Archivio mensile:luglio 2011

i demoni e i giorni

E’ un bene che i giorni passino. E bisogna farli passare bene, abitarli come si deve, organizzarli, riempirli delle cose giuste e nella giusta quantità. E bisogna che, nei giorni, noi si abbia cura di noi, delle nostre persone e di chi ci è caro, e si tengano sotto controllo i nostri demoni, si moderino le pulsioni negative o le si sfoghino, se prendono il sopravvento, a volte -ed è vero che lo prendono; perché non siamo sempre abbastanza forti, abbastanza organizzati dentro da sostenerne l’assalto.

 

E dobbiamo avere chiarezza, di tutto il male che quei demoni possono farci e dei drammi che contengono le nostre cattive pulsioni, se esplodono e non sappiamo disinnescarne le micce per tempo.

 

Perché, sennò, va a finire come nel bel film ‘Another year’ di Mike Leigh, -che una sola coppia di personaggi positivi, una bella famiglia serena ed equilibrata e capace di emozioni positive deve prestarne una parte al resto dei conoscenti e amici e parenti – e, in particolare. a un’amica devastata dai fallimenti amorosi e dalla solitudine e incapace di elaborare il suo lutto per l’età che si dice critica -dopo i cinquanta, per intenderci.

Un’attrice da me mai vista prima sugli schermi, capace di una mobilità espressiva che incanta – e tutto il film è uno straordinario pezzo di teatro in movimento (come solo un film può fare) tutto giocato sui primissimi piani dei dialoghi sapidi e che sempre rimandano al dramma nascosto, alle incapacità della protagonista a fronteggiare i suoi demoni e averne obbedienza – e se non è attori di gran vaglia e bravura sperimentata tutto cade e il film si accartoccerebbe nella tristezza di fondo dei paesaggi inglesi, poco mutevoli, in verità, nello svolgersi delle quattro stagioni in cui si articola il film -quasi capitoli di un libro o ‘atti’ di una commedia teatrale, appunto.

 

Perché andare a vedere un film ‘triste’, si chiede qualcuno, -tristezza sottolineata dalla colonna sonora imperniata su un violoncello che stringe le viscere, per gli annunci di ineluttabilità di quei drammi (e dei nostri) mai pienamente confessati, ma benissimo letti nelle espressioni perfette degli attori e nel loro dire e gesticolare con sapienza teatralissima.

 

Perché andarlo a vedere, dite? Ma perché le nostre tristezze inconfessate lo esigono, i nostri privati drammi lo impongono; per imparare, da quei personaggi e dalla loro narrazione esemplare, a migliorare le nostre vite, se possibile, o elaborarle, nei giorni e negli anni imperfetti che viviamo, in modo che quei drammi non ci uccidano dentro, non ci facciano troppo male, e ci consentano, invece, di aprire gli occhi al mattino e pensare che ancora qualcosa di quel giorno nuovo potrà darci gioia, speranza e, chissà, forse, se saremo fortunati, anche un guizzo di felicità.

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‘Another year’ di Mike Leigh – sugli schermi estivi delle diverse piazze di molte città italiane

le priorità del governo al soldo di Berlusconi

A cosa serve il processo lungo

di Fabio Chiusi

Il Senato ha approvato la norma che consente alla difesa di portare in aula un numero illimitato di testimoni. Obiettivo: far scattare la prescrizione per B. Ma gli effetti andranno molto oltre. Dieci domande e dieci risposte per capire l’ultimo fronte del Cavaliere

(29 luglio 2011)

Con 160 voti a favore, 139 voti contrari e nessun astenuto, il Senato ha approvato venerdì mattina la fiducia posta dal governo sul cosiddetto “processo lungo”. Dopo l’estate il provvedimento passerà all’esame della Camera. Di che cosa si tratta? Ecco dieci domande e dieci risposte per capire che cosa c’è in gioco.

Come e quando è nato il ‘processo lungo’?
Il testo del ‘processo lungo’ è stato concepito come emendamento al disegno di legge 2567 della senatrice della Lega Nord Carolina Lussana sulla ‘Inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti puniti con la pena dell’ergastolo’. L’emendamento è stato presentato dal capogruppo del Pdl in commissione Giustizia del Senato, Franco Mugnai, ad aprile 2011. Paradossalmente, proprio mentre la Camera discuteva l’approvazione del ‘processo breve’.

Che cos’è il ‘processo lungo’?
E’ una norma che modifica alcuni articoli del codice di procedura penale (190, 238-bis, 438, 442 e 495) per consentire alla difesa di portare in aula un numero illimitato di testimoni oltre all’«acquisizione di ogni altro mezzo di prova a suo favore».

Il giudice non può opporsi?
No, pena la nullità del processo. Il giudice può non ammettere solamente le prove ritenute «manifestamente non pertinenti» e quelle vietate dalla legge.

C’è dell’altro?
Sì, l’emendamento prevede anche che non si possa considerare più come prova definitiva in un processo la sentenza passata in giudicato di un altro procedimento.

Perché ‘lungo’?
Lo spiega il procuratore Gian Carlo Caselli con una immagine molto efficace: «E’ come se un imputato per un reato avvenuto allo stadio chiamasse a testimoniare tutti gli spettatori presenti».Secondo l’Associazione nazionale magistrati, ciò sarebbe possibile perché con la norma sul processo ‘lungo’ «verrebbe eliminata la possibilità per il giudice di escludere l’ammissione di prove manifestamente superflue o irrilevanti». Così «il difensore dell’imputato potrebbe chiedere e ottenere l’ammissione di un numero indefinito di testimoni sulla medesima circostanza, purché non manifestamente ‘non pertinente’».

A quali processi si applica?
A tutti i processi in corso, tranne quelli di cui «sia stata già dichiarata la chiusura del dibattimento di primo grado».

Perché allungare i processi? Il problema non era, al contrario, accorciarli?
Ci sono due risposte a questa domanda. Quella dell’opposizione è che la norma non si curi affatto della salute del sistema giudiziario nel suo complesso, per cui sarebbe dannosa, ma di quella di una persona sola: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. In particolare, il ‘processo lungo’ sarebbe l’ennesimo trucco ad personam per salvare Berlusconi dai processi in cui è imputato. In particolare, quello per la corruzione dell’avvocato David Mills e il processo Ruby, in cui è accusato di prostituzione minorile e concussione. Allungando i tempi del processo, si arriverebbe più facilmente alla prescrizione. A favore di questa posizione, l’opposizione porta altri due argomenti: la straordinaria coincidenza per cui la norma si applichi ai processi che non si siano già conclusi in primo grado, come quelli del Cavaliere; l’accelerazione imposta al provvedimento tramite la decisione di imporre il voto di fiducia al Senato il 29 luglio, in un momento in cui il Paese avrebbe altre priorità.

E la seconda risposta, quella della maggioranza?
La maggioranza replica che, al contrario, la norma sia «una diretta conseguenza del principi che regolano il nostro processo penale». Come argomenta il capogruppo del Pdl in commissione Giustizia alla Camera, Enrico Costa, «se il giudice, terzo e imparziale, all’inizio del dibattimento non conosce gli atti processuali, come può effettuare un corretto giudizio in ordine alla sua superfluità e rilevanza, o sovrabbondanza delle prove richieste dalle parti?». Nel dubbio meglio ammetterle tutte, è la logica del provvedimento. Quanto alla presunta innaturale accelerazione, secondo Maurizio Gasparri l’iter della legge al contrario sarebbe stato «corretto e trasparente, senza alcun sotterfugio». Semmai, dice il Pdl, la decisione di porvi la fiducia è stata dettata dalla necessità di porre fine all’ostruzionismo dell’opposione.

 
piccola dedica in appendice da parte del mio forum di riferimento:
 
Dedicato a Silvio, la risposta della Tana:

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Ciauz

sospesi nel tempo

E’ vero che con il sole sarebbero altre sensazioni. E quell’apparizione: di una giovane cerbiatta davanti a una casa in costruzione e del suo bambi impaurito dall’uomo che lo fissa, sospende le atmosfere in uno spazio senza tempo di natura incorrotta.DSC00496.JPG

 

E i filobus d’antan -scoloriti però in perfetto accordo con gli intonaci delle vecchie case immerse nella nebbiolina della pioggia in sospensione- che se li avessimo mantenuti anche da noi ci saremmo risparmiati la pena di dieci anni di sconvolgimenti e denari al vento e cantieri aperti e ira della popolazione residente.DSC00502.JPG

 

E il centro del paese, diffuso e acquattato nel verde degli ampi giardini alberati, è costituito da una piazza che nessun urbanista e architetto si è preso la pena di rivisitare, ma gli abitanti sembrano non sentirne il bisogno e gli interni delle case sono ‘miseriosi’, come mi fa notare mia figlia – e le dico che sembrano ancora tutti dentro al tempo del socialismo reale, che ha disegnato i brutti condomini della periferia e lasciato i piedi gli scheletri di fabbriche dismesse che sembrano cattedrali -e tutto quanto vediamo e notiamo avrebbe bisogno di una colonna sonora: una lenta fuga di Bach suonata all’organo, e nel grande parco che attraversiamo c’è un cartello che da noi ti sogni: Divieto di transito ai cavalieri a cavallo – e capisci che ci devono essere molti maneggi e che alla gente del luogo piace cavalcare.

 

E Ostrava, la città di riferimento, non ha cambiato il suo aspetto di una virgola, fatta eccezione per i centri commerciali ‘Tesco’ che hanno tutte le merci che si possono sognare, ma i visi delle persone, perfino le più giovani, sembrano non appartenere a quell’Europa a cui pure hanno aderito e, prima o poi, ne diverranno membri.DSC00499.JPG

 

‘Good bye Lenin’ è il film che dovrebbero proiettare nelle scuole, ma è probabile che non ne coglierebbero l’irresistibile comicità e la satira tagliente perché il socialismo reale ancora alligna nelle anime e una profonda tristezza è nei visi -che però si illuminano nel dialogo, come se non desiderassero altro che dire e sorridere e rompere quel silenzio in partitura che li ha sospesi nel tempo di decenni lontani e ancora ne possiede le anime.

 

Ostrava (Repubblica Ceca) 26 luglio 2011

quest’atomo opaco del male

Ci sono eventi nelle nostre vite che ci sgomentano più di altri per la sorpresa che contengono nel loro malvagio accadere. Sorpresa per l’enormità del male, per la sua ineluttabilità, per la follia che lo scatena e che non riusciamo a ricondurre a ragione e sentimento condiviso.

 

E’ il caso, ultimo in ordine di accadimento, della follia omicida del giovane norvegese che ha fatto strage di giovani militanti laburisti riuniti a congresso nell’isola di Utoya, ma il suo occupare le cronache odierne ci riporta alla mente la strage di Oklahoma city, il massacro di Manson-il diavolo -i cui seguaci sventrarono la giovanissima moglie di Polanski- e, naturalmente il crollo delle Twin Towers: simbolo-principe, per le presenti generazioni, di tutto il male possibile e spaventoso e della sua enormità e della follia dell’epoca storica che lo ha partorito colle sue irriducibili e non pacificabili opposizioni politiche e sociali e religiose.

 

E il nostro rimanere basiti e impotenti di fronte a queste immani sciagure riporta i pensieri alle illusioni religiose che ci hanno nutrito fin dall’infanzia e a quell’illusorio Dio-d’amore al quale tutti noi rimproveriamo il silenzio millenario e il suo inspiegabile non volere/sapere intervenire nelle vite delle sue creature al fine di governare gli eventi che più ci affannano e impedire i delitti maggiori e comminare le giuste pene ai malvagi. Un rimprovero che origina dal Libro sacro ai cristiani, la Bibbia, dove si raffigura un Dio che punisce i malvagi di Sodoma e Gomorra e castiga col diluvio universale le sue creature dimentiche del Bene.

 

‘Signore, perché?!’ è grido antico e inutile e desolato– perché Lassù, da qualche millennio a questa parte, sembra non esserci più nessuno e ‘quest’atomo opaco del male’ che ci ospita continua a girare indifferente nel cosmo disordinato e misterioso da cui è insorta la vita.

 

Vita che contiene la morte come sua condizione di rinnovamento e proiezione nel futuro delle generazioni nuove e contiene anche quella strisciante malattia mortale del pensiero politico che, di quando in quando, percorre e infiamma le strade della Storia e costringe le azioni degli uomini nel buio accadere dei crimini, -e il pensiero corre agli inspiegabili eventi a noi prossimi del nazifascismo e gli olocausti e le guerre e i massacri che hanno provocato.180px-Benito_Mussolini_and_Adolf_Hitler.jpg

 

‘Fino a quando, Signore, ci negherai la tua Luce?’

chi non salta berlusconi è !

Grande clamore si è levato ieri intorno al voto che ha mandato in carcere un omino vorace e ‘disponibile’ ad ogni servigio di bassa manovalanza politica; un omino vorace dei privilegi e delle prebende e dei godimenti speciali riservati alla casta di s-governo berlusconiana.

 

Un uomo di piccolissime virtù, il Papa, come i moltissimi maggiordomi e stallieri e cavalli di caligola di bassa lega morale di cui ama circondarsi il Barabba -suo mentore e datore di lavoro; un lobbista della risma di Bisignani e compagnia avvilente, avvezzo a mettere naso e orecchio dove non doveva e che ha tradito i principi ispiratori che dovrebbero informare i comportamenti di specchiata virtù di ogni magistrato e per questo è stato sospeso dallo stipendio e dalle funzioni dall’apposita commissione del C.s.m.

 

E lo stupore e l’indignazione, invece, dovrebbero levarsi ogni volta che succede il contrario: che la casta mille volte maledetta dei deputati e senatori di questa repubblichetta di infami (che non lasciano fama) si auto-assolve e si consolida il principio aberrante che l’elezione al parlamento è un salvacondottto, un rifugio e un riparo contro il principio solare de ‘la legge è uguale per tutti’ e tutti ricordiamo come fosse ieri il famigerato ‘scendo in campo’ del Barabba-berlusconi per le note ragioni dello scampare ai processi e farsi le leggi che gli servivano per la prescrizione e l’impunità.

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E l’unico giapponese rimasto a difendere la casta e il suo privilegio più odioso di ‘farla franca’ sempre e ognora e sotto ogni diversa maggioranza è quel panzone arrogante e odioso del Ferrara, che scrive cose spaventose nel suo editoriale di oggi -e non ci sorprendiamo, sapendolo nato politicamente all’ombra del Principe dei Mariuoli Craxi Bettino e fido Reggitor Servente nel governo del suo allievo più dotato e spudorato: il Silvio Berlusconi, oggi abbacchiato e furente per lo smacco atroce e per i riflessi che quel voto irradia sopra il suo futuro di imputato di corruzione varia e diversa e concussione.

 

E l’augurio è che ‘mille di questi voti seguano’ e che in galera ci vada al più presto il Milanese a reddito zero (lui che sapeva bene come si faceva a evadere il fisco senza correre rischio alcuno) e, a seguire il Capo dei Capi dei presenti mariuoli di lotta e di s-governo. Amen e così sia.

(E chi non salta berlusconi è! Alè! Alè!)Berlusconi_1984.jpg

il votificio, i barbieri d’oro e la buvette

Per fortuna che c’è la tecnologia a darci il segno del cambiamento rivolto al futuro. Cambiano i nostri computers, mille volte più volte più potenti ad ogni giro di lustro; cambiano le macchine fotografiche digitali con sempre più ‘megapixels’ a definire la qualità delle immagini; cambiano i telefonini e i loro derivati e il mondo degli uomini e delle donne appare sempre più interconnesso -per la gioia e l’estasi dei tamagochi-dipendenti che hanno gli occhi costantemente ficcati all’altezza della mano levata e si è persa l’abitudine di ‘guardare lontano’ per ritrovarsi, come suggeriva un grande scrittore qualche tempo fa (‘solo chi guarda lontano si ritrova’).

 

Per fortuna che c’è la tecnologia, dicevo, perché se prendessimo in considerazione la politica e i politicanti italici il medioevo della corruzione e del privilegio di casta è il tempo di riferimento e le misure di contenimento degli sprechi e dei lussi e delle prebende che ci annunciano i giornali e i telegiornali di regime fanno ridere i polli -e ci appare un insulto e una beffa la riduzione dello stipendio dei barbieri di Montecitorio pagati a peso d’oro o la chiusura di un bar-buvette dove oziano i nullafacenti deputati in attesa della chiama del loro padrone di denari per l’avvilente votificio quotidiano contro il paese e il popolo bue già stremato dalla crisi.

 

 

sbruffoni e progetti faraonici

I grandi progetti meritano attenzione e l’ospedale san Raffaele del mitico ‘don Verzè’ rientra certo tra questi progetti -realizzati ad onta e in barba alla crisi globale che si mette di traverso ad ogni nuova realizzazione che richieda l’esborso di capitali pubblici e privati in questi tempi grami che viviamo.

 

Però infastidisce la sbruffoneria del personaggio, il suo ribaldo attingere a tutti i luoghi comuni dei bauscia lumbard e appaiarsi al divo-Barabba, suo mentore e foraggiatore, senza pudore e vergogna e distinzione: quel Berlusconi rotto a tutti i maneggi della mala e bassa politica che proclama accanto a lui, baldanzoso in video e in voce, di essere l’unto del Signore -e il Verzè a confermargli che l’ha mandato la Divina Provvidenza e, se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo.

 

Ed è certo che, senza l’appoggio del Barabba-berlusconi, il faraonico progetto di ‘don Verzè’ non avrebbe goduto dei contributi degli altri soci, amici e sodali in politica e in carriera del Bauscia-principe -che si è comprato la politica ed è in grado di far assegnare appalti miliardari a chiunque gli abbia dimostrato fedeltà per le vie traverse della corruzione e senza indire pubblica gara vincolante e soggetta a controlli di legalità.

 

E sarebbe interessante sapere per quali mene e debiti nascosti e vergognosi si è suicidato (o è stato suicidato) il vice del ‘don Verzè’, ma siano certi che intorno a quella morte si stanno facendo carte false e si stanno inquinando le prove, così da salvare l’onore del grande progetto faraonico e del suo presidente sbruffone -che afferma, senza sentirsi ridicolo ed essere scomunicato per bestemmia iterata, di avere come suo socio di maggioranza nientemeno che l’Altissimo.

 

Ed è, invece, sui debiti e sui finanziamenti poco limpidi di soci opachi (che, da oggi, si defilano e prendono le distanze e cercano coperture di avvocati valenti) che si sono poste le fondamenta di quel progetto e se tutto quel monumento faraonico crollerà col crollare del governo di infamia nazionale che lo ha sostenuto e foraggiato non si stupirà nessuno e l’economia dei debiti ripianati e furbescamente ri-finanziati ci confermerà la sua natura corruttiva che, da Tangentopoli in poi, ha sostenuto la peggiore classe di s-governo del paese -oggi giunta davanti al baratro che la inghiottirà o si inghiottirà il Belpaese in palese affanno sui mercati globali e appaiato, miserevolmente, alla Grecia e al Portogallo, tra i paesi di piccolissima virtù civica e democratica.

gli Immortali della guardia regia e i Trecento della Termopili democratica

Marina Berlusconi ha un suo personalissimo concetto della giustizia e del diritto che corrisponde, tu vedi il caso! con quello del padre e di Nicolò Ghedini e Pietro Longo, gli avvocati di famiglia e cavalli di Caligola esperti in cavilli e garbugli salva-premier.

Ma stavolta il giochetto non gli è riuscito per la più importante delle battaglie che vedeva contrapposto il Barabba al suo storico nemico e competitor economico e politico e si fatica a dar credito all’allampanato cavallo di Caligola-Ghedini che manda assolto con grande anticipo il suo cliente nell’inevitabile appello in Cassazione.

Però il caso Metta (che sta all’inizio della corruzione de ‘il lodo Mondadori’) insegna e le corruzioni di un altro giudice non spaventano Berlusconi e compagnia vigliacca -come ci informano anche le intercettazioni che hanno incastrato Bisignani e la corte dei miracoli che lo informava in anticipo di ciò che avveniva nelle Procure e riguardava i misfatti dei servi sciocchi del premier e dei deputati a sua disposizione personale -rotti a tutte le nefandezze e disposti a vendersi financo le madri pur di accontentare il loro munifico datore di lavoro.

Però, ancora una volta, il problema vero non è il premier-barabba e le sue storiche mille corruzioni e compra-vendite delle coscienze che gli consentono l’abuso di tuttora governare malgrado i numeri dei suoi elettori siano cambiati ed egli non disponga più della maggioranza dei consensi nel paese.

Il problema dei problemi è la Guardia Regia, il corpo del Grandi Elettori, il Nocciolo, come direbbe un tale di mia conoscenza, che ancora si stringe a coorte attorno al Barabba ferito nell’onore del portafoglio -il solo onore che lui conosca e per il quale darebbe la sua vita e quella dei suoi figli e butterebbe giù le colonne del tempio-Italia a colpi di coda di caimano ferito a morte.

E’ quest’Italia peggiore, l’Italia che, – consapevolmente e con subdola, perfetta coscienza di compiere una truffa ai danni della fragile democrazia italica e degli altri cittadini, – lo ha eletto allo s-governo del paese quella che avvelena i pozzi e rende opaco il futuro del paese. E’ un’Italia che ha piena consonanza di sentimento economico e interessi di portafoglio e di evasioni garantite e finanziate coi tagli alla spesa pubblica, quella che costituisce l’ultima difesa, il fronte di combattimento granitico e capace di reggere l’assalto finale e decidere le sorti della battaglia e della guerra di liberazione.

Sono loro i maledetti diecimila Immortali che solo i Trecento valorosissimi combattenti di una postmoderna Termopili in difesa della democrazia ellenico-europea riusciranno a sconfiggere e decimare, -ma ancora sull’orizzonte morale e politico di questo paese non si vede avanzare un Leonida che sappia guidarli e arringarli a levare gli scudi e le lance e condurli alla vittoria.

http://youtu.be/uJ-vVDI143w

 

benedetti architetti

Il viaggio (8)

 

18/05/2011 Siviglia

 

Benedetti architetti

 

DSC00647.JPGE’ solo nel buio delle ore antelucane che si può intendere il peso del misfatto architettonico e/o la leggerezza e la meraviglia dei manufatti urbani. Gli edifici del centro della città non dormono, non si afflosciano scomposti nel buio come nelle periferie, bensì si erigono solidi e pretensiosi nel grembo delle luci gialle dei lampioni che ne sottolineano i dettagli e le oreficerie e gli ornati delle facciate. Ed è passando nella piazza dedicata a un qualche Francisco, rey de Cataluna y de Castilla, che si può constatare la segreta forza degli architetti valenti che sfidano il Tempo.

 

Danno forma al mondo, gli architetti valenti; ce lo consegnano rinnovato nel giro delle generazioni e sfidano gli eventi infausti della Storia, com’è accaduto alla Mezquita di Cordoba che tuttora impera e connota la città e le presta forme rinnovate sull’antico degli archi moreschi.

 

E, alla luce dei lampioni, osservo, come non li avessi ancora visti, gli stessi edifici di ieri e non sono gli stessi perché le forme, ogni forma, si definiscono secondo la luce che le investe e hanno massa diversa e diversa geometria -così come l’intrecciarsi delle strade e dei vicoli nei quali rischio di perdermi e sono gli stessi che ieri percorrevo insieme a tutte le altre formiche, abitanti e viaggiatori, e salivamo tutti insieme sui tram che non si chiamano ‘desiderio’, bensì ‘pensiero urbanistico’ che ha stravolto le città con cento cantieri e così hanno voluto gli architetti e gli urbanisti incaricati dagli amministratori cittadini di imporre regole nuove e e divieti allo strapotere dei veicoli privati.DSC00635.JPG

 

E a Siviglia non sono pochi gli spazi verdi, anche grazie ai lasciti dell’antico Alcazar che ne è meraviglia ambita dai viaggiatori ed è immensa la mole della cattedrale, chissà perché, -forse perché l’azzardo del pensiero teologico deve sostenersi su solidissimi pilastri e spessi muri e altissimi archi e immense navate per risultare credibile e incutere il rispetto ai fedeli.DSC00509.JPG

E, dentro, ci trovi le reliquie e le statue e i sarcofaghi di re/regine e abati e cardinali ed è un perimetro ragionato della storia della città e della nazione, ma tanto sfarzo di marmi e dorature non convince e il dubbio sul nulla che inghiotte le nostre vite rimane, ad onta delle immense moli, dei fumi degli incensi, delle sapienti omelie consolatorie e delle processioni.

 

DSC00471.JPGE le guide turistiche ripetono come un mantra che la cattedrale è ‘la più grande al mondo’, ma è disarmonica, un coacervo di stili architettonici non legati fra di loro e neanche della Giralba, la torre campanaria le cui campane suonano sorde, c’è ricordo del suo essere stata un antico minareto, al tempo degli Ottomani, di chissà che splendida moschea…

 

E di giardini delle delizie l’antica Siviglia abbondava, grazie ai Mori, e Pedro Primo Il Crudele, non sentì il bisogno di troppo distruggere delle moresche dimore e verdi palmeti e giardini e non impose il talento dei suoi cattolicissimi architetti sulle città DSC00547.JPGconquistate, bensì si rilassò nel ‘patio de las doncelas’ in amorosa compagnia come i suoi precedessori sultani e scheicchi e vi generò un sacco di figli che poi si fecero guerra -come sempre accade quando è in questione un regno e una successione dinastica- e davvero non mi riesce di concepire un luogo più bello e di splendidissima eleganza architettonica di questo per portare a termine un regale gioco di seduzione e, se è vero che la nostra eternità sognata ci consentirà i viaggi nel tempo, verrò a farci una capatina in questo luogo al tempo del Crudele, magari in veste di ambasciatore della Serenissima Repubblica, e chissà che non mi riesca di entrare nelle grazie di qualche sua ‘doncela’ di magnifiche membra e viso e di ingravidarla e ne uscirebbe un figlio aggiuntivo che sbaraglierebbe i suoi avversari nella lotta dinastica e assumerebbe il titolo di Chiarafede Primo Il Maestoso e sarebbe munifico e lungimirante e tollerante e buon amministratore -antesignano di un parlamento delle ‘cofradias’ a cui concederebbe qualche libertà di associazione e legislazione.DSC00604.JPG

Non troppe, però, perché troppa libertà (le presenti generazioni insegnano) ubriaca i popoli e le redini sovrane conviene tenerle corte al fine di evitare che la bestia imbizzarrisca.