Archivio mensile:gennaio 2011

finis terrae

 

bagan-myanmar-burma-buddhism-ballooning-David-Haberlah.jpgViaggiare è tante cose: conoscere popoli e civiltà altre e diverse, staccare dalla routine del vivere quotidiano in una stessa città, voglia di calore e mare e sole. Per me, che tanto ho viaggiato fino a quattro anni fa, è, oggi, una ‘iniziazione’, uno sperdimento.

E come tale va vissuto: si compra un biglietto e si parte. Niente agenzie, niente compagni di viaggio. Internet quanto basta, giusto per confrontare i prezzi, ma senza vincolarmi a un posto che potrebbe poi deludermi perché in pieno centro coi rumori del traffico, o magari un’allegra compagnia di festaioli compulsivi di là del muro della camera da letto che renderanno le mie notti insonni.

Mi accadde a Malta,molti anni fa, e viaggiavo con la mia prima moglie che mi aveva imposto l’appoggio di un’agenzia e il giorno dopo quella notte insonne presi l’iniziativa e cambiammo tutto e, alla fine, me ne fu grata e ammirata.

Al massimo mi scriverò sul libro di viaggio l’indirizzo di un appartamento per tre giorni o una settimana – durante la quale il viaggio prenderà forma, si sostanzierà di orari di autobus e date e mappe e variabili eventuali.

 

Si atterra in una metropoli e ci si guarda intorno, se ne percorrono le strade, si captano sguardi e movenze e scene di ordinaria miseria ed esibita ricchezza, ‘ci si lascia vivere’ – come se davvero avessi cambiato vita e fosse, quello, un ‘nuovo inizio’, una ‘iniziazione’, appunto, una misura del tuo residuo ‘saperci fare’.

 

Ma nella congiuntura della mia vita presente, nelle intuizioni e persecuzioni e nostalgie che la connotano il timore è che si avveri la predizione di Kavafis :

 

Ha detto: ‘Per altre terre andrò, per altro mare.

Altra città, più amabile di questa, dove

ogni mio sforzo è votato al fallimento

dove il mio cuore come un morto sta sepolto

ci sarà pure. (….)

Non troverai altro luogo, non troverai altro mare.

La città ti verrà dietro. Andrai vagando

per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere. (…)

Sempre farai capo a questa città. Altrove, non sperare

non c’è nave, non c’è strada per te.

Perché, sciupando la tua vita in questo angolo discreto,

tu l’hai sciupata su tutta la terra.

 

Ed è questa pesantezza di intuizioni che dovrò sforzarmi di combattere, questo prolungarsi e consolidarsi di solitudini che incistano sotto pelle e crescono e deturpano il viso ad ogni nuovo giorno che ti guardi allo specchio: il viaggio come metafora di un morire, di un ultimo viaggio, la prova di essere ancora in vita e la vita che ha un senso nuovo finché il viaggio durerà.

 

E forse non è un caso che la meta ultima agognata, l’ultima Thule, sia un ‘finis terrae’ che ha nome dal fuoco. Terra e fuoco hanno plasmato i corpi e le anime e le storie nostre di uomini. E a terra ritorneremo e il fuoco ci farà cenere.350px-Thule_carta_marina_Olaus_Magnus.jpg

fondamenta degli incurabili

Capisco perchè J. Brodskij ha intitolato una sua raccolta di poesie ‘Fondamenta degli incurabili’. Perchè in questo soleggiatissimo sito di antiche sofferenze e disperazioni che – nel corso della mia infanzia e prima adolescenza – fu anche luogo di allegri tuffi in una laguna che più inquinata non si poteva (ma allora non usavano gli allarmi e le denunce pubbliche degli ecologisti), in questo sito, dicevo, si può godere del miracolo descritto da Montale nel mirabile distico : ‘…abbiamo anche noi poveri la nostra parte di ricchezza / ed il colore dei limoni’. Sostituite i limoni col cullare ipnotico che fa l’onda franta nei mille colori del sole e delle case che vi si specchiano al modo degli impressionisti e avrete anche voi la vostra parte di ricchezza. E si notano, accovacciati sulle antiche pietre o ritti sulle ‘briccole’ a cogliere il tepore di un sole redivivo, strani uccelli che forse sono cormorani e se non lo sono si comportano come tali: lunghi tuffi e apnee incredibilmente lunghe -e riaffiorano poi coll’argentea disperazione di un piccolo pesce malcapitato nel becco e lo inghiottono vivo con svelta deglutizione. Non c’erano sette/otto anni fa, ne c’erano gli aironi -che mal si destreggiano sulle gradinate che scendono in acqua ad aprire le cozze coi lunghi becchi e perfino alla base degli imbarcaderi, indicati a dito dai turisti felici di ogni piccola cosa di questa città di cieli e acque torbide e scarsi abitanti. E qualcosa deve essere successo in laguna se tornano gli uccelli a pescare e a nutrirsi -e se è vero che ancora i dati sull’inquinamento da metalli pesanti ed altre chimiche schifezze sono quelli evidenziati perfino da un artista di arte moderna sulla finestra di Palazzo Grassi (percentuali da brivido) è vera anche la mia osservazione che la vita ritorna -e saranno cormorani e aironi-mutanti capaci di sopravvivere al cadmio e al piombo tetraetile, ma l’apparenza di questo pomeriggio di sole e laguna e cupole sansoviniane a fare da skyline tra l’onda e il cielo al tramonto ‘il cor ti molce’ e si torna a Brodskij e al suo bel poetare in laguna e su questa fondamenta. Ma tanta armonica bellezza mostra un’altra skyline lontana a nord ovest e sono le ciminiere e gli archi in ferro della zona industriale che ha scaricato le tonnellate di inquinanti in laguna per decenni e tuttora sono impuniti i responsabili (come per il Vajont) che hanno lucrato i miliardi e lasciato le amministrazioni comunali e provinciali a gestire le faticose e lentissime e costosissime bonifiche – e noi c’eravamo e abbiamo assistito allo scempio e quel film nostro vagamente horror resterà nella storia dell’umanità quale esempio delle cose che non si dovevano abbinare: Venezia, la capitale mondiale della Bellezza, e una gigantesca zona industriale e polo chimico sulla gronda lagunare. E se incrociamo i dati sulla chiusura delle fabbriche chimiche e la conseguente perdita dei posti di lavoro e questa rinascita ecologica della laguna l’evidenza è che sono direttamente proporzionali: più fabbriche chiudono più uccelli felici si vedono e chissà se sono le anime reincarnate degli operai morti per silicosi o per l’amianto che hanno respirato -e mi vengono in mente le dissennatezze sindacali che si ostinavano a difendere a oltranza le lavorazioni altamente inquinanti malgrado aumentasse ogni anno il numero delle vedove che si rivolgevano alla magistratura per avere giustizia. Sarà anche vero che la nostra è la prima generazione che ha vissuto senza combattere neanche una guerricciola intestina, ma la guerra del lavoro e dei pesticidi e dell’ambiente degradato in maniera che oggi diciamo folle e dissennata quella l’abbiamo combattuta (e persa). DSC00243.JPG

DSC00244.JPGFondamenta degli incurabili –  Ogni parola che scrivo qui, ora, per descrivere ciò che è stato scritto da Brodskij, è superflua: sarebbe tale anche se parlassi di acqua e di tempo, che sono le materie di cui è fatto il libro, perfino se parlassi di bellezza. L’unica cosa che si può dire è questa: c’è differenza, è evidente, fra la letteratura e l’esercizio dello scrivere. Si capisce al primo sguardo – o dovrei dire capoverso? -, come l’uomo che è in piedi sulle fondamenta, come quando guardiamo la nebbia o la varietà di occhi senape-e-miele. Scritto da Alessandro De Benedetti at 19:07 Etichette: Iosif Brodskij, Libri

dare la massima fecondità ad ogni zolla di terra

La macchina da guerra della propaganda e suggestione berlusconiane hanno fatto davvero un buon lavoro coi giornali e le tivù di casa e famiglia a ripetere instancabilmente gli slogans preparati negli uffici studi.
Al pari della propaganda fascista, ricordate? -che mandava a dire e lo scriveva a caratteri cubitali sui muri, in mancanza dei video delle televisioni, che ‘Bisogna dare la massima fecondità a ogni zolla di terra e ‘Credere,obbedire e combattere’ e ‘taci! Il nemico ti ascolta’ o il dannunziano ‘non è mai tardi per andare più oltre’- al pari degli ‘uffici studi’ fascisti, dicevamo, la propaganda berlusconiana ci manda dire che ‘la giustizia è a orologeria’ ( e con tutti i reati che il Barabba si ostina a commettere dovremmo buttare gli orologi) e ‘i giudici che indagano il beneamato leader sono dei maledetti comunisti e complottardi’ -alleati dei ‘poteri forti’, naturalmente.

E se lo sapesse qualcuno chi sono i ‘poteri forti’ andrebbe a tutto vantaggio della chiarezza e mi piacerebbe sapere quale potere è più forte di un presidente del consiglio in carica attaccato alla cadrega peggio di un gruppo di cozze allo scoglio battuto dalle onde in tempesta e che ha una maggioranza variabile di dipendenti aziendali al suo servizio in parlamento e la bomba atomica delle televisioni di famiglia prostrate al cospetto di Sua Prescrizione e Massima Infamia e, se gli mancano i numeri, se li compra pagandogli i mutui dell’attico come ha fatto con i giuda del neo gruppo detto ‘dei responsabili’.

Mi proverò a confutare alcuni di quegli slogans suggestivi e propagandistici colla piccolissima speranza che tra i supporters ed elettori di Sua Prescrizione ce ne sia almeno uno (mi basterebbe) in buonafede e che ha bisogno di capire e uscire dal frastornamento degli slogans gridati con visi da peperoni rossi e facce da minosse ringhiosi alla sgarbi e santanchè (perepè, perepè!) come grida di battaglia e strepere di trombe guerresche.

a) Non ci sono magistrati-comunisti. Ci sono magistrati-cittadini che hanno le loro varie e diverse opinioni politiche, ma che, una volta eletti alle loro funzioni inquirenti e giudicanti, si provano ad applicare i dettati di legge e ad armonizzarli col dettato costituzionale. Il ‘si provano’ è d’obbligo, data la quantità di leggi in conflitto tra loro a causa dell’affrettata (e spesso partigiana) approvazione di maggioranze parlamentari fedeli al loro leader puttaniere piuttosto che alla repubblica dei cittadini che li ha eletti.Papale, papale e chi afferma il contrario (e non salta) berlusconi è.

b) La giustizia non è a orologeria. Fa il suo ingrato e improbo lavoro in condizioni che neanche un metalmeccanico gli invidia e semmai è la quantità dei reati che si commettono ( con picchi altissimi intorno a palazzo grazioli e la villa di Arcore e negli uffici della Fininvest che si occupano di fondi neri e mazzette) che fa saltare tutti i pretesi e metaforici orologi di cui agli spropositi faziosi di Belpietro e Sallusti e Feltri e varia compagnia latrante (profumatamente pagati).

c)Il popolo è sovrano nei limiti delle norme costituzionali che definiscono i binari di una democrazia occidentale e del ventunesimo secolo e la pretesa di tutto ricondurre al ‘sentire popolare’ è elemento costitutivo dei vari, nefasti populismi di cui alle ‘repubbliche bananiere’ dove il ‘potere dei soldi’ per via di corruzioni cancella anche l’ombra di una democrazia delle regole e dei contrappesi istituzionali.

Questo è quanto avevo in animo dirvi oggi, addì 29 gennaio dell’anno di disgrazia berlusconiana 2011. Arrivederci e grazie dell’attenzione, cari.

l’intimidazione come sistema di s-governo

 

Berlusconi chiama in diretta Floris e Gad Lerner e i toni e gli insulti sono quelli di un comiziante furioso, di un caudillo che si ritiene impunibile – e insindacabile qualsiasi porcata venga accertata nella sua vita privata e conduzione politica della cosa pubblica.

E a un tale proposito mi chiedo chi siano gli imbecilli assoluti che dicono che le intercettazioni di persone che non sanno di essere sotto controllo non sono una prova provata e una confessione piena dei crimini che poi si vogliono occultare.

Non lo sono per i legulei e gli azzeccagarbugli che difendono gli imputati, ma le verità che si confessano al telefono sono, perfino per i cittadini di medio-bassa intelligenza, verità palmari – uguali a quelle che si carpirebbero origliando dietro la porta della camera da letto quando si è sorpresa la moglie a letto con l’amante.

 

E ieri sera uguale intimidazione ha fatto il direttore generale rai di nomina berlusconiana Masi – con una telefonata che più comica e ridicola non si può e se avessimo a disposizione le intercettazioni recenti del traffico telefonico tra il servo sciocco e il suo padrone di denari c’è da giurare che sarebbero uguali a quelle già pubblicate mesi fa in cui il Cialtrone di lotta e di s-governo intimava al suo ossequioso dipendente in rai di fermare Santoro a tutti i costi, con tutti i mezzi, legali e illegali, – e per fortuna la magistratura continua a dare ragione a Santoro in tutti i confronti giudiziari in cui mr. Zerbino (di Sua Prescrizione) ha osato rischiare la causa, spendendo in avvocati e cause perse in partenza i soldi del canone che noi tutti paghiamo.

gli osanna ostinati e i tristi risvegli

Non metterebbe conto di parlarne di certi suonati che hanno difeso a spada tratta il loro Re Bunga Bunga e solo oggi cercano di defilarsi con piccoli, malaccorti distinguo tipo ‘non potevamo sapere in cabina elettorale quel che il Barabba avrebbe fatto poi’.
Grandiose teste di legno! Ipocriti e infingardi e sepolcri imbiancati!
La letteratura sul Barabba e/o Caligola di basso impero era enorme già al tempo della sua ‘discesa in campo’.
Vedi ‘L’odore dei soldi’ e/o ‘I cavalli di Caligola’ e tutta la pubblicistica che si riferiva alla carriera di Berlusconi grazie ai suoi stretti legami corruttivi col partito socialista di Craxi Bettino, -grande amico di quel Ben Ali oggi riparato all’estero per non essere appeso a un lampione nella piazza principale di Tunisi a testa in giù.
Ma che glielo dico a fare a quei cialtroni da tre palle un soldo che -come gli ultimi giapponesi nelle isole indonesiane a guerra finita si ostinavano a sparare sul ‘nemico’ oggi continuano a relegare a ‘questioni di gossip’ (in questo fedelissimi al copione che lo stesso Berlusconi impone ai suoi cani da abbaio)l’inchiesta della procura di Milano per reati gravissimi quali la concussione e la corruzione di una minorenne?
Hanno l’anima dei somari (chiedo scusa ai somari), la mente di un coccodrillo infoiato e fossero davvero quello che oggi pretendono di mostrarsi e cioè dei poveri elettori di poca cultura e nessuna informazione illusi e traditi dal loro campione.
‘Non potevamo sapere a cosa si sarebbe ridotto’ è la loro odierna, ridicola difesa d’ufficio -e somiglia a quella dei fascisti allo sbando che annusavano la disfatta nella ridotta di Salò e preparavano la fuga e si procuravano abiti civili per confondersi con la folla sperando di non essere riconosciuti e appesi a loro volta.
Ma sono, invece, dei principi di un forum, dei soloni pretesi la cui scrittura trasuda arroganza intellettuale davvero degna di miglior causa!
Poveri ipocriti cialtroni da tre palle un soldo, topi che squittiscono sulla tolda prima che la nave affondi, che miseria morale e intellettuale avete mostrato per lustri e lustri e oggi alzate il dito a invano nascondere la vostra grassa mole di sodali e mandanti di un Barabba allo s-governo della repubblica che trae nomea all’estero dall’infame berlusconismo puttaniero!

http://www.repubblica.it/politica/2011/01/27/news/l_ira_della_minetti_tradita_da_silvio_si_libera_di_noi_ci_fa_pagare_dallo_stato-11706428/?ref=HREA-1

ciò che è in alto e ciò che è in basso

 

Il conduttore della rassegna stampa ‘Primapagina’ di radiotre si sente in obbligo di precisare ogni mattina che inizierà la sua rassegna con notizie ‘alte’ -quasi tutte provenienti da oltre confine- per uscire dallo sconforto che gli provoca, dice, il dover continuare, poi, con le ‘cose ultime’ scatologiche della stampa italiana -che ognora rimira il sudicio ombelico della politica interna gridata, dei ‘governativi’ contro gli ‘antigovernativi’ e degli insulti e grida del sultano nostro re di denari contro i conduttori televisivi di trasmissioni a lui sgradite.

 

Siamo, dunque, alle definizioni militaresche, casacche azzurre contro magistrati rossi e popolo viola e trombe di guerra e risuonar di campane e ‘all’attacco miei valenti guerrieri!’ e bollettini di guerra in prima pagina e ‘dimettiti tu che io non ci penso nemmeno’ -e se continua così la metafora degli Hutu contro i Tutsi o quella delle ‘camicie rosse’ asserragliate nel centro di Bangkok assediato dall’esercito non sarà più una metafora, ahinoi, -e mi toccherà affilare il machete che ho comprato in Tanzania nel corso del mio viaggio di nozze e ancora non mi è riuscito di tradurre la frase del masai che me lo ha venduto; forse era una maledizione perchè avevo tirato troppo sul prezzo, chissà.

 

E chissà che pensano i vari ‘soldati Ryan’ che nel chiuso della cabina elettorale hanno messo una croce sul simbolo di Forza Italia poi transitato per via di predellino in ‘partito delle libertà’ e oggi partito della guerra a oltranza e di trincea pornografica e puttaniera dal fondo della quale lanciano fuori le loro granate pestilenziali e dove combattono la loro avvilente e folle guerra ‘che non farà prigionieri’ -come ci mandava a dire quel galantuomo del Previti ai tempi suoi ed era buon profeta di quanto avviene oggi e ci intristisce.

 

‘Chi vota Berlusconi avvelena anche te, digli di smettere’ potrebbe essere un buon slogan di pubblicità-progresso per le elezioni prossime venture, ammesso e non concesso che ci arriviamo?

gli autunni degli uomini illusi

 

E’ inutile che ve la prendiate con la sinistra o con la destra o con il centro.

La cosiddetta ‘politica’ e la ‘democrazia’ che l’accompagna e vanamente si prova a indirizzarla, governarla, determinarla non sono nelle vostre mani se non per quel fragilissimo momento in cui segnate col lapis il simbolo di un partito nel corso delle elezioni -e la vostra solitudine in quella cabina è significativa dell’azzardo caotico che ne consegue: non sapete quanti voteranno come voi (se non per sondaggi spesso sbagliati) e se sarete determinanti e avete, comunque, la certezza che ‘gli eletti’ dal popolo si muoveranno in un contesto romano dove niente è come voi lo desiderate e auspicavate e magari va a finire a puttane e giuda vendutisi per quattro denari, com’è accaduto di recente.

 

E’ il meccanismo ‘democratico’ che non funziona perchè è la palpitante e costante rappresentazione di una illusione e menzogna pia -quella che dice il popolo sovrano- che ‘gli eletti’ faranno di tutto per ributtarcela in faccia come i pesci.

 

A pesci in faccia, ogni dì che dio manda in terra, ci ricorderanno che ‘passata la festa gabbato è lu santu’ e ad ogni congresso di partito una consistente fazione si mostrerà armata e aggressiva contro l’altra fazione impedendo al partito di presentarsi monolitico e granitico e convincente davanti al suo popolo a parlargli del sogno di un buon governo possibile e di una politica fatta di buona amministrazione, di amministratori puliti (penalmente) e che hanno a cuore ‘l’interesse del paese’.

 

Questo a sinistra e al centro.

 

A destra, invece, il problema è stato risolto con lo slogan (e la sua traduzione effettiva e pratica) ‘un uomo solo al comando’. E che uomo! Un Barabba notorio, uno che i suoi elettori li rappresenta perfettamente nelle corruzioni ed evasioni per le quali è stato vanamente imputato e perseguito – finendo tutto nelle prescrizioni che si è procurato per mano di avvocati valenti ai quali ha devoluto mezzo patrimonio (l’altro mezzo andrà a Veronica e i rivoli rimanenti alle sue puttane) e che ha voluto deputati al parlamento della repubblica per la scrittura e la redazione delle leggi ad personam che gli hanno garantito fin qua l’impunità.

 

Hanno un vivo senso pratico, i destri che votano col portafoglio e per ‘idem sentire’ di corruzioni/evasioni, e bisogna riconoscere che il loro modello di s-governo pro domo loro è più efficace e diretto e ‘decisionista’ – seppure ha un costo elevatissimo di corruzioni e mazzette per gli appalti del G8 alla Maddalena e tutti quegli altri appalti e devoluzioni corruttive che sono oggetto di inchieste della magistratura.

 

Il loro unico limite (dei destri e del loro ‘sistema di s-governo’) è che confligge con una certa idea di democrazia che ci ha lungamente illuso e ‘lungamente ci dice addio’ – come scriveva il Cardarelli degli autunni nostri di uomini illusi.

una faccia, una razza

 

8017229435768.jpgI recenti accadimenti tragici in Tunisia e in Albania rimettono in gioco l’area mediterranea quale ‘bacino rivoluzionario’ potenziale – e se si aggiungono i moti di Atene ultimi scorsi e i formidabili e ripetuti disordini avversi alle misure di austerità e contro i tagli al welfare e alla spesa pubblica insostenibile coi conti dello stato il quadro si fa più completo.

Manchiamo noi italiani all’appello e se è vero che i rischi di default dello stato italiano si mormorano e sussurrano tra gli esperti di economia ai convegni -subito smentiti dalle autorità monetarie davanti alla pubblica stampa e le televisioni- non mancano le analisi di economisti di vaglia che ci includono tra i ‘pigs’ mediterranei a forte propensione di disordini prossimi venturi.

E non sarebbe male ricordare ai sostenitori del nostro ‘beneamato leader’ e re di denari il costo umano e di sangue che è implicito in ogni elezione di Barabba notori e conclamati al soglio del governo della nazione – data la loro caratteristica di ‘sanguisughe’ della ricchezza del paese a fini personali (corruzioni enormi, come quella che, pare, si mormora, sia in atto cogli accordi dell’Eni per il gas russo di cui è goditore finale, ca va sans dire, il caro premier e attendiamo aggiornamenti giornalistici in merito e le denunce di rito alla magistratura inquirente).

Già perchè la storia dovrebbe essere maestra di vita e insegnarci a diffidare dei cialtroni emeriti ‘scesi’ in politica che sono stati amici palesi e beneficati dai provvedimenti legislativi del Craxi Bettino sulle televisioni e ci rifila, invece, le fetecchie colossali e le porcherie di s-governo ad ogni giro di anno e mese nuovi e, come in Albania, come in Tunisia, è verosimile che per liberarsi dal puttaniere-sultano si dovrà passare attraverso le forche caudine di una rivolta che ci auguriamo non sanguinosa – e basterebbe raccogliere le monetine che sono state gettate davanti all’hotel Rafael all’uscita dell’amico fraterno di Ben Alì (e lì, ad Hammamet, contumace) e gettarle di bel nuovo davanti a palazzo Grazioli – e come d’incanto tutti i circoli dei ‘promotori della libertà’ si scioglierebbero e i ‘menomalechesilvioc’è’ passerebbero in clandestinità e i sostenitori notori, e i portavoce tipo Capezzone e Bondi e Sgarbi e Cicchitto, la mattina, prima di uscire di casa, si guarderebbero a destra e a sinistra prima di prendere la corsa verso l’auto parcheggiata poco lontano per tema che gli arrivi in faccia un duomo di Milano in onice e alabastro.

 

 

 

 

gli appelli che contano

ricevo da un’amica e volentieri pubblico:

Dove siete donne? Diciamo: ora basta | FIRMA
Oltre 30mila firme: Camusso, Dandini, Fracci

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LE TESTIMONIANZE
Esistono altre donne di Concita De Gregorio

Esistono anche altre donne. Esiste San Suu Kyi, che dice: «Un’esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati. Quando penso a un paese più ricco non penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurezza di ciascuno, all’istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti. Questo è il sollievo di un popolo».

Osservo le ragazze che entrano ed escono dalla Questura, in questi giorni: portano borse firmate grandi come valige, scarpe di Manolo Blanick, occhiali giganti che costano quanto un appartamento in affitto. È per avere questo che passano le notti travestite da infermiere a fingere di fare iniezioni e farsele fare da un vecchio miliardario ossessionato dalla sua virilità. E’ perché pensano che avere fortuna sia questo: una valigia di Luis Vuitton al braccio e un autista come Lele Mora. Lo pensano perché questo hanno visto e sentito, questo propone l’esempio al potere, la sua tv e le sue leader, le politiche fatte eleggere per le loro doti di maitresse, le starlette televisive che diventano titolari di ministeri.
Ancora una volta, il baratro non è politico: è culturale. E’ l’assenza di istruzione, di cultura, di consapevolezza, di dignità. L’assenza di un’alternativa altrettanto convincente. E’ questo il danno prodotto dal quindicennio che abbiamo attraversato, è questo il delitto politico compiuto: il vuoto, il volo in caduta libera verso il medioevo catodico, infine l’Italia ridotta a un bordello.

Sono sicura, so con certezza che la maggior parte delle donne italiane non è in fila per il bunga bunga. Sono certa che la prostituzione consapevole come forma di emancipazione dal bisogno e persino come strumento di accesso ai desideri effimeri sia la scelta, se scelta a queste condizioni si può chiamare, di una minima minoranza. È dunque alle altre, a tutte le altre donne che mi rivolgo. Sono due anni che lo faccio, ma oggi è il momento di rispondere forte: dove siete, ragazze? Madri, nonne, figlie, nipoti, dove siete. Di destra o di sinistra che siate, povere o ricche, del Nord o del Sud, donne figlie di un tempo che altre donne prima di voi hanno reso ricco di possibilità uguale e libero, dove siete? Davvero pensate di poter alzare le spalle, di poter dire non mi riguarda? Il grande interrogativo che grava sull’Italia, oggi, non è cosa faccia Silvio B. e perché.

La vera domanda è perché gli italiani e le italiane gli consentano di rappresentarli. Il problema non è lui, siete voi. Quel che il mondo ci domanda è: perché lo votate? Non può essere un’inchiesta della magistratura a decretare la fine del berlusconismo, dobbiamo essere noi. E non può essere la censura dei suoi vizi senili a condannarlo, né l’accertamento dei reati che ha commesso: dei reati lasciate che si occupi la magistratura, i vizi lasciate che restino miserie private.

Quel che non possiamo, che non potete consentire è che questo delirio senile di impotenza declinato da un uomo che ha i soldi – e come li ha fatti, a danno di chi, non ve lo domandate mai? – per pagare e per comprare cose e persone, prestazioni e silenzi, isole e leggi, deputati e puttane portate a domicilio come pizze continui ad essere il primo fra gli italiani, il modello, l’esempio, la guida, il padrone.

Lo sconcerto, lo sgomento non sono le carte che mostrano – al di là dei reati, oltre i vizi – un potere decadente fatto di una corte bolsa e ottuagenaria di lacchè che lucrano alle spalle del despota malato. Lo sgomento sono i padri, i fratelli che rispondono, alla domanda è sua figlia, sua sorella la fidanzata del presidente: «Magari». Un popolo di mantenuti, che manda le sue donne a fare sesso con un vecchio perché portino i soldi a casa, magari li portassero. Siete questo, tutti? Non penso, non credo che la maggioranza lo sia. Allora, però, è il momento di dirlo.

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Le prime firmatarie

Serena Dandini – conduttrice

Susanna Camusso – Segretario Cgil

Evelina Christillin – Presidente
del Teatro stabile di Torino

Valeria Golino – Attrice

Daria Bonfietti, presidente dell’associazione
dei parenti delle vittime della strage di Ustica

Lidia Ravera – Scrittrice

Ilaria D’Amico – Giornalista

Emma Dante – Regista

Flavia Perina – Direttore “Il Secolo d’Italia” e parlamentare Fli

Carla Fracci – Ballerina

Loredana Lipperini – Scrittrice

Paola Concia –  Parlamentare Pd

Angela Terzani – Scrittrice

Laura Gnocchi – Giornalista

Anna Finocchiaro – Capogruppo Pd al Senato

Carla Cantone – Segretario generale Spi Cgil

Barbara Pollastrini – Ex ministro per le Pari Opportunita’

Maria Ida Germontani – vice presidente di Fli a palazzo Madama

Carolina Rosi – Attrice

Barbara Alighiero – Scrittrice

Valeria Fedeli – Vice segretaria generale nazionale Filctem Cgil

Lella Costa – Attrice

Linda Lanzillotta – Parlamentare Api

Annalisa Terranova – Giornalista “Il Secolo d’Italia”

Anna Puccio – Manager

Giovanna Zucconi – Giornalista

Lunetta Savino – Attrice

Mila Spicola – Scrittrice e insegnante

Maria Rita Parsi – Scrittrice

Isabella Ferrari – Attrice

Ippolita Di Majo Martone – Storica dell’arte

Nicla Vassallo – Filosofa

Barbara Lanati – Docente università di Torino

Laura Curino – Attrice

Barbara Alberti – Scrittrice

Vera Schiavazzi – Giornalista

Dacia Maraini – Scrittrice

Alba Parietti – Attrice

Cristina Sivieri Tagliabue – Scrittrice

Susanna Cenni – Parlamentare Pd

Francesca Marciano – Sceneggiatrice

Maria Sole Tognazzi – Regista

Anna Bonaiuto – Attrice

Francesca Fornario – Autrice satirica

Tilde Corsi – Produttrice cinematografica

Michela Cescon – Attrice

Monica Cerutti – Dir. naz. Sinistra e libertà

Iaia Forte – Attrice

Giovanna Melandri – Ex ministro della Cultura

Alessandra Bocchetti – Storica del movimento femminile

Myrta Merlino – Giornalista

Valeria Solarino – Attrice

Michela Murgia – Scrittrice

Chiara Valerio – Scrittrice

Lorella Zanardo – Regista e giornalista

Nicoletta Braschi – Attrice

Lucrezia Lante della Rovere – Attrice

la morbistenza italica

 

Ero a passeggiare nel centro di Brunico, l’altro ieri, nel dopo-sci, e l’aria era gelida e spazzava la via principale, ma giravano certe giovanotte impavide e atletiche con indosso solo una giacchettina svelta e passo veloce e bei sorrisi -del tipo che da noi, qui al sud (c’è sempre un sud di ogni nord), sarebbero equivocati e, invece che gentilezza e simpatia, li leggeremmo colla malizia di inveterati latin lovers rinvigoriti dal viagra e derivati.

 

E mi fermo a metà via davanti a una rivendita di giornali e la rastrelliera dedicata ai giornali italiani era un profluvio di notizie gridate e scandalose (la maggior parte dei quotidiani) e la parte alta era tutta dedicata alla ‘voce del padrone’ (Libero e il Giornale) e i titoli tutto un bollettino di guerra con morti e dispersi e invettive gridate contro i disertori e i traditori. ‘Golpe di Casini in combutta coi magistrati’ recitava a un dipresso il foglio dell’esimio ed ineffabile Sallusti.

 

Da mettersi una mano davanti alla bocca per frenare la risata che erompe spontanea, ma, poi, un guardarsi intorno vergognosi e provare un forte senso di disagio per questo nostro ‘essere italiani’ e dichiararlo senza pudori sui fogli di stampa nell’accezione più infamante: puttane (un puttanaio universale di escorts e parlamentari comprati e venduti un tanto al chilo) e sultani puttanieri vieppiù osannati dai sudditi ad ogni manifesta porcata e menzogna gridata conseguentemente ai quattro venti.

 

E tutto ciò in un luogo, il Tirolo, che ‘italiano’ lo è per annessione e trattati postbellici -e la loro civiltà e le norme comportamentali (nella vita privata e in quella pubblica) sono davvero ‘altre’ e forse è l’aspro ambiente dell’Alpe che tempera e modera le pulsioni, a differenza di quanto accade nella Roma berlusconian-papalina e viscontea della villa di Arcore -dove i poliziotti di scorta smistano svogliati o schifati le quindicine del Mora lele e del fido Fede.

 

E mi allontano quatto-quatto dal luogo dei misfatti italici sbattuti in prima pagina e mi do un’aria da ladino e zufolo uno jodel e mi chiedo quando verrà davvero il tempo del redde rationem di uno schifo così profondo e totale da farci commiserare dall ‘Europa-mondo tutto con gags cartoonate perfino dalla tivù giapponese (con soggetto il primo ministro italiano e le sue allegre e scafatissime puttane), ma pare, si dice, si calcola, che tutto questo ludibrio non sposti di uno zero-virgola i consensi dichiarati al premier in un voto anticipato eventuale.

 

Italiani (nell’accezione peggiore) fino al midollo e ‘morbistenza’ (vedi alla pubblicità della carta igienica) simile a quella già mostrata nel corso della repubblica di Salò, ma con salsa di postmoderne ‘banane’ e perecottari.

 

 

Scritto per la serie: ‘Non facciamoci riconoscere’