Archivio mensile:ottobre 2012

il mistero che ci inquieta e ci affanna

La discussione nasce da una frase estrapolata da un post di Luca Telese sul suo blog:
(…) Insomma, ti insegnano da quando sei piccolo che una donna devi rispettarla, accudirla. E tu cresci da uomo sensibile ed educato… Invece poi scopri che è una tragedia. Perché poi tutte le donne, anche quelle più intellettuali, ambiscono al maschio latino e truce. (…) – e si scatena la discussione, e gli interventi delle signore punte sul vivo sono tesi a negare che ‘l’uomo latino’ possa tutto e sia come l’atavico uomo del paleolitico che trascinava nella sua caverna la preda femminile tirandola per i capelli.

E tuttavia è difficile negare certe evidenze e latenze ‘cavernicole’ annidate nel cervelletto femminile ancora memore della preistoria e dei suoi riti sbrigativi e abusi crudeli. E ieri ascoltavo la lettura alla radio di un romanzo di La Capria dove un tale Shasha maltrattava una efebica sua preda francese turista come fosse la ‘bambolina’ di una canzone di Patty Pravo – e l’immagine dello ‘sprecadonne’ e del ‘play boy’ e dell’uomo fascinoso che una ne prende e cento ne lascia e ne spezza i cuori e lacera il tessuto connettivo razionale delle loro fragili menti riempie i racconti segreti delle signore di ogni censo e latitudine, mutatis mutandi.

E ci si mette anche Conte, colla sua canzone sui ‘mangiatori di pesce’ e ‘cercatori noi di sguardi e malintesi e trovatori ‘e sole’ che: ‘bella, bella bella famme capi’ famme godè’ e ‘bona, bona, bona, famme tuccà’ – e il ricordo va a quella amica lontana negli anni che mi spezzò il cuore e mi confessava che in borsetta teneva sempre una confezione di preservativi per quel genere di incontri fatali da ‘una botta e via’ a una festa, un convegno, cinematografici amanti in foia chiusi nel bagno delle signore, lei sbattuta in piedi contro la porta.

Okkei, okkei, non c’entrerà molto il maschio latino in questo genere di situazioni e ‘tutto il mondo è paese’ per quanto è de ‘una botta e via’ però niente mi toglie dalla testa che c’entri il cervelletto della preistoria femminile in questo genere di attese e predisposizioni a ‘darla facile’ a uno appena conosciuto che vi arrapa irresistibilmente e vi ricorda l’uomo con la clava che vi trascinava nella sua caverna tirandovi per i lunghi capelli.

Il sesso, già: questo nostra potenza di specie e mistero sconosciuto che tuttora ci inquieta e ci affanna alle soglie del terzo millennio.

mon doux, mon tendre, mon merveilleux amour

Non so se la giusta categoria per ‘Amour’ – il film di Michael Haneke premiato a Cannes con la Palma d’oro – sia ‘bello e terribile’.49002.png

 

Perché di bello nella vecchiaia non c’é quasi nulla e tutto il terribile dell’umana esistenza è facile che ti si scateni addosso e ti colpisca in quella condizione di estrema fragilità che ti tocca di vivere.

 

E se c’è una domanda teleologica che insorge spontanea e rabbiosa è ‘Perché?’ Perché tutto il dolore del mondo ti cade addosso quando le tue spalle sono più fragili e la mente vacilla? Perché scomodare l’idea faticosa e improbabile di un Dio provvidente e buono se la condizione umana è di gravissima sofferenza e il finis vitae è un ‘tirare la vita coi denti’ e tutto intorno del mondo bello e gioioso che hai conosciuto si muta in un spettacolo di orrore senza fine?

 

E Haneke nel suo film non ci risparmia niente della descrizione precisa e meticolosa del precipitare nell’abisso della malattia senile e tutto quanto ho visto e osservato sullo schermo con lo stomaco stretto in una morsa di angoscia mi convince sempre più che la sola cosa angelica della vita e della morte sia il ‘volo dell’angelo’ da un altissimo picco dolomitico, quando il dolore si farà intollerabile e la mente comincerà a vacillare – perché di tirare la vita coi denti al modo descritto in quel film e vissuto da milioni di persone all over the world non glielo augureresti al tuo peggior nemico – e mi chiedo perché il cinema ‘ di qualità’ si ‘accanisca’ a fornirci le visioni/predizioni della nostra malattia e morte futura.

 

E non ho provato neanche la commozione e le lacrime liberatorie che sono scese dal ciglio copiose durante la visione di ‘Mare dentro’ – perché la scrittura cinematografica di quel film meraviglioso aveva la solarità di una determinazione forte e proponeva, fuori delle finestre della camera del tetraplegico, la clarità dei paesaggi marini che illuminavano gli occhi di Ramon-che-vuole-morire ed essere restituito a quel momento fatale a cui era scampato per un maledetto scherzo del destino.

 

E l’appartamento di Parigi di quella coppia bella e dolce si muta, invece, in una prigione spaventosa e a niente vale la dedizione e l’Amour’ del marito che si decide, infine, con un muto urlo di disperazione, di accogliere la lucida richiesta della donna che ha amato per una intera vita.

 

E dare morte a chi si ama è uno strazio che scuote le fondamenta teleologiche e ti precipita in una disperazione senza fine che il finale pietoso del film non riesce a lenire.

 

E c’è gente senza cuore e senza cervello in giro che tuttora si sente in diritto di condannare i suicidi e castigarli nell’ombra nera dell’Aldilà e dire ‘assassini’ a coloro che danno morte per la tragedia di un amore straziato dalla malattia e dal dolore di vivere.

la madre di certi imprenditori spesso incinta

Se non fosse per il fatto che quindici anni di infamia sono una notevole parte delle nostre vite e ci siamo rivoltati in quel fango e melma di corrutele diffuse e sfacciate e arroganti – e avvallate come normali dai cinici elettori che si riconoscevano appieno nei loro ladri-campioni e nelle ‘feste dei maiali’ al truogolo e dicevano, alzando brevemente le spalle a coppo, ‘chi va al mulino si infarina’.

 

Se non fosse per quei quindici anni, dicevo, che temevamo di ‘morire berlusconiani’ e le coscienze avvilite del vivere civile, potremmo chiuderla qui colla storia di infamia di una seconda repubblica che si è aperta col gran gesto della ‘discesa in campo’ politico del vendicatore di Craxi latitante ad Hammamet e l’immenso stuolo di corrotti e corruttori di Tangentopoli – e si chiude oggi colla condanna a quattro anni per una gigantesca truffa allo Stato e reato di evasione continuata ed aggravata dal suo mirare ad essere sistemica ed osannata quale ‘motore dello sviluppo’ dall’imprenditore in politica avverso ai suoi giudici e a qualsiasi norma che non fosse l’arricchirsi anche nei modi più turpi e pezzenti dell’evadere a man salva e del rubare il denaro pubblico e truccare gli appalti e usare la leva politica come suo lubrificante necessario.

 

Però sappiamo che la memoria è labile e giova ricordare all’universo mondo che stinco di santo sia stato e sia quell’uomo che si è ritirato dalla vita politica (sarà vero?) giusto qualche giorno prima della sentenza -e i suoi avvocati milionari gli predicevano che tirava brutta aria nel processo Mediatrade privo della rete di sicurezza delle prescrizioni, si regolasse di conseguenza- e giova ricordare quale infamia massima sia stata per questo paese l’illusione che il preteso liberismo dei caimani, degli imprenditori d’assalto e rotti e tutte le corruzioni fosse motore di sviluppo capace di sfidare la globalizzazione e il ruolo europeo.

 

E a tutti raccomandiamo la lettura di un libro che si dovrebbe inserire nelle scuole di ogni ordine e grado quale testo scolastico e dibatterne i temi e mandarne a memoria ampi brani : ‘I cavalli di Caligola’ – metafora aperta di quegli avvocati personali del ‘caro Leader’ che sedettero in parlamento per lunghi anni, pagati col denaro pubblico per stilare le leggi necessarie per ‘farla franca’ mentre il loro patrocinato re di denari pontificava dal pulpito della Presidenza del Consiglio dei Ministri contro la ‘cattiva giustizia’ dei ‘giudici comunisti’.

 

Va da sé che ‘comunisti’, nel suo frusto e asfittico immaginario, erano tutti coloro che si occupavano delle inchieste che lo riguardavano e mettevano il dito nella piaga delle concussioni, corruzioni e gli speciali favori ottenuti dalle puttane di cui amava circondarsi e le diceva le sue ‘feste eleganti’.

 

Seguitevi il processo Ruby, brava gente, e ricordate che ‘la madre dei barabba e dei sedicenti imprenditori che adorano lubrificare i politici facilmente corrompibili è, ahinoi, spesso incinta.

l’Italia che verrà

Dobbiamo provare a immaginarla l’Italia che sarà dopo che sarà stata varata la legge-bavaglio che gli infami (che non lasciano fama) e sedicenti ‘onorevoli’ avranno licenziato le norme avverse a quella che loro definiscono ‘diffamazione’ e noi bloggers e liberi cittadini di questa repubblica chiamiamo ‘libertà di espressione e di stampa’.

E un tal provvedimento assassino fa seguito all’infamia tutta italica di un malnato sciacallo dell’informazione al soldo del re di denari che è stato condannato in giudizio a scontare il carcere per un’altra legge-bavaglio voluta dai miserabili lacchè del centro-destra – pronti a tutto pur di tacitare le critiche contro il loro padrone, oggi volontariamente confinato nell’Aventino e giunto al finis-vitae politico.

Come sarà l’Italia di domani, una volta giunto a destino il provvedimento legislativo che prevede multe salatissime a chi azzarderà una critica di troppo contro la ‘casta’ – che già oggi ha fermato in parlamento il decreto dei tagli ai consiglieri di ogni genere e grado e ai loro stipendi idioti e ladri di pubblico denaro?

Si prefigura un’Italia ‘alla Putin’ con le Pussy Riot in carcere con le motivazioni più abbiette e pretestuose e qualche assassinio comandato di giornalisti scomodi?
E la cosa più terribile sarebbe avere un’Italia ‘putiniana’ senza Putin, bensì con i Gasparri e gli Scilipuoti e i Malan che, al seguito di un ‘governo tecnico’ -condizionato da mille distinguo e ‘non possumus’ di destra e di sinistra- varano le ‘leggi speciali’, leggi-bavaglio che instaurano una dittatura senza dittatori, bensì mezze-calzette della politica-politicata, ‘onorevoli’ in disarmo che consumano la loro pezzente vendetta contro i giornalisti che li hanno inchiodati al loro nulla politico, alla loro miseria morale di parlamentari al seguito del peggior Barabba che abbia infestato la vita pubblica negli ultimi quindici anni di infamia nazionale.


certe notti di sonni faticosi e fragili

Oggi che, pare, si dice, ma non è certo, non dobbiamo più ‘morire berlusconiani’ e, a quel pensiero, volevamo ‘morire da piccoli’ un grande senso di pace ci invade l’anima perché anche la cessazione del ‘peggio del peggio’ di quanto abbiamo consegnato negli Annali della repubblica ha una sua dolce nota di ‘apaisement’ lenitivo -come la cessazione provvisoria di un dolore tremendo che ci uccide la vita.

 

‘A nemico che fugge ponti d’oro’, si diceva, e ‘non bisogna sparare sulla croce rossa’, però mi va di dire che un metaforico ‘colpo alla nuca’ come quello che hanno sparato a Gheddafi darebbe più garanzie di non ritorno perché, dopo un quindicennio di infamie quotidiane e sciacalli al soldo e contumelie e puttane sui lettoni, paventiamo anche che siano reali e non letterari gli zombies in politica e che ritornino, come i peggiori incubi in certe notti di sonni faticosi e fragili.

http://youtu.be/Mly-ZtyhAAo

Chi uccide la libertà di opinione

Se ha un torto e una colpa gravissima, l’orrido Sallusti -diffamatore di magistrati e di una somma di altre persone incappate nei mesi e gli anni scorsi, nelle campagne di denigrazione sciacallesca di ‘Libero’ e ‘il Giornale’- è quello di aver ucciso la libertà di stampa in questo paese.

 

Perché, per evitargli il carcere, un parlamento di sedicenti ‘onorevoli’ sta per approvare una legge che casserà il carcere e manderà libero e assolto uno che ha fatto della denigrazione e del giornalismo sciacallesco la sua ‘cifra stilistica’ di impunito, ma istituirà pene pecuniarie talmente elevate da costringere chiunque (blogs e forum inclusi) voglia esprimere le proprie opinioni politiche ad una censura preventiva per tema di vedersi svuotati i conti correnti e pignorate le case da un ricorso alla magistratura facilitato e incentivato.

 

Per restituire la libertà a un impunito al soldo del peggior figuro politico mai apparso nelle cronache e negli annali della Repubblica, si uccide la libertà di opinione. NO ALLA LEGGE-BAVAGLIO! SALLUSTI IN GALERA PER AVER UCCISO LA LIBERTA’ DI OPINIONE!

 

”Forma, sostanza, modalità, tecnica di informazione impiegati ed esibiti dal quotidiano, in persona del direttore Sallusti, dimostrano l’assenza di un leale confronto di idee e di una lecita critica” alla legge sull’interruzione di gravidanza. I due articoli incriminati ”dimostrano invece la presenza (nell’ambito di un lecito quadro di dissenso per la disciplina legislativa dell’aborto) di una illecita strategia di intimidatrice intolleranza, di discredito sociale, di sanzione morale diretta contro un magistrato”.

Sallusti, per i giudici, ha attribuito al giudice tutelare Cocilovo ”un inesistente ruolo di protagonista nella procedura dell’aborto, rappresentata come cerimonia sacrificale di una vita umana, in nome della legge”. A Cocilovo, inoltre, Sallusti ha attribuito ”una funzione e una immagine di crudele e disumano giustiziere, meritevole di essere posto nella gogna mediatica con la qualifica di assassino”. Per la Cassazione Sallusti ha pubblicato in maniera ”deliberata” la notizia falsa e diffamatoria”.

La ”mancata concessione delle attenuanti generiche” per la ”dimostrata gravità” dei fatti da lui commessi, è ”già sufficiente a configurare un’ipotesi eccezionale, legittimante l’inflizione della pena detentiva”.

La mancata concessione della sospensione condizionale della pena è dovuta al fatto che la difesa di Sallusti non ha indicato ”alcun elemento che consenta una prognosi positiva sui futuri comportamenti di un giornalista che, in un limitato arco di tempo (dal 2 settembre 2001 al 30 maggio 2003) ha sei volte manifestato una reiterata indifferenza colposa nei confronti del diritto fondamentale della reputazione e una volta (il 12 ottobre 2002) ha leso direttamente tale bene”.

“La storia e la razionale valutazione di questa vicenda hanno configurato i fatti e la personalità del loro autore, in maniera incontrovertibile, come un’ipotesi eccezionale, legittimante l’inflizione della pena detentiva”.
http://www.blitzquotidiano.it/media/sallus…on-puo-1375249/

Mai visitato le Cayman?

Allora, bella gente, mai visitato le Cayman? Piacciono ai Caimani che odiano le tasse e gli piace il Renzi-rottamatore delle mie beate beole: uno così ‘nuovo’ che di andare a cena ad Arcore e guardare negli occhi il berlusconi e cercarne le intese non gli schifava punto, né gli schifa ‘parlare con la finanza’ perchè qualcuno ci deve pure parlare, afferma il giovanotto ex boy scout e che adorava La Pira buonanima -ma di mandargli, invece, il Befera e i suoi scagnozzi della Finanza negli uffici dorati a spulciare le carte e le ricevute non sarebbe migliore?

 

Urge farci un viaggetto, alle Cayman, per capirne la geografia e le suggestioni paesistiche e bancarie e, se vi avanza un copeco -dopo aver pagato tutto quanto dovrete pagare dopo l’approvazione della legge di bilancio-, provatevi a depositarlo in quei conti esteri, l’adrenalina vi andrà alle stelle.

 

Deve essere una goduria dell’altro mondo dire :’ Io ci ho un paio di copechi alle Cayman, che vi credete?’

E così parteciperete dei ‘salotti buoni’ della finanza globale e prenderete il caffè insieme a Serra e voterete Renzi alle primarie e il futuro è vostro.

Perché la cosa che più fa male all’anima è di non avere futuro e consegnarlo già bell’e impacchettato nelle mani dei caimani di sempre, si chiamino Serra, Renzi o berlusconi poco importa.

 

http://www.voglioviverecosi.com/index.php?interviste-agli-italiani-che-hanno-scelto-di-trasferirsi-all-estero_221/trasferirsi-a-vivere-e-lavorare-alle-isole-cayman-non-solo-paradisi-fiscali-_312/

i fedeli servitori di sempre

E’ straordinario il ‘cambio di passo’ che osserviamo e ascoltiamo alla radio di quanto ci avviene intorno -e gli eventi diversi commentati dagli ascoltatori e dalla gente comune sono davvero altra cosa da quella di solo un anno fa e ‘l’altra faccia della Luna’ di una informazione libera: non più ingessata dalla nomenklatura di destra servile e fedele fino alla genuflessione al suo ‘padrone di denari’ oggi nella polvere del processo Ruby e consapevole dello sfascio del pdl, la sua immonda e vergognosa creatura politica.

 

E’ come se tutto quanto è stato compresso in questi anni di s-governo e miseria morale e politica berlusconiani uscisse da una pentola in ebollizione che è finalmente riuscita a far cadere il suo pesante coperchio informativo -e si ascoltano le sante indignazioni sul lavoro che si perde e sulla politica guasta e malata di corruzioni e nepotismi e protezioni castali e, se qualche eccesso c’è, è il giusto prezzo che quei politici ingessati e sempiterni pagano al loro aver lucrato e munto la vacca grassa delle prebende e folli remunerazioni di un servizio politico di bassissima lega (oops!) senza una sola voce di autocritica e nessun senso di vergogna provato.

 

E il grido di ‘tutti a casa’ contiene sicuramente l’eccesso dell’ira e la scarsa lucidità di chi vuol rottamare tutti e tutto senza distinzioni di sorta e di area, ma è palingenesi necessaria e rivoluzione epocale che passa per internet -straordinaria cassa di risonanza ed eco delle piazze in rivolta e delle indignazioni che trovano stampa e dibattito e lettura allargata di pareri diversi nei blogs e nei forum.

 

E chissà se internet è davvero la postmoderna ‘place de la Bastille’ dei rivoltosi colle picche in mano che riformano definitivamente la politica e danno forma nuova al futuro dei partiti e dei movimenti o solo un ‘rumore di fondo’ inoffensivo e petulante e -una volta aperti i seggi elettorali- tutto tornerà come prima e peggio. Perché, è bene dircelo in chiaro, ‘tanto rumore per nulla’ è una lapide tombale che non ci scrolleremo più di dosso, se si dimostrerà che ‘tutto cambia perché nulla muti’ e i dinosauri della vecchia politica malata l’avranno vinta e ‘passata la festa gabbato lu santu’ e magari torneremo a vedere il berlusconi con una sua nuova e velenosa creatura politica in parlamento e premiate le sue puttane e i suoi avvocati personali e i fedeli servitori di sempre.

i numi tutelari e le cicogne

La cosa che più mi ha colpito, del film di Soldini ‘Il Comandante e la cicogna’, è stato il suo ‘volare alto’. Nel senso del mostrarci la vita delle città italiane (Torino, ma anche un voluto melange cinematografico di città diverse, per dire che ‘tutta-italia-è-paese’); la vita, dicevo, come vi si svolge reale e avvilente -e nel senso di farcela osservare dall’alto dei monumenti dei nostri Numi tutelari, Garibaldi, Verdi, ai quali Soldini offre il ‘diritto di replica’ sulla postmodernità volgare e corrotta che ci tocca di osservare e commentare e di vivere sulla nostra pelle.

 

Così un cogitabondo Garibaldi a cavallo, dopo aver assistito a una lite tra comari per un parcheggio conteso, azzarda un suo tristissimo e cogente: ‘Dispiace dirlo, cari i miei connazionali, ma per come vi osservo vivere e comportarvi, mi vien fatto di pensare che forse era meglio se vi lasciavo in balia degli austriaci.’

 

Irridente, surreale? Ma no. La storia andrebbe rivisitata proprio così, rovesciandola e ripercorrendola au revers al modo di Soldini -il geniale regista nostro di ‘Pane e Tulipani’- e davvero non fa male ai pensieri accarezzare le ipotesi contrarie alle convinzioni degli avi nobili che hanno ‘fatto l’Italia’, ma era meglio se non ‘facevano gli italiani’ così come li osserviamo oggi: caciarosi, sregolati, arruffa-popoli e sbalestrati e suonati -che vien voglia ogni santo giorno di valicare le Alpi e chiedere la cittadinanza viennese o bavarese per capire l’effetto che fa vivere una ‘normale’ vita di europei che non devono ogni santo giorno indignarsi per la mala-politica, la cattiva amministrazione, le feste dei maiali, i satrapi e le puttane e via elencando della straordinaria ‘commedia all’italiana’ che andiamo scrivendo e vivendo da decenni -e ancora c’è in giro qualche suonato cronico e impenitente che voterebbe il berlusconi e il bossi e la loro miserevole corte dei miracoli e il circo barnum di nani, maroni, fiorito e ballerine in carriera.35584_147232-134x203 il comandante e la cicogna.jpg