Archivio mensile:dicembre 2011

la ‘culona’ e i ‘giornalisti’ al soldo

Non sappiamo se è vera la notizia che la Merkel avrebbe caldeggiato l’uscita di scena di Berlusconi.
L’idiota del W.S.Journal che ha diffuso la cosa dovrebbe essere licenziato in tronco per la buonissima ragione che nessun tabulato telefonico comprova il misfatto in termini chiari e non contestabili/interpretabili. Diversamente, si aprirebbe una crisi internazionale perché nessuna ingerenza di questo tipo è accettabile da un paese che rivendica, giustamente, la sua piena sovranità -e bene farà il presidente Napolitano, questa sera, a dare spiegazione convincente agli italiani nel corso del suo discorso di fine anno.

Giunge, in questi minuti, smentita perfino dall’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi -che così dimostra quanto ‘boccaloni’ e miserabili costruttori di ‘macchine del fango’ siano i suoi giornalisti di famiglia Belpietro e Sallusti, indegni di figurare nell’albo del giornalismo italiano e meritevoli di sanzione da parte dell’Ordine e definitiva espulsione.

E, se è vero che la smentita di Berlusconi è d’obbligo, perchè ha il fine di lavare l’onta dell’essere stato sbalzato di sella dall’odiata ‘culona inchiavabile’ e per dar segnale di statista che ha ‘il senso delle istituzioni’ (barzelletta di fine anno), è vero anche che una maggioranza parlamentare amplissima ha votato il ‘governo tecnico’ -così avallando lo ‘stato di necessità’ e l’evidenza di essere noi sull’orlo del baratro finanziario.

Il resto è miserabile fuffa del peggiore giornalismo di servi e saltimbanchi, disconosciuti perfino da chi li ha al soldo.402797_312780712094814_217374504968769_915462_1032594595_n.jpg

noi non si poté essere gentili

C’è un paese in Europa che sta entrando nel novero delle dittature e/o dictablande dei paesi postcomunisti che gli fanno corona: l’Ungheria.
Andate a leggervi quel che accade in quel paese: con la mordacchia alla magistratura -impedita di inquisire e mettere naso su quel che accade nei palazzi del potere- e la chiusura di giornali scomodi e intimidazioni ai giornalisti dalla schiena dritta che raccontano per filo e per segno la miseria morale della destra di s-governo e ditemi chi vi ricorda di quando a palazzo Grazioli ‘c’era Lui, caro lei…’

Siamo sfuggiti per un pelo alla spaventosa prospettiva di avere al governo per un tempo infinito un ‘beneamato leader’ -che faceva leggi pro domo dei suoi avvocati personali e riceveva le puttane a palazzo e faceva votare dai suoi cavalli in parlamento che la minorenne marocchina ‘è la nipote di Mubarak’ per salvarlo dalle richieste della magistratura inquirente e lo dobbiamo allo ‘spread’ -che dovremmo designarlo ‘evento dell’anno’ e ‘uomini dell’anno’ quegli oscuri gnomi seduti davanti ai computer delle borse mondiali che determinano con acquisti massicci e vendite la credibilità e la capacità di un paese di essere finanziariamente solvente e degno di sedere fra i grandi dell’eurozona.

E la conferenza stampa del professor Monti di ieri è stata la degna ed efficacissima lapide mortuaria di quello ‘stile di s-governo’ del ‘dittatorello de noantri’ da tre palle un soldo che sparava le sue reboanti promesse e rassicurazioni in video e in voce con la spudoratezza di un imbonitore da fiera – e un paese drogato da pifferi magici e attese miracolistiche lo osannava coi toni ridicoli e idioti dei ‘menomalechesilvioc’è’, e i lanzinecchi padani gli votavano lo schifo di s-governo più immangiabile per quel piatto di lenticchie fumoso del ‘federalismo’ ideato da un pugno di cretini.

‘Ricordate i tempi grami a cui siamo scampati’ raccomandava ai posteri Bertolt Brecht. E chiedeva loro di perdonarlo perché, ai tempi suoi (e ai nostri), ‘noi non si poté essere gentili’.

E Dio sa quanto lo avremmo voluto.

 

le jacqueries e le dittature

Sono rimasto molto colpito dalle manifestazioni pubbliche di doglianza che ci venivano dalla Corea del nord in seguito alla morte del ‘Beneamato Leader’.corea2.jpg

Donne di età avanzata, di apparenza dignitosa, che si prostravano in pubblica piazza e piangevano impudicamente la morte del satrapo e, di qua dei video, noi cinici occidentali allibiti, perché ben informati dei ‘misfatti del comunismo’ e dei ‘libri neri’ che sono stati scritti al riguardo, a chiederci se quei sudditi non avrebbero dovuto, invece, esultare e accendere i mortaretti e grida di alleluia -e la differenza dei comportamenti è tutta contenuta nell’informazione che hanno quelle donne e abbiamo noi, di contro, di come agisca l’economia di mercato relativamente allo ‘sviluppo’ economico e ai suoi benefici diffusi e quali storture e corruzioni contenga che noi occidentali possiamo criticare e correggere (?) e nei regimi comunisti, invece, zitti e mosca.

 

E, tuttavia, di fronte all’impeto distruttivo della presente ‘crisi globale’ e ai suoi effetti di medio periodo sul lavoro che non c’è più ed emigra impunemente e ci impoverisce una riflessione si impone sui comportamenti rispettosi e pii di quelle donne coreane imprigionate nel ‘comunismo’ della povertà diffusa e delle poche merci a disposizione, ma servizi invidiabili nella sanità e nella scuola pubblica e nella costruzione dell’atomica che esige una adeguata ricerca scientifica e tecnica, -come avveniva nell’Urss dei piani decennali, per stare a ciò che ci riferivano i pochi viaggiatori e i giornalisti accreditati di quel pianeta chiuso che le guide governative dei tours obbligati andavano a prendere al mattino e seguivano un rigoroso percorso prestabilito di fabbriche-ospedali-scuole-laboratori di ricerca e riconsegnavano la sera negli alberghi; e guai ad avventurarsi soli fuori del perimetro della Piazza rossa.

 

E, forse, la doglianza impudica e il pianto sgangherato di quelle donne coreane deriva dal militaresco condizionamento culturale che uno Stato-moloch esercita sulle menti e le vite e i comportamenti obbedienti dei suoi sudditi – e avremmo bisogno di importare qualcosa anche qui da noi di quella capacità impositiva dello Stato-moloch dittatoriale e inserirlo nelle pieghe delle sgangherate democrazie occidentali e imporlo manu militari a tutti coloro che eccepiscono che ‘le tasse non si devono pagare’.

 

E avranno pure buone ragioni di criticare le inefficienze dello Stato centralizzato, gli evasori storici e notori, ma quella jacquerie fiscale continua, asfissiante, furba, risulta alla fine intollerabile e suscita indignazione e rabbia in coloro che le tasse le debbono pagare tutte alla fonte -e verrebbe voglia di sparare a palle incatenate contro i secessionisti sediziosi e ladri di socialità che la fanno franca e ti coglionano d’aggiunta e pubblicano, impuniti e stupidamente fieri, le lettere su internet in cui annunciano che diventeranno evasori fiscali di proposito perché lo Stato italiano è insolvente in servizi efficienti e buona amministrazione civica, -ma il dilagare di quella jacquerie dei furbi ci condanna in Europa ai default annunciati e al giudizio negativo dei mercati e la voglia di strozzare quelle voci fesse e cialtrone è forte e torna lo slogan-augurio de ‘addavenì Baffone!’ e se avrà le sembianze dolci e remissive di un Monti o di altri inquisitori fiscali che seguiranno poco importa perché ‘pagare tutti è pagare meno’ e chi non salta Berlusconi è.

 

Fan..lo di fine anno a tutti i maledetti evasori/concussori/corruttori della morale pubblica.

da dove veniamo e dove andiamo

Ascoltavo una interessante intervista, ieri, alla radio. Uno storico dei fatti economici e delle loro concatenazioni ragionava, -col piglio distaccato e sereno tipico di coloro che scrutano le prospettive lunghe e non sono affannati per l’eccessivo carico fiscale e le nuove gabelle e l’economia in decrescita- ragionava, dicevo, di default e di come, nel corso della Storia, il caso si sia già presentato all’appuntamento (con Carlo V, ad esempio, che si indebitò all’inverosimile coi banchieri del tempo) e ne siamo usciti e le economie, dipoi, si sono conseguentemente evolute e i cicli economici hanno ripreso il loro corso ondulatorio fino al tempo presente -e ne usciremo, quindi, anche noi; diamoci una calmata e accettiamo e osserviamo quanto avviene intorno allo spread con mente serena e rilassati ipotizzando una ‘decrescita felice’.

Male che ci vada, diventeremo tutti esperti di economia e finanza e storia dell’economia e ci ritroveremo seduti nelle aule magne o nelle aulette davanti ai professoroni universitari (le lezioni sono gratuite e aperte a tutti) a disputare con loro sulla correttezza dei dati esposti e sulle prospettive evolutive del presente millennio.

E se è vero che facciamo fatica a ipotizzare, in concreto, una ‘decrescita felice’ e continuiamo ad affannarci sui dati del ‘crollo dei consumi’ natalizi e degli investimenti de-localizzati all’estero, vivendoli come una catastrofe epocale, è vero anche che qualche passo avanti lo stiamo facendo -e combatteremo come un sol uomo l’evasione e l’elusione fiscale, e si avvererà quel che afferma quella meritoria campagna di pubblicità progresso sugli evasori-parassiti che: ‘pagare tutti sarà pagare meno’.

Tempo al tempo e tempo al governo Monti di attuare i suoi professorali provvedimenti economici, -ma già si vedono e si ascoltano, tra le fila e i capannelli degli opposti eserciti, coloro che ‘affilano le armi’ e preparano ‘la notte dei lunghi coltelli’ e il ‘redde rationem’ di un ricorso alle urne -e viene in mente, a proposito di prospettive storiche e professori emeriti che al tempo di Carlo V si combattevano le guerre di conquista dell’Impero e i lanzichenecchi razziavano le campagne e le economie erano da fame, e tocca ri-studiare la Storia per capirne di più di ‘come eravamo’ e ‘da dove veniamo’.

Se vogliamo capire ‘dove andiamo’, naturalmente, e se ‘ce la faremo’. Buonissimo anno nuovo, cari.

il natale e i respiri lunghi dello yoga

Il Natale ha di buono che sospende gli eventi e li comprende. Una pausa, un respiro lungo che riempie la pancia -e lo trattieni dentro come nella respirazione dello yoga per riappacificarti col corpo- e stamattina le notizie dal mondo hanno questa connotazione di respiro lungo e trattenuto e niente più altalena dello spread bensì notizie sugli alberi dell’incenso che sono in serio pericolo di estinzione perché nessuno più li cura e l’incenso e i suoi derivati cosmetici vanno alle stelle (non quelle di natale, che avete capito? i prezzi!) e neanche la mirra se la passa benissimo -e viene in mente quella riflessione para natalizia di Allen su ‘Dio è morto, Marx pure lui e neanch’io, in verità, mi sento molto bene’.

 

E sapida e divertente è pure la fiaba che ci viene dal Burkina Faso di come gli animali a congresso debbano decidere chi di loro rappresenti degnamente il Sacro Pargolo nella cuna e si propone il leone, ma, protesta la giraffa, non è carino che un carnivoro si equipari al sacro infante e lo rappresenti e, dopo avere passato in rassegna altre candidature improbabili e variamente contestate, si concorda che sarà il pollo -cibo nazionale del Burkina Faso- il degno sostituto, proprio perché si offre (?) come nutrimento del mondo al pari dell’Infante che ha il destino segnato dalla Croce.

 

E, alla radio, scorrono poi gli accadimenti del passato recente dell’anno che va a chiudersi e, a farla da padrone, è, naturalmente, il terremoto e conseguente tsunami che colpì il Giappone e ci ha fatto riflettere sulla fragilità delle nostre tecnologie più avanzate (cosi credevamo): le tecnologie nucleari. Pare che i sistemi di sicurezza che venivano spacciati come super sicuri si basassero su dei motori diesel (la cui tecnologia risale all’inizio del Novecento) e proprio il blocco di quelli ha causato la diffusione della radioattività contro la quale ancora si combatte.

 

Ci vorrebbero più Natali, nel corso dell’anno, più respiri lunghi e pause di riflessione sugli eventi accaduti e, forse, si avvererebbe, quella incauta predizione di colui che si diceva sicuro che la Storia è maestra di vita. Per quanto, delle maestre, si serbino scarsi ricordi nel corso delle nostre vite e i loro saggi suggerimenti si perdono nel caos che continuiamo a tessere all’infinito.

qualunque cosa per voi significhi

Chissà come è cominciato il mito del Natale. O come s’è gonfiato, cammin facendo e cambiando i connotati fino a diventare l’attuale moloch del buonismo canterino -col babbo natale che cade dal camino e batte il c… sul morbido panettone, li piazzato da quell’improbabile icona pubblicitaria del bel bambino un po’ rinco e voce idiota e il coro della Bauli a fargli corona -che se l’Erode infernale li vede e sente cantare a quel modo gli viene voglia di ri-mandargli i centurioni a toglierceli definitivamente di torno.1258.jpg

E anche Lucio Dalla ci ha messo del suo con quel suo mieloso ‘…senno che Natale è’ iterato davanti a un negozio imbiancato di merci e atmosfere consumistiche che vanno sfumando e impallidendo nelle città del 2011 affette da gravissima crisi globale (la peste bubbonica del terzo millennio) e i consumi e tutti gli indici economici sono in calo -e a dire che il 2012 sarà migliore ci vuole poco, ma non ne siamo affatto sicuri -con quei cazzoni di Maya redivivi a predirci la fine del mondo quando già abbiamo superato indenni (si fa per dire) il fatidico ‘mille e non più mille’.489.jpg

Ma ditemi voi che c…. di natale è questo che viene e sarebbe meglio tornare ai presepi di ogni risma e statuina penosa e pastori colla pecora sul collo che ci ricordino come è nato tutto 2011 anni fa e col Saramago che leggiamo a ricordarci che Giuseppe, il babbo disconosciuto e perdutamente geloso di un Angelo e di uno Spirito Santo, è morto sulla croce dei romani prima del Figlio -che non è suo o forse si, non è chiaro, e di figli la Santa Madre ne ebbe altri otto in seguito senza immacolata concezione (da ‘il Vangelo secondo Gesù Cristo’) e tutta quella Sacra Famiglia e Leggenda religiosa è cresciuta a dismisura passando di bocca in bocca -da Luca a Marco e gli altri due evangelisti e tutto il rosario dei concilii dove i dogmi si affermavano a fil di spada e con le mediazioni degli imperatori allora dominanti.

E c’è tutto il corollario dell’esser buoni e ‘fate i buoni!’ di quell’altro vecchio dei panettoni e gli scaldiamo le sale delle stazioni ai barboni, quando ce ne ricordiamo e se le temperature scendono sotto i -2, e guardiamo con compatimento tutti coloro che non avranno un ‘Natale in famiglia’, sai che palle quadre, però è sufficiente doppiare l’ora del dessert e ‘tutti a casa’ e ‘pasqua con chi vuoi’, alè! è finita anche per quest’anno e chi solo vuol rimanere venga a Venezia dove tornano i turisti e sembrano soli, poverini, anche quando sono in gruppo e che ne direste di darci un bel taglio a tutto ‘sto Natale e festeggiare, che so, la rivoluzione russa -col bambino in carrozzella che scende rovinosamente la scalinata e chissà se è sopravvissuto perchè ne ‘la corazzata Potemkin’ non ce lo hanno fatto sapere.640PX-~1.JPG

Beh, buon Natale, cari, qualunque cosa per voi significhi

fino a quando, cittadini?

‘Le idi di Marzo’ è un film di straordinario impatto drammatico e non solo perché si misura con uno dei ‘riti magici’ delle moderne democrazie e ne mostra le vergogne e i limiti di ‘democraticità’ del sistema.

Quel film è anche una ‘tragedia greca’ intessuta di tradimenti e singolari tenzoni tra i moderni guerrieri del potere massimo globale: i ‘governatori’ e ‘senatori’ o ‘deputati’ che competono per il governo degli Stati Uniti d’America e per occupare la ‘reggia’ della Casa Bianca, ma più tra i loro ‘consiglieri del principe’ e stati maggiori che, nei loro uffici semoventi, bene sanno come preparare le trappole mediatiche e le imboscate dove si impantaneranno le truppe avversarie e saranno massacrate e vinte.

Ha l’empito di una storica saga dinastica, il bel film di Clooney -straordinario attore che sì è sottratto alle lusinghe del bel ‘oco giulivo’ a cui lo consegnavano le cronache rosa e il gossip internazionale- e il protagonista, Steven (Ryan Gosling), giovane e bello aiutante di campo del generale Paul che pianifica la battaglia, merita una citazione agli Oscar per ‘miglior attore’, -tanto bene rende la maschera di freddezza e determinazione e passione e segreta furia per le vicende che lo investono e rischiano di atterrirlo e sconfiggerlo.

E, seppure di film sulla competizione elettorale americana Hollywood ne abbia prodotti a bizzeffe, questo di Clooney si stacca dai suoi competitori e naviga al largo, verso lidi teatrali, di un esaltante teatro postmoderno, grazie ai primissimi piani che ben rivelano la forza delle espressioni e le passioni degli attori protagonisti ed esigono il massimo di bravura ed enfatizzano la recitazione del dramma e i dialoghi mai banali.

E vien fatto di riflettere sui tanti aspetti di queste nostre democrazie postmoderne che, malgrado i loro vistosi limiti e le vergogne palesi, vorremmo perfino esportare e imporre ai ‘paesi arabi’ incapaci, finora, di coniugarla e farla loro (la democrazia) -ed è caricata di tutti i bizantinismi tecnici che la rendono lenta, inefficace nella risoluzione dei conflitti e tuttavia vincente, per l’interna forza morale del ‘governo di popolo’ a cui aspira e sempre menziona senza mai rendergli (ai popoli) piena soddisfazione e giustizia.

E sappiamo tutti (e il film lo sottolinea in rosso) quante menzogne intessono il ‘governo di popolo’ così come lo abbiamo congegnato e consegnato alla Storia e quante ‘promesse di marinaio’ riempiono le bocche di quei ‘governatori’ e vari aspiranti al governo delle repubbliche ‘democratiche’ e tuttavia continuiamo, bovinamente, a recarci nei seggi elettorali a consegnare agli ‘eletti dal popolo’, spesso malvagi, spesso cialtroni, spesso veri e propri ‘barabba’, le chiavi dello s-governo del paese e della nostra infelicità conseguente e inutile e stupida indignazione.

Fino a quando, cittadini?

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le onde del destino

Le onde del destino, le dicono. Come quelle che erodono una spiaggia battendo pesanti e ostinate sulla battigia e scoprono il cadavere di qualcuno che vi era stato seppellito da un incauto.onde.jpg

 

E l’incauto sei tu e il cadavere ha il tuo volto e vi osservate nella luce fredda del primo mattino e il paradosso ha una facile spiegazione temporale perché hai seppellito il tuo io di ieri, il tuo dolore atroce e intollerabile -e sembrava che funzionasse, come dopo ogni seppellimento, ma la maledetta memoria è l’onda di battigia che batte, batte e, complice un sogno, riporta alla luce quel morto e lo rimiri, stupito di come si sia conservato quasi intatto e tutti i ricordi gli danzano intorno una danza rituale e lo rianimano e gli danno vita residua prima che un’onda più lunga lo ricopra di schiuma e se lo porti -e lo osservi rivoltolarsi nell’elemento liquido come se giocasse e poi più nulla ed è solo l’orizzonte lontano di quell’immensità liquida e il levarsi del cielo più sopra; e pensi che milioni di quei cadaveri insepolti stanno sul fondo e, se sei ancora vivo, una ragione c’è e una sorta di irragionevole allegria ti si sprigiona dentro.

 

Allegria di naufragi.

potenza dei nomi e dei luoghi

Il 2011 si porta via un’impressionante quantità di dittature e dittatori e, se non è certo che ‘le piazze arabe’ siano sinonimo di democrazie prossime venture (gli odiatori dell’islam lo dicono incapace di coniugare la democrazia), è certo, invece, che la morte del ‘caro leader’ nordcoreano pertiene alla categoria dei ‘satrapi orientali’ -varia e vasta categoria di tiranni che annovera Nabucodonosor e Assurbanipal/Sardanapalo, e perfino il nostro Magno Alessandro, affascinato dall’Oriente esotico e rispettoso di molte sue tradizioni e consuetudini di governo.imagesgiardini assiri.jpg

E il 2011 si è portato, insieme a Gheddafi e Ben Alì e Mubarak, perfino il principe di quella nazione diffusa che è ‘il terrorismo di matrice islamica’, il caro Osama, -che il Diavolo se lo porti e sia adeguatamente punito nel girone infernale di pertinenza, il girone di coloro che han procurato morte e distruzione e si sono macchiati di orribili delitti contro l’umanità.

E il 2011 si è portato anche il nostro Berlusconi -che coi tiranni e le canaglie di cui sopra ha poco da spartire; tutt’al più gli baciava le mani e lo ospitava (il tiranno più prossimo a lui sulla sponda africana) a Roma col codazzo di amazzoni e nerborute guardie del corpo femmine -e dei tiranni e satrapi aveva solo la caratteristica del personale gineceo delle vergini postmoderne: le cosiddette ‘escorts’, rotte a tutte le esperienze del ramo e infermiere provette nei casi di difficoltose erezioni e ‘culi flaccidi’.

E i nefasti del ‘tirannello de noantri’, il Beneamato Leader, sono del tipo, postmoderno, di ‘attentato alla democrazia repubblicana’ per aver ripetutamente e a tamburo battente tentato di instaurare un ‘culto della personalità’ a botte di ‘menomalechesilvioc’è’ e cogli editoriali del Minzolini-scodinzolini e il Ferrara-consigliere del re in video e in voce e i Feltri e i Sallusti dietro le scrivanie del Giornale di famiglia e massimi esperti della ‘macchina del fango’ e gli sconcertanti inni tipo ‘..e forza italiaaaa!’ -che schifava musicalmente dal profondo prima che concettualmente.

E senza dimenticare le promesse ridicole del ‘menotassepertutti’ -che, oggi, solo per questo, gli tirerebbero le monetine fuori da palazzo Grazioli e lo accompagnerebbero, anche molti sostenitori accalorati di ieri, all’aeroporto più vicino con biglietto di sola andata per le Isole Vergini.
Potenza dei nomi e dei luoghi.

saltimbanchi

La povertà sta rubando la scena alla ricchezza, di questi tempi.

 

Uscito di scena il plurimiliardario ridens -eletto premier anche da molti poveri cristi che identificavano il suo successo imprenditoriale con un successo conseguente del paese- la chiusa d’anno ci mostra una desolazione di macerie e rovine e un ministro della repubblica che annuncia ‘siamo in recessione’ e, alla radio, ascolti una sequela impressionante di geremiadi e lamentazioni di gente che sopravviveva, bene o male, e andava a un cinema, di quando in quando, e si era fatta ‘la casetta’, ma non ce la farà, nel 2012, a reggere la botta del Monti combinata con l’aumento dei prezzi del gas e dell’energia e dei generi alimentari.

 

E per le città vedi aumentare il numero dei mendichi -e, qui a Venezia, sono i giovani neri delle borse taroccate, esclusi dalla conventicola degli ambulanti a causa del contrasto delle forze dell’ordine, che si improvvisano mendicanti aggiunti e si disputano gli spazi coi rom; e il resto della narrazione di quest’umanità tragica e affamata lo trovate nella pagine del Dickens o su ‘Il ventre di Parigi’ di Zola – il cui protagonista arriva a progettare un complotto contro il governo ladro e per il trionfo degli ideali repubblicani.

 

Repubblica versus monarchia e socialismo versus capitalismo hanno fatto la Storia dei due secoli che abbiamo alle spalle -e, malgrado le lotte furiose e le rivoluzioni illusorie, l’umanità ha progredito in uno sviluppo economico straordinario, al punto da pensarla avviata verso le ‘magnifiche sorti e progressive’; e abbiamo sognato le stelle e la conquista del cosmo prima di ritrovarci a riflettere sul passo del gambero: uno avanti e due indietro; e si è persa per strada una quantità incredibile di ‘conquiste sociali’ e sindacali e l’Occidente rende all’Oriente e al sud del mondo le sue posizioni di privilegio e il confronto è impari con quei cinesi, chiusi nei magazzini al pianterreno, che producono a costi impossibili e lavorano fino a venti ore al giorno che neanche al tempo dei telai meccanici di prima della ‘rivoluzione industriale’.

 

E non sappiamo quanto a lungo durerà, ma, in tutto questo teatro di povertà e ricchezza furba e assassina -che la fa franca ed evade ed esporta i capitali all’estero ed esporta le nostre lavorazioni e le industrie in Polonia- c’è spazio ancora per ‘la politica’ dei furbi e furbetti del seggiolino (elettorale); e i loro ‘eletti dal popolo’ si producono in parlamento colle gags avvilenti dei cartelli levati contro l’ici e l’imu e con l’operaia eletta in parlamento che veste la divisa perduta per il solluchero dei cameramen e dei giornalisti presenti -e solo ieri votavano le leggi ad personam del Barabba di s-governo e non gli fregava una beata mazza di elaborare e approvare provvedimenti per lo sviluppo e per contrastare le larghe volute degli avvoltoi-mercati sopra la carogna-italia che puzzava da quel mo’, ma in parlamento non se ne accorgevano e solo adesso, cambiato l’abito dietro le quinte come Fregoli, si producono in questo teatro assurdo di dirsi difensori del lavoro e di chi produce e della ricchezza diffusa che evapora come nebbia.

 

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