Archivio mensile:giugno 2010

dicta-dure,dicta-blande,dettature

 

La prima interpretazione plausibile che mi viene in mente è che si sia trattato di un assist – per dirla in gergo calcistico. In chiaro: un passaggio teso al centro dell’area che consente al compagno di squadra di fare goal, detto per chi di calcio mastica poco.

 

Ed ecco il compagno di merende Feltri Vittorio raccogliere palla e firmare un editoriale in cui si dice piccato per l’uscita del suo presidente del consiglio nonché editore e passa-veline avvelenate (ricordate l’intercettazione abusiva pubblicata su il Giornale’ che infangava Fassino colto in flagranza di ‘abbiamo una banca?’ E quella sul direttore dell’Avvenire? Beh, gliele aveva fatte pervenire proprio l’esimio pres.del cons. Silvio Berlusconi con corriere espresso).

 

Dice il Feltri Vittorio nel suo editoriale che non si dicono quelle cose, caro Silvio, non si può, non si deve perché lui è un giornalista, che diamine! E ai giornalisti non si può dire quel devono o non devono pubblicare.

Ah no!? Ma dai!!! Ho visto un re! Come, scusa? Un re che piangeva il suo non aver poteri (che sarebbero in mano ai poteri forti, alla magistratura, al capo dello Stato, alla corte Costituzionale, ecc. ecc.) e tutti a dargli contro – perfino quei maledetti comunisti dei giornalisti che scrivono cose che non stanno in cielo e in terra pur di contrastarlo ad ogni passo e verbo.

 

In un vecchio film che tanto mi piacque gli avrebbero risposto con semplicità e molto divertiti: ‘E’ la stampa, bellezza!’ e sarebbe finita lì, ma le Satrapie Adriomeditirreniche, si sa, sono avvezze ai bizantinismi, alle dicta-blande sempre sul punto di trasformarsi in dicta-dure e in futuro, chissà, forse si scriverà direttamente sotto dettatura.

E bisognerà stare molto attenti alle virgole e agli accenti, cari voi.

pollice verso e aprire la gabbia dei leoni

Se è vera la notizia che il summit del g8 di Toronto (l’ennesimo, inutile summit) è costato oltre un miliardo di dollari siamo alla follia, all’imbecillità piena e irrimediabile di quella realtà triste e avvilente che chiamiamo ‘la politica’ e degli uomini che indegnamente la rappresentano.

E’ una passerella di ‘capi di stato’ che moltissimi loro elettori e gli oppositori preferiscono non vedere e, quando possibile, ignorarne le esistenze e gli spaventosi costi che caricano sulla collettività a resa zero.

E la sostanza di quei summit si riduce a comunicazioni inessenziali (e spesso menzognere e irrilevanti) che basterebbe ospitare sulle pagine dei giornali e su Internet – e sarebbe più che sufficiente a dire quanto poco e male svolgono il loro compito quelle persone e quanto spesso tradiscono le attese degli elettori, il nostro Berlusconi in testa.

Oltre un miliardo di dollari buttati in pranzi luculliani e apparizioni televisive di nessun interesse sostanziale mentre il mondo del lavoro langue, la disoccupazione condiziona le vite di milioni di persone e quei dessi a stringersi stupidamente le mani e ridere e scherzare secondo protocolli cretini ad uso e consumo di cameramen e fotografi e mostrarsi sorridenti e ‘capaci’ di dominare gli eventi.

Pollice verso e aprire la gabbia dei leoni.

mutarsi in luce e vento

http://milano.corriere.it/milano/notizie/a…258720708.shtml

 

E’ vero che siamo (stati) i nostri abiti, le nostre fotografie, i nostri scritti e tutto il resto dei ricordi che hanno segnato la mente delle persone che ci sono (state) care.

E tuttavia non dovremmo ricorrerci troppo spesso a questo ‘ausilio’ feticista per tornare a rivivere brani di vita consegnata al passato e il lutto, una delle sue modalità più significative, si elabora anche con quel gesto drammatico, ma necessario, di svuotare gli armadi delle cose che sono state indossate dal marito/moglie/compagno che non è più tra noi.

 

E’ il vento, secondo il mio sentire, il principale veicolo di un ricordo, caro, grato, commovente: il fischiare delle molecole d’aria che ci accarezza la pelle e ci rammenta come eravamo in quello o in altro luogo insieme e quel che ci dicevamo e la leggerezza di quel tocco d’aria è tutto quanto abbiamo bisogno per condividere ancora una volta la tenerezza che ci apparteneva.

 

Mutarsi in luce e vento. Piuttosto che il greve e tristissimo e penitenziale ‘sei terra e a terra ritornerai’. Ogni materia ha il suo peso specifico. A noi di scegliere la leggerezza e la luminosità che insufflano una speciale vita ai ricordi.

 

dell’aggiungere la beffa al danno

 

Se la ricchezza che renderemo al resto del mondo ha questi connotati e questo genere di ‘contorni’ stiamo freschi.

Riepiloghiamo: io porto le mie fabbriche e la mia produzione dove i governi mi fanno ponti d’oro e la manovalanza me la tirano dietro e del sindacato neanche l’ombra o solo l’ombra.

E, solo per un pregresso debito di riconoscenza nazionale, quando in Polonia le condizioni sociali e sindacali cominciano ad alzare il livello dello scontro in fabbrica, propongo agli operai di Pomigliano che paventano la chiusura definitiva della fabbrica un referendum dove, a un dipresso, si chiede :

‘Sarete voi lieti (e ubbidienti) di lavorare a condizioni di miglior sfavore ed equiparare le vostre condizioni di lavoro a quelle degli operai polacchi?’

Praticamente uno sbrigativo e ultimativo: ‘scurdatteve u passatu!’ perchè non c’è più trippa per gatti, cari i miei operai troppo sindacalizzati.

Sia da subito chiaro, poi, che – se non sarà un plebiscito a favore del ‘lavorare con letizia’ e senza imprecare e mostrare i visi corrucciati – nisba, non se fa nulla, il lavoro non ve lo do e me torno a Varsavia.

Logiche ‘marchionnali’ (da : Marchionne) e imprenditoriali stringenti.

Tempi che cambiano, ‘ricchezze’ sociali diffuse che rendiamo al resto del mondo – almeno fino a che il resto del mondo non si sindacalizza a sua volta, ma campa cavallo!

 

La povertà di ritorno nelle relazioni del mondo del lavoro avesse almeno un elemento di compensazione sul piano dei consumi, che so: i prodotti costeranno di meno e, a parità di salario o a salari decimati, almeno reggeranno i consumi di base. Macchè! La tendenza, dicono gli economisti è deflazionistica ma, chissà perché, i prezzi non calano e ancora non si scorge la luce fuori del tunnel.

Ma i ricchi evasori, vedi caso, son sempre più ricchi e fanno buoni investimenti immobiliari con i capitali rientrati col condono. Dire: ‘governo ladro’ o qualcosina di peggio vi sembra eccessivo – dato il quadro?

 

Però questa farsa di votare a favore del peggioramento delle proprie condizioni di lavoro e di vita se la potevano risparmiare, quelli della Fiat, perché a danno si aggiunge beffa – e chiedere ai morituri di far buon viso a cattivo gioco forse non lo si faceva neanche in Giappone ai tempi che schieravano le commesse dei grandi magazzini in bella fila fuori dell’ingresso a fare l’inchino al ‘dio-cliente’, – oh grandissimi figli di buonissima madre!

i bavagli della dittatura ai tempi di internet

Oggetto: NESSUN TELEGIORNALE HA AVUTO IL PERMESSO DI DIFFONDERE QUESTA NOTIZIA.

“Attenzione, APPROVATO: articolo 50-bis/Repressione di attività di apologia o istigazione. .. COMPIUTA A MEZZO INTERNET”.

Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis: “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet”; la prossima settimana il testo approderà alla Camera come articolo nr. 60. Questo senatore NON fa neanche parte della maggioranza al Governo… il che la dice lunga sulle alleanze trasversali del disegno liberticida della Casta.

In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog (o un profilo su fb, o altro sulla rete) a disobbedire o a ISTIGARE (cioè.. CRITICARE..? ?!) contro una legge che ritiene ingiusta, i providers DOVRANNO bloccarne il blog o il sito.
Questo provvedimento può far oscurare la visibilità di un sito in Italia ovunque si trovi, anche se è all’ESTERO; basta che il Ministro dell’Interno disponga con proprio decreto l’interruzione dell’attività del blogger, ordinandone il blocco ai fornitori di connettività alla rete internet.
L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro 24 ore; pena, per i provider, sanzioni da 50.000 a 250.000 euro.

Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’ODIO (!) fra le classi sociali.

MORALE: questa legge può ripulire immediatamente tutti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta.

In pratica sarà possibile bloccare in Italia (come in Iran, in Birmania e in Cina) Facebook, Youtube e la rete da tutti i blog che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata.

ITALIA: l’unico Paese al mondo in cui una media company (Mediaset) ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento. Con questa legge non sarà più necessario, nulla sarà più di ostacolo anche in termini PREVENTIVI.

Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra meno di 60 giorni dovrà presenterà al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni che finora non riusciva a dominare.
Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet, l’Italia prende a modello la Cina , la Birmania e l’Iran.

Oggi gli UNICI media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati la rivista specializzata “Punto Informatico” e il blog di Grillo.
Fatela girare il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica la “democrazia” è un concetto VUOTO.

Da oknotizie”

 

Fate voi, cari lettori, giudicate i tempi che viviamo e gli uomini che vi impongono di zittirvi e di tollerare in assoluto silenzio lo schifo ‘di governo’ che abbiamo sotto gli occhi. Da oggi comincia la dittatura effettiva e la censura fascista del vegognoso populista mandato al governo della repubblica dal ceto medio evasore.

padania omnia divisa est in partes tres

 

La notizia del giorno è che la Padania non esiste. Ma dai! Ma che notizia è!

E’ quel che passa il convento, miei cari, e se non vi piace premete lesti il ditino sul telecomando e andate a cercarvi la Bbc o France 24 dove troverete bei reportages sulle condizioni di vita a Gaza o sulla Birmania stretta nel morso della immarcescibile dittatura militare.

 

‘Padania omnia divisa est in partes tres. Unam…..’ avrebbe scritto Cesare, valicando il (dio) Po.

E, ai tempi suoi, c’era la Gallia che era abitata dai Galli e la Germania dai Germani, chissà che cosa avrebbe scritto sui valorosi Polentoni padani – guerrieri da due litri al giorno ‘de chel bon’ nelle osterie della bassa bergamasca e del varesotto.

 

Ma il Cesare di turno che regna sovrano in Padania è quell’orrendo individuo mezzo fulminato da un ictus che hanno nominato ministro delle Riforme – e non è che prima parlasse molto meglio o diversamente e mostrava il dito medio ai comizi e a una signora che esponeva il tricolore gridava di ‘buttarlo nel cesso’. Tu vedi la qualità umana e intellettuale degli eletti del popolo in questa nostra repubblica di infami (nel senso dantesco: che non lasciano fama).

 

Ma tant’è: tocca convivere con tali delizie/notizie da solluchero e i ‘fatti’ che ci propinano i supporters del Bossi alleato del Berlusconi – fior di galantuomo anche quello e mente aperta e magna di statista – sono la legge-bavaglio che favorisce la criminalità organizzata e la cricca che ci s-governa in aggiunta alle varie leggi ad personam che mandano assolti i presidenti del consiglio in carica e gli esimi ministri nell’assolvimento del loro conflitto di interessi e vario depredare le casse dello stato a proprio personale lucro e favori.

 

La Padania non esiste, quindi, per tornare al topic, ma lo sapevamo. Sapevamo che era un’invenzione ridicola di menti asfittiche di evasori incalliti e recidivi disposti a ‘prendere i fucili’ pur di soddisfare i loro miserabili e pezzenti appetiti di neo ricchi, ma la sfortuna ha voluto che i loro rappresentanti fossero eletti in quel di ‘Roma ladrona’ (giurando fedeltà alla Costituzione, quei mentecatti bugiardi!!) e abbiano dimostrato di essere attaccati alla cadrega non diversamente da tutti coloro che li hanno preceduti – e non dubitiamo che il tanto decantato ‘federalismo’ ad altro non serva che ad ingrassare i culi di nuovi potenti famelici e non meno corrompibili di quelli che stanno a Roma.

 

Una buonissima giornata, cari. Che la Padania vi illumini e vi rischiari i sogni fradici di secessioni immaginarie.

farfalle in una stanza

 

C’è tutto e benissimo descritto di quel secolo d’oro al quale sono stato strappato prima di essere scagliato, indifeso, nella seconda metà del Novecento. La poesia di vivere, la campagna, la lentezza dei gesti, l’assoluta mancanza di ogni rumore e pretesa ‘musica’ sparata a 100 watts fuori dagli altoparlanti da ogni pirla che gira una manopola di amplificatore o preme un bottone.

 

In quel tempo d’incanti si suonava il pianoforte o il violino e nessuna maledetta televisione mandava in onda i suoi programmi di disfacimento programmato di ogni pudore, di ogni levità e leggerezza e sensatezza e arguzia di conversazioni sapide e attenzione speciale alle espressioni dei volti e alle parole che venivano dette dagli interlocutori: le parole essenziali, le parole poetiche, le parole dell’amore. Le parole che contano, così come gli affetti.

 

Certo, c’era anche la rivoluzione industriale che si preparava e le malattie che non si riusciva a curare – come la tisi che portò Keats nella tomba senza dargli il tempo di regalarci le altre mille meraviglie del suo dire poetico – ma, fatta la tara, quel secolo sta al Novecento e a ciò che ne segue come il Paradiso terrestre sta al mondo della vergogna e del castigo che conobbero i progenitori dopo la leggendaria Cacciata.

 

Nel film di J. Campion ‘Bright star’ non si parla solo della struggente storia d’amore del grandissimo poeta romantico John Keats – vissuto in miseria e in miseria morto; ma la sua grande anima fatta salva e la mente mai tocca da alcunché di becero e fetido in cui noi postmoderni, invece, annaspiamo e rischiamo di affogare.

 

Il film della Campion ha colori straordinari, farfalle che volano in una stanza insieme ai versi che vengono detti e ci catturano colla loro musicalità prima ancora di intenderne il senso profondo; ha invenzioni cinematografiche deliziose (ad esempio: la pantomima dei due amanti dietro alla bambina che sempre li accompagnava nel loro passeggiare per tassativa disposizione materna).

 

E mostra benissimo e dice tutto dello strazio di un amore impossibile (per le convenzioni sociali di allora) eppure vissuto e partecipato come nessun altro. Amore struggentissimo e bello, ‘ch’a nullo amato perdona’, e tenuto tesissimo sul registro dei versi magnifici che lo contrappuntano.

 

Ma le immagini e la fotografia e la regia non sono da meno e magistrali le interpretazioni dei protagonisti (la bambina inclusa) e stupendi gli abiti – e se mancherà la consegna di un Oscar (o due o tre) a questo film vuol dire che la cecità del secolo presente ormai ci assorda e non siamo più in grado di vedere e ascoltare nulla che conti davvero e faccia toccare alle nostre anime il diapason di un pianto segreto, liberatorio che rivela (impietosamente) tutto quanto ci manca di ciò che è stato nel nostro passato di uomini e non ci sogniamo ormai più di ri-sognare.

chi siamo

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incatenare il futuro

 http://www.repubblica.it/politica/2010/06/17/news/la_forza_della_verit-4910018/?ref=HREA-1

Ieri il Senato ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (D.d..L. 733) tra gli altri con un emendamento del senatore Gianpiero D’Alia (UDC) identificato dall’articolo 50-bis: Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet/;


la prossima settimana Il testo approderà alla Camera diventando l’articolo nr. 60.


Il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo e ciò la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della”Casta”.


In pratica in base a questo emendamento se un qualunque cittadino dovesse invitare attraverso un blog a disobbedire (o a criticare?) ad una legge che ritiene ingiusta, i /providers/ dovranno bloccare il blog.


Questo provvedimento può far oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all’estero; il Ministro dell’Interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può infatti disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.


L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore; la violazione di tale obbligo comporta per i provider una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000.


Per i blogger è invece previsto il carcere da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’apologia di reato oltre ad una pena ulteriore da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali.


Con questa legge verrebbero immediatamente ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta!


In pratica il potere si sta dotando delle armi necessarie per bloccare in Italia Facebook, Youtube e *tutti i blog* che al momento rappresentano in Italia l’unica informazione non condizionata e/o censurata.


Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo dove una media company ha citato YouTube per danni chiedendo 500 milioni euro di risarcimento.


Il nome di questa media company, guarda caso, è Mediaset


Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che, del tutto incidentalmente, vede coinvolta un’impresa del Presidente del Consiglio in un conflitto giudiziario e d’interessi.


Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di /normalizzare/ con leggi di repressione internet e tutto il sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.


Tra breve non dovremmo stupirci se la delazione verrà premiata con buoni spesa!


Mentre negli USA Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet in Italia il governo si ispira per quanto riguarda la libertà di stampa alla Cina e alla Birmania.


Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati il blog Beppe Grillo e la rivista specializzata Punto Informatico.


Fate girare questa notizia il più possibile per cercare di svegliare le coscienze addormentate degli italiani perché dove non c’è libera informazione e diritto di critica il concetto di democrazia diventa un problema dialettico.


documentazione diffusa dal
Coordinamento Provinciale Veronese degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani
c/o Provincia di Verona Gruppi Consiliari via S.Maria Antica 1 37121 Verona
Consigliere/i: Allegri, Caldana, Campagnari, Rizzi…..Coord. tecnico: Andreoli,Ferrari,Velardita
www.perlapace.itwww.scuoledipace.it
mail:entilocalipaceverona@alice.it 335 8373877

europa e il toro olimpio cogli occhi a mandorla

 

Fa impressione ascoltare le notizie che ci informano sulla strategia geo-globale della Cina alla ricerca di nuovi mercati e investimenti e materie prime necessarie allo sviluppo economico.

 

In fondo non è passato molto tempo da quando ‘la Cina è vicina’ – come ci avvisava un vecchio film per dire dell’orco comunista che occupava il nostro immaginario e per anni ci abbiamo creduto, ma era uno scenario politico affatto nuovo e non classificabile nei vecchi schemi.

 

Misteriosi tecnocrati al potere hanno sfruttato l’elemento ideologico residuale del comunismo originario per elaborare una dittatura elastica, impermeabile alle critiche, resistente ad ogni ossidazione che ha saputo condurre il paese con pugno di ferro alle conquiste che abbiamo sotto gli occhi e oggi vanno all’assalto dell’Europa spaventata, inebetita da una crisi epocale di cui fa fatica a darsi ragione – e le analisi degli economisti sono contraddittorie e la prognosi è di là da venire e ogni nuovo giorno rivela cristallerie in pezzi e Borse avvilite costantemente al ribasso.

 

Cominciano con la Grecia, i tecnocrati cinesi, e fanno affari d’oro a bassissimo prezzo perché l’Europa svende i suoi suk mediterranei, i suoi ‘pigs’ al miglior offerente e di offerente non ce n’è che uno: la Cina che si offre di costruire ferrovie a Creta e nel corpo peninsulare dell’Ellade e chissà che ne uscirà di quel paese ancora mezzo selvatico del Mito europeo e asiatico che è la nostra culla culturale.

 

Europa venne rapita dal Toro Olimpio, racconta il Mito, ma oggi quel toro ha gli occhi a mandorla e incunea i suoi lombi poderosi nei tessuti molli dell’Europa stanca – che cede quote di sovranità e ricchezza e, forse, a scuola, più presto che pria, insegneranno il cinese perché sarà la futura (del futuro molto prossimo) lingua del business globale.

 

Benvenuti nel futuro, cari.200px-DSC00412_-_Tempio_Y_di_Selinunte_sec__VIIa_C__-_Europa_rapita_dal_toro_-_Foto_G__Dall'Orto.jpg