Archivio mensile:febbraio 2013

Newsletter from the beautiful town (7)

Scordatevi la dolcezza esotica dei Bengalesi dei romanzi di Salgari.
Qui a Venezia hanno sgominato una banda detta dei ‘bengalesi’ che si occupava di postazioni turistiche -abusive, ca va sans dire- e le amministrava con criteri che gli inquirenti definiscono ‘criminali’.
E il questore ci manda a dire che indagini e azioni repressive vengono intraprese anche nei confronti del commercio illegale di prodotti contraffatti – che qui a Venezia indicano i neri delle borse taroccate.
Però la città non sembra sotto controllo di legalità a chi la percorre giornalmente e il contenimento dei fenomeni repressivi sembra affidato più alla crisi economica, per la quale spendono di meno anche i turisti beoti, piuttosto che ad un’azione repressiva concertata con gli uomini delle istituzioni.

E la nave-venezia va. Sporca comme d’habitude, ma non più di Firenze, -ci raccontava il professor Cacciari, che documentava la cosa fotograficamente nel corso di un suo memorabile viaggio colà piuttosto che cercare i rimedi alla sporcizia di casa. E al professor Cacciari e alla sua giunta spendacciona si imputa anche la schifezza-mega del ponte di Calatrava, i cui costi sono triplicati in corso d’opera e resta fragilino, poveretto! e ci hanno aggiunto una ovovia di molto antiestetica che sarà usata pochissimo (come altre strutture per persone diversamente abili su altri ponti) e che ha fatto dire all’architetto catalano che l’ha progettato ‘Quello non è più il mio ponte’.

E vanno anche le grandi navi del rischio ‘inchino’ alla Schettino (che il diavolo se lo porti!) dentro al bacino san Marco e lungo il canale della Giudecca che inquinano come 14000 macchine, dicono quelli del Comitato ‘No-grandi navi’, e il sindaco nostro soprannominato ‘muro di gomma’ manda a dire a Celentano che la questione è complessa e non si può risolvere con una canzone. E quelli delle grandi navi, per aggiunta di coglionatura, lo hanno invitato in crociera e magari gli chiederanno di cantare la nota canzone di denuncia durante l’attraversamento del suddetto bacino.

Così vanno le cose in città, folks. Domani votate, votate, chissà che qualcosa cambi in questo strano paese, ma è dura da credersi, ahinoi.


Che dio ci aiuti

Potevamo risparmiarcelo questo costo -umano e di pubblici denari- delle orribili e invasive file di cartelloni elettorali che, letti in sequenza visuale, hanno il sapore delle cose insensate, stupide.
E il silenzio elettorale di queste ore lo respiriamo a pieni polmoni e indirizziamo un corale ‘vaffa’ alla quasi totalità dei contendenti che buggerano la pubblica fede.

E c’è un tale, uno che ‘ci mette la faccia’ e anche il cognome (Speranzon) che sembra un bravo ragazzone, di saldi principi e buona educazione e promette di rappresentare al meglio il suo territorio (il Veneto); ma che ci azzeccano i buoni principi e una sana educazione civica con quella confraternita di miserabili destri estremi che si firmano ‘fratelli d’Italia’, che strizzano l’occhiolino al fascismo ‘che ha fatto anche cose buone’ – e vorrei vedere che non le avesse fatte con quel che ci è costata in termini di morti ammazzati e distruzioni e bombardamenti delle città la megalomania idiota del dux de noantri.

E c’è l’Ingroia dalla faccia pulita, che era meglio se se ne stava in Guatemala invece di ingrossare le fila di coloro che andranno a saturare le onde radio e i telegiornali di dichiarazioni di intenti post elettorali destinate a disilludere il popolo sovrano e un filino bove.

E un altro ancora, in posizione plastica e braccia conserte, che sta in lista con Storace e ha una faccia da avvocato di seconda linea e azzeccagarbugli che metà consola -e già pullula il nostro parlamento di infami (che non lasciano fama) di ‘cavalli di caligola’ messi lì a bella posta a far argine e muro contro tutte le leggi che consegneranno alle patrie galere il loro padrone di denari.

E domani si vota, cari elettori ed elettrici. E’ il vostro giorno di gaudio magno, exultate, iubilate.
E votate, votate, votate, come suggerisce il ministro degli interni con quella sua voce cavernosetta e quel viso che vien voglia di disertarle davvero, le sudate e avvilenti urne, giusto per farle un dispetto – per quel che vale quel nostro voto di sfasciacarrozze europei e di gente che ha il ‘fuoco greco’ nelle vene e la gioia bambinesca e discola di far volare lo spread come fosse un aquilone in un giorno di forte vento.

‘Greci e italiani una faccia una razza’, ti dicono quando viaggi nelle loro isole. Ce lo dicevano già durante l’occupazione fascista e chissà che senso aveva, ma oggi il senso c’è l’ha eccome. Preciso, preciso. E abbiamo addosso gli occhi puntati delle cancellerie europee e quelli degli analisti dei maledetti ‘mercati’. Che dio ci aiuti.185836194-a4a1abc0-ca70-4093-ab1b-8607771b4c18.jpg

That’s all, folks! (2)

Okkei, okkei. E’ vero che il Grillo comiziante non ha la bacchetta magica e non è detto che i suoi uomini siano e saranno indenni da critiche anche feroci e magari ben motivate. Criticare e indicare il male e il bene nella ‘cosa pubblica’ è il sale della politica – e, a volte, il troppo sale ci disgusta e rende immangiabili le pietanze.

Però il M5stelle è ‘il nuovo che avanza’, il tritatutto della marcia casta degli intoccabili e degli impuniti della prima e della seconda repubblica – e di tutto lo stra-marcio che si è mostrato nei tre lustri del berlusconismo trionfante delle cricche degli appalti (G8 e terremoto dell’Aquila) e della politica mandata letteralmente ‘a puttane’: colle olgettine a libro paga, le igieniste dentali elette per stani meriti nel consiglio regionale lombardo e un parlamento di uomini ridicoli e massimamente infami che votava, a maggioranza, che Ruby-rubacuori era la nipote di Mubarak.

E i ‘Barbari sognanti’ che, clamanti a ugole spiegate contro ‘Roma-ladrona’, rubavano del pari o di più e davano copertura politica alle peggiori schifezze private e politiche del Satrapo in foia e finivano col culo a terra e oggi rischiano l’estinzione politica.

 

Ed è vero anche che non mi piace punto ritrovarmi in larga compagnia elettorale con gente stranissima che voterà con me il M5stelle. Che ci azzecco io con una che gestisce una ‘boutique’ e con un industrialotto siciliano di mezza tacca che dichiarano che voteranno Grillo?

Ma chi vi si è mai filati, elettori ed elettrici della buona e della cattiva borghesia delle mie sottostimate beole!

‘Ma è la democrazia, Bellezza!’ direbbe quel tal sceneggiatore, se lo costringessero a sceneggiare le miserande cose della mala politica degli italioti e del ‘popolo sovrano’ che la esprime.

 

Mettiamola così, prendendola a prestito da un altro noto sceneggiatore di Oltreoceano: ‘Gli uomini politici sono come i pannoloni della nonna: vanno cambiati spesso e per lo stesso motivo.’

That’s all, folks!

Circo Italia (più gente entra, più bestie si vedono)

E’ davvero un peccato che l’Oscar (Giannino) sia finito a gambe all’aria a quel modo. Beccato a raccontar panzane sul curriculum mentre esibiva quella sua faccia rassicurante di primo della classe coi denti male in arnese e quel modo buffo, ma simpatico, di vestire e portare la barba orribile a vedersi. Diceva cose rassicuranti, sensate, tranquille, ma il vizio nazionale di raccontar panzane (e più grosse sono, più allettano il popolo bove e gli titillano l’ugola elettorale) a quanto pare si nasconde nelle sinapsi neuronali italiche come un retro-virus che ‘se lo conosci lo eviti e non ti uccide’. Però ci conviviamo, con la maledetta malattia, ce la portiamo dentro – e in Europa tutti sanno che siamo ‘portatori (apparentemente) sani’ di questo ‘fuoco greco’ pronto a dilagare per l’intero continente e far collassare l’Euro e l’Unione.

E dispiace di più, della rovinosa caduta del Giannino, che una parte dei voti che avrebbe preso torneranno all’ovile del Contaballe Major, l’imbonitore-principe de: ‘Vi tolgo l’imu, l’assicurazione sulla macchina, la rata del televisore, l’abbonamento alla rai e si farà il ponte sullo Stretto!’.
Entrino siore e siori che più gente entra più bestie si vedono.

E basterebbe che queste centinaia di migliaia di bestie che si affollano dentro al tendone del Circo Italia e osannano l’imbonitore-restitutore e fanno la ola ad ogni sua nuova promessa o ‘contratto con gli italiani’ gli chiedessero perché l’ ha votata, la tassa dell’imu, e perché si può fare oggi quel che ieri non si è fatto – e perché ha passato la mano al Monti che ci riportato in Europa e fatto calare lo spread e gli si è accodato, la coda fra le gambe, formando la ‘strana maggioranza’ che ci ha regalato la minipatrimoniale sui c/c e sui libretti postali e sui titoli in deposito e ‘ha messo le mani in tasca, fraudolentemente, agli italiani per poi gridare, un mese più tardi, ‘Vi restituirò tutto, Tutto! Olé!’

Lo faccia, se è in grado di farlo e di trovare copertura nei bilanci dello Stato. Chiedetegli di: ‘Vedere cammello.’ prima di dargli il voto e ritrovarci domani con la sindrome argentina’ e l’economia a Patrasso e il ‘fuoco greco’ nelle vene.

Ma, forse, è troppo chiedere a tutte quelle centinaia di migliaia di bestie osannanti dentro il Circo Italia che linciano il malcapitato che si prova a contestare pubblicamente il Principe degli Imbonitori.

Quel voto sbagliato che provoca i prossimi tsunami

Fatichiamo a elaborare i molti eventi luttuosi che ci colpiscono. Che non sono solo le malattie e le morti di persone che ci sono care.

 

E’ luttuoso anche il non saper che pesci pigliare nel prossimo appuntamento elettorale, tutti noi chiusi in quella improvvisata cabina che salva il nostro ridicolo ‘voto segreto’ e ci salva dallo sguardo di riprovazione e peggio del vicino di casa, se si venisse a sapere che abbiamo votato il principe degli imbonitori e saremo causa dello s-governo che verrà e della sindrome argentina conseguente.

 

E dalla sudata cabina usciremo facendo spallucce e insoddisfatti e timorosi perché sappiamo che ‘il migliore ci ha la rogna’ degli aspiranti eletti e la confusione del dopo-voto sarà tale che ‘apriti cielo’ in Europa -se perfino la Daimler Benz, nel prestito ultimo che ha lanciato sui mercati ipotizza la restituzione del capitale più gli interessi sulla piazza italiana ‘nella moneta allora vigente’ – e parliamo del 2015, udite, udite!

 

E ascolto alla radio che i governanti cinesi sono preoccupati per l’alto numero di giovani suicidi che suggellano in quel loro modo orribile le loro vite acerbe di ‘inadeguati’ alla durezza delle condizioni di vita che si impongono in questo scorcio di secondo millennio entrante alle generazioni ultime -non solo cinesi. Perché, quando il lavoro c’è, le condizioni di lavoro nel mondo globalizzato somigliano sempre più a quelle degli antichi schiavi: pochissimi diritti e ‘tutti a casa’ se a noi padroni conviene di più la ‘delocalizzazione’ in Serbia o in Romania.

 

E dal nostro voto di italioti arrabbiati ed evasori impuniti dipenderà molto in Europa e ‘sui mercati’.

Perché nelle cancellerie europee già si discute di come far fronte al ‘rischio Italia’ che è un ‘fuoco greco’ che molto brucerà del denaro messo a disposizione dalla Banca Centrale Europea per fronteggiare i rischi di default, ma non si può far a meno di passare attraverso questa gogna e forca caudina che chiamiamo ‘democrazia’ – che il ‘popolo sovrano’, cioè, esprima la sua rabbia e il suo scontento verso la casta e la ‘maledetta Europa’ malgrado sia chiaro che un voto sbagliato e un parlamento ingovernabile provocheranno autentici sconquassi o ‘tsunami’ annunciati.

 

E, di sicuro, sarà un ‘voto sbagliato’, son facile profeta.

Funere mersit acerbo

Certe mattine nascono sotto il segno di una vena funerea. E quella di ‘scherzare con la morte’ è una cosa che dovremmo fare più spesso perché l’inverecondo mistero del morire è di quelli che ‘non lascia scampo’ -e, una volta, che ci sei dentro, ‘chi s’è visto, s’è visto’, e ancora nessuno è tornato a dirci, credibilmente, che razza di paesaggi si godono ‘di là’.

E stamattina ascoltavo quel tale di molto pelo crespo e l’aria de ‘che ci faccio qui’ che ci canta -con abilità e discreta intelligenza di chansonnier navigato e di buon ‘cabaret’ milanese dei gioiosi Sessanta- di quella volta, (la sua ‘prima’ assoluta), ‘che sono morto’ e, poverino, afferma che ‘neanche me ne sono accorto’.
E l’avessi scritta io ci avrei aggiunto che, maledizione! neanche la soddisfazione di ‘un po’ risorto’ – che almeno avremmo la prova provata che Lazzaro uscì davvero dalla tomba e che dalla morte si torna – sogno atavico degli avi che ancora ci perseguita.

Scherzi a parte, l’allegra canzoncina tocca un nervo scoperto perché quella di parlare coi morti è abitudine inveterata di certe vecchiette che incontriamo in cimitero, le rare volte che ci mettiamo piede. E so di gente dignitosissima che non hai mai elaborato compiutamente il suo lutto e ha radicato nel cuore un essere vivo che non la smettono di parlarci e di amarlo come e quanto l’hanno amato in vita – e hanno tutta la mia comprensione e solidarietà perché anch’io, quando ci metto piede, mi metto a parlare con gente che mai ho conosciuto in vita e che, da sotto la lapide, mi raccontano della ‘prima volta che sono morto’ che gli è venuto un magone che non vi dico e ‘perchè proprio a me’ e ‘che ci faccio qui’: in questa solitudine di silenzi atroci delle mille lapidi e le croci di un conforto funebre che non arriva mai a chiuderci la ferita della perdita.

E, l’altro giorno, il quotidiano locale dava notizia di una morte misteriosa di una bimba di 17 mesi che, quando passo per il campo dei bimbi nati morti o morti di pochi giorni e mesi, mi si chiude la bocca dello stomaco e il respiro si fa affannoso per quel maledetto mistero della vita mai vissuta – e chissà che genio ne sarebbe uscito di quel pargolo dall’espressione dolcissima di mesi tre e giorni uno e che amori avrebbe avuto e felicissime le sue molte amanti o la sola moglie molto amata – e davvero è un ‘silenzio degli innocenti’, dove anche l’Iddio dell’amore universale e del Conforto Finale tace imbarazzato e non confessa la sua impotenza a dare risposte credibili e confortanti ai mille ‘perché?’ dei genitori affranti e di tutti i viandanti pietosi.

E, quando sarà il mio turno, la mia ‘prima volta che sarò morto’ avrò anch’io il mio bel magone a darmi ragione di quanto mi sta accadendo -esattamente uguale a quello della nascita, ché uscii paonazzo dal ventre di mia madre coi cordoni intorno al collo e, se non mi facevano una iniezione potente, sarei a far compagnia a quei pargoli dolcissimi che mi sorridono di un sorriso mestissimo per la tragedia spaventosissima di non aver vissuto l’amore bello e caldo che ci ha nutrito, noi adulti, e dato un qualche senso, ciascuno per sé, alle nostre povere vite.

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Dei destini del paese

Uno degli scenari possibili di questa tornata elettorale -possibile perché sondaggi e sondaggisti sono al loro massimo di improbabilità e azzardo- è che il Movimento 5 stelle diventi il primo partito di questo paese confuso e rabbioso oltre ogni decenza.

 

Immaginiamo i titoli di Repubblica del 26/27 febbraio e de ‘Il Giornale’.

‘Rivoluzione all’italiana’ sarebbe il titolo di testa de ‘la Repubblica’ ‘Grillo primo partito’ come sottotitolo e, di spalla: ‘Napolitano al lavoro per dare un governo al paese. I dubbi del Quirinale’.

 

Il Giornale, invece, titolerebbe a caratteri cubitali: ‘I comunisti al potere!!’ e ‘L’Italia allo sfascio’ in barba al fatto che Grillo venga visto, secondo le opinioni, quale uno sfasciacarrozze, un fascista e via elencando degli epiteti e le invettive che gli sono stati indirizzati fin qua.

 

Grillo come primo partito sarebbe davvero una rivoluzione del quadro politico italiano, ma non così disastrosa, se si pensa alle tendenze aventiniane di quel Movimento: sdegnose della casta dei corrotti pdl (e qualcosa nel pd) e di tutto il vecchio ‘da rottamare’ contenuto negli altri partiti dell’infame seconda Repubblica berlusconiana e leghisto-ladrona dei ‘barbari sognanti’ (sic).

 

Ma un governo possibile c’è ed uscirà dalle intese tra il pd e il centro montiano e torneremo di bel nuovo alla beffa del ‘popolo sovrano’ perché ‘passata la festa gabbato lu santu’ e ‘tutto è cambiato perché nulla cambi’. Perciò: ‘Mettetevela via.’ cari elettori ed elettrici. Qualunque cosa voi decidiate nel segreto dell’urna non sposterà una virgola dei destini di questo paese.

 

http://www.huffingtonpost.it/2013/02/17/el…tm_hp_ref=italy :rolleyes:

Piovono stelle filanti (e monetine)

Volano stelle filanti. Che esplodono a terra con spaventoso clamore e scavano buche profonde e ci dicono che ‘siamo soli nell’universo’, e in balia di polveri e schegge impazzite di asteroidi vaganti a velocità folle che : ‘…’ndo cojo, cojo’ e i cocci sono nostri.

 

E il mondo è stato ferito mille volte, nel corso dei millenni, e sono scomparsi bestioni enormi e voracissimi e siamo arrivati noi, formiche umane non meno voraci di ambiente – che tutto ce lo mangiamo e lo abbiamo stravolto a tal punto e conformato ‘a nostra immagine e somiglianza’, ma basta un celeste evento catastrofico a cancellare d’un botto secoli di evoluzione e i manufatti nostri di semidei architetti e artisti.

 

E, cambiando argomento e per ‘tornare coi piedi per terra’ , piovono anche monetine da un cent su quei pubblici e privati funzionari infedeli e manolesta che si sono mangiati la cassa con aggravio delle casse dello stato che salverà l’ennesima banca, pare, e chissà che succederà a Finmeccanica, la cassaforte tangentizia dei leghisti ladroni, – che Roma-ladrona era una stracciarola da anni Cinquanta, al confronto.

 

E tutta questa corruzione che dilaga da sinistra a destra, passando per il centro delle ‘cricche’ degli appalti che furono al tempo dello s-governo del berlusconi-cialtrone (Monti dixit), potrebbe diventare una seria risorsa per quegli ‘ultimi della terra’ che si accodassero ai funzionari manolesta e si tuffassero a raccogliere le monetine rimaste a terra. Ché, se il trend continua e si afferma, nei prossimi giorni qualcuno di quelli potrebbe diventare milionario e spedire corpose ‘rimesse degli emigranti’ ai parenti e tornerebbero, per diverse vie, gli ‘aiuti allo sviluppo’.

 

Vien da pensare che la Provvidenza esista e abbia le sue vie misteriose per manifestarsi.

 

Era meglio morire da piccoli (due)

C’è stato un periodo della mia vita che avrei voluto lasciare tutto e aprire una struttura turistica in India – ma quell’umana avventura si fermò sul primo, decisivo, ostacolo di una mazzetta chiesta senza l’ombra di un rossore da un funzionario infedele per ‘far partire la pratica’.

 

E figurarsi, nella oleosa  burocrazia indiana dell’epoca, quali altri passaggi di denaro destinati all’ingrasso di quei miserabili e pezzenti funzionari corrotti, si sarebbero resi necessari perché la pratica arrivasse a destino.

 

E’ una filosofia d’accatto, un cantuccio mai spazzato della loro mente quello di coloro che credono che le ruote si debbano lubrificare e dal mulino si esca necessariamente infarinati e la mazzetta sia strettamente connaturata agli affari. Non è uomo onorevole e da onorarsi colui che vive e/o osanna questi mezzucci da basso impero e sotterfugi e schifezze e furto del denaro pubblico sotto forma di ‘commissioni estere’. E che, da noi, sia un ex capo di s-governo a dirle necessarie e ‘normali’ è bestemmia da scomunica politica e affermazione di corrotti funzionari di una qualche satrapia mediorientale d’antan.

La vecchia Italia malata che, impavida, resiste dentro alle caricature cinematografiche di Totò e di Sordi.

 

Ed è vero, invece, che le classifiche internazionali della corruzione più villana e plebea sono le stesse classifiche degli investimenti che in quei paesi languono, non si fanno, non hanno resa economica e dovremmo saperlo bene noi italioti, ben ferrati nel ramo – che abbiamo fior di eroi civili che si sono sottratti alla mazzetta obbligatoria nei territori di mafia e camorra e sono morti di quel piombo assassino e che, sotto allo s-governo del berlusconi silvio osannatore delle mazzette necessarie, abbiamo dovuto ascoltare allibiti l’audio miserabile di quel tale che rideva felice del terremoto dell’Aquila, perché ‘figurati gli appalti che ne otterremo!’ noi della ‘cricca’.

 

Era meglio morire da piccoli, maledizione!

Il Mackie messer dell’italico avanspettacolo cochon

Non metterebbe conto di parlarne più, della campagna elettorale e del suo protagonista negativo, il Cavaliere Inesausto.
Che continua a blaterare da par suo e pronunciare, impunito, le spaventose cose di sempre: la magistratura che è un ‘cancro’ e fitta di ‘giudici comunisti’ e le tangenti di Finmeccanica derubricate a ‘normali commissioni’ di un commercio industriale globale dove la corruzione è, appunto, cosa normale, passaggio inevitabile e dovuto -e in questo suo dire è contenuta per intero la rete di corruzione della sua pratica di imprenditore ai tempi di Tangentopoli, di cui è stato il vendicatore politico una volta chiusa la brevissima stagione di ‘Mani Pulite’.

E dobbiamo ringraziare Ratzinger, il pio, il quieto pastore tedesco de ‘non ce la fo’ più’, che ce l’ha ‘tolto dai co……’ delle prime pagine dei giornali e delle televisioni -e davvero non se ne può più di ascoltare il riporto sciocco e residuale delle terribili idiozie e pubbliche sconcezze di un tale buffone di s-governo che una quantità di concittadini suonati vorrebbero rifilarci di bel nuovo alle urne.

L’augurio è che si avveri la promessa del Bersani candidato alla premiership di far votare, in primis, una legge sul conflitto di interessi che si porti via per sempre dalle cronache di infamia di questo paese questo volgare Mackie Messer da avanspettacolo cochon. Amen e così sia.