblica da un codazzo di miserabili servi/e e puttane. Puttane politiche, naturalmente. In proposito attendiamo notizie e dettagli dal processo al de gregorio reo confesso di aver preso i milioni di euro per sbalzare Prodi di sella.