Archivio mensile:settembre 2011

spettri e deliri

Ciascuno di noi è perseguitato da uno spettro -che si accompagna quasi sempre a una segreta paura, a una ferita delle nostre vite mai davvero rimarginata.

Lo spettro di Silvio Berlusconi è quello del suo amico e compagno di merende Craxi Bettino e l’evocarlo esorcistico che ha fatto ieri -che fa spesso, supponiamo, in privato, con i suoi centurioni e maggiordomi, per averne rassicurazione- si accompagna alla segreta paura che lo attanaglia di sbagliare una mossa e lasciare un varco attraverso il quale passi, finalmente, una condanna in giudicato, delle molte che ha eluso furbescamente scendendo in politica e facendosi fare le leggi ad hoc dal costosissimo collegio dei suoi avvocati-parlamentari.

Scese in politica in seguito al tracollo delle Democrazia cristiana e del ‘pentapartito’ delle mille corruzioni di Tangentopoli, il Cavaliere, e tutti sappiamo, dalla bocca del suo fido Confalonieri, che ‘se non scendeva in politica avrebbe perso le aziende e tutto quel che possedeva’.

Non dice, Confalonieri, quel che ogni persona che voglia informarsi e leggere e ‘spulciare le carte giudiziarie’ sa: che quella ricchezza e quel potere di ‘tycoon’ spregiudicato e spudorato glielo consegnarono i socialisti ambrogiani, (in cambio di cosa?) così lungamente padroni del vapore nella ‘Milano da bere’ dei nefasti di Craxi Bettino, l’Esule Contumace, poi presidente del consiglio e bersaglio delle mille monetine davanti all’hotel Raphael – il suo ‘palazzo Grazioli’.

E’ stato il campione della rivalsa politica di quella stagione di corruzione e ‘basso impero’, Silvio Berlusconi, colui che ebbe l’intuizione formidabile che la ‘maggioranza silenziosa’, -i furbetti dell’urna, il cosiddetto ‘centro sociale e politico’ dei mille opportunismi e furbismi elettorali e spericolate alleanze di governo (il pentapartito) e i galleggiamenti economici che sottendeva e che si reggevano su aiuti di stato e sovvenzioni e la complicità dello stato nel tollerare le evasioni fiscali e contributive dei soliti noti- quella maledetta ‘maggioranza silenziosa’ non era morta in seguito alla esaltante stagione di ‘Mani pulite’, ma, sbandata e ferita, aspettava il suo condottiero di ventura che ne risollevasse le bandiere infangate e la conducesse ad una aperta guerra contro i maledetti magistrati e le ingessate (a loro avviso) istituzioni della Repubblica anti fascista e che si fonda sulla Costituzione.

Ecco perché dalla bocca di Silvio Berlusconi esce, a giorni alterni e ad alterni capi di imputazione per la sua cattiva condotta privata e pubblica (il capo della ‘cricca’ di s-governo che distribuiva gli appalti) la rabbiosa frase ‘non mi faranno fare la fine di Craxi’.

Come tutti i capitani di ventura alla testa dei loro lanzichenecchi, rotti alle mille compravendite dei signorotti e principi che li assoldavano, anche Silvio Berlusconi vaneggia di ‘onore politico’ (lo stesso dei deliri di Craxi Bettino morente), perché è convinto che la sua impresa politica, il suo essere ‘sceso in campo’ e avere condotto in parlamento la sua vigliacca guerra contro la giustizia e i cento giudici che lo indagano per i reati più vari e diversi, sia ‘onorevole’ e ‘giusta’ e meritoria di plauso e riconoscimento fino al delirio di dirsi (e farsi dire dai suoi lanzichenecchi e pennivendoli) il ‘miglior statista che l’Italia abbia mai avuto’.
Già. Un aspirante Putin puttaniere nella patria degli Andreotti e Fanfani e Bernini e Malfatti.

Al riparo dello scudo istituzionale che gli ha regalato la sua ‘maggioranza silenziosa’ (con Lui alla testa diventata rumorosa e becera e arrogante) Silvio Berlusconi ha condotto una terribile guerra contro le istituzioni repubblicane ai suoi fini personali di impunità e scudo giudiziario e ha consegnato la carogna di un paese, stremato dalle sue mille corruzioni ed evasioni -tollerate e assistite dalla Dc prima e dal ‘partito delle libertà’, poi, alleato alla Lega-, al becco degli avvoltoi che chiamiamo ‘i mercati’.

Che lo spettro di Craxi se lo porti, dovunque vorrà fuggire, contumace, nel suo dorato esilio di fine impero.

 

di chi vuole chiuderci la bocca

Comma ammazza-blog. Post dedicato a Gasparri & C.

Nobavaglio
Premessa: ieri sera a Porta a Porta si è parlato del comma 29, il cosiddetto ammazza-blog, ma gli spettatori di certo non avranno capito di cosa si tratta. E siccome per Gasparri e dintorni Internet è uno strumento micidiale, è evidente che i nostri politici e la nostra classe dirigente 1) non sanno niente della rete e pure legiferano su di essa 2) non hanno idea del mondo che c’è qui dentro 3) hanno bisogno di un corso full immersion del comma ammazza-blog che stanno per legiferare. Bene il corso glielo offriamo noi, gratuitamente, perché caro Gasparri sì, Internet è uno strumento micidiale di libertà, di creatività, di condivisione di sapere e di conoscenza. Mondi inesplorati, capisco perfettamente (Arianna).

Probabilmente oggi stesso ricomincerà il dibattito parlamentare sul disegno di legge in materia di riforma delle intercettazioni, disegno di legge che introdurrebbe, una volta approvato, numerose modifiche al nostro ordinamento lungo tre direttrici: limitazioni alla utilizzabilità dello strumento delle intercettazioni da parte dei magistrati; divieto di pubblicazione di atti di indagine per i giornalisti, anche se si tratta di atti non più coperti da segreto; estensione di parte della normativa sulla stampa all’intera rete.
Cerchiamo di chiarire sinteticamente i dubbi espressi in materia.

Il disegno di legge di riforma delle intercettazioni ha un impatto significativo sulla rete?
Il ddl di riforma della normativa sulle intercettazioni influisce sulla rete in due modi, innanzitutto perché le limitazioni introdotte dal ddl in merito alla pubblicabilità degli atti di indagine riguarda, ovviamente, anche la rete, relativamente al giornalismo professionale, ma soprattutto perché in esso è presente il comma 29 che è scritto specificamente per la rete. Cosa prevede il comma 29? Il comma 29 estende parte della legislazione in materia di stampa, prevista dalla legge n. 47 del 1948, alla rete, in particolare l’art. 8 che prevede la cosiddetta “rettifica”.

Cosa è la rettifica?
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere dei media unidirezionali e di bilanciare le posizioni in gioco. Nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, un semplice cittadino potrebbe avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie, e comunque ne trascorrerebbe molto tempo con ovvi danni alla sua reputazione. Per questo motivo è stata introdotta la rettifica che obbliga i direttori o i responsabili dei giornali o telegiornali a pubblicare gratuitamente le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti che si ritengono lesi.

Il comma 29 estende la rettifica a tutta la rete?
La norma in questione estende la rettifica a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”. La frase “ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica” è stata introdotta in un secondo momento proprio a chiarire, a seguito di dubbi sorti tra gli esperti del ramo che propendevano per una interpretazione restrittiva della norma (quindi applicabile solo ai giornali online), che la norma deve essere invece applicata a tutti i siti online. Ovviamente sorge comunque la necessità di chiarire cosa si intenda per “siti informatici”, per cui, ad esempio, potrebbero rimanere escluse la pagine dei social network, oppure i commenti alle notizie. Al momento non è dato sapere se tale norma si applicherà a tutta la rete, in ogni caso è plausibile ritenere che tale obbligo riguarderà gran parte della rete.

Entro quanto tempo deve essere pubblicata la rettifica inviata ad un sito informatico?
Il comma 29 estende la normativa prevista per la stampa, per cui il termine per la pubblicazione della rettifica è di due giorni dall’inoltro della medesima, e non dalla ricezione. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”.

E’ possibile aggiungere ulteriori elementi alla notizia, dopo la rettifica?
Il ddl prevede che la rettifica debba essere pubblicata “senza commento”, la qual cosa fa propendere per l’impossibilità di aggiungere ulteriori informazioni alla notizia, in quanto potrebbero essere intese come un commento alla rettifica stessa. Ciò vuol dire che non dovrebbe essere nemmeno possibile inserire altri elementi a corroborare la veridicità della notizia stessa.

Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto?
La rettifica prevista per i siti informatici è sostanzialmente quella della legge sulla stampa, la quale chiarisce che le informazioni da rettificare non sono solo quelle contrarie a verità, bensì tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni “da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità”, laddove essi sono i soggetti citati nella notizia. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia. Non si tratta affatto, in conclusione, di una valutazione sulla verità, per come è congegnata la rettifica in sostanza si contrappone la “verità” della notizia ad una nuova “verità” del rettificante, con ovvio scadimento di entrambe le “verità” a mera opinione (Cassazione n. 10690 del 24 aprile 2008: “l’esercizio del diritto di rettifica… è riservato, sia per l’an che per il quomodo, alla valutazione soggettiva della persona presunta offesa, al cui discrezionale ed insindacabile apprezzamento è rimesso tanto di stabilire il carattere lesivo della propria dignità dello scritto o dell’immagine, quanto di fissare il contenuto ed i termini della rettifica; mentre il direttore del giornale (o altro responsabile) è tenuto, nei tempi e con le modalità fissate dalla suindicata disposizione, all’integrale pubblicazione dello scritto di rettifica, purché contenuto nelle dimensioni di trenta righe, essendogli inibito qualsiasi sindacato sostanziale, salvo quello diretto a verificare che la rettifica non abbia contenuto tale da poter dare luogo ad azione penale”).

Come deve essere inviata la richiesta di rettifica?
La normativa non precisa le modalità di invio della rettifica, per cui si deve ritenere utilizzabile qualunque mezzo, fermo restando che dopo dovrebbe essere possibile provare quanto meno l’invio della richiesta. Per cui anche una semplice mail (non posta certificata) dovrebbe andare bene.

Cosa accade se non rettifico nei due giorni dalla richiesta?
Se non si pubblica la rettifica nei due giorni dalla richiesta scatta una sanzione fino a 12.500 euro.

Che succede se vado in vacanza, mi allontano per il week end, o comunque per qualche motivo non sono in grado di accedere al computer e non pubblico la rettifica nei due giorni indicati?
Queste ipotesi non sono previste come esimenti, per cui la mancata pubblicazione della rettifica nei due giorni dall’inoltro fa scattare comunque la sanzione pecuniaria. Eventualmente sarà possibile in seguito adire l’autorità giudiziaria per cercare di provare l’impossibilità sopravvenuta alla pubblicazione della rettifica. È evidente, però, che non si può chiedere l’annullamento della sanzione perché si era in “vacanza”, occorre comunque la prova di un accadimento non imputabile al blogger.

La rettifica prevista dal comma 29 è la stessa prevista dalla legge sulla privacy?
No, si tratta di due cose ben diverse anche se in teoria ci sarebbe la possibilità di una sovrapposizione parziale. La legge sulla privacy consente al cittadino di chiedere ed ottenere la correzione di dati personali, mentre la rettifica ai sensi del comma 29 riguarda principalmente notizie.

Con il comma 29 si equipara la rete alla stampa?
Con il suddetto comma non vi è alcuna equiparazione di rete e stampa, anche perché tale equiparabilità è stata più volte negata dalla Cassazione. Il comma 29 non fa altro che estendere un solo istituto previsto per la stampa, quello della rettifica, a tutti i siti informatici.

Con il comma 29 anche i blog non saranno più sequestrabili, come avviene per la stampa?
Assolutamente no, come già detto con il comma 29 non si ha alcuna equiparazione della rete alla stampa, si estende l’obbligo burocratico della rettifica ma non le prerogative della stampa, come l’insequestrabilità. Questo è uno dei punti fondamentali che dovrebbe far ritenere pericoloso il suddetto comma, in quanto per la stampa si è voluto controbilanciarne le prerogative, come l’insequestrabilità, proprio con obblighi tipo la rettifica. Per i blog non ci sarebbe nessuna prerogativa da bilanciare.

Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false?
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.

Se ritengo che la rettifica non sia dovuta, posso non pubblicarla?
Ovviamente è possibile non pubblicarla, ma ciò comporterà certamente l’applicazione della sanzione pecuniaria. Come chiarito sopra la rettifica non si basa sulla veridicità di una notizia, ma esclusivamente su una valutazione soggettiva della sua lesività. Per cui anche se il blogger ritenesse che la notizia è vera, sarebbe consigliabile pubblicare comunque la rettifica, anche se la stessa rettifica è palesemente falsa.

Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica, il titolare del dominio, il gestore del blog?
Questa è un’altra problematica che non ha una risposta certa. La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi è il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.

Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Anche qui non è possibile dare una risposta certa al momento. In linea di massima un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento non dovrebbe essere soggetto a rettifica.

Pensavo di creare un widget che consente agli utenti di pubblicare direttamente la loro rettifica senza dovermi inviare richieste. In questo modo sono al riparo da eventuali multe?
Assolutamente no, la norma prevede la possibilità che il soggetto citato invii la richiesta di rettifica e non lo obbliga affatto ad adoperare widget o similari. Quindi anche l’attuazione di oggetti di questo tipo non esime dall’obbligo di pubblicare rettifiche pervenute secondo differenti modalità (ad esempio per mail).

Pensavo di aprire un blog su un server estero, in questo modo non sarei più soggetto alla rettifica?

Per non essere assoggettati all’obbligo della rettifica è necessario non solo avere un sito hostato su server estero, ma anche risiedere all’estero, come previsto dalla normativa europea. E, comunque, anche la pubblicazione di notizie su un sito estero potrebbe dare adito a problemi se le notizie provengono da un computer presente in Italia.

E’ vero che in rete è possibile pubblicare tutto quello che si vuole senza timore di conseguenze? E’ per questo che occorre la rettifica?
Questo è un errore comune, ritenere che non vi sia alcuna conseguenza a seguito di pubblicazione di informazioni o notizie online, errore dovuto alla enorme quantità di informazioni immesse in rete, ovviamente difficili da controllare in toto. Si deve inoltre tenere presente che comunque l’indagine penale od amministrativa necessita di tempo, e spesso le conseguenze penali od amministrative a seguito di pubblicazioni online, si hanno a distanza di settimane o mesi. In realtà alla rete si applicano le stesse medesime norme che si applicano alla vita reale, anzi in alcuni casi la pubblicazione online determina l’aggravamento della pena. Quindi un contenuto in rete può costituire diffamazione, violazione di norme sulla privacy o sul diritto d’autore, e così via…Il discorso che spesso si fa è, invece, relativo al rischio che un contenuto diffamante possa rimanere online per parecchio tempo. In realtà nelle ipotesi di diffamazione o che comunque siano lesive per una persona, è sempre possibile ottenere un sequestro sia in sede penale che civile del contenuto online, laddove l’oscuramento avviene spesso nel termine di 48 ore.

Ho letto di un emendamento presentato da alcuni politici che dovrebbe risolvere il problema della rettifica. È un buon emendamento?
Già lo scorso anno fu presentato un emendamento da alcuni parlamentari, che sostanzialmente dovrebbe essere riproposto quest’anno, con qualche modifica. In realtà l’emendamento Cassinelli, dal nome dell’estensore, non migliora di molto la norma: allunga i termini della rettifica a 10 giorni, stabilisce che i commenti non sono soggetti a rettifica, e riduce la sanzione in caso di non pubblicazione. L’allungamento dei termini non è una grande conquista, in quanto l’errore di fondo del comma 29 è l’equiparazione tra rete e stampa, cioè tra attività giornalistica professionale e non professionale, compreso la mera manifestazione del pensiero, tutelata dall’art. 21 della Costituzione, esplicata dai cittadini tramite blog. Per i commenti la modifica è addirittura inutile in quanto una lettura interpretativa dovrebbe portare al medesimo risultato, anzi forse sotto questo profilo l’emendamento è peggiorativo perché invece di “siti informatici” parla di “contenuti online” con una evidente estensione degli stessi (pensiamo alle discussioni nei forum). Tale emendamento viene giustificato con l’esempio del blogger che scrive: “Tizio è un ladro”, ipotesi nella quale, si dice, Tizio ha il diritto di vedere rettificata la notizia falsa. Immaginiamo invece che Tizio effettivamente sia un ladro, la rettifica gli consentirebbe di correggere una notizia vera con una falsa. Se davvero Tizio non è un ladro, invece, non ha alcun bisogno di rettificare, può denunciare direttamente per diffamazione il blogger ed ottenere l’oscuramento del sito in poco tempo.

Ma in sostanza, quale è lo scopo di questa norma?
Una risposta a tale domanda è molto difficile, però si potrebbe azzardarla sulla base della collocazione della norma medesima. Essendo inserita nel ddl intercettazioni, potrebbe forse ritenersi una sorta di norma di chiusura della riforma, riforma con la quale da un lato si limitano le indagini della magistratura, dall’altro la pubblicazione degli atti da parte dei giornalisti. Poi, però, rimarrebbe il problema se un giornalista decide di aprire un blog in rete e pubblicare quelle intercettazioni che sul suo giornale non potrebbe più pubblicare. Ecco che il comma 29 evita questo possibile rischio.

Bruno Saettablog
@valigia blu – riproduzione consigliata

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=zieS0dd3Gqs

lestofanti di s-governo

…e lestofanti paralleli nelle urne elettorali.

 

Il ritorno del bavaglio ad personam

 

di CURZIO MALTESE

 

 

COSÌ Berlusconi non era una vittima di ricatti, ma quello che pagava Tarantini perché mentisse ai magistrati.
Il premier sapeva che le ragazze in tubino nero portate dal compare alle “cene eleganti” erano prostitute e non nipoti di statisti stranieri o ricercatrici del Cnr. La montagna di soldi versati a Gianpaolo Tarantini tramite Valter Lavitola, il quale per inciso ne tratteneva la gran parte, non erano l’aiuto a una famiglia in difficoltà finanziaria, ma il prezzo di una corruzione. Siamo sorpresi dalle conclusioni del Tribunale del Riesame? Forse no. Con buona pace dei difensori d’ufficio alla Ferrara e alla Minzolini pagati coi nostri soldi per raccontarci penose scemenze.

La versione di un Berlusconi modello principe Myshkin o Chance il Giardiniere, insomma un beato idiota messo in mezzo da una banda di lestofanti, ci aveva sempre fatto sorridere. Puttaniere a sua insaputa, come Scajola con le case. Il premier era invece “pienamente consapevole” di trovarsi di fronte a delle escort, scrive il tribunale napoletano, come sospettavamo in molti. Non era la vittima, ma il capo della banda. Anche questo, s’immaginava.

Ma altro è coltivare un dubbio ragionevole, altro è vedere nero su bianco un’altra accusa di reato nei confronti del presidente del Consiglio. Stavolta avrebbe violato l’articolo 377 del codice penale, che gli mancava nella collezione. Per giunta, se mai qualcuno ha davvero mai creduto alla teoria del complotto dei magistrati contro Berlusconi, l’inchiesta in corso non può prestarsi ad alcun sospetto. I magistrati non stavano indagando né il premier né le sue aziende. Sono partiti da molto lontano, almeno in teoria, da traffici di droga e prostitute, e si sono imbattuti nella voce di Berlusconi durante le intercettazioni di delinquenti comuni.

Questa banale considerazione non impedirà ai servi giornalisti e politici del Cavaliere di ripetere a ogni occasione la solita tiritera del complotto, come fanno da vent’anni. Tarantini non è certo l’unico in Italia a essere pagato per mentire. Ma forse può impedire che intorno a un pretesto tanto esile si scateni in Parlamento l’ennesima e stavolta rovinosa corsa alla più squallida delle leggi ad personam, quella sulle intercettazioni. Una specie di condono tombale per un’infinità di indagini, anche molto serie e gravi, soltanto per garantire l’impunità al premier e ai suoi compagni di merende.

I cittadini sono stanchi di privilegi. Per quanto i cantori del medioevo berlusconiano s’affannino a reclamarne altri per il loro padrone. Con le tasche vuotate dalla crisi, s’affaccia un nuovo e forte bisogno di moralità pubblica, come è testimoniato anche dal popolo dei post-it, che ha ricominciato a mobilitarsi nella rete per bloccare la legge bavaglio.

Perfino i vescovi sembrano finalmente rendersene conto. Non sarà facile neppure per gli alleati del Cavaliere, in particolare per Bossi, spiegare a una base ormai esasperata che proibire le intercettazioni è una tappa fondamentale verso la libertà delle genti padane. Stavolta insomma il Cavaliere rischia di andare a sbattere contro un muro. C’è naturalmente da augurarselo per il bene del Paese, per la dignità di tutti. Finanche di coloro che non ne hanno e sembrano contenti di vivere gli ultimi spiccioli di un regime ormai fra il losco e il ridicolo. Ben incarnato dalle figure che dominano la scena del viale del tramonto, i Tarantini e i Lavitola.

 

(28 settembre 2011)

orate, fratres

Due modi di concepire la relazione morale e il nostro rapporto con l’aldiqua e l’aldilà della vita degli uomini: quello dei due monaci tibetani che si danno fuoco per protestare contro le ingerenze religiose del governo di Pechino -e i suoi tentativi di scalzare l’autorità morale del Dalai Lama- e quello nostrano del ‘dire e non dire’ e ‘non si poteva dir meglio se si voleva dir niente’ di un monsignor Bagnasco -che bacchetta, senza fare nomi, i costumi licenziosi e i cattivi esempi che vengono dall’alto e inducono nella società tutta pericolosi rilassamenti morali.

Piscis primum de capite fetet, diceva mio nonno, con più convincente approccio filosofico e maggior autorità morale di quella che i media benevoli attribuiscono al monsignore in questione.

Già, perché, tutto quel concione edificante venuto dalle gole profonde vaticane, arriva in grandissimo ritardo e con troppe cautele diplomatiche e malintesi rispetti di un premier puttaniere e cialtrone e corruttore dei costumi pubblici e privati dell’intero paese -a partire dalle schifezze soft porno e risa sguaiate e ‘grandi fratelli’ propinati dalle sue televisioni commerciali e a finire colla ‘discesa in campo’ del desso per salvarsi il culo dai processi che gli hanno intentato per le troppe corruzioni/evasioni che ne caratterizzano la storia di ‘imprenditore’ post craxiano e ‘amico degli amici’.

E ben più forte e spiritualmente affascinante è la storia di quei due monaci che si danno morte orribile per protestare contro il male dell’oppressione politica e morale del maledetto gigante cinese -che dilaga in questi nostri tempi di infamia e crisi economica e sociale e sembra che nulla gli si possa opporre perché le ‘diplomazie’ dei paesi occidentali sono paralizzate quando si tratta di Cina e i suoi mercati immensi e conseguente business, come dinanzi alla danza di un cobra che prepara il suo balzo al collo della vittima designata.

La storia della morale ecclesiastica e vaticana, invece, è intrisa di opportunismi e sporche e poco cristiane alleanze col potere dominante in ogni epoca e luogo -e la faccia di tolla del monsignore che, ierisera, dagli schermi televisivi, bacchettava i costumi licenziosi del premier puttaniere e i troppi scandali e le corruzioni della sua cricca di s-governo è l’ennesima, avvilente dimostrazione del ‘dire e non dire’ e del nascondersi dietro un dito di coloro che sono tanto severi nell’indicare una occhiuta morale sessuale dei fedeli cristiani, ma non disturbano troppo il manovratore se garantisce gli equilibri di potere che permettono alla curia e alle gerarchie ecclesiastiche di sopravvivere e ‘tirare avanti’ in tempi di disaffezione religiosa e ‘relativismi etici’ che dilagano.

Orate fratres.

 

primavere arabe da importare

Nei prossimi giorni la camera dei deputati (rigorosamente in minuscolo) dovrà pronunciarsi sull’arresto di un tale Saverio Romano – avvocato (e te pareva!) in odore di contiguità mafiosa.

 

Nessuna speranza che questa ‘maggioranza’ di figli di buonissima donna abbia un soprassalto di coscienza e decenza e vergogna e voti per l’arresto di un ‘ministro’ (sic) che non si dimette (malgrado le chiare prove a suo carico di cui danno conto i giornali) e usa delle istituzioni della repubblica -degno figlio e compagno di cordata di Silvio Berlusconi- per scampare ai processi che lo riguardano.

 

E’ una ‘Camera’ di troppe ‘anime morte’ quella dei nostri deputati – e il Senato non lo è da meno- : una casta di maledetti ‘eletti del popolo’ che sono specchio di molti elettori-malfattori-evasori cronici e recidivi – e il male di cui soffriamo in Europa e ‘sui mercati’ è figlio di questa corruzione, di questa putrescenza istituzionale che vede in testa alle massime cariche dello stato dei figuri degni piuttosto di galera.

 

La ‘primavera araba’ dovrebbe insegnarci qualcosa, perché la speranza di scalzare queste figure abominevoli dai loro uffici e ruoli istituzionali è pari allo zero -e l’agonia che viviamo e il paventato e sempre annunciato ‘default’ è direttamente imputabile a questa malattia tutta italiana di ‘furbismo’ degli elettori che danno mandato elettorale ai peggiori delinquenti perché ne rappresentino gli interessi di evasione e nessuna tassa mirata che li obblighi allo status di ‘cittadini’ del paese in cui vivono.

timeo danaos

Meine Liebe,

 

ci siamo? O ci facciamo?

Perdonate la facile battuta, ma ho appena ascoltato le geremiadi dei radioascoltatori sul merito della crisi che ci affanna e su quegli strani ‘giudici’ di fuori (Moody’s, Standard & Poors, ecc.) che ci bacchettano le dita e ci dicono uguali alla Grecia prossima al default e davvero non se ne può più di questo ‘canto greco’ di gente che magari ha tutte le ragioni per aver esercitato la buona virtù civica ed è stufa di pagar le tasse in vece dei soliti noti evasori, ma viene in mente quel giudice ammazzato dalla mafia che scriveva con rassegnazione e disincanto che ‘non c’è foglia gialla e prossima a morire che non sia veduta e compartecipata nella mala sorte dall’insieme delle altre foglie e da tutta la pianta.’

 

E se si andrà giù (e abbiamo buonissime ragioni per credere che andremo giù) ci andremo tutti insieme, i cittadini virtuosi e i cialtroni e i furbi di sempre, perché l’affondare di un transatlantico è evento catastrofico e solo pochi, pochissimi, potranno salire sulle poche scialuppe e saranno soccorsi e approderanno ad una spiaggia sconosciuta, gli altri affonderanno col Titanic -e il cinico mare del futuro registrerà l’ecatombe, come quando si era in guerra e si perdevano le battaglie e il nemico dilagava nelle pianure e fondava le nuove amministrazioni di occupazione e la gente obbediva rassegnata.

 

Perché, vedete, la democrazia è quella cosa gracile e fragile dove tutto si tiene e chi soccombe paga ingiusto e maledetto pegno -e ancora non ci capacitiamo del torto e dell’infamia e della schifezza che ci è stata consegnata dai cattivi elettori ghignanti del Barabba di s-governo, di Sua Impunità, il bauscia becero e puttaniere, come accadde nella Grecia arcaica e scrissero e ci tramandarono a monito delle generazioni ‘Timeo Danaos et dona ferentes’.

 

Già. I Danai. E i loro doni di merda. E in quantità tale da poterne riempire un mare dove affonderà il transatlantico Italia.

autunni e inverni

Autunni e inverni

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E, forse, dovremmo tutti attrezzare le nostre vite per un ritorno allo zen: all’essenziale di un giardino spoglio e di geometrie elementari e le case vuote e solo qualche mobile basso e a scomparsa o la celletta nuda di un frate -e denudare le nostre anime, come ci insegnano gli autunni: che spogliano gli alberi e i paesaggi e li preparano al manto bianco che tutto semplifica e ridisegna.images di autunni.jpg

 

Autunni e inverni che costringono le persone in un interno, a causa delle piogge frequenti, e la città si fa più gentile e le torme inesauste dei turisti, miracolosamente, si fanno meno visibili e le accolgono i musei o le mostre e le sale da concerto e tutto si nota di più: le facciate dei palazzi e delle chiese ed è come se alla metereologia si affidi il compito di ridisegnare il mondo e rinnovare le nostre percezioni, ma è solo un ritorno al futuro: un altro autunno di cui non sappiamo nulla -per quanto ci sia conosciuto pel suo ripresentarsi coi caratteri di sempre: stagione di mutazioni e colori che ‘lentamente ci dice addio’ e prepara il silenzio religioso di un ‘cuore in inverno’. viewer7.png

 

 

mala tempora currunt

Le cronache di Basso Impero che riempiono i giornali e i tele/radiogiornali hanno il passo di un cupio dissolvi, ma la dissoluzione di un impero può essere tragicamente lunga, ahinoi, e l’esercito di cialtroni e pennivendoli e parlamentari al soldo del Cialtrone Massimo ha ancora numeri elevati e armi mediatiche formidabili per condurre una guerra di logoramento e trincea che sfinirà il paese consegnandolo ai mercati-avvoltoi privo di difese.

 

Il bunker parlamentare dove sta trincerato il sedicente ‘premier’ a preparare le leggi ad personam e ad sopravviventiam -‘io faccio il premier a mezzo servizio’ ghigna in una intercettazione- può resistere a lungo, perché la casta dei comprati e venduti non ha nessuna intenzione di farsi da parte e sanno perfettamente che questo loro momento di merdosa gloria sfumerà nel 2013 e nessun partito li inserirà nelle sue liste.

 

E, forse, è solo la Lega che si spacca al suo interno e il suo leader in crisi di consensi a determinare il crollo, ma con un aggravio di tensioni – perché la parola d’ordine ‘torniamo alla Padania’ nasconde le altre sbruffonate di Bossi, tipo ‘trecentomila fucili padani’.

 

E’ la fine che ci meritiamo? Ce la siamo voluta? Il cinismo e il cattivo civismo degli elettori del Barabba -che ci hanno rifilato la fetecchia di un tale umano abominio con l’arrogante pretesa di dirlo ‘primo ministro’ e gli hanno consegnato lo s-governo della Repubblica e lo scasso permanente delle nostre fragili istituzioni- forse lo meriterebbe, ma una buona metà del paese è innocente e non meritava di subire l’onta e l’onda di schifo che ci viene dalle cronache dei lenoni al servizio di Sua Bulimia-il Satiro becero e sboccato.

 

E la domanda vera è: ‘Come ne usciamo?’ Hanno le fragilissime istituzioni repubblicane gli anticorpi per espellere, senza soccombere a una guerra civile, questo ribaldo bauscia che è entrato in politica per salvarsi dai processi e prescriverli e aggirare le leggi e riscriverle pro domo sua?

 

Mala tempora currunt.   http://youtu.be/AxCBymO0DyU20359_106565662689138_100000071141628_183638_2387785_n.jpg

musei e capolavori

Il viaggio (12)

 

Madrid 24/05/2011 – Musei e capolavori380px-El_Aquelarre.jpg

 

Capisco che le ragioni dell’economia facciano spesso aggio sulla ragionevolezza e il buonsenso.

E tuttavia dovrebbe venire in mente ai responsabili dei grandi musei delle belle capitali europee l’istituzione di un ‘biglietto combinato’ che consenta visite ‘lente’ e diluite in due/tre giorni e con orari prolungati fino a sera tardi -dato il grande afflusso di visitatori.

Già, perché la quantità di capolavori esposti fa a pugni con la stanchezza che coglie il visitatore giunto alla 64ma sala dopo un’intera giornata trascorsa a mirare i dettagli e i particolari dei quadri degli Zurbaran, Velasquez, Murillo, Greco, Goya con l’aiuto delle ‘audioguide’.200px-Francisco_de_Goya,_Saturno_devorando_a_su_hijo_(1819-1823).jpg

 

Goya no. Di Goya si potrebbe fare indigestione e tornerebbe la fame un minuto dopo, tanto affascina questo ‘pittore d’anime’ – di tutte le anime desolate e agoniche e violentate di quel tempo di infamie religiose e occupazioni militari e morti ammazzati a centinaia che egli osservava e disegnava e dipingeva o graffiva sulle sue lastre da stampa.

 

Di Goya incantano perfino i monumentali ‘ritratti a cavallo’ -tanto in voga e celebrativi delle glorie (si fa per dire) dei vari Felipe e Fernando e Carlos imperatori e delle loro ‘infante’ e spose-regine ingioiellate e dagli abiti sontuosissimi.280PX-~1.JPG

 

Però è una fatica, un tour de force neurologico, una lenta maratona che costringe, di quando in quando a sedersi di fronte a uno splendido Tiziano per dare respiro al circolo venoso assai stagnante e, immediatamente accanto, hai un Raffaello squisitissimo che non merita minor tempo o un ‘Bosque’ – come chiamano qui, buffamente tradotto, Bosch Hyeronymus il Fantasioso, il Bizzarro, l’Ineffabile fiammingo dei castighi infernali più turpi e orripilanti e delle paradisiache gioie che non nascondono l’ironia e l’umorismo.

 

Ma già su Antonello, stanza 46 (o forse 38 o 23; qui è un intrico di sale una dentro l’altra e si scambiano gli ingressi colle uscite), l’attenzione inevitabilmente decade e non curi come meritebbe l’incarnato delle sue stupefacenti madonne e la sapienza delle pieghe della veste e le grinze sui fianchi del Fantolino e quegli azzurri che sanno di miracolo cromatico.400PX-~1.JPG

 

E sui fiamminghi arranchi che è una pena -perché correre via su Lucas Cranach e su Durer è una bestemmia, ma il fiato del maratoneta culturale si fa sempre più corto e guardo spesso l’ora perché allo 20 si chiude e decido alle 19.30, con autentico dolore, di tornare indietro e tralasciare le sale che mi restano da visitare, per poter godere, invece, delle straordinarie, commoventi ‘pinturas negras’ del Goya – il magnifico vecchio che, al pari di Tiziano novantenne, ormai sordo e coll’animo piagato dalle orribili cose vedute del suo tempo abbandona il controllo quasi fotografico dei suoi ritratti imperiali e fa vibrare un’espressionismo doloroso fitto di figure gridate e fiammeggianti e s-mangiate da un colore piagato che disdegna il disegno e privilegia l’emozione pura e la paura e la rabbia e il grido delle vittime e l’impassibilità dei carnefici….. (segue)Goya_women.jpg