Archivio mensile:gennaio 2013

Della sporcizia diffusa

Si dice che un cane che il morde il padrone non fa notizia, ma il suo contrario si. E’ vero. E a questo rovesciamento di ruoli canonici mi ha fatto pensare la notizia di un etiope che, in un supermercato cittadino, ha apostrofato due signore indigene di ‘sporche cristiane’ .

 

Di solito si dice ‘sporco negro’ e questo fatto che anche delle povere cristiane si becchino l’aggettivo tremendo e insultante ci fa entrare di colpo nel ventunesimo secolo delle migrazioni e immigrazioni dei grandi numeri e consolidate.

Dimenticavo: c’è anche lo ‘sporco ebreo’, ma quella è storia recente e passata in giudicato (processo di Norimberga e dintorni).

 

Che poi: chissà perché si taccia tutta questa gente di varia origine e cultura e religione di scarsa pulizia – e, magari, i poverini sono igienisti al limite della mania. Mancano all’appello gli ‘sporchi islamici’, ma è, forse, per via delle abluzioni rituali che costoro fanno nel cortile delle moschee e l’abitudine di togliersi le scarpe prima di entrare.

 

Ma, secondo voi, i nazisti erano, a loro volta, ‘sporchi’ – come si dice perfino dei ‘comunisti’?

 

Non sarebbe ora di darci, tutti, tutti, una bella ripulita al lessico ed entrare nel merito delle differenze di cultura e colore della pelle giusto per capirle e averne contezza e, magari, rispetto?

A coloro che verranno

b. compra B., narrano le cronache, e il suo partito sale di un punto nei sondaggi. La qual cosa conferma che l’oggetto misterioso di questa campagna elettorale è l’elettore che scambia le cose dello sport con le cose della politica e ci manda a dire che ‘questo o quello per me pari sono’.

Ma chi sono queste migliaia di persone strane (un punto di sondaggio sono migliaia di persone) e che ci appaiono ‘suonate’ – col loro dirsi convinte che un imbonitore da bar sport è anche un buon candidato alla guida della Repubblica in tempi procellosi e collo spread-tsunami pronto a sollevarsi come una liquida onda distruttiva non appena i risultati elettorali dicessero che b. torna allo s-governo della cosa pubblica o che un parlamento ingovernabile e paralizzato dalle azioni politicamente bandistesche di ‘quelli del pdl’ impedirà di assumere le giuste decisioni per i conti in ordine e il ‘tornare a crescere?

Forse ci camminano accanto come zombies in sonno e comprano il pane come noi e coltivano le rose in giardino e sono buoni padri di famiglia, chissà – lo erano anche i fedeli esecutori degli ordini di sterminio nei lager nazisti, narrano le cronache del processo di Norimberga.

Il male assoluto ci cammina accanto, abita nell’appartamento accanto al nostro, è il nostro commercialista di fiducia, il panettiere che ci cucina il pane di cui ci nutriamo – e non sappiamo/possiamo contrastarlo come altre tragedie incombenti nelle nostre vite.

Sarà quel che l’urna vorrà, ma non chiamateci ‘popolo sovrano’, per favore. Non infierite.
E ho una preghiera da rivolgere a coloro che verranno : ‘Usateci misericordia per quanto è della presente tragedia del nostro vivere associati.’palude.jpg

Del ‘morire da piccoli’.

La direttrice dell’ufficio postale dove raccolgo i miei scarsi redditi mi appella ‘professore’. Maddeché, ahò! Però non è la sola a farlo e devo accettare il fatto che questa è l’impressione che trasmetto al mio prossimo con un mio certo modo di parlare, muovermi, ragionare, scrivere.

E, è bene che ve lo precisi, come professore di una qualche scuola della Repubblica, sarei di quel genere che gli studenti somari qualificano come ‘un emerito rompicoglioni’.

Ma ne sono accorto ascoltando una trasmissione radiofonica in cui si intervistava una tizia esperta di costumi islamici che condiva i suoi ragionamenti e le brevi frasi di ‘etc, etc’ (con l’accento sulla à finale perché francese di lingua).
E un senso di fastidio mi ha colto, forte e decisivo, – e gli ho chiuso la radio in faccia perché non c’è ‘etseterà, etseterà’ che tenga in un qualsivoglia ragionamento di ogni genere e tipo, bensì è necessario spiegare ogni cosa nel dettaglio e con precisione e senza dare nulla per scontato (etseterà, etseterà).

E, come dice Moretti (Nanni) in un suo bel film: ‘Le parole sono importanti.’ E bisogna usarle bene, e assicurarsi che ogni frase detta arrivi al cuore e alla mente del nostro prossimo senza fraintendimenti possibili – e che ogni cosa sia illuminata dalle parole che si dicono a tal punto che ognuno e tutti concordino sull’evidenza del colore della cosa di cui si ragiona.

Diversamente, si arriva ad accettare perfino l’idiozia di un tale, un cretino di talento e di s-governo, che afferma che ‘il duce ha fatto ‘anche’ cose buone’. Ma va! ‘E ci mancherebbe anche che avesse fatto delle cose cattive’, chioserebbe la mia anziana genitrice – non cosciente del fatto che si parla e si ragiona di guerre atroci e milioni di morti in guerra e campi di sterminio e bombardamenti di Dresda e di Berlino – e noi italioti furbi che ce la siamo cavata con un voltafaccia e voltagabbana.
E i soli esempi di militi fieri del loro giudizio e invitti nella loro dignità di uomini e soldati sono quelli della divisione di stanza a Cefalonia – che preferirono morire combattendo piuttosto che ascoltare le postmoderne coglionate berlusconiane de ‘il duce ha fatto anche cose buone’.

Ma non era meglio ‘morire da piccoli’ che ascoltare certe voci e frasi di idioti patentati e spudorati?

 
 
chiarafede
 
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view post Inviato il: 28/1/2013, 11:50 Citazione
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Sì, e con i peli del culo a batuffoli, che morire da vecchi, soldati e coi peli del culo bruciati! :woot:

 
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Cose buone dal mondo

La frase non è nuova. Che il fascismo e il Duce hanno fatto ‘anche’ cose buone. Bontà sua e loro: quegli uomini valenti e animosi dei ‘sabati fascisti’ e della ginnastica sulle pubbliche piazze. Ma chi non fa ‘anche’ cose buone nel breve volgere di una vita qualchessia? Perfino di ladri notori e ubriaconi e fedifraghi che picchiavano le mogli si legge sulle lapidi cimiteriali che erano ‘padri affettuosi e mariti fedeli’, chi l’avrebbe mai detto.
E, a Norimberga, nel corso del famoso ‘processo’ che da quella città prende nome, si ascoltavano testimoni a difesa che affermavano davanti ai giudici, di notori kapò e aguzzini dei campi di sterminio nazisti, che erano buoni padri e amavano coltivare le rose in giardino, che cari.

Quella frase delle ‘cose buone’ del dux de noantri io l’avevo già sentita pronunciare da gente qualunque, ordinary people, gente comune – che l’aveva, a sua volta, ascoltata in famiglia, da qualche parente ormai defunto.
Da qualcuno che, magari, l’aveva ‘svangata’, come si suol dire, ed era sopravvissuto agli inseguimenti sui tetti e arresti casa per casa di coloro che avevano avuto un ruolo pubblico durante il regime o si erano dichiarati fieramente fascisti ai tempi loro e, nel brevissimo corso della ubriacatura antifascista dopo la fine della guerra, si erano dovuti nascondere o erano emigrati per riapparire di là a qualche anno come se niente fosse stato.

E che ‘niente’ sia stato il fascismo delle cose buone e meno buone è cosa difficile da sostenere per chi guarda rai Storia e vede i documentari di ‘come eravamo’ e di come sono stati i padri e i nonni – e le incredibili idiozie dei ‘fasci di combattimento’, le ridicolaggini dell’Impero e ‘volete burro o cannoni?’ E la finale follia distruttiva della guerra combattuta coi carri armati di latta e le leggi razziali – e tutto il resto che abbiamo imparato sui banchi di scuola, ma, forse proprio per questo, non l’abbiamo ‘mandato a memoria’. Quella Memoria che in questi giorni si celebra e si sostiene perché quegli orrori della maledetta Storia non si ripresentino più – e gli uomini e le donne futuri non debbano più chiedersi ‘Se questo è un uomo’.

E che il nostro ‘cretino di talento’ di turno compaia d’improvviso a una cerimonia che ricordava quegli orrori lontani e butti lì la stupidaggine da ‘ordinary people’ – come se fosse l’avventore di un bar di strapaese – non sorprende, perché ad altre amenità e schifezze ci ha abituato da gran tempo, l’uomo delle ‘olgettine’ a libro-paga e delle ‘igieniste dentali’ in politica e della ‘nipote di Mubarak’.

E che si addormenti quieto, poco dopo, seduto in prima fila tra le ‘Autorità’ presenti è il suo ‘grande finale’ del suo essere stato ‘capo del governo’ e strenuo combattente da ‘campagna elettorale’ che strizza l’occhiolino furbo ai fascistelli apparentati alla sua lista e riduce un evento sacro dell’umanità sofferente per le atrocità della Memoria a piccola furbata ‘de noantri’.

Votantonio, votantonio, votantonio, Italiaaaniii!

Il destino nell’urna

Stando così le cose – i sondaggi elettorali che ci propinano – avremo un parlamento ingovernabile e foriero di ‘strane alleanze’ come e peggio dell’anno ultimo scorso che ci ha bastonato di tasse e ‘mani in tasca’ agli italiani e spudorate patrimoniali a carico dei redditi medio bassi – e l’evasione storica sostanzialmente immutata nelle cifre e impunita.

 

Ma avremo votato, vivaddio! – e la felicità per questa cosa ridicola del popolo sovrano che complica le cose della cosiddetta ‘politica’ e farà fare un balzo clamoroso allo spread che sonnecchia inquieto farà aggio sul fatto che tutto è cambiato perché tutto resti uguale.

 

Alleluia, brava gente! Indignatevi e votate! Presto qualche cosa cambierà nel vostro destino (e i cocci sono vostri).

La Storia e il passo del gambero

Doveva succedere, perché tutto quello che può succedere prima o poi accadrà: un mendicante si prepara il posto sul ponte più di passaggio che mena in campo san Polo e stende un panno a terra e sistema il cappello davanti a sé e poggia la schiena sulla ringhiera in ferro e piega le gambe come un novello buddha meditabondo sui mali del mondo e assume quell’espressione di compunzione e manifesta sconfitta, ma con una sua segreta fierezza residua – e il cartello davanti a lui recita: ‘Sono italiano (un italiano vero, come nella canzone, n.d.r.) e ho perso tutto. Grazie per l’aiuto.’

Asciutto, asciutto e dignitoso comme il faut. E nessuna concessione alla ‘moglie con malattia de zuchero’ e ai quattro figli piccoli che hanno tanta fame.

 

E vien voglia di mettere mano al borsellino e dare, dare tutto l’aiuto richiesto a questo connazionale che la crisi ha steso (l’ennesimo caduto sul campo del lavoro che non c’è) – e poco importa che l’istanza tocchi il nervo scoperto di un istinto di sopravvivenza autoctona e abbia un sapore vagamente ‘leghista’.

 

Perché a lui si e ai balcanici e ai rom, professionisti del mendicismo storico, niente – e una smorfia di fastidio in aggiunta per quel loro essere ‘fuori luogo’ e indecorosi da decenni e decenni?

 

Perché ai neri, ultimi arrivati, niente, con la ferma convinzione di esercitare così una ‘moral suasion’ a rientrare al paese ( come già hanno fatto in 800.000 di recente, dicono le statistiche) e cercare di contribuire in loco allo sviluppo della nazione di appartenenza?

 

Sentire ‘leghista’ o cuore arido? ‘Ché la pietà, direbbe un prete dal pulpito, non guarda in faccia a nessuno e non distingue tra chi ha fame ed è precipitato in un suo privato abisso. Parole sante.

 

E bisognerebbe tacitare quel diavoletto che gli vorrebbe rispondere che i campi rom – ad onta di tutte le predicazioni buoniste, sono da anni in trista evidenza di marginalità e abbiamo grandissime difficoltà ad inserirle nel contesto sociale occidentale evoluto, quelle popolazioni ex nomadi che parassitano con piccoli furti e mendicismo organizzato.

 

E anche il violare le frontiere e le leggi di un paese è cosa che non si dovrebbe fare e si fa – e, se lo si fa in massa e troppe bocche da sfamare in tempi di crisi feroce, ecco esplodere i drammi dell’illegalità: commercio illegale e conventicole di ‘venditori’ di borsoni che ghettizzano i pari grado ultimi arrivati e li sospingono nel terreno paludoso del mendicismo che si disputa i luoghi migliori e più remunerativi con minacce e violenze.

 

Arriveremo a contingentare i luoghi dove si mendica per nazionalità, prima o poi. Benvenuti nell’Ottocento della Storia che va al passo del gambero.

Era meglio morire da piccoli

Viene da ridere nell’ascoltare che si fa delle liste elettorali del pdl. Vi confluiscono gli avvocati personali del premier (in testa di lista nel Veneto, il collegio ritenuto più sicuro tra tutti) e le ex ministre del suo s-governo, ma vi compare, udite, udite! anche il testa pelata Minzolini – un nome, una fedeltà assoluta e curriculum di ottimo servizio reso al suo padrone di denari ai tempi del tg1 ridotto peggio di quello del ‘fido’ Fede.

 

E verrebbe da chiedere agli elettori del pdl semper fidelis e osannanti ogni schifezza del loro campione pluri inquisito e condannato: ‘Ma che ci azzeccano questi nomi, sempre gli stessi dell’orrenda prestazione di s-governo uscente – e la corruzione più spudorata e arrogante come refrain di ogni giorno che dio mandava in terra di gente di quel partito pizzicata in flagranza di malaffare e lo schifo delle puttane a palazzo e delle igieniste dentali ficcate a forza nelle liste del consiglio regionale?

 

Ci vuole uno stomaco da struzzi e rotto a tutte le schifezze da vomito per continuare a dirsi pidiellini e berlusconiani dopo tre lustri di orrori e disvalori esibiti come virtù di ‘razza padrona’ e ancora una volta avviati al voto nella scuola di riferimento a defraudare i concittadini del diritto all’onestà e alla probità degli eletti al governo della cosa pubblica.

 

Della serie: ‘Era meglio morire da piccoli’.

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Di coloro che sparano ‘chacchiate’ clamorose

La buona notizia è che Il movimento 5 stelle sarà solo e non confondibile nelle liste elettorali; la notizia cattiva è che il suo leader ne sta infilando una dietro l’altra di battute oscene e non condivisibili.

E se è vero che i sindacati sono organismi elefantiaci e vecchi e burocratizzati e inetti nel loro rappresentare diritti che più calpestati non si può – in questi tempi di crisi globale e nessuna capacità dei lavoratori di vedersi degnamente rappresentati e rispettati e politicamente ‘pesanti’ ai vari e diversi ‘tavoli di trattative’ – è vero anche che non si vedono all’orizzonte organismi di rappresentanza capaci di innovare e surrogare e c’è un limite alla rottamazione di tutto e tutti ed è quello di indicare quale organismo nuovo e funzione diversa e migliore possa darsi e mostrarsi.

Finirà che deciderò all’ultimo minuto dove indirizzare la matita copiativa, maledizione a tutti coloro che fanno (e dicono) di tutto per farmi pentire di averli sponsorizzati.


Civiltà di concittadini furbi

‘Io voglio conoscere chi è una persona onesta e chi è un avanzo di galera.’ dice un radio-‘ascoltatore’ a ‘Prima pagina’ – la bella trasmissione di radiotre, che, in modo sano, alimenta il dibattito sulla campagna elettorale e sul nostro complicato e avvilente e mortificante vivere associati.

E sembra un’implorazione piuttosto che l’affermazione di un diritto civile – in un paese dove, nel Veneto, collegio ritenuto elettoralmente sicuro dai maggiorenti del pdl, il Solito Noto piazza in testa di lista i suoi ‘cavalli di Caligola’: gli avvocati personali Ghedini e Longo.
Già, perché ci sarà un gran daffare anche nella prossima legislatura per trarre d’impaccio dai nodi giudiziari il pluri indagato e pluri prescritto e già condannato in primo grado (in uno dei pochissimi processi scampati alle prescrizioni e alle leggi ad personam) l’onorato e onorevole ‘cavaliere’ silvio berlusconi.

E non trovate buffo (o rivoltante, fate voi) che – a dire agli italiani chi entrerà nelle liste del pdl dei molti, troppi indagati e sotto processo o già condannati in primo e secondo grado sia uno che con la magistratura inquirente e giudicante ha stretto i nodi gordiani degli insulti devastanti l’istituzione-giustizia – con le accuse gratuite e diffamanti da Lui lanciate all’intera categoria: di essere, cioè, giudici o p.m. disonesti e ‘politicizzati’ e che hanno come obbiettivo prioritario quello di ‘toglierlo di mezzo’?

E sarebbe interessante ascoltare il parere di alcuni suoi elettori della categoria (assai esigua e di scarsissima voce, in verità) degli ‘onesti’ – quei poveri illusi che volevano che le liste elettorali prossime venture fossero ripulite della masnada dei portatori di voti in qualche modo legati alla mafia e alla camorra e conseguentemente indagati e in odore (o puzzo) di ‘voto di scambio’.

Ma, più passano i giorni di questa campagna elettorale rissosa e incivile, più la questione dell’onestà in politica diventa ‘questione di lana caprina’ – e tuttora stupisce il constatare che la questione di ‘civiltà’ dei probi e degli onesti da proporre alle cariche elettive sia davvero poca cosa e minoritaria nell’animo dei concittadini e del ‘popolo sovrano’ – che si appresta a rifilarci nuovamente, nel segreto dell’urna, i soliti noti del ciarpame italico dei disonesti e dei corrotti, o facilmente corrompibili, che saranno coperti dal titolo di ‘onorevoli’ e dall’immunità parlamentare.
Il peggio del peggio della polis e della civitas mandato allo s-governo della ‘cosa pubblica’ e a rilanciare verso l’alto la corsa dello spread.

Ha ragione la Merini a ricordarci – con santa parola poetica – che le mosche volano instancabili sopra il sacro suolo italico perché la merda che produciamo e lasciamo in bella evidenza sotto gli occhi allibiti dei concittadini europei è davvero tanta, ahinoi.

Gli spalatori esausti

Impazza la campagna elettorale e se ne ascoltano ‘di tutti i colori’. E la cosa sorprendente non è tanto l’incredibile faccia di tolla del Solito Noto, l’Imbonitore per antonomasia – capace di sparare le più spudorate menzogne sul ‘merito’ del suo s-governo’ e trova ancora orecchie piene di cerume e pus che se le bevono come nettare del loro dio di denari.

Sorprende che non ci sia un giornalismo ‘dalla schiena dritta’ in grado di fare le pulci e il contropelo in diretta ai cialtroni delle promesse spudorate e ridicole. Sorprende che si affidi al ‘popolo sovrano’ – che include una buona percentuale dei famigerati e storici ‘cretini alle urne’ – il compito di salvarci dallo spread che tornerà a salire all’impazzata, non appena i risultati elettorali mostreranno un parlamento ingovernabile e rissoso e ancora il Ghino di Tacco di Arcore a fare da grassatore politico e impedire il buon governo della cosa pubblica e una legge sul conflitto di interessi di matrice europea.

O, forse, non sorprende affatto, perchè -come già affermava la Merini con tagliente e lucidissimo giudizio para poetico: in questo paese le mosche volano instancabili perché la merda è veramente tanta. Tanta davvero, ahinoi, e i pochissimi spalatori in servizio hanno dichiarato, or sono decenni, di non farcela.