Archivio mensile:dicembre 2010

una faccia, una razza

Usiamo a sproposito parole come ‘onore’ e ‘coraggio’ e le mettiamo al servizio di concetti storicamente relativi quali ‘nazione’ e ‘popolo’.
Guardavo un film su raimovie ieri sera e il periodo era quello coloniale e i dragoni o lancieri dell’impero britannico andavano in Africa a sedare la rivolta di quelle popolazioni e le parole ‘onore’ e ‘coraggio’ si mutavano inopinatamente in ‘sangue’, ‘sudore’, ‘ferite’, ‘torture’ e ‘morte’.
Che sono parole concrete colle quali dovremmo sempre misurarci ‘in primis’ lasciando all’onore un posto di seconda fila e prenderlo con le pinze e depositarlo nel comparto dell’umido per la differenziata -dati i guasti e le idiozie che un uso improprio di quel termine ha prodotto nei secoli sotto tutte le latitudini.
C’era ‘onore’ nelle spedizioni e battaglie dei nostri soldati in Eritrea? Sottomettere un popolo, espropriarlo dei suoi riconoscimenti di popolo e autodeterminazione è cosa onorevole?
Tutto l’Ottocento è trascorso sotto l’egida di parole inappropriate quale ‘onore’ e ‘nazione eletta’.
Erano eletti i soldati tedeschi nel loro andare in guerra contro il mondo intero e annientare ogni idea di differenza e rispetto delle diversità delle nazioni occupate?
E lo siamo stati noi italiani ad accodarci a quelle truppe di insensati guerrieri – col di più dell’averci le pezze al culo militarmente parlando e tornarcene scornati dalla Grecia e dall’Albania e fare la figura dei pirla assoluti?
Andavamo per spezzare le reni alla Grecia e quelli continuavano a irriderci col dirci’ una faccia una razza’ e, per estensione, la faccia è quella degli uomini di ogni colore e la razza è quella umana – come rispondeva il bravo Einstein sul foglio di richiesta del visto per gli Stati Uniti d’America.3634842_1634bfe6fc_m.jpg

vite

Ci sono vite e vite, ne converrete. E converrete che alcune vite sono belle e degne di essere vissute e ‘spericolate’ e altre sono misteriosamente sospese, rattrappite, tetraplegiche e ti chiedi perchè e non sai rispondere perchè i conduttori di ogni vita diversa sono universi complessi e ciascuno interagisce cogli eventi della storia e col suo prossimo in modi così diversi da non potersi dare giudizi di comparabilità.

E quando si farà quell’ora, si dice che uno strano meccanismo mnemonico scatterà e, in un lampo, tutto quanto vissuto verrà riavvolto come in un nastro col ‘rewind’ e il dolore dello spreco delle vite in cui siamo incorsi sarà straziante – il nostro inferno ante litteram- e dolcissimo, invece, sarà il ricordo d’amore, le tenerezze, le generosità, le illuminazioni, le musiche e quelle opere dell’ingegno per le quali i posteri ci ricorderanno con gratitudine.

E penso alla mia di vita, – che non è stata male se comparata agli inferni dei presenti ‘extracomunitari’ ammassati nelle baracche con i letti a rotazione – e mi dico che molte altre vite possibili e forse migliori avrei potuto vivere e non ho vissuto e tuttavia non so offrirvi un perchè non l’ho fatto e ho sprecato i miei talenti e forse non erano veri talenti o forse si – chi può dirlo – forse solo quel Tale in quel di Giosafatte, che avrà il suo bel daffare a districare il grano dal loglio e dire ben fatto e ben vissuto questo e quello e spedirci giù, anime e corpi, nelle infernali fosse ipogee o su tra gli angeli e i beati di ogni tempo e luogo.

E non è detto che la vita di Berlusconi sia tutta da buttare – malgrado sia palese che dovrà passare tutti i gironi infernali a turni di un mese ciascuno per scontare la marea nera di peccati mortali commessi e impuniti e sono, invece, curioso di conoscere che sorte avrà il mio amico Marino – se è vero che gli ultimi saranno i primi – sì, proprio lui, che saluto ogni mattino con un sorriso e lo vedo frugare nei cestini delle immondizie con quel suo strano sorriso stampato in faccia che sembra ebete, ma forse è beato di quella sua vita sospesa, rattrappita in una vita da barbone, in una sua sofferenza lontana, straziante, che sarà sciolta nel rewind di tutto quanto abbiamo vissuto quando giungerà la sua ora. (segue)

mi piace

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a natale puoi

 

Viviamo di suggestioni e di ossessioni. Come quella che, in questi giorni ‘ di feste’, continua a martellarci col buonismo insensato della canzoncina fatale fuori dalle ugole delle infantili voci bianche : ‘A Natale puoi.’

Ma puoi cosa!?

Ascolto la radio e, in mancanza di fogli freschi di stampa hanno preparato un riepilogo dei principali accadimenti ultimi scorsi e -dato il clima natalizio de ‘anatalepuoi’- il primo che ti scodellano è il cataclisma di Haiti: un paese di miseria nera e violenze e precarietà, che seguendo gli imperscrutabili disegni divini, implode nel suo terremoto spaventosissimo e ‘gli aiuti’ internazionali annaspano, si incrociano sulle piste dell’aeroporto senza ben sapere a chi lasciare i doni’ della solidarietà impotente e via elencando di quell’umano marasma che – per somma di cattiveria degli dei malvagi e rii- ci ha consegnato anche il colera devastante dei 2500 morti e la popolazione impazzita che dice ‘untori’ i caschi blu dell’onu.

Ma puoi cosa!?

E ricordo lo tsunami di qualche anno fa sotto Natale con l’onda maledetta che spazzava via tutto e tutti nella sua liquida corsa e anche lì, tutti noi occidentali che l’avevamo scampata bella, ipnotizzati davanti ai video e alle radio ad ascoltare le cronache di impotenza degli uomini e delle tecnologie di cui siamo armati, ma che non sanno ostare i lutti a migliaia delle scosse che vengono dal profondo del pianeta che ci ospita.

A Natale puoi. Ma puoi cosa, benedetto iddio?2007-12-26t062842z_01_nootr_rtridsp_2_international-indonesia-tsunami-dc.jpg

e del cul facea trombetta

 

taide.jpgHo staccato la maschera dal chiodo e l’ho re-indossata per andare a leggere l’Inferno di Dante ai valorosi miei coetanei che frequentano i corsi dell’Università della terza età.

E il successo è stato tale che abbiamo dovuto traslocare in un’aula più grande – e mi chiedo che abbia in sé il Dante ( e il suo canto più gettonato) per attrarre ancora così vasti uditorii.

 

Già, perché l’università in oggetto non è il solo luogo, in città, in cui si ascoltano professori esimi cimentarsi coll’Alighieri e ho visto gente giovane (e bella, udite, udite! non esistono solo le oche giulive) pendere dalle labbra di quei sapienti con occhi da orgasmo interiore e la nostra prof non si fa scrupolo di parlarci dell’abilità dell’Alighieri nel costruire scene degne di un fumetto postmoderno – e chissà quanti seguaci in più avrebbe avuto il Dorè se alle sue paludate (e bellissime) illustrazioni fosse stato applicato il ‘fumetto’ coi succosi dialoghi tra Virgilio e il pavido Dante e quelli tra i dannati e i diavoli coi runcigli a cui ‘ il cul facea trombetta’.

 

E si imparano un sacco di cose sull’attualità politica comparata a ri-leggere il Dante e la sua Storia di guelfi bianchi e neri e fazioni politiche contrapposte e così rabbiose l’una verso l’altra tal che quella loro guerra ‘fe’ l’Arbia colorata in rosso’ e si esiliavano gli avversari politici -compresi i figli se maggiori di una certa età- al punto che le nostre lotte di fazione destra-sinistra ci appaiono quisquilie e pinzillacchere al confronto – e converrà adottare in futuro le invettive dantesche e la sua inveterata abitudine a conficcare gli avversari politici nella pece bollente o nel buco del c..o di Satanasso per tornare a più virili e vivaci confronti forumistici – se possibile non moderati da ragionieri canossiani in odo(feto)re di ‘menomalechesilvioc’è’.

 

E nel ventiduesimo canto che mi appresto a leggere fra un’ora si fa menzione di maledetti ‘barattieri’: gente che facea baratto di onori e denari spudoratamente e per questo i diavoli Barbariccia e Alichino e Cagnazzo con le ‘sanne’ da cinghiale che gli escono ai lati delle labbra ne artigliano i corpi e ne staccano brani e bocconi e li appendono come nere lontre liscie di pece bollente e giocano a pescarli nel mare nero cogli uncini – e mi chiedo se in quel girone non siano destinati anche i presenti giuda Razzo e Scilipuoti e i Moffa: postmoderni barattieri che hanno venduto la loro dignità personale (ma ne hanno mai avuta una?) per i miserabili trenta denari del Barabba che è a capo dei quaranta (quaranta volte sette) ladroni.

epigrammi

 

C’è una zona oscura della coscienza

della quale forse non si può far senza

é l’offerta di sé sul proscenio

che chiamiamo ‘contesa politica’

e se li conosci personalmente

(certi politici sedicenti) li eviti

se li conosci non ti uccidono

né avviliscono l’innato pudore

di chi non compra e non si vende

per i quattro denari dei giuda

e l’albero a cui finiranno per impiccarsi

nell’orto fatale affonda le sue radici

profonde nella crisi globale.

 

 

elenchi

 

Proliferano -sulla moda di ‘Vieni via con me, la nota trasmissione televisiva- gli elenchi e neanch’io mi sottrarrò a sottoporvi il mio personale.

 

Elenco delle cose intollerabili per il vivere civile:

 

a) Girare le frittate spudoratamente. Abitudine invalsa nei contraddittori televisivi (i cosidetti ‘talk shows’) e/o nei forum tematici dove si ascoltano/leggono le più inverosimili fole spacciate per verità palesi. Una di queste è ‘la magistratura politicizzata’ con variante in ‘magistratura rossa’, ‘giudici comunisti’ e sottoderivati di conio mediaset-fininvest-minzolini-sallustri, tipo: ‘giustizia ad orologeria’ ‘antiberlusconismo’ ‘ribaltare la volontà popolare’ e via elencando delle miserevoli giaculatorie suggestive atte a ‘girare la frittata’, appunto, – dove il lato già bruciato e che si vuole nascondere è che un epigono di prima repubblica tangentocratica con cento crimini nascosti per corruzione/evasione e solo poche decine di pubblico dominio e perseguiti dalla magistratura (com’è suo compito e dovere istituzionale) si è presentato alle elezioni per sfuggire ai processi. Punto.

 

b) votare un Barabba manifesto allo s-governo della repubblica e legittimarlo come ‘uomo di stato’ per il miserevole ‘voto di scambio’ che accetta ogni genere di porcata e sconquasso istituzionale al fine di ottenere il piatto di lenticchie di un ‘federalismo’ asfittico e che già mostra i guasti di classi politiche regionali fameliche di poltrone e prebende e che ci faranno rimpiangere perfino ‘roma ladrona’ e Tangentopoli. Della serie: ‘si stava meglio quando si stava peggio’.

 

  1. Spacciare il proprio personale ‘conflitto di interessi’ per ‘volontà popolare’ e coscienza civica. In chiaro: ‘votare con il portafoglio’ e/o premiare nel segreto delle urne gente quali i Cosentino, i Lombardo e, in generale, tutti coloro che hanno faldoni aperti nei palazzi di giustizia o risultano indagati o anche solo sospettati di ‘voto di scambio’ con la criminalità organizzata o che hanno l’abitudine invalsa di truccare i bilanci della banche o delle aziende di pertinenza non significa esercizio della libertà civica di esprimere il proprio voto, bensì rifilare al proprio prossimo, -al resto del popolo a cui si appartiene e che dovrà tollerare i guasti e i nefasti politici per i cinque anni a seguire- le mele marce che dovrebbero essere tolte dal cesto elettorale prima che inizi la consultazione. Va da sé che l’aver congegnato una ‘legge-porcata’ che sottrae ai cittadini la possibilità di scegliere gli eletti premia i peggiori farabutti e indica la responsabilità politica di chi quelle liste ha voluto, ma non esime il cittadino dal considerare suo compito primario il non votare chi è anche solo ‘in odore’ di cattiva condotta privata e pubblica. Ogni riferimento ai maledetti elettori di centro-destra è preciso e chiaro.

 

Mi fermo qui – per quanto l’elenco potrebbe estendersi di molto; ma non tediare il proprio prossimo e indurlo in tristezza col rappresentare che si fa di tutto il male presente e conseguito alle elezioni ultime scorse è cosa buona e giusta.

 

Buona domenica, cari, e chi può si ritagli un suo spazio privato meno fetido di quel che si respira tra la villa di Arcore e palazzo Grazioli e Chigi.

cara amica, ti scrivo….

Una mia amica mi scrive:

Anch’io non sono mai stata per la lotta troppo tenera, anche perché
rischia di non essere una lotta. Però in questo clima di sbando ho
trovato molto formativa la lettera di Saviano proprio perché rivolta
agli studenti, che sono più allo sbando di noi vecchi adulti. Inoltre,
il fatto che l’abbia scritta uno a loro vicino come età è ancora più
incisivo.Infatti, sarebbe stata scontata scritta da Serra o da Eco e
non avrebbe attirato l’attenzione dei giovani. Spero proprio, invece,
che possano riflettere su quella lettera…ma dalle ultime notizie
pare non lo stiano facendo. Questo clima mi intristisce e mi preoccupa
mio caro. Baci

>> lettera di saviano ai ragazzi del movimento studentesco:
>> www.repubblica.it/scuola/2010/12/16…viano-10251124/
>
e così le rispondo:

Io, invece, condivido il detto maoista (ormai leggendario) : ‘grande è la confusione sotto al cielo, la situazione, quindi, è eccellente’. Il caos degli eventi è il nostro brodo di coltura, mia carissima.

Nasciamo dal caos di incontri e matrimoni conseguenti e madre natura impiega migliaia di spermatozoi – ciascuno con un suo diverso destino in nuce, ma uno solo trafigge l’uovo fatale- ed eccoci qua, belli o brutti, intelligenti o idioti e il resto degli accadimenti della nostra vita – come ci richiama W. Allen – è ‘rumore e furore che non significa nulla’.

L’ordine che tentiamo di imporre a quanto ci accade intorno- noi semidei imparaticci e ridicoli faust che mal maneggiamo alambicchi e provette- è sogno presto dimenticato nei tristi risvegli, perciò abituiamoci a galleggiare nel brodo di coltura caotico delle nostre nascite e, tutt’al più, impariamo a nuotare.

Quanto alle violenze, chi sono i mitici ‘black bloc’, terrore dei poliziotti male addestrati a gestire l’ordine pubblico e presto preda del panico e pronti a impugnare la pistola d’ordinanza facendo il loro gioco di farci scappare il morto’? Leggendari guerrieri internazionalisti? Professionisti della distruzione, angeli neri del nostro scontento?

O invenzioni mediatiche e/o dei funzionari di polizia create ad arte per giustificare le contro-violenze di coloro che mai hanno imparato a gestire ‘democraticamente’ l’ordine pubblico e calpestano con rabbia e disprezzo i corpi dei ragazzi a terra? Avremmo bisogno di un bravo giornalista capace di approfondite inchieste per rispondere o di uno scrittore che ci disegnasse il ritratto di un black bloc metropolitano e ce lo rendesse umano e ce lo faccia riconoscere – come fece Bacchelli con Bakunin e gli altri anarchici.

In mancanza di bravi scrittori e giornalisti accontentiamoci di sapere che la violenza può essere creativa – in certuni contesti – e sa generare dei contro-accadimenti capaci di modificare un quadro politico già precario e corrotto di suo.
Non dimentichiamo che in antico si divinizzavano figure come Marte, o la dea Kali, tanto era il rispetto e il timore che incuteva la violenza nel suo annunciarsi e dispiegarsi.
Perciò mettiamola così: ‘il futuro è nelle mani degli dei’. La situazione è, quindi, eccellente.
Un bacio.

cercasi rivoluzionari disperatamente

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Dobbiamo rassegnarci a osservare il buco nero delle democrazie come studiosi impotenti a intervenire nel processo di de-generazione e fermarlo e riavviarlo nel suo originario progetto nobile di ‘governo di popolo’ e istituzioni di garanzia che lo veicolano sugli appositi binari.

 

Quanto sta avvenendo in Italia e altrove al livello dei governi che non governano e delle piazze che rumoreggiano ed esplodono ci racconta di ‘comitati di affari’ che gestiscono impunemente i loro maneggi truffaldini a danno di una democrazia che dovrebbe essere regolata ed equilibrata nei suoi pesi e contrappesi e di ceti sociali impoveriti e privi di futuro incapaci di esprimere un progetto rivoluzionario – e le piazze si riempiono, è ben vero, ma le fantasiose invenzioni dell’andare sui tetti e sulle gru ad esibire e dare risalto mediatico alle proteste appaiono spettacolo privo di un finale degno del dramma che si rappresenta.

 

Ben diversamente avveniva nella seconda metà dell’Ottocento, – secolo di incubazioni rivoluzionarie e sommovimenti di popolo guidati e sapientemente organizzati da gruppi di intellettuali che fornivano la testa e progetti e obbiettivi e idealità a quei corpi di folle altrimenti incapaci di marciare contro il ‘palazzo d’inverno’ e gridare ‘tutto il potere ai soviet’ pensandoli quali luoghi di una futura giustizia sociale.

 

E’ il trionfo della rabbia quello che osserviamo muoversi confuso dentro al buco nero delle sedicenti ‘democrazie’ dei comitati d’affari e produce solo rumore e clamore ma non un solo progetto di ‘attacco al cuore dello stato’ come avvenne per le nostre brigate rosse – e sbagliarono la diagnosi e la prognosi di conseguenza e scontarono un isolamento che le condusse a sconfitta e furono gli ultimi ‘eroi’ di una rivoluzione impossibile e tuttavia pensata al modo dell’Ottocento e non a caso i riferimenti ideali erano Marx ed Engels e Lenin e Mao tse tung e i manuali di riferimento erano quelli dei rivoluzionari russi vittoriosi.

 

Ma l’acqua della Storia è passata sotto i ponti inesorabile e il crollo dei comunismi e le cattive prove che hanno dato di sé hanno sfiduciato tutti gli epigoni che si sono provati a resuscitarlo dalle sue ceneri pensandolo araba fenice e oggi osserviamo le rivolte sulle piazze condotte per mano da un ectoplasma che chiamiamo ‘rabbia’, ma non porta da nessuna parte e, di certo, la soluzione non è quella interna al ‘palazzo’ con un terzo polo che fa la sua incerta apparizione sull’orizzonte della democrazia possibile futura, ma è solo il fronte (vecchio e ridicolo nei suoi noti esponenti maneggioni da sempre) di altri e diversi ‘comitati d’affari’ – sicuramente meno osceni ed arraffoni e criminali di quelli odierni del berlusconismo in agonia e tuttavia ‘comitati d’affari’ che nulla hanno a che spartire con un sincero ed equilibrato sentire democratico capace di redistribuire equamente la ricchezza e garantire un futuro di sviluppo economico.

 

Cercasi rivoluzionari (aggiornati) disperatamente o, in alternativa, un credibile e forte ‘nuovo progetto democratico’ capace di fermare la distruttiva rotazione gravitazionale del buco nero in cui siamo andati a finire.