Archivio mensile:agosto 2011

assedi e cicli storici

DSC00936.JPGIl viaggio (10)

 

Madrid – Puerta do Sol

 

L’assedioDSC00934.JPG

 

L’uscita dalla metro alla ‘Puerta do sol’ è di grande effetto e stupore. E’ come se un esercito assediante, giunto nottetempo, avesse posto gli accampamenti e le tende nel centro della città, a un tiro di schioppo dai palazzi del potere.

Canadesi di tutti i colori sono montate una appresso all’altra e, nei pochi spazi vuoti, sono distesi i sacchi a pelo e, dovunque, cartelli scritti fitti con slogans e denunce e accuse lanciate alla classe politica, ai banchieri e alla crisi globale che ne indica l’inadeguatezza e le incapacità a indicare una strada che porti lontano, verso un’orizzonte di futuro vivibile.

 

Sono quasi le undici e il sole picchia e quasi nessuno dei soldati assedianti è presente nell’accampamento -e se arrivasse l’ordine di sgombero le ruspe avrebbero facile gioco a riunire in un solo mucchio le tende e i sacchi a pelo e i cartelli.

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Ma avveniva lo stesso tra i soldati degli storici assedi ai regni arabi del sud della Spagna. Nelle ore di ‘morta’ e quando ritardava lungamente la chiamata alle armi da parte degli ufficiali, i soldati si radunavano a gruppi sotto le chiome degli alberi di un bosco vicino; gli elmi buttati allato delle alabarde e le spade riunite a mucchio.

 

Ma qui, al centro della città, nel suo cuore storico, è difficile dire chi assedia e chi è assediato e da tutte le vie che qui convergono fanno discreta presenza i poliziotti e le jeep parcheggiate nei pressi.

 

E, se è vero che l’esiguo numero di agenti rassicura sulle intenzioni del governo di non impartire l’ordine di sgombero (il Psoe ha preso una gran brutta botta alle amministrative), è vero anche che questo genere di cose di solito finisce male, perché abbiamo a che fare con un movimento marginale (lo dicono proprio i risultati elettorali) e gli occupanti sono in larghissima parte studenti, più qualche povero cristo a basso reddito e famiglie a condizione abitativa precaria.

 

I soliti fannulloni e rompicoglioni di sempre, secondo la vulgata della destra più becera e forcaiola.DSC00935.JPG

 

E, a leggere con attenzione i cartelli affissi dovunque e appesi a delle corde da bucato sembra il dejà vu di un 68 (che già allora ambiva a globalizzare la protesta: da Parigi ai campus americani) con pochissime variazioni sul tema. Lotta alla corruzione e ai corrotti, lotta alla povertà, giustizia sociale, pace, la casa è un diritto, ecc. Che tenerezza questi cicli storici che si ripropongono uguali e ugualmente speranzosi, malgrado i fallimenti degli avi!

 

E la domanda è: ma quanto durerà un tale assedio così clamoroso e che ha colto tutti di sorpresa?

Sarà il caldo incombente già da ieri a convincerli a smammare o le università che chiuderanno, da qui a un mese?

 

Però mi godo questo colpo d’occhio di piazza stracolma e il tranquillo andare e venire degli assedianti che progettano, discutono animatamente, programmano i capannelli e i ‘gruppi di studio’ per il pomeriggio e la sera ed è già un miracolo che tutto questo ancora accada, dati i tempi grami e la rincorsa all’indietro delle classi sociali e dei meno abbienti.DSC00949.JPG

E’ un miracolo che le idee di rivolta e di protesta radicale si ripropongano a generazioni alterne -e per il povero Zapatero mazziato alle elezioni è sale sulla ferita e scorno terribile questo attacco da sinistra dopo la Caporetto subita per opera della destra….(segue)

il soffiare del vento

E finalmente venne il vento. Il vento carico dei profumi dell’Alpe che spazza via quell’intollerabile cappa di umidità che ti avvolge come una tunica urticante e vorresti strappartela di dosso, ma è la tua stessa pelle e ti precipita nell’insonnia e nell’intolleranza del luogo dove vivi e dal quale non sai come fuggire perché i radiogiornali sono grondanti e debordanti delle cronache di strade piene e partenze e arrivi e incidenti mortali e le pensioni su nei monti sono tutte piene delle allegre famigliole delle vacanze di massa.

Ma il vento è arrivato, finalmente! e te ne accorgi già nel letto dove hai dormito il sonno del giusto e sembra definitivo questo cambio di stagione e il cielo è limpido e il sole è chiaro e sbattono le imposte come a dire ‘via, via tutto del vecchio che stroppia’.

E niente più sarà come prima – che ti pareva di essere il vecchio Buendia de ‘Nessuno scrive al colonnello’ e le tue latitudini simili a quelle sue tropicali, ma prive di tutto il leggendario e il magico-realistico del villaggio che ospitava il vecchio combattente, fitto di fantasmi dalle vite improbabili e di sudari e amori giganteschi perduti nelle nostalgie che li dicono irreali e andati per sempre, nebbiosi e irraggiungibili, ahinoi.

E forse si può finalmente uscire da questo antro di Ciclope dove abbiamo organizzato la nostra vita di infermi come si poteva -e dove zoppicavo ferito dalla maledizione della cattiva dea Sciatica e già mi prefiguravo l’infermità permanente della prossima senescenza perché nessuna cura riusciva a sfiammare il dolore, ma poi, un bel mattino, tutto cambia e anche questo tempo di infamia, questo agosto catastrofico per me e per molti, confluisce nelle nebbie del tempo -che sempre va e e lenisce e sa curare tutto quello che i farmaci non sanno curare e ti si apre davanti un capitolo nuovo dove, forse, nei giorni che verranno, sarà ancora l’azzurro dei cieli nuovi e i paesaggi del monte, chissà, e l’odore delle resine delle immense abetaie e tutto sarà nuovo e vero sotto la sferza del forte soffio di Eolo e perfino le campane si accodano alla festa del vento nunzio della nuova stagione.

Venga l’autunno e sia caldo solo dei furori sociali e le rabbie e le indignazioni per le ingiustizie che patiamo che sono il sale della terra.

Whores

C’è puttana e puttana, intendiamoci. Si, è ben vero che tutte sono accomunate da un uguale scambio: il piacere dei corpi in cambio di una mercede, ma il mestiere più antico del mondo ha declinato in tutte le salse questa bassa sostanza del corpo come merce di scambio.

E ci sono perfino la ‘cortigiane’, -che a quello scambio ci arrivavano come tutte le altre però si toglievano la soddisfazione di praticar cultura e saperi e arti in barba ai divieti e agli usi e costumi dell’epoca e di sentirsi pari o superiori a certuni dei loro altezzosi e arroganti clienti -strapazzata finale a parte.
E le gheise -che una letteratura esotica ci raccomanda quali quintessenza di piaceri raffinatissimi e alchemici interscambi di sentimenti nascosti mescolati col tè delle cinque e il canto e il toccare le corde dell’arpa o di altro strumento indigeno.

Però il macigno della sostanza bassa non lo sposti di un pollice: sono ‘puttane’: scalino basso dell’abiezione tutta e solo umana del vendersi il corpo in cambio di denari o di ‘regalini eleganti’ per serate eleganti, come precisa il nostro Satiro Nazionale, rintuzzando i faldoni del processo alle ‘olgettine’ e alle ‘igieniste dentali’ -delle azioni e dei prezzi delle quali i pubblici ministeri di Milano hanno documentazione precisa e inoppugnabile, basta che il processo si faccia.

E certi prezzi delle ragazze di Arcore o di Villa Certosa (e le stratosferiche tangenti ai ruffiani che gliele procuravano) fanno venire in mente l’irata esclamazione di Re Carlo ‘tornato dalle guerra’ –che ricorda .’..che pria di partire, / v’eran tariffe inferiori alle tremila lire.’

E mi ricordo io, invece, di certe posizioni radicali di certo femminismo anni sessanta/settanta che non transigevano sullo schifo di quell’abiezione e mercificazione (coll’aggravante del ‘capitalismo’ che stava a monte di tutto).

E la mia professoressa di liceo mi dava da leggere certi libriccini elegantissimi editi da Scheiwiller dove, tra i ‘pensieri sparsi’ dell’autore (Camillo Sbarbaro) potevi leggere che perfino la donna che si sposa e accetta di farsi mantenere dal marito non si discosta molto da quella sostanza del ‘vendersi’ a un qualche prezzo -e alle mie obiezioni e precisazioni di ingenuo sedicenne, l’amatissima prof mi chiudeva la bocca tranchante: ‘Sbarbaro ha pienamente ragione’. Zitto e mosca.

E che dire di quelle extracomunitarie che cliccano in internet i profili dei maschietti ‘over 60’, da tempo in crisi di fascinazioni, e li adescano con foto di fighe strepitose che ‘cercano amore’ e ‘scrivimi sulla mail’.
E, ne sono certo, se accetti di corrispondere con le furbe pescatrici di ogni tipo di pesce abbocchi all’amo virtuale (scorfano o sanpietro poco importa) ti sentirai rivolgere, prima o poi, domande tipo ‘hai casa di proprietà?’ e ”Quanto prendi di pensione?’.

Così, giusto per dire che ogni epoca e nuovo strumento di interscambio e sollazzo virtuale ha le puttane che si merita e il timore è che le tariffe finali di queste ultime vadano ben oltre le ‘cinquemila lire’ che Re Carlo si è sentito chiedere dalla vezzosa: ‘Veh, proprio perchè voi siete il sire/ fan zinquemila lire; è un prezzo di favor!’.

http://youtu.be/LvGlTIoPojU

i pazzi. gli ultimi e il loro teatro dell’assurdo

Il viaggio (9)

 

Granada 23/05/2011DSC00793.JPG

 

Gli ultimi e il loro teatro dell’assurdo

 

Conoscevo Granada solo attraverso le possenti emissioni canore di Claudio Villa, da ragazzo, e la immaginavo una città esplosiva di canti e balli e amori in bella evidenza sullo sfondo di una movida ante litteram, ma il mio primo impatto è che anche qui vivono la maledizione dei cantieri aperti per le linee del tram -che la impacciano e la imbruttiscono e ne uccidono la viabilità; e il mio hotel è un extralusso in periferia (rimediato su internet a prezzi di saldo) e – considerato che il mio visitare è un ‘sempre e dovunque a piedi’ ho un bel pezzo di strada dissestata da percorrere prima di raggiungere il centro.DSC00930.JPG

 

Fa ancora un bel fresco, malgrado siano le dieci del mattino e la Sierra Nevada ha ancora alcune cime innevate che sfidano la latitudine -e la città lungo le avenidas del centro mi appare bella, finalmente! con quello sfondo di colline su cui si stampano le cartoline dell’Alhambra colle spesse mure rossastre e le ogive moresche del palazzo all’interno. E bisogna arrivare alle sei del mattino, se non si è prenotato, e fare la coda e il perimetro delle mura che percorro alla ricerca dell’ingresso principale mi ricorda i ‘forti rossi’ delle città indiane dominate dalle dinastie moghul.DSC00759.JPG

 

E di gente ce n’è in quantità, nella piccola piazza principale e dentro la fortezza che ne accoglie ottomila al mattino e altrettanti il pomeriggio – e mi piacerebbe che questa logica gentile del numero chiuso entrasse in zucca anche agli amministratori civici della mia città perchè basterebbe poco per ridarle fiato e vivibilità e migliorare la qualità della vita di chi vi risiede – in barba ai gondolieri e motoscafisti e osti e albergatori che hanno villa in campagna e pretendono che una città così fragile sia sempre più piena e si oppongono perfino all’obolo di un euro su ogni turista alloggiato per riempire le languenti casse comunali tartassate da Tremonti e Berlusconi.DSC00747.JPG

 

E oggi è lunedi, e perfino a Granada il turismo di massa sembra scemare, dopo il week end.

Sarà perchè alcuni musei sono chiusi, sarà perchè la gente va al lavoro e le ferie sono lontane, ma il passo per le vie interne è agevole e consente l’agio di una puntuale osservazione della fauna indigena.DSC00770.JPG

 

Anche nel centro di Granada -come a Venezia, come a Roma- ad onta delle slavine turistiche che tutto travolgono, ti appaiono davanti agli occhi ‘gli ultimi’, il sale della terra: i barboni, i miserabili del XXI secolo.DSC00785.JPG

E ce n’è uno, stranamente pasciuto, che ha tatuato sulle braccia e la schiena i nomi di chi ha amato, riamato, prima che un abisso improvviso inghiottisse la sua vita. Nel relativo fresco del primo mattino se ne va trascinando i piedi e, a petto nudo, traversa la piazza fino a un a fontana e dà vita a un suo teatrino privato -con smorfie e buffi sorrisi rivolti a chiunque attraversi il suo campo visivo.DSC00798.JPG

 

Mi passa accanto e un puzzo di maialino che si è appena rivoltato nel fango ti toglie il respiro, ma anch’io ricevo il dono del suo sorriso ebete e gentile. Piegato sopra il getto dell’acqua si lava le ascelle senza il sapone e affonda le mani grondanti l’acqua dentro i pantaloni: a pulirsi sommariamente di sotto e ad ogni gesto si accompagna quel sorriso sdentato rivolto ad una immaginaria platea e sghignazza e ammicca all’indirizzo di chi lo guarda stupito e, terminate le abluzioni, si avvicina ai tavoli di una lussuosa caffetteria, sfila una decina di tovagliolini dagli appositi contenitori e si asciuga le parti intime e getta per terra la carta -e il cameriere subito accorso lo guarda storto, ma lo lascia fare; non c’è conflitto che tenga con i miserabili e i pazzi oggi come nel medioevo.

 

E, prima di sbucare casualmente in questa piazza Trinidad, mi era capitato di osservare una coppia di deambulanti siamesi. Siamesi già separati, in verità, ma che camminavano uno dietro l’altra come se ancora fossero in comunione di corpi -come se ambissero a tornare uniti- ma forse erano madre e figlio -e lui teneva entrambe le mani sopra le spalle della giovanissima ava diligente e accorta e i passi di entrambi erano calibrati e ritmati come in una scena di un qualche teatro dell’assurdo, -una geometria semplice e cadenzata alla perfezione che neanche una coppia di tanghèri.DSC00805.JPG

 

E, a parte me, nessuno li osservava con giusta curiosità per quel loro modo di procedere affatto strano, anomalo, e chissà quale malattia psichica affliggeva il ragazzo che guardava fisso davanti a sé come se nessuno lo precedesse e gli facesse strada e, a parte quella fissità, nient’altro nel suo viso denunciava la stranezza….DSC00860.JPG

 

la prosecuzione della politica con altri mezzi

La tempesta perfetta continua -ad onta delle piccole pause e dei ‘rimbalzi tecnici’ che illudono brevemente i malaccorti risparmiatori e gli investitori e la sola cosa fastidiosa di tanto alte onde di burrasca é che spazzano la tolda del nostro welfare e scaraventano in mare i marinai meno esperti e meno forti.

 

La globalizzazione spinge tutto al ribasso: diritti acquisiti e salari/stipendi (ma non il caro-vita) e sia maledetta la Cina del capitalismo autoritario la cui economia ingrassa tanto quanto noi in Occidente deperiamo e tiriamo la cinghia.

 

Così, nei telegiornali, si ascoltano le narrazioni di gente dignitosissima -perfino un professore di filosofia cinquantenne precario- che non ha timore di confessare che vanno a mangiare alla mensa della Caritas (che pare non sia male e una capatina, prima o poi, ce la voglio fare anch’io) perché affitto e condominio e riscaldamento e altre spese fisse si mangiano il reddito per intero e non ne avanza per il vitto.

 

E dovrebbero dare vita a comitati di quartiere di ‘indignados’ nostrani, costoro, e tenere alta la denuncia sui parassiti evasori (che se la ridono e non gliene importa un fico di somigliare al parassita del cane o del pesce di quella ridicola pubblicità-progresso, quei grandissimi figli di puttana) e denunciare e insultare a viso aperto e lanciare monetine alla stramaledetta classe di s-governo e a tutta la ‘casta’ -che a dimezzargli stipendi e indennità e numero di parlamentari ancora è poco -e lo sperare che si autoriformino è illusione stupida e dovremmo, forse meditare su una postmoderna ‘prosecuzione della politica con altri mezzi’ che sappia fare piazza pulita di corruzioni, evasioni, privilegi e prebende.

http://youtu.be/FV10PX1nMZM

redde rationem e soliti noti

Mi chiamano Medio Alto, ma il mio soprannome è Rintracciabile. Sono quello che non può nascondersi, quello che paga. Anche stavolta. Il governo della Libertà mi impone tasse svedesi per continuare a fornirmi servizi centrafricani. E io le verserò fino all’ultimo centesimo, senza trucco e senza inganno, da vero scandinavo. Poi però rimango un italiano e allora mi si consenta di essere furibondo.20359_106565662689138_100000071141628_183638_2387785_n.jpg

Punto primo. Mi sono scocciato di pagare per il funzionamento di una giostra su cui non esercito alcun controllo. Il debito lo avete fatto voi e lo saldo io. Ma avrò almeno il diritto di pretendere che la smettiate di indebitarvi? A quanto pare, no. Io vorrei che i miei soldi – frutto del lavoro quotidiano e non di una eredità o di un gratta e vinci – servissero a finanziare le scuole e gli asili-nido, a umanizzare le carceri, a ripulire gli ospedali, a pagare gli stipendi degli insegnanti, dei poliziotti e dei tanti impiegati che svolgono con impegno la loro missione di servitori dello Stato.

Invece so già che verranno gettati fra le fauci del Carrozzone Pubblico, che se li divorerà in un sol boccone per poi rivoltarsi famelico contro di me, chiedendomi altro cibo. So già che la politica, cioè quell’accozzaglia di affaristi senza ideali che ne usurpa il nome, li userà per tenere in piedi gli enti inutili, le baracche elettorali, le torme di parassiti che campano da decenni alle spalle dei contribuenti.

Non è dunque il prelievo in sé a indignarmi. Ma la sua assoluta inutilità. In attesa di riforme strutturali, che dopo vent’anni di chiacchiere sono ancora e sempre «allo studio», i miei soldi serviranno solo a perpetuare un sistema che non mi piace, a garantire la pace sociale dei furbi, non quella dei poveri.

Punto secondo. Accetto di farmi spremere, ma non di farmi prendere in giro. Quelli che vengono contrabbandati come tagli alla politica sono in realtà tagli ai servizi degli enti locali, che si rivarranno sui cittadini, cioè di nuovo, sempre e soltanto su di noi.

Punto terzo. Trovo giusto che, in tempi di crisi, chi guadagna meno di me non contribuisca allo sforzo (anche se poi lo fa, con i tagli alle tredicesime e alle pensioni). Mentre considero una vergogna che il collega che guadagna quanto me, ma ha cinque figli a carico, non abbia diritto a uno sconto. Il padre di una famiglia numerosa che incassa 90 mila euro lordi l’anno (circa 4000 netti al mese) non è un Super Ricco e nemmeno un Medio Alto.

E’ un Medio Impoverito che deve già versare più degli altri per i medicinali e le tasse scolastiche dei figli, e che da domani non avrà più neanche i mezzi per tentare di scuotere, con i suoi consumi, l’encefalogramma piatto dell’economia. Mi sembra incredibile che la Chiesa, sempre così lesta a dire la sua su gay e moribondi, non abbia saputo imporre a un governo di sepolcri imbiancati la difesa reale della famiglia, accontentandosi di conservare intatti, anche in questa tormenta, i propri scandalosi privilegi fiscali.

Ultimo punto (ma è di gran lunga il primo). Mi sta bene che i poveri non paghino. Ma perché non pagano neanche i ricchi veri? A Lugano le banche hanno dovuto mettere fuori i cartelli: cassette di sicurezza esaurite. Segno che nei giorni scorsi un esercito di compatrioti ha sfondato le frontiere per andare a nascondere del denaro. Sono i signori del secondo e del terzo Pil (il nero e il mafioso). Quelli con il Pil sullo stomaco. Gli Irrintracciabili.

Scommettiamo che il più facoltoso di loro dichiarerà al fisco 89.999 euro? Li disprezzo. Persino più dei politicanti. Giuro che d’ora in avanti non avrò più pietà. Chiederò scontrini a tutti su tutto. E se mi diranno: «Ma così, dottore, non posso più farle lo sconto», li andrò a denunciare. Poiché sono l’unico che paga, in questo accidenti di Paese, voglio cominciare a togliermi qualche sfizio anch’io.
massimo gramellini