Archivio mensile:aprile 2011

duro e puro

Okkei, okkei, come non detto. Siete stati bravi o, quantomeno, non è tutta colpa vostra perchè l’alternativa era Visco il vampiro, lo so, e i maledetti comunisti. L’avete votato per allegria, lo capisco; un po’ per farvi una grassa risata, un po ‘ per stizza e rabbia contro il maledetto Chiarafede-chesimangiaidestrimalnati, ma poi la cosa vi ha preso la mano o, forse, non prevedevate tutto lo schifo che ne è conseguito, tutta l’abiezione, l’immonda sozzura pubblica e privata che ha riempito il Belpaese di destre deiezioni e monnezze campane e scilipuoto-responsabili.

 

Non ne avete colpa, poveri cocchi di mamma evasora. Quel giorno fatale, il dì dello sfregio colla matita copiativa sul simbolo di Forzitalia, nel seggio, forse vi mancavano le neuroniche forze a causa di una passeggiata troppo lunga intorno ai resti del castello di Canossa, oppure eravate incazzati colla prole perché non vi ascolta -e la figlia maggiore non fa che dirvi che lei vuole entrare nella Casa del GF (non la Guardia di Finanza, che avete capito?!) o, in alternativa, vuol fare splash dall’elicottero nell’isola, in bikini, ad onta del suo non essere famosa né formosa, e a voi questa cosa proprio non va giù: meglio la Rai coi suoi pacchi regionali a premi che contengono la cifra necessaria per il mutuo, in attesa che finisca il precariato e si trovi finalmente lavoro fisso.

 

Come non detto, dicevo. Però non rivotatelo per stizza e segreto furore contro Chiarafede, non ne vale la pena né lo schifo. Perché lo so che, sotto-sotto (molto sotto), siete onesti nell’anima e volete il bene dell’Italia tutta e il suo decoro nel mondo e il buon governo della nazione.

 

Berlusconi è stato per voi una svista, un incidente di percorso, poveri cari, bisogna capirvi. Non vedevate l’alternativa e il programma della sinistra non vi convinceva (questa non so a quale comico l’ho rubata) e perciò, turandovi il naso…..

 

Però adesso che la puzza berlusconiana affoga le coscienze peggio della munnezza napoletana, vi prego, vi raccomando: datevi una dritta, non rivotatelo, non commettete lo stesso spaventoso errore perchè, lo sapete, errare è umano, ma perseverare è diabolico e il 2012 è prossimo e, nella valle di Giosafatte, quando vi si imputeranno le malefatte del vostro campione di denari e vi si condannerà alla impalazione col filo spinato intorno al palo io sarò pubblico ministero. Duro e puro. E dichiaratamente e programmaticamente ‘comunista’. E saranno pali vostri.

 http://tv.repubblica.it/copertina/marcore-…ideo&pagefrom=1

(dedicato a un commercialista filo berlusconiano di mia conoscenza)

malnati,ribalderie,infamie

baciamano_a_gheddafi.jpgAbbiamo consumato tutte le parole che servono a dar voce all’indignazione nei confronti di questo nostro tempo di infamia. Abbiamo consumato ogni invettiva, ogni fantasia di rabbiosa rivalsa nei confronti della meschinità e volgarità di questo tempo che ci ospita e di questi epigoni di una umanità ribalda che ci sono concittadini -istupiditi dall’enorme gesto idiota dell’aver dato vita in cabina elettorale a questa tragedia-farsa del berlusconismo ridanciano e cialtrone, dall’aver consegnato/condannato il paese alle mene e schifose facezie di un Barabba puttaniere protagonista impunito di ordinarie cronache di squallore.

Non abbiamo più parole che sappiano descrivere l’abiezione e lo scoramento per questo italico scavare nel fango, andare oltre il fondo, bere la feccia di questa malvagità imbecille che ha portato a galla e in turpe evidenza le deiezioni mentali di milioni di concittadini ilari e che si fregavano le mani dopo aver saputo che il loro misfatto elettorale era andato a buon fine e, da allora, è stata cronaca avvilente del peggio del peggio che un popolo sappia esprimere specchiandosi nei comportamenti e nelle menzogne a getto continuo del loro campione di denari.

Non sappiamo se ci sarà una fine a noi visibile a questo tempo di infamia, però sappiamo predire senza possibilità di errore tutto il male che ne conseguirà per questa pretesa nostra democrazia malata. Una democrazia esposta ad ogni vento di ribalderie anti costituzionali e di filiazione piduistica che non ha saputo partorire per tempo una legge sul conflitto di interessi di stampo europeo ed è collassata nel buco nero del berlusconismo abbietto e oggi è vilipesa e derisa in Europa e nel mondo e additata al giusto ludibrio dei luoghi comuni pizza-spaghetti-berlusconi-bunga-bunga.

E si mostrasse un segno, uno solo, del ravvedimento operoso di quei malnati e sciagurati elettori che, invece, si sono arroccati nella loro vigliacca arroganza e ridicola pretesa di aver salvato il paese da chissà quale loro comunismo immaginario -e davvero le invettive stupide del loro campione di infamia contro i giudici-comunisti, gli insegnanti-comunisti, i lavoratori del pubblico impiego-fannulloni sono lo specchio di una comunanza di pensiero, di una identità malata nell’anima che imputridisce ogni giorno vieppiù ed emana i miasmi infettivi che ci ammalano e invano proviamo a disperdere.20359_106565662689138_100000071141628_183638_2387785_n.jpg

scherzare coi santi

 

Di certo quelli della Curia romana preferiscono ‘Angeli e demoni’ ad ‘Habemus papam’.

Perché, fatte salve le difese d’ufficio sulla probità e assoluta santità di intenti dei suoi membri – Marcinkus compreso, povera vittima- ‘Angeli e demoni’ ha il pregio di sollevare a dignità di fantasie eroiche e di drammi infernali ed eterni quel che ‘Habemus papam’, invece, descrive come la serena e divertente commedia di un gruppo di anziani porporati costretti, ad ogni morte di papa, a chiudersi in conclave e mettere la diligente crocetta sul nome di un ‘papabile’ dignitoso e decente che possa farsi carico dell’arduo compito di reggere le sorti della Chiesa apostolica e romana.

 

E se capita – come capita nel film – che il prescelto non sia o non si senta all’altezza del compito son drammi esistenziali, però risolti in santa e divertente rassegnazione. A parte il ‘non possums’ finale, pronunciato dal bravissimo Michel Piccoli, tra contrazioni e spasmi dei muscoli del viso dei porporati che lo circondano, perchè un tal dramma nella vita della Chiesa si è dato così raramente da costituire un confronto drammatico e spaventoso col Celestino V che ‘fece il gran rifiuto’ e gettò nel panico i porporati di allora e ri-scatenò le guerre di fazione tra chi complottava con l’Impero e chi difendeva a spada tratta il Papato.

 

Un lotta mortale che oggi non si da, per fortuna nostra e la fortuna del film -che può esilararci colla figura dello psicanalista condotto in conclave in gran segreto, ma incapace, per le note opposizioni ecclesiastiche e curiali ai sogni, al sesso, e alla colpevolizzazione dei genitori, a risolvere il dramma del papa Melville, che vagherà per Roma, come vagavano certi imperatori e re in incognito, scoprendo le semplici cose che noi umani ben conosciamo e amiamo, ma un papa doverosamente ignora (per quanto, troppo spesso, vi ‘pontifichi’ sopra ignorando la materia del contendere).

 

locandina pppp.jpgUn film magistrale, bello e divertente e recitato benissimo. E un Michel Piccoli e un Moretti (regista) da oscar. Andate a vederlo, non ve ne pentirete.

altri tempi

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Sono gli incontri che si fanno il mattino delle domeniche, Pasque incluse, tra le sei e le nove, quando la città è vuota di presenze turistiche e sembra una città normale, una città di rari abitanti che si salutano all’edicola o fuori del bar.

La luce di nord est si mangia la sky line delle isole di fronte e le riduce a pure sagome d’ombra e solo quando ti avvicini alla sagoma solitaria della persona che sta seduta in posizione eretta sugli scalini che vanno in acqua ti accorgi che non è un’amante del ‘giogghing’ e delle sudate mattutine, bensì una statuaria tedescotta o ‘svisserotta’ che pratica il culto del sole -quale si può osservare e godere all’alba o al tramonto in certi luoghi topici e solitari del pianeta dove abita la Bellezza.

Ho in mente la piana dei templi di Bagan, dove, nella luce dorata del tramonto. sulle cornici più alte dei templi, ti capita di scusarti con questi adoratori del sole e della contemplazione mistica per aver invaso il loro spazio esclusivo.

 Qui a Venezia, invece, la solitudine e la Bellezza bisogna rubarle alzandosi in ore antelucane ed ecco che ripiombi nelle atmosfere ‘alla Ruskin’: l’adoratore e magistrale descrittore delle pietre storiche di questa città magica, per lui e gli altri viaggiatori dell’Ottocento.

E quelle belle persone andavano a farsi il ‘gran tour’ tra Pompei, Roma, Firenze e Venezia armati solo dei taccuini o dei fogli da disegno dove tratteggiavano col carboncino o a matita i paesaggi amati e li acquarellavano con delicate sfumature di colore e fa la differenza col gesto stupido e meccanico del clic della macchinone fotografiche digitali degli odierni turisti -tutti zaino incollato alla schiena e marsupi rigonfi che neanche si scusano se ti bocciano al giro delle calli e non uno che tenga la sua destra.

 

E, quando dai le spalle al sole che sorge e volgi al ritorno, gli orrendi motoscafoni già scaldano i motori e si avviano pigramente al Tronchetto, a riempirsi le pance delle masse dei turisti beoti di ogni parte del globo che andranno a scaricare sulla riva degli Schiavoni e lì passeranno l’intera giornata a formicare tra la riva e la piazza di san Marco infastiditi dai neri tafani delle borse taroccate -pronti alla fuga disperata e travolgente non appena una loro vedetta li avvisa dell’arrivo di una pattuglia di dissuasori in divisa.

 

E’ Pasqua. Sono le nove. Gli adoratori del sole e chi detesta i formicai se ne tornano a casa o emigrano in terraferma, a visitare quieti paesuoli di provincia fitti delle storiche ville dove gli aristocratici veneziani andavano a farsi ‘La villeggiatura’.

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Migrare sembra il verbo dominante di questi tempi, ma a quelle umane io preferisco le migrazioni stagionali degli uccelli o le transumanze delle greggi dagli alti pascoli alle pianure. Altri tempi.

resurrezioni e gratitudini

Organizzo la mia personale raccolta differenziata e mi capita fra le mani un volantino con la faccia del Cristo. Che ti salverà dai peccati, dice, e, se vuoi sapere come, presentati nel tal posto alla tal ora. Cosa saranno mai i peccati, mi vien fatto di pensare. Da piccolo, a dottrina, mi elencavano una sfilza di cose ingenue e ridicole, incluso il rubare le caramelle dalla dispensa, ma il grosso venne con la pubertà, ed era il sesso, in tutte le sue salse e diverse pulsioni e coazioni, (masturbazione, condivisione vera o sognata, pensieri impuri, ecc.) a riempire i manuali dei ‘padri’ confessori con annesse penitenze da comminare e giaculatorie ‘pateravegloria’ da recitare.

Come diavolo è entrato in casa mia questo ‘santino’-volantino, mi chiedo. Ma domani è Pasqua , e, si sa, quelli delle parrocchie si danno un gran daffare intorno alla cassetta delle lettere per ricordarci l’Evento e chiedere l’obolo per le sante cose organizzate dai preti.

Chissà che cosa è successo davvero, in quel santo sepolcro della Palestina. Sottrazione di cadavere da parte degli stessi Romani che volevano evitare che di quel morto crocefisso ne facessero un martire e un simbolo di riscossa popolare, chissà. Di Resurrezione anima e corpo in aerea levitazione verso chissà dove neanche a parlarne. Nessuna persona sensata si azzarderebbe a dire un tale fenomeno possibile e, tuttavia, le nostre chiese sono piene di quadri di valenti pittori di ogni epoca che mostrano il Cristo o la Madonna in Ascensioni celesti con codazzo di putti e angiolini grassocci e sorridenti.

E ‘buona pasqua’ ci diciamo l’uno verso l’altro a ripetizione come una giaculatoria di cui abbiamo perso il senso e ‘auguri, auguri’ -che mi ricordano tanto gli àuguri dei pagani e altro non erano che esorcismi e ‘divinazioni’ verso tutto quanto di male e di incerto è contenuto negli accadimenti delle nostre vite e vorremmo evitare.

Vabbuò, cari/e, per quel che vale e significa, aggiungo il mio augurio di Buona Pasqua a tutti, che vogliate risorgere in Cristo oppure no, e se vi avanza tanto da darmi una spiegazione plausibile di come avverrà la cosa nella valle di Giosafatte quando verrà quell’ora e come ci riconosceremo con tutti quei corpi putrefatti o combusti che riprenderanno forma da sotterra e che dovremo tirarci dietro nell’eternità (chissà dove, chissà dove), beh, ve ne sarò davvero grato.

Un argine costituzionale al malaffare di lotta e di s-governo

Un argine costituzionale al malaffare di lotta e di s-governo

Il Quirinale in campodi GIUSEPPE D’AVANZO

Il Quirinale in campo Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano

DINANZI alle parole violente e alle iniziative aggressive di un uomo che ha preso dimora stabile nell’inimicizia, si attendeva una parola saggia del presidente della Repubblica. Una parola che potesse indicare a tutti  –  e soprattutto a Silvio Berlusconi  –  un limite. Il confine insuperabile per una democrazia e per le istituzioni che la governano prima che quell’inimicizia privatissima e ostinata e ossessiva le distrugga. Prima che la stessa identità del sistema diventi rovina, macerie.

Quella parola saggia ora è arrivata dal Quirinale. Con una lettera al vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Giorgio Napolitano ha deciso di dedicare “il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi” (il 9 maggio) ai servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la loro lealtà alle istituzioni repubblicane. “Tra loro  –  scrive il capo dello Stato  –  si collocano in primo luogo i dieci magistrati che, per difendere la legalità democratica, sono caduti per mano delle Brigate Rosse e di altre formazioni terroristiche”.
Ricordiamone i nomi: Emilio Alessandrini, Mario Amato, Fedele Calvosa, Francesco Coco, Guido Galli, Nicola Giacumbi, Girolamo Minervini, Vittorio Occorsio, Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione.

Non c’è alcun convenzionalismo nella mossa del Capo dello Stato. Napolitano non tace le ragioni più autentiche della sua scelta. Che è esplicita e suona come un atto di accusa contro chi, come il capo del governo, da settimane aggredisce, insinua, minaccia, ingiuria, calunnia cianciando di “brigatismo giudiziario”, premessa politica  –  e mandato morale  –  per un figurante, candidato a Milano nella lista del Pdl, che ha fatto affiggere manifesti che diffondono, con gran dispendio di mezzi, la stessa convinzione del premier: “Via le Br dalle procure”.

“La scelta che oggi annunciamo per il prossimo Giorno della Memoria  –  scrive Giorgio Napolitano  –  costituisce una risposta all’ignobile provocazione del manifesto affisso nei giorni scorsi a Milano con la sigla di una cosiddetta “Associazione dalla parte della democrazia”. Quel manifesto rappresenta una intollerabile offesa alla memoria di tutte le vittime delle Br, magistrati e non. Essa indica come nelle contrapposizioni politiche ed elettorali, e in particolare nelle polemiche sull’amministrazione della giustizia, si stia toccando il limite oltre il quale possono insorgere le più pericolose esasperazioni e degenerazioni. Di qui il mio costante richiamo al senso della misura e della responsabilità da parte di tutti”.

Napolitano indica un confine, abbiamo detto. Si può dire, un primo limite, un primo confine alla “strategia del ricatto” che Berlusconi ha inaugurato per rendersi immune dai processi che possono svelare quanto corrotta sia stata la sua avventura imprenditoriale (Mills) e quanto disonorevole e ricattabile e irresponsabile sia la sua vita di capo del governo (Ruby).

Il dispotico egomane pretende di essere “tutelato”, come dice. Strepita, gesticola, urla, aizza rumorose pattuglie di comparse a pagamento. Esige che il Parlamento diventato cosa sua, proprietà personale, approvi leggi che lo liberino dalle accuse, dai processi, dai giudici di Milano: le manifestazioni che organizza dinanzi al palazzo di giustizia palesemente vogliono costruire le condizioni di un trasferimento dei dibattimenti in un’altra sede “per gravi motivi d’ordine pubblico”, un espediente per allontanarlo dal giudice naturale. La prescrizione ancora più breve (approvata alla Camera, ora al Senato) non gli può bastare. Reclama che anche il processo per concussione e prostituzione minorile sia sospeso in attesa che la Corte costituzionale decida se il Parlamento può stabilire contro i giudici la “ministerialità” dei reati contestati al Cavaliere. In caso contrario, una nuova legge è già pronta. Per condizionare le volontà della magistratura, influenzare le scelte della Consulta, ottenere (come dicono spudoratamente gli araldi del potere berlusconiano) un impegno di Giorgio Napolitano “in una sorta di moral suasion sulla Corte costituzionale, chiamata ad esprimersi”, il premier spinge la riforma costituzionale della magistratura; la responsabilità civile delle toghe; la legge bavaglio sulle intercettazioni; l’introduzione del quorum dei 2/3 per le decisioni della Consulta che abrogano una legge per incostituzionalità. Berlusconi le chiama “riforme”. Sono soltanto le poste del ricatto che egli lancia contro le istituzioni della Repubblica. Il programma, dimentico delle vere necessità di un Paese in crisi abbandonato al suo destino da un governo fantasma, ha un solo obiettivo: mostrare come il premier sia disposto  –  se non ottiene la “tutela” immunitaria  –  a “decostituzionalizzare” la nostra democrazia, come dice Stefano Rodotà, ribaltandone i principi, le regole, gli equilibri, i poteri.

Napolitano è il primo e più autorevole ostacolo a questo disegno ricattatorio. Dovrà decidere della ragionevolezza della prescrizione breve. Giudicare l’esistenza di una palese incostituzionalità di un riforma del pubblico ministero che affida a leggi ordinarie  –  e quindi a chi governa momentaneamente in Parlamento  –  materie oggi protette dalle garanzie della Carta fondamentale. Difendere l’indipendenza della Corte costituzionale dalla longa manus del potere politico. Vigilare sui diritti dell’informazione. Le sagge parole di oggi, ricordano a chi vuole screditare le istituzioni e ribaltare l’equilibrio democratico che c’è un limite oltre il quale si manifestano “degenerazioni” che egli non tollererà. A Napolitano è toccato in sorte il più ingrato dei ruoli politici. È il custode della Costituzione. È chiamato a difenderla e proteggerla da partiti e uomini che, in quella Costituzione, non credono; che quella Costituzione disprezzano e umiliano. È la condizione estrema in cui si trova il nostro presidente della Repubblica. Avrà bisogno del sostegno di tutto il Paese per affrontare i conflitti che lo attendono. 
 

(19 aprile 2011)giannelli_1.gif

l’inferno non esiste

Trionfa, sui settimanali americani, una storica querelle di gran peso -sopratutto tra le generazioni over60, che furono parecchio libertine e spudorate: ‘L’inferno esiste?’ Bella domanda.
Se, in un tempo assai lontano, su tanta, esiziale, questione veniva convocato un Concilio e, a tamburo battente, si lanciavano gli anatemi e le scomuniche sui miscredenti e li si bruciava sui roghi, oggi si lancia un sondaggio.
Bellezza dei tempi moderni! La maggioranza degli aventi diritto ha votato per la tesi ardita di un reverendo americano che l’inferno non esiste e, invece, tutti, ma proprio tutti, avremo il nostro bel posticino in Paradiso. Compresi ladri, assassini, puttane, premier puttanieri, Mussolini, Hitler, Stalin e Pol Pot. E perfino Serse e Nabucodonosor. Alleluia!
Come dite? Alleluia una beata mazza? Sarebbe a dire che vi sentite privati di un posto tristo dove son grida, pianti e gran stridor di denti? Si, cioè no?
Ha, ho capito! Non vi va giù che restino impuniti quei tali di cui alla lista soprastante! Beh, non so darvi torto.
In fin dei conti l’inferno era una soluzione, vero o non vero che fosse.
Serviva a statuire un castigo, brandire una pena (e che pene! Se stiamo alle descrizioni dantesche siamo fritti e impanati). Serviva a stabilire che non la puoi fare franca, caro mio, se rubi ammazzi, corrompi, ti compri i parlamentari che ti mancano e spacci un tale miserabile commercio per democrazia, gestisci una dittatura, apri dei gulag o dei lager e ci metti dentro chi ti pare, secondo il ghiribizzo tuo personale o ideologico di turno.
E non si può far senza l’idea di un castigo per i colpevoli di reati gravi e gravissimi, non lo possiamo cassare per sondaggio o per decreto. Sarebbe come dire al giudice che ti punisce dopo regolare processo: ‘Marameo, io me la filo e della tua condanna non m’importa un fico, tanto è stata abolita la pena.’
Come dite? Che è esattamente quello che sta facendo l’esimio nostro premier, cavalier Silvio Berlusconi, coi suoi processi e i suoi giudici – rinchiusi nei lager mediatici di un oltraggio e di una delegittimazione continua? Avete ragione, non ci avevo pensato.

L’inferno non esiste da gran tempo ormai; da che Lui, il Barabba Impunito, Sua Prescrizione, è sceso in politica e si è comprato i consensi necessari a fare e disfare le leggi secondo i suoi bisogni processuali e ghiribizzi personali. E, secondo i suoi sondaggi e i suoi giornalisti di famiglia, l’inferno è comunista e va cassato per decreto con o senza la contro-firma di Napolitano -e i maledetti diavoli-p.m. vanno castigati, togliendo loro ogni strumento e potere di indagine. E saranno prepensionati quanto prima e, se gli ispettori di Alfano lo decideranno, gli verrà pure decurtata la pensione.
Vedi mai che si risparmino per questa via un sacco di soldi dei contribuenti.

Quell’uomo è un genio dell’antipolitica. E il suo prossimo slogan elettorale sarà: L’inferno non esiste più. Meno p.m. e meno processi per tutti.

di storture e di altre bazzecole

Mi capita di immedesimarmi nelle vite di chi incontro e, ieri, era, un ragazzo che, da dietro, si muoveva strano, come avesse un difetto di colonna, ma poi il viso rivelava per intero il suo ‘andare storto’ lungo l’intera sua esistenza. Storceva la bocca e gli occhi e quegli spasmi rivelavano una sofferenza di vivere rimasticata nei sogni e rinnovata all’alba di ogni giorno che Dio manda in terra -e avevano ragione gli antichi a chiedere ‘Dio, perché tanto Male?’, levando i minacciosi pugni e gli occhi rabbiosi al Cielo delle nostre sventure.

Ma è un fatto di gradazione di storture per ognuno di noi.
Di vite ‘dritte’, positive, tutte talenti e creatività, se ne contano e vedono poche e quelle poche ci illuminano di speranza che, prima o poi, ‘tocchi anche a noi poveri / la nostra parte di ricchezza…(E. Montale). E ci sono artisti che non sfondano e non si affermano, malgrado l’arte loro sia pregevole e buoni scrittori che, del pari, restano al palo. Ed è anche vero che, se non possiedi talenti, c’è poco da coltivare e ‘metterli a frutto’ -come suggeriva il Cristo nei suoi apologhi, invece di seppellirli- e il marinaio Corto Maltese rilanciava il concetto da par suo affermando in una delle sue strip: ‘Viagiar descanta. Ma se uno parte mona, torna mona.’
E così torniamo alle vite storte e al dolore di vivere.

Alcuni di noi si confortano col ripetersi la frase consolatoria, buona per tutte le terapie antidepressive: ‘Non pensare troppo spesso a ciò che ti manca, bensì a ciò di cui disponi e puoi godere’ – che, se non fosse troppo lunga, potremmo consigliarla alla Perugina per le cartine interne ai suoi famosi ‘baci’.

Nasciamo ‘storti’, dicevo, o lo diventiamo in corso d’opera e il ‘legno storto dell’umanità’ è intuizione famosa, da che Kant la formulò e mai ci è riuscito di raddrizzarlo perché osta il concetto stesso di ‘stortura’ – che per ognuno è diverso e voi sapete bene che, per me, i berlusconiani sono storti e spinosi peggio dei rami del giuggiolo e, di certo, giunti a maturazione, non maturano il prezioso frutto, bensì offrono i loro rami spinosissimi ai Giuda (parlamentari) che si decidono, finalmente, a impiccarvisi.

E a nulla vale levare orazioni e preghiere indirizzandole di là del Cielo perché, (ci è noto fin da quando lo rivelò Yuri Gagarin nel corso dei suoi peripli oltre la stratosfera), nessun Empireo celeste si disegna ‘di là dei bastioni di Orione’ e pare proprio che ‘siamo soli nel Cosmo’ e, se anche ci fosse qualcuno, disdegna il farsi vivo e il rivelarsi a noi perché ci ha osservato molto a lungo e teme che esporteremmo le nostre ineliminabili storture ataviche in altri pianeti e galassie.

non si poteva dir meglio

 

IL COMMENTOL’ultima difesa

di MASSIMO GIANNINI

LA TRENTOTTESIMA legge ad personam appena varata dalla Camera è l’espediente giuridico per un imputato eccellente, ma anche il ricostituente politico per un centrodestra agonizzante. Rianimato dall’atto di forza imposto al Parlamento, il presidente del Consiglio può rilanciare la fase che gli è più congeniale: quella del berlusconismo “da combattimento”.

Non basta il via libera sulla prescrizione breve che lo può salvare dal processo Mills, ottenuto da un’aula di Montecitorio militarizzata dai capigruppo forzaleghisti e svilita dalla compravendita dei “responsabili”. Non basta il dissennato disegno di legge sul “processo lungo” che lo può proteggere dalle sentenze su Ruby, Mediaset e Mediatrade, e che nel frattempo i “volonterosi carnefici” del premier stanno portando avanti al Senato con sprezzo assoluto dell’armonia ordinamentale e dell’economia processuale. Non basta la falsa “riforma epocale della giustizia” che il Guardasigilli Alfano gli ha confezionato, per punire i magistrati, per ingannare l’opposizione politica e per distrarre l’opinione pubblica. Il premier annuncia già la prossima battaglia. Vuole anche la legge-bavaglio, cioè la norma che limita drasticamente l’uso delle intercettazioni.
Non c’è limite a questa offensiva di primavera che ci accompagnerà fino alle prossime elezioni amministrative, tra un Parlamento trasformato nella Fortezza Bastiani del deserto dei tartari e un Tribunale di Milano trasformato nel palcoscenico di un predellino permanente. Berlusconi combatte perché vuole durare. Per questo non fa prigionieri.

Il premier non ha più dalla sua la politica: il governo non esiste, su nessuno dei fronti caldi della fase. Si alternano solo confusione e improvvisazione, dall’emergenza dei profughi all’esigenza delle riforme, dalla politica estera alla politica economica. L’unica “missione” visibile è la stessa da ormai diciassette anni: salvare il soldato Silvio dai suoi guai giudiziari. Per questo il capo del governo non esita a portare l’attacco al cuore dello Stato, delle istituzioni di garanzia, dei giudici.
Ma il premier ha ancora dalla sua l’aritmetica: la maggioranza è inchiodata a quota 314, lo stesso numero con il quale riuscì a respingere la mozione di sfiducia contro il governo presentata dai futuristi finiani il 14 dicembre e quella contro l’ex ministro Bondi presentata dal Pd il 26 gennaio. La fatidica quota 330, più volte evocata, resta una chimera. La coalizione è sfibrata dalla sua inettitudine operativa e lacerata dalle cene di corrente. Ma resiste, nonostante tutto. Nella sua metà campo, conta sulla precettazione forzata di ministri e sottosegretari. Nel campo avverso, si giova della defezione segreta dei franchi tiratori.

“Forte” della sua inconsistenza politica e della sua sufficienza numerica, Berlusconi non si rassegna al suo declino. E va fino in fondo, nel suo disegno di destrutturazione del sistema e di costituzionalizzazione della sua anomalia. La prescrizione breve è solo l’ultimo dei tanti, salatissimi “prezzi” che fa pagare agli italiani, per proteggere se stesso. Ma su questa ennesima legge-vergogna, o “amnistia permanente” secondo la definizione delll’Anm, sono ora accesi i riflettori del Quirinale. Le parole che il presidente della Repubblica ha pronunciato ieri, da Praga, sono chiarissime: “Valuterò i termini di questa questione quando saremo vicini all’approvazione definitiva in Parlamento”. In quel “valuterò” non c’è l’annuncio di un’iniziativa specifica e preventiva sul disegno di legge che ora passa all’esame del Senato: né una bocciatura anticipata, né una moral suasion riservata. Napolitano si limita ad avvisare governo e maggioranza che esaminerà con particolare attenzione i contenuti ordinamentali e i profili costituzionali del testo, come prevedono le prerogative che l’articolo 87 della Carta del ’48 gli riserva in materia di promulgazione delle leggi.

Il capo dello Stato, prima di firmare quel provvedimento, valuterà a fondo i suoi effetti. Avrà un precedente giuridico importante, sul quale parametrare la legittimità dell’attuale prescrizione breve: la legge ex Cirielli varata nel 2005 dallo stesso governo Berlusconi, che ridusse i termini della prescrizione con effetti retroattivi su tutti i processi pendenti, compresi quelli in Cassazione. Altra norma ad personam: allora per il Cavaliere c’erano in ballo i processi “toghe sporche”, Sme e Imi-Sir. Altra forzatura delle regole: allora vi si opposero prima il presidente della Repubblica Ciampi (che pretese correzioni al testo in corso d’opera) e poi la Corte costituzionale (che giudicò parzialmente illegittima la legge). Oggi il precedente della ex Cirielli (che ha molte analogie con il caso del ddl Paniz) potrebbe avere un peso assai rilevante, nelle valutazioni di Napolitano. Il Quirinale, opportunamente, ha smesso da tempo di usare lo strumento della moral suasion, che presuppone la “leale collaborazione” tra le istituzioni.

Nei prossimi giorni tutto è dunque possibile. Il capo dello Stato saprà decidere per il meglio, come ha sempre fatto in questi anni difficili di “coabitazione all’italiana” con Berlusconi. Napolitano saprà come difendere i principi dello Stato di diritto, di fronte ai colpi di quello che i suoi cantori si ostinano a chiamare, simpaticamente, “il giocoliere galante”, per occultarne la spinta destabilizzante. Si può “giocare” con tutto, ma non con la Costituzione della Repubblica italiana.
m.giannini@repubblica.it

(15 aprile 2011)

invettive scolpite nel bronzo

Elogio del dubbio, l’hanno titolata.
E di dubbi ne hanno (continuano ad averne) a decine, a centinaia, i visitatori di questa mostra.
Che non è tutta nuova e alcuni autori e opere sono stati riproposti e riciclate.
E si vedono tante cose ormai ‘vecchie’ di autori nuovi che si compiacciono di esibire gli orinatoi su un piedestallo e la Gioconda coi baffi e ascolti infastidito le ormai trite lamentazioni di quelli che si ostinano a non capire le ormai classiche provocazioni dell’arte moderna e sarebbe meglio se venissero trasferiti d’imperio alla Galleria dell’Accademia a bearsi della ‘Tempesta’ del Giorgione e della ‘Nozze di Canaa’ del Veronese, ma forse includono nel loro pantheon dei preferiti perfino gli impressionisti che, ai tempi loro, furono altrettanto scandalosi di questi qua esposti a Punta della Dogana.
La forza dell’arte moderna sta nell’oggetto, nell’opera. Che può apparire brutta e perfino orribile a vedersi e repulsiva nel suo significato, ma è e riempie le sale e si impone ad onta della difficoltà a relazionarsi coll’inclito o rozzo pubblico.
E’ materia parlante, l’arte moderna, é oggetto riferito a…, é pensiero che si esprime tramite gesso, vetro, plastica, metallo ed è arte povera oppure sapiente scultura classica, iperrealistica.
Classica anche quando -come fa il bravissimo Paul Mac Charty- ci mostra corpi di femmine ignude in gesso rosato e i corpi sono manichini perfetti, ma deturpati, rotti e indossano le protesi del loro castigo maschilista che ce le fa sembrare orrende perché così le intende l’autore che denuncia gli orrori di questa società sbagliata, volgare, sessista.
Ma i suoi oggetti artistici sono di una sapienza scultorea degna degli antichi che raffiguravano i condottieri a cavallo e se ci mostra le facce da c…. dei potenti (George Bush è stato un suo degno bersaglio al tempo della sua presidenza) o se raffigura i potenti che fanno le cose sbagliate e abusano dei loro poteri con lunghi e penduli nasi-cazzi e barbe-scroto lo fa con l’abilità dello scultore di statue d’antan e un suo nudo di schiena è plastico ed elegante quant’altri mai e i suoi bronzi sono invettive sapientissime e materiche che dicono di più e meglio delle invettive verbali o scritte che si leggono nei forum o si ascoltano nelle televisioni e, sopratutto, si indirizzano ai bersagli giusti -e chissà che un qualche autore nostrano non lo imiti e faccia come lui, sostituendo il Bush col Berlusconi da tre-palle-un-soldo, ma c’è da dubitare che additerebbe monsieur Pinault a ‘comunista’ e muoverebbe tutte le sue pedine per fargli chiudere la mostra o oscurare quell’autore lanciandogli contro Sgarbi, il suo botolo ringhioso…

‘Elogio del Dubbio’ – Alla Fondazione Pinault – Punta della Dogana ore 10/1813Paul_McCarthy.jpg