Archivio mensile:febbraio 2012

i tecnici che verranno

Lo so che è poco elegante autocitarsi e che avrei dovuto chiedere il brevetto al tempo del mio primo lancio e tuttavia, novello Meucci della politica, rivendico la primazia dell’idea di un ‘governo dei tecnici’.
Si, è vero, io lo chiamavo un ‘governo dei ragionieri’ e, invece dei professoroni e avvocatoni da sette milioni di euro di imponibile annuo suggerivo di attingere alle liste del collocamento -giusto per risparmiare un bel po’ di quattrini su ‘il costo della politica’.
I miei ‘tecnici’ di governo si sarebbero accontentati di una paio di migliaia di euro al mese e gli avrei fatto firmare una lettera di dimissioni contemporaneamente alla firma del contratto di assunzione e sarebbero stati supervisionati da un ‘comitato dei garanti’ -un totale di sette saggi selezionati a scrutinio palese tra i meno peggio dei partiti e il pdl escluso, ca va sans dire, per le ovvie ragioni dei barabba e della cricca (se ne trovasse uno di men che gaglioffo e a libro paga del Caimano!).

Fuor di celia: questi ‘tecnici’ che ci ammodernano e ci dicono capaci di sostenere la sfida europea ad onta delle storiche magagne e dell’avvilente dna nazionale ‘una faccia una razza’ sono la dimostrazione che la Provvidenza esiste davvero e, quando ormai boccheggiamo e stiamo per affogare, ci getta dalla nuvoletta la ciambella di salvataggio.

E sulla stampa di oggi è tutto un gridare ‘al lupo al lupo’ per questi tecnici che bastonano a destra e a manca (più a manca, per la verità) e, porca sia l’oca, riscuotono perfino un robusto consenso nei sondaggi.
E tra i partiti serpeggia lo spavento che alle prossime elezioni il loro consenso si riduca al lumicino e le schede bianche e nulle e le astensioni le dicano invalide e di nessun peso politico il consenso degli ostinati elettori che si sono recati alle urne; ma quei giornalisti e politici da prima repubblica che ci avvisano della ‘necessità della politica e dei partiti’ evitano accuratamente di ricordare i mille e più episodi dello schifo e dell’avvilimento dei tragici decenni di s-governo che ci hanno incluso tra gli stati-canaglia europei (i famigerati piigs).

Lunga vita ai ‘tecnici’ e al ‘tecnicismo’ che sostituirà la politica -con l’augurio che i prossimi che saranno chiamati a governare vengano davvero tra le fila de ‘i migliori’ ragionieri che una commissione d’esame scoverà nelle liste del collocamento.

dipende.jpg

le piaghe e il medico pietoso

Che ‘il Manifesto’ usi la parola ‘golpe’ riferito alla crisi greca e al patronage europeo che si prova ad arginarne gli effetti devastanti sull’intera euro zona non sorprende. L’area di pensiero di quei giornalisti è quella del disegnatore Galantara che mostrava i grassi borghesi e i ‘padroni’ panciuti col cilindro in testa e le tasche strapiene di banconote che ne debordavano.Vignetta-Asino-Galantara-10-150x150.jpg

E l’idea che l’odierno sistema politico finanziario europeo sia fatto di grassi e ricchi banchieri che ci godono nell’affamare i ‘poveri greci’ e ci si arricchiscono pure vieppiù è semplificazione appagante per tutti coloro che in quei flutti annaspano e rischiano di annegare. Almeno hanno un capro espiatorio contro cui gridare ‘è tutto un magna-magna!’asino1.jpg

Ma la condanna della Grecia, se si legge con attenzione il bel reportage di Rampini qui sotto, nasce da altri orizzonti di trascorsa gloria e ‘stili di vita’ non compatibili con una buona economia di mercato – e il magna-magna, mutatis mutandi, vi è additato nella diffusa corruzione e in un’economia che dell’assistenzialismo e del clientelismo ha fatto la sua colonna portante e, oggi, in tempi di vacche magre e pelle e ossa, quel palco malandato frana sotto ai piedi e le grida degli attori spaventati che vi hanno inscenato il loro fescennino fino a qualche anno fa.Vignetta-Asino-Galantara-3-150x150.jpg

E che razza di golpe sarebbe, di grazia, il patteggiamento e il credito implorato dai governanti greci ai maggiorenti dell’Europa politica e finanziaria per evitare il default? Strano golpe davvero se si questuano i denari delle rete di protezione europea e si grida, nel contempo, ‘nazisti’, nelle piazze e nei bar, ai maledetti tedeschi che hanno solo il torto di mostrare un’economia sana in tempi di crisi globale e pretendono che anche gli altri stati si allineino ai ‘fondamentali dell’economia di mercato’ per ripartire con un’Europa più coesa.

Dalla crisi, come dalle malattie gravi, si esce magri e privi del colesterolo cattivo della corruzione sociale e dei furbismi asfittici degli evasori che hanno stremato il fisico delle nazioni. Medico pietoso rende la piaga purulenta.

http://www.repubblica.it/economia/2010/02/06/news/dossier-grecia-2204292/

Monti ueberalles

Ma chi l’avrebbe mai detto che saremmo diventati tedeschi e avremmo pensato con la logica dei ‘conti in ordine’ e, dopo avere ‘spezzato le reni alla Grecia’ l’avremmo occupata finanziariamente e messo in riga anche quegli spreconi di ‘mangiamoussaka’ a ufo -insegnandogli che, se si incassa 3 non puoi spendere 10 pena il default di uno stato sovrano?

 

Siamo davvero a un passo dall’integrarci nell’Europa che conta, quella che decide e, forse, chissà, torneremo perfino a crescere e le nostre imprese artigiane e i piccoli imprenditori faranno il loro dovere fiscale in modo europeo e la smetteranno con il piagnisteo ridicolo de ‘se dovessimo pagare tutto saremmo costretti a chiudere’. Chiudete, invece, portate i libri in tribunale, se non vi riesce di produrre al modo che l’Europa ci chiede.

Non ce ne facciamo niente, come paese-Italia, di imprese mollicce e di comodo, che servono solo a ingrassare i portafogli di famiglia e farsi la porsche o il suv e non contribuiscono al benessere della collettività nazionale.

 

Il rilancio economico del paese passa attraverso l’assunzione di questa logica ‘tedesca’. Pagare le tasse è un dovere. Chi non le paga perde lo status di cittadino e, come dicono gli inglesi (e gli americani) ‘no representation whitout taxation’. Nessuna rappresentanza politica senza aver prima pagato il dovuto allo stato dei cittadini.

 

Monti, Monti ueberalles. Suona male, ma rende l’idea.

cose dell’altro mondo

Ho in mente le narrazioni di ‘Novecento’, il bel film di Bertolucci, e quelle di ‘Salvatore Giuliano’ – entrambe narrano di quell’epica del lavoro e dei diritti che oggi è diventata sentire comune: un coro, una geremiade lunga tre anni; da quando, cioè, l’onda lunga di tsunami della crisi globale ha spazzato via le fabbriche e i lavori nostrani dei più vari e diversi ricollocandoli alla periferia est del pianeta: Serbia, Cina, India e dovunque il ‘costo del lavoro’ è basso, bassissimo ed è a zero la ‘cultura dei diritti’.locandinaaa.jpg

 

E’ forse questa la riflessione fondamentale che manca da noi, in Occidente: l’immaginare la vita di quei lavoratori/trici che ci hanno ‘rubato’ il lavoro, la loro gioia di avere un lavoro, finalmente! e un reddito che migliora le loro vita di miseria e le famiglie patriarcali che si stringono intorno al fortunato/a e ne condividono le briciole di ricchezza.

 

E se è triste vedere/ascoltare i tele/radiogiornali che sono pieni per oltre il sessanta per cento di recriminazioni rabbiose e occupazioni di fabbriche e uffici e le voci esasperate della protesta dei nostri lavoratori, urge pensare e immaginare ciò che avviene/avverrà nell’altro mondo e aprire una rubrica fissa intitolata appunto ‘Cose dell’altro mondo’ – per dirci come sarà ridisegnata la ‘cultura dei diritti’ a livello globale da qui a qualche anno e decennio, e se dovremo tutti appiattirci sul livello indo-cinese o se sarà scritta un’altra epopea dei diritti e del lavoro simile a quella che si narra in ‘Novecento’.

Lavazza, pensaci tu

Sarà l’ora, le sette del mattino, che la città è deserta di umane presenze, eccetto i fantasmi insonnoliti di coloro che lavorano anche il sabato e se ne vanno nel gelo mattutino ad aprire gli uffici o le botteghe, ma questa apparizione stupida di una grande statua di toro seduto a zampe in su che dondola e galleggia sull’acqua color smeraldo-sporco mi appare un monumento all’insensatezza.imagesss.jpg

E, insieme, un monumento alla volgarità: pel suo mostrarsi a zampe aperte e le animalesche pudenda esibite impietosamente -a ricordarci i furori carnali di Pasife, forse, o quelli del toro che rapì Europa per soddisfare le mai sopite brame di Giove Olimpio di ‘farsi carne’ e offrire il suo seme divino all’umanità.

Citazione buttata lì giusto per ricordare che il ‘dio che si fa uomo’ è mito antico che il cristianesimo ha rubato agli odiati pagani; e la storia delle religioni rigurgita di immedesimazioni e possessi e incarnazioni divine e la più sobria e contenuta risulta essere la dichiarazione di Maometto, che si accontenta di essere Profeta del suo amatissimo Allah e non il Figlio nato per miracolosa ‘immacolata concezione’, -tu vedi fin dove hanno spinto il loro folle azzardo concettuale i Padri della Chiesa.

 

E se il toro monumentale è un simbolo del carnevale -che si vuole insensato per definizione e convenuta pausa del nostro essere individui razionali- io rifletto, invece, sull’insensatezza tout court, l’insensatezza universale -per la quale facciamo le quotidiane cose di ognuno e tutti pretendendole sensate, invece, e importanti e significative a onore e gloria del genere umano che ha colonizzato il pianeta. Tipo l’andare a messa e snocciolare le preghiere e le litanie e l’ascoltare le ritrite cose del ‘Verbo che si fa carne e sangue’ e fingere di credere in un ‘aldilà’ che riscatta le miserabili cose che viviamo ‘aldiqua’; e su queste panzane incredibili un gigantesco sistema di potere ecclesiastico fonda le sue marce e corrotte correlazioni col potere secolare e ne trae sostentamento -tanto che un manifesto dell’unione degli atei ci informa che, coi 6 miliardi di euro all’anno che ci costa la Chiesa cattolica, potremmo fare ‘grandi cose’ per questo paese in perenne crisi economica e finanziaria.

 

E l’unica cosa sensata -e che fa bene al corpo e alla mente- è questa mia di correre per la riva delle Zattere finalmente sgombra di gente e di maschere ridicole e tutta per me e lasciare che il primo sole del mattino mi scaldi il corpo. E mi sento investito di luce e calore come nessun dio saprebbe fare e, ‘incarnato’ di luce e calore solare, corro come un semidio (un po avanti negli anni) verso casa con una brioche calda nello zainetto e il desiderio di un buon caffè che proromperà finalmente dalla caffettiera e mi profumerà la cucina.

 

Lavazza, pensaci tu (e pagami la pubblicità che ti faccio nel mio blog).

il latrato di Cerbero

Sembra curioso che l’opposizione sociale al governo ‘dei tecnici’ unisca gli opposti estremismi degli evasori notori da un lato e dei ‘sinistri duri e puri’ dall’altro.

E il senso della cosa è che i tecnici ‘fanno’ il lavoro sporco sociale che la marcia politica dei partiti non ha saputo/voluto fare in decenni di ammiccamenti e tolleranze e ‘voti di scambio’ tra elettori ed eletti che ha portato al dramma dell’attuale debito pubblico -e lo spread coi paesi virtuosi di Eurolandia ci puniva e ci diceva ‘greci’ o ‘p.i.i.g.s’.

E, naturalmente, non hanno nulla in comune i disoccupati o i precari a vita coi commercialisti e i loro clienti in questua di un’elusione o di un’evasione consentita o patteggiata se non i fremiti di un ribellismo impotente che non sa guardare a un futuro che sarà diverso ad onta del loro malessere e disagio e geremiade e invettiva o imprecazione.

E se l’Europa dei conti in ordine avrà un ruolo positivo nel nostro futuro e in quello dei figli sarà quello dell’aver indicato con chiarezza assoluta il ‘male della democrazia’.
La democrazia malintesa che ha giocato, qui a sud, la partita truccata del furbismo greco-italico (una faccia, una razza): di promettere le cose che non si devono promettere, tipo: non pagare le tasse, non rispettare le quote latte e rifiutare di pagare le multe, consentire che camionisti-banditi-di-strada impediscano la libera circolazione delle merci e via elencando del cahier des doleances che ci condanna ad essere il maledetto sud di ogni nord virtuoso e produttivo -dove questo genere di cose non vengono patteggiate o definite ‘democrazia’, bensì ribellismo asfittico e che ci costa ‘procedure d’infrazione’ pagate da tutti i contribuenti.

Un cambio di passo è necessario e se sarà la tecnica opposta alla politica a imporcela, viva la tecnica e che ci sia monito severo e latrato di Cerbero per il futuro.

forse ce la faremo

Forse ce la faremo. L’impresa, nei primi giorni del cambio in corsa a Palazzo Chigi e della improvvisa conversione del malnati di s-governo sulla via di Maastricht, sembrava impossibile, ma lo spread è calato, i mercati-avvoltoi sono stati sedati e ora beccano le orbite dei cadaveri di piazza Sintagma e volano alti sopra Lisbona.

Ma noi no. Siamo in piedi, seppure barcollanti, e il miracolo di Monti l’Austero sembra tenere e, se non ci si mettono i ‘forconi’ di bel nuovo e i camionisti-banditi di strada a bloccare il paese e le altre lobbies degli evasori cronici e recidivi, un’apparenza di ordine e legalità sembra distendere la sua larga ala pacifica su tutto il Belpaese.

E il tono di questo nuovo governare e indurre pensieri positivi viene dalla scelta di cancellare i giochi olimpici da Roma -e strillano i soliti noti delle cricche degli appalti (quelli del g8 e della ricostruzione dell’Aquila che se la ridevano al telefono, ricordate?); e strilla il P.d.l, che di quegli imprenditori da un tanto a mazzetta è il ciarpame politico-parlamentare che ha perso peso e non decide più nulla e scende a picco nei sondaggi, alleluia!

E manca all’appello solo Milano, con la speranza che i processi non vadano prescritti e si levi alta la condanna del capo-cricca, il corrotto/corruttore della vita pubblica per antonomasia, -quello che ha provato ad umiliare la magistratura e ridurla a un ‘bivacco di manipoli’ e affermava, in veste di prime minister, che evadere è legittima difesa di quel suo modo antico e sporco di essere stato imprenditore al tempo di tangentopoli ed esserne uscito indenne grazie alle prescrizioni e alle leggi ad personam e alla compravendita della politica e della marea di servi e infami parlamentari che gli hanno fatto corona fino a ieri e tuttora nutrono i sogni fradici di suo grande ritorno sulla scena pubblica.

Parce sepultum.

proposte sensate e praticabili, please

Sia detto in chiaro: mai amato le manifestazioni. Ho partecipato a un paio in gioventù – e una sola aveva il fronte di ‘acab’ schierato cogli scudi e i manganelli e ci furono i rituali assalti e e le rituali fughe e tutto è rituale in questa guerra guerreggiata che si rappresenta solo per avere un titolo di giornale o telegiornale, il giorno dopo, che dica della tal fabbrica che chiude e del lavoro che si perde.

E’ l’asfissia il senso ultimo di tutto questo manifestare e agitarsi e ‘dare alle fiamme’ e ‘mettere a ferro e fuoco’ e ‘assediare i parlamenti’. Per ottenere cosa?
Il giorno dopo è geremiade uguale: la ‘Ue chiede di approvare le misure di austerità’ che verranno approvate in barba alle manifestazioni di ieri e dell’altro ieri -e il teatro sociale dell’assurdo resta in cartellone per quel ridicolo dictat postmoderno che vuole che ‘the show must go on’ malgrado la sua avvilente ripetitività e inutilità.

E, naturalmente, ci sono gli incazzati cronici e per vocazione che gridano vieppiù e inneggiano a ‘spacchiamo tutto’ nell’illusione che si avviti una guerra civile di tutti contro tutti – e i danni dei blocchi dei vari ‘forconi’ e dei camionisti-banditi di strada ancora li stiamo pagando col costo delle merci alle stelle e probabili ‘procedure di infrazione’ dell’Europa che peseranno sui conti dello stato nei mesi e anni a venire.

Tutti buoni e zitti, allora, e proni e piegati a novanta nei confronti del potere?
No, certo. Tuttavia si vorrebbe qualche rituale inutile (e violento) di meno e qualche sforzo in più per capire come si esce da questa crisi glocale senza aggiungervi i danni degli edifici dati alle fiamme e quelli dei blocchi stradali e autostradali che spingono i prezzi delle merci alle stelle.

Si accettano proposte. Sensate e praticabili, se possibile.

gli opposti ideologismi e la cattiva politica

Giusto che il ‘giorno del ricordo’ si aggiunga a tutti quelli ‘della memoria’ -avendo riguardo nel distinguere evento da evento e tenendo sempre presente la geografia, la storia, il contesto politico e sociale, ecc. ecc. affinché i fatti e i protagonisti risaltino della diabolica luce propria e i crimini siano narrati per intero e senza nulla togliere all’efferatezza, alla gratuità e alla demenza delle teorizzazioni ‘politiche’ che si sono fatte sterminio e infoibamenti a catena di innocenti e veri colpevoli insieme.

 

E si vuole che sia e resti chiaro che lo sterminio di un popolo -teorizzato nei phamplets e sui libri del nazionalsocialismo e attuato con accuratezza scientifica e meticolosa organizzazione e pianificazione- è orrore incomparabile con altri e nessuno può impunemente scambiarlo nelle cronache odierne ai fini di asfittiche giustificazioni e/o pelose ‘comprensioni’ e assoluzioni postume dei fronti contrapposti e delle diverse e contrapposte lingue politiche che si sono macchiate di quei crimini e degli orrori.

 

Perché sappiamo (ma era a tutti noto già allora) che i ‘crimini contro l’umanità’ non hanno colore politico che tenga e anche quelli commessi dai ‘rossi’ alleati dei titini sulla nostra frontiera orientale si ascrivono a quel tragico genere letterario.

Si veda, al proposito, il bel film di Martinelli ‘Porzus’ -perché è giusto rivelare cinematograficamente le facce e le grida belluine e gli spropositi ideologici che coprivano le azioni banditesche dei vari ‘Geco’: sedicenti partigiani che indossavano le improbabili divise con la stella rossa dei ‘figli del popolo’, ma uccidevano sommariamente le presunte ‘spie’ e tutti coloro che avevano collaborato con i fascisti senza un processo che ne accertasse la colpa e/o le attenuanti civili, e se ne fregavano delle direttive del partito di riferimento che si provava a fermarli perché un mitra in mano e un manipolo di esaltati al seguito danno un senso di onnipotenza -e, alla fine del conflitto, trovarono riparo e colpevole oblio delle colpe nei paesi e le città passate sotto amministrazione jugoslava.immar.jpg

 

E resta da stigmatizzare la ‘colpa’ del partito comunista di allora che non seppe capire per tempo l’errore spaventoso dell’aver sottomesso l’autonomia di giudizio e quella operativa dei suoi partigiani alle direttive del comitato centrale del partito comunista jugoslavo, così mostrandosi corresponsabile dei massacri anti italiani nelle famigerate foibe -e se è vero che nella temperie della lotta di allora e delle alleanze e teorizzazioni internazionaliste non era facile distinguere e decidere il male minore resta l’onta e il dolore per quelle vittime e quei banditi impuniti che si macchiarono di quei crimini.

 

E il ‘giorno del ricordo’ è stato giusto iscriverlo negli annali delle nostre male azioni ideologiche e bene ha fatto il presidente Napolitano nel recarsi a Porzus – a rendere omaggio alle vittime e a ricordare quanto sia flebile e indifesa la ‘voce della ragione’ quando è costretta tra i vasi di ferro degli opposti ideologismi e della cattiva politica.

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Eccidio_di_Porz%C3%BBs

il vento siberiano che soffia

Il vento siberiano comincia a soffiare e, malgrado il Carnevale sia già aperto da mo’ non si vede una ridicola maschera piumata che sia una a pavoneggiarsi sui ponti bloccando il traffico perché dieci fotografi improvvisati lo trasformano in un teatro di posa.

Ben venga il generale Inverno a ‘quaresimare’ in anticipo questa città di maschere e abitanti-fantasmi e tutti, in verità, ci mostriamo mascherati da russi coi colbacchi e i cappelli con le orecchie di pelo e sciarpa dentro e sciarpa fuori e giacconi anti vento.

E il teatro della povertà, invece, mostra maschere di neri (sempre di più) trasformati in mendicanti parecchio insistenti -e se non ci sorprendono più i rom e gli zingari diversi coi cartelli ‘3 figlie, malato di cuore, moglie con malattia di zucaro’ mi ha sorpreso, invece, un ragazzone dal viso nordico vestito dignitosamente, col bicchiere di plastica bianco nella mano destra e l’altra sul cuore, gli occhi bassi e in ginocchio -e sembrava uno di noi e ho pensato alla Grecia nostra vicina e sorella di prossimi default annunciati e un brivido mi è corso lungo la schiena per tutto questo sciorinare in video e in voce scioperi e manifestazioni e disordini e posti di lavoro persi e che si perderanno e addio ‘magnifiche sorte e progressive’ e sogni di gloria tecnologici e viaggi spaziali.

Teniamoci forti e attrezziamoci alla misericordia: un nuovo medioevo è alla porte.