Archivio mensile:novembre 2012

chi non porcona con me peste lo incolga

Non avevo alcun interesse per il dibattito Renzi-Bersani, chissà perché. Nè sono andato a votare o voterò al ballottaggio. Forse perchè il mio voto non sposta di un pelo il risultato finale e mi conferma l’estrema solitudine dell’elettore ridotto a un numero di nessun peso preso per sé – e le cose della politica vanno per loro conto e solo chi progetta la grandi imprese della finta democrazia e percorre la penisola coi bus elettorali e fa i comizi ha qualche chance di mettere a frutto un risultato.
Democrazia finta perché non basta un ‘election day’ a fare di noi un ‘popolo sovrano’ e ‘passata la festa, gabbato lu santu’ e, il giorno dopo, torniamo a porconare sugli aumenti delle bollette e sulla perdita di altri posti di lavoro, chiunque sia al governo.

Così, il Renzi, circondato da uno staff di valenti collaboratori e sostenuto economicamente da uno stuolo di finanziatori, compreso quello che ama le isole Cayman, male che gli vada si è guadagnato un posto da ministro nel prossimo governo e ha un futuro sulla scena nazionale del prossimo quinquennio, ma io continuo a vederla nera per lavoratori e pensionati – e domani pagherò l’Imu maledetta e continuo a risparmiare le poche lire che mi consente la mia pensione dimezzata dall’inflazione e dalle tasse x il fatidico ‘mal di notte’ – che se taglieranno anche la Sanità poco mi curerò lo stesso e tanto vale lasciarsi morire come fanno i contadini indiani affetti da povertà cronica e che credono che gli dei impongono il loro misterioso volere sugli umani di passaggio.

Così vanno le cose sul pianeta Terra, maledizione! E chi non porcona con me peste lo incolga.

I quieti animali dell’Arca

E’ invalso, nei media di stampa e in televisione e su internet, l’uso di terminologie fantasiose e guerresche e che rimandano alla mitologia, ricca di figure forti e spaventevoli e terrorizzanti.

Oggi è il turno di ‘Medusa’, la testa piena di serpenti, per dire di un ‘ciclone invernale’ che è in verità una normale pioggia autunnale con correlati fenomeni alluvionali che ‘mettono in ginocchio’ il paese. La cosa si ripete da gran tempo, ormai, e ci siamo abituati agli sgretolamenti degli edifici storici e alle frane e alla rituale proclamazione dello stato di calamità naturale che, in tempi di crisi, trova sempre meno udienza in alto loco.

Ma la sacca mitologica piena di figure forti e orrorifiche non è così capiente da consentirne un uso smodato e quotidiano e, dopo la rievocazione della sacca di Eolo coi venti di ogni direzione in contemporanea, catastrofica uscita, davvero non riusciamo a immaginare quale altro mito potranno proporci i meteorologi, pur valenti nell’indicarci gli strato-cumuli e i cumulo-nembi incombenti da qui alla prossima settimana.

E, quando tornerà la bonaccia primaverile, mi chiedo se tornerà Medusa a parti invertite: di coloro che, avendola mirata in viso, vennero pietrificati. O, col solleone d’agosto, l’evocazione del fuoco che distrusse Sodoma e Gomorra. Oppure l’Arca di Noè che galleggia sul diluvio universale piena di quieti animali sfamati chissà come per giorni e giorni.

Ma, forse, quest’ultima figurazione se la tengono in serbo per il 21/12/2012, data fatale delle profezie dei Maya.

San Vittore, luogo dei martiri

Può essere che 14 mesi di domiciliari nella casa della sua compagna, l’inenarrabile Santanchè , saranno peggio che a san Vittore e forse è per questo che l’ineffabile Sallusti, – notoria penna sciacallesca e diffamatoria di questo paese di berlusconiani incalliti e diabolici nel loro perseverare, ad onta di tutte le nefandezze,- sbraita che lui non farà alcun passo indietro, non smetterà di dirigere il suo sedicente ‘Giornale’ e sfiderà i suoi giudici dal dorato esilio dei ‘domiciliari’.

E non dovremmo mai dimenticare che cosa è stata, in questi anni di infamia nazionale massima, l’azione di canagliesco dileggio e cattiva informazione e avvilente ‘servizio al padrone’, la pretesa ‘libertà di opinione’ di quel tal Sallusti – finalmente incappato nella perversa rete di una legge fortemente voluta dal centrodestra per zittire gli oppositori di quell’altra stampa, quella veramente libera, e che è scampata per un puro caso al massacro della contro-legge, una toppa peggiore del buco, che è stata denominata la ‘salva-sallusti’.

Sallusti a San Vittore! Giusto per dirlo ‘santo subito’ e martire ridicolo del cattivo servizio che ha reso al suo padrone di denari in disarmo.


un diavolo dice al suo compare cornuto…

Non so se sarà ‘un suicidio’ del pdl il ritorno in cronaca del suo ‘padrone di denari’ – l’uomo che ha la cassa e giustamente dice al preteso segretario che si è creduto, brevemente, di fare politica e di essere un ‘uomo politico’ : ‘Angelino, ma ‘ndo vai colle tue ridicole primarie, se ancora ci sono io a tenervi tutti a guinzaglio stretto?’.

E forse qualche ragione l’avrà pure, il Barabba che ritorna sulla scena, – forse i sondaggi che commette ai suoi sondaggisti di fiducia.
O, forse, legge quel che scrivono di lui -e dei suoi tempi d’oro di s-governo e puttane e cricche degli appalti- i suoi sostenitori più accesi nei forum dedicati – che si dicono fieri di ri-votarlo perché, a sentir loro, non c’è alternativa credibile al ludibrio del loro adorato satrapo.

E a quei tali ben si applica la vignetta di Vauro dove un diavolo dice al suo compare: ‘Gli ex berlusconiani si dicono pronti a ri-votare il loro campione.’ E quell’altro, di rimando: ‘Appena arrivano quaggiù, li sbattiamo in massa nel girone delle gran teste di cazzo.’ :rolleyes:

plaisir et chagrin d’amour

‘Bisogna che facciamo passare il tempo!’ dice una voce rabbiosa che le mie orecchie registrano, nel corso della mia ‘ora d’aria’ quotidiana. Non mi sono voltato a guardare chi l’aveva pronunciata, bensì ho immaginato chi fosse quella tale, che intendeva distendere il suo impero personale sul Tempo, nientemeno. Forse una ‘badante’, stanca di dar ‘bada’ alla vecchia signora che le era data in sorte e le ‘prendeva la vita’; forse una madre stizzita delle assidue cure che esigeva suo figlio capriccioso.

Ma il Tempo non si lascia intimidire dai nostri vani propositi di imporci su di lui.
‘Tempus fugite’, già segnalavano i Latini, – e lo specchio, ogni mattina ce ne rimanda la dolorosa conferma.

E diciamo ‘tempo al tempo’ per rassicurarci sul fatto che qualcosa di buono e di auspicato avverrà che ci consoli di un misfatto, che realizzi un sogno e un progetto – o che il cadavere del nemico nostro mortale finalmente scorrerà gonfio e livido sulla superficie del fiume, sulle cui rive ci accovacciamo pazienti.

E non possiamo opporre nulla all’evidenza che ‘mala tempora currunt’, se i cari concittadini ci eleggono un Barabba notorio allo s-governo della repubblica e tutto finisce a puttane e a ‘feste eleganti’ – e la reputazione patria pure, collo spread sparato a razzo verso l’alto e un governo ‘dei tecnici’ chiamati al capezzale a incidere il bubbone mortale.

E c’è quel tale, che ci canta con tono triste: ‘bisogna pur passare il tempo’ e, in predicato, è l’amore che mai ci basta e poco ci racconsola perché anche l’amore di noi mortali sempre si ossida e muta aspetto – e sempre ci sentiamo inadeguati a quel canto alto che ci illude per un breve attimo e ci lascia, poi, svuotati per un tempo infinito.

‘Plaisir d’amour ne dure qu’un moment. Chagrin d’amour dure toute la vie.’ Hèlas!


I vampiri della Storia

Grande dibattito alla radio su ‘fascismo e antifascismo’ – girone infernale italico in cui bruciano le anime dei morti ammazzati e si incistano le miserabili nostalgie di una ideologia infelicissima che ha segnato la prima metà del secolo scorso e si è conclusa con una guerra mondiale e milioni di morti.

 

E basterebbe il dato storico delle guerre (la ferocissima guerra civile di Spagna in primis) a seppellire per sempre in una fossa profondissima -e la bara blindata come per i vampiri- quegli eventi lontani e l’ideologia che li ha acclamati e voluti e vi è perita con infamia massima – al punto che, se viaggiate in Germania e fate tanto di rievocare anche marginalmente gli anni del nazionalsocialismo, i presenti e vivi eredi di quegli avi combattenti – S.S e camicie brune e soldati del Reich ‘usi obbedir tacendo’ – non vi guarderanno in faccia e cambieranno discorso perché è ferrea norma di buon galateo civico dimenticare e non sollevare nemmeno il lembo della pesantissima coltre di oblio stesa su quei decenni di infamia.

 

E da noi, invece, è tutto un fiorire di dibattiti e di nostalgie pubbliche e saluti romani e gite  a Predappio e disquisizioni se ‘quelli di casa Pound’ sono o non sono fascisti di riporto, nostalgici o che altro – e se le loro ‘iniziative culturali’ siano lecite e condivisibili o se si debba, invece, impedir loro di parlare.

 

E davvero non so dire che cosa sia meglio fare relativamente alla memoria storica di quelle catastrofi degli avi che infestano le idee di buona convivenza futura: se ‘non dimenticare’ e organizzare dibattiti forti sull’Olocausto nelle scuole o chiudere bene la bara con grossi dadi e rinforzi di ferro all’esterno per tema che quegli infelicissimi ‘morti viventi’ ci azzannino alla giugulare, la notte, coi lunghi denti da vampiro.

se facebook istiga al suicidio

E’ una ‘normale’ notizia di omofobia con tragedia correlata quella del ragazzo romano ‘dai pantaloni rosa’ che si è tolto la vita perché non sopportava più il dileggio che gli veniva dai compagni su una pagina di facebook.
E ce ne viene la polemica giornalistica de ‘è vietato vietare’ – notissimo slogan che ha aperto, or sono decenni fa, la stagione di ‘una grande confusione sotto al cielo’ e si proietta nei tempi futuri di pericolose libertà assolute e di ‘facciamo un po’ il caxxo che ci pare’ affermato con arroganza e per ogni dove dell’Occidente in disarmo, ma non nei paesi islamici o nelle famiglie islamiche immigrate che tagliano l’orecchio al ragazzino che non si reca in moschea per l’omaggio dovuto ad Allah.

E ci tocca considerare che cosa sia meglio e cosa si possa ragionevolmente fare per evitare che altri ragazzi si impicchino a causa del mobbing via facebook – e come i genitori e gli educatori a scuola siano disarmati di fronte al dilagare delle moderne tecnologie che ci mostrano tutto il bello e il brutto dell’universo mondo fin dentro le nostre case e le stanze degli adolescenti difficili.

E a me, che da lungo tempo partecipo a un forum di discussioni sull’attualità e la politica e la società, vengono in mente i primi tempi di un ‘confronto’ tra ‘forumers’ che si svolgeva senza la rete di protezione di un’efficace e puntuale moderazione capace di frenare gli impulsi combattenti di certi strani figuri che insultavano e beffeggiavano e si prendevano gioco degli oppositori politici in pubblico forum – e i loro scritti si meritavano l’uguale attenzione che mostrava il popolo romano nel Colosseo quando combattevano i più noti gladiatori e si infliggevano orribili ferite e si davano morte pubblica dopo il pollice verso dell’imperatore.

Chissà che fine ha fatto una tale che si firmava Aldebaran -stella gelida di un firmamento virtuale che scriveva intingendo la penna nel vetriolo ed esibiva arcaismi a profusione e passava per essere coltissima e i suoi supporters si spellavano le mani e la acclamavano per puro spirito partigiano e le fazioni scommettevano su chi avrebbe vinto nel feroce combattimento tra galli dai lunghi speroni assassini.
E mi sovviene di quell’altro -quel tale che adorava Indro Montanelli e ne aveva adottato l’acronimo e la cosa più gentile quando mi nominava era ‘Chiarafede delle mie beole’ e sembrava Clint Eastwood nel finale dei films tipo ‘Mezzogiorno di fuoco’ – e anche lì il popolo dei forum ‘stava a guardare’ come le stelle di un noto libro e tanto più s’appassionava quanti più fantasiosi insulti quel tale partoriva nel chiuso delle sue asfittiche stanze – e finalmente mi decisi di munirmi di artiglio e presi a ‘rispondere per le rime’, a tal punto che oggi passo per essere un temibile gladiatore virtuale – io che porgo cento e più guance perché tutti possano esprimere liberamente le loro opinioni.

Opinioni, non sbeffeggiamenti e insulti gratuiti e impuniti. E qui torniamo al caso pietoso del ragazzino romano ‘dai pantaloni rosa’ e al suo rifiuto della vita per l’atroce sbeffeggiamento a cui era sottoposto da tempo.
Che tempi del caxxo sono questi che viviamo, se una pagina ribalda di facebook e il bullismo dei compagni di scuola può infierire impunito e dare morte a degli adolescenti fragili e insicuri.

l’invincibile armata torna a casa

La politica ‘prende’, afferma il presente lettore di quotidiani di ‘Primapagina’ su radiotre.

Ma cosa ‘prende’ esattamente, la politica?

‘Mi prendi l’anima.’, dice mia sorella a sua madre e, ben conoscendo la comune genitrice, la cosa mi è chiara.

Ma, davvero, fatico a pensare che la presente politica italica ‘prenda’ qualcosa di alto e sublime come l’anima delle persone o anche solo un breve tratto dei loro pensieri quotidiani prima di andare al lavoro o al bar a fare colazione.

 

Ve ne potrebbe importare ‘de meno’ della notizia che gli ex ‘Responsabili’ -quel gruppo di infami (che non lasciano fama, n.d.r.) transfughi di diversi partiti che consentirono allo s-governo di berlusconi di ‘tirare a campare, prima di ‘tirare le cuoia’ a causa dello spread impazzito e Roma e Atene ‘una faccia, una razza’- gli ex ‘responsabili’, dicevo, si siano costituiti in un nuovo gruppo fuori dell’area pdl e meditino di ‘fare politica’ anche nel prossimo futuro?

 

Ecco, è proprio questo che mi scombussola. Che cosa può ‘prendere’ nelle persone garbate e assennate un tal genere di ‘notizie’? E/o queste altre: che decine di candidati alle primarie del pdl (‘che non ‘s’han da fare’, berlusconi dixit) crescano come funghi in autunno e si disputino quel residuo 12 per cento che i sondaggi attribuiscono a quella che fu la ‘invincibile armata’ dei sedicenti ‘moderati’ della strampalata politica italica di solo un anno fa?

il barbone bruciato due volte

C’è del metodo in quella sua follia. Marino gira con una 72 ore poggiata su un carrelletto – in tutto e per simile a un turista di passaggio e ha l’aria svagata di chi cerca il nome della calle giusta che lo porta al suo b&b.
Di curioso c’è che si ferma ad ogni cestino dei rifiuti e lo ispeziona meticolosamente con una sua eleganza e metodo e rispettoso della pulizia, perché ripone ciò che gli serve nella valigetta e lascia tutto in ordine e si avvia verso casa, – la sua casa all’aperto nel portico che occupa da decenni e nessuno dei residenti nel campiello fa più caso alla sua presenza o, forse si sono stancati di protestare e scrivere gli esposti alla polizia municipale, tanto chi mai ha ricevuto risposta e quali controlli mai sono seguiti a quegli inutili atti amministrativi?
Marino è un barbone-modello, un amore di barbone. Hanno cercato di bruciarlo vivo, ma ha deciso di non muoversi da quel suo luogo di pena ed è parte del paesaggio veneziano – che oggi pullula di mendicanti di ogni risma e varia provenienza, i ‘barbanera’ balcanici che sostano ai piedi del ponte di Calatrava e i neri, buoni ultimi, esclusi dal commercio delle borse taroccate dalla conventicola che ne guida le sorti e assegna i ruoli e i luoghi dove esercitarlo. E l’amministrazione cittadina, buonista, tollera e tira a campare perché Venezia è una città di tolleranze estreme dove il massimo di concentrazione umana e canina si sposa col massimo della libertà di ‘fare i c…. propri’ e solo quando la protesta va al diapason entrano in azione le pattuglie e si gioca a ‘guardie e ladri’ lungo le rive e i neri in fuga mandano in ospedale i malcapitati che non riescono a spostarsi per tempo.

Ed è encomiabile il comportamento della gente che abita nel campiello dove ‘abita’ Marino perché tollerano i suoi scoppi di voce e le invettive rabbiose quando, in preda ai suoi demoni e fantasmi, dà vita a una sacra rappresentazione della sua follia e improvvisa i duetti e i duelli colle due anime che in lui si contendono il possesso della mente e dei pensieri.

E, la mattina, pacificato dal sonno, piega i suoi cartoni e i vestiti e li organizza nelle borse e nelle valigie e va a lavarsi alla fontana che sta dietro all’edicola in campo san Tomà e ricomincia le sue ispezioni ordinate e metodiche, allargando il suo campo d’azione secondo la generosità di chi riempie i cestini dei rifiuti. E conosce gli orari degli svuotamenti e li anticipa senza mai lasciar cadere una cartaccia o una lattina.

E se provate a incrociare il suo sguardo non vi riuscirà. Lui è altrove, si guarda attorno, cerca sempre qualcosa, forse ha in mente qualcuno, quel qualcuno che ha piagato la sua anima, si dice, barbone per amore, un amore di barbone che ha bruciato due volte.

il copione e i denari di Sancho Panza

Intendiamoci: il copione era scritto da tempo e conosciuto dagli attori e dai futuri spettatori e tuttavia suscita una certa sorpresa rileggerlo a sipario calato con un nuovo colpo di scena.

Non è una commedia brillante – ben poco brilla e mette allegria in questo spettacolo di cotillons e serate eleganti e olgettine pagate regolarmente (e profumatamente) come le ‘quindicine’ che si davano il cambio nei ‘casini’ qualche decennio fa.

A sipario calato, rileggere quel copione mette tristezza e avvilimento e anche gli attori sono pescati nelle retrovie del ridicolo quotidiano come quel tale che si è fatto beccare perché indossava le scarpe del Milan al momento del ricatto – che ancora non sappiamo se è andato a buon fine e come sia facile estorcere denaro a un personaggio avvilente detto ‘il Satrapo’ o ‘il Satiro’, che il denaro accumulato non intende portarselo nella tomba, bensì riempirne i solchi vitali che ha arato con gioia gaglioffa, questo bisogna riconoscerglielo.

E tentare il colpaccio con un documento che ripesca il vecchio ‘lodo Mondadori’ sembra impresa da avvocati rotti ad ogni laboriosa ricerca d’archivio e invece, a leggere le cronache, avremmo potuto farlo anche noi, lettori distratti e finalmente annoiati dalle vicende boccacesche di questo postmoderno Don Quijote da Arcore – che ha sfidato l’intero paese e ne ha convinto una buona metà che fosse una buona idea andare lancia in resta contro tutto e tutte le istituzioni della Repubblica, la magistratura in primis, e adesso gira, gambe all’aria, alto levato sulle pale dei suoi tragici mulini a vento -e, da sotto, il fido Ghedini-Sancho Panza conta i denari che si porterà a casa a fine servizio.