Archivio mensile:giugno 2011

la voce della luna

 

 

Una mia amica mi chiede un parere sulla sensibilità -chi ne ha di più e chi proprio non ne ha- ed è mistero del vivere associati che contiene potenziali tragedie.

 

Prendiamo il caso di quel ‘musicista’ romano picchiato a sangue per non aver inteso, in combutta e ostinato e pervicace sodalizio musicale con altri, che vivere stipati nel formicaio metropolitano comporta il rigoroso rispetto degli elementari diritti di pacifica convivenza -e davvero non si può e non si deve imporre l’ascolto della musica che tanto si ama a chi preferisce il silenzio o un moderato esercizio di musica e pubblico rumore nelle ore diurne -oltre le quali scattano gli ‘schiamazzi notturni’ che ostano il salutare e sacrosanto diritto al sonno.

 

Mancava di sensibilità quel/i ragazzo/i – sensibilità verso gli altrui diritti- e peccava/no di arroganza perché gli avvisi a contenersi e cercare altri luoghi in cui dare sfogo alla propria creatività erano stati molti, ma la sostanziale impunità e il generale menefreghismo nei confronti delle regole e dei divieti motivati e sacrosanti li aveva spinti credere di tutto potere e di poter ‘conquistare la notte’ e affermare la loro personale movida come un diritto assoluto, ma è finita a pugni e calci e caschi in faccia e mi chiedo se non sia malattia tutta mediterranea quella di eccedere e fregarsene delle leggi e dei regolamenti – salvo pagarne scotti pesanti, pesantissimi e ‘lezioni’ esemplari che segnano i limiti sella socialità e invocano la politica a intervenire e ‘regolare’ e sanzionare i violenti.

 

Che sono i maneschi, senza dubbio, ma non lo sono da meno i ‘giovani’ che pretendono di imporre costumi e stili di vita non condivisi dall’intera popolazione e della altre fasce di età e dai lavoratori che devono alzarsi presto la mattina e da coloro che hanno il sonno fragile -e il caldo non aiuta e le finestre aperte a cogliere la brezza notturna diventano una maledizione se contengono le risa e il parlare e disputare come se fosse giorno e il fare e imporre la musica come se fosse un imperativo categorico e morale e non, invece, la produzione (spesso eccessiva e inessenziale e, a volte, perfino rumore e basta) di uno dei modi delle ‘pubbliche relazioni’ e della creatività.

 

L’altro è il silenzio, ‘la cosa più bella che c’è’ prima della musica – come recitava una bella pubblicità della Sony e la cosa che aiuta a capire, come faceva dire Fellini a uno strepitoso Benigni ne ‘La voce della luna’: ‘Se solo facessimo un po’ di silenzio, forse qualcosa potremmo capire’.

 

Restituiteci la voce della luna delle nostre estive e il suo corollario necessario del silenzio e anche la musica, -dopo e nei modi e tempi concordati e da tutti rispettati-, tornerà ad essere la ‘cosa più bella che c’è dopo il silenzio’.

 

 

http://youtu.be/nB2GUMpWhAA

morire per raccontarla

Lo sappiamo tutti che i morti non camminano ‘là fuori’, come tenta di farci credere Garcia Marquez nel suo ‘romanzo dei romanzi’ ‘Viverla per raccontarla’. I morti semplicemente sono morti e hanno membra pesanti che ricadono con tutto il loro peso se provi ad alzarle.

Però la letteratura ha le sue furbizie e se tenta di farci credere che i morti camminino fuori delle porte dei luoghi in cui abitiamo è perché vuole appropriarsi del miracolo della vita che misteriosamente si prolunga di là della morte e dell’inquietudine senza speranza di coloro che son morti per costruire altri mondi paralleli al nostro e altrettanto veri.

Finché dura la narrazione, ben s’intende.

La letteratura è inquieta e febbrile e i suoi personaggi non fanno cose normali o, se le fanno, sotterranei fili e percorsi ci avvisano che quella normalità imploderà, prima o poi, e ci condurrà sui più rassicuranti percorsi della follia di un romanzo che si avventura in una ragnatela di orrori e uccisioni e morti misteriose e anime morte.

 

E abbiano bisogno di sapere che ‘i morti camminano là fuori’ perché è nei nostri segreti desideri che i morti non sian morti e che, come loro, anche noi cammineremo ‘lì fuori’ per un tempo senza confine. In fin dei conti, il più forte dei messaggi religiosi che ci è pervenuto dai secoli lontani è proprio questo: che la morte corporale è un simulacro, un incidente di percorso, un avvenimento a cui fa seguito, il dì seguente, la pasqua di resurrezione e, tutti quanti siamo stati ospitati in questa valle di lacrime, ci ritroveremo con gran giubilo di riconoscimenti da qualche parte nei dintorni di Giosafatte.

 

E i morti che camminano di fuori delle porte del villaggio di Aracataca – che diverrà il Macondo dei romanzi maturi e di ‘Cent’anni di solitudine’- sono i morti di una rivolta e di un abbandono conseguente. Rivolta dei braccianti agricoli che raccoglievano le banane e furono falciati a migliaia dall’esercito schierato a difesa delle palazzzine dei funzionari e dei dirigenti e definitivo abbandono della United Fruits del villaggio maledetto dalla rivolta e conseguente suo precipizio nel vuoto e nel polveroso nulla dei luoghi dove non c’è lavoro, dove vivere è invenzione fragile di un attimo dopo l’altro e rimpianto e nostalgia di quando si stava peggio, ma si stava, vivaddio! Si lavorava, si viveva in tanti tutti insieme e c’erano negozi e una farmacia e un’ospedale.

 

Ed è l’inquietudine di una vita sospesa e nostalgica del suo malessere che fa si che i morti camminino, di giorno e di notte, e ci riempiano i ricordi e ci cooptino nel loro mondo di redivivi inquieti e stanchi del loro far nulla e rabbiosi per il loro essere morti invano.

 

 

l’arte degli islamici e le vendette della storia

Il viaggio (6)

 

15/05 Cordoba

 

DSC00320.JPGSarebbero davvero poca cosa i patii in fiore di Cordoba senza l’arte islamica che ha edificato la magnifica Mezquita, la grande, splendidissima moschea che i re cattolici vollero sfregiare e deturpare inserendovi al centro l’escrescenza -architettonicamente ributtante- di una loro ‘chiesa’, ma non se la sentirono di raderla al suolo per intero; tu vedi che percorsi vari e diversi hanno le vendette della storia.DSC00318.JPG

E quella sovrapposizione inutilmente alta e superba, quello sgorbio architettonico, quel ghiribizzo di conquistadores tronfii e intronati è la giusta punizione per omnia saecula saeculorum di ogni ribalda affermazione di potere perchè a Cordoba si va per la Mezquita e l’attenzione dei viaggiatori e dei turisti è tutta per quell’arte ‘moresca’ che ci affascina di là della foresta dei secoli e ce la fa riconoscere fra le altre e ‘sulle’ altre come incomparabile.

E i ‘matamoros’ si rivelarono intolleranti anche nei confronti dei giudei -e anche nella politica della tolleranza e della pacifica convivenza e del rispetto delle fedi e dei monumenti relativi la civiltà islamica si affermò nei secoli come ‘diversamente illuminata’, a dispetto delle generalizzazioni e delle paure medievali del ‘mamma li turchi’ ad ogni apparire all’orizzonte di nave o avanguardia di eserciti con la bandiera della mezzaluna. DSC00368.JPG

Ma i vari Alfonso e Pedro e Fernando che costruirono i loro palazzi sulle rovine di quelli dei mori non li sfiorava l’idea dell’aggiungere, piuttosto che demolire, e quel poco che la bontà della Storia ci ha voluto preservare e consegnare ci dice quanto fosse grande, invece, quella civiltà reietta e quanto sarebbe stata migliore la politica dell’annettere i diversi regni e patteggiare le autonomie e riconoscere l’altrui civiltà e i suoi segni al modo di Alessandro il Magno.

 

E, a Cordoba, c’è perfino un concorso pubblico, indetto dall’amministrazione cittadina, per il patio più bello e i partecipanti ci litigano e protestano per le esclusioni e i favoritismi e, a ben osservare, non sembrano un gran chè quei patii se non li accompagnasse le bellezza degli azulejos alle pareti e le colonnine ritorte che, una volta di più, ci rimandano al ‘moresco’ e ai mori.DSC00339.JPG

 

E se li comparassimo al fulgore e alle bellezze delle balconate e terrazze fioritissime e variamente e sapientemente colorate dei masi del nostro Alto Adige resterebbero solo i decori ereditati dai mori a far la differenza e dirli speciali – e si torna all’origine e alle vendette dalla Storia, se perfino nei moderni ristoranti ed alberghi che si restaurano quello stile viene riprodotto e riproposto perché piace tanto ai visitatori.

 

E, curiosamente, le delizie e le mollezze dei ‘bagni’ degli arabi non ebbero sorte uguale alla rovina e distruzione delle moschee, case del ‘falso dio’, e furono adottate dai vincitori e inglobate nelle abitudini di vita e costumi -segno che l’intolleranza religiosa e dei maledetti religiosi consiglieri del re ancora una volta si addita distruttiva e feroce e iconoclasta nei confronti di tutto ciò che era pagano o ‘infedele’ o ‘diversamente fedele’, come diremmo oggi con linguaggio politicamente corretto…

narrazioni e raffigurazioni

….e forse non parrà insensato a qualche critico d’arte titolato e ‘curatore’ di queste mostre dire che l’arte contemporanea ambisce alla narrazione, al rimando epico o simbolico, più che alla raffigurazione.

Perché, sempre più, questi oggetti ‘artistici’ di cento e cento artisti diversi si costituiscono ad enigma e, spesso, appaiono così sganciati dai concetti che gli vengono attribuiti quali feticci o totem universalistici da mostrarsi cervellotiche elaborazioni incapaci di catturare e tenere per lungo tempo l’attenzione dei visitatori. La maggior parte di essi sfila intorno o davanti alle opere con sguardo distratto ed espressioni scettiche e punta lo sguardo per pochi secondi e non legge le didascalie e i fogli messi a disposizione di chi voglia ‘capire’.

Ma, nello spazio degli artisti iraniani, questa ‘narrazione’ dell’arte contemporanea è visibile e detta senza troppi garbugli e una coppia di artisti, marito e moglie, prende a spunto narrativo il lavoro di scavo e i ritrovamenti enigmatici di un archeologo giapponese loro amico ed ospite per narrare di un dio solo che, pare, si adorasse in Persia già seimila anni fa.
Strane scatole ceramiche vuote di ogni altro riferimento furono indicate dal professor Masuda (l’archeologo) quali ‘case’ del Dio unico. Suggestive e misteriose sono le interpretazioni degli archeologi e, sovente, fallaci, ma la suggestione basta agli artisti che qui liberamente riproducono le case del dio disposte in una sorta di circolo magico.DSC00184.JPG
E appare loro così importante questa precisazione del ‘dio unico’ -in tempi in cui gli dei venivano evocati e descritti a mazzi e olimpi e pantheon dei più vari e divertenti- da costituire la sola narrazione di rispetto coranico e chissà che senso hanno i pochi, essenziali decori e le scritte che i due artisti hanno voluto aggiungere all’esterno.

E, nella sala adiacente, Mohsen Rastani ci ‘narra’ dei miti antichi della sua Persia attualizzandoli in grandi fotografie bianco e nero che sembrano quadri, tanto sono accurati i ritratti e nitide le figure in totale assenza di sfondo. E c’è il mito della Bellezza e quello della Madre, e i veli avvolgono le figure antiche e moderne insieme come se il tempo e le diverse civiltà che si sono succedute fossero un’inutile astrazione.DSC00185.JPG

E un’immensa narrazione avrebbe voluto farci vedere Morteza Darebaghi nella sua piccola sala che contiene ‘solo’ 2000 ritratti dei martiri che furono immolati nell’inutile e stupida guerra recente tra Iraq e Iran. E furono 240000 i giovani martiri immolati alla stupidità assassina di quella e di tutte le guerre, e prenderebbe un intero isolato di questa nostra piccolissima città il volerli tutti evocare per narrare il dolore e lo sdegno e la rabbia per quelle morti.
E bisogna dire, per quanto appaia crudele, che l’effetto della raffigurazione di tutti quei visi non è catartico bensì straniante -come lo sono tutti i grandi numeri di ogni strage e guerra; e fa più ‘notizia’ e cattura meglio l’attenzione la narrazione puntigliosa e dettagliata di una singola morte di questa carrellata di visi anonimi -come ci accade di provare visitando i cimiteri e la sfilata delle tombe….

hic sunt leones

Il viaggio (5)

 

!4/05 Toledo

 

Hic sunt leones

 

DSC00148.JPG….e più che nella cattedrale -che è magnifica di altissime navate e le nervature confluiscono ordinate al centro dell’interno cielo di pietra e si osservano splendidissime sculture rinascimentali di profeti e santi sopra gli stalli preziosamente intagliati del coro e il ‘retablo’ di fronte è un inno religioso e un ludo artistico dello straordinario talento di quei lontani artigiani- più che nella cattedrale, è nella cappella di san juan del los reyes che si celebra la magnificenza dell’Autorità divina e terrena e ce ne giungono gli echi grazie alla forza della pietra e dell’Arte che la lavora.DSC00163.JPG

 

Magnificenza dei re e dei loro reggenti sorte: i cardinali e i papi e gli abati committenti le opere magnifiche in pietra e oro e i simboli regali commisti ai cardinalizi, che nelle chiese sovrastano e si riflettono nei riti celebrati sugli altari: Dio e Corona e Principi e Duchi affratellati nell’abbraccio mortale dell’ordine sociale imposto e mantenuto per secoli colle armi e con l’annessa predicazione dei monaci dei Sacri e inviolabili Valori -e solo le rivoluzioni ribalteranno l’assunto e, decapitati i re, andranno esuli e raminghi e osteggiati e combattuti quei presuli e frati che non furono presti a riconoscere i Tempi Nuovi e ad adeguarvisi.

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Ma nel chiostro silenzioso annesso alla Cappella dei re la luce chiara ti consegna l’incanto delle nervature e delle geometrie e dei bassorilievi e delle colonnette esili e forti che sorreggono e disegnano le gotiche ogive e il giardino di aranci e fiori ne ottiene uno straordinario risalto -come se il Tempo si fosse sospeso e i fantasmi delle dame e dei cavalieri e della Corte dai vestiti sfarzosi che seguiva i re fossero ancora presenti e cicaleccianti lungo il perimetro e, fuori, il popolo è ancora pronto a levare l’osanna e far da seguito e comparse obbedienti ai funerali reali – colle immense processioni e le croci levate alte e le statue delle Madonne e dei Santi in processione e i deliqui delle beghine e tutto il sacro armamentario che ancora ritrovi nelle fotografie della Settimana Santa fino alle soglie della postmodernità.DSC00282.JPG

 

E quell’armamentario ingombrante e grottesco fu consegnato a Francisco Franco per intero e la guerra civile sancì la vittoria dell’oscurantismo e la Spagna fu salva degli eventi della seconda guerra mondiale perché aveva già pagato il prezzo interno delle migliaia di morti e delle distruzioni e restò ferma nella Storia, per tutti i decenni seguenti, a monito di ciò che sarebbe stato se i nazismi e i fascismi fossero usciti vincitori dall’immane conflitto.

 

Ma la Toledo di oggi è cittadina amena e graziosissima e bella delle sue colline contrapposte e dell’antico che ha conservato -e ogni isolato ha la sua chiesa e la distesa dei tetti è contrappuntata dai bassi campanili e percorrerla lungo tutte le viuzze ombrose è delizia di viaggiatori fuori stagione e poesia di angoletti silenziosi e chiesuole dimenticate intorno alle quali volano stridendo le molte rondini fino al primo calore del meriggio….DSC00256.JPG

illusioni e suggestioni, partita finale

Viviamo per suggestioni e di illusioni.gatto_e_volpe.jpg

E vale per le arti, in genere, per l’amore e perfino per la politica -dove, invece, dovremmo tutti applicare il massimo di razionalità possibile e cercare di salvarci dai disastri annunciati e che ci annunciano i mercati e i loro osservatori.

 

Già, perché i responsabili di Moody’s ci mandano a dire che siamo a rischio di default e debito sovrano non come la Grecia, ma più della Spagna e tutto questo dovrebbe alzare al massimo l’attenzione razionale di ognuno e tutti – gli uomini di governo in primis, che, invece, si occupano di quisquilie e pinzillacchere e dei ‘pratoni’ di Pontida, dove si sta consumando in queste ore il rito sciocco della demagogia e delle parole al vento di un leader che più ridicolo non si può, ma è stato mandato al potere e allo s-governo dai suoi elettori e, da anni, emette ministeriali fiati intestinali (strapagato dai contribuenti) e bofonchia di federalismi improbabili che non abbattono di una lira le tasse da pagare e di altre amenità che illudono il popolo dei beoti che, tuttavia, l’adora.

 

E basterà una parola d’ordine sbagliata e la costrizione imposta a Berlusconi e al suo ministro delle finanze di abbassare le aliquote fiscali o altra invenzione creativa che non convince i mercati per trovarci tutti a navigare nelle basse acque in cui naviga la Grecia e il Portogallo e il naufragio è sicuro come la morte e tutti gli sproloqui dei suonati di Pontida non sposteranno di una virgola  questo dato oggettivo e capestro all’orizzonte nostro nazionale e il rito druido si ripeterà come ogni anno inutile e stupido -come tutto il resto, d’altronde, del concerto stonato che dal 2008 si ascolta venire da Roma ladrona.

Più ladrona che mai, oggi più di ieri, ladra di fiducia dei cittadini, grazie alla scommessa in perdita che la Lega ha fatto col Barabba di s-governo e lo ha sostenuto nelle più infami leggi ad personam ed aziendam e malgrado l’evidenza di una spaventosa inadeguatezza del bauscia a ricoprire la carica di presidente del consiglio di un paese allo sbando.

artisti contemporanei ed enigmi

artisti contemporanei ed enigmi

…..E i paesi ospiti della Gervasutti Foundation ce la mettono tutta per darsi un tono e nobilitare i luoghi fatiscenti delle ex case popolari che li ospitano e il giapponese Chiaru Shiota, nell’ex bottega di verdure di mio padre, riveste di fili di lana nera uno studiolo di uno studioso -e il tutto rimanda all’intrico della memoria con effetti poetici piacevolissimi a vedersi; quanto al senso del ‘site specific’ e di questa sua ‘memory of books’ bisogna lavorare di fantasia e tessere anche noi concetti accompagnatori perché, va bene il pregiudizio favorevole con cui è giusto presentarsi davanti ai manufatti degli artisti a noi contemporanei (Bonito Oliva), ma un’introduzione di minima, che so, una frasetta esplicativa, uno straccio di interpretazione non guasterebbe di fronte all’enigma interpretativo che ci si para dinanzi e i guardia-sala presenti, pagati una pipa di tabacco, ne sanno meno di te e azzardano, i più volenterosi, per ‘aver sentito dire che…’.DSC00062.JPG

 

E Jompet Kuswidananto, indonesiano, popola di un esercito di fantasmi in divisa da parata le sue ‘sale’ dentro l’ex Opera Nazionale Maternità Infanzia che sembra di rivisitare il teatro espressionista e le scenografie e le marionette di Bertolt Brecht -e a me vengono in mente i fantasmi dei bambini/e che siamo stati e delle madri che in questi luoghi trovavano assistenza medica e tutto questo vuoto e rimandi di assenze mi deprime.DSC00078.JPG

 

E Mahbubur Rahman, bengalese, rappresenta anch’esso una sua memoria di vita e gli viene in mente che, a casa sua, avevano dimestichezza colle vacche piuttosto che coi maiali e, chissà perchè, ci rappresenta questi ultimi, animali impuri per i mussulmani, imprigionati col filo spinato e chini su un truogolo -e vien da sottolineare che il ‘dire per immagini’ è misterioso come il dire in musica e si procede per suggestioni e dimenticatitevi il bello nell’arte perché questi che visitiamo sono pianeti diversi e la sgradevolezza è la regola e la piacevolezza un’eccezione, ma lo spettacolo è vario davvero e, a volte, c’è perfino immedesimazione ed effetto catartico -come dentro una stanzetta al primo piano di queste ex casette in cui un video ci mostra un rito di purificazione di forte impatto emotivo…..(segue)DSC00079.JPGDSC00072.JPG

santità,diavoli e movide

il viaggio (4)

 

13/05/2011 Toledo

Avevano ragione da vendere i greci. Che la divina bevanda annacquavano parecchio -coscienti degli effetti di straordinaria visionarietà ed estasi che procurava. E le baccanti ne abusavano, nei loro riti orgiastici, e anch’io ne abuso, seduto in quest’angolo ombroso prossimo al perimetro delle mura, -stanco, stanchissimo di un’intera giornata di costante deambulazione in salite e discese di questa cittadina ‘più chiese che case’ e di atmosfere dolci e sognanti che le guide turistiche chiamano ‘la piccola Roma’.

Un litro di sangria, seppur temperato da un piccolo piatto di ‘tapas variados’, come usa qui allegare alle bevande, annebbia le percezioni e la scrittura ne risente e un lieve affanno respiratorio al quarto bicchiere denuncia l’abuso, ma una trasgressione ogni dieci anni si può fare, vivaddio.

E intendo -con clarità tutta greca di baccante-aggiunto- che la piacente signora del tavolo di fronte, che regala smancerie non petite al nipotino irrequieto, una trasgressione al mènage familiare le gustaria mucho e se la consentirebbe, forse, perchè lancia sguardi ripetuti al mio indirizzo, ma forse è solo sorpresa della quantità di liquido bruno che ingurgito, alternandolo a pezzi di saporitissima mela.

E il gioco malandrino si prolunga oltre misura e il marito se ne accorge e mi guarda brutto, ma, a parte ciò, il ‘rincon di san justo’ dove mi trovo è davvero un luogo speciale della mente e della coscienza e ci consumo beato la mia personale ‘movida’ -che alle dieci e mezza già si conclude con un sonno sereno nella mia celletta da frate ‘descalzo’ del bell’albergo che fu un convento e chissà che fratone libidinoso e trasgressivo sarei stato nel Seicento, all’epoca dei pienoni nei conventi di suore, quasi tutte figlie di aristocratici, che risolvevano le loro scarse vocazioni al modo della ‘monaca di Monza’ -o con crisi mistiche e strane ‘santità’ pretese e mai ben storicamente assodate perchè, si sa, lo spirito è forte, ma la carne, mio dio, la carne e il maledetto diavolo e le tentazioni…

(Andate a ri-vedervi il bel film ‘I diavoli’ di Stanley Kubrick, che poi ne riparliamo).DSC00251.JPG

il troppo che stroppia e l’arte che dilaga

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E ci sono giorni che questo luogo ti pare il giardino delle delizie e il sole è caldo e pulito e l’estate canta il suo inno più coinvolgente e la città tutta è una vetrina aperta sul mondo -sui molti mondi onirici e complessi (e, solo a volte, anche un po’ cervellotici) degli artisti che l’hanno eletta a degno sfondo e grembo delle loro creazioni.

E nel chiostro della chiesa dei Frari trovi una collettiva di designers di indubbio talento e il luogo antico ti ospita come fosse un esclusivo spazio di tuo riposo privato e ti puoi portare la bottiglia del prosecco ghiacciato e sorseggiarla con un’amica tra gli angeli mutilati dal Tempo e le forme postmoderne in esposizione che c’entrano come i cavoli a merenda, -ma dato che sono a tua disposizione e di gratuita usufruizione perché no? ci si adatta volentieri e ci prestiamo anche noi visitatori a rappresentare le figure metafisiche di un De Chirico all’interno del chiostro, dove affaccia la biblioteca dell’Archivio storico e i ricercatori si tuffano nelle antiche storie e ci sentiamo un po’ antichi anche noi, nel nostro piccolo.

E, sulle Zattere e in altri luoghi sorprendenti e segreti, si aprono vecchi magazzini ad ospitare l’antro dei maghi di artisti di cui ignori il valore, ma ci sorprendono con le loro creazioni fragili, indifese, che un chiunque potrebbe offendere e deturpare con gesto vandalico perché non c’è nessuno a vigilarle e sta in questo lo straordinario dell’offerta artistica -che è talmente tanta e di dubbio valore e classificazione che nessuno si sogna di farla oggetto di desiderio e, magari, tra qualche decennio, il gioco incrociato dei critici più noti e dei mercanti e dei galleristi farà il miracolo di dirle opere milionarie e contese e colpi di migliaia di euro tra i collezionisti.DSC00100.JPG

E, in cima al capo della Dogana, per contro, c’è ancora White Big Boy guardato a vista da una guardia giurata col pistolone alla cintura e quell’opera che nessuno deve poter deturpare è un chiaro esempio di un talento premiato dalla macchina, per certi versi avvilente, del ‘mercato’ applicato all’arte e alle sue postmoderne creazioni e monsieur Pinault è qui a dimostrarci che con l’arte ci fai la grana e pompi turismo a iosa in una città che ne farebbe volentieri a meno di una buona metà perchè oggi come allora ‘il troppo stroppia’, ma tu vaglielo a spiegare agli amministratori cittadini sordi e ciechi agli affanni quotidiani dei loro amministrati.DSC00101.JPG

E perfino la bottega di frutta e verdure che mio padre ha gestito per vent’anni – i migliori anni della sua vita- è stata trasformata in sede espositiva e non so se ridere o se piangere per questa nobilitazione di un luogo che ricordo umido e malsano, dove mio padre ha dormito, e ci mangiava le fatali bistecche al sangue, prima che introducessero la pausa meridiana obbligatoria per il commercio.
E per oltre tredici anni l’umidità di questi nostri magazzini e piani-terra veneziani gli è entrata nelle ossa, e, alla sua morte, il Gervasutti -oggi titolare di una Fondazione d’arte, nientemeno!- si è comprato la bottega e gli edifici viciniori, fatiscenti, dell’ex Opera Nazionale Maternità e Infanzia (che, al mio darle nome storico appropriato, i giovanissimi guardia-sala cascavano dalla Luna sorpresi; eppure sopra la porta d’ingresso c’è ancora la targa in pietra d’Istria con l’acronimo e il busto di una Madre) e senza investirci una lira di restauro li ha affittati (il Gervasutti) alla Biennale ricavandone dei bei cespiti, suppongo.DSC00062.JPG

Perché la Biennale paga bene, strapaga e non discute, lo sanno tutti qui in città. Coi loro soldi? Coi vostri! cari i miei contribuenti -e sarebbe interessante fare le pulci ai bilanci di questa grande azienda veneziana che dilaga in città al pari dell’Università e la rivitalizza al prezzo di uno snaturamento irreversibile – al punto che mi sento un po’ turista anch’io, col visitare che faccio tutti questi eventi collaterali (gratuiti) disseminati qua e là negli atri vuoti di antichi palazzi che, prima o poi, diventeranno alberghi di gran lusso, perché altra industria non si dà, quaggiù, in questa città di ammuffiti fantasmi e lamentosi gabbiani. (segue)DSC00065.JPG

pape satan aleppe

Foto di fedechiara

E, a referendum acquisito e quorum raggiunto trionfalmente, vien da fare una riflessione postuma sul senso che ha avuto tutto il battage filo berlusconiano di questi anni che è impazzato nei forum su internet e li ha sporcati e avviliti -e un’incredibile quantità di suonati ‘menomalechesilvioc’è’ che hanno avuto il coraggio barbaro di mostrarsi in pubblico e chiedere riconoscimento di normale parte antagonista, ma hanno fatto la figura di emme che hanno fatto -piccandosi perfino di dire ‘coglioni’ e ‘comunisti’ agli elettori/trici che li avversavano -e, quegli schifosi, hanno sostenuto a spada tratta ogni schifezza pubblica e privata del Puzzone-di-s-governo -che finirà a monetine in faccia e la richiesta di un salvacondotto, malgrado le odierne riflessioni pietose del Ferrara-l’elefantino-radiolondra su ciò che, a suo avviso, si dovrebbe salvare della cacca berlusconiana e impetra, che, per favore, non finisca come a piazzale Loreto.

E questo continuo battere sul famoso piazzale (Loreto) la dice lunga sulla memoria di una guerra civile mai conclusa tra furbetti del quartierino malfattori di rango alleati ai furbetti evasori che nelle urne elettorali ci hanno rifilato il Barabba-caligola contro i poveri cristi di sempre -che si sono trovati a dover stringere cinghia vieppiù e la spesa pubblica ridotta all’osso e lo spettacolo avvilente del satrapo malato di satiriasi che premiava con posti di governo e cariche amministrative le più capaci delle sue puttane e le ‘igieniste dentali’ ingrate che lo tacciano di ‘culo flaccido’ al primo stormire del vento di crisi e disaffezione di un elettorato che più stupido non si può: per avergli retto bordone fino all’ultimo malgrado tutte le evidenze della malattia del bauscia-parvenu denunciate con toni accorati dalla moglie a cui raccontavano i particolari delle ‘vergini date in pasto al drago’ dai Fede e lele-mora e oggi si appresta a spogliarlo di una bella pacca di miliardi col bastone di una separazione per colpa.

E che dire di quegli arroganti malati di un forum parallelo che fino all’ultimo hanno trinciato i loro giudizi idioti elogiativi del loro campione politico e avversi a chi ne denunciava le nefandezze palesi, palesissime e intollerabili, e lo opponevano a visco-il-vampiro -penosamente nascosti dietro al dito del loro malanimo di evasori incalliti e furbetti della peggior specie: ladri di socialità che inneggiano ad ogni nuovo taglio della spesa pubblica purché sia fatto salvo il loro diritto acquisito alle evasioni fiscali e contributive?

Fischia il vento e infuria la bufera, cari miei, e il mio augurio è che un postmoderno piazzale loreto si inghiotta questi anni e questi elettori di merda -quale metafora di un inferno civile in cui ci hanno precipitato; e ci auguriamo ne abbiamo il giusto castigo sempiterno nel girone della puzza, dei tafani e della merda che hanno disseminato a piene mani fino a ieri spacciandola come ‘governo del fare’. ‘Pape satan, pare satan aleppe!’

Il mio più sentito vaffanpuffo, cari, e buona indigestione.