Archivio mensile:giugno 2012

quei professori che non ci rassicurano affatto

Ma i professori non se la sentono di rassicurarci sul ritorno nella Storia che si fa, che faranno i nipoti, della secolare bufala de ‘L’elezione’. Essere, dirsi il ‘popolo eletto’.

Perché è un vizio comune, una maledetta ‘tendenza’ quella di ogni popolo in fregola di costruendi imperi e militari conquiste e/o riscatti, reviviscenze e affermazioni di là dei propri confini di ascrivere tutti i meriti e le laudi a una mitica ascendenza eroica e di razza eletta a dar ordine nuovo al mondo. Che può apparire ingenuo come la fregola di molti ‘signori nessuno’ di farsi fare l’albero genealogico per scoprirvi le auspicate ‘nobili ascendenze’, ma è bolla di pensiero che contiene un pericolo mortale, un gas nervino che, se fuoriesce e dilaga, stermina e uccide. E non è diverso dal dirsi bramini e/o brahmani per poter spingere nella Geenna, giù della scala sociale, i ‘paria’, i diseredati, gli ultimi, i figli di un dio minore.

Ed ecco il professor Corni (università di Trento), coll’eloquio suo combattivo di buon trentino, che ci convince che la Herrenrasse, la razza dei Signori, è stata ‘elezione’ costruita a tavolino, sui libri degli esaltati intellettuali nazionalsocialisti e se ne trovano tracce raffazzonate alla buona anche nel ‘mein Kampf’ dell’eroe del postmoderno Walhalla A. Hitler – e a me veniva in mente l’ampolla del ‘dio po’ e i ‘barbari sognanti’ e ‘il cerchio magico’ degli eroi di Pontida sporcati dalla merda della corruzione di ‘Milano e Gemonio ladrone’ e mi tenevo la mano sulla bocca per non ridere.

Però è vero che, se viene meno la vigilanza e permettiamo che i ‘miti fondativi’ dei ‘popoli eletti’ d’antan e quelli nuovi in fregola di conquistare il futuro tornino a galla e mostrino ‘di che pasta son fatti’ si mostreranno inevitabilmente con l’aspetto delle deiezioni che ‘vanno a seconda’ -come dicevano i nostri pescatori delle lagune interne dopo essersi liberati, accovacciati sul bordo esterno della barca.

E ‘l’andare a seconda’ di quella materia ignobile è la maledetta acquiescenza del popola beota alla costruzione intellettuale di un gruppo dirigente che ‘cerca radici’ e le impone a botte di slogan e retorica gridata nelle piazze e nei comizi -e il nostro fascismo le trovò nell’Impero della ‘novella Roma’ e il nazionalsocialismo nella selezione della razza ariana e le sterilizzazioni forzate degli ‘esseri inferiori’; e il lager per gli zingari, gli omosessuali e gli ebrei : ex ‘popolo eletto’ in terra di Palestina alla quale ritorna, dopo l’Olocausto, e assume i caratteri oppressivi che sappiamo e ci consegnano le cronache quotidiane.

E veniva voglia di chiedere agli emeriti professori che disputavano tra loro con dotte citazioni che ruolo abbia la cultura nell’andare della Storia e della memoria di noi miseri eredi di tanto abominio guerresco: se di ‘vaccino’ o di antibiotico capace di tabula rasa di ogni elezione e mito fondativo, ma corre un brivido nella schiena al pensiero che ‘la mamma degli idioti è sempre incinta’ e che ‘la Storia e il sonno della ragione partoriscono mostri’.

Bel convegno, cari professori, aspettiamo di leggere gli ‘atti’ che saranno presto pubblicati, ma voi chiedetevi, di quando in quando, alzando gli occhi dai libri, se il sapere di voi docenti ha una qualche ‘funzione sociale’ o medica relativamente al futuro che ci aspetta. Ci rassicurerebbe.

quei professori che ci rassicurano sul ‘volere degli dei’

La Storia non esiste. Il passato è solo uno strumento del presente e come tale è raccontato e semplificato per servire gli interessi di oggi. Tiziano Terzani

I professori sono rassicuranti. Ad ascoltare le loro ‘lectio magistralis’ sembra che il mondo risponda a criteri precisi, individuabili, narrabili e memorabili e che ‘Così va il mondo, fatevene una ragione. Niente è veramente nuovo sotto al cielo’.

E i tre giorni di un convegno internazionale che l’Università di Ca’ Foscari (dipartimento studi umanistici) dedica ai ‘Popoli Eletti – Storia di un viaggio oltre la Storia’ ci confermano che ‘eletti si diventa’ -passando attraverso le più varie e diverse vicissitudini di un popolo eletto che entrò in guerra contro i potentati e le antiche città sotto dominio faraonico o ittita e, per secoli, venne considerato come un popolo di ‘banditi’: dedito a scorrerie e predazioni e visto come fumo negli occhi dagli imperi e i re confinanti.

Ed era una guerra permanente di ‘tutti contro tutti’ ed era ‘l’ordine naturale delle cose’ e il ‘volere degli dei’ che vincesse l’uno o l’altro di quei popoli in guerra di conquista -e che popoli vecchi di secoli e vittoriosi sempre venissero finalmente assoggettati dai ‘barbari’ e i maledetti ‘banditi’, e che nuovi imperi sorgessero che cancellavano o metabolizzavano e trasformavano la memoria culturale dei vinti.

E un altro convegno a cui ho assistito ieri pomeriggio -dedicato alla memoria del reporter e viaggiatore Tiziano Terzani- ci parlava della Siria di oggi e della ‘guerra civile’ in corso (così ha azzardato uno dei relatori) e delle recenti ‘rivoluzioni arabe’ così confuse e contraddittorie nel loro svolgersi e divenire -e tutto di quei conflitti sanguinosi era già stato detto dai radio e telegiornali e letto sui giornali e le riviste e sembrava noioso e improduttivo l’assunto degli organizzatori ‘buonisti’ (il Centro Pace sotto egida del Comune di Venezia) che sembrano ciecamente credere che una ‘mobilitazione delle coscienze’ possa raggiungere i risultati straordinari di placare ogni conflitto e ricondurlo a ragione e diplomazia e accordi internazionali.

Non è così. Gli accordi internazionali sono come la storica ‘intendenza’ che seguiva sempre i re nei loro spostamenti stagionali e intervengono solo dopo le decine di migliaia di morti canonici di ogni guerra civile e/o ‘rivoluzione democratica’ (come si traduce in arabo? e quei popoli rissosi e divisi per etnie e sette religiose la sapranno elaborare, la democrazia, e metabolizzare e interiorizzare? -questo avrei voluto chiedere ai relatori, ma il tempo di quei convegni è sempre tiranno).

E la domanda più ficcante l’ha posta (beata ingenuità!) una signora tranquilla, una casalinga, forse, che ha pronunciato il canonico ‘cui prodest’ trascurato dai relatori, in tutt’altre analisi e racconti affaccendati.

Già. A chi giova il conflitto che è stato scatenato in Siria da ‘menti raffinatissime’ o ‘utili idioti’ in servizio effettivo e strapagati dagli ‘uffici studi geostrategici’ dei ministeri degli Esteri e della Difesa dei paesi occidentali? Perché pare che sia vero e non ingenuo parto di menti malate di ‘complottismo’ che la rivolta siriana sia foraggiata e alimentata dai servizi segreti di quei paesi -e un disegno, peraltro confuso e non pienamente governabile nei suoi ‘effetti collaterali’, è sotteso allo svolgersi di quegli eventi sanguinosi del nostro ‘vicino oriente’ e non è dato di sapere come finirà e quante altre decine di morti saranno il tributo finale a quella strana democrazia che si vuole imporre ai paesi arabi liberati dai tiranni, ma non si è saputa imporre in Irak manu militari, dopo anni e costi finanziari e politici immani.

Non sarà che anche le guerre postmoderne avvengono per ‘volere degli dei’ che ‘accecano chi vuol perdere’ (i paesi occidentali inclusi), come già allora si credeva e diceva?

Ultim’ora:

Secondo prime voci non confermate provenienti da fonti britanniche, francesi e turche, martedì 26 giugno forze speciali britanniche sono passate dalla Turchia al nord della Siria, avanzando fino a 10 chilometri nell’interno del paese. Le stesse fonti rivelano pesanti combattimenti attorno al complesso della Guardia Repubblicana (Presidenziale) alla periferia di Damasco.

Informatori militari Debka evidenziano che questo complesso di edifici serve a difendere il palazzo presidenziale di Bashar Assad sul monte Qasioun, che sovrasta Damasco.

Stazioni televisive britanniche e del Golfo stanno di nuovo intervistando decine di soldati siriani fatti prigionieri dalle forze ribelli e trasferiti nelle basi del FSA (Esercito Siriano Libero) nel sud della Turchia. Ma stavolta le interviste vengono trasmesse in concomitanza di questi nuovi sviluppi, segno di un’attività militare cruciale e coordinata all’interno del paese in guerra, o anche l’inizio di un intervento occidentale contro il regime di Assad.

Martedì, informatori militari del Golfo hanno successivamente confermato la presenza di forze speciali britanniche in Siria. I nostri informatori militari pensano che, se confermata, l’incursione militare britannica in Siria sia diretta a costituire la prima zona di sicurezza lungo il confine turco-siriano, alla quale faranno poi seguito ulteriori incursioni militari occidentali per istituire altre aree di accoglienza in altre parti della Siria. L’attività successiva dipenderà in gran parte dalla risposta siriana, russa e iraniana (con Hezbollah) alla fase iniziale dell’operazione.

Se confermata, l’incursione britannica segnalata ha avuto luogo martedì mattina, verso la fine della visita di 24 ore in Israele di Vladimir Putin, e rappresenterebbe una sfida diretta al suo reiterato avvertimento secondo cui Mosca non avrebbe tollerato un intervento militare occidentale in Siria e anzi lo avrebbe impedito energicamente. Avvertimenti simili sono giunti da Teheran.

A proposito di tempistica, la doppia operazione militare contro Assad ha anche avuto luogo alcune ore prima di una “consultazione” della NATO a Bruxelles, riguardo all’abbattimento di un aereo da guerra turco da parte della Siria lo scorso venerdì 22 giugno, sul quale Ankara lunedì ha dichiarato che “non deve rimanere impunito.”

La presunta duplice operazione – l’incursione britannica e i gravi scontri davanti alla porta del palazzo presidenziale di Assad – sembrerebbe essere destinata ad ampliare le crepe del suo regime e accelerarne il suo definitivo disfacimento.

Fonte: Debka 26.06.2012
http://times.altervista.org/forze-britanni…-sotto-assedio/

Tiferò Germania (avite ‘a murì)

Tiferò Germania. Non solo per il mio notissimo e odiatissimo anticonformismo al limite della follia (trovatemi uno che, nel silenzio gelato che ha fatto seguito al goal della Spagna, fa sentire il suo urlo di gioia fuori dalle finestre aperte a tutti i vicini di casa), bensì per quelle complicate valenze e simbologie e ‘stretti legami’ che hanno le cose dello sport nazionale con le maledette ‘cose della politica’.

E mi auguro che si vada ai rigori e, fino all’ultimo tiro dal dischetto, la situazione resti in parità e solo all’ultimo tiro, quello decisivo, il portiere tedesco pari e si faccia beffe del sapiente tiro ‘al cucchiaio’ del Pirlo nazionale (c’è anche un ‘pirla’ nazionale, un ‘bauscia’ che parla di elezioni anticipate in tempi di baratro economico-finanziario che si apre sotto ai nostri piedi, ma è tutta un’altra storia). E allora, nel silenzio mortale imperlato dei sudori freddi di milioni di italiani, si udrà il mio urlo di gioia assoluta, estrema, una autentica professione d’amore: ‘Frau Merkel, ti amooooo!’ – e il rigore tedesco si imporrà al mondo e ci metterà tutti in riga e torneremo a produrre come una ‘locomotiva tedesca’ e pagheremo le tasse fino all’ultimo centesimo e stringeremo le manette ai polsi degli evasori e chi vorrà suicidarsi per questo, pazienza, verrà su una generazione nuova di imprenditori che avrà nel dna italico rinnovato questo messaggio nuovo che ci viene dall’Europa a guida tedesca: ‘Tutto s’ha da fare nel rispetto delle regole comunitarie e del pareggio dei bilanci.’

E chi non è d’accordo si becchi questo mio frizzo da curva-sud: ‘Avite ‘a muri!’
Naturalmente stiamo parlando di calcio e di opposte tifoserie, che vi incazzate a fare?

cretini cognitivi e non

Cadono le braccia, a leggere i commenti calcistico-politici di molti commentatori. Come se l’aver sconfitto una sciatta Inghilterra aprisse la strada all’approvazione immediata della Tobin tax sulle transazioni finanziarie e, se affronteremo la Germania, i rigori si equipareranno all’odiato ‘rigore’ e ‘gliela faremo vedere noi’ e ‘saran rigori’ vostri’ e via cazzeggiando da par nostro -da quel popolo di incalliti frequentatori di ‘bar sport’ e tutti mister a proporre schemi e sostituire questo o quel giocatore in campo.

‘Tutti citrulli siamo’, scriveva il poeta ‘e questo è quanto. / Se ci ripenso, quanto è vero il sole / dalla vergogna mi si muove il pianto.’
Già, perché mi vien da pensare a cosa sarebbe stato -e quali corbellerie maggiori avremmo letto sui ‘giornali di famiglia’, se al governo ci fosse ancora il tragico figuro orrendo che chiamavano ‘il Cav.’ -il molto onorevole puttaniere da burlesque che ancora si compiace di battute idiote sulla sola accusa che non gli hanno rivolto (di essere gay); e nessuno che gli chiuda in faccia telecamere e microfoni e se ne vada via avvilito dicendo al cameramen che lo accompagna: ‘Niente servizio; è l’idiota di sempre’.

Avrebbero scritto -i cretini cognitivi de ‘il Giornale’ e di ‘Libero’- che l’Italia s’è desta e ‘contro l’euro vinceremo! Eia, eia, allalà. Convinti davvero che, se vinceremo la finale faremo gli eurobond o cacceremo la Germania dall’Europa.
E si trovano in giro per i forum degli altrettanti cretini (poco cognitivi) che ancora pensano al principe degli idioti e puttaniere emerito come a una salvezza del paese, una volta fatto fuori il Monti buon’anima o rigor Montis, fate voi.

Come dite? Che nessuno gli darebbe il 51 per cento dei consensi? A leggere i giornali di oggi non ne sarei così sicuro. Abbiamo un dna di popolo dove la catena interna degli ‘oni’ è davvero dannatamente fitta e partorisce ad ogni generazione molti ‘menonalechesilvioc’è’ -che il diavolo se li porti e li infilzi quotidianamente nel posto che si meritano col filo spinato a cinque punte.

Corazzate Potemkin e ‘cagate pazzesche’

Il rischio che il tango argentino conosca una sua china discendente è alto -tanto alto quanto lo è il suo gradimento ‘di massa’; e, si sa, quando entrano in gioco le masse se ne vedono di tutti i colori -anche colori grigio-sporco e bianchi e neri avvilenti, ahinoi.

 

E, per alcuni versi, in alcune milonghe, quella antica ‘disciplina’ della mente e del corpo che si è meritata il novero de ‘patrimonio dell’umanità’ rischia di precipitare giù per la scalinata della ‘Corazzata Potemkin’, id est: ‘una cagata pazzesca’ secondo la scuola di pensiero fantozziana.

 

Già, perché si dovrebbero mettere i buttafuori all’ingresso delle milonghe più apprezzate e note e attrezzare una saletta dove si provano le coppie e i singoli tangheri/e prima di concedere loro l’ingresso -e una giuria severa chiamata a deliberare la ‘soglia di decenza’.

Chi l’ha detto che la democrazia sia la cosa migliore che possa toccare in sorte a questo ballo così aggraziato ed elegante da meritarsi menzioni solenni e attestati di frequenza di varie e diverse scuole ed esami di riparazione sennò: ‘Fuori!’ ‘Torni a settembre!’ o ‘Ripeta a casa i compiti cento e più volte!’ prima di azzardare l’ingresso in una pubblica e nota milonga cittadina.43fa80768c_1384184_med.jpg

 

E, l’altra sera, fronte laguna, -la luna era chiara e immensa sulla linea dell’orizzonte- osservavo infastidito il comportamento di un tale, -un lupo solitario, uno che ‘cento-ne-batte-per-cuccarne-una’- che gira intorno alla sala e fiuta le ‘solitarie-e-in-pena-d’amor-finito’ e balla da cani, ma gli serve solo a rimediare la cuccata serale -e anche per questo genere di personaggi necessiterebbe una giuria all’ingresso che valuti e decida l’ingresso o l’espulsione permanente da tutte le milonghe d’Europa.

 

Perché il tango argentino si merita altro da questa china discendente che ci avvilisce -e ho preso l’abitudine di abbandonare le milonghe sbagliate dopo una mezz’ora o poco più -dopo averne fiutato l’atmosfera asfittica e previsto il vergognoso sviluppo.

Perché le cose belle vanno salvaguardate e non inflazionate e l’emozione del tango è la cosa più preziosa -che va selezionata e mantenuta integra contro tutti coloro che l’avviliscono e l’abbruttiscono, esibizionisti da ‘tai chi-tango’ compresi.

http://youtu.be/JajStSY2SoI

 

 

Après les grecs le déluge

Dunque si va a chiudere. Alleluia! Perché questa storia dell’Europa si-no e forse a metà o forse a un quarto e gli altri, i paesi mediterranei, fuori a fare il tifo e sperare in un recupero di classifica ha stufato davvero.
Non se ne può più di alzarsi la mattina e arrovellarsi ‘vado o non vado’ -in banca a ritirare tutto e chiudere il conto corrente, non si sa mai, e se il materasso è la miglior soluzione o se sia meglio comprare ‘bund’ tedeschi a tasso zero, ma capitale integro finché passa la buriana.

Europa addio. Ci siamo tanto amati, ma siamo davvero diversi e ogni storia d’amore dura finché dura e poi si scruterà l’orizzonte del futuro e si spargerà del gesso sul pavimento e si lascerà la porta aperta per guardare, la sera, al rientro, la traccia dei passi di ‘qualcuno che verrà’, -un’ultima donna, chissà, o l’ultima per davvero che libera la mente e il cuore e ‘chi s’è visto, s’è visto’.

E peccato per tutte quelle monetine diverse per ogni paese -che avevo iniziato la collezione e mi piaceva osservare i simboli di ogni paese diverso e le icone -e la civetta greca non ha portato con sé la saggezza del deliberare misure fiscali severe per ‘restare in Europa’ e il toro di Giove della crisi globale si porta in groppa il mitico ‘ratto d’Europa’ in cammino inverso, stavolta, e della cultura degli antichi Elleni e della loro mitica democrazia chissà cosa resterà dopo le elezioni di domani, si salvi chi può.
Après le grecs le déluge?

 

radiotremondo

Di ‘finestre sul mondo’ possiamo aprirne molte e diverse tra loro. Possiamo viaggiare – ma certi viaggi che non hanno lingua intelligibile e giornali e trasmissioni radiofoniche che ce lo raccontino dal di dentro è come uno sguardo dall’alto di un uccello in volo: e vedi i templi e i palazzi e le larghe e verdi pianure e i tramonti e i contadini al lavoro e i bufali d’acqua che si rosolano nelle loro pozze, ma non saprai mai il dolore di vivere e la lotta mortale che si combatte tra povertà e ricchezza, tra popolo e dittatori. E abbiamo bisogno di qualcuno che ce la racconti, quell’altra storia, che aiuti gli sguardi del viaggiatore a collegarsi cogli ‘occhi della mente’.

 

E ascoltavo, ierimattina, a ‘radiotremondo’ la storia di quei ricchi armatori greci che si radunano a Spetzes (https://maps.google.it/maps?oe=utf8&q=spetses+greece&ie=UTF-8&hq=&hnear=0x149f042508007d55:0x400bd2ce2b9c2a0,Spetses,+Greece&gl=it&ei=JoTZT67XDdGG-waNyqyLCA&oi=geocode_result&ved=0CDYQ8gEwBg), all’Hotel National, e giocano a golf e i bambini stanno chiusi nei parchi interni delle ville colle tate inglesi che regalano loro naturalmente la lingua dei loro futuri commerci e intrallazzi ‘da ricchi’ -e quella storia di ricchezza blindata e gaudioso sopravvivere alla crisi e ‘passarci sopra’ a volo d’uccello in attesa di tempi migliori mi faceva riflettere sull’andazzo di sempre di questo nostro mondo di ladri e puttane ed evasori notori che ‘la svangano’ sotto ogni governo e scampano alle rivoluzioni spostandosi qua e là nei loro esili dorati -e nessuna calamità li tocca perché i ricchi armatori, spiegava il giornalista, le tasse non le pagano e sanno come ‘battere bandiera’ per evitare i dolorosi salassi, perciò dimenticatevi i sogni di ‘patrimoniali’ e di ‘giustizia distributiva’ e ‘paghi chi ha!’ perché coloro, i nostri amati ricchi, sanno sempre come muovere i capitali ‘vagantes’ per le banche e gli investimenti immobiliari all’estero come ‘vagantes’ erano quei monaci medievali che andavano di abbazia in abbazia e di corte in corte a predicare e benedire e assolvere i ricchi principi e le favorite dai loro peccati.

 

E, ad Atene, invece, aumenta il numero di coloro che rovistano nei cassonetti e un lavoro non lo cercano più perché è merce rarissima e ambitissima e domenica si voterà, ma i cari ricchi già hanno svuotato i loro conti correnti nella capitale in miseria e le cassette di sicurezza -e i loro commercialisti di Londra e N.York inviano le mails a Spetzes, all’hotel National, per informarli dei nuovi orizzonti di gloria globale esentasse. E chi s’è visto s’è visto e di ‘sale sulla coda’ di questi storici uccelli migratori neanche a parlarne.

Cazzi vostri, noi ce ne andiamo in Svizzera, sugli alti monti, ci coglionano questi valenti ‘imprenditori’ da ‘bandiera panamense’.

 

 

il vuoto e il silenzio

E sarà pure come scriveva quel tale, ottuso e arrogante (il mio amico Merlo direbbe di lui ‘è un ‘cretino cognitivo’): che ho una speciale predilezione per il silenzio e gli spazi vuoti di persone; ma ‘non c’è chi lo paghi’ e ‘ha l’oro in bocca’ quel momento della giornata che va dal primo lucore del mattino al primo rintocco di campane che annunciano la prima messa -e le città sono vuote di persone e i negozi chiusi e le saracinesche abbassate e il canto degli uccelli tra gli alti rami degli alberi sui viali ti fa sentire ‘alato’ e in qualche modo compartecipe dei sentieri dell’aria.

E ricordo, un anno fa, la cattedrale di Siviglia nuda di gente e il respiro alto dell’organo e solo due vecchiette alla messa e nessuno che mi fermasse all’ingresso pretendendo il biglietto -e il giorno prima una fila chilometrica, già alle nove del mattino, la diceva luogo impraticabile e indigeribile e privo di quell’atmosfera religiosa e/o diversamente mistica ed evocativa di sogni soprannaturali che dovrebbe essere la principale ‘ragion d’essere’ di ogni chiesa, dalle piccole cappelle alte sull’Alpe e luminosissime per chi le osserva dalla valle, alla mega cattedrale ricca di storia e di opere d’arte.

E, in autunno, a Parigi, uguale ventura mi toccò a Notre Dame -di un vuoto assoluto di gente e i sacrestani impegnati nelle faccende loro di pulizie e stole da ordinare negli armadi e il piccolo prete sull’altare si faceva i riti suoi colle benedizioni e le estasi mistiche ed io, seduto in quarta fila, mi godevo quell’altra estasi architettonica delle altissime navate e le statue e le nervature degli archi e gli straordinari e commoventi colori dei rosoni e delle vetrate investite dalle prime luci del mattino e tutto era come tutto dovrebbe essere sempre: il vuoto e il silenzio e il mondo che ancora deve prendere una sua forma nuova – e i mendicanti e i barboni seduti nelle loro sudicie alcove sotto ai ponti della Senna a masticare lentamente il primo tozzo di pane coi pensieri del ‘che farne’ di quel nuovo giorno, e dove andare, dove rimediare il poco di cibo e far scorrere senza troppo dolore quel tempo rovinosamente lungo della lor vita mortale.

Poi, lungo le ‘rives’, lo sguardo lungo su quei paesaggi fluviali e le splendide architetture e le guglie e le cupole della ricca, troppo ricca, storia della città e il primo rombare dei motori delle macchine e degli autobus e non c’è più spazio di fantasia creativa e di immaginazione di un mondo nuovo e diverso e il silenzio si disfa nei mille rivoli del rumore totale che la riempirà fino a notte.
E, davvero, è tutta un’altra storia che va a iniziare, -buona per i gruppi dei turisti giocosi e beoti che soffrono di horror vacui e lo esorcizzano col cicaleccio continuo ed il fraseggio estenuante che non lascia tracce intellegibili nei pensieri.

canta che ti passa (visiting professors and fellows)

Se cenate con dei ‘professori’ venite a sapere un sacco di cose interessanti – e le altre cose che credevate di sapere vi vengono corrette e aggiornate in tempo reale. E vi sentite ‘protetti’ perché le orribili cose del ‘vasto e orribile mondo là fuori’ che vengono evocate in quel convivio vi sfiorano appena i pensieri con brevi brividi alla schiena e quei drammi li vivete si, ma ‘come in un film’.

E ieri sera ho saputo che il sistema sanitario americano non è quella sentina di vizi capitalistici che abbiamo conosciuto in ‘E.R. Medici in prima linea’, ma funziona niente male e a costi, tutto sommato, non esorbitanti e si è discusso di baraccopoli e infanticidi inpuniti e neonati ‘desaparecidos’ subito dopo la nascita perché abortire prima è costoso e ‘roba da ricchi’ -e pare che una fetta non piccola dell’umanità viva in quelle spaventose condizioni igienico-sanitarie mentre noi ci spaventiamo della crisi globale che lambisce i nostri sudati risparmi e lo spread ci impaura e ‘mamma-li-greci!’ che scassano l’Europa -e chissà che succederà all’euro che tanto abbiamo amato e ci sembrava di essere ricchi e ben chiusi e protetti nella fortezza economica dell’eurozona, ma constatiamo amareggiati, nel leggere i giornali, che c’erano varchi da tutte le parti dove si insinuavano i commandos dei maledetti ‘mercati’ e gli agenti segreti della ‘speculazione finanziaria’.

E, sempre in quel convivio di professori, ho conosciuto di persona una delle vittime dei ‘junk bond’ della Lehman Brothers – quell’agenzia di prezzolati assassini del sistema economico globale che hanno dato inizio alla maledetta crisi in cui rischiamo tutti di affogare -e mi appariva come una sorta di mite e rassegnata comparsa di quel film che ho visto di recente dove i ‘traders’ protagonisti avevano il compito primario e segreto di ‘Vendere! Vendere!’ prima che all’esterno si odorasse il fetore degli junk bonds rifilati ai risparmiatori di tutto il mondo e cominciassero a crollare gli indici delle Borse asiatiche ed europee una via l’altra.

E, a fine convivio, di un tal mondo che si rappresenta e si racconta con ‘tutti i particolari in cronaca’ e gli imprenditori che si impiccano e/o prendono in ostaggio gli impiegati delle agenzie delle entrate armati di fucili a pompa vien voglia di tutto cancellare delle brutte e cattive cose che insidiano i nostri sogni sereni e le attese di un futuro migliore e pensi a quella canzone esorcistica e cinica del Rossi Paolo d’antan che cantava: ‘Era meglio morire da piccoli / con in testa una cesta di riccioli….’ ed erano altri tempi, tempi migliori, e, forse, ‘il peggio non è mai morto’ e continuiamo a cantare, per favore.

Canta che ti passa. Non si dice così? Mi sa che, al prossimo convivio, inviteremo ospiti meno dotti e ‘professorali’. Ne avranno giovamento i sogni e le speranze di un futuro migliore.

estamos tocando el fondo

‘La Repubblica’ lancia il concorso di ‘idee per il cambiamento’ del futuro prossimo e confesso che mi prende in castagna.
Cambiare cosa, di questi tempi, avviarsi verso quale orizzonte nuovo, quale paesaggio diverso?

Io, ad esempio, ho bisogno di un viaggio come del pane -e sono orientato a visitare il nord della Germania; che sia voglia di ‘rigore’ e ‘conti in ordine’? Due cose che, quaggiù, a sud delle Alpi, davvero costituirebbero un ‘cambiamento epocale’, un ‘nuovo ordine’, la ‘nuova Gerusalemme’.

Che se l’economia italica si muovesse con queste coordinate -e niente corruzione, niente sussidi e ‘aiuti di Stato’- sarebbe come se diventassimo tutti luterani -e ‘l’etica protestante’, che accompagnò lo sviluppo mercantile prodigioso dell’area anseatica, metterebbe radici nella patria, invece, dei principi e del Machiavelli: loro consigliere di furbizie e opportunismi e piccolo cabotaggio.

Che idee di futuro abbiamo, gente mia, concittadini avviliti sulla gestione del quotidiano barcamenarci tra le paludi post-puttanesche della pescivendola Santanchè e dell’Angelino Alfano, -un nome un irresistibile conato di vomito? O dello scontro epico tra il ‘giovane Renzi’ e il navigato e stagionato Bersani?
Che tragedia intellettuale stiamo vivendo, che paludi stigie stiamo attraversando! e nessun Virgilio a farci da guida in quest’inferno in sedicesimo che è il paese nostro, cupo e abbuiato nell’idea di futuro. E la Spagna ci azzanna le caviglie colla crisi delle sue banche e, subito a ridosso, nelle basse classifiche dei ‘ratings’ della Agenzie internazionali ci siamo noi e le nostre banche e l’economia che non cresce, e la Confindustria che pietisce presso i tecnici di governo ‘aiuti alla crescita’, ma se andate negli uffici-studi dell’associazione non c’è una ‘idea per il cambiamento’ che sia una capace di traghettarci sull’altro lato della palude.

Ma, se può confortarvi, sappiate che ‘il futuro è in marcia’ -come recita una bella poesia di Gabriel Celaya. Nel senso che ‘i giorni passano e i figli crescono’ e le cose cambiano al di là (e spesso contro) quel che nutre i nostri più pessimistici pensieri. E, a una giornata di pioggia (una lunga serie in questo giugno strano di un’estate pensosa), seguono giornate di sole.
E, come mostrano gli storici, il grafico dello sviluppo storico dell’ultimo secolo appena scorso è un grafico in salita, malgrado i profondi picchi delle varie crisi economiche.
Perciò ‘sursum corda’, galantuomini -che non vuol dire tirar su la corda e appenderla alla trave.

Non suicidiamo la speranza, miei cari imprenditori disperati. E leggetevi questa bella poesia. Aiuta.

Cuando ya nada se espera personalmente exaltante,
mas se palpita y se sigue más acá de la conciencia,
fieramente existiendo, ciegamente afirmado,
como un pulso que golpea las tinieblas,
cuando se miran de frente
los vertiginosos ojos claros de la muerte,
se dicen las verdades:
las bárbaras, terribles, amorosas crueldades.
Se dicen los poemas
que ensanchan los pulmones de cuantos, asfixiados,
piden ser, piden ritmo,
piden ley para aquello que sienten excesivo.
Con la velocidad del instinto,
con el rayo del prodigio,
como mágica evidencia, lo real se nos convierte
en lo idéntico a sí mismo.
Poesía para el pobre, poesía necesaria
como el pan de cada día,
como el aire que exigimos trece veces por minuto,
para ser y en tanto somos dar un sí que glorifica.
Porque vivimos a golpes, porque apenas si nos dejan
decir que somos quien somos,
nuestros cantares no pueden ser sin pecado un adorno.
Estamos tocando el fondo.
Maldigo la poesía concebida como un lujo
cultural por los neutrales
que, lavándose las manos, se desentienden y evaden.
Maldigo la poesía de quien no toma partido hasta mancharse.
Hago mías las faltas. Siento en mí a cuantos sufren
y canto respirando.
Canto, y canto, y cantando más allá de mis penas
personales, me ensancho.
Quisiera daros vida, provocar nuevos actos,
y calculo por eso con técnica qué puedo.
Me siento un ingeniero del verso y un obrero
que trabaja con otros a España en sus aceros.
Tal es mi poesía: poesía-herramienta
a la vez que latido de lo unánime y ciego.
Tal es, arma cargada de futuro expansivo
con que te apunto al pecho.
No es una poesía gota a gota pensada.
No es un bello producto. No es un fruto perfecto.
Es algo como el aire que todos respiramos
y es el canto que espacia cuanto dentro llevamos.
Son palabras que todos repetimos sintiendo
como nuestras, y vuelan. Son más que lo mentado.
Son lo más necesario: lo que no tiene nombre.
Son gritos en el cielo, y en la tierra son actos.

g.celaya ‘la poesia es una arma cargada de futuro’