Archivio mensile:ottobre 2010

l’ufficio di collocamento

C’è ancora chi lo chiama ‘gossip’ ma basterebbe esportare il caso Berlusconi-Ruby in Francia, Germania o dovunque vogliate per ottenere quello specchio di comportamenti pubblici di livello medio che dicono il nostro presidente del consiglio impresentabile macchietta ridicola nel consesso internazionale e perciò questione eminentemente politica.
Andate a leggervi il fondo di Gramellini sulla stampa – giusto per averne un’idea e ridere a denti stretti.
Gossip è chiacchiericcio sciocco, da ‘Eva 2000’ e negozio di parrucchiere, ma le cronache che vengono da Arcore e Palazzo Grazioli e villa Certosa ci raccontano di un puttanaio-Italia fitto di lenoni e prostitute che nella persona del presidente del consiglio hanno trovato un intero ufficio di collocamento e l’ultima in ordine di tempo – dopo le ministre ex veline e ‘da sposare’ (Berlusconi dixit versus la Carfagna)- è la sua ‘igienista dentale’ e, detta così, viene il sospetto che il satrapo nostro nazionale non sappia nemmeno pulirsi i denti collo spazzolino e il colluttorio, ma intanto la bella ‘igienista’ siede nel consiglio regionale della lombardia, nientemeno,  e  neanche la soddisfazione che l’igiene dentale la vada a insegnare negli asili-nido – che almeno se ne avrebbe una ricaduta sociale del denaro pubblico che si spende per mantenerla in quel posto.
E chissà dove siederebbe la sua ‘massaggiatrice’ personale – se ne esiste una, ma il sospetto è che ne cambi una a sera, ad Arcore o a palazzo, e facciano a gara, la schiera di belle donne e il suo harem di veline e conduttrici televisive, a ‘ripassargliela’ al modo delle tailandesi – e deve essere verbo comune nell’entourage del premier ‘dare una ripassata a Francesca’ come ci faceva ascoltare il bravo Bertolaso nelle indimenticabili intercettazioni ultime scorse.
E’ un ‘caso politico’ e non gossip l’aver trasformato questo paese in un puttanaio – col di più di ritrovarci le sue preferite sedute in parlamento o nei consigli provinciali e regionali a carico del pubblico erario.
E’ un caso politico l’aver ridotto una malandata democrazia europea al rango di una satrapia mediterranea ‘bungabunga’ – come pare si rida in Libia, Marocco, Egitto per dire dei vizietti privati dei dittatori locali e inamovibili capi di governo.
E massimamente politico è il caso dell’aver interrotto un riconoscimento di polizia in una questura col più classico dei vituperati clichè italici :’Lei non sa chi sono io!’
Ed era il presidente del consiglio dei ministri che si spendeva in una azione di ‘bontà’ (lui aiuta chi è nel bisogno; si passino parola i vari clandestini in gravi difficoltà colle questure) e raccontando, per meglio convincere gli allibiti agenti in servizio, che quella tale con la bocca rossa e splendidamente carnosa e viso da vamp era, nientepopodimeno, che una nipote di Hosni Mubarak. Magari alla lontana.
E lo chiamano ‘gossip’.

odio e odiosità

Anche l’odio contro l’ingiustizia stravolge il viso e fa rauca la voce, recita una bella poesia di B.Brecht (A coloro che verranno) e non vi è dubbio che molto di ingiusto e di falso, odiosamente falso, abbiano espresso, continuino a esprimere ed esprimeranno questi nostri tempi infami.
E che i nostri visi si mostreranno – come già si sono dimostrati ampiamente – ‘stravolti’ e rauca la voce per l’ira.

Iterare la menzogna politica e dirla ‘professionalmente’ in video e in voce era uno dei compiti squalificanti, avvilenti, mortificanti la sua piccola anima quotidianamente, di Daniele Capezzone e l’ira montava di fronte a quelle sue frasette cretine, alle veline concordate cogli altri portavoce e recitate col faccino da bravo ragazzo diligente e capace di dire l’infame poesiola fino alla fine senza impaperarsi.

Forse hanno ragione i commentatori a dire che un pugno in faccia non si fa, non si deve dare, ma è indubbio che quel desso una ‘faccia da schiaffi’ ce l’ha: perfetta, rosea, tonda – e una voce da ‘tre palle un soldo’ come quella del suo patron politico; una voce allenata da anni alla menzogna politica spudorata e ‘da ricacciargliela in gola’.

E’ vero che bisogna sapersi controllare e contenere la rabbia quando monta di fronte a tanto marciume politico sfrontatamente esibito nei video e sui giornali, ma perfino Cicero sbottava in Senato : ‘Usque tandem, Capezzina, abutere patientia nostra!?’ (o era Catilina?)

sol chi non lascia eredità di affetti….

costellazioni familiari

 

Sarà perchè cadono le foglie che il mondo dei morti si appressa ai viventi e i cimiteri si ri-animano e ci sentiamo partecipi di un destino comune: il lasciare il posto alle generazioni che seguono e promettono un destino migliore a quell’accozzaglia tragica di rissosi e opposti di fedi che siamo e ci fregiamo di essere ‘umanità’ con un comune destino di ‘magnifiche sorti e progressive’ ?

 

Non ho mai amato i cimiteri e quel verso del Foscolo ‘ sol chi non lascia eredità di affetti poca gioia ha dell’urna’ mi inorridiva perchè nessuna gioia bensì il dolore del nulla che paventiamo e ci angoscia è contenuto nell’urna cineraria e nella repentina scomparsa dei corpi nostri e anime dalla disgraziata crosta che ci ospita.

 

Perciò tra le tombe dei cimiteri ci cammino veloce, e la massa dei ‘più’ che giacciono con quelle loro espressioni improbabili definite nelle foto mi spaventa e mi chiedo quanto sarà affollata la valle di Giosafatte e mi coglie uno schizofrenico riso interiore se penso alla battuta del nostro miglior comico che si finge il Pancreatore e grida colle mani a imbuto sulla bocca : ‘Ferrara (Giuliano), spostati! che  là ci devo mettere i cinesi!’

 

Mia suocera mi guarda con un sorriso dolce e rassegnato. E’ morta da poco più di un anno e la tomba è ancora in disordine. Gliel’ho fatta io quella foto e la mostra monda dell’atroce dolore lungo tre anni che ha torturato la sua agonia. Abbiamo bisogno di dimenticare il dolore e la sua atrocità.

 

Era una roccia quella donna. Ha seppellito tutti i suoi fratelli e al funerale, mi dicono, c’era una folla che si ricordava ancora della tragedia che l’aveva colpita quando in pancia aveva l’ultima sua figlia, mia moglie: un’automobile impazzita, guidata da un ubriaco, falciò suo marito di ritorno da un imbarco ed erano entrambi profughi da pochi anni – istriani che si erano costruiti una casa e una vita migliore senza troppo ricorrere agli aiuti che lo stato italiano volle per i suoi concittadini che scapparono dalle foibe e dal comunismo titino che prometteva miseria.

 

Negli ultimi anni che abbiamo passato insieme mi chiedeva spesso di armare la sedia a rotelle e di condurla qui, nel regno silenzioso dei morti che la chiamavano con sempre maggiore insistenza.

Si riconosceva di più in quei visi fermi delle foto di persone di cui mi raccontava tutto che nelle facce dei vivi che le passavano accanto e non erano più il suo mondo favoloso in cui la sua mente sempre la riconduceva.

 

Non era persona di facile convivenza, forse nessuno lo è, ma abbiamo mangiato e chiacchierato e riso insieme tante di quelle volte da scriverci un libro e l’estremo saluto e un volatile pensiero di commiato erano d’obbligo – come quello che finalmente mi decisi a dire a mio padre dopo quindici anni di assenza dalla sua tomba e neanche al suo, di funerale, avevo voluto partecipare.

gli imbecilli del cavaliere

22ott2010 Il Cavaliere e gli imbecilli (di marco bracconi)

Nella intervista alla Faz Silvio Berlusconi svela un retroscena che ai più, in queste settimane, era sfuggito: “Il Lodo Alfano? Io non l’ho mai chiesto”.

Davanti a questa frase una parte consistente degli italiani – e credo perfino dei lettori tedeschi – avrà l’impulso immediato di sbellicarsi dalle risa. E invece c’è poco da ridere. Perché la frase del Cavaliere, dietro la sua palese assurdità, dimostra tre cose.

Primo: Silvio Berlusconi, capo del governo italiano, considera i suoi concittadini degli imbecilli.

Secondo: tanti dei suddetti concittadini continuano a farsi trattare da imbecilli senza fiatare.

Terzo: tutti quelli che invece trasecolano per l’assurdità proferita dal premier penseranno una volta di più che i milioni che lo votano sono imbecilli.

E questo non solo fa malissimo all’Italia, ma non è neanche vero.

p.s.
Che sia vero? Che, beccati col cerino in mano e una tanica di benzina aperta e con lo stoppino di fuori, ci hanno soffiato su in fretta-in fretta e l’hanno fatto cadere a terra e calpestato e coperto di foglie e terra fingendo di zufolare una qualsiasi melodia? E, interrogati su cosa contiene quella tanica, rispondono in coro, uno via l’altro: Pinot grigio!’, – dato il colore paglierino ma vagamente rosato del liquido contenuto.

Gli ‘uomini (e le donne) della libertà’ di cui al partito di riferimento se stanno ignudi in miserevole fila a rimirarsi gli osceni piselli e le patonze e le orribili panze e le miserevoli crepe di cellulite sulle cosce e sui glutei, vergognosi/e di quella loro improvvisa nudità e c’é chi unisce le mani a nascondere le vergogne, chi prova con una gialla foglia di platano ed è bastata una dichiarazione piccola-piccola di Napolitano sul fatto che una persona onesta e dabbene non ha bisogno di ‘scudi’ speciali e ‘lodi’ più o meno costituzionali per metterli tutti in riga e dirli vergognosi e più nudi del re a cui tuttora reggono… (che gli reggono se il loro re è nudo peggio di un verme? I regali, satrapici ‘cosi’ mollicci e schifosi?)

Silvio Berlusconi, colto colle mani sulla refurtiva politica, lascia il sacco del denaro rubato nelle mani del povero Alfano, suo servo sciocco, e del Ghedini-fido consulente per le leggi buone a evitargli ogni processo (passato, presente e futuro) e rilascia una dichiarazione giurata a un giornalista tedesco per dire che lui non ha mai pensato a una legge ad personam – mai, lo giuro sui miei figli- e siamo noi maliziosi comunisti ad aver pensato male, ad aver calunniato quell’onest’uomo e i suoi sodali, i suoi servi fedeli, i suoi tragico-ridicoli laudatores nei forum de ‘menomalechesilvioc’è’.

E adesso, pover’uomo? Che farà il re nudo di fronte a tanto scempio di regalità coi ragazzini che gli corrono intorno coglionandolo: ‘Il re è nudo! Il re è nudo!’ ?
Rovescerà il tavolo? Invocherà le elezioni subito? Chiamerà a raccolta i suoi soldati inebetiti da tanta malvagità che li circonda, da tanti giudici comunisti e comunisti tout-court che lo vogliono in tribunale a difendersi dalle imputazioni come un comune cittadino? Che onta, o Grande sire di denari! Quale incancellabile offesa alla sua maestà!

nomen omen (lo strano mondo dei forum)

Schiacciare perché? C’è un riconoscimento nel nick.name che scegliamo, una qualche identificazione – perché vogliamo distinguerci ed essere riconosciuti, malgrado l’anonimato, e se uno si firma ‘il vandalo’ é chiaro che vuole essere identificato con quel popolo che non lasciava un filo d’erba residuo dove passava; e se io mi firmo Chiarafede é perché voglio sottolineare una fede chiara, un convincimento preciso e mi stupivo di quel tale, il beneamato Indrom (il noto giornalista di riferimento si rivolta ancora nella tomba per l’orribile abuso), che mi tacciava di essere ‘fido’ e non mi davo ragione di quel suo perseguirmi stupido e di quella sua pervicace opposizione a tutto quanto gli puzzasse di ‘intellettuale’.

Tant’é. Questo é quel mondo e il mondo di Internet e, nella sottospecie, dei forum passerà alla storia, forse, come quel luogo dell’umana turpitudine dove si poteva dire ciò che si voleva impunemente e al riparo da ogni intelligenza comprensibile e logica intelligibile.
E, quando si arriva al condiviso ‘non caghiamoci’, mi torna a mente quel b-movie poco noto in cui Clint Eastwood, provocato dal criminale di turno in un saloon (le fondine delle pistole in bella evidenza), rispondeva : ‘Le opinioni sono come il bu.. del c..o: ognuno ha il suo.’

E se uno si firma ‘schiacciagiada’, c’è da chiedersi perché voglia frantumare quel prezioso minerale molto amato in oriente e in occidente per le pregiate rilucenze.
Magari la giada minerale non c’entra niente e, più probabilmente, c’entra una Giada incontrata in un forum che quel desso intendeva rabbiosamente schiacciare, chissà perché.

Forse perché lo ‘schiacciare’ é la sua cifra stilistica, il suo abisso mentale, la sua Geenna e suburra, e ben risponde alla boria del soggetto in questione e l’aggressività verso gli opposti di fede e appartenenza politica é la sola ragione del plauso che ottiene nel forum du appartenenza e su questo scoglio gigantesco e infantile sentire si è frantumato il fragilissimo assunto iniziale che un forum servisse a ‘confrontare’ le opinioni – ma era, invece, un confronto di antipatie e idiosincrasie personali che la politica esaltava al suo grado massimo e la ‘civiltà del confronto’ ha lasciato il posto alla amarezze e alle incomprensioni radicali e c’é una persona che stimo, rimasta impigliata nella rete delle vicendevoli incomprensioni, che continua a evidenziare l’amarezza per ‘il silenzio degli amici’, ma resto sorpreso del fatto che si sia scelto per ‘amici’ dialoganti personaggi di stranissima fede politica e cattivissima dottrina e comportamento elettorale che ci spacciano un Barabba notorio per ‘statista’.

Strano mondo, quello dei forum. Strane persone. Strano ostinato permanere in lidi fetenziali malgrado le evidenze e le repulsioni dell’olfatto.

uscire a riveder le stelle

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Il mondo tutto intesse una creatività illimitata e basta uno sguardo anche distratto al mondo dell’arte o a quello delle quotidiane applicazioni e nuove invenzioni della tecnica per averne contezza.

Gli astronauti che vanno in orbita a riparare o integrare di nuovi circuiti il telescopio spaziale Hubble (che ci dà immensa gioia colle sue rivelazioni di affascinanti nebulose e galassie a spirale e lune di Giove indefessamente orbitanti nel silenzio cosmico) ne sono l’apice e il meraviglioso vertice – la traduzione tecnologica dei medievali versi ‘..e quindi uscimmo a riveder le stelle.’- ma, nello stesso palazzo veneziano che ospita la mostra sul telescopio spaziale (l’istituto veneto delle arti e delle scienze in campo s. Stefano), possiamo osservare una mostra che illustra un altro campo di applicazione dell’umana creatività ed è quella di un prestigioso istituto della capitale francese che ai suoi migliori studenti ha prestato il palcoscenico internazionale di Venezia per dimostrare di quante diverse forme e arti diverse possa fregiarsi la creatività di ognuno e tutti.

 

E dispiace vedere i locali vuoti a fronte di tanta magnifica offerta culturale e vi si mostrano film d’animazione di tale professionalità e bravura e brillante inventività che solo trent’anni fa avrebbero fatto gridare al miracolo della scienza e della tecnica, ma oggi si proiettano a sala vuota, privi dell’attenzione che ne premierebbe i giovanissimi autori e li riconosca artisti futuri di prima grandezza.

E, per contro, osserviamo che ‘l’arte della politica’ si mostra come il luogo della polis che raccoglie tutto il peggio e l’infame e lo schifo del vuoto di fantasia e del malaffare al potere e, invece di sovvenzionare -come si deve- le migliori scuole e i migliori studenti e i talenti della ricerca artistica e scientifica si tagliano i fondi e li si dirotta verso il Ministero della difesa per le guerre insensate e gli armamenti assassini.

La mostra su Hubble e le meravigliose galassie e le stelle fredde e caldissime e le nebulae lattiginose ci raccontano il silenzio stupito del futuro che non vedremo perchè ancora ci aggiriamo nei gironi infernali di un presente asfittico e siamo ben lontani dall’uscire ‘a riveder le stelle’.

anni di piombo, hutu e tutsi

Abbiamo vissuto un tempo di ‘buonismo’ condiviso. Non è stato un secolo fa. Erano gli anni della democrazia cristiana e se è vero che in quegli anni si sono consumate le stragi impunite di piazza della Loggia a Brescia e della banca dell’Agricoltura a Milano col corollario di Pinelli ‘suicidato’ in questura e la caccia alle streghe versus gli anarchici e i ‘comunisti’ in genere è anche vero che le canzoni che si cantavano avevano spesso la rima in ‘cuore’ e ‘amore’ ed erano lacrimevoli, è ben vero, ma lasciavano respirare quel clima di ‘apaisement’ e di relativa rilassatezza che oggi rimpiangiamo.
Si scioperava un sacco, è ben vero, e gli autunni erano caldi per definizione e costume, ma il partito comunista fungeva da carta assorbente dei conflitti sociali e coltivava un’arcaica ‘coscienza di classe’ e ne aveva il ritorno di una ‘via italiana’ riconosciuta e in qualche modo rispettata.
Poi la bomba scoppiò e Moro rannicchiato dentro alla Renault 4 in via Fani ne fu il detonatore e cominciarono gli ‘anni di piombo’ e confluirono negli anni di merda della ‘Milano da bere’ finiti, come è noto, nelle fogne di Tangentopoli.
E da quelle fogne uscirono i ratti feriti e rabbiosi del berlusconismo di lotta e di s-governo e tutti gli orfani della balena bianca e del psi distrutto dalle imputazioni di corruzione e concussione si ritrovarono ricompattati e osannanti dietro alle bandiere di un sopravvissuto alle procure, tale silvio berlusconi, tycoon in carriera per merito delle ‘leggi ad hoc’ del suo amico craxi bettino, che levò alta la bandiera dei disonesti e dei malaffaristi in politica e ne ebbe il premio di milioni di topi pronti alla batracomiomachia in cui ci confrontiamo al presente, ma potrebbe presto sfociare in hutuetutsimachia.

Il mondo allora non era ancora rotto e l’argine a est dei clandestini futuri era costituito dal ‘muro’ di Berlino e i rotoli di filo spinato alle frontiere a cui avevamo fatto l’abitudine e i neri africani se ne stavano a casa loro a consumar miseria e guerre intestine e tribali e gli unici maledetti islamici in Europa erano i turchi di Germania, ma c’eravamo, in gran numero, anche noi italiani (c’ero anch’io, diciottenne, ad imparare le lingue) e gli spagnoli e gli jugoslavi, sul gradino più basso della scala sociale insieme ai turchi.

Quel buonismo ‘in sonno’ non c’é più. Ha lasciato il posto al gridare e insultare a viso aperto e verde di bile dei talk show ‘alla berlusconiana’ – per dire di quell’addestramento all’urlo che fanno i campioni della destra, i giornalisti al soldo, gli Sgarbi e tutti gli altri a libro paga del satrapo di s-governo negli studi mediaset per chiudere la bocca ai loro oppositori nel finto ‘confronto’ che lascia gli spettatori annichiliti e offesi e resta solo l’opzione dello spegnimento e l’augurio che un meteorite di piccolo calibro centri al più presto palazzo Grazioli all’ora di una cena con cento e più convitati ivi convenuti per l’omaggio rituale al beneamato leader.

Non c’è più il minimo tessuto di dialogo tra opposti in questo paese, nessuna via praticabile se non l’eliminazione radicale del cancro berlusconiano e delle sue metastasi che divorano la normalità democratica e la sostituiscono col plebiscito, il populismo, la secessione e la censura di ogni critica e semplice informazione giornalistica che racconti le malefatte della irresistibile ascesa di Silvio Berlusconi al potere e i metodi di s-governo della sua ‘cricca’ e della p3 indagate a Perugia.

La sola alternativa al prossimo scendere per le strade degli Hutu e Tutsi italici coi machete in mano è una legge elettorale diversa dall’attuale ‘porcellum’ e una legge sul ‘conflitto di interesse’ che impedisca a Berlusconi di ricandidarsi, ma non se ne vedono le condizioni al contorno e l’Italia dell’odio attizzato dal Barabba contro gli oppositori e i ‘metodi alla Boffo’ spacciati per giornalismo di inchiesta confermano le predizioni.

l’altrove che ci spetta di diritto

 

Vigliaccheria, paura, morte, ignoto. Sono parole forti e perciò si sono impresse nella mia retina stamattina, stampate su dei manifesti di colore scuro – una pubblicità progresso, forse, una campagna-stampa che ci incita a reagire, a non essere, per reazione, vigliacchi, impauriti, morti dentro e vaganti per l’ignoto dei nostri giorni.

 

Però io sono impaurito, fragile, sensibile a questa musica che ascolto ed è vento di emozioni, (il concerto 58 per pianoforte ed orchestra di Ludwig van Beethoven), e sospetto che le impressioni che ricevo e registro in memoria e nell’anima siano da attribuire a uno stato dell’animo malato di nostalgia: ricerca di emozioni lontane e non più riproducibili: chi sono stato in giovinezza e nell’età adulta e non sono più perché consegnato dall’irrimediabile correre del tempo al ‘de senectute’ che constato ogni giorno davanti allo specchio dove mi faccio la barba e l’immagine che vedo è affaticata, brutta a vedersi, avvilita dal ‘non possumus’ che è prerogativa di chi non ha accumulato denaro sufficiente a comprarsi ciò che l’età ti nega: bellezza, passione, vita.

 

Vivo in una prigione dell’anima e la contraddizione è che chi guarda quell’immagine nello specchio è persona viva, vitale, preda ancora di emozioni e passioni, un Dorian Gray che ha rispolverato il ritratto fatale e prova ribrezzo per la pena che il maledetto tempo ci commina: anima giovane e leggera, non tocca dalle croste e gli avvizzimenti del corpo che ci imprigiona, anima libera e ventosa che vortica come una tromba d’aria rabbiosa in una maledetta sacca del tempo presente e aspira all’altrove a cui ha diritto.

sedare la rivolta eventuale

 

Pare che il bravo Napolitano e il suo staff stiano seguendo con preoccupata attenzione le notizie che vengono da Torino relative al riconteggio delle schede elettorali. Che succederà se, com’è suo diritto e diritto della maggioranza dei cittadini che l’hanno votata, Mercedes Bresso chiederà la nomina a presidente di regione?

La preoccupazione del buon Napolitano si concentra su quel che va dicendo Bossi alle sue truppe padane: che non accetterà che un tribunale amministrativo vada contro la volontà del popolo. Sembra esilarante e/o stupida una tale affermazione dopo che il tribunale ha certificato che una maggioranza di elettori ha preferito Mercedes Bresso e che il primo conteggio ha collezionato errori o veri e propri brogli, ma chi della legalità e delle regole e delle istituzioni di garanzia ha fatto carne di porco nei comizi e nelle osterie della bassa padana delegittima l’organo di garanzia e di controllo e spara la sua colossale menzogna e il suo disprezzo delle regole e delle vere maggioranze sulle piazze chiamando alla rivolta i padani coi loro fucili. Hutu e Tutsi?

La domanda viene spontanea perchè a gestire il ministero degli interni è un fedelissimo dei rivoltosi e sediziosi e, malgrado il giuramento prestato di fedeltà alla repubblica e alla sua Costituzione e leggi e regolamenti, riesce difficile credere che le direttive che il Maroni impartirà agli uomini sotto il suo comando saranno di sedare la rivolta eventuale.

Situazione di fibrillazione istituzionale che, ancora una volta, mostra quanto siano fragili i frammenti di vera democrazia delle regole che riusciamo a collazionare e ricomporre dopo ogni sfuriata contro i giudici del principe dei sediziosi che si è comprato la politica coi soldi sporchi delle televisioni e delle evasioni e non esiterà a dar ragione al Bossi suo alleato e torto all’organo di controllo che ha certificato errori e/o brogli.

Vi è finalmente chiara, cari lettori, la ragione del mio insistere sulla vostra responsabilità civile e di infermieri di una democrazia malata e fragile quando siete convocati nei seggi elettorali per esprimere il vostro voto?

Non si votano i Barabba notori al governo della repubblica, non si votano i sediziosi e i secessionisti dichiarati, pena il vedere un Maroni-ministro degli interni inerte assistere a una nuova ‘marcia su Roma’ di padani coi fucili – come accade al Bossi di pensare con indosso l’abito di ministro di una repubblica che vuole affossare e bruciarne il tricolore.

metafore da pescatori di fiume

 

C”è un aspetto di stupidità nel comportamento della gens berlusconiana animata da ‘spirito di servizio’ anti democratico e che sembrano agire ‘più realisti del re’ – ma il gioco delle parti tra Ghedini-il-tollerante e Masi-l’incaponito li smaschera e basta riascoltare le intercettazioni che si volevano vietare con legge ad hoc tra Masi e il garante delle telecomunicazioni (di nomina berlusconiana lui pure) ed ecco sciorinato il volgare disegno censorio, il progetto perseguito a testa bassa e furia da bisonti di far fuori Santoro costi quel che costa per gli incassi pubblicitari dell’azienda.

 

C’è qualcosa di stupido, dicevamo, in quell’esporsi tracotante e privo ormai anche della foglia di fico dell’essere ‘direttore generale’ e plenipotenziario di un’azienda pubblica che dovrebbe competere con programmi di qualità con le reti mediaset rigurgitanti, invece, di soli programmi d’intrattenimento per beoti e nullafacenti.

 

Difficilmente Masi la spunterà contro Santoro e la richiesta di arbitrato avanzata da quest’ultimo consentirà la messa in onda della trasmissione e lo smacco non sarà privo di quelle conseguenze politiche che conseguono al rozzo e vergognoso tentativo di chiudere la bocca al maggiore competitore del dittatore mediatico con un ‘uso criminale’ dei servi sciocchi Masi e Minzolini – piazzati nei posto strategici per ridurre l’intera platea televisiva a ‘panem et circenses’ per il popolo bue disinformato e plaudente e grande finale a ‘tarallucci e vino’.

 

C’è un redde rationem per ogni cosa in questo nostro mondo complicato e pazzo e, forse, il processo è iniziato che vedrà Silvio Berlusconi impiccato (è una metafora, sciocchini) al palo della cuccagna televisiva che gli ha dato immensa fama e ricchezza fraudolenta (vedere il registro degli indagati della Procura di Roma).

 

Resta da vedere se sarà festa popolare con l’Appeso dei moderni tarocchi a prendersi in faccia le ‘tre palle un soldo’ degli italiani rinsaviti e restituiti al verbo democratico o pulp fiction – come quella che ricordiamo degli appesi a testa in giù al chiudersi della parabola criminale del fascismo.

 

Chi vivrà vedrà e, nell’attesa, statevene buoni sul bordo del fiume e lanciate sereni le vostre lenze.

 

I cadaveri gonfi e lividi di chi troppo osa sul fragile e minato terreno della democrazia vengono sempre a galla, prima o poi.