Archivio mensile:marzo 2011

newsletter from the beautiful town (4)

‘Il mondo vi appartiene’ è il confortante avviso che ci viene dall’allegra combriccola di artisti che saranno ospitati a Palazzo Grassi quest’anno e, detto da loro, è auspicio quantomai gradito perché, si sa, (ce lo dicono e ribadiscono con parole alate i valenti critici sui cataloghi delle mostre), gli artisti e i poeti sono gli oracoli del futuro, – lo predicono, lo forgiano, in alcuni casi, lo connotano di sé: guardate a Michelangelo e al Grande Bardo inglese o a Van Gogh e Picasso come ancora torreggiano sopra di noi, esseri minuscoli formicanti nel caos degli eventi del postmoderno.

Quindi il mondo ci appartiene. Già, ma come? A me appartiene una porzione davvero minuscola di mondo, in verità e, se è vero che viaggio e mi guardo intorno e visito i musei e le grandi mostre d’arte all-over-the-world, il mio è un breve passaggio, una visitina, un briciola raccolta (e pagata a caro prezzo, con quel che costa il viaggiare) e ben poco del Tutto che ho intorno sento mio, perciò dovrebbe essere un altro il senso di quell’affermazione curiosa della combriccola di famosi artisti convocati da monsieur Pinault per la sua Mostra Nuova; forse una provocazione – com’è l’uso degli artisti moderni, e magari sotto a quella didascalia ci mostreranno le barche dei migranti stracariche di visi spaventati che beccheggiano tra i flutti e le foto di qualche cadavere gonfio che approda alle spiagge italiche, greche, maltesi, spagnole, chissà, e le autorità lo seppelliscono in fretta e in furia per non allarmare l’opinione pubblica. Anche a loro il mondo gli appartiene?

La primavera veleggia verso i grandi caldi, malgrado l’aria fredda del primo mattino e che non ci siano più le mezze stagioni ormai ci siamo abituati, così come le brave ragazze di una volta e i signori galanti e disinteressati, signora mia, (non come il nostro premier che, se fa dei regali o allunga le buste coi denari, è per via del bunga-bunga che pretende dalle postmoderne vergini e, in alternativa, il listone bloccato che spiana la via del Consiglio Regionale alle sue igieniste).

Le locandine dei quotidiani locali ci avvisano che ‘c’è del marcio a Ca’ Farsetti’. Funzionari e vigili urbani oliati con mazzette per lasciar correre sulle ispezioni e favorire le pratiche del cambiamento di destinazione d’uso delle antiche dimore in alberghi, hotels e B&B. E di che altro poteva trattarsi, in questa città di ammuffiti fantasmi di abitanti pretesi che la abitano giusto per la pigrizia di non cercarsi un luogo migliore dove vivere?

E, vicino a casa mia, un tale, con lo spray – un ‘writer’ – , ha vergato le criptiche parole: La patria sarà quando tutti saremo stranieri e, da giorni e giorni, mi scervellavo per capirne il senso e forse vuol dire che dobbiamo arrivare al massimo della estraniazione, alla perdita dell’identità di popolo e di luoghi, alla nostalgia di un concetto obsoleto e vituperato (come ha fatto la Lega per decenni col ‘tricolore nel cesso’) per tornare a ‘stringerci a coorte’ e sentirci italiani e, forse, gli stranieri che vengono intervistati a Lampedusa sono dei veri patrioti ante litteram quando affermano che preferirebbero morire qui da noi piuttosto che essere ‘rimpatriati’.

Tu vedi come il mondo si è rotto e in che buffissimo modo ‘ci appartiene’

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(… )Il Premier imputato appare, e già si mostra sorridente. Incede tra la folla, e diventa trionfante. Alza il braccio per rispondere alle acclamazioni e agli applausi, ed è incontenibile. Infatti sale sul predellino, come tre anni fa quando s’incarnò nel popolo di San Babila e nel popolo delle libertà che stava nascendo. È un’apoteosi.

Ma soprattutto, è un ribaltamento politico della realtà, costruita a tavolino come in un reality, e recitato sulla pubblica piazza cercando di ricalcare in tutto la scenografia del Caimano, come ad annunciare la resa dei conti finale e la capacità di rovesciare la verità. Il Premier di un Paese democratico, imputato per gravi reati comuni, non si preoccupa di rassicurare la pubblica opinione, le istituzioni e la società politica che chiederà chiarezza di giudizio e offrirà collaborazione nella trasparenza per arrivare all’unica cosa che conta, cioè l’accertamento della verità.

No: al contrario maledice davanti alle sue telecamere i magistrati che devono giudicarlo, pronuncia in diretta la sentenza con cui si assolve, addita al ludibrio i suoi avversari politici, raduna i suoi sostenitori di fronte al palazzo giudiziario e si unisce a loro in una manifestazione di ribellione alla giustizia, di lavacro popolare, di giudizio anticipato sommario e inappellabile. Una manifestazione di debolezza estrema spacciata per prova di forza, con il populismo che mette in scena se stesso nella fase più estrema e radicale, perché tecnicamente eversiva, con il potere esecutivo che chiama il popolo a contestare il giudiziario: mentre il legislativo cerca di fulminare i processi con leggi ad personam, spargendo il fumo di false riforme sulle opposizioni, sulle istituzioni e sui soggetti incapaci di una vera autonomia culturale e di una concreta libertà di giudizio.

Il secondo evento è tutto televisivo, ed è andato in onda appena venerdì scorso. A Forum, su Canale 5, una signora abruzzese dell’Aquila si presenta a discutere della sua separazione dal marito Gualtiero, e del loro negozio di abiti da sposa lesionato dalle scosse. Incidentalmente, la signora magnifica sulla rete Mediaset l’operato del Presidente del Consiglio e del governo, “l’Aquila ricostruita”, “la vita ricominciata”, i giovani che “ritornano”, i negozi che “riaprono”. Distribuisce “ringraziamenti al Premier”, conclude che tra i terremotati “chi si lamenta lo fa per mangiare e dormire gratis”. Applausi in studio. Solo che la signora non è terremotata, non è dell’Aquila, non è separata, non è sposata con Gualtiero che è figurante come lei, non ha perso alcun negozio nel sisma ma aiuta il vero marito in un’impresa di pompe funebri. Semplicemente, ha recitato una parte: “Sono abruzzese, mi hanno chiesto di interpretare quel ruolo”.

Ora, è possibile accettare tutto questo? Inventare una “fidanzatina” per il Premier circondato da troppe ragazze a pagamento, e costruirne l’identikit sul rotocalco della Real Casa. Modellare dal nulla un fidanzato per Noemi Letizia e fotografarlo in un falso abbraccio con lei per proteggere “Papi”. Infine fabbricare la falsa terremotata che salmodia le lodi al Premier ricostruttore nell’unico processo accettato sulle reti Mediaset, quello finto di Forum.

Questo meccanismo menzognero e ingannatore si chiama “ricostruzione della realtà”. Decostruisce il reale, lo sposta e lo reinventa in un contesto di comodo, ricostruendo il paesaggio politico e sociale ridisegnando il palinsesto non solo televisivo, ma quotidiano della vita italiana. Non è un caso, è un metodo. Nell’ottobre del 2004 uno stretto collaboratore di George W. Bush (si pensa sia Karl Rove) disse al giornalista Ron Suskind queste parole: “Ora noi siamo un impero, e quando agiamo, noi creiamo la nostra realtà. E mentre voi state studiando questa realtà, giudiziosamente, noi agiremo ancora, creando altre nuove realtà, che voi potrete soltanto studiare, e nient’altro”. Bene, fatte le proporzioni con la miseria italiana, forse è arrivato il momento per gli spettatori di tornare cittadini, riportando la politica – Presidente del Consiglio compreso – a fare i conti con la realtà.
 Ezio Mauro (29 marzo 2011)

 

campagne e città

Ghandi aveva una sua visione romantica e idilliaca delle campagne che opponeva alle città – al caotico e miserando stringersi in un territorio urbanizzato di milioni di persone e i più fortunati costruivano le case di civile abitazione, gli altri si ammalavano e morivano nelle bidonville tra il correre dei ratti e gli scoli fognari sui due lati delle improvvisate strade interne.

Ghandi la perse la sua battaglia politica per il ‘ritorno alle campagne’ -e le principali e più popolose città indiane sono tuttora la dimostrazione più tragica di come la tendenza degli esseri umani è a ‘stringersi a coorte’, intrupparsi, sviluppare la speranza di una vita migliore nel commercio coatto che ha nell’urbe la sua esaltazione e perversione: commercio di corpi e di forza-lavoro che si equipara a quello delle merci -e il contadino-produttore ha la peggio nel formarsi del prezzo a causa della concorrenza e torna al villaggio, la sera, colla miseria di quattro denari che non remunerano la grande fatica del coltivare, zappare, seminare, mietere.

Non ci sorprendiamo, perciò, che dalle ‘campagne’ del sud e dell’est del mondo vengano a noi i diseredati, i clandestini, i profughi, perché l’Europa tutta è ‘la grande città’ televisiva dove andare a fare fortuna e per questo sogno di miglior vita si raccolgono le offerte in denaro delle famiglie e si pagano i ‘mercanti di schiavi’ e si naviga perigliosamente verso le coste del mitico Bengodi.

Non diversamente si faceva nel Veneto, negli anni della Grande Emigrazione e il mito de La merica valeva lo sforzo che i parenti tutti sostenevano nell’affidare al loro congiunto i denari per i viaggio e sostenere il sogno di riscatto dalla miseria contadina.

Ma l’economia di quel grande paese americano era ‘a crescere’ e le frontiere erano aperte e moltissimi ottenevano i visti di ingresso e il momento economico dell’Europa è. invece, ‘ a rendere’, da molti anni a questa parte, e fatichiamo a crescere nei confronti della Cina e dell’India e il contrasto all’emigrazione clandestina ne consegue ed è divenuto imperativo continentale e dell’intera Comunità Europea.

Dispiace vedere i visi di delusione e tristezza di quei ragazzi di Lampedusa che hanno investito tutti i loro averi e quelli della famiglia nel sogno di una vita migliore qui da noi e si sono visti derubricare d’imperio – coi recentissimi accordi tra Tunisia e Italia – da profughi pretesi a clandestini da rimpatriare, ma la regolazione dei flussi immigratori è parte fondamentale di una ordinata crescita economica e civile e i numeri di queste vere e proprie ondate umane che affannano le nostre isole e coste è tale da esigere un risposta forte e corale dell’Europa tutta.

E, se faremo tesoro di questa severa lezione che gli immigrati ci impartiscono, svilupperemo (l’Europa tutta svilupperà) accordi economici coi paesi di origine che consentano il decollo di quelle economie mediterranee e l’assorbimento della forza-lavoro in patria.

Che mille campagne crescano (economicamente) e il lavoro sia garantito a quelle popolazioni di ‘nuovi democratici’ della sponda africana!

Anniversari

Amica mia,

 

è tanto che non ti sento. Per la verità non so più nulla di te e l’ultima nuova era che ti eri fatta siciliana e non so cosa questo significhi. Ho necessità di riscaldarmi le stanche ossa al sole di un qualsiasi luogo prima di cominciare a capirlo e farlo mio.

 

Sei felice, non ho dubbi in proposito.

 

Tu sai catturare l’anima dei luoghi e delle persone come un predatore la sua preda in un solo rapido, furioso assalto. Però siamo prigionieri del Tempo. Che ci affanna e perseguita e pianta le sue bandierine di conquista sui nostri visi e, ogni giorno che passa, fatichiamo di più a riconoscere negli specchi lo stesso viso che ci è stato consegnato in sorte alla nascita.

 

Pensavo a te qualche giorno fa. All’illusione di vita nuova che ci ha unito per breve tempo ed è naufragata non appena le illuminazioni di ‘chi siamo e cosa vogliamo’ hanno fatto breccia nella coscienza, strappando lembi di furore ai nostri congiungimenti amorosi e ai fumi che vi si levavano intorno -inevitabili pire.

 

Ho bruciato tutto di quel fuoco lontano nel tempo. Fuoco che annichila il fuoco. Il quaderno degli sms che ci siamo scritti, le riflessioni e predizioni di come sarebbe andata a finire e che ti attizzavano, -perché il fuoco delle pire ti appartiene come a una Parca il filo e non sapresti accenderti a un nuovo fuoco amoroso se non avessi perfetta coscienza che in quel fuoco sei destinata a bruciare come notturna falena. Lo testimoniano i tuoi ripetuti tentativi di darti morte, ma sei ancora fra noi e non so se Fortuna ti sia dea compassionevole o se sei gatta-di-sette-vite e ti respinge l’Ade dei morti perché hai anima viva, vivissima, di visitatrice ognora intesa alla narrazione dei suoi viaggi oltretombali e delle sue ri-nascite e amorose testimonianze.

 

E’ questo che. oggi, mi incuriosisce del tuo essere ‘altra’ e diversa. Se sei sopravvissuta a quelle tue pulsioni di morte di certo ne ridi e della inutilità dei lacerti che hai strappato ai troppi tuoi amanti – e chissà che visi segnati dal tempo hanno costoro, simili al mio che incede nelle nebbie del futuro camminando all’indietro perché il futuro mi è alle spalle.

 

Però consola questo autunno in cui avanziamo spogliandoci di ogni inutile cosa – come in quella scena di un film di Pasolini in cui il protagonista avanzava tra i fumi di una caldera finalmente ignudo e cosciente e accondiscendente al suo destino di prossima morte.

 

E’ l’immagine di un altro fuoco, sotterraneo, distruttivo, ma che non mi spaventa e, tutto sommato, le cronache delle sciagure ultime: esplosioni, terremoti, tsunami non fanno che abituarmi al Grande Sonno che tutti ci inghiottirà e forse, sono davvero un sopravvissuto del Tempo che non ha coscienza delle sue identità precedenti e ostinatamente persegue l’obiettivo di rientrare nell’Amnio Universale perché è una riposante visione di ri-congiungimento.

 

Ti abbraccio forte.

ricevo e, volentieri, pubblico

Si, 300 milioni di euro, quindi 5 euro per ogni italiano vivente: è il costo
del mancato accorpamento dei referendum alla data delle elezioni
amministrative. La decisione, chiaramente presa nella speranza di non far
raggiungere il quorum ai referendum, è di per sé scandalosa, ma lo è ancor
di più se rapportata alle polemiche di questi giorni sul costo che avrebbe
avuto la festa una-tantum del 17 marzo: polemiche che hanno avuto effetto,
visto che per risparmiare ci hanno tolto un giorno di ferie. Quindi,
riassumendo: per la festa dell’Unità d’Italia l’Italia non ha un soldo (lo
hanno detto la Lega e la Confindustria) e la festa è gentilmente finanziata
dai lavoratori, invece per evitare l’Election Day l’Italia è ricca, talmente
tanto da poter buttare dalla finestra 300 milioni di euro. In attesa di
prese di posizione di Lega e Confindustria anche su questo argomento (ma,
chissà perché, non ci credo molto…) ci rimane una sola cosa da fare: andare
a votare ai referendum e soprattutto invitare il maggior numero di persone a
farlo, così da raggiungere il quorum e dare il chiaro messaggio a questi che
ci governano che non bastano questi mezzucci per tacitare il popolo
italiano.

 Intanto, se sei d’accordo con tutto questo e sei dunque indignato come me,
fai girare questo messaggio.

Grazie della mail, cara. Ho poche speranze che la situzaione cambi, dato lo stato di apatia e di vera e propria correità di una moltitudine di miei connazionali con il Barabba di lotta e di s-governo a cui hanno affidato le sorti del paese, ma testimoniare il dissenso giova. Resistere, resistere, resistere.

nel primo mistero doloroso…

 

Nel primo mistero doloroso si contempla

 

….che si possa provare dolore per la persona che si va a bombardare.

 

Chissà se, trascorsi questi lustri di vera e propria ubriacatura berlusconiana, il ravvedimento della Storia ci consegnerà un quadro del paese Italia con pennellate pulite che raccontino per filo e per segno e con il necessario nitore le tragedie del pensiero che hanno travolto una quantità incredibile di personaggi muniti di discreta intelligenza sulle cose e gli eventi, ma schiacciati vergognosamente nel loro ruolo di servi ridicoli e scherani che hanno avvilito il loro pensiero al servizio di Sua Prescrizione.

 

Che lo dicesse Berlusconi in video e in voce di essere addolorato per la sorte ‘tragica’ del Raiss tripolitano non sorprende ormai più nessuno, considerato il ruolo di pagliaccio di lotta e di s-governo che si è pubblicamente ritagliato e le idiozie miste alle barzellette oscene che va pronunciando ovunque gli si offra un palcoscenico e un microfono.

 

Ma che, più realista del suo Re di Denari che gli garantisce la pagnotta, un tal Veneziani scriva (sul giornale di famiglia) che, ebbene si, si può provare dolore e umana pietà per uno che sarà in fila dietro a Hitler, Saddam Hussein e Nabucodonor, davanti al Supremo Giudice per le condanne infernali del caso comminate per i massacri e gli stermini, è cosa che fa rivoltare lo stomaco -al pensiero di come si può ridurre un uomo e un giornalista nel leccare senza nessun ritegno intellettuale e professionale le allumacature viscide lasciate dal suo re amatissimo e giullare sgangherato che fa le corna e bubusettete tra i governanti europei e si fa in quattro per disfare ciò che Francia e Gran Bretagna hanno deciso e attuato, finalmente! per impedire il massacro di Bengasi.

 

E pare che Sua Prescrizone andrà a Tripoli a convincere il suo emulo e sodale a lasciare il potere con garanzia di salvacondotto – lui che sa bene come procurarseli a botte di leggi ad personam e avvocati personali eletti in parlamento – e forse lo ospiterà in una delle sue ville ad Antigua o altrove perchè gli autori dei crimini più efferati e i più tragici cialtroni di lotta e di s-governo la devono sempre fare franca su questo stramaledettissimo pianeta di infami e servi e gente da nulla che non sa che sia la morale pubblica e la giustizia giusta da doversi garantire a un popolo o a un consesso di nazioni onorate e governanti dalla schiena dritta.

risvegliati

 

Sono sopravvissuto alla notte.

Una tempesta di neuroni non sedati

travolgeva l’incerto sonno e il timore

del corpo di trasformarsi in salma

immobile. Niente era più, del tutto

che ha riempito la mente fino a ieri

e le tue cose, la casa, i figli,

le persone amate che restano

a testimoniare l’improbabile tua esistenza

e le doglianze per il suo venir meno.

 

 

‘Eppur si muore’ è variazione

fisica, impercettibile, dell’ ‘eppur si muove’

dell’osservatore del pendolo nella cattedrale

che vive nelle sue opere e se ‘morto’

è parola che impaura, gioverà

ripeterla all’infinito per perderne il senso

-come di ogni parola e azione

del nostro astruso vivere che sconfina

nel sogno caotico di una moltitudine che brulica

nei diversi luoghi di un pianeta

di stratosferica apparenza celeste,

luogo di quiete relativa nel caos

dei movimenti cosmici che si tengono

tra gravità assassine e calori intollerabili

e freddi siderali quali mi accadeva stanotte di provare

e mi dicevo spaventato ‘è l’ora’ e l’onta

era il timore panico del buio e il non-senso

di tutto quanto inanellato nei giorni

di una vita che non ho chiesto di vivere,

ma, chissà perchè, mi chiedeva ragione

del come ho operato nell’ora del trapasso.

 

Poi, finalmente, il buio e il sonno

e questo strano risveglio che mi pare vita

ma forse è un altrove familiare,

il mitico ‘aldilà’ che cerchiamo invano

di rappresentarci, ma è il presente

di ogni nuovo risveglio.

 

piccoli cancellieri crescono

 

Stiamo diventando tutti cancellieri, l’avete notato? Novelli Bismark o Conti di Cavour, tutti abbiamo le nostre belle analisi critiche in mente e sappiamo precisamente che questa guerra è ‘per il petrolio’ o perchè l’America vuole mettere i suoi ingombranti piedoni dentro al Mediterraneo e sull’intera Africa (disputandola alla Cina e all’India) -come sostiene Lucia Annunziata sulla Stampa.

 

E, se appena ti azzardi a dire e sostenere che siamo (una comunità internazionale) intervenuti perchè in Libia c’è stata una rivolta di popolo contro la dittatura del Pazzo Beduino, tutti a indicarti a dito come lo scemo del villaggio che crede alle fole di quei cattivoni che stanno al governo delle nazioni interventiste e nelle loro teste di maledetti governanti c’è solo la strategia dei signori del petrolio.

 

Ma il petrolio era garantito dallo stesso Gheddafi che oggi bombardiamo e tutti gli Stati europei, ciascuno secondo i suoi interessi, potevano andare in Libia e ‘fare affari’ come abbiamo fatto noi italiani, -col di più del baciamani del nostro irruento Guascone e le corpulente amazzoni-che-chissà-cosa-gli-fanno-al-Rais e le conferenze del Pazzo Beduino sull’Islam-che-salverà-l’umanità con solo pubblico di belle ragazze aspiranti veline e pagate per presenziare alla mesta cerimonia.

 

E, semmai, la situazione post bellica potrebbe essere più complicata di quanto non fosse prima e tutti gli analisti concordano nel dire che non sappiamo chi sono i ribelli e cosa si sta costruendo ‘dietro le quinte’ di quel popolo libico che abbiano osannato perchè ci ha mostrato lo stesso risveglio democratico di Tunisi e del Cairo – e nessuno in Occidente l’aveva previsto e siamo stati spiazzati da questo Risorgimento arabo non condizionato (apparentemente) dai Fratelli Mussulmani.

 

Dunque? Siamo sempre e ostinatamente in guerra per il petrolio? O per la ‘libertà dei popoli’ da costruire faticosamente -una volta tolto di mezzo il Pazzo Beduino, i suoi figli dinasti e i fedeli generali alla testa delle milizie mercenarie? Beh, preferisco credere a quest’ultima fola, per quanto appaia ridicola ai Grandi Cancellieri che scrivono sui giornali (e taluni di loro si dilettano sui forum perché quella di fare il giornalista era la loro aspirazione più grande da ragazzi, ma la sorte malvagia e ria non l’ha consentito e fanno, invece, i geometri o i bancari o i ragionieri).

 

E tutto quanto accade mi appassiona e negli eventi caotici provo a dipanare il Bene nascosto dal fitto groviglio di Male che ci affanna e, di certo, la dittatura del Pazzo Beduino e di ogni dittatore sanguinario è Male e se qualche bomba esplode sopra il groviglio del Male forse la tessitura caotica futura potrà diventare un ordinata tela di futuri stati democratici, chissà.

La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, si diceva, ed estirparla dalla Storia è cammino lungo e contorto e perfino i cristiani, al tempo della loro espansione e fondazione di civiltà nuova, hanno impugnato le spade.

 

E mi appassionano i videogames della Storia perchè niente è dato una volta per tutte e gli azzardi del decisionismo degli Stati e delle nazioni si concatenano con esiti a volte sorprendenti e mi viene in mente Milosevic e i suoi caccia che si levavano in volo contro la Nato e contro il maledetto Occidente, ma venivano abbattuti uno via l’altro e un ordine precario si è creato nei Balcani (ogni ordine nuovo è precario), che, da allora, tutto sommato tiene e si può dire soddisfacente, se comparato alle stragi del maledetto dittatore che oggi subisce processo all’Aia,

 

Forse dovremmo accreditarci anche di una qualche nota positiva noi dell’Occidente democratico, nel concerto delle nazioni a cui partecipiamo, e non tutte le decisioni che si prendono in occidente hanno odore di petrolio e di chissà che nuovi colonialismi economici.

Forse abbiamo anche idealità -le stesse che animavano il Conte di Cavour quando mandava i nostri soldati in Crimea a lottare per la libertà di quel popolo e in mente aveva il Risorgimento italiano e l’Unità della patria nuova.

 

E se le vostre analisi di piccoli-cancellieri-crescono vorranno ancora mostrare il pollice verso ad ogni decisione strategica dei governi occidentali, pazienza. Democrazia è concerto di voci. Pazienza se stonate e troppo spesso ‘contro’ per partito preso e scarsa propensione a ‘pensare positivo’.

Dialogo faticoso tra un leghista e un patriota

Dialogo faticoso tra un leghista e un patriota

 

Chi è Jfk e perchè ce l’ha tanto con me   –   di Fedechiara (il patriota)

E pensare che, da ragazzo, (usavano le prime radio a transistors ed erano come i cellulari di adesso e, ricordo, la mia radio accesa in attesa dei risultati delle partite fu la prima, in quel vaporetto del novembre 1963, a dare la notizia dell’attentato e tutti i presenti mi si assieparono intorno ad ascoltare le cronache dell’inaudito evento), pensare, dicevo, che volevo morire al suo posto tanto lo ritenevo una degna persona e un grande dell’umanità.

E, oggi, mi ritrovo tra i piedi il suo avatar vandalico che mi accusa di essere un ‘fascista’.
Di sinistra, per giunta, intollerabile ossimoro e insensato – degno parto di un cervello atrofizzato in qualche sua parte che ci rifila le sue sinapsi flatulente come fossero meravigliosi distici e pensieri degni di Immanuel e/o di Friederich.

E tutto ciò per avere io sostenuto in pubblico forum che uno Stato che merita rispetto dai suoi cittadini deve avere regole fondanti rispettate da tutti – il riconoscimento di appartenenza e ordinata cittadinanza in primis e nessuna concessione alle grida eversive di ‘secessione, secessione!’ e/o di ‘bruciamo il tricolore!’. Figurarsi gli assalti ai campanili delle storiche capitali di regione o le minacce di mettersi alla testa dei ‘trecentomila fucili padani’.

E, per entrambe queste coglionate -gridate da anni dai leaders leghisti e dagli stolidi seguaci di quei leaders- esistono precisi e rigorosi riscontri nel codice penale della Repubblica e una magistratura che avrebbe dovuto fare il dover suo di perseguire con fermezza e severità gli autori di quell’eversione sociale continuata.

Dove starebbe il fascismo che mi si imputa, di grazia? Nella diversa visione della severità di applicazione di codici e leggi che furono, invece, disattesi e inapplicati?

Non è ci non veda come gli argomenti di quell’avatar redivivo e barbaro sono di assai fragile tenuta e le contraddizioni, invece, insite nella clamorosa crescita di consensi della Lega lotta e di s-governo si siano acuite coll’entrata di quei dessi al governo – a sper-giurare sulla Costituzione e davanti al capo dello Stato le cose che non potevano mantenere e non hanno mantenuto.

La Lega ha dati elettorali a due cifre? Non sembra un buon motivo per consentire a chiunque appartenga a quel movimento di violare impunemente i codici penali e gridare nei comizi e per le strade le sciocchezze e le bestemmie che tutti ricordiamo e che ci hanno provocato conati di vomito civico.

Fascista sarà lei, signor avatar dei miei zebedei, e fascistini tutti i suoi sodali calderoliani e borgheziani e salviniani -usi sparar cacchiate proprio perché trincerati dietro l’impunità che questa democraticissima repubblica autolesionista garantisce agli ‘eletti del popolo’. Barabba inclusi.

 

Replica di Jfk (il leghista)

Io caro signor autoritario d’annata, sono molto piu’ democratico di lei….sopporto perfino partiti e partitucoli che fino a ieri flirtavano con l’ex Unione Sovietica,spiavano per quel Paese,passavano informazioni a chi ci teneva i missili puntati contro,e non parlo solo dell’ex PCI,parlo dei vari Rifondaroli che hanno sempre ritenuto esser fascista chi inneggiava al tricolore…Ora gli stessi voltagabbana ,per convenienza anti destra,si ritengono i depositari del nuovo convenzionale e antiberlusconiano e antileghista patriottismo di facciata.La contraddizione sta tutta li…come si fa a conciliare l’Internazionalismo proletario con un amor di patria raffazzonato e appiccicaticcio dell’ultima ora?
E poi come mai si fanno differenze tra chi osteggiava il tricolore bollandolo come cosa oscena e tollerato solo negli incontri della Nazionale calcistica e chi fa finta solo di volerlo bruciare? E’alto tradimento,flirtare con il nemico,da noi e ovunque viene punito con la fucilazione…altro che leghisti,che sono dei dilettanti al confronto!
E mi consenta,qualunque atteggiamento autoritario,censorio e punitivo nei confronti di chiunque abbia idee politiche diverse,anche secessioniste e’ un comportamento che tutto il mondo definisce come fascista.Il fascismo e’ un atteggiamento di intolleranza ,censura,arroganza e desiderio di mettere a tacere con la forza chiunque non la pensi come noi.
Non dimentichiamo che in tutta Europa movimenti secessionisti sono democraticamente tollerati ,e spesso hanno pure ottenuto indipendenza,liberta’ ,autonomia dalla cosiddetta madrepatria.Inutile ricordarle innunerevoli esempi che vanno dall’Atlantico,al Mare del Nord per finire verso il Centro e l’ Est del Continente europeo.
Non e’ il caso quindi di farne dei delinquenti,i leghisti,stia attento perche’potrebbero trasformarsi in martiri col vostro atteggiamento insofferente.

E per finire,ma chi l’ha detto che la Lega non vuole essere italiana? Se ascoltasse invece di ragliare saprebbe benissimo che un sano federalismo come vuole la Lega,ma come volevano pure i padri dell’Unita’ d’Italia,sarebbe la premessa per sistemare una volta per tutte l’immenso divario tra il Nord ricco come e piu’ delle piu’ ricche Regioni europee, e il Sud che arranca dietro le ultime regioni piu’ povere d’Europa.Abbiamo provato il fallimento del centralismo,tentiamo almeno con la responsabilita’ intrinseca individuale ,comunale e regionale di un buon federalismo.

Si aggiorni,e si informi.

P.S.

A proposito,come la mettiamo con l’Alto Adige ricco fino alla nausea grazie ai nostri contributi che non ha voluto sdegnosamete festeggiare?Li mettiamo a livello della Lega? E come la mettiamo con i loro lauiti stipendi pagati da Roma? Strano che non abbia sentito le sue reprimende,anzi,so che ammira giustamente e moltissimo quelle terre…..ma come me lo spiega che i cittadini italiani si debbano sentire stranieri in terra italica?

 

Controreplica di Fedechiara (il patriota)

Ma allora ti funziona! Lo vedi che, quando ti ci metti e studi, qualcosa di sensato riesci ad assemblearlo sulla pagina? Bene. Cominciamo dal fondo.
Ritengo che la questione tirolese vada espulsa dal dibattere, mancando a quei dessi l’unità di lingua che è caratteristica, invece, dei popoli delle altre regioni italiche. Invano il fascismo si provò a spedire colonizzatori in quei luoghi. La configurazione montana impedì che la cosa si attuasse e la sola Bolzano e pochi altri luoghi registrarono afflussi consistenti di ‘italiani’ colà immigrati.
Immagino che ti verrà il fremisson polemico di dirmi che i dialetti sono lingue e che il napoletano e il sardo e il siciliano sono così particolari e incomprensibili da configurare una inconciliabile diversità linguistica, ma i sonetti dei provenzali, per nostra fortuna, sono consultabili negli archivi e nelle biblioteche a rivelarci le storiche radici e comunanze ed evoluzioni.
E non trascurerei di metterci dentro, in tanto bailamme di storia e lingua e sentire patrio di varia origine, il Risorgimento e l’impresa dei Mille e le popolazioni contadine che si unirono a quel manipolo di ‘italiani’ in pectore e forte idealità per dar contro al Borbone e ai lunghi decenni della sua oppressione.
Però è vero che gli eventi della storia non sono lineari a tal punto da potervi fondare una ragione esclusiva e rocciosa a tal punto da non consentire repliche e obiezioni.
E, infattamente, non sono queste fragili ragioni quelle che fondano il mio consenso alla patria quale la viviamo noi di questa generazione.
Fondo la mia ragione sul rispetto dei morti e dei caduti per la patria di ogni genere e tipo.
Fui sconvolto dalla visione di ‘Uomini contro’ di Rosi e dalla narrazione cinematografica di come morirono quei soldati a cumuli, a centinaia di migliaia sotto il fuoco delle mitragliatrici nemiche – e i disertori fucilati e il grido di rivolta contro una patria che non si ‘sentiva’ come madre, bensì matrigna soffocato dal sangue che allagava i polmoni e la gola.
Ma morirono per la patria. Loro malgrado e pro domo nostra. Dei figli e dei nipoti che si trovarono a essere italiani d’imperio, sopratutto a causa di quei morti, di quell’immane insensatezza della guerra che battezzò i nuovi confini col sangue dei padri e dei nonni. E quel sangue grida e invoca di dargli un senso. E l’intollerabile retorica patrioddarda dei proclami della Vittoria è ancora sui marmi delle storiche città a elencare nomi e cognomi di quelle vite spezzate di italiani per convinzione propria e deteminazione eroica o per forza e per l’imposizione armata dei governi interventisti, ma, finalmente, italiani. E chi per la patria muor vanta un credito nei confronti delle generazioni della pace che non si può spezzare impunemente e insensatamente.
E il grido di’secessione’ dei primi leghisti fondatori del movimento nasceva dalle jacqueries antifiscali e sputava su quei morti e sul loro grido di ‘date un senso alle nostri morti!’ il miserabile disprezzo di evasori e ladri di socialità e comunanza di doveri e diritti.
E’ per questo che invoco severità di sanzioni e leggi forti contro gli opportunismi di coloro che pensarono di affondare l’Italia e sostituirgli ‘la Padania’ per le miserabili ragioni di un portafoglio gonfio di evasione e furto di socialità e comunanza di doveri e diritti.
Niente di nobile è contenuto nell’atto fondativo della Lega Nord e l’invenzione della Padania fu mitologia nata a posteriori – mitologia ridicola, da osteria fumosa della bassa bergamasca, sfociata poi nella ampolle dei Dio Po: rito pagano di piena e totale imbecillità concettuale che solo i rutti comizieschi di un Bossi riuscivano a far digerire alla folla dei suoi beoti seguaci.
Questo è quanto, caro, e la comparazione di senso fra quei morti per l’Italia e i ‘trecentomila fucili padani’ che dovrebbero imporre la secessione dovrebbe bastare da sola a illuminarti le meningi, ma dubito che sia sufficiente perchè, come si dice in certi casi, ‘la madre degli imbecilli è sempre incinta’ e non bastano le pagine di un forum a cambiare il loro destino esistenziale.

nel giorno del vostro scontento

Leghisti cari, secessionisti immaginari,

nel giorno del vostro scontento è giusto che io vi dica, apertis verbis, quel che pensavo ai tempi delle vostre prime prove di affermazione rabbiosa nelle piazze del paese e nel chiuso delle cabine elettorali.
Ero stupito della tranquilla sicurezza dello Stato italiano – nelle sue espressioni delle forze dell’ordine preposte alla vigilanza e del Ministero che le guidava – che tollerava bonario le jacqueries antifiscali davanti alle caserme della guardia di finanza e gli slogans eversivi contro le tasse che non si dovevano pagare.
Quest’ultima cosa davvero mi mandava in bestia; considerato che la maggior parte di voi le tasse le ha sempre bellamente evase e/o eluse, (i commercialisti compiacenti e talora complici) e alcuni di voi sbeffeggiavano e svillaneggiavano i lavoratori dipendenti mostrando le targhette col nome inciso sull’ottone lucidato delle pacchiane ville con piscina e i macchinoni lussuosi pagati con l’evasione o l’elusione e i pranzi cogli amici spacciati per ‘pranzi d’affari’ e detratti dal poco di tasse che vi costringevate a far figurare per evitare l’accanimento (sic!) dei controlli di legalità.

Di quell’epoca ormai lontana nel tempo ricordo anche l’atto di sovversione di quei quattro idioti che diedero l’assalto al campanile di Venezia e immagino che, se non fossero passati per le patrie galere (con pene risibili da ladri di mele), oggi siederebbero fieri nelle aule parlamentari con la cravatta verde e la coccarda dello stesso colore e correrebbero fuori dall’aula, tappandosi le orecchie per non sentir risuonare le auree note dell’inno di Goffredo.

Ed è inutile che vi ricordi l’ira mia e di molti altri come me quando spergiuraste sulla Costituzione della Repubblica di esserLe fedeli – e i comportamenti vostri successivi furono, uno via l’altro, di disprezzo per le istituzioni repubblicane, spernacchiamenti a vario titolo e di diverso grado di gravità al Tricolore e molto altro delle avvilenti e squallide cose e del ludibrio che avete consegnato agli annali della storia patria.

Fossi stato presidente del consiglio ai tempi del vostro primo apparire e manifestare i propositi ‘secessionisti’, credetemi, la mia risposta sarebbe stata di ben altro tenore da quella che avete ricevuto e vi ha consentito di crescere in consensi e di inquinare la vita pubblica di questo paese.
Avrei imposto per legge che chiunque rifiuti di riconoscere il proprio paese di appartenenza storica e geografica sia privato della cittadinanza e non possa concorrere ai pubblici uffici e alle cariche elettive di ogni genere e grado. Avrei steso un vero e proprio ‘cordone sanitario’ intorno allo scomposto crescere di una jacquerie antifiscale che si è fatta poi, per troppa, colpevole tolleranza, jacquerie sistematica anti nazionale e le annesse minacce dei ‘trecentomila fucili padani’ e il progetto secessionista quale ‘piano b’ in caso di federalismo non raggiunto.

E taccio l’immoralità privata e pubblica che avete dimostrato nel sostenere al governo il peggior Barabba che mai sia stato espresso dalla vita sociale e politica di questo paese – che ha occupato per tre lustri la vita della nazione con i suoi problemi di plurimputato di reati gravissimi e la necessità di scassare l’istituzione-giustizia al fine di averne l’impunità.

Nel giorno del vostro scontento per l’Unità della nazione che occupa la scena pubblica e s’impone con forza, malgrado le mille contraddizioni e i diversi pareri, era giusto che sapeste che la vostra esistenza e l’azione vostra di s-governo insieme a Sua Prescrizione e ai suoi miserabili scherani e sostenitori di ogni genere e grado viene considerata da me e mille altri come me quale un maledetto cancro da estirpare e bombardare radiologicamente e chimicamente al fine di garantire la fragile salute di questa nostra, pur tormentata, nazione.

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