Archivio mensile:giugno 2013

The importance of beeing silvio

The importance of beeing silvio

Bisogna essere un personaggio mitico per potersi permettere tante comparsate e cambi d’abito in scena quali conosciamo del nostro capocomico nazionale lex luthor. Ieri ‘statista’, che favoriva il governo delle larghe intese e non chiedeva nulla in cambio, lo giuro sui miei figli e su mia sorella. 
Oggi scatenato capopartito che da ordine ai suoi di ‘alzare la posta’ e minacciare sfracelli se non sarà restituita l’imu (ma non doveva restituircela di tasca sua?) e sospeso l’aumento dell’iva di un punto percentuale.
E non c’è barba di Letta, il nipote di suo zio, che provi a farli ragionare, gli scherani di lex luthor, – il Davide-brunetta in testa, allo s-governo della repubblica e allo sfascio dei conti pubblici. E per il povero Saccomanni saranno ‘giorni di gloria’ e ‘molti nemici molto onore’ sulla linea maginot dei conti pubblici in ordine che ci chiede l’Europa.
E provare a farli ragionare, quegli scellerati disposti a mandare il paese allo sfascio, è davvero  tempo perso, perché anche l’ultimo dei cretini capisce che la battaglia non è economica e nell’interesse del lavoro e delle aziende in crisi, bensì giudiziaria e la parola d’ordine è ‘Salvate il soldato silvio!’ e riportatelo ai domiciliari o all’affido ai servizi sociali grazie alla legge preparata accortamente dalla Cancellieri e denunciata dal M5S quale ennesima legge ad personas.

L’importanza di chiamarsi silvio è tutta contenuta in questi tre lustri di infamia e di economia in declino che l’Italia ha voluto regalarsi grazie agli imprenditori e agli evasori di ogni genere e titolo che si spellavano le mani ai congressi in cui lex luthor si esibiva in barzellette oscene e insulti alla magistratura e arrogante fierezza di mostrarsi quale ridanciano ‘satiro de noantri’ in un paese di compiacenti donzellette – che andavano in villa con le ceste e i fiori tra i capelli e ne uscivano con i doni dionisiaci di un mutuo facile, un appartamento, una carica pubblica, un posto in lista per un qualche consiglio comunale o regionale. E le favorite subito ministre perchè ‘belle e brave e intelligenti’.

Mitica età dell’oro a cui ha fatto seguito il cupio dissolvi delle aziende che chiudono e i suicidi a catena – e già una tale ventura ce la raccontavano in metafora la fiaba delle formiche e delle cicale e quell’altra: del Pifferaio magico colle sue musiche soavi e parole flautate mentre la folla dei suoi ipnotizzati si gettava con gioia dalla fatidica rupe.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/21/bozza-cancellieri-svuota-carceri-selettivo-salva-solo-potenti-e-benestanti/633608/

La Rivoluzione che si mangia i suoi figli

La rivoluzione che si mangia i suoi figli

E’ davvero interessante il dibattere che si fa intorno al M5s e al suo difficile cammino verso una democrazia parlamentare migliore di quella che abbiamo avuto fin qua. 
Avete (abbiamo) esultato per quel grosso plotone di parlamentari imbarcato da Grillo e Casaleggio alle ultime elezioni. Ci è parso di averli puniti come si doveva, quei farabutti della vecchia classe politica, il berlusconi in testa, e quel risultato imprevisto è stato un dono del cielo per il paese indignato contro la casta e la corruzione dilagante dei Fiorito e Formigoni e marcia compagnia gaudente, perché ha inserito un terzo polo rivoluzionario nell’asfittico panorama politico nazionale, ma gestire una rivoluzione, già il giorno dopo l’insurrezione elettorale, è problema di difficilissima soluzione – e dovremmo dare credito a Grillo e Casaleggio di mettercela tutta per ‘dare la linea’ e tenere unito il plotone, invitando i dissidenti a chiarirsi le idee e, se diverse, ad andarsene.

I giornalisti di grido e gli ‘analisti’ e i professoroni universitari – chiamati al capezzale radiofonico e televisivo a dare la loro diagnosi – ci rammentano di ‘rivoluzioni che si mangiano i loro figli’, e quanto è accaduto a Danton e Marat e Robespierre e Desmoulins ai tempi loro può essere un lontano esempio, oggi per nostra fortuna non sanguinoso, di conflitti ideali e disaccordi radicali su quali provvedimenti proporre e far assumere all’Assemblea e alla Convenzione e in quale modo eclatante indicare al ludibrio del popolo i traditori della Rivoluzione, – ma la realtà del terzo millennio, da allora, si è arricchita di ironia e voglia di buttare tutto in beffa e, come dice uno storico: ‘La storia, spesso, si ripete in farsa.’

Perciò assistiamo impotenti al ridimensionarsi politico ed elettorale di quella che, solo tre mesi fa, sembrava una Invincible Armada in rotta verso la marcia Albione pd-pdl e si sta riducendo, un giorno dopo l’altro, a un manipolo di cospiratori mazziniani che: ‘Eran Trecento, eran giovani e forti….’

E non è colpa loro se il sovrano popolo bove non li cura e li disdegna , come fecero i contadini borbonici – e gli elettori in libera uscita dal pdl e dal pd-l che si pensavano ‘indignati’, ma ‘tengono famiglia’, poverini e ‘la mamma è sempre la mamma’ se ne tornano alla spicciolata all’avvilente ovile di provenienza. 

Loro, i post moderni rivoluzionari M5s, ci hanno provato e ci provano, a cambiare le cose e lanciare le giuste ‘parole d’ordine’ e ad ‘aprire la scatoletta di tonno’ del marcio parlamento italico, ma, se alle spalle hanno solo il ‘popolo della Rete’, state certi che si ritroveranno in quattro gatti, al prossimo appuntamento elettorale, e avrà ‘trionfato’ quel popolo di emme che si ri-allineò dietro ai labari dei preti e dei cardinali e grida di :’Viva i Borbone’ – mentre Masaniello chiedeva scusa e si preparava a morire.

Lo statista



Dove eravamo rimasti? Ah, si. Che il berlusconi fissava un consiglio dei ministri qualsiasi nella data in cui era fissata l’udienza del tribunale di Milano che lo processava – e la Consulta dei Vecchioni, con due colpevoli anni di ritardo, oggi afferma, in punta di diritto, che ‘non ci puoi menare per il naso’, caro il nostro imputato di riguardo, che della Giustizia Giusta hai fatto strame per tre lustri di fila e l’hai consegnata al ridicolo delle grida e degli insulti iterati de: ‘Giudici comunisti!!’.

E se oggi si compie un atto di rispetto istituzionale: una sentenza finalmente giunta a giudizio malgrado tutti i cavilli e gli arzigogoli degli azzeccagarbugli di grido e parcella milionaria, è fatto rivoluzionario – in questo paese di miserie civili e convenevoli istituzionali da vomito, che hanno consentito al principe dei barabba di fare e disfare allo s-governo della repubblica per tre miserevoli lustri, e suggerire e affermare in cronaca l’ipotesi ribalda che si abbia a che fare con uno ‘statista’ invece che con un bauscia milanese che è ‘sceso in campo’ perché temeva il collasso delle sue aziende televisive, dopo la ‘tempesta in un bicchier d’acqua’ di Tangentopoli.

Italians

Capolinea, finalmente. Si, lo so che non ce lo siamo ancora definitivamente tolto di torno, ma l’iter giudiziario di questi anni e mesi giunge oggi al suo ultimo destino e sancisce con autorevolezza costituzionale che non si può sfuggire ai processi con i mille cavilli notori degli azzeccagarbugli e cavalli di caligola di berlusconi silvio, mandati in parlamento a trovare e far approvare le scappatoie con leggi ad personam e ad aziendam per il loro padrone di denari.

 

Lo scandalo spaventoso di un personaggio ad ampia vocazione criminale che si è fatto scudo di una massa di malnati elettori finisce oggi e dice con chiarezza che il cittadino silvio berlusconi è soggetto alle leggi e alle sentenze come tutti gli altri cittadini – e se la sua vocazione di fondo è quella di delinquere con l’aggravante del farsi le leggi a suo comodo va condannato e interdetto dai pubblici uffici. Perché la ‘cosa pubblica’ è idea sacrale e basica del nostro penoso vivere associati e se ne è fatta carne di porco per un tempo davvero troppo lungo.

 

E la condanna che ha subito fin qui è poca cosa, d’accordo, – e meglio sarebbe stato vivere a Singapore dove per certi reprobi criminali e gente tipo: ‘faccio un po’ il c…che mi pare e mi compro anche la politica e tutto un codazzo di servi e pennivendoli’ si usa il nerbo di bue ben stampato sulle schiene, ma almeno, nel paese di Bengodi, si sappia, con sentenza della Consulta, che nessun coperchio andrà a chiudere la diabolica pentola del berlusconismo di tre lustri di infamia e vergogna del dirsi s-governati da un tale figuro.

 

 

E speriamo che nessun trinariciuto giudice di Cassazione trovi il pelo nell’uovo del maleodorante teatro della giustizia italico e ribalti la frittata, dopo ben due gradi di giudizio, – che se glielo racconti all’estero, dei nostri tre gradi di giudizio tre e delle prescrizioni che inevitabilmente ne conseguono, scuotono la testa desolati pronunciando la fatidica parola :’italians’.

Del morire per una buona causa

Del morire per una buona causa

Bisogna essere nelle teste delle persone per poterle giudicare e davvero è difficile entrare nelle teste di quegli italiani (pare ne stiano monitorando più di uno) che hanno fatto la scelta di diventare mussulmani militanti – militanti a tal punto da arruolarsi nelle schiere dei jiahdisti combattenti ovunque vedano un conflitto aperto con gli infedeli dell’Occidente dai ‘facili costumi’ e di nessuna Fede.

E hanno un bel farci notare, gli analisti, e raccontarci che il poveretto morto combattendo in Siria ‘aveva problemi con la madre’. Da che è nata la psicanalisi fare la madre è diventato il mestiere più rischioso del mondo perché ti può capitare di mettere al mondo un berlusconi e/o un genovese jiahdista e comincia il tuo purgatorio in terra – e dire ‘l’ho fatto per amore’ non ti giustifica ne ti gratifica, bensì è la tua condanna a vita.

E il Corano sarà anche ben scritto e contiene tanti bei versetti e precetti igienici e di costume – e geniale è il suo Autore che ha saputo intercettare i bisogni di spiritualità di tutti quei beduini e popoli pastori d’antan, ma dovremmo finalmente ‘rottamarlo’ e consegnarlo alla Storia – e considerarlo un testo leggendario incapace di coniugare la post modernità se è vero, come è vero, che nel suo nome ancora si combattono guerre stupide e jiahd ridicole e assassine e qualche suonato ‘sente le voci’ e si dice ispirato a tal punto da andare a combattere in Siria e buttare la sua vita all’ammasso per una causa che fatichiamo davvero molto a dire buona.

Un brodino che risuscita i morti

Ve la do così come l’ho orecchiata alla radio: ‘Sabbia, innamorati, racchettone e cadavere’.

Che sembra il titolo di un romanzo di Benni, ma pare che sia realmente accaduto: che in una qualche spiaggia del Belpaese siano coesistiti senza troppo problemi e patemi (per il morto di sicuro) due innamorati in calde effusioni, un giovanotto in piena salute che racchettava con grandi salti e vigore e un morto che si sforzava di fare il morto meglio che poteva in mezzo a tanta esultanza di vita.

 

Ma il Belpaese è anche il teatro ridicolo di morti politici che camminano ed emettono fiati pestilenziali e trite battute da ‘bar sport’, id est il nostro lex luthor ridevole e piacione- che davanti ad un ospizio (quale sfondo più significativo?) si è lasciato andare a un piccolo comizio dei suoi più caratteristici e buffi.

E ha invitato il governo di cui è parte decidente a fregarsene dei vincoli di bilancio e a sforare tranquillamente nei conti economici e finanziari, tanto chi ci caccia dall’Europa? Ed è il miglior berlusconi di sempre, quello dei ‘qui lo dico e qui lo nego’ e ‘si fa per scherzare, ovvia!’ – perché quei vincoli lui stesso e i suoi s-governi hanno sottoscritto e lui personalmente è il responsabile politico di tutto ciò che è accaduto di seguito; se ne facciano una ragione gli antieuropeisti da tre palle un soldo che vorrebbero ‘fare come l’Argentina’ e dovrebbero illustrarci meglio e con dati precisi e scene di miseria collettiva la discesa all’inferno che quel paese ha dovuto subire prima di riemergere dai gorghi del default.

 

Tanto mi sfiziava di dirvi in questo giorno di sole chiaro e afa africana; godetevi la spiaggia, cari, e pensate alle ferie. Fra qualche giorno si ballerà un po’, a ridosso delle sentenze del donchisciotte-berlusca, ma è certo che finirà a gambe all’aria, impigliato in una qualche pala dei suoi molti mulini a vento.

E chi l’ha votato nel segreto dell’urna fregandosi le mani per il bello scherzo rifilato al suo prossimo si rilegga il vecchio proverbio delle pentole diaboliche che sono sempre prive di coperchi.

 

All’inferno c’è uno speciale girone a voi riservato, lo sapete? E i diavoloni vi ficcheranno a mucchi e quintali in quelle immense pentole e faranno di voi un brodo pestilenziale da farlo bere agli altri condannati in affanno infernale. Un brodino che risuscita i morti.

http://www.liberliber.it/mediateca/libri/c/cervantes/don_chisciotte_della_mancia/html/1_08.htm

Si stava meglio quando si stava peggio

E’ la noia che la fa da padrona, in questo scorcio di giugno che va verso la Grande Afa de l’Ade – come si divertono a coglionarci i meteorologi. Noia, noia, noia.

 

Perché è vero che il ‘decreto del fare’ risponde al grido di dolore degli imprenditori che chiudono, dislocano o si ammazzano (ma che gran fragilità psichica mi hanno questi ex ‘capitani d’industria!) però volete mettere l’adrenalina de ‘la guerra dei tre lustri’ tra i luthoriani armati di spade e gli ‘odiatori’ della sinistra -che per poco non finiva nella ‘notte di san Bortolomeo’ e ‘casa per casa’ e ‘sterminateli senza pietà, Dio riconoscerà i suoi’?

 

Finirà che ci addormenteremo sereni la notte e i consumi riprenderanno e l’i.v.a. sarà sterilizzata e saremo tutti buonisti e politicamente corretti nei confronti dei ‘diversi’, ma rimpiangeremo i guizzi e le arditezze dell’andar contro corrente e dissacrare e trasgredire – che perfino a Teheran, dicono, fanno impallidire Londra quanto a sesso trasgressivo e divorzi e copule che fanno venire i capelli dritti in testa al maometto delle prescrizioni coraniche.

 

Non ci sono più i vecchi pretoni di una volta, signora mia, e quelle belle scomuniche recitate in pubblica piazza coi banditori e i Savonarola nelle chiese a terrorizzarci cogli inferni e i diavoloni e lo stridor dei denti.

 

Finirà che la disoccupazione colpirà anche il Vaticano e cassintegreranno e prepensioneranno perfino i vescovi e i cardinali.

 

Arridatece i cattivi della Storia. Si stava meglio quando si stava peggio.

Il salto carpiato dell’anaconda con l’artrite

L’anaconda con l’artrite prova l’ultimo carpiato.

Per un Dalai Lama stanco di guerra che sogna di reincarnarsi in Italia spensierato – e tende la mano al suo storico oppressore, la Cina, e invita i suoi monaci a minori sacrifici (http://www.repubblica.it/esteri/2013/06/14/news/il_sogno_del_dalai_lama_vorrei_reincarnarmi_in_europa-61047203/?ref=HREC1-8 ) abbiamo, da noi, cento e cento bonzi berlusconiani pronti a immolarsi per il loro dalai silvio (da sempre ‘spensierato’ e gaudente) e a darsi fuoco per la sua salvezza giudiziaria e a dare fuoco alle polveri e far saltare il governo e il pareggio di bilancio del paese.

E ascoltiamo allibiti le cronache del guerriero-minus brunetta che lancia anatemi e sfide all’ok corral contro Saccomanni e Zanonato e intima loro: ‘Fora i schei!’ che non ci sono per togliere l’imu e non alzare l’iva – e per loro, i pidiellini in cerca di autore, è una battaglia mortale, l’ultima battaglia in cui lasceranno sul terreno migliaia di morti elettori e imprese che chiudono e imprenditori che ringhiano e impetrano un ‘cambio di passo’, ma non c’è più trippa per gatti davvero, e i conti dello stato vanno rispettati e la crisi globale continuerà a mordere e di abbassare la guardia non se ne parla.

Perciò il governo Letta cadrà con ignominia e sommo vituperio dei bonzi berlusconiani già infiammati e il loro foglio di famiglia ‘Libero’ (sic!) annuncia in prima pagina che andiamo verso ‘i dieci giorni che sconvolsero il mondo’, ma è solo l’annunciata fine di una stanca tragicommedia italica e del suo capocomico imbolsito lex luthor.

Però teniamoci saldi e mettiamo in sicurezza piatti e bicchieri perché si prevede di saltare sull’onda alta dei marosi prossimi venturi, ma ci accorgeremo presto che il drago o ‘il caimano’ multidentuto si è ridotto alle proporzioni di una grossa biscia d’acqua o un’ananconda con l’artrite – che proverà il suo ultimo salto carpiato con stile, ma farà una solenne figura di emme perché la stilettata del ‘colpo della strega’ giudiziario lo abbatterà in volo e sarà un catastrofico cadere di pancia e un ‘Booohhh!’ universale per lo spettacolo mancato.

Il sogno del Dalai Lama: vorrei reincarnarmi in Europa – Repubblica.it
www.repubblica.it
La mia reincarnazione sarà in un Paese libero. Mi piacerebbe l’Italia, me lo indica il mio lato spensierato. “I martiri del fuoco non aiutano il Tibet”. Il capo spirituale in esilio ai giovani mon

L’arte come interventismo?

E uno si aspetta che, al padiglione irlandese, ci sia molto verde e greggi di pecore e paesaggi di mare e vento, giusto per restare alle origini e al dna di popolo – e invece ti ritrovi nel Congo e i paesaggi, proiettati su grandi schermi posti di sghimbescio e sovrapposti, sono rossastri di sangue e di infrarossi ed è una guerra tribale dimenticata che ha fatto migliaia di morti e chi ne sapeva qualcosa? 
L’arte contemporanea è vocata all’interventismo (pacifista, per fortuna) e l’artista irlandese, con una sua troupe, è scivolato dietro le linee dei combattenti e ci informa cinematograficamente da par suo di quel dramma – e forse dovrebbe fondare un’associazione: ‘Artistes sans frontieres’, il cui scopo primario sarà di farci sentire tutti colpevoli delle dimenticanze e noncuranze di tutto il male e il cattivo del mondo di cui siamo colpevolmente disinformati. (‘Enclave’ – padiglione irlandese)

E forse è più riposante ritrovarci tutti nel padiglione azerbaigiano (campo s. Stefano) -che non ha pretese universalistiche e di denuncia sociale, bensì tanti tappeti colorati e fotografie di nozze e donne ‘regine per un giorno’. 
E sembra di essere fuori della Storia ma dentro la Geografia e lungo la Via della Seta – con le narrazioni di Polo che ci dicono di popoli strani e strani usi e costumi, – che è funzione informativa anch’essa; e ad inaugurare il ‘pavillion’ è scesa nientemeno che la ‘prèmiere dame’ azerbaigiana con codazzo di funzionari e addetti culturali e all’ingresso distribuiscono gratis opuscoli e dvd e cd musicali da ‘farsi una cultura’ di quel paese che, prima del crollo dalla Russia sovietica e dei Muri, neanche sapevamo che esistesse. L’Arte come Ambasciatrice, in questo caso.

E, d’altronde, a sentire gli artisti quando hanno lo spritz in mano e conversano briosi, l’Arte è universale o non è. Chissà se Raffaello, proiettato nel postmoderno, avrebbe partecipato a un cotale acceso dibattito e che tesi avrebbe esposto di suo. 

Beate le ‘interviste impossibili’ d’antan che ci mettevano in contatto con lo Spirito dell’Artista – e sarebbe interessante sapere che direbbe il Goya, quello delle ‘Pinturas Negras’ e delle incisioni sulla guerra mossa alla Spagna dai Francesi, di tutto questo interventismo sociale dell’Arte che niente impedisce del verificarsi dei drammi e dei massacri, ma tutto racconta e ci deprime.

Foto: E uno si aspetta che, al padiglione irlandese, ci sia molto verde e greggi di pecore e paesaggi di mare e vento, giusto per restare alle origini e al dna di popolo - e invece ti ritrovi nel Congo e i paesaggi, proiettati su grandi schermi posti di sghimbescio e sovrapposti, sono rossastri di sangue e di infrarossi ed è una guerra tribale dimenticata che ha fatto migliaia di morti e chi ne sapeva qualcosa? L'arte contemporanea è vocata all'interventismo (pacifista, per fortune)  e l'artista irlandese, con una sua troupe, è scivolato dietro le linee dei combattenti e ci informa cinematograficamente da par suo di quel dramma - e forse dovrebbe fondare un'associazione: 'Artistes sans frontieres', il cui scopo primario sarà di farci sentire tutti colpevoli delle dimenticanze e noncuranze di tutto il male e il cattivo del mondo di cui siamo colpevolmente disinformati. ('Enclave' - padiglione irlandese)E forse è più riposante ritrovarci tutti nel padiglione azerbaigiano (campo s. Stefano) -che non  ha pretese universalistiche e di denuncia sociale, bensì tanti tappeti colorati e fotografie di nozze e donne 'regine per un giorni'. E sembra di essere fuori della Storia ma dentro la Geografia e lungo la Via della Seta – con le narrazioni di Polo che ci dicono di popoli strani e strani usi e costumi, - che è funzione informativa anch'essa, e ad inaugurare il 'pavillion' è scesa nientemeno che la 'prèmiere dame' azerbaigiana con codazzo di funzionari e addetti culturali e all'ingresso distribuiscono gratis opuscoli e dvd e cd musicali da 'farsi una cultura' di quel paese che, prima del crollo dalla Russia sovietica e dei Muri, neanche sapevamo che esistesse. L'Arte come Ambasciatrice, in questo caso.E, d'altronde, a sentire gli artisti quando hanno lo spritz in mano e conversano briosi, l'Arte è universale o non è. Chissà se Raffaello, proiettato nel postmoderno, avrebbe partecipato a un cotale acceso dibattito e che tesi avrebbe esposto di suo. Beate le 'interviste impossibili' d'antan che ci mettevano in contatto con lo Spirito dell'Artista - e sarebbe interessante sapere che direbbe il Goya, quello delle 'Pinturas Negras' e delle incisioni sulla guerra mossa alla Spagna dai Francesi, di tutto questo interventismo sociale dell'Arte che niente impedisce del verificarsi dei drammi e dei massacri, ma tutto racconta e ci deprime.

La guerra dei tre lustri

E allora, popolo sovrano, contento che tutto ti sorrida – e il pd è tornato ai fasti che sognava prima delle elezioni e il Grillo Parlante ha i suoi guai coi suoi seguaci che ne hanno piene le tasche delle sue predicazioni?

E il pdl è a terra, tutti giù per terra, come nelle fiabe e filastrocche più belle – e chissà che a terra ci restino, le voracissime termiti, e passi da quelle parti un gigante (sempre di fiaba parliamo) e li schiacci tutti quei cattivoni e orrendi e vergognosi e avvilenti scherani del lex luthor nazionale.

 

Beh, non per fare l’avvocato del diavolo, ma mi corre l’obbligo di dirvi che niente è per sempre e domani chissà. Forse alle prossime elezioni che verranno sotto la frusta della magistratura giudicante – che dirà berlusconi colpevole e disonorevole e interdetto – tutto cambierà e quelli che sono rimasti a casa alle amministrative si affretteranno alle urne per parargli il c… e salvarlo dai domiciliari e dall’interdizione; lo sapete bene di che pasta son fatti quei marrani: gente che vota col portafoglio, gente di nessuna virtù civica e che nell’urna elettorale ‘tira a fregare’ il prossimo rifilandoci i peggiori barabba.

 

 

Per farla breve: non riposatevi sugli allori e lancia in resta e in allerta. Il nemico finge di dormire nei suoi attendamenti fuori le mura, ma prepara gli agguati futuri e ‘non farà prigionieri’ se penetrerà dentro il recinto delle mura. Preparatevi ai combattimenti casa per casa e all’arma bianca e affilate i machete: non manca molto all’ultima battaglia che deciderà la ‘guerra dei tre lustri di s-governo’.