Archivio mensile:agosto 2012

senza tema di farci dar di vomito

In questo scorcio d’agosto che finisce la politica ha i toni e le ombre di una biografia romanzata e si leggono (e si ascoltano) le ‘memorie’ dell’ambasciatore di Clinton in Italia che accusa i magistrati di Mani Pulite di aver usato della giurisdizione in modo criminale e illegale (detto da lui fa sorridere, ma non mancheranno i supporters sfegatati della destra dei malnati).

Ed è buffo ed esilarante che il suo improvvido ‘j’accuse’ faccia riferimento alla giurisdizione d’oltreoceano, -come se fosse magistra ed ‘erga omnes’ e in vigore anche in Italia -e magari fosse stato! Coi suoi soli due gradi di giudizio e il reato di ‘offesa alla corte’ che avrebbe mandato in galera il Berlusconi ripetutamente nel corso delle sue vicissitudini giudiziarie e delle sue orazioni pubbliche contro i ‘magistrati comunisti’ e ‘bisogna essere matti per fare la carriera di magistrato’.

E la ricostruzione dell’ambasciatore è puntuale anche nel descrivere l’andata a Canossa del D’Alema -al quale l’ambasciatore ricordava che il Muro era caduto; forse per indurlo a più miti consigli e a un ‘realismo’ che al D’Alema davvero non faceva difetto.
Ma il Prodi no. Per parlare col Prodi l’ambasciatore racconta che dovette fiondarsi nel ristorante di Bologna suo preferito -tu vedi che vita fanno e di che privilegi godono fanno questi ‘pezzi da novanta’ della politica-politicata; che, se ci vado io in quel ristorante e gli faccio ciao-ciao con la manina (al Prodi) manco si sogna di alzarsi dal tavolo e venirmi a salutare, (eppure sono Chiarafede, che diamine! Mica un pirla qualsiasi).

Vabbuo’ così vanno le cose in questo paese tristo e le fole del tal ambasciatore si faranno ‘dibattito politico’ infuocato perchè le ‘questioni di lana caprina’ in questo cazzo di paese tengono banco come le pentole degli imbonitori che non fanno scuocere mai i cibi ‘-e le massaie davanti a bocca aperta ad ascoltarli ipnotizzate come gli elettori del Berlusconi che, si dice, si mormora, lo rivoteranno senza tema di farci dar di vomito.

 

viajar descanta

 
…una volta partiti, quello che chiamiamo ‘distrazione’ è anche il meccanismo più importante del viaggiare.
Viaggiare è imparare a dare meno importanza a sé, – che poi si rivela una delle cose migliori che possiamo fare a quel certo sé che è solo beneficato dal perdere di vista, ogni tanto, le proprie ossessioni (a partire dall’ossessione di sé medesimo).

S. Bartezzaghi

Citazione del giorno : ‘Viagiar descanta. Però se uno parte mona torna mona.’ Corto Maltese

Arrivederci a fine agosto

Se una notte di insonnia un viaggiatore…

Se una notte di insonnia un viaggiatore si mettesse per strada e il campanile più vicino batte le tre e non c’è un cane in giro, né un filo d’aria e la città si fa bolla di magia e luci di panna baluginano nell’onda di calura e cammini, cammini fino alla riva del ‘mio fiume tu…’: il canale della Giudecca, il nostro Adige e Tevere solcato dalle immense navi di cui paventiamo un prossimo inchino -e pare sia problema più grande il tenerle fuori e costruire apposito terminal galleggiante e scavare un nuovo ‘canale dei petroli’ che altera definitivamente i delicati equilibri lagunari, ma chi se ne importa più, di questi tempi, di cosa si sta alterando: se i ghiacci ai poli o tutta la diossina sparsa per oltre venti chilometri tutt’intorno dall’Illva, la fabbrica della morte -e ancora riesplode l’insensata e micidiale contraddizione tra lavoro e salute e sembriamo ‘quelli di Bhopal’, e la globalizzazione si fa al ribasso, e, pur di lavorare, ci venderemo i reni o guarderemo morire di leucemia il figlio più piccolo senza più lacrime e con un dolore e una rabbia di vivere sordi.

E l’ampio fiume, di notte, è un lago immobile di smeraldo nero e nessuna barca o vaporetto rompe lo specchio dell’acque, ma ci sono strani esseri insonni sulle rive che pescano chissà che pesce e mi siedo al tavolo di una ‘rotonda sul mare’ sbadigliando la prima rilassatezza dei nervi e mi godo il primo scemare dell’onda di calura e fisso quel paesaggio di case di fronte che milioni di visitatori hanno esportato e lo custodiscono come una reliquia, un paesaggio di sogno, il primo incanto e l’ultimo -rivedi Venezia e poi muori- e c’è una luna che, se si spegnessero tutte le luci, ci restituirebbe l’incanto dei Tempi, i mille tempi della Storia di questa città di fantasmi, il mio compreso, che si nutrono di atmosfere sospese e ‘lentamente ci dicono addio’, come gli Autunni e le Primavere che sono state e saranno e queste Estati che sembrano micidiali ‘stagioni di mezzo’ da attraversare il più in fretta possibile per non morirci dentro, di caldo o di tedio, e ‘che fai tu, Luna, in ciel / dimmi che fai…’ incredibile Luna a cui non cale la vita mortale.