Archivio mensile:aprile 2013

L’arma della critica e la ‘critica delle armi’

Le armi della critica e la ‘critica delle armi’

C’è chi rievoca Aldo Moro e la sua scorta in via Fani e chi Palmiro Togliatti-il Moderato, che stemperò le forti tensioni sociali dell’epoca sua. Manca solo che si rivada a Sarajevo e al ‘folle’ gesto di Gavrilo Princip – che stese Franz Ferdinand in carrozza e la sua consorte Sophie, poverina – e avremo il completone dell’idiozia ‘retrospettista’ e comparativa dell’incomparabile storicamente.

E naturalmente abbiamo anche chi addebita al M5S la colpa di ‘fomentare l’odio sociale’ – e i principali esponenti di questa ‘scuola di pensiero (sic!)’ e di giornalismo d’accatto sono i direttori delle testate della destra berlusconiana che si sentono ‘sotto tiro’ per avere fortemente voluto questo ircocervo politico che è il ‘governo Letta’ di ‘servizio al paese’ (aiuto!).

E se c’è un giornalismo che ha fomentato l’odio sociale con ‘parole al vento’ e in libertà e con insulti e diffamazioni sciacallesche a mezzo stampa questo è il ‘giornalismo’ di Libero e de ‘il Giornale’ del Sallusti agli arresti domiciliari – vedete voi se questi produttori di pornografia giornalistica e di schifo politico si meritano una qualche forma di considerazione e rispetto.

La violenza è parte delle nostre vite ed espressione ultima dei conflitti inevitabili in cui viviamo immersi -dalla famiglia dei coniugi in crisi alla scuola dei bulli e delle maestre impotenti ad arginare i soprusi nelle classi, a causa di genitori-avvocati e/o difensori allo stremo del loro pargolo, cialtrone loro pari.

Semmai possiamo/dobbiamo dire che le parole forti e minacciose sono la rappresentazione simbolica ed esorcistica di una violenza maggiore che non vogliamo che scoppi, per non ‘passare alle vie di fatto’ – e ciascuno di noi ha una o più storie da raccontare in cui ci si è limitati a ‘dirsene’ piuttosto che ‘darsene’ di santa ragione.

E resta l’evidenza che ‘la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi’ (C. von Clausewitz) e che, se si impedisce la libera espressione con le armi della critica politica, (anche e meritatamente durissima contro ‘la casta’) il vero e grosso rischio che corriamo è che si passi alla ‘critica delle armi’ – come accadde nei tragici Settanta.

C’è del metodo in quella follia

I pazzi , nell’antica Ellade e nel mondo antico in genere erano guardati con la venerazione che si deve alle misteriose manifestazioni del divino. http://www.palladio-tv.it/internet/ipertes…lia_passato.htm

E Amleto si fingeva pazzo per nascondere l’atroce dolore pel delitto spaventoso della madre e del suo amante che aveva scoperto e voleva vendicare. ‘C’è del metodo in quella sua follia’ notava preoccupato Polonio dietro la tenda ascoltando i suoi ‘deliri organizzati’.

Così non ci sorprende che sia un ‘pazzo’ a sporcare per primo l’immagine dello strano governo ‘di servizio al paese’ fortemente voluto da berlusconi per salvarsi dai processi che incombono sul suo capo.

I pazzi sono come i poeti. Sono la ‘coscienza critica’ che sbaraglia ogni convenzione, anche la più severa e arcigna, e mostrano come le cose che nascono male e ‘sotto una cattiva stella’ vengono segnate dal destino.

Capisco la preoccupazione dei governanti nuovi in queste ore. Non è un buon viatico nascere sotto il segno della violenza – sia pure quella di un supposto ‘folle’. E dice che l’auspicata ‘conciliazione nazionale’ è tutta di là da venire.

I pazzi sono come il vino – che fa dire la verità che si vuole nascondere.

Nascondere un conflitto di immani proporzioni fra un’idea di illegalità che vuol farsi governo per garantirsi l’impunità (berlusconi e il suo pdl) e la legalità repubblicana che trema per la sua fragilità congenita e una malintesa ‘democrazia’ che la insidia genera follia.

Male non fare, paura non avere

‘Fare per fermare il declino’ era un bello slogan, conveniamone. A parte quell’uso buffo dell’infinito che ci rammentava ‘l’essere o non essere’ di Amleto o il ‘dire, fare, baciare’ delle filastrocche enfantines o quell’altro: ‘male non fare, paura non avere’ – monito severo delle nonne oggi in disuso – tutto ciò a parte, quello slogan bene esprimeva l’autostima della classe politica di essere essenziale per un buon sviluppo economico garantito da provvedimenti legislativi ad hoc, capaci di ‘far ripartire la crescita’.

 

Ma è autostima vanesia, invece, e pretesa ridicola quella di un governo che governi l’economia perché la crescita ripartirà da sola, e la fine della crisi globale non la sanno prevedere nei suoi precisi meccanismi neanche i professoroni universitari, i cui libri si affannano a spiegarci l’inspiegabile e sono obsoleti e inutilizzabili già un mese dopo la pubblicazione.

 

Perché, come per la meteorologia, non esistono leggi economiche che sappiano prevedere l’imprevedibile dei vasi comunicanti dei vari paesi la cui crescita abbiamo alimentato con la nostra decrescita (infelice) e quale sarà il livello di pareggio e l’eventuale crescita parallela di un’auspicata crescita globale est-ovest e nord-sud che ci restituisca i posti di lavoro perduti e le fabbriche chiuse.

 

Perciò accontentiamoci di ‘avere un governo’ che traccheggi e finga di governare come quelli che lo hanno preceduto, sperando che i guasti (inevitabili) non siano maggiori dei nefasti annunciati di un berlusconi che si proverà a dirsi assolto dai processi e farà ballare tutti sul filo acrobatico e senza rete di sotto della sua ‘questione giudiziaria’.

 

E già il fido Sancho Panza Ferrara gli prepara lo scudo e manda a dire alla Boccassini che si dimetta o annunci pubblicamente in aula che non si può processare uno che ha garantito la formazione di un governo ‘di salvezza nazionale’. Un autentico eroe delle Repubblica da mettergli la statua nel Pantheon anticipatamente.

 

Ma ‘salvezza nazionale’ a chi, aho!? Ci rifilate un barabba notorio e dichiarato nelle urne e per tre lustri di infamia continuate a tenere sotto schiaffo la vita politica del paese – e oggi volete affossare perfino il principio costituzionale de ‘la legge è uguale per tutti’ per salvare il c… al vostro protetto?

 

Ma che vi ingoi satanasso, cialtroni emeriti, e liberi finalmente l’orizzonte di normalità democratica di questo paese!

 

Quel treno per Venezia

Ogni viaggiatore dovrebbe alzarsi di buon mattino per vedere qual’è il vero aspetto di questa città.
Che è piena di turisti, è ben vero, ahinoi: traboccano, debordano, tracimano e non c’è argine naturale o di progetto sociologico di ‘impatto ambientale’ o di semplice, buona amministrazione cittadina che ne argini la piena – ad onta dei cento e cento campanelli d’allarme lanciati dagli uffici studi dell’Unesco per questa città fragile e magnifica.

Ma alle otto del mattino di un qualche sabato primaverile la città è relativamente deserta ed è agevole osservarne l’aspetto curioso e inquietante che ha assunto nell’ultimo lustro: di città lumpenproletaria, di sotto proletariato urbano di immigrazione in crescita esponenziale, id est il sud e l’est del mondo, il nero del mondo, i ‘barbanera’, che si disputano le zone più redditizie dell’accattonaggio organizzato che sfrutta la naturale carità dei turisti in visita. Quando si viaggia, si sa, una moneta si estrae volentieri dal portamonete: è inclusa nel budget e ti senti migliore e, se c’è un giudice a Giosafatte, di certo ne terrà conto nel suo Giudizio Finale.

E all’angolo del ponte della chiesa dei Frari c’è una tale, una new entry, che dialoga piacevolmente con due membri della sua tribù nomade (un nomadismo stanziale ormai, che snatura la storia di quei popoli balcanici), prima di tendere la mano e assumere la smorfia nel volto della pena per la miseria in cui dice di vivere.
E i neri-per-caso, esclusi dal giro delle borse taroccate, sono aggressivi e ti inseguono e ti toccano ed entrano perfino nei bar e nei negozi a chiedere l’elemosina, incuranti delle rimostranze dei gestori – e se aggiungiamo gli indiani e gli immigrati dello Sri Lanka che vendono le facce di plastica molle che si schiacciano a terra abbiamo il ritratto deturpato di una postmoderna, indecorosa cashbah che disputa il poco spazio cittadino alle migliaia di turisti pascolanti come greggi e impedisce ai veneziani di camminare spediti avviati alle loro attività di lavoro o di casa.

Dovremmo chiedere ai trevigiani, forse, come si fa a mantenere quell’aspetto di lindore e di città piacevolissima a vedersi e dove vivere ci sembra bello. Più bello che da noi. Suggeriamo una teleconferenza tra i due consigli cittadini e un referendum cittadino, in finale, che approvi gli eventuali suggerimenti pervenuti.

E a poco o nulla è servita l’assemblea cittadina organizzata dalla Confcommercio in cui si sono levati i toni alti di esagitati che minacciavano di ‘farsi giustizia da sé’. Sfuriate che durano l’espace d’un matin. La faccia feroce non si addice ai veneziani. Rodomonti da tre palle un soldo.

Il giorno dopo quell’assemblea, infatti, molte pattuglie miste in giro per la città, ma tre giorni più tardi tutto come prima e alla via così: latita da sempre la buona amministrazione capace e desiderosa di combattere una battaglia che non ha mai voluto vincere. Forse perché il verbo buonista della Curia trova orecchie ben aperte a Ca’ Farsetti ed è inutile davvero rammentare agli eletti del Consiglio comunale che uguali scene di degrado urbano non le vedi a Vienna, a Varsavia, a Wroclaw e Cracovia e Praga, chissà perchè. Eppure sono paesi di grande fedeltà al dettato cattolico, e le loro chiese più piene delle nostre.

Non è che gli consegnino, ai loro barbanera indesiderati , il ‘foglio di via’, suggerendogli amichevolmente il treno per Venezia?43fa80768c_1457696_med.jpg

La patacca di s-governo, atto secondo

La patacca di s-governo del solito noto

Con aria ribalda e minacciosa, Alfano-il-segugio, detta le sue condizioni a Letta, incaricato di ‘fare un nuovo governo’: ‘O si fa un governo forte o di nuovo alle urne.’ Non gli piacciono i ‘governicchi’: per stare sull’orrendo lessico dei cialtroni di s-governo.

Che, tradotto, vuol dire: ‘Cooptate il nostro campione in un ruolo ministeriale che gli garantisca un salvacondotto giudiziario e/o l’ombra protettiva di un ministro della giustizia ad hoc o non se ne fa niente.

E siamo alle solite: alla immangiabile pietanza che ha già frantumato il pd e ne consegna una abbondante metà a Grillo, ma questo non è problema di ‘quelli del pdl’ – che già hanno un piede e mezzo dentro le prossime urne e basterà un niente per far saltare il banco.

E chissà che succederà se Napolitano si dimetterà con un ‘gran gesto istituzionale’ e la fetenziale partita a scacchi di sansone-berlusconi farà crollare il tempio-italia.

Noi speriamo che la caviamo e che Letta sia il galantuomo che appare – e non ci rifili la solita patacca dello scambiare le private faccende giudiziarie del barabba per un affare di governo.

Moriremo berlusconiani?

Lo so che voi non siete tra ‘gli imbecilli che vogliono cambiare tutto’, né tra ‘ i mascalzoni che non vogliono cambiare nulla’.

 

Voi siete gente posata, ragionevole, riformista con gradualità e senno. E vorreste un parlamento di gente perbene, di veri ‘onorevoli’ e non quei cialtroni che mostrano il dito indice alla folla fuori da Montecitorio – o quell’altro, come si chiama? Quello che ha più processi pendenti che capelli in testa ed è seriamente convinto che la vergine cuccia esotica dei suoi ricordi sia la nipotina di mubarak.

 

Voi vorreste un governo di probi e onesti, di ‘saggi’, che salvi il paese dalla deriva populista e dallo spread in agguato – e che l’Italia non faccia bancarotta ,come predice quel tal guitto scalmanato.

E aggiunge che non ce la faremo neanche più a pagare le pensioni e gli stipendi della pubblica amministrazione, di questo passo. E, a bordo campo, si scalda Amato, con la maglia n.11 – e vi suggerisco di ritirare al più presto tutto il contante dai conti correnti e dai libretti e cercarvi un conto titoli inaccessibile ai computer della pubblica amministrazione.

 

Già. Ed è un vero peccato che siate in minoranza nel paese, voi gente assennata e posata e riformista, e un peccato davvero che il vostro partito di riferimento vada in pezzi – stretto com’è tra un populismo da repubblica delle banane incarnato dal barabba di s-governo, il cui solo obbiettivo è un salvacondotto giudiziario, e il populismo a lui speculare del ‘cambiamo tutto’ e ‘tutti a casa’ del postmoderno Masaniello trasferito a Genova.

 

Mi sa che andrà a finire che ‘tutto si cambierà perché nulla cambi’, con buona pace dei rivoluzionari e dei sinceri riformisti e ‘moriremo berlusconiani’ con Napolitano al suo terzo mandato eletto dal popolo, chissà.

I Montagnardi e i Giacobini di sempre

I Montagnardi e i Giacobini di sempre.

Viviamo tempi rivoluzionari, non vi sembri esagerato. Provate a immaginarvi registi di un film sulla rivoluzione francese e ‘mettete in scena’ quella fibrillazione politica che, fuori e dentro le sale della Convenzione Nazionale e dell’Assemblea legislativa di Parigi, vide comporsi e scomporsi, come cellule metastatiche impazzite, i rassemblements di centroe di sinistra e di sinistra estrema: i Montagnardi, e i Giacobini avversi ai Cordiglieri e ai Foglianti. E, ad ogni riunione di quegli anni di fervore e febbre politica altissima, qualche testa tentennava, timorosa del prossimo distacco dal corpo (era d’uso salutarsi, tra quei dessi, ‘à la guillotine’ : abbassando la testa di scatto, il corpo eretto, mimando lo stacco fatale della lama).

E, non ridete, quei tali rivoluzionari prendevano nome (Cordiglieri e Giacobini) dai conventi francescano e domenicano dove si riunivano i capi dei club, i ben noti Hèbert, Desmoulins, Danton, Marat, Robespierre. 
I conventi, vedi caso, già da allora condizionavano in qualche modo la vita pubblica e privata – e ‘dietro al convento delle Cappucine’ ci si dava appuntamento per i duelli risolutori delle onorevoli contese.

Trasferite ora il set cinematografico a Roma e ridate anima e corpo ai ‘rivoluzionari’ cinque stelle (si parva licet) che, fuori da Montecitorio, hanno inneggiato alla rivoluzione contro ‘la casta’ e ‘il vecchio’ della cattiva politica nazionale – e non hanno applaudito il faticoso discorso alla nazione di ‘re Giorgio’ a Camere riunite.

E mettete in canovaccio i furibondi conciliaboli e le risse e ‘ vaffa’ reciproci lanciati dai vari Foglianti e Girondini interni al partito democratico – che sta per spaccarsi definitivamente di fronte alla fiducia da dare o non dare a un governo indigesto e indigeribile qual’è quello che si cucina nelle ovattate stanze del Quirinale.

Perché – è Storia, ahinoi! – è sempre a sinistra che ‘va a parare’ la crisi di un paese e i suoi sussulti ‘rivoluzionari’. E’ sempre la generosa e imbelle sinistra di ogni tempo e paese la camera di compensazione di ogni disastro politico e istituzionale iniziato e causato dalla ‘destra’, – da noi, la destra del barabba di s-governo, la destra fracassona e volgare e becera dei ‘no taxes’ evasori impuniti, la destra secessionista degli artigiani/piccoli imprenditori eredi delle ‘jacqueries’ del contadino francese Jacques.

E la cosa triste della nostra avvilente e squallida postmodernità politica e sociale è che manca sulla scena, consigliere del regista, un monsieur De Guillotin che ci fornisca lo strumento principe dei castighi riservati alla ‘malapolitica’ dei felloni e traditori e malnati e de ‘la casta’. Lo ‘zac’ secco e definitivo della pesante lama che stacca le teste dai corpi. 
E, senza quello strumento decisivo, ritrovarsi tra i piedi il berlusconi anti giudici e processi quale ‘vincitore’ della orrida partita a scacchi che si è giocata sulla testa del paese – e che ha visto la sinistra a pezzi, ancora una volta! – è naturale e tristissima conseguenza.560241_10151449873276151_1599369344_n.jpg

L’ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione

E’ vero che non c’è una interpretazione univoca del ‘gran gesto’ di Napolitano: del suo essersi sdraiato volontariamente sul letto di Procuste del suo secondo mandato. Perché, come si racconta nel mito, lo martelleranno e stireranno a dovere, quei malnati dei partiti in lizza e contesa permanente e ‘vecchio’ che ritorna sulla scena baldanzoso e fiero del proprio marcio e della esibita putrescenza e ‘impresentabilità’. Eletti ed elettori in perfetta simbiosi intestinale che manifestano coi puzzosissimi fiati della campagna elettorale permanente del loro campione di denari.

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Esiste anche l’interpretazione che Napisan lo abbia fatto ‘nell’interesse del paese’ – e che ci darà un ‘governo di alto profilo’ (sic) e che ‘ce la faremo’ a uscire dalle secche della disoccupazione di massa e della cassa integrazione che non si può più rifinanziare pena dissesto dei conti dello stato.

 

Temo che i sostenitori di questa tesi sposino ‘l’ottimismo della volontà’ contro ‘il pessimismo della ragione’ per segreta disperazione e che i tempi grami ci riservino, invece, ‘cose greche’ e cipriote.

E temo che berlusconi cavalchi l’onda alta dello sconcerto e del tutti contro tutti per ‘salvare il paese’ al modo di Peron e delle repubbliche delle banane d’antan: via dall’Europa che lo disprezza e che per prima, lo ha proclamato ‘impresentabile’ sulla scena internazionale (ricordate i ‘sorrisetti’ di Sarkozy e della Merkel?)

 

E ci sarà da ridere a crepapelle quando si dovrà fare un governo ‘delle larghe intese’ che dovrà restituire l’imu (berlusconi dixit) e insieme ‘tenere in ordine i conti dello stato’ come vuole l’Europa e ‘i mercati’ che, dall’alto delle rocce finanziarie, ci sorvegliano – pronti a planare famelici sulla carogna del paese ‘mandato a puttane’ (letteralmente) dall’omonimo satrapo de noantri amante delle nipotine di mubarak.

Finché morte non ce lo separi

E’ in atto una lotta titanica tra ‘il vecchio’ e ‘il nuovo’ – e negli ultimi giorni ‘il vecchio’ ha segnato parecchi punti a suo favore e ‘il nuovo’ è a terra boccheggiante e in preoccupante asfissia per il colpo tremendo ricevuto alla bocca dell’esofago.

 

Io, che sono tra il pubblico dei tifosi, parteggio per ‘il nuovo’, come ben sapete, e soffro per la sofferenza (speriamo momentanea) del ‘nuovo’, che si agita a terra e geme e non sembra avere la forza per rialzarsi e sferrare l’uppercut decisivo.

 

E la metafora vi è palese e nonno Napisan é rientrato in campo quale ‘uomo della provvidenza’ e garante dell’union sacrèe tra ‘il vecchio’ del pd orientato alle larghe intese e il puttaniere impunito che oggi ride della bella partita a scacchi vinta con un indiscusso ‘scacco al re’.

 

Ma ci sarà da ridere, nel prosieguo della partita (perché una rivincita si dà sempre nel futuro nostro) e ‘ne vedremo delle belle’ quando andrà a sentenza (se ci andrà) un qualche processo pendente sulla testa dell’ ‘usufruitore finale’ della nipotina di mubarak – e chissà che nonno Napisan, giunti al punto, si riscuota dal suo torpore istituzionale e ci riservi una bella sorpresa -visto che è al suo secondo mandato e praticamente ‘onnipotente’ finché ‘morte non ce lo separi’.

(nell’immagine si raffigura il mitico ‘Napisan’ che regge le sorti del paese e garantisce sogni tranquili alle olgettine del satrapo puttaniere)

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La sindrome della rottamazione

Forse anch’io sono della ‘vecchia guardia’ destinata alla rottamazione – come accade al pd che si squaglia sotto l’urto della sua insensatezza fondativa, che oggi esplode con gran fracasso mediatico, e della irragionevolezza dei suoi membri: coniglietti suicidi capaci di disperdere stupidamente il tesoro di fiducia confidatogli dagli elettori.

 

Sono della ‘vecchia guardia’ perché dello scossone auspicato col voto a Grillo mi piaceva di più il maglio verso destra, verso tutto il marcio che questa destra di infami e gente ignobile ha raccolto e sparso a piene mani – e ha fatto marcire il paese intero sotto l’onta del satrapo puttaniere, delle puttane a palazzo e in parlamento (a dirlo luogo di vergognose copule politiche e mercato della dignità delle persone) e la rotta di collisione ‘avanti tutta’ contro le istituzioni della repubblica, la giustizia in primis.

 

Invece si frantuma il vaso di coccio del pd – stretto tra ‘il nuovo che avanza’ e il vecchio che si ri-coalizza intorno alla sua Figura Porca, mai mondata delle lordure giudiziarie di corruzioni ed evasioni e delle sconcezze colla ruby-rubacuori nipote di mubarak.

E se non avremo una nuova legge elettorale torneremo a mangiare bile: per la tragedia di un leader impresentabile che torna sulla scena internazionale a dirci tutti ‘impresentabili’ del pari.

 

Una sinistra inetta, incapace di ‘stringersi a coorte’ nell’interesse nazionale -e di votare Rodotà piuttosto che sciogliersi nell’acido delle correnti interne e lotte intestine- mostra ancora una volta la corda con la quale si auto impicca e il futuro si abbuia e non lo sentiamo più ‘nostro’.

 

Non sono più in sintonia con questo mondo di malnati e farabutti: sono anch’io da rottamare, evidentemente.

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