Archivio mensile:aprile 2010

mutatis mutandi

‘Ma da quando in Alessandria ci sono tutti questi cristiani?’ si chiede impaurito un oligarca pagano nel film ‘Agorà’ di Amenabar. E’ una buona domanda, che dovremo farci tutti, a un certo punto della nostra storia. ‘Da quanto ci sono cosi tanti integralisti mussulmani nelle cui file si arruolano i kamikaze pronti a dare la vita per il Verbo?’, si saranno chiesti gli Americani dopo l’11 settembre 2001.
E, in sottordine: ‘Da quanto ci sono così tanti berlusconiani pronti a dare la vita per il Capo e per il suo verbo scassa-istituzioni, – verbo d’Impunito da prima e seconda repubblica, che i Verdini e gli Scaiola e i Bertolaso sotto inchiesta della magistratura se li tiene ben stretti al governo, per dire che lui della magistratura ne farà brani e bocconi da dare in pasto ai maiali?

E’ una domanda importante perché, quando ce la poniamo, di solito è troppo tardi e ormai i nefasti effetti della disgrazia che occorre a un paese e che occorse ad Alessandria erano già tutti dispiegati e mancava solo la scintilla che avrebbe fatto deflagrare il barile di polvere.

E’ una capitolo della Storia molto importante quello descritto nel film. Una Ipazia, filosofa pagana, fatta assurgere a emula di Galileo nei confronti degli oscurantisti della Santa Inquisizione e martire, alfine, degli esaltati del Verbo Unico cristiano che di lì a poco dilagò per l’Impero distruggendo i meravigliosi templi e le sculture e le statue colossali degli dei olimpii e in cambio ci ha regalato i millenni di impero di quella croce triste, asfittica, di un profeta palestinese che vi fu crocefisso a causa della sua predicazione sediziosa e furba perché ‘non è di questo mondo’ – e i seguaci di un imperio divino mai si sottometteranno ai cattivi re e principi e prefetti, sopratutto se diversi di fede.

Tutto è di questo mondo, invece, anche le Scritture che i fanatici cristiani pretendono sacre e a quel Verbo falso e bugiardo hanno piegato gli imperatori più diversi nel corso dei secoli, – costretti a inginocchiarsi di fronte ai Papi e ai loro rappresentanti e li incoronavano solo se alleati di un potere temporale che ha fatto centinaia di migliaia di morti e ha celebrato come Santo del paradiso perfino un Cirillo-vescovo, il capo dei fanatici ‘parabolani’ che costituivano la sua ‘guardia civica’, – le ‘ronde cristiane’ che si sostituivano ai legionari romani sempre più deboli e in affanno nel garantire l’obbedienza delle provincie orientali.

Da lì inizia tutto. Il permanere del sistema tolemaico in astronomia – perché un condottiero biblico avrebbe gridato nella battaglia di Gerico ‘Fermati o Sole!’ – e le streghe bruciate e gli eretici torturati e uccisi e la guerra dei trent’anni e la crociata contro gli Albigesi e le sette di puri e dei poverelli e la ricorrente cacciata degli ebrei dalle città e il sequestro dei beni.

Inizia una storia dell’umanità asfittica e tristissima che qualche idiota vorrebbe che trovasse citazione nella costituzione europea sotto la dicitura ‘le radici cristiane dell’Europa’ e davvero, alla fine del film viene da pensare che furono troppo buoni quegli imperatori che, nel Colosseo e nei teatri dell’Impero, si fecero scrupolo di mostrare il pollice verso e dare apertura alla gabbia delle fiere.

Nota comica finale. Anche quei fanatici cristiani, i parabolani di Cirillo, si dicevano seguaci del verbo dell’Amore universale e divino. Andate a vedervi il film e sappiatemi dire se non somigliano ai nostri berlusconiani che predicano odio e lo chiamano ‘amore’.
Mutatis mutandi, naturalmente, perché ogni storia che si ripete si ripete in farsa.

le economie fragili e l’isola dei famosi

 

Io so bene che vuol dire crescita controllata. Lo sperimento ogni giorno nel mio minuscolo giardino pensile dove le essenze della menta e della salvia e il rosmarino crescono con un vigore primaverile straordinario ed è necessario potare e controllare l’esposizione solare e trapiantare i germogli che hanno sbagliato vaso e il rischio è che il trapianto non vada a buon fine, ma è un rischio calcolato e, in ogni caso, è l’effetto d’insieme della rigogliosità complessiva che conta e fa un bel vedere.

 

Così è delle economie che fioriscono e si espandono, ma certe esposizioni debitorie e derivati tossici le fanno naufragare e ci ritroviamo con questi flutti spaventosi che montano vieppiù ad ogni folata di vento della speculazione al ribasso e, se adesso è la Grecia, sotto tiro abbiamo già il Portogallo e da quelle parti dicono ‘mirano a noi, ma l’obbiettivo è la Spagna’ e, data la fascia mediterranea di appartenenza e ‘una faccia una razza’, il sospetto è che poi tocchi a noi, eia, eia trullallà, siamo qua, siate benevolenti, care le nostre agenzie di rating, perché ‘teniamo famiglia’ e chi lo dice, poi, al Berlusconi, che il suo non è un governo di prima grandezza e Lui un Grande fra i Grandi del G8?

 

La crisi mondiale va, con larghi giri tangenziali e perfino un processo dei senatori americani ai marrani dei vertici della Goldmann Sachs (che fa emergere autentiche schifezze da vomito), ma già l’euro ha perso oltre il venti per cento rispetto al dollaro e se molliamo la Grecia tra i flutti siamo destinati ad abbassare ancora il tasso di cambio e l’Europa si dimostra un colosso con i piedi d’argilla e, se le economie non riprendono a tirare, ne vedremo il crollo (dell’Europa) più presto che pria e allora ‘si salvi chi può’ e chi non può affoghi – tanto, dopo un un naufragio i superstiti camminano lungo la spiaggia e raccolgono quel che la risacca ha portato a riva; l’isola dei famosi ci avrà pur insegnato qualcosa, no?

il misterioso mistero dei ‘sapiens berlusconensis

Mi capita di interrogarmi , quando li incontro, sulle ragioni della scelta del giornale che leggono: Il Giornale, appunto, presuntuoso e pomposo fin dal nome, come se ci fosse solo lui.

E’ piuttosto raro incontrarli, qui a Venezia, i lettori de ‘Il Giornale’, sono una razza a parte, vivono in un mondo a parte (attici, di solito, e piani nobili) e, di solito, hanno stampato in faccia il contenuto del loro portafoglio, le cifre a sei zeri del conto in banca e del dossier titoli gonfio delle cifre che hanno risparmiato per via di evasione parziale o totale. Una di queste è la proprietaria dello stabile in cui abita una mia amica – che sempre si lamenta che la metà dell’affitto (1000 euri al mese) è costretta a pagargliela in nero, ma di denunciare la cosa alla Guardia di Finanza non se la sente.
Chi è causa del suo mal pianga se stesso.
Ma l’altro giorno mi è capitato di soffermarmi sul viso di una signora piuttosto agèe, dall’espressione tranquilla, una nonna, apparentemente, capace di buoni sentimenti e di eloquio sereno. Apparentemente.
Quando le si è seduta accanto un’amica, è stato un profluvio di belluinità e geremiadi a senso unico: ‘Siamo in mano ai comunisti (sic!).’ ‘Sto poveretto lo mettono in croce ogni giorno’ (suppongo il Berlusconi).’ ‘C’è il rischio che ci facciano un governo antidemocratico con la presidenza della Repubblica in mano a un comunista.’
Alla facciaccia del dialogo sereno e delle serene disposizioni d’animo degli elettori de ‘il partito dell’amore’!!

Fin qui la ragione della scelta di quel loro giornale di bandiera e schieramento di battaglia è chiara. Meno facile è capire i meandri attraverso i quali passano altre persone di censo e scala sociale non così dichiarata, in che modo sono approdati a quel foglio orribilis e che risonanze di senso trovino nella loro mente le frasi canagliesche degli editoriali (o delle sciacallate versus un nemico del padrone di denari) che vi si leggono.

Qui siamo al mistero della ‘formazione delle opinioni’, al labirinto neuronale, al culi di sacco di senso logico in cui capita di ascoltare il distico sciocco : ‘meno male che Silvio c’è’ e le ole e gli altri osanna insensati al Barabba.

E troviamo gente, perfino buoni padri di famiglia e gente che nell’esercizio delle professioni sa il fatto suo, che ancora si sollazzano col terrore del ‘comunismo’ e dei ‘comunisti’ come se non fossero impagliati nelle teche dei musei sotto alla didascalia ‘homo utopicus’. Gente strana, che dice di votare ‘l’uomo del fare’, ma fare cosa e come non lo dicono e si scopre, dalle intercettazioni che vogliono cancellare perché ‘i panni sporchi si lavano in famiglia’, che hanno le mani in pasta con gli appalti miliardari e cifre gonfiate e soldi pubblici che finiscono in tasche private di corrotti e corruttori.
E malgrado l’evidenza lo votano e lo sostengono e si fregano le mani ogni volta che il puzzone esce dall’angolo in cui lo chiudono i suoi oppositori interni e torna a combattere e vince.

E’ davvero un grande mistero della specie ‘sapiens’ il complicato labirinto neuronale di quei dessi.

di popoli e nazioni (definizioni e approssimazioni)

Tutto sta nel definire il concetto di popolo: complesso di persone che condividono un patrimonio di tradizioni e culture, parlano la stessa lingua e abitano uno stesso territorio, recita il vocabolario. E, più o meno, ci siamo.
Dico ‘più o meno’ perché, a voler approfondire, col popolo della Basilicata condivido la lingua (se decidono di parlarmi in italiano, la lingua storicamente convenuta come ‘comune’) forse una parte di culture e tradizioni, ma il loro territorio boschivo e montano mi è sconosciuto e non potrebbe essere più diverso dal mio che è acquatico e umido e salmastro e fitto di uccelli marini che si sono trasformati in terrestri e si nutrono di spazzatura.

Detto così, ci accorgiamo di quanto siamo diversi e ‘tribali’ nel profondo e qualcuno potrebbe avanzare pure l’aggettivo ‘leghisti’ e lanciare l’ipotesi di una separatezza prossima ventura (i federalismi immaginari) , ma, a dirla tutta, io mi riconosco poco anche nel mio popolo umido e salmastro (el canal! I me ga sugà el canal!) e affetto da quell’orribile dialetto strascicato e rozzo che viene definito ‘veneto’ o ‘veneziano’, ma è solo una sequela di idiotismi variamente inintelligibili secondo che a parlarlo sia il professionista e il commericante che l’ho ha contaminato e riscattato con ‘la lingua’ italiana o il popolaccio marcio e prepotente che, per il 90% del suo tempo, bofonchia e impreca e maledice la moglie, la madre, il governo e tutto il cucuzzaro. E mai qualcosa di intelligibile e condivisibile, politica inclusa. Nè mai un accenno di dialogo ‘scespiriano’ sui buoni sentimenti, l’Amor che muove il sole e l’altre stelle e sul marcio che c’è in Danimarca. Al massimo, un volgare apprezzamento per ‘la fritola’ che tutti noi maschi sentitamente apprezziamo accompagnato da uno schiocco della lingua e una sorsata ‘de ch’el bon’.

Dunque ‘il popolo’ è un’astrazione convenuta, una larga approssimazione, un ‘tanto per intenderci’ e aveva ragione il poeta di allora, quello che : ‘fatta l’Italia ora dobbiamo ‘fare’ gli italiani’ a lamentarsi dei regionalismi e campanilismi duri a morire – nostra storica debolezza che taluni (i leghisti) rivendicano quale ‘forza’ su cui fare leva per risorgere. ‘Tutti citrulli siamo e questo è quanto’, scriveva, ‘se ci ripenso, quanto è vero il sole / dalla vergogna mi si muove il pianto / non credo più nemmeno nelle scuole.’

A giustificazione degli scettici e dei delusi vi è da notare che il tema è complesso e se già è difficile andare d’accordo in famiglia, tra amanti e in un forum relativamente ristretto qual’era quello che avevamo in comune, figurarsi l’allargamento a un ‘popolo’ e una ‘nazione’.

Già sul fatto che il popolo sia e debba essere universalmente ‘sovrano’ ci sarebbe da ridire – considerato che molti votano un Barabba emerito e straordinariamente valente (nelle sue qualità di Barabba) e lo considerano legittimo e vorrebbero che lo rispettassimo e dicessimo di lui un gran bene perché ce l’hanno rifilato come il ‘presidente del consiglio’ di tutti gli italiani e ‘cosa fatta capo ha’. Fanculo.

Io vedrei bene, invece, una commissione di indagine all’ingresso di ogni seggio e un esamino piccolo piccolo obbligatorio di educazione civica prima della consegna della scheda con domande semplificate, elementari, terra-terra, tipo :
a) ‘E’ lecito votare uno in odore di riciclaggio di capitali mafiosi e mazzette agli uffici competenti al fine di ottenere favori e privilegi personali?’
b) ‘E’ lecito votare uno con un conflitto di interessi mostruoso e una valangata di processi in corso per corruzione ed evasione che si propone di azzerare per via di leggi ad personam, lodi vari e prescrizioni?’
Così. Giusto per sondare se ancora i dieci comandamenti sono parte di quel patrimonio di ‘culture e tradizioni condivise’ che dovrebbero configurare l’idea di ‘popolo’ e nazione.

sursum corda

 

Nel 328 a.c. Alessandro, detto il Magno, uccise in stato di ebbrezza un suo generale, Clito, che gli aveva salvato la vita nella battaglia del Granico.

L’anno seguente sventò una congiura contro di lui detta ‘dei paggi del re’. Ne decretò la morte e tra essi vi era il nipote di Aristotele, Callistene.

 

Questa è la sorte dei tiranni: avere cento occhi e dormire sempre con la spada sotto al cuscino perché la ‘reductio ad unum’ della biodiversità dei popoli e delle genti libere sotto il tallone di un solo è impresa eccezionale e, dice la Storia, di brevissima durata.

 

E Alessandro fu fortunato a morire di malattia nel suo letto – seppure la leggenda vuole che sia stato per avvelenamento.

 

Ha ragione Lucy Prebble, giovane star del teatro inglese e autrice di un musical ispirato allo scandalo finanziario della Enron, a dire che i Macbeth del nostro tempo sono i rampanti, tragici finanzieri d’assalto (tragici per le conseguenze nefaste che riguardano i sottoscrittori di fondi e gli azionisti e i risparmiatori) e i ladroni notori dell’alta finanza, e chissà che non si trovi un autore italiano che metta in scena il ‘caso Berlusconi’ : il nostro rivoltante Macbeth/Sardanapalo (quest’ultima attribuzione per dire del suo vivere lussurioso da antico satrapo – e chissà che non si porti la D’Addario sulla pira funebre, come fece con Mirra e le altre concubine il suo predecessore assiro).

 

Dunque le predizioni che si fanno dicono, all’unanimità, che Fini sarà defenestrato con tutti i suoi e sarà interessante vedere il come – dato che la defenestrazione avviene in una realtà ancora apparentemente ‘democratica’, (seppure di coma democratico e scarsi segnali provenienti dall’encefalo del popolo sovrano).

 

Come Clito, il valoroso generale di Alessandro – che era detto ‘il Nero’: interessante parallelo – anche Fini sarà ucciso (politicamente)? O la congiura dei paggi ‘finiani’ avrà esiti diversi e per il nostro Barabba si aprirà un periodo di sofferta convulsione politica e di suo personale declino?

 

Il mondo continuerà a filare le sue molte storie diverse, cari i miei elettori ed elettrodi di centro-destra, anche in caso di ingloriosa caduta del vostro supremo eroe: il Barabba.

 

Una visione a volo d’uccello sulla Storia vi mostrerebbe che dopo un impero e una tirannia seguono periodi di splendore democratico e perciò non vi stracciate le vesti per quest’ennesimo regicidio e ferita grave al ‘corpo mistico del sovrano’ – come notava Mauro, ieri, nel suo editoriale.

 

I cimiteri sono pieni di gente ‘indispensabile’ – e di ‘riforme indispensabili’ sono piene le cronache cimiteriali della nostra fragile democrazia italica.

 

Perciò: sursum corda! (che non vuol dire appendersi alla corda, che avete capito?)

 

 

Sipario!

E’ tornata la politica sulla scena di questo paese, dopo anni di silenzio degli innocenti, belato degli agnelli, osanna degli eunuchi e del popolo sovrano al suo adorato Barabba.
E’ tornata la denuncia del re nudo, il dito puntato contro sua maestà per dirgli che la sua illusione è propria dei sovrani ciechi e sordi alle ragioni che non siano l’osanna e la laude dei servi sciocchi, la piaggeria dei Fracchia, le belve umane.

Il passaggio più significativo di questa ‘direzione’ tarantolata dalle reazioni isteriche del Capo non è stato detto dai due protagonisti della rissa pre divorzio, bensì da Bondi, che ha pronunciato con cattivissima coscienza l’arringa autodifensiva: ‘In questo partito la divisione non è tra servi e uomini liberi…eccetera.’.
No, eh? Peccato che, a guardarlo in faccia, risaltasse, impietosissima, la sua espressione di sempre da capo degli eunuchi del Sultano e davvero non serviva a rifinirne il ritratto il gonnellino all’orientale e gli occhi cerchiati di nero e gli anelli d’oro alle braccia dell’iconografia turchesca.

Il re, da oggi, è ufficialmente nudo e nudi con lui sono tutti i servi che l’hanno fedelmente servito fino alla perdita della dignità personale e, ca va sans dire, politica, se mai qualcuno avesse pensato di attribuirgliela.

E il seguito di questo ritratto di squallori servili, oggi finalmente allo scoperto, l’abbiamo avuto da Santoro dove, per l’estrema difesa, a sipario strappato, è stata chiamata quella ex soubrette dagli occhi da cerbiatta e la stupenda bocca che mostrava e diceva, implacabilmente, meglio di ogni intercettazione e filmato, il curriculum retroscenico di ogni soubrette di grido, per lei un grido di prima grandezza, ministeriale, addirittura. E titolare di quel ministero dal nome tragico per lei e la sua carriera politica: le Pari Opportunità. Il calvario di ogni bella donna e il suo sofferto riscatto dalle inevitabili e impietose maldicenze

Ciò che succederà dopo ha poca importanza. E’ importante che finalmente sia stato detto agli italiani e italiane, agli elettori ed elettrodi, di che lacrime infami gronda il consenso che il popolo sovrano ha fin qui tributato a Sardanapalo-Berlusconi e il gioco politico continuerà ora a carte scoperte e nessuno più potrà barare al tavolo e dirsi innocente e nascondersi dietro al dito dell’uomo ‘del fare’ e della scelta inevitabile.

Siete nudi anche voi, cari i miei elettori di centro destra. Come mamma vi ha fatto. E non è un bello spettacolo davvero. Sipario!

visioni

 

E sarà forse il collirio che uso per la stanchezza agli occhi causata da Internet, ma la città si trasforma come in un trip da acido lisergico dei buoni tempi andati – e al giro del ponte dei Frari la torre campanaria sembra incombere sullo sfondo grigio del cielo, alta e solenne come un cardinale sui trampoli, come un costone zuppo d’acqua pronto a franare; e, al giro della calle, l’avvocato pirla che parla al telefonino (e non è qui e ora, ma chissà dove perduto nel suo altrove telefonico), mi zompa addosso e la mia spalla puntata gli fa cadere di mano l’attrezzo e porcona come un manovale e pretende la rissa, ma lo stendo con un vaffa primordiale e un : ‘tieni la destra, coglione’ che mi aspetto che prenda la rincorsa, ma passa la mano, chissà perché. Nessuno sa più reggere una rissa come si deve, da un po’ di tempo in qua. Forse, una volta a casa, telefonerà a Ghedini e mi farà causa e chiederà i danni professionali, presentando finte radiografie che mostrano l’omero fratturato.

Ma la raccomandata non sarà recapitata perché non scendo mai a firmare e lo sfascio della giustizia e i suoi tempi biblici voluti dai marpioni gli si rivolteranno contro, fan/culo.

 

E c’è una vecchietta buffa seduta in testa alla panchina nell’imbarcadero che si torce le mani per una sua pena segreta e non la può dire perché parlare da soli è da pazzi e lo fanno solo i mutanti postmoderni con la protesi telefonica appesa all’orecchio, ma è palese che vorrebbe interloquire con un chiunque ed è a un passo dal coinvolgermi e mi viene in mente un dipinto di palazzo Grassi che mostrava una sua emula chiusa in un asfittico tinello dei favolosi fifties che piangeva lacrime di silicone e forse era la nonna dell’artista che si congedava da questa valle di lacrime illacrimata e sola.

 

E sfilano i palazzi sontuosi davanti al vaporetto – che procede lentissimo perché il Canal Grando è come un’autostrada nelle ore di punta – e le ogive delle trifore sono fiori giganteschi che esplodono uno via l’altro e gli scudi degli stemmi nobiliari sembrano Gorgoni terrificanti: sculture del tempo e della corrosione del salso e le facciate dei palazzi sono asimmetrie di luce e pietra bianca e sfilano gli stili architettonici più vari e Bisanzio riprende vita insieme a Roma ladrona, – a suo tempo imperiale, tu vedi le vendette della Storia – e uno strano sfilatino architettonico bianco-sporco si intrufola tra due palazzi alti e solenni e sembra occhieggiare come una sciantosa parvenue e dice: ‘Ehi! ci sono anch’io!’ in tanto bendidio di vedute liquide e architetture riflesse sull’onda.

 

Ma poi, toccata terra, è tutto un dedalo di calli intorno a una chiesa detta ‘della fava’ e al fondo di una ‘calle dei preti’ sta un curdo vestito da cuoco che fuma come un turco e alla fine della ‘calle del cafetier’ un nero senegalese ancora affannato per la quotidiana corsa tra guardie e ladri stende il suo lenzuolo con le borse taroccate e non gli importa di occupare metà dello spazio della calle – e il gregge turistico ordinatamente si distende in fila indiana e battono il passo e guardano in alto come se attraversassero una gola e dall’alto possono scendere i massi dei nemici….

il male e i cattivi

 

I cattivi, la cattiveria, l’incattivire. Il male necessario del quale non sappiamo darci conto e dargli un senso e, quando ci colpisce con inusitata durezza, scagliamo le bestemmie al cielo e diciamo Dio colpevole di averlo consentito, previsto, e di non avere fatto nulla per impedirlo. Perché vogliamo il bene, aspiriamo al Bene e diciamo Dio il Bene Supremo ed è irraggiungibile e Sogno e Aldilà da questa Valle di Lacrime.

 

Abbiamo una tale dimestichezza colla cattiveria e i cattivi che ci giochiamo, perfino. In letteratura sono necessari come il pane perché se non c’è cattiveria e una tragedia che incombe e la catarsi finale del bene che trionfa non c’è un dramma da elaborare e il romanzo o la pièce non funzionano.

 

Però abbiamo piena coscienza che bisogna arginare il loro dilagare, dei cattivi, dobbiamo fermarli, abbatterli, distruggere il loro cattivo impero e difendere i buoni e il bene e a un tal fine, nelle situazioni più estreme, sbarchiamo in Normandia e diamo l’assalto alle roccaforti e lasciamo sul terreno migliaia di morti pur di sconfiggere il Male, l’ideologia negativa, gli Olocausti, il mito della razza, i nazionalsocialismi, le dittature.

 

E le maestre a scuola (ai tempi miei) i cattivi li indicavano e li chiamavano per nome e gli dicevano di andare a mettersi nell’angolo in bella vista, le spalle girate al resto della classe perché fosse ben chiaro che, col loro male agire, si erano messi contro i valori condivisi della comunità degli allievi.

 

E Berlusconi tenta di fare uguale cosa con Fini, di dirlo cattivo e che agisce male e contro il bene del partito, ma il Gran Consiglio fascista, a suo tempo, disse cosa uguale del leader Benito – quando ormai la guerra era perduta da tempo e tutto il Male dell’Italia imperiale voluto dal leader e da loro stessi associati nell’impresa criminale del Fascismo avevano dispiegato i loro nefasti e si moriva impiccati ai lampioni e finì gambe all’aria a piazzale Loreto e i fascisti inseguiti per le strade e sui tetti e fucilati per pareggiare il conto dei morti ammazzati.

 

Perciò occorre la massima chiarezza su cos’è il male e chi sono i cattivi e, una volta definito/i bisogna isolarli, indicarli a dito, combatterli, fargli la guerra, se necessario, se la buona ‘politica’ dei cittadini non ha più i mezzi per convincere ed è necessario ipotizzare il ricorso agli ‘altri mezzi’: le armi.

 

E pietà l’è morta, una volta che si è varcata la fatale soglia, una volta che si è capito che la dittatura sta allungando le radici e chiudendo le bocche e l’olio di ricino e i manganelli si sostituiscono al civile dibattere e chi dice la verità e riporta le intercettazioni delle male azioni di chi ci governa viene punito per avere detto che il re è nudo e la libera stampa e la libera televisione diventano un ricettacolo di servi e uomini da nulla, anime perse, morte, canaglie, manipoli, folle osannanti e risuona nuovamente l’osanna nero, l’inno al male sociale di vivere: ‘Duce, Duce, Duce’ e ‘Meno male che Silvio c’è’.

racconti di tango

 

Potrebbe essere solo un girare in tondo, – una ‘tanda tonda in una ronda’ direbbe Pasquale che quanto a calembours non lo batte nessuno – ma c’è modo e modo di stare tra le braccia di un uomo e di abbracciarlo e, malgrado si convenga che è ‘l’amore che si rappresenta’ (forse per esorcizzarlo, forse per goderne gli scampoli e i giochi senza i troppi sensi di colpa in cui l’abbiamo imprigionato), un tango ballato in un certo modo ‘la dice lunga’ e se non c’è un seguito di inviti e incontri a venire e ci si limita a sguardi e sorrisi è solo perché ambiguità ed equivoci fanno parte del gioco.

 

‘Guai ad innamorarsi di un tanghèro/a.’ dice Daniela, che pure ha flirtato e si è maritata alfine. ‘Guai ad essere gelosi in quest’ambiente.’ Ha ragione. Quando si innesca un certo tipo di incontri ravvicinati la diffidenza è d’obbligo e la cauterizzazione delle ferite è una perizia da doversi acquisire al più presto come in guerra. E’ come passare la mano sul fuoco ripetutamente ed avverti che è caldo e scotta, ma ti bruci se perdi l’equilibrio e cadi nel rogo e non sei lesto a rialzarti e spegnere le fiamme che già ti accendono i vestiti.

 

Però, però. Non puoi fare a meno di registrare ciò che è avvenuto; non puoi fingere che i corpi non si incantino, – certe sere e con certe donne sconosciute e straniere – e che la mente non dica, non pretenda spiegazioni, non si provi a dire le parole che spiegano e danno conto dei fenomeni correlati alle emozioni, se è vero (ed è vero) che i sogni, nella breve notte che residua, continuano la narrazione interrotta e la portano alle simboliche conseguenze estreme e ti svegli affannato e ciò che ti manca (un’intuizione folgorante e dolorosa) è un respiro lieve accanto al tuo cuscino e, nel mezzo sonno, allunghi una mano ed è l’incanto della pelle, ma è solo il sogno che continua e ti pare più vero del vero.

http://www.youtube.com/watch?v=G-o4yFkjMq4

 

il re nudo

 

A cavallo fra gli anni ottanta e novanta, la Cir di De Benedetti e la Fininvest di Berlusconi erano opposte per la proprietà della Mondadori. Per dirimere la questione, si affidarono ad un arbitrato super partes; le due parti si impegnarono a rispettarne il giudizio. Il lodo arbitrale, depositato il 20 giugno 1990, dà ragione a De Benedetti. Berlusconi impugnò il lodo dinanzi alla Corte d’appello di Roma, che annullò il lodo. Nel 2007, la Cassazione stabilirà che questa sentenza era dovuta alla corruzione del giudice da parte di Cesare Previti. ( da Wikipedia)

Nel contesto di quell’acquisto da parte di Berlusconi c’era l’acquisizione del gruppo editoriale L’Espresso-Repubblica: vero scopo politico del tycoon allora rampante al fine di mettere a tacere e asservire un quotidiano e un settimanale che erano una vera e propria spina nel fianco dei socialisti ambrosiani coi quali, come sappiamo, Berlusconi ebbe ripetuti ‘scambi’ di favori di cui sono piene le cronache di Tangentopoli.

Tutto ciò premetto per mostrare l’abbietta logica da servi e veri e propri Fracchia (ricordare la ‘poltrona di pelle umana’, qui quanto mai appropriata) con cui i giornalisti di casa Berlusconi conducono le loro polemiche contro Saviano e lo rimproverano di ‘sputare nel piatto dove mangia’ e di essere irriconoscente al padrone che, bontà sua, si è degnato di pubblicarlo.

Come se i milioni di copie della vendita del libro non premiassero cento volte di più i proprietari della casa editrice e solo in subordine l’autore.

Ma è una logica, dicevo, la loro, una ‘forma mentis’ tipica dei servi proni e di lingua carezzevole e disponibili a ripulire non solo il piatto e la ciotola dove gli viene scodellato il cibo, ma anche i segreti e odorosi meandri dell’adoratissimo padrone dalle cui mani prendono scodinzolando i bocconi migliori.

‘Tornatene a cuccia a Palazzo Grazioli’ disse Donati a Bondi in uno scontro verbale a ‘Porta a porta’. Non si poteva dir meglio.

C’è una sorta di perversione mentale nella testa di questa gente malata di berlusconite acuta e cronica. Persone apparentemente intelligenti si profondono in inchini mentali riverenti e grati e arzigogolano tesi tanto ardite quanto intellettualmente povere o miserabili pur di fare un favore al loro leader, dirlo grande e retto e probo e a lui tutta la ragione e agli oppositori tutti i torti.

L’osanna permanente e ‘a prescindere’ è per loro lo scopo primario, al di là di ogni evidenza negativa e/o criminale o di puro e semplice buon gusto e si è letto in giro perfino l’elogio delle dichiarazioni vigliacche di Frattini, ministro degli esteri, al momento dell’arresto dei tre medici di Emergency incastrati dall’azione di ‘intelligence’ dei britannici per togliere di mezzo un’ospedale scomodo in una zona di ‘prima linea’. Chissà che dicono oggi, quei vili, come piegano i loro pensieri avvilenti, oggi che l’evidenza di una vergognosa montatura è sotto agli occhi di tutti e ‘tutta la città ne parla’.

E non c’è modo di fare intendere a costoro che l’azione umanitaria e di ‘pietas’ ospedaliera viene prima e al di là di ogni logica di schieramenti opposti in guerra.

Questi Fracchia berlusconiani si arrampicano sugli specchi e compiono voli pindarici e piegano la Storia ai loro privati fini pur di mostrare quanto sono servili e ‘in linea’ col loro campione di denari.

Più realisti del re anche quando ‘il re è nudo’.