Archivio mensile:dicembre 2012

Il 2013 che vi augurate migliore

La campagna elettorale impazza, incurante del volgere dell’anno verso il ‘nuovo’ -che dovrebbe avanzare, com’è tipico del nuovo, ma ristagna, invece, nella pozza maleodorante del ‘dèja vu’ della mala politica italica dell’imbonire e promettere monti e mari – e navigare a vista, invece, navicella dalla fragile chiglia, verso le altissime onde dello tsunami 2013, anno di dis-grazia che già si prevede interno alla crisi globale tutto intero.

 

E si assiste a scenette tragi-comiche come quelle del ‘un passo avanti e due indietro’ del berlusconi che non ha più appeal presso gli elettori della Lega, – gente di stomaco forte e rotti a tutti i sapori forti delle immangiabili cose dello s-governo del loro campione di denari.

E il calderoli propone giuliano ferrara al posto dell’improponibile satrapo dalle mille e una puttana – come dire: ‘dateci Sancho Panza’, perché don Quijote se ne sta rintronato nella polvere dopo la feroce battaglia contro i mulini a vento.

 

E ne vedremo/ascolteremo delle belle e delle comiche – e anche dalla parte degli elettori ci verrà da ridere perché: ‘bene le primarie del pd’, ma, se vengono confermati/e dal voto i vecchi arnesi di sempre ,che cosa abbiamo lasciato urlare a fare i ‘rottamatori’ del ‘nuovo che avanza’?

E cosa gli hanno promesso i vertici del pd al Renzi-rottamatore che mantiene il profilo basso e si defila e non mostra più le punte delle sue lance e frecce?

 

That’all, folks! Passatevi una divertente e inconsueta notte di trapasso al ‘nuovo’ anno (ma quante ne avete passate di ‘divertenti e inconsuete’ negli anni scorsi?) e tiratevi su le maniche.

Il futuro è appena cominciato e dovrete farvi un mazzo tanto per mantenere un dignitoso livello di vita e reddito nel 2013 che vi augurate migliore.

Dialogo tra un venditore di almanacchi e un passeggere (parafrasi di un altr’anno ‘nuovo’)

E basterebbe l’essere scampati alla ‘fine del mondo’ per dirlo il migliore dei bisesti possibili, ma, in verità vi dico, che questo è stato un altr’anno delle nostre vite non troppo diverso dai molti che l’hanno preceduto né da quelli che lo seguiranno, se ancora avremo vita vivibile.

Un anno fitto di avvenimenti importanti – ma trovatemene uno di cui non si possa dire l’eguale.
Un anno d’amore – sicuri che quegli altri ne fossero vuoti? L’amore ha mille volti e mille nomi e mille sfumature – e se ravanate a fondo negli archivi rovinosi della memoria, sono certo che troverete qualcosa che può avvicinarsi all’idea di amore, quale che ne sia stata la forma.
Un anno che ha rasentato l’idea di morte e minacciato i vostri corpi di malattia – e anche qui ognuno avrà le sue storie da raccontare e i brividi alla schiena per averla scampata bella, lui o un familiare o una persona specialmente cara.

Insomma, cara la mia gente, quest’altr’anno che avanza, e gli manca poco per imprimere il suo numero nuovo sul calendario, è nient’altro che il vecchio anno che prosegue – e le lancette dell’orologio non cambiano giro e solo il silenzioso rinnovarsi delle nostre cellule ci dice nuovi ad onta della memoria dei fatti e degli eventi belli o catastrofici coi quali abbiamo interagito.

Vabbè, ho capito, non ve ne può fregar de meno di queste disquisizioni para filosofiche di fine anno. A voi interessa festeggiare e stappare lo spumante e farvi gli auguri e mettere su la musica a tutto volume e fare il trenino della tradizione – e anche questa è vita.

Buon Anno Nuovo a tutti, allora – qualunque cosa per voi significhi.Auguri-di-Buon-anno-Facebook-2013.jpg


lo s-governo dei semidei

Uso da assai tempo la parola ‘s-governo’, relativamente alle cose non fatte o fatte male del berlusconi silvio allo s-governo della repubblica ultima scorsa, per dire di una catastrofe in atto da oltre tre lustri e di una follia collettiva che invano esorcizziamo e speriamo di arginare e annichilire.

E mi spaventa, fin da quando ero bambino, ogni cosa che non si governa, che sfugge al nostro controllo di esseri umani: tutto ciò che avviene catastroficamente – e noi, impotenti, stiamo a guardare il disastro e le morti e lo scempio di ogni cosa creata che aveva una sua forma e meravigliosa vita – e la ritroviamo, dopo l’evento catastrofico, senza più vita e forma e le nostre vite si de-formano e si spengono del pari.

E l’impotenza di fermare il crimine e il massacro e lo tsunami o l’eruzione ci provoca una rabbia interiore e accessi di follia perché siamo semidei vocati all’organizzazione e ri-creazione di tutto quanto esiste e osserviamo dopo la nostra nascita.

E mi ha stupito l’ascolto, su radiotre, di un viaggio di Chiara Valerio in Africa e la potenza della sua narrazione che approdava, infine, all’idea di ‘s-governo’, alla quiete interiore di chi accetta che il mondo non possa essere governato e ordinato perché l’assoluto caos in cui siamo immersi non lo consente – e guardi, spossata e incapace di ogni gesto creatore, a quanto avviene davanti a te e non sei in grado di fermare, organizzare, deviare dal suo corso catastrofico.

E la stupidità degli eventi e l’idiozia delle persone che ti si mostrano diverse e in preda al demone del male e della follia ti acquieta, infine, e sai che non puoi riempire la buca della tua intelligenza febbrile con l’intero mare di tutto quanto è stato creato diverso e spaventoso e folle e criminale nel mondo.

Non siamo Creatori, bensì ri-creatori di una piccolissima porzione di mondo che ci attraversa e dobbiamo accettare il nostro destino di semi-dei con ben scarso potere sulle cose e nessuna capacità di suscitare miracoli. :(

Il ritorno dell’Imbonitore

L’imbonitore è una vocazione. Non so dire se è un’arte.

A me fa tristezza – e quando mi suonavano il campanello quelli della ‘folletto’ e gli altri tristi venditori del ‘porta a porta’ a volte rispondevo pietoso e gli offrivo una tazza di caffè – e lui, grato dell’accoglimento, mi sintetizzava in fretta il pistolotto commerciale per non troppo disturbare, e recitava poco convinto tutto il nuovo tecnologico e l’efficacia nelle pulizie di quel suo attrezzo costosissimo – e usciva rinfrancato con una stretta di mano, pur se non aveva aggiunto un cliente ai pochissimi che ci cascano.
E che dire di quegli imbonitori tutt’affatto speciali che vendono porta a porta, con zelo degno di miglior causa, le fole di un supposto Geova -e spiegano puntigliosi e agguerriti ai profani tutto il loro diverso storico e le contro-leggende religiose che li dicono nemici del cattolicesimo e dei preti e dei cardinali?

E l’Imbonitore Massimo, – l’orrido venditore di mercanzia avariata che ha stipato per decenni i suoi programmi tivù con oscene scenette mercantili e interminabili filippiche sui materassi che ti guariscono dal mal di schiena, (interrompendo perfino le emozioni dei film più belli e commoventi)- l’Imbonitore maledetto è tornato in tivù: incubo atroce di ben tre lustri di s-governo e di avvilimento delle coscienze.
Accolto a braccia aperte dai conduttori in cerca di scoop e dalle conduttrici ilari e felici di ben leccare il piatto dell’immangiabile sbobba quotidiana, quest’essere volgare e privo del pudore e della vergogna per le menzogne che infila a raffica nei suoi concioni elettorali, quest’uomo di nessuna morale, ha trovato aperti tutti i varchi per un’occupazione militare dei video prima che scatti la par condicio.
E migliaia di ipnotizzati televisivi hanno roteato e sbarrato gli occhi di fronte alla danza macabra del cobra reale dei loro incubi diurni e già si dicono pronti a ri-votarlo, malgrado le troppe pentole senza coperchi dei suoi stra maledetti s-governi e le leggi ad personam e gli sconquassi istituzionali e lo spread alle stelle a causa della noncuranza degli eventi macro economici che ci assediano.574758_324012387711967_2048166836_n.jpg

E, badate bene, l’Imbonitore, per sua natura non dà risposte precise a domande precise. Se gli chiedi come rattopperà i conti dello Stato dopo che avrà tolto l’Imu – con quale nuova tassa o taglio di spesa sociale- lui non risponderà. Ricorrerà all’invettiva, come ha fatto ieri, dicendo cretini e ignoranti di economia coloro che lo assediano e gli pongono quelle fastidiose domande.
Imbonitore, appunto. Uomo di grancassa e sonagli alle caviglie. E, dietro a lui, il popolino volgare e inebetito delle sue tivù commerciali. La sua fanteria elettorale di sempre: ridanciani e felici come i lemmings in sovrannumero di volare nell’abisso 65051_10151352271896151_692751454_n.jpgche quel desso mostra loro come un felice trapasso in un mondo migliore, dipingendolo dei colori vivi degli illusori paradisi televisivi che li addormentano.

votantonio

Chi scende e chi sale. Espressione fortemente simbolica, di questi tempi.

E lo sapeva Dante quanto sapesse di sale ‘lo scendere e il salir per l’altrui scale’. E lo sappiamo noi tutti che ‘il mondo è fatto a scale’ – e c’è chi scende ‘in campo’, vedi l’orrido berlusconi, e chi sale in politica, invece, ed è il ‘padre nobile’ e salvatore della patria Monti Mario, ottimate della Repubblica e garante degli interessi del Vaticano -senza il quale, in questo paese, ‘non si muove foglia che Dio non voglia’.

E ben si sa come gli amati vescovi e i cardinali ci abbiano un filo diretto con Colui che tutto puote – e competere con l’opus dei e quelli di comunione e liberazione è impresa persa in partenza per noi laici privi di tanta spalla sovrumana.

 

Perciò rassegnamoci a scendere l’ennesimo girone infernale della nostra vita politica e sociale e, a febbraio, se non avremo l’ennesimo s-governo del cavaliere nero -che avrà raccolto il consenso del peggio del peggio del ‘popolo sovrano’ e i fiati intestinali anti-spread e anti-euro- avremo un centro-sinistra politicamente indebolito al Senato dalla pattuglia dei ‘centristi’ di Casini e Montezemolo. Che passano per essere i veri ‘moderati’ ma non è chiaro che cosa sia l’essere moderati in questo paese, se a definirsi tale è il barabba rotto a tutte le coalizioni (con la destra di Storace e con la lega del Maroni) pur di far argine e muro contro i ‘comunisti’ e la ‘magistratura comunista’ che ne insidia l’impunità e la ricchezza costruita in flagranza di corruzioni politiche e la politica comprata coi soldi offerti ai molti Giuda-parlamentari all’incanto – com’è accaduto nel cupio dissolvi del suo ultimo anno di s-governo.

 

Davvero sembra di scendere tutti i gironi infernali della vergogna e dell’infamia nel parlare che facciamo di questa nostra pezzente e maleodorante ‘politica’ e dei suoi protagonisti diabolici che ‘scendono in campo’ e si preparano all’ennesimo fuoco di artificio di promesse stupide e illusioni cocenti per il popolo bove che li voterà.

 

E se resteremo in Europa sarà per il rotto della cuffia e il vano esorcismo dell’incrociare le dita e del ‘toccarsi di sotto’ e ‘fare le corna’ secondo l’ipotiposi tipica del popolo degli Apuli -e ci confermiamo figli di Totò e dei film di Sordi e, anche in quest’altro passaggio elettorale, c’è da scommettere che, di là delle Alpi, scuoteranno la testa sconsolati e ci chiederanno pubblicamente dalle copertine dei giornali e delle riviste: ‘Ma come fate voi italiani a tenere ancora bordone a questa fauna tragica e impresentabile dei maroni-berlusconi-storace?’

 

‘Votantonio, votantonio, votantonio.’

grazie dell’attenzione

Le festività natalizie hanno di buono che costringono la mente ai bilanci – in assenza del ‘pressing’ che fanno i giornali e gli altri media informativi sulle nostre emozioni e sul ‘pensare di pancia’ che ne consegue.

E stamattina ascoltavo il reportage di un radiogiornale da una piana intorno a Reggio Calabria, dove una tendopoli allestita della protezione civile e che dovrebbe contenere un massimo di 250 persone ne contiene, invece, 1000 di più – e tutt’intorno va costruendosi una baraccopoli di lamiera, un ‘slum’ come quelli che potete osservare nella cintura esterna di Città del Guatemala o a Manila o a Rio de Janeiro.
Segno che la crisi globale ci trasforma e siamo pari a quello che chiamavamo orgogliosamente il ‘terzo e quarto mondo’ e oggi ce l’abbiamo in casa e cresce piano nelle periferie degradate delle nostre città impoverite.

E, da una fonte credibilissima, mi giunge notizia che la ‘colpa’ di quest’emigrazione disperata degli ultimi della terra, gli africani, è anche di questi nostri immigrati, clandestini e no, che fanno pervenire in patria la notizia ‘stiamo tutti bene’ ed è vero, invece, il contrario – e vivono in quelle baraccopoli orribili o ammassati nei capannoni dismessi e riempiono le carceri – e si dovrebbe avviare un lavoro di ‘controinformazione’ nei paesi di origine perché si sappia che il lavoro qui da noi non c’è più ed è preferibile che si potenzino gli aiuti allo sviluppo con progetti mirati e un attento e severissimo controllo del flusso migratorio alle frontiere piuttosto che questa miseria quotidiana dell’alimentare un sentire ‘leghista’ perché non siamo più da tempo il paese di Bengodi e anche la Caritas è in affanno e mancano i fondi per offrire un’assistenza di minima al popolo dei barconi.

E non si sente più parlare della questione ‘migranti’ dacché la Lega di lotta e di s-governo si è ritirata in un cantuccio della vita politica con la coda tra le gambe per via degli scandali e delle ruberie dei suoi eletti che la equiparano a tutti gli altri corrotti storici di quasi tutti i partiti che accusava col clamore dell’invettiva storica di ‘Roma ladrona’ – e oggi Milano e Varese ladrone rubano la prima pagina della corruzione che dilaga e impoverisce vieppiù il vergognoso paese delle prebende folli regalate agli eletti di ogni assemblea regionale e provinciale e comunale con l’aggiunta della ‘mignottocrazia’ di quando sostenevano berlusconi e il ‘casto’ formigoni.

Questo è quanto avevamo in animo di sottoporre alla vostra attenzione in questo noioso giorno di festa, cari lettori, arrivederci a domani e grazie dell’attenzione.

Del dirsi cristiani in un Natale di guerra

Ci risiamo colla storia sempiterna del Natale. Che torna uguale ogni anno e ogni anno uguali sono le recriminazioni sul Natale che non è quello del bambolino nella cuna – già profeta in grembo della madre e tanto di stella cometa sopra la Capanna nunzia di un Amore universale e redentore erga omnes – bensì un Natale consumistico e dimentico di tutte le belle cose che si facevano in famiglia.

E quest’anno , invece, le statistiche delle vendite di ogni genere di merce saranno al ribasso e, passando per le diverse zone della città a piedi, si notano sempre più numerosi i cartelli ‘vendesi’ e ‘affittasi’ fuori dalle vetrine dei negozi – a dire di una crisi che ‘pareggia tutte le erbe del prato’ ed è come le locomotive d’antan che fermavano sbuffanti in tutti i paesini e nessuno, oggi, che scende dai vagoni perché un gelo immobile paralizza tutto, e non si commercia, non si produce, non si esporta.

E altrettanto gelo e maggiore paralizza la coscienza civica dei molti che paventano da queste elezioni un ritorno alla follia berlusconiana dello spread impazzito e della predicazione anti europea e anti euro e non sappiamo che cosa ci accadrà in quest’altr’anno che viene -orribilis già in partenza per le facili predizioni negative di un barabba che non vuole scomparire dal palco disastrato e dalle assi sconnesse dove saltella ingessato in viso come in un vaudeville di quart’ordine – e battute sempre più avvilenti e meschine e la maschera del bauscia-pensopositivo che gli si sfila dal viso e ne rivela il ghigno malvagio e revanscista.

Eppure abbiamo futuro e un futuro senza più quest’attore tragicomico di quarta fila è possibile e un’altra Italia cova sotto le ceneri dell’impazzimento collettivo di tre lustri di s-governo e avvilimento istituzionale e, ‘forse ce la faremo’ perché la speranza sempre risorge e ci riscatta e ci dice uomini capaci di cavalcare l’onda negativa della storia e risorgere dalle ceneri – con e senza l’aiuto di leggendari profeti palestinesi che, 2012 anni dopo quei lontanissimi accadimenti, ancora ci dicono ‘cristiani’.

Del popolo che si vuole sovrano

Aiuto! E’ cominciata la campagna elettorale! E tutto il peggio del paese si riversa come un fiume inquinato dagli scarichi industriali ricevuti lungo il suo corso in questo rito stanco, stupido, della cosiddetta ‘democrazia’ – ed è, invece, un solitario destreggiarsi nel seggio elettorale tra liste e candidati improbabili e disinformazione dei soliti ‘cretini alle urne’.

E provate voi a piazzare un tavolo all’ingresso di un certo numero di seggi della maggiori città e di qualche paesotto della bassa e del centro e del sud e fare un esamino piccolo-piccolo di educazione civica a chi entra animato delle peggiori intenzioni: di dare, cioè, il suo voto, al solito barabba-imprenditore di ridicole promesse e leggi ad personam che invade i teleschermi – e non si trova un ‘giornalista’ degno di questo nome o un c…..ne di conduttore che gli faccia finalmente la domanda giusta: ‘Con quale nuova e diversa tassa e/o tagli di spesa sociale o sconquasso dei conti dello stato appena rimessi in ordine lei rimpiazzerà l’imu che promette di abolire?’

Già, perché c’è in giro una marea di suonati pronti a dare fiducia al primo cretino che promette mari e monti (oops!) e tutto ciò che è avvenuto un anno fa – lo spread impazzito, la bancarotta dello stato, le istituzioni svilite e il parlamento comprato dai soldi del solito noto (ricordate i denari di Giuda dei sedicenti ‘responsabili? gli scilipuoti, i razzo e l’altra fauna orrenda che ci fa vergognare di dirci ‘umani’ se anche loro lo rivendicano impuniti) – tutto ciò che è avvenuto appena l’altro ieri, tutto dimenticato! e si torna al voto ‘di pancia’, ai fiati intestinali del peggio del peggio del paese-italia.

Monti, in fondo, era una soluzione. Come i Barbari alle porte di Roma -e l’Impero romano era stanco di espandersi e tenere sotto giogo tutti quei popoli diversi e non c’era all’orizzonte un novello Cesare- come i Barbari di allora, i tecnici di governo erano la ‘cosa nuovissima’ e sorprendente e capaci di ‘fare il lavoro sporco’ dei tagli e delle tasse e avevano fatto piazza pulita di tutte le stupide illusioni di essere ‘popolo sovrano’ solo grazie a quel rito stanco: di infilare una scheda nell’urna – e non sai che fa il tuo concittadino di là, nel seggio accanto, che ghigna di gioia per aver di bel nuovo votato il barabba della confusione politica e dello sconquasso istituzionale allo s-governo del paese.

E chi mi parla di democrazia come panacea di tutti i mali, mi vien voglia di estrarre la mitica pistola e invitarlo ‘gentilmente’ ad assidersi nella poltrona di un cinema d’essai e gli metterei negli occhi gli stecchini come al protagonista di ‘Arancia meccanica’ e lo obbligherei a rivedere il film dei nefasti berlusconiani degli ultimi lustri e di Tangentopoli e dei socialisti ambrosiani di Craxi e Pilliteri fino all’urlo finale del suo impazzimento.

Popolo sovrano? Ma chi ha tenuto a battesimo un’espressione così spaventosamente derisoria, maledizione! E tuttora infierisce! malgrado i tre lustri di corrotti e malnati e barabba allo s-governo della Repubblica.

bibliografia essenziale: J.Saramago – Saggio sulla lucidità
K. Kavafis – Aspettando i Barbari

Dopotutto era una soluzione

Vabbè. Non è venuta. La fine del mondo, intendo. Era una soluzione, dopotutto. Perché, sappiatelo, attizzare una speranza, suscitare un’emozione, illudere di un evento clamoroso e risolutivo è una crudeltà, se, dopo, tutto torna come prima e peggio di prima.

 

E ci aspettavamo di avere una risposta a tutto l’ambaradan delle nostre vite confuse e caotiche e di sapere dov’era e com’era il Grande Raduno di Giosafatte -con tutta quella gente incredibile riunita che si osserva, stupita di esserci per davvero e risorti dalle antiche tombe e dalla polvere e i vermi.

 

Contadini dell’anno Mille vestiti dei loro stracci, buffoni e saltimbanchi, monaci e abati sdegnosi e cavalieri e conti e baroni europei mescolati con soldati della dinastia Ming: che paiono quelli delle tombe ipogee della Grande Muraglia messi come spaventapasseri a dissuadere i nemici dall’attaccare – e chissà chi l’ha avuta quell’idea geniale, ché bastava una freccia che scalfisse la pietra e la notizia dei soldati-fantocci messi sugli spalti per sopperire alla carenza sarebbe subito dilagata per tutta la pianura mongolica e ‘apriti cielo!’ le invasioni.

 

E pensate alla gente di Pompei, che si scrolla di dosso tutta la cenere e i lapilli e si abbracciano e si salutant, -morituri redivivi di quella po’ po’ di tragedia- e si chiedono stupiti ‘che ci facciamo qui’, noi che del Cristianesimo non abbiamo condiviso i miti e i riti – e tu guarda quegli indiani, induisti di vocazione, che non ne vogliono sapere di obbedire ai diktat degli Angeli dell’Apocalisse che ordinano, le spade fiammeggianti in mano: ‘Gli Indiani tutti di qua e i Cinesi di là. Ferrara! spostati di là che ci dobbiamo mettere i Cinesi.’

 

E, a parte ‘sta storia di Giosafatte che ci ha sempre lasciato perplessi ogni volta che ce la raccontavano – come quell’altro raduno incredibile degli animali tutti stipati nell’Arca del Diluvio Universale – resta il fatto che alzare gli occhi al cielo stamattina, che doveva essere oscurato dalle polveri di una colossale eruzione o dal botto di un asteroide, ci lascia vuoti dentro perché, in fondo, aveva ragione Majakovski quando scriveva, un filino depresso per via della Rivoluzione Tradita, che: ‘In questo mondo non è difficile morire. Vivere è, di gran lunga, più difficile.’

 

Alla prossima fine del mondo, gente. Tiratevi su le maniche e lavorare. Mi sa che ne avremo ancora per qualche millennio.

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Una vaga idea di ‘bene comune’

Diamo per scontato, con qualche ora di anticipo sull’ora prevista, che la fine del mondo in versione ‘antichi Maya’ non ci sarà e facciamo come si fa tutti gli anni in prossimità della fine dell’anno (questa si certa, certissima: per gli antichi calcoli astronomici e i convenuti calendari) di ricordare, cioè, quanto è avvenuto nell’anno in corso e gli eventi salienti e i gradienti di senso del ‘nuovo’ che il 2012 ha voluto regalarci, bontà sua.

E dispiace dire, nell’immenso tourbillon di eventi che l’umanità ha macinato nel corso dell’anno, che più che le stragi di bambini, gli omicidi mirati della C.i.a., la crescita economica di Cina e India e Brasile e la parallela decrescita infelice dell’Europa, e l’avvilente conferenza ambientale di Doha che mostra come il deficit ambientale sia in atto con largo anticipo rispetto alle già catastrofiche previsioni della conferenza precedente – dispiace dire che la palma di ‘avvenimento dell’anno’ va alla caduta del governo berlusconi e degli emeriti ‘responsabili’: acquistati in finale di partita per prolungare l’agonia dolorosissima del paese-Italia.

Ne è seguito, lo sapete, l’intervento a cuore aperto del team di chirurghi denominati ‘i tecnici’ e la rianimazione è ancora in corso, – ma pare, si mormora, che il paziente ce la farà, se non ricade nell’antico vizio di ri-votare la conventicola dei corrotti e dei barabba notori allo s-governo prossimo venturo.


Già perché siamo in piena campagna elettorale e abbiamo le convulsioni relative al periodo e alla malattia di cui soffriamo da tempo: di credere (o voler credere, a dispetto di tutte le scottature e le piaghe ancora aperte) alle promesse stupide del Solito Noto – che ripropone le sue ricette indigeste all’Europa dei conti in ordine e della crescita economica futura basata su questo ‘ordine nuovo’ continentale e minaccia l’uscita dall’Europa e dall’euro e ‘meno to(a)sse per tu(o)tti’, come se niente fosse accaduto e ‘tutto è illuminato’ della corrutela spaventosa della sua classe di s-governo che riempie gli Annali ultimi della Repubblica e i registri degli indagati della magistratura inquirente milanese e romana.

E ci viene in mente – avvilimento massimo e interrogativo cruciale del senso che ha l’essere ‘cittadini’ dotati di ‘coscienza civica’ – la difesa a spada tratta che hanno fatto i nostri detrattori e opposti di fede politica riuniti nei forum e nei circoli ‘menomalechesilvioc’è’ del loro campione di corruzione ed evasione e predicazione stolida degli interessi privati e le leggi ad personam e le promesse elettorali vuote di senso e manifestamente irrealizzabili, e chiediamo loro di battersi il petto con forza e di cospargersi il capo di cenere e di interrogarsi, nella solitudine delle loro deambulazioni serali o durante le loro insonnie, su quanto male hanno sparso a piene mani e quanti guasti hanno causato all’economia del paese col loro voto insensato e, certo, voto ‘di portafoglio’ e non di cuore e mente aperte all’idea di ‘bene comune’