Archivio mensile:maggio 2012

poveri noi, dove andremo a finire

Ha un bel sostenere, quel tale, che non sono delinquenti bensì ‘contribuenti di reddito modesto’ di cui occorre considerare le specificità e le particolari condizioni di vita, poverini. E che poi li si veda sfilare col suv ultimo grido sottocasa e parcheggiarlo in bella mostra e vestano vestiti eleganti e la signora Lidia, la portinaia, ci racconta pettegola che sono tornati da poco ‘dagli States’ o appena scesi da una crociera nei Caraibi è mistero ‘sconosciuto al Fisco’ e che la Guardia di Finanza non si è mai presa la briga di indagare, chissà perché. E ci risulta che abbiano intestato un appartamento alla figlia, dei tre che posseggono (e lo fanno sapere ai conoscenti, noi compresi).

 

Pecco di ‘delazione’, nel raccontarvi queste cose, cari concittadini? Vivremo mica in uno ‘stato di polizia fiscale’ (berlusconi dixit) col ‘grande fratello Befera’ che ci spia tutti: messi in riga fiscale nel suo mega-computer e classificati per professione e, per alcuni, (i soliti noti di sempre che ci fanno una gran rabbia), un asterisco ‘ad alto rischio di evasione’ segnato allato?

 

E per fortuna che, ogni anno di questi tempi, intervengono le ‘liste di proscrizione fiscali’ a fare giustizia e dire pubblicamente che il paese dei soliti furbi è a rischio default per causa loro: dei poveretti che ‘se non evadono qualcosa non ce la fanno a intraprendere e commerciare e menare il taxi su e giù per la città trafficata’ -come scrivono certi baggiani in un certo forum.

 

E noi, poveri idioti, siamo invece conosciuti, conosciutissimi e tartassati alla fonte e non abbiamo suv parcheggiati in nessun luogo e mai avremmo creduto di essere più ricchi dei nostri vicini di casa; e, nascostamente, rifacciamo i conti di casa e facciamo le pulci alle ‘spese voluttuarie’ per capire dove abbiamo sbagliato per ritrovarci con quel tenore di vita modesto che abbiamo in confronto al signor Rossi-orefice e al Bianchi-pasticciere che denuncia introiti annui inferiori alla nostra pensione medio-bassa ed erosa ogni mese vieppiù nel suo ‘potere d’acquisto’.

 

E ci verrebbe voglia di prestare volontariato presso la locale Guardia di Finanza e andar su e giù per la città ad annotare i campanelli dove è scritto, in piccolo, ‘b&b’ -o scovarli su Internet, i furbi del default annunciato, e beccarli in flagranza di stanze affittate ai turisti e mai denunciate nel 730 o l’affitto dell’appartamento dei genitori che ‘ce lo facciamo pagare mezzo in nero perché che senso ha denunciare tutto a questo Stato fitto di comunisti che ci vogliono togliere la roba e sommergerci di tasse, poveri noi, dove andremo a finire?’

vox populi vox dei

La ‘combine’ è un maledetto tentativo di ‘cambiar le carte in tavola’ -e chi partecipa a un gioco o a una gara d’appalto la cosa non va giù e partono le denunce e segue il processo.

E, l’altrieri, seguivo con interesse in tivù il bel documentario ‘I mercanti di Venezia’ trasmesso su rai3 (‘Off the report’ dalla redazione della Gabanelli) che dava conto dell’ipotesi -suffragata da ampi e pesanti indizi di colpevolezza- di una ‘combine’ relativa alla ‘grande opera’ detta de ‘Il Mose’.

Che non ha nulla a che fare col giudaico profeta delle origini, bensì colle storiche ‘acque alte’ e colla profezia facile-facile che: ‘Dove xe vose xe nose’ (dove ci son voci, ci son noci).
O, se preferite, quell’altro buon vecchio adagio (sostenuto da decenni di malapolitica e malasocietà che l’ha espressa): ‘E’ tutto un magna-magna!’.
La ‘cricca degli appalti’, insomma, che ‘colpisce ancora’, a destra come a sinistra, e i cittadini -quelli del ‘sano civismo’ delle maestre elementari- indignados permanenti e sempre più imbufaliti.

E che ‘la cricca’ colpisca anche a Venezia non dovrebbe stupire nessuno perché, per un tal genere di maledetta tendenza italica, Venezia non è ‘città franca’, ma, chissà come e perché, la giunta e amministrazione Cacciari -che ha tenuto a battesimo il ‘pasticciaccio brutto’ del palazzo del Cinema al Lido e la s-vendita del meraviglioso complesso ospedaliero dell’ ‘Ospedale al mare’ – l’ha svangata, e nessuna inchiesta della magistratura ci ha rivelato le ‘segrete cose’ e il supposto malaffare di s-governo -solo e sempre supposto, per carità! E fino al ‘terzo grado del giudizio’ e/o ‘revisione del processo’ (sic) o ‘sopraggiunta prescrizione’.

Ed era esilarante osservare i primi piani dei volti delle persone intervistate, alcune palesemente con ‘la mosca la naso’ per quell’impertinenza intollerabile della giovane giornalista di scuola gabanelliana di ‘avanzare dubbi e sospetti’ con le canoniche ‘domande scomode’, altre imperturbabili e sicure che nulla possa scuotere i vergognosi equilibri del potere veneziano che garantiscono i profitti delle ditte scelte fuori dal meccanismo delle gare -tutto lecito e ‘alla luce del sole’ perché ‘la legge lo consente’, ahinoi.

E chissà se è la legge che consente anche di rimuovere un magistrato-alle-acque perplesso sull’attribuzione a una certa ditta delle cerniere delle paratie del Mose e desideroso di indire una gara che ‘confrontasse le tecnologie disponibili’ e certificasse la bontà della scelta fatta oppure l’esistenza di una scelta più sicura e avere garanzia di ‘esente corrosione’.
La ‘combine’ delle grandi opere del Mose deve avere agganci governativi sicuri e di gran peso nella ‘pubblica amministrazione per potersi permettere la vigliaccata di una rimozione con segreta minaccia di spedire quel tal magistrato a Palermo. E mi aspettavo che succedesse una bufera in città, il giorno dopo la messa in onda di quella trasmissione, e, invece, tutti zitti e buoni e ‘muro di gomma’ -e la faccia da schiaffi dell’Orsoni-sindaco che, ancora, a due anni e passa dal suo insediamento, risponde serafico alla giornalista come se niente sia mai dipeso e dipenda da lui e ‘les jeux sont faits, mes chers citoyens, et rien ne va plus’.

E se l’ipotesi delle cerniere del Mose che non sono ‘esenti corrosione’ si rivelasse fondata ci sarà da ridere al collaudo della ‘grande opera’ di levatura tecnologica internazionale e avranno ragione quei due tipacci del ‘metadone party’ che, birra in mano, dicevano l’uno all’altro a voce alta:
‘Ti gà sentio del Mose?’ ‘No, cossa?’. ‘Che i gà speso un saco de schei e, scolta queo che te digo, ti vedarà che no funzionarà un casso.’

Vox populi vox dei?

il senso del mettersi in gioco

L’espressione ‘mettersi in gioco’ è curiosa. E presuppone che ‘si giochi’, che si partecipi, cioè, a un’applicazione, un’invenzione di ruolo e comportamento dove si è attori o si è agìti da chi ne sa più di noi e può trattarci da pedine per un suo gioco e tornaconto personale.

 

E c’è chi dice che anche il ballare sia un ‘mettersi in gioco’ -e l’espressione ‘il tango si balla in due’ lo ribadisce e conferma la responsabilità dell’agire reciproco, del mettere in comune passi e movimenti più o meno aggraziati e ‘mirabili’ (‘e mira ed è mirata e in cuor s’allegra’ – G.Leopardi – Il passero solitario) per un fine che, da sempre, mi sfugge ed è questa la ragione per la quale ho cominciato a ballare dopo i cinquant’anni e l’ho fatto per una segreta disperazione e una volontà di punirmi, mostrando a me stesso la mia iniziale imperizia e la legnosità: un ‘gioco’ al massacro, il mio, un voler ‘farsi del male’.

 

E ancora mi chiedo, -giunto ormai al decimo anno di partecipazione al gioco e acquisita una discreta perizia- perché mai tutta quella gente che partecipa alle milonghe si metta in gioco: perché le signore si vestano in quel loro modo strano, con quelle calze a rete che, teatralmente, si troncano poco sopra la caviglia e quei guanti di pizzo nero che lasciano libere le dita e i fiocchi o la rosa tra i capelli. Un armamentario da teatro di rivista che espone quelle attrici improvvisate, quelle tanghére, alle critiche feroci di coloro che, nelle milonghe, si ritagliano il ruolo tristo di ‘taglia tabarri’ e stanno nelle retrovie e non si espongono e non partecipano al ‘gioco degli incontri e degli inviti’ che è croce e delizia di ogni milonga.DSC00572.JPG

 

E chissà che cosa cercano e trovano, i ballerini, in quell’abbraccio stretto e quell’andare con passi sincopati e giri e agganci e voleos, chissà che sentimento segreto, che ‘gioco di seduzione’ svolgono che li unisce o respinge – perché il tentativo di ‘portare a sé’ (seducere) può avere anche l’esito infausto di un’improvvisa freddezza, un sorriso gelido, un diniego; una frustata, per me, per evitare la quale molto raramente rivolgo l’invito a una tanghèra sconosciuta.

 

E, invece, è proprio quell’azzardo crudele che dà un senso profondo al gioco degli incontri e degli inviti e conforta e consola le solitudini interiori. E se, come raramente càpita, il ballo con una sconosciuta si fa inno alla gioia e consonanza di interne melodie e passi eleganti e vibranti di emozione ecco l’involarsi silenzioso delle anime e la restituzione di un senso dell’esserci e partecipare che tutto riscatta e il ‘pensiero triste che si balla’ si muta in una rotazione mistica di dervisci, un’ebbrezza memorabile che riscalda il cuore.

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all’ombra de’ cipressi e dentro l’urne

Era un sacco di tempo che non ci capitavo. E il pretesto era stato di accompagnare un’amica che doveva annaffiare una piantina e, quando ci sei, ti rendi conto che è un bel posto dove stare (oops!) e non è un caso che ci capitino un sacco di turisti, forse di più che al Père Lachaise, a Parigi -dove mi capitò di incocciare in una faccia nota sopra una tomba laica piena di gioiosi ammennicoli e foto e bigliettini di quel tale che, in gioventù, ci propinò le sospirose rappresentazioni audio dei suoi coiti: ‘(…) je vais et je viens / entre tes reins…’ cantava -e io faticavo a capire che c’entrassero le reni in un tal genere di cose e qualcuno mi spiego che era una metafora. Ah, beh, si, beh.

Beh, per chi non ci è mai stato, c’è da dire che ci sono molte cappelle monumentali di differenti stili: dall’antico tempio greco al liberty e potete far visita a Diaghilev, che fa buona compagnia a Stravinsky nel reparto riservato agli ortodossi – e il loro è un giardino dove il frusciare del vento è più soave e i cipressi più profumati, chissà perché. E, nel reparto degli evangelici, riposa Josip Brodsky -che, se avete qualche dubbio sul significato dei suoi versi, potete chiedergli spiegazioni, tempo ne ha.
E, vicino alla chiesa di san Michele in Isola, riposa perfino un tal Doppler -e suppongo che siano le spoglie mortali di quel medico di cui ci ricordiamo quando il sistema venoso non è a posto e occorre ricorrere alla sua invenzione diagnostica per vedere che cosa c’è che non va. E del conte Volpi di Misurata non importa niente a nessuno, anzi, suppongo che ci sia qualcuno che ha meditato di ‘cracher sur son tombeau’ -dal momento che vendette i terreni e l’area di Porto Marghera agli industriali folli che vi costruirono il Petrolchimico e tutte le altre fabbriche pestilenziali e mortifere che hanno segnato la storia dell’inquinamento lagunare nei decenni successivi.

E ho scoperto che era stato scavata la porzione di ‘campo’ dove riposava il mi babbo ed ho chiesto all’ufficio informazioni dove erano state riposizionate le sue ossa e ho scoperto che l’hanno trasferito da ovest a est, in un ossario in alto, arioso e felice della prima luce del mattino e, mentre su terra gli faceva compagnia una tipaccia tedesca dal nome minaccioso e viso rincagnato e severo, adesso sta vicino a una bellina-bellina che di cognome fa Libera e di nome fa Italia, vedi l’epoca storica come ti beffa! E se lo viene a sapere il Berlusconi le ruba nome e cognome e ci aggiunge ‘dalle tasse!’ e ne fa un programma politico da consegnare a Luca Cordero di Montezemolo.

Che poi, di nomi risonanti e storicamente aristocratici, nei pressi dell’ossario ce n’è a bizzeffe – e c’è la cappella monumentale dei Widmann Foscari Rezzonico, che somma due dogi e un industriale tedesco in una sola famiglia, vedete un po’ voi che storia e che fasti nobiliari abbiamo che tracimano dai secoli e nemmeno la morte riesce a ‘pareggiare le erbe del prato’ perché c’è chi si accontenta di un posticino risicato in un ossario e mi sorride triste per la triste ventura che lo ha portato in questo luogo e ci sono i pomposi fasti architettonici delle cappelle monumentali -che belle a vedersi son belle, per carità, ma ti chiedi che senso ha, in limine mortis, tornare a rivestirsi dei panni da vivi e rivendicare le maledette differenze di censo se la sostanza è che ‘sei terra e a terra ritornerai’.

‘A egregie cose i forti animi accendono….’ Che sia vero?

 

Ma dove son le frasi familiari,

Le anime, gli ingegni personali?

La larva fila dove furon pianti.

I gridi delle donne accarezzate,

Gli occhi, i denti, le palpebre bagnate,

II vago seno che scherza col fuoco,

II sangue acceso in labbra che s’arrendono,

Le dita, i doni estremi che difendono,

Tutto va sottoterra e torna in gioco!

E tu, grand’anima, in un sogno speri

Senza più quei colori menzogneri,

Che fanno qui, a questi occhi, l’onda e l’oro?

Canterai quando sarai vaporosa?

Breve è il dì! La presenza mia è porosa,

E la santa impazienza, anch’essa muore!

…….P. Valéry

una sensazione di leggera follia

Una sensazione di leggera follia aleggia sull’Europa tutta -spaccata sulla Grecia che se ne va e sugli eurobond che ‘non s’han da fare’ -come il matrimonio di Lucia Mondella e Renzo Tramaglino.

 

E tutto sembra sciogliersi di quel castello di illusioni che ha generato l’Europa unita -voluta dai padri nobili fondatori subito dopo la spaventosa guerra mondiale e i milioni di morti di nazionalismi folli ed egemonie nefaste: Francia versus Germania (prima guerra mondiale e trattato di Versailles) e la Germania che, due decenni dopo, si prende la rivincita e occupa la Francia e la umilia e la vessa obbligandola a pagare milioni di franchi di pretesi indennizzi di guerra.

 

E oggi la guerra che si fanno quei due grandi paesi è economica e la Germania è trincerata dietro il suo vallo di ‘conti in ordine’ e rigore e conseguente denaro a fiumi che le viene da ogni parte del mondo malgrado i suoi bot e btp paghino uno zero-virgola agli investitori.

Ma la sicurezza di un investimento ‘non c’è chi la paga’, come si usa dire, e l’economia di quel paese vola e ‘chi s’è visto s’è visto’ dei paesi mediterranei affogati dai ‘mercati’ uno dopo l’altro e chissà quando toccherà a noi (il ‘se’ non è in predicato, salvo miracoli dell’ultim’ora).

 

Una sensazione di leggera follia, dicevo, perché, mentre la nave affonda, da noi ancora si discute sul ‘rigore si-rigore-no’ e un vero comico in politica dice chiaro e tondo che ‘bisogna uscire dall’Europa e svalutare’ e tremano le vene ai polsi nel rappresentare che si fa dello scenario di un’economia a rotoli, una ripresa che non verrà neanche dalle mitiche esportazioni-con-dumping-della-liretta-rediviva e milioni di veri poveri sulle strade a gridare i loro diritti e dare ‘fuoco alle polveri’.

 

Chissà se, giunti a quel punto, si userà ancora la movida notturna dei nostri insonni giovani precari a vita, -sigaretta e aperitivo in mano a togliere il sonno agli esasperati abitanti nelle case coi loro scoppi di risate e le conversazioni a voce alta come se fosse giorno. Leggera follia?

 

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/05/23/se-europa-ricordasse-keynes.html

batracomiomachie

Siamo un popolo di fantasiosi e l’enfasi che è seguita alla batracomiomachia elettorale lo dimostra.
S’ode a destra uno squillo di tromba / (era una tromba? pareva piuttosto un debole fiato intestinale) a sinistra risponde uno squillo / d’ambo i lati calpesto rimbomba / di cavalli e di fanti il terren…

Parma paragonata a Stalingrado (nientemeno!), la ‘roccaforte’ di Mira (Ve) ‘espugnata’, Grillo che ‘dà l’assalto’ a Bersani -e l’unico sensato ci appare quest’ultimo che lo invita a ‘stare sereno’, a darsi una calmata, insomma, perché scalmanato è scalmanato e, ultimamente, pare prendersi un po’ troppo sul serio, che è sempre l’inizio della fine. E se è vero che ‘la tua fine è il mio inizio’ qui pare che siamo un po’ tutti, elettori ed eletti, alla frutta o al grappino e ‘scambiamo fischi per fiaschi’ e ‘buonanotte al secchio’.

Ed è vero che sulle batracomiomachie elettorali i giornalisti ci intingono le penne al veleno e ci godono di metterli l’uno contro l’altro e chiamare i presunti soldati alla riscossa, ma, davvero, non è successo nulla di eclatante, niente di che. Solo che un sindaco è succeduto a un altro sindaco e ora dovranno mostrare ‘di che pasta son fatti’ e se hanno filo da tessere e l’unica cosa buona che abbiamo ascoltato è di quel tale, quello di Stalingrado (sic), che ha giustamente rivendicato la sua autonomia di giudizio e sottolineato la partecipazione dei cittadini.

Il che rimanda al centro la palla e ‘ne vedremo delle belle’ perché ‘ogni giorno ha la sua pena’ – e la pena di ogni giorno è quella di accordarci tutti sulle cose da fare e quali fare per prime. La politica, insomma, la polis.
Ed è una gran fatica l’accordare le genti di destra con quelle di sinistra -e se quelli di destra hanno inteso fare un dispetto a Bersani col votare il grillino, beh, mal gliene incoglierà perché potrebbero vedersi tassati vieppiù con le tasse di scopo finalizzate a garantire i servizi.
Chi è causa del suo mal pianga se stesso e non ci vengano a rompere i coglioni in futuro colle rinnovate geremiadi su Equitalia e le troppe tasse che li opprimono.

quel tragico dna di popolo e nazione

Sta avvenendo quel che più temevo. Passate le fatidiche ventiquattro ore dal misfatto -che, come bene sanno gli inquirenti di ogni paese sono decisive per il buon sviluppo delle indagini e la speranza di acciuffare e rivelare i colpevoli e i mandanti- l’inchiesta sulla ‘blowing a columbine brindisina’ si sta impantanando e si avvia a diventare l’ennesima strage impunita di un paese di cento ombre criminali e fantasmi orrendi della sua maledetta storia di vittime che perdono la vita e il sonno e carnefici-orchi che ancora si aggirano tra noi.

Forse non sapremo nulla di più di quanto già sappiamo della morte di Melissa e le altre compagne gravemente ferite tre giorni fa a scuola. E continueremo per mesi e anni nelle nostre geremiadi e recriminazioni contro uno Stato imbelle e i suoi funzionari incapaci e tesseremo le mille fantasie di ‘complotti’ e ‘stragi di stato’ che hanno segnato le nostre vite di tragici cittadini di una repubblica infame.

E ci sarà sempre qualche suonato che imputerà il misfatto alle demoplutocrazie delle banche e dei ‘potentati europei’ non meglio specificati e nominati per affogare lo sdegno e la rabbia impotenti per l’ennesima vittima incolpevole, l’ennesima Ifigenia sacrificata sull’altare della follia italica capace di metabolizzare gli incubi di cento maledette stragi e incorporarli nel suo tragico dna di popolo e nazione.

 

Blowing a columbine brindisina

E’ avvilente. Che la verità delle cose che sono appena accadute si celi, quasi sempre, e non ci consente di dire con chiarezza e senza tema di smentite le civili cose che ci urgono entro, -di dare un senso e intelligibilità all’urlo di rabbia che preme quando si legge di una strage di adolescenti evitata per un soffio, ma anche solo quella singola vita di ragazza, Melissa, novella Ifigenia sacrificata sull’altare dell’odio celato nella mente di ‘un folle’ ed esploso nel primo mattino a quel modo.

Melissa è, senza verità e senza colpevoli certi e chiari moventi, un ‘morto inutile’ che si aggiunge alla follia collettiva e al lutto che faticosamente elaboriamo del nostro esser cittadini del ‘paese delle stragi impunite’ delle verità mai accertate, dei colpevoli che solo all’inferno sconteranno il fio della loro colpa orrenda.

E sembra comodo per molti, -inquirenti, politici, primi cittadini- seppellire al più presto la salma di Melissa sotto lo sfarinamento sociale di questa nostrana ‘blowing a columbine brindisina’ che, dopo quella bergamasca e prima di chissà quale altra orribile azione criminale che verrà, assomma brigatisti redivivi e in pectore a imbecilli totali che si armano di un fucile a pompa e vanno a ‘prendere in ostaggio’ i poveri cristi incolpevoli che fanno un mestiere ingrato -e chissà quali e quante altre odiose azioni criminali novereremo da qui in avanti di una società dove il grido ribellistico e il cachinno (vedi quelli del Grillo, novello Masaniello) che lo accompagna si levano alti e sempre sorretti e ben illustrati dai media televisivi e giornalistici e ‘il diritto’ di ognuno e tutti è sbandierato come intangibile sempre, ma il dovere no; il dovere è come la notte della famosa canzone che si canta a bordo delle navi da crociera.

E leggevo, ieri, la lettera di una tale a ‘Repubblica’ che illustrava le malefatte e la ‘cartella pazza’ (a suo dire) speditagli da Equitalia e si trattava di una multa del 2008 per divieto di sosta e, negli anni, era lievitata fino alle cifre che sappiamo. E la risposta del curatore della rubrica era comprensiva e consolatoria, ma a me sarebbe venuto da chiedergli bruscamente: ‘Ma perché mai non l’hai pagata quando te l’hanno intimato la prima volta, nel lontano 2008, caro?’

Misteri eleusini del radicato ribellismo italico.

mi scrive Zarco…

Scrive Zarco…

Se il “tutto” è la politica che abbiamo visto sinora, allora sono fiero di far parte del “nulla” grillino, strapieno di idee da nulla contenuti da nulla programmi da nulla pensieri da nulla conoscenze da nulla battaglie da nulla passione sociale da nulla e carica ideale da nulla. Tutte robe “da nulla” che quegli altri non hanno, perchè loro hanno il tutto. In questo mondo alla rovescia noi siamo il nulla e loro sono il tutto, e ne sono orgoglioso. Il Mercato è ciò che ci sta uccidendo. Dobbiamo uscire fuori dai mercati dai tassi di mercato e da qualsiasi cosa che sia di mercato e non continuare a volerci restare dentro a questo mercato libertino liberticida e libero di fare un po’ il cazzo che gli pare. Le nuove entrate si otterrebbero dal 4 punto del programma 5 stelle. Tetto massimo ai cosiddetti “guadagni” di chiunque; per qualsiasi motivo al mondo nessuno può guadagnare più di una certa cifra. Tutto il più è rubato, anche se protetto dalla legge. Basta Mercato. Quale altra dimostrazione mai ancora deve darci per dimostrare al mondo di essere un mostro???

Caro Zarco,

 

sfondi porte aperte nel tuo affondare la critica contro i partiti che ci hanno proposto fin qui la loro politica malata, asfittica, ladrona. Però, vedi, anche la Lega di s-governo nasceva da premesse anti romane, anti tasse, anti Europa-delle-banche e oggi muore, da nessuno rimpianta (a parte qualche ‘secessionista’ suonato evasore cronico e recidivo) -e la sua malattia è la stessa contro la quale era insorta cogli elmi celtici e i ridicoli spadoni dell’Alberto da Giussano e l’ampolla del dio Po (aiuto!!).

 

I ‘grillini’ riusciranno, invece, nella buona politica delle buone idee, del buon senso civico che predicavano le maestre d’antan, dello ‘spirito di servizio’ ai cittadini? E’ talmente tanto il desiderio che esista ancora l’onestà in politica e gli onesti nel paese -che si presentano alle elezioni e vincono e si comportano da onesti anche dopo essere stati eletti- da farmi venire un groppo in gola e mi si muovono le lacrime. Permettimi di continuare nel mio motivatissimo pessimismo ancora per un po’; fino a quando non avremo i dati sul comportamento in politica di questi nuovi arrivati che tu sponsorizzi con tanta lodevole passione.

 

Quanto all’uscire dal ‘mercato’ la cosa si fa difficile e ardua perché l’orizzonte di riferimento di una economia non di mercato era, millenni fa, il Comunismo (che dio l’abbia in gloria) -e il ‘Muro’ è caduto e la sfida dell’economia sociale non di mercato è stata persa dall’Urss con ludibrio di negozi vuoti e miseria diffusa e oggi abbiamo il Putin a dirci che su quelle macerie rinascono gli Zar -e il popolo beota che pensava di punire i grigi burocrati del Comitato Centrale e inneggiava alle riforme di un Gorbaciov e osannava l’ubriaco Eltsin oggi si ritrova con le meste bandiere rosse in piazza e cantano le tristi canzoni comuniste de ‘si stava meglio quando si stava peggio’.

 

Sfidare ‘i mercati’ si fa se si ha una limpida visione di ‘come ti riorganizzo la società’ non velleitaria e condivisibile e convincente -e quella di Grillo sembra più la predicazione di un Savonarola punitivo che minaccia sfracelli divini che quella di un pacato professore di economia che ci spiega per filo e per segno ‘come si fa’ a uscire dall’economia di mercato e dal loro stramaledetto spread e triple A che diventano triple C.

 

Capisco che un pacato professore di quella fatta non vincerebbe le elezioni con l’eloquio pacato e ragionevole che lo contraddistingue e proprio questo mi fa cadere le braccia: che il popolo dei beoti abbia bisogno di grida e proclami e promesse e anatemi gridati per decidere un cambiamento piccolo piccolo. Che abbia bisogno dei Masaniello e dei Savonarola piuttosto che di pacati professori di economia che ci spiegano pacatamente ‘come si fa’ e ci prendono per mano e ci avviano sul sentiero stretto e in salita della ‘crescita’ possibile e, certo, non di domani o dopodomani.

Abbraccione.

la storia che va col passo del gambero

Confesso che, per quanto mi sforzi, non riesco a venirne a capo della possibile predizione di come finirà questa ‘crisi globale’. L’Europa naufragherà sugli scogli greci o la/ci salveremo in extremis e ringrazieremo gli dei per la bonaccia che farà seguito all’approvazione degli Eurobond finalizzati ad ‘investimenti per la crescita e lo sviluppo’?
E se devo immaginare come li spenderanno questi Eurobond gli amici greci risanati, fatico a pensare a qualcosa di diverso dal turismo che già li premiava prima -e non mi pare che offrirà maggiori chance di ‘venirne fuori’ domani con nuovi posti di lavoro e con chissà che ‘industrie’ diverse da quelle dello yogurt e del fetha -e il ‘rigore’ dei conti dello stato e i tagli feroci alla spesa pubblica saranno in ogni caso ‘l’orizzonte di riferimento’ di una Grecia che voglia far da appendice malaticcia all’Europa futura.

E l’impressione è che questa crisi globale somigli al muoversi caotico e impredicibile della particelle della meccanica quantistica, che non si può mai dire dove sono di preciso e come si combinino energeticamente tra di loro e così è per gli Stati europei che affacciano sul Mediterraneo (Francia esclusa?) e ‘speriamo che noi ce la caviamo’, ma, ieri notte, leggevo queste righe da ‘il Secolo breve’ di Hobsbawm e faticavo a pensare che ‘la Storia non si ripete’ e certi incubi del passato non si ripresenteranno. Scrive Hobsbawn:

‘I movimenti non tradizionali della destra radicale (fascismi e nazionalsocialismi n.d.r.) si presentarono in molti paesi europei alla fine dell’Ottocento sia in reazione al liberalismo (cioè alla accelerata trasformazione della società da parte del capitalismo), sia contro la crescita dei movimenti socialisti della classe operaia e, più in generale, contro l’ondata di stranieri che si era abbattuta sul mondo nella più grande emigrazione di massa che la Storia avesse conosciuto fino a quel momento (….) Anticipando quanto sta accadendo alla fine del secolo nostro, gli ultimi anni del secolo scorso aprirono la strada alla xenofobia di massa, di cui il razzismo -la protezione della purezza del patrimonio nativo contro la contaminazione e lo sconvolgimento radicale prodotti dall’invasione di orde subumane – divenne l’espressione più comune. La sua forza può essere misurata non solo dalla paura per l’immigrazione polacca che spinse il grande sociologo liberale Max Weber ad appoggiare temporaneamente la Lega pangermanica, ma anche dalla campagna sempre più febbrile contro l’immigrazione di massa condotta negli Usa, che, durante e dopo la prima guerra mondiale, condusse il paese della Statua della Libertà a chiudere le frontiere a coloro per i quali la statua era stata eretta.’

La Storia va col passo del gambero? Meditate, gente, meditate.