Archivio mensile:luglio 2010

i piedi d’argilla della statua

 

Forse non mette più conto di parlarne, ma la memoria torna a quei dibattiti infuocati e rabbiosi che vedevano i maledetti destri all’arrembaggio contro ‘la peggior sinistra’ e i suoi esponenti di basso profilo massacrati uno via l’altro – e veniva il dubbio che ci avessero avuto a che fare in qualche modo, ci fossero appartenuti e poi delusi per criticarla così dal di dentro e così ferocemente.

 

E invece era a causa di Visco-il Vampiro e il suo compare Padoa Schioppa che gli ‘mettevano le mani in tasca’ per via della lotta all’evasione.

 

Guardavano il fuscello di una ‘sinistra inesistente’ e confusa e inconcludente, incapace di grandi giri di orizzonte e pontificavano di valanghe di suoi elettori che erano andati a destra – come se fosse un transito naturale passare da sinistra a destra; come se non ci fossero in gioco valori assolutamente opposti e, semmai, il passaggio della lunga e reiterata delusione porta sulle sponde dell’astensione o della scheda bianca, mai e poi mai dentro la risacca schiumosa del berlusconismo più vieto e orribile e vedersi e udirsi: populista, cricca di malfattori, leggi ad personam per il capo degli inquisiti di ogni risma – e via elencando della immensa trave che sporge fuori dai loro destri occhi, e ogni volta che si girano di 45 gradi ne travolgono a decine.

 

Tronfi e arroganti, questi miserabili evasori da tre palle un soldo ci osteggiavano ad ogni critica legittima e motivata affermando, consoni al loro squallido campione di denari : ‘non si ribalta la volontà della maggioranza degli elettori!’ E in ballo, invece, c’era una, e dieci inchieste che mostravano il malaffare e la corruzione fatta governo – peggio delle disseccate fogne di Tangentopoli.

 

E, a voler ben rifare i conti e mettendoci dentro il trenta e più per cento degli astenuti e schifati si constatava facilmente che vera maggioranza di popolo non sono se non per quei vuoti conteggi di chi nell’urna c’è andato a sfogare i più bassi istinti del portafoglio e ha votato il peggior Barabba notorio della storia patria, rivendicando come un ‘diritto’ quello di eleggere un tale figuro tristo e becero e ridicolo alle più alte cariche dello stato – e di ‘democratico’ e ‘civile’ quei dessi non hanno proprio nulla perché le ‘regole fondative’ e le ‘istituzioni di garanzia’ e i ‘pesi e contrappesi’ che danno nervi e cartilagini e ossa a un democrazia degna di questo nome gli fanno venire l’orticaria.

 

Che dicono oggi quei cialtroni infami dell’odierno, fragoroso, sfregolarsi dei piedi d’argilla della loro statua barabbiana mille volte osannata e del prossimo vedere i sorci verdi della coalizione malavitosa Forza Italia-Lega: tutta tesa a garantire il ‘processo breve’ per il premier e i suoi mille indagati di lotta e di governo in cambio di un piatto di lenticchie ‘federalista’?

 

In quale puteolente meandro della loro mente asfittica correranno a rispolverare una dignità personale largamente spesa nelle suggestioni populistiche e dittatoriali delle leggi-bavaglio e la difesa a oltranza di un pluri inquisito da prima repubblica che si è comprato la loro scarsa coscienza di cattivi cittadini per sfuggire ai suoi giudici e ai processi?

 

 

 

 

entropia,neuroni,sinapsi

 

Non potremmo essere più diversi. L’entropia della materia che siamo e delle particelle che ci compongono ha figurazioni di straordinaria e infinita varietà e, nel suo manifestarsi più ‘alto’ (si fa per dire), nel gioco impazzito di neuroni e sinapsi, trova il suo diapason, l’insostenibile nota altissima del canto nostro corale.

 

Ma, ad ascoltare il concerto di notizie mattutine e a girare tra i forums del civile dibattere, l’impressione è che sia, invece, uno s-concerto: una somma di dissonanze e vere e proprie stonature e davvero il mistero di come si creano e si assestano nelle craniche scatole e logiche le opinioni di ognuno è miracolo di senso e dis-senso.

 

Leggo l’articolo di Mauro, su Repubblica, e lo trovo ben argomentato, ricco di riflessioni e predizioni condivisibili e sottolineature giustamente polemiche sull’operato del nostro satrapo nazionale finalmente giunto al capolinea (la speranza è alta e l’invocazione alla Provvidenza di agire e decidere finalmente della sua sorte finale non da meno), ma in un altro forum qualcuno trova lo stesso articolo ‘incommentabile’ – per dire di un totale dissenso e di un altro pianeta mentale dove le albe sono tramonti e le notti giorni. E, forse, se ci capitasse di mangiare insieme un piatto di patate al forno, quel tale se ne uscirebbe con ‘che saporiti questi fagioli!’ e si capisce che abitiamo pianeti diversi e usiamo lingue e figurazioni mentali da alieni in visita.

 

Hutu e Tutsi, era la mia metafora di un tempo non lontano, ma la battaglia finale a colpi di machete pare che non si combatterà e forse gli elettori e le elettrici daranno prova di saggezza e decreteranno un cambio di passo e il prossimo passaggio dalla satrapia a una democrazia guerreggiata, ma democrazia, finalmente! comunemente intesa come insieme di regole fondative e istituzioni di garanzia da rispettare e tenere più care della vita perché proiettate nel futuro dei figli e dei nipoti.

 

Buon agosto in panciolle, cari lettori/rici, ma ricordatevi di sbirciare, ogni tanto, e leggere pigramente sui giornali ‘veri’ , qualche buon commento di ‘politica’: quella alta, del buon giornalismo e dei giornalisti dalla schiena dritta – dopo tre lustri di marciume e servilismo dei ‘giornali di famiglia’ che diffamano e gettano fango sulle vite di chiunque dissenta dai voleri e diktat del miserabile satrapo che ci s-governa (ancora per poco, speriamo).

serpi e veleni

 

Tutto Bene? Passa gente in calle e, nel silenzio della prima mattina, ascolti questa domanda fuggevole che non vuol dire niente ma lo dice bene e da un’impressione di attenzione da parte di chi la riceve.

Tutto bene? Tutto bene, rispondi, e ti verrebbe da aggiungere ‘madama la marchesa’ perché niente va bene, in effetti, e tutto, nel mondo, funziona in modi orribili e sinistri e atroci e merdosissimi.

 

Per dire: è appena finita la rassegna stampa e la notizia-bomba è che anche i bloggers verranno costretti al silenzio attraverso quel meccanismo-capestro che è l’obbligo di rettifica con multe salatissime comminate ai gestori.

Come dire: consegneremo (con l’approvazione del decreto-intercettazioni che tale norma contiene) la libertà di espressione in Internet, l’ultima ridotta di libertà, al gioco asfittico e avvilente delle ingiunzioni in carta bollata degli avvocati – la categoria di persone che meglio incarna l’avvilimento delle cose della nostra vita che si accartocciano su se stesse, sulla menzogna pattuita e palese, sciacalli che addentano, ringhiando, le carogne quotidiane del nostro essere incapaci di verità e vera giustizia.

 

Tutto bene? No, niente va bene.

 

Perché, invece, ci sarà piena libertà da parte di un Sallusti (vice direttore de ‘Il giornale’ – la minuscola è d’obbligo) di affermare che le mene e le trame dei ‘quattro personaggi sfigati’ della p3′ sono normale espressione della ‘politica’, normali patteggiamenti di una politica che si fa negli studi e nelle abitazioni di chi si scambia favori e appalti e cerca l’appoggio di giudici compiacenti per favorire l’amico degli amici.

 

Scrive il Sallusti, penna intinta d’onore, fior di schiena dritta, che la vera ‘casta’ da additare al disprezzo della pubblica opinione è, invece, la magistratura, che non è un ‘ordinamento della repubblica’ con compiti e obblighi di fare applicare le leggi, bensì una casta vergognosa che si accanisce contro quei ‘4 pensionati sfigati’ e gli altri onest’uomini al servizio del ‘presidentissimo’, del novello ‘Cesare’.

 

E troverete, nei forums e nei blogs che visiterete, fior di galantuomini/donne i cui malati meccanismi mentali coincidono con quelli di un Sallusti o di un Feltri – gente che inneggia ai manganelli contro chi si oppone e la pensa diversamente, gente sinistra che il fascismo ce l’ha nel sangue e nel cuore, gente nera di antica bile rappresa e non capisci come faccia a restare in vita o che genere di vita sia – con tutto quel nero che gli attraversa il cuore e gli alveoli polmonari.

 

Gente che il nuovo fascismo di questo maledetto ducetto che ci governa lo sente come un solluchero, una gioia da anime morte, perché avvelenata dal silenzio degli innocenti che produce.

 

Sono serpi immonde che affondano i denti velenosi su tutto quanto si muove ed ha aspetto di libertà di opinioni-contro ed emana il profumo lieve di un sereno sentire democratico.

fratelli coltelli e senso delle cose

Torna il ‘senso’, l’ossessiva ricerca di un senso delle cose e delle storie. Perché ci capita questa o quella cosa che aborriamo eppure ci invischia, perché ci comportiamo in quel modo con chi ci è caro e con chi ci trascorre accanto.

Ho finalmente capito perché mi ostino a leggere (finire di leggere) ‘Ho qualcosa da dirti’ di Hanif Kureishi – un ‘paki’ londinese di genio che ci ha regalato racconti bellissimi e sceneggiature straordinarie.

E’ perché tutti i personaggi del romanzo sono alla ricerca di un senso delle cose che hanno fatto, – dei matrimoni naufragati, dei grandi amori finiti, del figlio che si comporta come uno zombie adolescente (non lo siamo stati un po’ tutti?) e che assume quel linguaggio idiota figliato dal rap e dalla multietnicità complessa e brutta e caotica che lo ha partorito.

Tutti, tutti, senza eccezione cercano un senso delle cose e delle vite, a partire dal protagonista che, addirittura, commette un delitto, ma poi si fa analista e ‘ascolta’ il rumore di fondo delle anime malate e si prova a spiegare e a ‘dare un senso’ consolatorio ( e solo perciò terapeutico) alle tragiche cose e sghimbesce che ci accadono e dicono le nostre storie storie di dolore e di normale follia quotidiana.

Ecco perché continuo a leggere questo romanzo che mi disturba nella sua enumerazione e descrizione particolareggiata di gente stramba e malata (praticamente l’intera città, ciascuno a suo modo) : perché si intreccia colla mia storia che di senso ne ha avuto poco ed oggi ne ha ancora meno; oggi che i nodi lontani di malate ‘costellazioni familiari’ vengono al pettine e descrivono la mia vita nella malattia degli addii e degli abbandoni – fino al finale che la chiuderà senza troppi rimpianti.

Cerchiamo di dare un senso alle cose perché siamo ‘sensibili’ e tutto quanto abbiamo sotto gli occhi ci appare insensato – a partire dalla politica e dai rapporti che intratteniamo con gente stramba e malata, id est i cittadini ‘berlusconiani’ che hanno voluto scrivere le pagine avvilenti e odiose di un lustro di storia italica; storia di straordinario malaffare e corruzione rivendicata come ‘il migliore dei sistemi’ di s-governo e malgoverno della repubblica.

Un senso alle cose, che è quanto dire, emuli di Goethe che esalava il suo ultimo respiro, ‘luce, fate luce’. Fateci capire perché tutto ciò che è accaduto è avvenuto in quel modo e non in un altro e i perché.

Non cesseremo di chiederc(v)elo e lo ripeteremo in coro anche nella valle di Giosafatte – quando, (se è vero che un Dio esiste ed è provvedente e ‘giusto’), ci sarà s-velato il senso del ‘male necessario’ che ha intessuto le nostre vite incrociate di presunti ‘fratelli’ in Cristo.

servette e tempi infausti

 

Siamo scampati a tempi tremendi, cari lettori/rici.

Ci pensavo nel corso di una ‘visita al castello’ – che una giovane e simpatica ‘guida’ in abiti da antica servetta ci mostrava stanze e mobili e tappezzerie ‘tudor’ e ‘seicento’ perché tutto l’arredo originale tre e quattrocentesco se l’erano venduto i proprietari uno via l’altro.

Per pagarsi i costi del restauro, hanno lasciato detto, – ma di una viennese, proprietaria di castelli per sfizio e diletto, si diceva che ‘facesse la bella vita’, beata lei, e il costo di quella sua vita ‘spericolata’ lo pagava con il ricavato della vendita degli arredi.

 

Tempi tremendi, dicevamo, perché nella sala delle torture ci mostravano gli strumenti della gogna e lo spezza-ossa e altre fantasiose macchine per far male, molto male, e costringere i poveri imputati (colpevoli o no) alla confessione. ‘Nel medioevo si riteneva che la tortura inducesse l’imputato a rivelare il vero’, raccontava la servetta con semplicità e chissà se aveva letto la ‘Storia della colonna infame’ del nostro Manzoni e il ‘Dei delitti e delle pene’, coevo, che ne sviluppava il filone umanistico.

 

E adiacente alla cappella c’era l’infermeria e la servetta-guida spiegava, con teatrale semplicità e sperimentata simpatia, che era annessa alla cappella perché i medicamenti e le arti mediche di allora non lasciavano scampo e tanto valeva prepararsi a una ‘santa morte’ con nelle orecchie le litanie e le giaculatorie e gli ‘oremus’ che introducevano alle delizie dell’altro mondo e, in ogni caso, mondavano dai peccati commessi.

 

E i contadini andavano lungo i fossi a battere le rive di notte perché i ‘signori’ non avessero disturbo durante il sonno, e se convolavi a nozze con la più bella figliola del villaggio si dava il caso che il signorotto te la preparasse alla bisogna senza l’indubbio fastidio di sverginarla. O tempora, o mores!

 

Però noi ci siamo scampati a quei tempi di intrighi e soprusi e abbiamo gettato i signorotti giù dagli spalti con le varie e diverse rivolte e rivoluzioni e tagliato le teste dei re e la medicina, se dio vuole, ha fatto passi da gigante (dicono) e le infermerie non sono più annesse alle sacristie e l’aldilà delle preci e delle litanie è tutto da reinventare e c’è chi testimonia di ‘una grande luce’ (una lampada da seimila watts pagata con l’eolico?) e chi di ‘una grande quiete e serenità’, – che è come dire la stessa menata degli avi con variazioni ‘new age’ e uguale sconforto di metafisiche incertezze.

 

Vabbè. Tutto questo avevo in animo di raccontarvi per dire che non sempre ‘si stava meglio quando si stava peggio’. Godetevi la vostra epoca, cari, ma tenete presente che ‘il peggio non è mai morto’ e, ad ogni buon conto, ‘estote parati’.

Potrebbe essere che, da qui a breve, si ripristini la tortura con decreto legge e annesso voto di fiducia per i reati commessi contro la privacy e per aver sostenuto a spada tratta la libertà di stampa, chissà.

 

I signorotti, a ben vedere, non si sono mai estinti e, con il beneplacito delle p2 e delle p3 regnano ancora, di riffa o di raffa.

 

 

certe musiche che ti smuovono i ricordi

 

Certe musiche ti smuovono i sedimenti della memoria e, se alla radio passano una canzone dai ritmi cretini di autori ed esecutori tailandesi, mi viene in mente il brutto hotel color melanzana di quel paese di confine con la Malesia (come diavolo si chiamava) dove una ragazzina dal ‘sorriso tailandese’ – per dire di uno stereotipo, ma anche di un etno-tipo e di quella forma mentis delle indulgenze turistiche che le giovani tailandesi vuole tutte massaggiatrici di un genere speciale) – si agitava e batteva i piedi e sembrava divertirsi con quelle sue nenie antiche con pretesa di ‘rock’ nazionale.

 

Fuggivamo da un viaggio-incubo in Malesia, io e mia moglie, e la stanchezza del fuggire era tale che non sindacammo l’aspetto dello stabile, né ci curammo della fauna maschile che lo riempiva – e la sera era un via-vai di prostitute giovanissime e quella musica stupida sul palco in testa al ristorante: ritmi cretini e agitare di braccia e spalle dei musicanti e della cantante da latte alle ginocchia, ma a chi importava?

 

Ecco come ti riduco un paese in una Sodoma ‘turistica’ internazionale: di isola in isola, sulle spiagge, era un’offerta continua, fastidiosa, di quei massaggi rudi che a provarne uno ti rialzi a pezzi e a Bangkok, nei quartieri della prostituzione, vedevi certe facce da trivio di idraulici tedeschi e ragionieri e geometri e commessi italiani ridere e scambiare battute sceme con ragazzine di dodici anni e mi veniva in mente la lingua di fuori di Fracchia-la-belva umana – e bastava aprire il portafoglio e tutta ‘l’umanità’ di quei rapporti trovava rapida e reciprocamente appagante risoluzione.

 

E a quei rappresentanti massimi dello squallore umano e ‘turistico’ che tutto riducono a escorts e ‘massaggiatrici’ gli avanza di dare dei ‘giacobini’ ( e invocare perfino ‘il rispetto della privacy’) a chi li indica quale immonda ‘feccia della terra’ – e dirli letame ambulante è offendere la funzione di concimazione che il letame svolge in natura ed è davvero un peccato che non  usi più distruggere col fuoco le varie e diverse Sodome del mondo colla vana speranza di cancellare tutto il male e l’abiezione di cui certi parti di buonadonna sono capaci.

 

Ma dove sono andati a finire certi Dei vendicativi e giustamente feroci col genere ‘umano’?

le ragioni di un eterno castigo

 

Vi sono passaggi della realtà squadernata sotto il ‘naso’ (è il caso di sottolinearlo) di chi legge che ci raccontano lo schifo, il vero e proprio ‘schifo’, e l’abiezione mentale in cui siamo precipitati e ci mostra l’Inferno in cui viviamo e che spacciamo per ‘normalità’ di un ‘vivere civile’, – vivere associati e dirci cittadini di una repubblica che definire ‘di infami’ non è più sufficiente a designare l’abisso di senso e il vero e proprio orrore del vivere assiepati in questo modo di un castigo che è proprio delle fantasie medievali di un girone infernale dantesco.

 

Mi riferisco al ‘civile dibattere’ – in un forum di cittadini – intorno alla frase estrapolata da un libro di Oliviero Beha, in cui si dà conto di quel che avvenne ‘nel lettone di Putin’ – e il ‘naso’ e il puzzo in questione è richiamato dalla frase che venne pronunciata da un ‘capo di governo’ di una nazione di infami: ‘pisciami addosso’: detta dal ributtante individuo in questione alla sua escort di turno.

 

E il coro dei destri sostenitori del puttaniere-satanico, commenta da par suo il fatto evocato e si affanna a sostenere che ‘si è violata la privacy’ – così schierandosi, come un sol uomo e più realisti del re, a favore della vergognosa legge-bavaglio – che perfino l’Onu stigmatizza e indica a vituperio e vergogna europea.

 

E se gli fanno notare che, intorno a Clinton e alla sua ninfetta inginocchiata sotto alla scrivania si è svolto un dibattito civile di proporzioni spaventose e sedute pubbliche al Senato della Repubblica in quella che è sempre citata come ‘la democrazia di riferimento’, quei dessi/e sollevano eccezioni e sostengono che in camera da letto si può far ciò che si vuole – e poco importa che su questo e su altri eventi di ordinario schifo morale (individuale e pubblico) si sia levata la voce dolente della legittima consorte, la schifata e avvilita Veronica, a denunciare ‘il sultano’ e la volgarità e l’orrore del suo comportamento pubblico e privato che designa i suoi cavalli-avvocati a ‘parlamentari’ (a far da cavalli da tiro per le sue leggi ad personam) e le sue ninfette atroci a ministri o sottosegretari della Repubblica.

 

Tutto ciò rammento e sottolineo per dire da quale fetido merdaio civile si levano le voci di un certo ‘civile dibattere’ e quale schifosa melma merdosa fa ormai da strame nelle menti di coloro che giustificano – ancora adesso! che, uno a uno, i malfattori della cricca del suo governo cadono uno dopo l’altro su questioni di furti, di appalti truccati, di favori e ruberie – e la mente allibita va ai tempi in cui Andreotti andava a messa tutti i santi giorni e Alcide De Gasperi si mostrava più laico di un Rutelli ai tempi del Giubileo e davvero ‘il peggio non è mai morto’ e quei vergognosi figuri/e di un ‘civile dibattere’ sono peggiori di quelle anime dannate che si levavano dalla infernale melma merdosa per raccontare al viaggiatore dell’Oltretomba le ragioni del loro eterno castigo.

l’evidenza della malafede

“Tempo fa un borghese Piccolo Piccolo che fu addirittura sceneggiatore del Caimano di Moretti ha severamente ammonito sull’Unità il popolo della sinistra a diffidare di chi non è di sinistra, in particolare del sottoscritto: io avrei l’“ossessione professionale dei processi, in particolare quelli di Berlusconi”, e per giunta oso talvolta “deriderlo” chiamandolo financo “Al Tappone” e impedisco così alla sinistra di combatterlo e sconfiggerlo “politicamente”. Alla larga, dunque. Se fosse un caso isolato, transeat. Ma sono sedici anni che plotoni di teste fini della sinistra raccomandano di lasciar perdere il Berlusconi imputato (“giustizialismo e antiberlusconismo fanno il gioco di Berlusconi”) per concentrarsi sul B. politico, magari “di destra”. Evidentemente sono convinti che esista un B. politico, e – le risate – che B. sia di destra. Montanelli, che conosceva bene B. e soprattutto conosceva bene la destra, disse un giorno che “Berlusconi non ha idee: ha solo interessi”. Interessi giudiziari e finanziari, appunto, che poi sono le ragioni sociali della sua “discesa in campo” e della sua permanenza in politica. Ora che sta crollando tutto proprio per i processi a B. e ai suoi cari (non certo per l’opposizione inesistente del centrosinistra inesistente al B. politico inesistente), sarei curioso di conoscere l’illuminato parere di questo trust di cervelli che da sedici anni finge di non vedere il movente giudiziario, anzi antigiudiziario, della carriera politica di B. Purtroppo è una curiosità vana, perché lorsignori ora tacciono, per non dover ammettere di aver preso (e fatto prendere a un sacco di gente) una leggendaria cantonata.

Fa eccezione Polito El Drito che, alla nomina di Brancher a ministro di Nonsisachè per sottrarlo al processo, è caduto dal pero e s’è domandato sul Riformatorio “dove ho sbagliato?”, confessando di “aver passato buona parte dell’età adulta a sostenere che il berlusconismo non è un fenomeno criminale ma politico” e “non va demonizzato”. Meglio tardi che mai. Per il resto, è avvincente lo spettacolo di questi professionisti dell’abbaglio che continuano a spaccare il capello in quattro pur di non ammettere di non aver capito una mazza. In questi giorni sono scatenati nel chiedere, dopo quelle di Scajola e Brancher, le dimissioni di Verdini e – i più coraggiosi – di Dell’Utri (e solo dopo che le han chieste i terribili finiani). Come se, mondato da quelle presenze ingombranti, l’entourage di B. diventasse il coro dell’Antoniano. Come se, asportando qualche cucchiaino di sterco, la Cloaca delle Libertà diventasse un campo di gigli profumati. Forza ragazzi, ancora uno sforzo. Provate a rispondere a qualche domandina semplice semplice. Chi stava nella P2 assieme a Carboni? Chi ha comprato la villa in Sardegna di Carboni? Chi era socio di Carboni nella mega-speculazione di Olbia2? Chi è stato gomito a gomito per 40 anni con Dell’Utri, appena giudicato mafioso dalla Corte d’Appello di Palermo? Per conto di chi pagava le tangenti Brancher? Per conto di chi Previti comprava giudici e sentenze a Roma?

Chi ha imposto Verdini coordinatore del Pdl? Chi ha nominato sottosegretario Cosentino e chi l’ha difeso finora, nonostante il mandato di cattura per camorra, anzi proprio per questo? Qual è l’imputato eccellente milanese che aveva interesse alla nomina di un giudice amico della P3 a presidente della Corte d’Appello di Milano? Per conto di chi la P3 dei Carboni, Verdini e Dell’Utri tentava di pilotare la sentenza della Consulta sul lodo Al Fano e una causa fiscale della Mondadori? Chi è l’utilizzatore finale di minorenni che fu coperto da un altro membro della P3, quel Martino che l’estate scorsa giurò di aver assistito all’incontro fra il papi e il padre di Noemi davanti a Craxi all’hotel Raphael? Vi do un aiutino, anzi due. Le risposte non riguardano mai vicende politiche, ma giudiziarie. E ricominciano tutte per B. e finiscono tutte in “oni”. E fanno tutte rima – parlando con pardon – con dimissioni.

Fonte: Il Fatto Quotidiano del 14 luglio, in edicola “

le maschere dell’eterno dolore

 

Un po’ mi mancano. I giudizi dei destri, intendo.

Chissà che pensano di questa ‘deriva giustizialista’ – come la chiama il loro campione di denari sceso in politica per fermarla ed è, invece, travolto dalle inchieste sulla cricca di governo un giorno si e l’altro pure.

Al punto da indurlo a un gesto estremo, a un’apparizione televisiva, chissà, sullo stile del ‘caudillo’ che si rivolge al suo ‘popolo’ di partite iva ed evasori notori per chiamarli a raccolta -ancora una volta!- e denunciare i ‘giudici comunisti’ : quelli che Il Carbone, il Verdini e gli altri non hanno saputo/potuto corrompere e piegare a più ragionevoli ‘compromessi’ di potere e poltrone.

 

Eppure ha fatto di tutto, il Cavaliere, per distogliere l’attenzione dei cittadini attenti e onesti dalla sua compagine di malaffaristi e piduisti e semplici ladri di polli sotto veste di costruttori edili appaltanti e appaltatori di G8 e grandi opere.

Tutto sembra franare sotto il sedere di pietra di questo ducetto piduista che grida contro la Corte Costituzionale che gli affosserà i lodi Alfano sotto qualunque veste e contro il presidente della repubblica che gli rimanderà in parlamento la legge sulle intercettazione che anche l’Onu ci boccia.

 

E tuttavia il mistero di cosa avviene nelle celle neuronali di queste strane ‘persone’ che chiamiamo ‘i destri’ non cessa di stupire e possiamo star certi che, interrogati, invece di rispondere a tono e con argomenti cogenti, faranno rapidissima inversione a ‘u’ rispondendo: ‘e D’Alema con la sua barca, allora?’ ‘e Fassino che si chiedeva se abbiamo una banca?’

E, naturalmente cadono le braccia e anche qualcosa di sotto perché quella è gente che vive di ritorsioni mentali e ritrazioni e, se gli dici, che : ‘ci avete rifilato un Barabba notorio, il peggiore, al governo della repubblica’, si trincerano dietro il dito medio del ‘meglio lui di Visco e coloro che ci tassavano e lottavano contro l’evasione’.

 

E se gli ricordi che la pressione fiscale è salita ancora sotto il governo Berlusconi e, in aggiunta, godiamo di molto minori servizi sociali grazie ai tagli alla spesa pubblica fanno spallucce.

‘Me ne frego’ era lo slogans del regime fascista. E non molto diverso è il loro atteggiamento mentale.

 

Si sa: la ‘politica’ alta, quella dei cittadini che vogliono istituzioni di garanzia forti e libertà di stampa per denunciare il malaffare di governo non è il loro forte e la coerenza e la capacità di argomentare e ‘stare sul topic’ ancora meno.

 

Beh, dito medio per dito medio, alziamo tutti in coro il nostro e incoraggiamoli di gran cuore: ‘affanculo, carissimi elettori berlusconiani delle nostre esauste beole’. Che l’inferno vi inghiotta e non restituisca che le vostre maschere di eterno dolore.

di chi calma i bollenti spiriti

Uscivo da un palazzo veneziano, ieri sera, una calda ma bella milonga sotto le stelle e nel salone avevano allestito il classico schermo gigante per la finalissima del mondiale di calcio. Erano le 23 e 45 circa e nel giro delle calli era silenzio e solo l’urlo festante di tre ragazzine con indosso la maglietta della formazione spagnola si levava fastidioso nel silenzio.
‘Soy espagnola!’ gridavano ritmando in canto la loro fiera dichiarazione – incuranti delle secchiate d’acqua che possono scendere improvvise dalle finestre aperte e le notti insonni per la grande afa.

Una rivendicazione nazionalistica, la loro, buffa e curiosa perché legata all’effimero di 11 baldi giovini che corrono a perdifiato coll’intento di mettere in rete una palla che si contendono aspramente con la formazione avversaria.
I Maya erano più seri nei loro giochi con la palla e la leggenda vuole che il capitano della squadra che perdeva (o l’intera squadra) venisse sacrificato agli dei crudeli che esigevano il sangue umano perché la terra fosse feconda e scendessero le piogge a irrorarla.

Che vuol dire : ‘Sono spagnolo!’ (o italiano, danese, olandese, belga)? Un’evidenza di popolo con una lingua, una cultura condivisa, un territorio, un governo, una politica comuni?
Però quei popoli sono divisi in destra e sinistra e centro e in certune occasioni storiche si combattono ferocemente, com’ è successo nel secolo appena scorso in Spagna – e i morti della guerra civile furono centinaia di migliaia e i fascismi e i nazionalismi in quella terra martoriata fecero le loro prove generali prima di scatenare i fulmini della nube nerissima della seconda guerra mondiale.

Basta davvero così poco per riconoscersi in un dato ‘di popolo’ e nazione? E’ sufficiente la vittoria in un campionato di calcio, di rugby, di pallacanestro o un’oro alle olimpiadi nell’atletica o nella scherma?

E altrettanto poco basta per dimenticarsi le ragioni dell’unione, dell’agire tutti assieme per il bene comune, dell’essere cittadini attenti e onesti e che eleggono gente onesta e i migliori tra loro al governo della repubblica. E non tirano a fregare, non votano secondo gli interessi del portafoglio, o della garanzia dell’impunità di evasori cronici e recidivi e non si esaltano come bambini scemi per un ducetto ridicolo al ritmo idiota dello slogan ‘meno male che Silvio c’è’.

Tutto questo inteso e sottoscritto potremmo anche tollerare che un’Italia tornata campione al prossimo mondiale vedesse per le strade le folle festanti a gridare ‘Sono italiano!’ – e la cosa avrebbe un senso, pur permanendo il fastidio per l’eccesso di caciara che, noi popolo italiano, scateniamo ad ogni buona occasione (e mi farei, ad ogni buon conto, parte in causa nel preparare le bacinelle piene d’acqua del risciacquo dei piatti sul davanzale e attenderei con calma che transitasse il coro dei tifosi festanti per calmare i bollenti spiriti).