Archivio mensile:febbraio 2011

le pere tirolesi e l’unità delle patrie

 

Hanno tolto l’impalcatura intorno all’edificio che delimita il ‘ramo’ in cui abito e lo spazio del ‘campo’ prospiciente appare incredibilmente vasto -eppure è lo stesso spazio di prima del restauro, identica metratura e apertura prospettica.

E’ una questione di ‘spazio percepito’ (ricordate la ‘sicurezza percepita’ che convinse molti italiani a votare questo governo?) una sottrazione di orizzonti lontani e, infatti, dietro la linea delle case di fronte, è riapparsa la cupola della chiesa di san Geremia col respiro liquido del Canal Grando su cui affaccia e l’architettura degli spazi si è ricomposta e rassicura e riequilibra l’interna percezione.

 

Ma ieri era la visione della corona alta dei monti rocciosi a chiudere la valle ad anfiteatro e mi chiedevo se quella prigionia tra i torrioni dolomitici non forgi i caratteri fondamentali e le coscienze di popolo e guidi i passi tra i sentieri boschivi e abitui alle solitudini dei valligiani.

Perchè io faticherei ad accettare una vita da montanaro e dovrei capire i meccanismi che presiedono alla sua accettazione e fa dire ‘Heimat’ (patria, culla, luogo natale) ai suoi abitanti come fosse parola analoga alla ‘madre’ e all’interno sentire che provoca. Madre-patria, si dice, e qui ci credono, eccome! ed è vangelo, -non come da noi che, bene che vada, è matrigna e per alcuni anche in odore di costante meretricio di origine caratteriale.

 

I tirolesi non ‘scendono in piazza’ perchè le piazze dei paesi del Tirolo sono lo spazio minuscolo antistante la chiesa e rari sono i momenti dei loro raduni ( per i quali si preferiscono i prati, i ‘Wiese’) e l’ultimo che si ricordi di una certa importanza risale a quando Andreas Hofer capeggiò i moti indipendentisti e ancora ne parlano le vie e le piazze e i monumenti come di un punto altissimo di civismo e ‘risorgimento’ tirolese mai più toccato in seguito -visitate i musei locali per credere.

 

E gli attuali tirolesi che non festeggiano l’unità d’Italia -perchè al massimo la considerano una annessione giustamente pagata a caro prezzo (‘l’Italia paga per avere il confine al Brennero’, si lasciò scappare in pubblico il Durnwalder, presidente di regione pagato quanto un capo di stato, qualche anno fa); gli attuali tirolesi, dicevo, si ritrovano per una birra o un grappino al bar, la sera: una mezz’ora scarsa davanti al bancone a scambiare qualche frase sulla loro giornata passata come maestri sulle piste da sci o alla base degli impianti che per un giornaliero devi stipulare un mutuo (però le piste sono tenute ‘da dio’) -e non capisci una mazza di quella loro lingua dalle sonorità così simili a quelle dello ‘schwitzerdutsc’, ma l’altra sera mi è capitato di captare la parola ‘berlusconi’ pronunciata da un giovane autista del ‘soccorso alpino’.

 

Che ci faceva berlusconi in bocca a un tirolese – come dire il diavolo e l’acquasanta, i cavoli a merenda, Garibaldi redivivo che presenzia a una riunione della Lega mentre benedice il ‘dio-Po’ (variante postmoderna delle antiche bestemmie)? Non so.

 

So, che, subito dopo, la cameriera mi ha presentato il grappino Williams colla fetta di pera cotta infilata da uno stecchino su cui fiammeggiava la bandiera italiana.

Secondo voi, voleva dirmi che siamo dei perecottari berlusconiani o intendeva festeggiare l’unità d’Italia a suo modo?hofer2.jpg

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maschere grottesche e facili predizioni

 

Vi è un tratto comune tra il discorso delirante di Gheddafi, -che urla in tivù la sua voglia di martirio per ‘la Rivoluzione’, (così lui chiama i suoi decenni di potere assoluto e la corruzione familiare e di clan e l’immensa ricchezza dovuta al petrolio e agli idrocarburi che non è riuscita a sanare il fatto che moltissimi suoi sudditi vivono con poco più di dieci dollari al mese)- e il piglio ducesco e le parole in libertà e folli che usa Berlusconi quando sbraita la sua rabbia impotente contro i giudici e gli oppositori che gli remano contro.

Un tratto comune appaia la maschera grottesca di un leader allo sbando che massacra il suo popolo ribelle e la maschera da miliardario-ridens del nostro Berlusconi -che si fa beffe di chiunque gli si opponga comprando a man bassa i Giuda e gli uomini di piccolissima dignità e nessuna vergogna che gli servono per tenere in piedi la sua maggioranza di s-governo.

 

E se è una fortuna che non scorra il sangue per le nostre strade e tutto si riduce alla miseria della politica comprata dai soldi e al ‘tengo famiglia’ degli uomini di merda del nostro parlamento che si mettono sul mercato come ortaggi, non è detto che il futuro italico non contenga anche quell’altro evento che appaierà Roma a Tripoli nella memoria di coloro che verranno -perchè ogni miserabile dittatura, in ogni tempo e luogo e sotto ogni latitudine si cementa col sangue che sarà necessario per scalzare il tiranno.204012249-55504413-1feb-49f0-a40b-f61d994b3f32.jpg

il mondo nuovo

 

Sappiamo da gran tempo che la storia non è maestra di vita e che Pinocchio, con ostinazione degna di miglior causa, non ascoltava i suggerimenti del grillo parlante e dell’amorosa sua fatina ed è una maledetta iattura della nostra storia evolutiva, un correre lungo la Storia degli uomini e delle donne col freno tirato e il fiato sospeso e, se noi italiani avessimo il famoso grano salis in zucca, quanto avviene in Libia ed è avvenuto in Egitto e Tunisia e (forse, chissà, in Algeria e altrove nel Medio Oriente) dovrebbe insegnarci che l’incamminarci che facciamo lungo la via consolare di una dittatura strisciante avrà gli esiti che oggi scrivono col loro sangue i popoli libici, egiziani, tunisini.

 

Perchè la democrazia non è uno scherzo o una palla che, consegnata nelle mani di un pivot di grande prestanza, ci fa andare a canestro mille volte -e ogni volta è una ola di massa al campione di denari che, a botte di milioni di euro, tiene unita la sua squadra di s-governo e dribla, con allegra baldanza e sberleffi e insulti eterodiretti, l’affannata e lenta giustizia che lo persegue, giustamente, per i suoi cento reati diversi e tutti gravissimi.

 

La democrazia è un faticoso, laborioso, difficile, compiersi e scomporsi e ricomporsi di accordi e disaccordi all’interno di un concerto di voci e strumenti, è una ‘prova d’orchestra’ -che sottomette le singole, anche eccelse, capacità individuali a una coralità cercandone l’armonia complessiva che, alla fine, ci fa esultare e applaudire per la bella esecuzione sinfonica.

 

E se, oggi, la stampa estera continua a mostrarci, a ludibrio del paese nostro, il Berlusconi-aspirante dittatore che stringe appassionatamente le mani dell’adorato Gheddafi col codazzo di amazzoni e infermiere e cavalli berberi e ci ricorda i suoi accordi privilegiati e intese e feeling personali col Putin e Lukaschenko e Mubarak, una campana a martello dovrebbe costringerci a tapparci le orecchie e allarmarci sul destino nostro prossimo venturo di fragile democrazia mediterranea avviata verso gli orizzonti sanguinosi delle rivolte libiche, tunisine, egiziane.

 

Ma così non sarà e quei destri ciechi e sordi e stupidi che ancora oggi si stringono ‘a coorte’ intorno al Barabba di denari e impugnano le verbali spade a sua difesa lo diranno piuttosto baluardo contro la spaventosa invasione di extracomunitari che paventano e non spenderanno un briciolo del loro asfittico gioco neuronico a considerare che quanto sta avvenendo in questi giorni e mesi è paragonabile al Quarantotto dell’Ottocento e all’Ottobre del 1917 : rivolgimenti di popoli e nazioni che segneranno un’era della Storia e apriranno porte e finestre del nostro vecchio edificio di comunità europea arroccata sulle sue pigrizie e lentezze e decadenze.

 

Assistiamo stupiti e paurosi ai ‘trenta giorni che sconvolsero il mondo’ -che liberano dalle pastoie delle dittature paesi che credevamo di rigida osservanza islamica e li affacciano su orizzonti di democrazia possibile, sulla quale dobbiamo e possiamo dire la nostra e confrontarci e, forse, insegnare; e l’ultimo dei nostri pensieri dovrebbe essere quello degli ‘accordi economici’ che vacillano e del gas algerino e e libico che ci verrà a mancare.

 

Ma il pensiero di destra, è noto, viaggia tutto accosto al portafoglio e se un vento africano di democrazia li investe non pensa, per qualità di eventi storici, alla caduta del muro di Berlino, bensì allo ‘scontro di civiltà’ che, chissà perchè, dovrebbe vederci soccombenti e non, invece, entusiasti e attivi protagonisti nel disegno di un mondo nuovo e di uomini affratellati da un comune destino evolutivo.baciamano_a_gheddafi.jpg

il senso compiuto delle cose

 

Ho letto, ieri, molte e diverse ragioni per dirsi e sentirsi ‘italiani’ e ‘patrioti’ (che termine desueto!) e le parole più ricorrenti erano ‘padri’, ‘lingua’, ‘radici’ : tutte buone, ma tutte contestabili e contestate da parte di chi non vuole sentire ragioni diverse dalle proprie, – id est i secessionisti evasori amanti di quella nuova ‘patria’ detta la Padania, che già contiene delle micro sottopatrie, tipo la ‘Venetonasion’, pronte a partire per la tangenziale non appena le convenienze e le delusioni politiche lo consentano o suggeriscano.

 

Ho una modesta proposta da sottoporre a lorsignori per dire il senso della parola ‘Italia’ e ‘italianità’, oggi, al di là di ogni fede e appartenenza politica presente e trascorsa.

La mia proposta è ‘considerare il fatto compiuto’: il cammino già percorso, nel bene e nel male, le Costituzioni e leggi varate (rispettose della Costituzione) e le conseguenti obbedienze e riconoscimenti nostri di cittadini di questa repubblica che durano da oltre cinquant’anni.

E dare un senso ai morti caduti con le armi in pugno sui fronti di guerra -che si dicevano o venivano detti ‘italiani’ e vestivano le divise dei soldati italiani e negli occhi, come ultima visione prima di morire, avevano i visi delle donne ‘italiane’ troppo brevemente amate e i paesaggi patrii.

 

E non sarebbe male che vi leggeste le lettere dal fronte di quei soldati o vi faceste una passeggiata sull’Altopiano dei Sette Comuni sulla via che mena all’Ortigara dove lastre di solido metallo inossidabile riportano brani toccanti di quelle lettere ‘a futura memoria’ e vi sono campi di memoria cinti di filo spinato e fitti di elmi vuoti e capita di immaginare, nell’assoluto silenzio del bosco, le facce avvilite e mortalmente tristi degli avi nostri sotto a quegli elmi che sussurrano parole al vento.

 

Ecco, date un senso a quei morti, a quella storia, comunque sia stata combattuta e qualunque sia la vostra idea di patria e di formazione controversa dell’unità di essa – e tenete presente che sono un cultore del noto film di Rosi ‘Uomini contro’, dove si mostrano soldati ‘italiani’ mandati al macello delle mitragliatrici austriache e generali e capitani folli e sordi ad ogni diversa ragione che non fosse quella del conquistare ad ogni costo la trincea avversaria. E si mostrano soldati impauriti, terrorizzati dalla prossima, sicura morte, che si chiedono, nelle pause tra un assalto e un altro, che significa essere italiani e ‘tenere famiglia’ e desiderare di tornare al paese, anche feriti, anche mutilati, ma gli hanno dato in mano un fucile e delle bombe a mano e una baionetta e gli hanno detto che compito di ogni soldato è quello di ‘ubbidir tacendo e tacendo morir’. Perchè ‘chi per la patria muor, vissuto è assai’. E, se vi avanza tempo, pensate a quei soldati sull’Isonzo e sul Piave, nelle pause tra una battaglia e l’altra che, con le lunghe pertiche in mano, tiravano a riva i cadaveri dei commilitoni e ne ricomponevano le spoglie e cercavano le medagliette di riconoscimento per informare le famiglie che i loro congiunti erano ‘morti con onore’ e la ‘patria riconoscente’.

 

E sono certo che, Oltralpe, francesi e tedeschi e svizzeri e austriaci hanno beghe e querelles interregionali o strapaesane sulle quote di ripartizione dei fondi che vengono dal governo centrale e, di certo, c’è qualche Calderolstein della Stiria o un Bossì del Languedoc che rogna e alimenta idee asfittiche di ‘piccole patrie’ – magari ricordando la pagina sporca di quando Carlo Martello cinse d’assedio il castello del Conte di Beaujolais o costrinse il Duca di Saint Germain a smettere l’imposizione odiosa del suo ius primae noctis – ma non trova speciale udienza presso i suoi concittadini se non col dito indice puntato a martelletto che batte ripetutamente sulla tempia.

 

Tutto ciò vi ricordo, per dire che ‘non siam popolo perchè siam divisi’ più nell’impazzito, interno saettare dei neuroni che nelle complesse realtà amministrative, giuridiche, e nel sentire di ‘italianità’ che ne dovrebbe conseguire.

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Amleto e il bunga bunga con Ofelia

 

Le storie sono sempre singolari e irreversibili, una volta varcata la soglia del presente e intrapreso il cammino del qui e ora. E, a volte, piuttosto raramente, lasciano tracce e vengono narrate e riprendono consistenza e avversano la loro volatilità di storie effimere per le quali costantemente ci interroghiamo se la vita non è sogno o se ‘essere o non essere’, – e quasi sempre non è questo il problema perché la maggior parte delle cose che facciamo e diciamo evapora nel non essere e festa finita e stamattina già mi interrogo se quella che ho vissuto ieri era la mia storia e che senso ha e via elencando delle inutili cose che inanelliamo nel rosario buffo e/o drammatico o tragico delle nostre vite e storie.

 

E Internet ci mette del suo in questo bailamme di sogni che sono vite e vite che sono sogno e tutto si apre e si chiude con un clic e, se lo avesse saputo, Amleto, chissà che altra e più complessa tragedia avrebbe scritto e che sapidissimi dialoghi e, forse, avrebbe noncurato i suggerimenti delittuosi del padre morto e si sarebbe applicato a un videogioco in rete, chissà, o al bunga bunga ostinato e ridanciano con Ofelia.

 

Però, ci sono cosmologi e scienziati della fisica quantistica che, nelle loro teorie sulle ‘cose ultime’ del mondo che viviamo ci infilano l’ipotesi che le nostre storie, in altri e meravigliosi universi paralleli, si sviluppano diversamente e, chissà, forse, vedi mai, che in quelle altre storie amiamo donne meravigliose e balliamo tanghi appassionati e la parola ‘berlusconi’ è sconosciuta perchè si è evaporata nel 94 colla notiziola in cronaca, sesta pagina, in alto a sinistra: ‘arrestato imprenditore milanese per corruzione di assessore all’urbanistica al comune di Milano’ – e non c’è verso di saperne di più perchè di lui si sono perse le tracce e c’è chi giura di averlo riconosciuto nel salone delle feste di una mega nave da crociera mentre cantava con voce vagamente nasale un’edizione rimasterizzata della nota canzone: ‘S’io fossi foco arderei il mondo/ s’io fossi acqua il annegherei…’

 

Buona domenica, cari, dovunque voi siate e crediate di vivere.

 

-Scritto per la serie: I mondi possibili e miglioriHamletSkullHCSealous.jpg

potere dei soldi e compravendita della dignità personale

Uno scandalo della democrazia
di MASSIMO GIANNINI
Forse avrà qualche ragione Umberto Bossi, che nella sua deriva neo-dorotea dichiara “oggi è un buon giorno per la maggioranza”. Ma una cosa è certa: l’ulteriore compravendita di parlamentari appena conclusa dalla coalizione forzaleghista è una giornata nera per la democrazia. Ce n’erano state già tante altre, in questi mesi nei quali il berlusconismo da combattimento non ci ha risparmiato proprio nulla: dall’attacco contro lo Stato al killeraggio contro gli avversari. Ma ora il quadro si completa con l’accusa di Gianfranco Fini, che per la prima volta denuncia a viso aperto quanto già era evidente nel chiuso dei giochi di Palazzo: la tenuta di questo centrodestra si deve anche e soprattutto al “potere mediatico e finanziario” del presidente del Consiglio.

Fini, com’è evidente, parla prima di tutto da “parte lesa”. Il calcio-mercato dei senatori e dei deputati si gioca soprattutto dentro la sua metà campo, già terremotata dalle lotte intestine esplose al congresso di Milano di domenica scorsa. Una battaglia di retroguardia che ha il sapore amaro della peggiore Prima Repubblica, e che restituisce al Paese un’immagine penosa: un progetto politico che aveva idee e ragioni per alzarsi in piedi e ribellarsi alla corte muta o plaudente del Cavaliere, ma che non ha ancora gambe e muscoli per correre e affrancarsi dalla signoria berlusconiana. Un disegno “alto”, che insegue il traguardo di un “altro” centrodestra compiutamente europeo, cioè costituzionale,

repubblicano, laico, immiserito e alla fine compromesso dalla solita, indecente guerra tra i colonnelli. Futuro e Libertà, in queste ore, ricorda il profilo scisso dell’uomo di Ferdinando Pessoa: un pozzo che guarda il cielo.

Nelle parole aspre di Fini, e quindi nel suo duro attacco al premier, risuona dunque anche l’eco di questa amarezza e di questa debolezza. Ma Fini è anche presidente della Camera. E il fatto che la terza carica dello Stato denunci con tanta durezza il vergognoso suk degli onorevoli messo in piedi dal capo del governo è anche e soprattutto un clamoroso scandalo della democrazia. L’istituzione che presiede uno dei due rami del Parlamento sta dicendo esplicitamente al Paese che il presidente del Consiglio “allarga” la sua maggioranza non solo grazie alla “moral suasion”, cioè alla promessa di qualche strapuntino richiesto nel sottogoverno o alla minaccia di qualche giro non richiesto sulla macchina del fango. Ma anche grazie alla “money suasion”, cioè alla forza della sua immensa ricchezza economica.

Sappiamo bene che un’accusa del genere, anche o forse proprio perché promana da un’istituzione della Repubblica, dovrebbe essere maneggiata con tutta la cura e la prudenza del caso. Sappiamo bene che non può essere gettata in pasto agli italiani senza un riscontro oggettivo: per sostenerla occorrono prove tangibili, e chi le possiede ha il dovere civile di inoltrarle alla Procura di competenza, prima ancora che di pubblicarle sul “Secolo d’Italia”. Ma il fatto stesso che la si evochi dimostra la gravità del momento. In questi ultimi mesi fior di parlamentari “in transito”, in interviste su giornali radio e televisioni, hanno parlato di promesse di soldi e di mutui da pagare, in cambio di eventuali transumanze dall’opposizione. Massimo Calearo, poi effettivamente “transitato” nel gruppo delle anime perse dei cosiddetti Responsabili (che sarebbe più proprio definire Disponibili) si è spinto addirittura a render noto il “tariffario”. E “Repubblica”, solo due mesi fa, ha a sua volta pubblicato copia del doppio “contratto” che a inizio legislatura fu offerto e fatto firmare a due leghisti all’epoca indecisi, ai quali si proponeva (in caso di mancata elezione) un “co. co. pro” della durata dell’intera legislatura, pagato con un compenso pari allo stipendio di un parlamentare.

Nulla è stato mai smentito. Né le interviste, né i contratti. Ce n’è abbastanza per parlare di uno scandalo politico, che evidentemente si sta perpetuando. Fini ha fatto bene a rompere il silenzio, riaffondando il bisturi nella ferita, mortale e mai sanata, del gigantesco conflitto di interessi berlusconiano. Ma all’ex co-fondatore del Pdl, una cosa si può e si deve dire. Avrebbe fatto ancora meglio se questa denuncia l’avesse lanciata non già nella posizione “terza” e super partes di presidente della Camera, ma in quella libera e legittima di leader del suo partito nascente. Se si fosse dimesso dal suo incarico istituzionale, e avesse accettato il suggerimento che questo giornale gli aveva dato fin dalla scorsa estate, quando i “guastatori” del Cavaliere gli scatenarono contro la campagna violenta sulla casa di Montecarlo, oggi il “j’accuse” di Fini avrebbe ben altra valenza politica, e ben’altra rilevanza mediatica. Non l’ha fatto. E ora, suo malgrado e certamente su tutt’altro piano, finisce per esser parte anche lui di questa brutta pagina della democrazia.
m.giannini@repubblica.it

(18 febbraio 2011)

Ordinarie cronache dalla mala Italia

E’ accaduto martedì in via Padova
Anziano cerca sesso con due minorenni marocchine: rapinato e denunciato

Le 17enni hanno attirato l’uomo in un hotel e l’hanno aggredito. Sono state arrestate

MILANO – Cerchi sesso con una minorenne marocchina? Guai in vista. Non stiamo parlando, in questo caso, dei problemi giudiziari del Presidente del Consiglio, bensì della brutta avventura capitata martedì pomeriggio a Milano a un 60enne imprenditore edile bergamasco. L’uomo è stato adescato, in via Padova, da due 17enni che hanno contrattato con lui una prestazione sessuale in un albergo. Dove però hanno tentato di rapinarlo. È finita con l’arresto delle due diciassettenni per rapina e la denuncia dell’imprenditore per induzione alla prostituzione minorile.

LA TRAPPOLA – Intorno alle 18 di martedì, l’uomo stata percorrendo via Padova a bordo della sua auto quando ha notato sul marciapiede le due ragazzine che, ammiccando, lo hanno invitato a fermarsi. L’imprenditore ha dunque accostato e ha concordato con loro una prestazione sessuale per 150 euro a testa, da consumarsi in un hotel. Una delle due ha richiamato l’uomo poco dopo da un alberghetto in piazza Aspromonte, dove l’uomo le ha raggiunte. Il 60enne ha preso una stanza, poi si è recato in quella a fianco, dove lo aspettavano le ragazze che lo hanno invitato a spogliarsi. Appena rimasto in mutande, l’uomo è stato aggredito dalle 17enni, che lo hanno colpito al naso con un posacenere e lo hanno derubato di una busta con 7mila euro, busta che hanno provvisoriamente nascosto sotto il tappetino del bagno.

L’ARRESTO – Sanguinante, l’imprenditore si è messo a gridare; a quel punto anche le due ragazze hanno cominciato a urlare chiamandolo «maniaco». Nella stanza è intervenuto il proprietario dell’hotel, che nel frattempo aveva già avvertito il 112. Ai carabinieri l’uomo ha dichiarato di essere stato aggredito e di non sapere che le due fossero minorenni. I militari hanno poi ritrovato la busta con i soldi nascosta in bagno. Le due ragazze, nate in Marocco, residenti nel Veronese e incensurate, sono state arrestate per tentata rapina in concorso e portate nell’istituto minorile Cesare Beccaria di Milano, mentre l’imprenditore è stato denunciato a piede libero per induzione alla prostituzione minorile. Proprio come il suo illustre predecessore.

Redazione online
16 febbraio 2011

Niente bunga bunga per lui :lol: :lol:

repetita iuvant

..che dite? Siamo dei mutanti? O dei dinosauri sopravissuti allo tsunami fecale dell’era berlusconiana?

 

Avrei bisogno anch’io di un “decreto interpretativo” che mi chiarisse,
finalmente, perché ho sempre pagato le tasse. Perché passo con il verde e mi
fermo con il rosso. Perché pago di tasca mia viaggi, case, automobili,
alberghi. Perché non ho un corista vaticano di fiducia che mi fornisca il
listino aggiornato delle mignotte o dei mignotti. Perché se un tribunale mi
convoca (ai giornalisti capita) non ho legittimi impedimenti da opporre. Perché
pago un garage per metterci la macchina invece di lasciarla sul marciapiede in
divieto di sosta come la metà dei miei vicini di casa. Perché considero ovvio
rilasciare la fattura se nei negozi devo insistere per avere la ricevuta
fiscale. Perché devo spiegare a chi mi chiede sbalordito “ma le serve la
ricevuta?” che non è che serva a me, serve alla legge. Perché non ho mai dovuto
condonare un fico secco. Perché non ho mai avuto capitali all’estero. Perché
non ho un sottobanco, non ho sottofondi, non ho sottintesi, e se mi
intercettano il peggio che possono dire è che sparo cazzate al telefono.
Io – insieme a qualche altro milione di italiani – sono l’incarnazione di
un’anomalia. Rappresento l’inspiegabile. Dunque avrei bisogno di un decreto
interpretativo ad personam che chiarisse perché sono così imbecille da credere
ancora nelle leggi e nello Stato.

 

l’amaca – michele serra

la solitudine dell’imputato e la corte dei servi impauriti

 

Sembrava avere le orecchie abbassate il vice direttore de ‘Il Tempo’, stamattina, a ‘Primapagina – come certi cagnoni sgridati dal padrone che se ne stanno buoni acquattati a terra e scrutano il va e vieni delle persone di casa col solo movimento degli occhi e un lieve muovere della coda quale invito a ricominciare come se nulla fosse stato.

 

E, a differenza dei due giorni precedenti in cui aveva letto con sofferta equità (per essere un giornalista della destra più smaccata e illeggibile e codina bisogna riconoscergliela) i titoli di prima pagina e gli editoriali di tutte le testate, stamattina insisteva con i giornali e gli editoriali di scuderia e squadra di famiglia quasi a cercare rassicurazione per il difficile momento che vive il padrone ferito a morte e, per proprietà transitiva, vivono tutti i partecipanti alla sua ‘struttura Delta’ : mallevadori, spin-doctors mutandari e portavoce e scherani che gli hanno tenuto bordone e lo hanno servito fedelmente fin qui, ben oltre la soglia della decenza e della dignità personale e della morale pubblica quale si addice e conviene alla civiltà di un paese di sicura e consolidata democrazia.

 

E tutta la squadra di iene e sciacalli giornalistici che fino a ieri si esercitavano al tiro al bersaglio contro ogni avversario politico e giudiziario oggi si affannano a ricordarci che la soluzione al problema Berlusconi deve essere tutta e solo politica – vecchio refrain di cui ci siamo stufati e, forse, chissà, si sono stufati gli italiani tutti.

 

Perché l’evento giudiziario è, per sua natura, un redde rationem individuale e l’imputato è chiamato in solitudine di persona a dirsi colpevole o innocente -o di avvalersi della facoltà di non rispondere- e le ragioni che adduce o adducono i suoi avvocati per lui devono essere convincenti e non c’è più un parlamento di servi sciocchi e di alleati accecati dal miraggio di un federalismo qualchessia e da ottenersi ‘ad ogni costo’ a votargli la fiducia – anche a costo di rifilarci il più tragico campione del malaffare della prima repubblica allo s-governo della seconda (mai nata), colla sua cricca di Verdini e Bertolaso a farsi gli appalti propri coi soldi dei contribuenti e le leggi ad personam per sfuggire ai suoi giudici.

 

Guardiamo con fiducia e serenità al dibattimento che si apre il 6 di Aprile e che fungerà da cartina di tornasole della capacità della nostra democrazia di risorgere dalle sue ceneri -e ci auguriamo di non assistere ai colpi di coda di un caimano impazzito di rabbia che trascina sul fondo del pantano il paese intero, dopo averlo ammaliato col suo piffero stonato di Pifferaio-populista della peggiore specie.

del rigirare le frittate

 

Ieri è passato in video ‘Gli ultimi giorni di Hitler’ , su rai tre, e forse era la risposta giusta che si doveva ai funzionari filo berlusconiani in rai -che avevano cambiato il palinsesto in fretta e furia su input del loro Barabba di lotta e di s-governo e avevano mandato in onda il bellissimo film ‘Le vite degli altri’ per dire e lasciar intendere che la procura di Milano era inquisitoria al modo dei comunisti della Ddr.

 

Da ridere per non piangere – e l’avvilimento è grande per come oggi si usa la cultura come fosse un manganello mediatico e le parole dense e profonde e le denunce storicamente circoscritte perdono di senso e l’originario significato quando sono filtrate dai cervelli comprati-venduti dei berlusconiani piazzati nei posti di comando: giornali o tivù che siano.

 

E vien da ridere (per non piangere) a ripensare al prestidigitatore Ferrara rispolverato in fretta e furia a fare da spin-doctor del Barabba -che tira fuori dal suo archivio di scemenze-mediatiche e butta lì a ‘épater les pauvres idiots’ la coglionata del ‘dispotismo etico’ quando in questione è solo lo squallore atrocissimo di un puttaniere e del suo puttanaio di veline fatte ministre, e le televisioni commerciali che hanno corrotto la vita pubblica da oltre un ventennio e l’hanno appiattita sui ‘grandi fratelli’ e le ‘soap-operas’ ipnotiche e rimbecillenti la platea televisiva.

 

E mi piace ricordare il ‘dispotismo etico’ che il prestidigtatore ha usato come un randello giornalistico nei confronti del ‘caso Eluana Englaro’ – per dire delle frittate rigirate e delle coerenze di pensiero di questi spin-doctors da un tanto al chilo. Ooops! Da tre palle un soldo. (E, solo per stavolta, le tre palle ve le offro gratis – a chiunque gliele voglia tirare sul suo brutto muso di rigira-frittate professionale).