Archivio mensile:maggio 2010

chiamate di correo e foglie di fico

 

Se, come credo – e come crede quel galantuomo di Ciampi il cui parere è ben espresso nell’intervista citata in fondo a questo scritto – l’inchiesta sull’attentato all’Addaura (Palermo) contiene in nuce la storia della ‘discesa in campo’ di Silvio Berlusconi e la formazione/presentazione di Forza Italia quale compagine partitica in grado di riempire il vuoto politico seguito a Mani Pulite, tutto ciò che ne è seguito e la storia grama e infame di questo paese devono essere letti quale dispiegamento portentoso e geniale di ‘forze oscure’ capaci di condizionare la vita democratica di questo paese.

 

Va da sé che quell’inchiesta verrà denegata, vilipesa, smentita, insabbiata e il suo esito naturale è quello di tutte le altre inchieste di stragi e bombe in piazza e sui treni che fanno l’infamia del paese che abitiamo e che ha dato prova di ‘sensibilità democratica zero’ – visto il sostegno elettorale di cui ha goduto e gode l’attuale inquilino di palazzo Chigi, pardon Grazioli.

 

E il provvedimento sulle intercettazioni attualmente in discussione in parlamento contribuirà al ‘buio oltre la siepe’ della nostra democrazia d’accatto, da repubblica delle banane e il resto lo farà quel buon uomo di Minzolini e tutti i ‘civil servants’ del beneamato leader nostro, – il molto osannato e omaggiato e servito e riverito e pedo-leccato cavalier Silvio Berlusconi.

 

Se questo è lo stato delle cose – continuerò a sostenerlo e ripeterlo in ogni sede e occasione di dialogo – lo dobbiamo agli emeriti cialtroni che quell’uomo hanno sentito nel loro animus ‘democratico’ come uomo perbene e garante dei loro interessi sporchi di evasori impuniti e recidivi ed ogni preteso alibi e difesa della categoria è foglia di fico che nasconde le colossali vergogne di fautori della storia della colonna infame che è stata scritta e si continua a scrivere in questo disgraziato paese.

 

E’ un’ovvietà dire che responsabili dell’infamia di un paese sono coloro che sostengono un qualsiasi Barabba nella sua irresistibile ascesa. E’ valso per il cavalier Benito Mussolini, vale per il suo tristo e squallido epigono odierno che lamenta di non aver potere – e figuriamoci a che punto saremmo se l’avesse al modo che pretende e sogna!

 

Però c’è ancora qualcuno che si lamenta di questo indice puntato verso la vergognosa e vile base elettorale e i sostenitori politici di questa infamia nazionale che è Forza Italia e i suoi alleati nello s-governo del paese. Sono adulti, vaccinati, forse anche un filino intelligenti in altri campi di applicazione e professione, ma a questa solare evidenza e chiamata di correo non ci arrivano proprio, poverini. Bisogna capirli: ne va della loro dignità. – che, a forza di calpestarla come la loro ombra, è ridotta a uno straccio.

 

http://www.repubblica.it/politica/2010/05/29/news/notte-golpe-4418306/

 

l’innocenza dei ‘senza parola’

Il mio giardino pensile è poca cosa: una quindicina di piante ed essenze diverse, ma lo sguardo su quel rigoglio di foglie e fiori – felice del suo essere variamente verde e colorato – si appaga, si rasserena.

Amo di più le piante che gli animali domestici: per quel loro manifestarsi ed esistere in silenzio ed essere misteriose nella bellezza del loro primo sbocciare e nel loro reclinare il capo e morire senza un grido, una frase detta, una lacrima: nessuna recriminazione o incriminazione a chi le coltiva per l’aver sbagliato una potatura, esagerato nell’innaffiare o mai concimato e lottato contro gli insetti nocivi.

Vivono di discrezione, le piante, e solo se ci sono le giuste condizioni al loro sviluppo, altrimenti si fanno da parte, seccano e ci lasciano dentro quel vuoto che consegue all’osservazione che, senza di loro, è un altro mondo: una città di pietra vilipesa dal passaggio di troppi uomini e cani e dalle loro vistose deiezioni e rifiuti e rumori orribili che chiamano ‘musica’, ma è un ‘rap’ orrendo o un ‘rock’ di cui faremmo volentieri a meno, se lo consentisse la buona educazione di abbassare i volumi delle macchine da musica domestiche o l’indossare le cuffie e spararsi nel cerebro centomila watt di potenza.

Eppure il mondo vegetale è capace di grandi cattedrali nei luoghi in cui ha potuto operare il Grande Architetto Naturale e nelle giungle entri come nelle immense chiese gotiche in punta di piedi e l’Impero Verde ti sovrasta e ti è maggiore di mille lunghezze storiche e ospita fiere e terribili serpenti e coccodrilli e caimani e anaconda – e ancora ricordo il canto notturno della giungla primaria, in Perù, e l’inquietudine che provavo e reprimevo scivolando con la canoa, al tramonto, nei labirinti acquei della palude e il bravo conduttore mi indicava le rilucenze degli occhi dei caimani a pelo d’acqua e raccontava a voce bassa, piatta, priva di emozione, dei molti suoi conoscenti morti tra le spire del killer d’acqua seriale: l’enorme anaconda che rovescia le barche ed è un breve gridare e le acque rotte e cerchiate dalla inutile lotta e poi di nuovo la quiete, il silenzio.

E mi commuove, al mattino, quando le innaffio, osservare quel loro domestico soccombere: una foglia gialla che appare improvvisa, un fiore che ha reclinato il capo e non sai perché l’intera pianta, viva e apparentemente forte ha consentito alla sua morte e quali complessi meccanismi presiedono a questa ‘selezione naturale’ di cui sappiamo davvero nulla.

Il silenzio degli innocenti, l’innocenza dei senza parola.

accenni prudenti e sereni

 

E’ ben vero che, a forza di ‘lasciar parlare i corpi’, finisce che non ci si capisce più nulla.

Ho rimediato un complimento, l’altra sera, o così credo.

Ballavo con una bella donna, una soprano. Le davo un 45 anni o giù di lì, e, non so più più come, è uscita la comparazione – in forza della quale io non avrei l’età che ho bensì sarei prossimo alla sua. L’ho ringraziata con trasporto, ma l’imbarazzo che ne è seguito era palese e spesso come una fetta di salame tagliato grosso. Perché rivelava un ‘complesso di Seneca’ da far spavento e dar dei punti al ‘De senectute’.

 

Il fatto è che non sai bene che ti succede a questa età che è la soglia di ogni definitivo abbandono: l’età oscura, la si dice, – che ancora c’è qualche novantenne che ti sopravvive, ma in corsia di lancio della vetustà prossima ventura ci sei subito tu e, di là, fra un 15/20 anni, c’è il fatidico buio, il ‘mondo dei più’: il mondo di coloro che mai ritornano a dirti se davvero c’è qualcosa che si muove: un paradiso qualunque, che so, una nuvoletta rosea e tu con l’arpa a pizzicare l’aria dell’Aida o ‘the sound of silence’, vi saprò dire quando si farà quell’ora.

 

C’è una pubblicità che trasmettono su raitre e un duetto di un giovanotto-cortese e una vecchietta-male-in-arnese che canticchiano su ritmo e musica osceni: ‘L’aiuto, mia signora, a far le scale?’ ‘Grazie, caro amico, il monta-scale io ho’ – che ogni volta che ricorre a chiusura di trasmissione corro a precipizio dalla stanza in cui mi trovo a spengere la radio per spengere la tristezza.

Non so se sia per quel: ‘…il montascale-io-ho’ – che suona come un insulto alle ‘Odi Barbare’ e ‘Rime e ritmi’ carducciani o alle superbe ottave del Manzoni, ma corro a perdifiato e chiudo di brutto, per non incorrere in depressione aggravata e rampicante.

 

Certe pubblicità dovrebbero essere vietate per legge: come quella del ‘prurito intimo’ o del ‘pannolone’ che ti salva dalle ‘piccole perdite di urina’. Sospetto che Berlusconi e le sue odiose e becere televisioni commerciali siano responsabili anche di quest’altro degrado.

Ma perché trasmetterle su raitre: ultima frontiera della decenza, dico io.

 

Ridatemi l’Ottocento e la sua grazia e gli accenni prudenti e sereni, voglio scendere.

 

 

campa cavallo (che il fisco cresce)

 

Sono tempi grami per tutti e nel corso dei tempi grami si vedono cadere le illusioni una ad una e si può agevolmente constatare che gli asini non volano e, se anche volassero, ragliano – com’è nella loro natura di asini.

 

Nei tempi grami si può constatare che L’Unto non fa miracoli, bensì è un povero cristo che promette le solite idiozie elettorali ai suoi affezionatissimi gonzi del ‘menomalechesilvioc’è’ e, come sempre, come tutti, non le mantiene.

 

Perciò è bastata una manovra economica che contiene la rintracciabilità dei passaggi di denaro per equiparare L’Unto a ‘Visco-il-Vampiro’ e pare, si mormora, che faranno perfino una riforma fiscale e faranno pagare le tasse agli evasori: ‘Ma dai!’ ‘Ma si!’ ‘Proprio loro!?’ ‘Ma allora è vero che i migliori garanti dell’ordine pubblico sono i criminali a cui si mette addosso una divisa.’

Come in ‘Arancia meccanica’, ricordate?

 

I gonzi elettori del Barabba di lotta e di governo mostrano la corda e corre voce che i sondaggi lo diano in calo. ‘Oh povero me!’ si lamenta il satrapo nostrano e, come quell’imperatore romano sconfitto sul fronte orientale si strugge e si lamenta di notte: ‘Varo, Varo, rendimi le mie legioni’.

 

Niente è più rutilante nel mondo di carta e lustrini dei berlusconiani di vertice e di base; restano giusto i festini con le solite escorts, tenuti ben nascosti e non più pubblicati dai giornali per via della legge-bavaglio, perché, si sa, quella è vita privata e la moralità pubblica non si sa più che sia e dove abbia traslocato e se sbraca in pubblico anche il premier e fa le corna e racconta le barzellette vuol dire che il popolo lo ama, lo adora e lo vuole così, come mamma lo ha fatto: strafatto di viagra e che si vanta (smentito dalle antiche intercettazioni delle sue puellae) dei suoi ludi amatorii e, la sera, in villa, ecco la chitarra e il mandolino e la voce tremula al chiaro di luna.

 

Già. Ma canterà ancora il rosignolo di Arcore le sue dolci canzoni per la delizia di quei po’ po’ di palati fini dei suoi aficionados? Forse che si, ma solo quando la crisi globale non farà più crollare le borse. Campa cavallo.

talentuosi e giocosi demiurghi

stacca l'ombra da terra_1.jpg 

Pensavo al gioco, ieri, nel corso della ‘lectio magistralis’ tenuta da Mario Martinelli alla Biblioteca Universitaria di Venezia (Zattere1392) sul tema dell’ombra che tanto lo affanna.

Avevo la sensazione che non ce la raccontasse tutta, il bravo Mario, quando sottolinea la nostra relazione obbligata con la nostra (e l’altrui) ombra che ci affligge, ci affascina, ci turba.

 

Non è solo riflessione sullo spessore delle nostre vite che si assottiglia e ‘svaporiamo’ – quella sull’ombra – e di noi resta solo il ricordo ed è grasso che cola perché già il ricordo presso i posteri occorre conquistarlo con le opere e i talenti e chi ne è privo, addio, è il nulla che ti inghiotte e l’infamia (il non lasciare fama).

 

Non è solo l’horror vacui che (quasi) tutti ci perseguita a spingerlo a dar corpo e forma alle nostre ombre, bensì una riflessione in positivo sulla luce – che dà corpo alle ombre – e l’artista ci spende affannose e costose ricerche sulle tecnologie migliori e più efficaci perché quell’effimero geniale delle nostre ombre che imprimiamo sui suoi schermi di luce sia capace di restituircele ‘giocose’ piuttosto che interrogative, ansiose, abuliche, immobili.

 

E’ un gioco di ri-creazione, quello di Martinelli, un tentativo, riuscitissimo, di dare solida permanenza all’im-permanente e il suo lavoro di anni sulle reti zincate con cui ritaglia i profili e le sagome delle ombre (che devono star su del loro, erigersi sulla loro struttura di apparente vuoto) ce lo conferma e gli edifici pubblici e privati su cui le sue ombre campeggiano autorevoli e decise, a Treviso (sua città natale) e nel mondo sono ormai decine.

 

Più che una buddistica riflessione sul nulla che siamo e da cui proveniamo – di cui le nostre ombre sono immateriale riflesso – è l’idea di gioco e ri-creazione quella che mi suscitavano le sue geniali creazioni di luce, l’essere, l’artista, un (ri)creatore, un demiurgo che si affanna a dire, a giocare coi materiali e l’immateriale anche quando tutto intorno congiura per un silenzio, un chiudersi: gli occhi dell’uomo che medita sul nulla (le statue del Buddha), i corpi morti che chiudiamo nella bare, il nostro momentaneo eclissarci dagli amici e dalle ‘giocose e amanti compagnie’ quando un intollerabile dolore ci sovrasta.

 

Martinelli gioca coll’ombra e col suo intrinseco seguirci e sopravanzarci e nascondersi – secondo la posizione della fonte luminosa che ci illumina – e la sua è una risposta piena di vita all’idea di impermanenza che, da sempre, condanna l’ombra a dirci immateriali e vocati alla scomparsa.

 

Ma è un gioco artistico, demiurgico, ri-creatore e già quando, dopo il 68, dipingere una figura su una tela sembrava una bestemmia perché tutto nell’illusione rivoluzionaria di quel tempo si doveva ri-fondare e ri-pensare, Mario ‘s-tesseva’ Antonello da Messina ed era una sfida al nichilismo che andava affermandosi prepotente e autoritario (che è diverso da autorevole) e alla Babele dei linguaggi artistici che avrebbe imperato nei decenni successivi: una sfida alla classicità, la sua, e uno sberleffo a chi le tele e i muri e le artistiche superfici li mostrava vuoti, tagliate col rasoio e proposte all’attenzione del pubblico paziente e un po bove nel loro intollerabile vuoto.

 

E anche le tessiture della lana – che andava a raccogliere nei laboratori dei conoscenti che si addormentavano sui telai di notte e ‘s-tessevano’ al mattino gli errori della loro produzione domestico-industriale da consegnare ai Benetton degli ‘United colors’- erano ri-creazioni e restituzioni dell’idea di forma e colore genialmente ri-composti e all’interno di quelle non-tele io ci trovavo perfino gli accenni alla pittura rupestre degli antenati nostri che Mario mi disse involontari, ma dubito che nella mente di un artista del suo calibro ci sia qualcosa di realmente involontario nel gioco ri-creatore del suo essere talentuoso demiurgo.DSC02934.JPG

vocazioni regressive

[URL=http://www.repubblica.it/scienze/2010/05/21/news/commenti_cellula_artificiale-4230365/]http://www.repubblica.it/scienze/2010/05/2…iciale-4230365/[/URL]

Manca il parere del teologo, nell’articolo, qui sopra, che introduce le mie considerazioni, e me lo ho fornito il conduttore della rassegna stampa di stamattina : ‘Ammiro l’intelligenza dell’uomo, ma mi chiedo se è rispettosa del dettato divino’. Papale papale.

Forse lo pensavano anche i ‘dotti’ Padri Inquisitori che intimarono a Galileo di presentarsi al loro cospetto per ‘confessare’ di averla fatta fuori dal vaso – e il ‘vaso’ era il dettato biblico che congelava l’universo nella testa degli uomini nell’immaginario tolemaico della centralità della Terra e gli altri astri e pianeti a lei corona.

La vocazione regressiva degli uomini di santa romana chiesa e dei fedeli sudditi e seguaci si conferma fino a tutto il 2010, quindi – e, ahinoi! si proietta ben oltre. C’è da credere che perfino i viaggi spaziali vedranno a bordo delle astronavi gente di fede e Dottrina: curiosa di veder apparire l’occhio di Dio incluso nel Triangolo giusto dietro i mitici ‘bastioni di Orione’.

E’ di Benedetto Sedicesimo l’ultima geremiade che condanna il secolarismo e piange l’abbandono del pensiero di Dio – come se il rivendicarne l’esclusiva e ‘l’interpretazione autentica’ (le famigerate ‘cattive radici’ dell’Inquisizione e delle crociate condotte contro tutti gli scismi e le maledette eresie e ‘gli infedeli’) bastasse a rendercelo più reale e meno leggendario: un Vecchione imbronciato nascosto dietro le michelangiolesche nuvole della Sistina a dire all’uomo che troppo pretende se pretende di ‘capire’, di usare il dono dell’intelligere che lui stesso ha voluto acceso nelle nostre scatole craniche.

Perciò rassegnamoci a conquistare il cosmo e creare le intelligenze artificiali ‘ a nostra immagine e somiglianza’ senza di loro e contro di loro. Lasciamoli chiusi nei loro castelli vaticani e basiliche e colonie montane a cantare i loro inni sacri al Nulla-sotto-veste-di-concetto-ardito ma obsoleto e lasciamoli lanciare i loro ridicoli ululati di ‘anateeeemaaa!’ contro tutto ciò che ci riserva il futuro di semidei.

Prima o poi si estingueranno, come i dinosauri. Peccato che abbiano incatenato il progresso dell’uomo all’andare lentissimo delle loro leggende bibliche lasciando sul terreno della Storia le centinaia di migliaia di morti ammazzati in nome della loro pretesa ‘Verità’.

forum e radici

riporto una breve silloge del dibattito che si è acceso sul mio post ‘le radici ‘cristiane’ dell’Europa’ a complemento di tesi e pareri

CITAZIONE (conte-stgermain @ 17/5/2010, 22:50)
Io invece sono convinto del contrario, ho ricevuto una educazione religiosa, e non credo di averne patito alcun danno, mentre mi sembra di notare molta più vulnerabilità in persone che sono state educate allo scetticismo e all’ateismo Tu pensa, Fire, che se Gesu Cristo esistesse oggi, voi lo considerereste al pari di un terrorista mediorientale ! Ne sono certo.

Direbbero innanzi tutto che è un obsoleto rompiballe. Capellone.Che prospetta panorami disfattistici e tutto sommato anacronistici.Ma figurati…Non fare agli altri…Ma quando mai ! Questo è un rompi antiquato ..Ma che scoccione … Poi questo Emanuele vulgo Gesu’ probabilmente si fa delle canne e di brutto . E che ha una storia mica tanto poi bene con Maddalena, si quella la’ , la pedicure . Ed è un tizio che invece di andare a guardare in casa di altri guardasse nella sua . Gia’, perchè del povero Giuseppe e delle sue corna in paese se ne parlava…Maria la matta che ne aveva fatte quanto Carlo in Francia e poi è andata a tirar fuori lo Spirito Santo…Fu una pagina in paese..

Ommio Dio. Mi ritrovo con le stesse motivazioni che l’hanno fatto crocifiggere…
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Sei deliziosa, Cinzia, e spiritosa. Anch’io vengo da suore e preti e non so dire se fu bene o male di parte loro o se è la mia intera storia familiare di separazioni e abbandoni a essere parte maggiore di quel male.
La discussione sulle radici dovrebbe riportarsi sul suo binario di origine che, per me che ho proposto la discussione, è quello di un messaggio cristiano che nasce dal verbo di un Amore che si pretende ‘divino’ e con riverberi umani universali, ma che si è fatto ‘azione militante’ e vera e propria ‘milizia’ armata – come ben ha mostrato il film ‘Agorà’ di Amenabar. Controllare ‘Ipazia’ filosofa pagana’ su Wikipedia (o sul mio blog) per verificare la sostanziale adesione storica del film agli accadimenti di allora.
E sempre ‘azione militante’ fu quella che venne condotta in seguito per cancellare le vestigia delle religioni sprezzantemente dette ‘pagane’ e uccisi e torturati i fedeli di un messaggio cristiano delle origini che rigettavano i lussi e le nefandezze della curia papalina e si dicevano ‘i puri’ (catari).
E’ una mala radice di grande consistenza- forse la maggiore e tuttora veicola la cattiva linfa delle persistenti tendenze della curia romana ad intromettersi nella vita degli Stati (specialmente italiano) e condizionarne le leggi in negativo (vedi la ‘battaglia’ dell’aborto per interposto partito ‘cristiano’ e la legge 40 sulla fecondazione assistita e la figura sporca che hanno fatto i cattolici integralisti sul caso della povera Eluana in coma da vent’anni: in questo simili ai maledetti antiabortisti americani).
Cattive radici, perciò, da evidenziare e troncare, se possibile. E basterebbe la battaglia laica de: ‘libera chiesa in libero stato’ se non fosse che i capi-in-testa in veste cardinalizia e vescovile hanno trovato il modo di aggirare l’assunto e domesticarlo con ‘i cattolici in politica’ – tramite i quali fare azione di lobbing e condizionare vergognosamente l’iter delle leggi e perfino l’intenzione di voto degli italiani. Abbraccione.

le radici ‘cristiane’ dell’Europa

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(…) Nel 1209 i crociati (ventimila cavalieri e 200.000 fanti) furono finalmente tutti riuniti nel quartiere generale di Lione. Avendo Filippo Augusto, re di Francia, rinunciato a guidare la crociata perché impegnato in guerra con Giovanni Senzaterra, il papa Innocenzo III affidò l’incarico al conte Simone di Montfort, appena reduce dalla IV crociata in Oriente.

Al comando di Simone di Montfort – il quale, mano a mano che conquistava un territorio ne riceveva l’investitura da Innocenzo III – i capi dei crociati: il duca di Borgogna, i conti di Nevers, di Saint Paul e di Bar, gli arcivescovi e i vescovi di Autun, Bayeux, Bourges, Chartres, Clermont, Reims, Roanne e Sens con i propri vasalli, spinsero le soldatesche ad atrocità incredibili.

I catari (da: Katharoi: i puri) difendevano i castelli non solo per fedeltà ai loro signori, ma nel tentativo disperato di salvare le loro vite perché, appena i crociati espugnavano una piazza, avveniva un massacro generale della popolazione – al quale neanche i catolici che convivevano con loro potevano sfuggire.

Già all’occupazione di Bèziers, che fu il primo atto della crociata, il 22 luglio 1209, allorché venne dato ordine ai soldati di passare a fil di spada i 20.000 abitanti: uomini, donne e bambini, per vincere la loro esitazione a una carneficina indiscriminata, Arnaldo Amalrico, abate generale di Citeaux – stando a quanto racconta lo storico Cesario di Eisterbac – gridò a gran voce : ‘Uccideteli tutti: Dio riconoscerà, poi, i suoi!’ (vedi : Documenti n.5)

 

Lo stesso anno, dopo l’assedio di Carcassonne, a uno dei prefetti che lo implorava di risparmiarlo dicendosi pronto ad abiurare, Simone di Montfort rispose : ‘ Se sei veramente pentito, il rogo sarà l’espiazione dei tuoi peccati; se menti, riceverai con esso la giusta punizione per la tua perfidia.’

 

Anche i nobili non sempre sfuggivano alla morte. Nel 1210, avendo il conte di Tolosa fatto espellere il vescovo, Simone di Montfort accorse ad assediare la città e, dopo la conquista, anche Aimery di Montréal, che era con gli assediati, venne impiccato sulla forca e gli ottanta cavalieri del suo seguito passati a fil di spada e la sorella del conte di Tolosa venne gettata in un pozzo e ricoperta di pietre e, infine, dice il cronista Pierre de Vaux: ‘… i nostri crociati arsero sul rogo non meno di 400 eretici con estrema gioia.’

 

da ‘L’eresia’ di Marcello Craveri (storico delle religioni – vedi Wikipedia ) editore Mondadori

la ricchezza che renderemo al resto del mondo

L’anno che consuma il suo quinto mese di vita è un annus orribilis peggiore di tutti gli altri – e sono molti – che già abbiamo classificato come tali? Sembra di sì, ad ascoltare le geremiadi che la lettura dei quotidiani ti scodella ogni mattina col caffelatte e la Grecia sull’orlo del baratro si appaia all’Italia che il baratro lo paventa e, per piccoli segni, ci avvisa che non dormiremo sonni tranquilli nella seconda metà dell’anno.

Il taglio del cinque e per cento annunciato dal ministro Calderoli al monte stipendi dei parlamentari fa sorridere per l’esiguità del taglio in rapporto alla ‘produttività’ degli eletti dal popolo e alla dissolutezza dei loro comportamenti conseguente alle cifre altissime sottratte con destrezza ai contribuenti fin qui, ma vorrebbe costituire un segnale per il popolo bue e indorare la pillola della manovra lacrime e sangue che anche in Italia verrà varata per mettere in linea i conti dello stato con la crisi che morde e morderà vieppiù.

Resta il fatto che mettere ordine nei conti dello stato costringe a considerare l’ordine delle grandezze economiche – e la spesa sanitaria da sola vale tot punti e il monte salari della pubblica amministrazione e le pensioni ne collezionano altri che, con una semplice sforbiciata, riporterebbero, d’incanto, il nostro paese nella lista dei ‘paesi virtuosi’ premiati (o risparmiati) dalle ‘agenzie di rating’ e dal Fmi che eroga i prestiti internazionali.

Ma le risposte della società che quei tagli subirà sono tutte da vedere e niente sarà indolore perché il bisturi affonderà nei tessuti molli di una società già provata dalla perdita del lavoro e dalla vistosa riduzione dei consumi in attesa di tempi migliori.

Forse non faremo come la Grecia o la Spagna, forse neanche la Thailandia è il nostro modello di riferimento – dal momento che un tycoon campione dei corrotti e corrompibili già ci governa impunito e di ‘camicie rosse’ sediziose neanche l’ombra per il momento -, ma i brividi lungo la schiena comunque scorrono ad ascoltare la sequela di ‘reports’ economici che ogni giorno fanno cadere le borse e ci avvisano che l’Europa dovrà rendere al resto del mondo e alle economie che si riassestano sulla scena mondiale tutto il surplus che costituiva il nostro welfare, il nostro benessere e la ricchezza diffusa.