Archivio mensile:marzo 2010

la preistoria tribale alla velocità della luce

 

Corrono alla velocità della luce (quasi) le particelle all’interno del Large Collider del Cern di Ginevra ed esplodono liberando un’energia di grandezza indicibile e gli semidei che presiedono a quegli accadimenti complessi brindano e manifestano la loro gioia per quest’altro passo in avanti di un’umanità che, guardata, invece, sul lato della politica, dei rapporti fra cittadini, i suoi passi li fa indietro e dà segreto sfogo (in cabina elettorale) ai bassi istinti del votare col portafoglio, votare i peggiori fra loro perché mettano in atto le politiche avvilenti e vigliacche dei furbi contro gli onesti.

‘Farla franca’ è la loro parola d’ordine e al vertice del paese ne abbiamo il Campione indiscusso, colui che ha avuto l’ardire di comprarsi la fragilissima politica italiana coi soldi sporchi della sua ascesa imprenditoriale ai tempi di Tangentopoli – e i capitali mafiosi riciclati perché ‘pecunia non olet’.

 

E’ un contrasto intollerabile quello tra la nostra mente chiara, solare, di semidei, – che ci porta ai successi del Large Collider e della ricerca scientifica più avanzata, prossimi ormai a scoprire ‘il bosone di Dio’ e la complessa, invisibile realtà che si nasconde intorno alla fisica delle particelle, (la ‘fisica dell’immortalità’) – e la nostra preistoria tribale di Hutu e Tutsi che si combattono per il prevalere delle ragioni meschine degli uni sugli altri: evasori cronici e recidivi contro tartassati in busta paga.

Come le particelle del Cern lanciate l’una contro l’altra dentro il largo anello, questo corrersi incontro a voto armato ci riporta al correre degli Orazi e dei Curiazi: alla sfida mortale che è stata ingaggiata e dovrà vedere una fazione soccombere e l’altra brandire alta la spada insanguinata.

http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=100847

fermate il mondo, voglio scendere

 

C’è stato un tempo in cui la volontà popolare, il popolo, godevano di sacro rispetto – più a sinistra che a destra, stando a quanto è emerso dalle inchieste giudiziarie sul caso Sifar-De Lorenzo e i golpe che si preparavano, coi gladiatori del ‘caso Gladio’ pronti a impugnare le armi in caso di verdetto popolare sfavorevole alla Dc e ai partiti di centro.

Vox populi vox dei, si diceva.

Ma se oggi i malnati di centrodestra inneggiano alla volontà popolare sono certo che, a maggioranze rovesciate, i loro commenti sarebbero più nello stile del loro leader populista,- che taccia di ‘cogghioni’ coloro che gli si oppongono e dei giudici indipendenti dal potere politico sappiamo bene che pensa e di tutte le ‘istituzioni di garanzia, Agcom inclusa e direttore prono ai suoi voleri censorii.

E’ una giornata di tristezza, oggi, una giornata in cui devo elaborare il lutto per l’immutabile quadro negativo che ci perseguita da quando Colui-che tutto-potrà (da qui in avanti) è sceso in campo e ha seminato odio e zizzania a piene mani e bocca e soldi e ha scassato istituzioni e avvelenato i pozzi dell’abbeverata comune.

Un popolo di infami conferma la sua pervicace vocazione a farsi del male e farne ai cittadini di diversa collocazione politica forzatamente conviventi e toccherà assistere e commentare, da qui in avanti, lo stillicidio di eventi tragici quali ci propinerà il Barabba a ghigno aperto e mascella volitiva: dalla ‘sua’ riforma della giustizia alla probabile incoronazione al soglio presidenziale, tra qualche anno.

Fermate il mondo, voglio scendere.

la malaeducacion

 

Avevo dieci anni non ancora compiuti e uscivo da sei anni di un collegio di suore e mio padre, che mi aveva in affido giudiziario, pensò che fosse una buona idea l’affidarmi, per la colonia estiva, a quelli di don Orione – istituto che allora occupava un palazzo in Lista di Spagna.

Affido demandato ad altro affido, come si fa da sempre per gli appalti e poi si scoprono le rogne e i costi proibitivi e tutti scaricano le responsabilità a monte o a valle.

A sua discolpa bisogna dire che mio padre non aveva ancora una casa e dormiva e mangiava nel retrobottega umido del negozio. Mio padre, questo sconosciuto.

 

Quella della colonia non fu una bella esperienza anche perché il prete-direttore preposto all’accoglimento, mi accolse al modo che oggi riempie le pagine dei giornali di mezzo mondo: con melliflue parole e bonarie, ma la sua mano di ‘padre’ (così si facevano chiamare all’epoca e le suore ‘madri’, – chissà perché e per colmare quale carenza della loro personali realizzazioni), la sua mano, dicevo, andava a cercare chissà che di impubere su per i pantaloni corti che allora usavano scostando delicatamente l’elastico delle mutande. Dopo, una volta adulti, ci si chiede sempre se abbiamo avuto una qualche colpa per il nostro restare lì impalati senza saper reagire, – strillare, che so, dire male parole o piangere (ma ai maschietti si insegnava che non si doveva) e hanno sempre facile gioco i ginecologi accusati di molestie e i pedofili che rivestono un certo ruolo di responsabilità a dire che le pazienti (e i bambini loro affidati) spesso equivocano i loro gesti professionali e/o ‘paterni’ e sono preda di ‘suggestioni’.

Alla fine della colonia avvisai mio padre di quella strana cosa che mi era accaduta e del profondo disagio che aveva suscitato nel mio animo di bambino e lui mi iscrisse alle medie in un altro istituto, gestito stavolta dai salesiani, dove tutto si svolse come si deve, per la mia e l’altrui fortuna.

Non la migliore delle storie e infanzie possibili, ne converrete.

 

E allora non usavano le denunce eclatanti e i giornali, forse, in maggioranza, avrebbero difeso a spada tratta l’onorabilità dei tanti anni di servizio di quel tal direttore e molti testimoni a difesa già ospiti di quell’istituto avrebbero sostenuto a spada tratta che si trattava di spaventose calunnie di una mente fragile, forse malata.

In ogni caso, all’epoca, glissare e passare le cose sotto silenzio e dimenticare le ‘brutte cose’ che ci accadevano pareva a tutti una buona idea. In fondo erano passati solo quindici anni dalla conclusione di una guerra mondiale e si cominciava a star bene anche grazie alle cambiali e la Dc governava il paese coi suoi uomini migliori usciti in gran parte dalle parrocchie e dall’Azione Cattolica e amministrava la ‘cosa pubblica’ con destrezza e agli italiani faceva più paura il comunismo cannibale di bambini che si denunciava ad ogni tornata elettorale. E nella cabina elettorale ‘Dio ti vede, Stalin no’.

 

La ‘malaeducacion’ comincia sempre con un furto di fiducia: con una mente recettiva e fresca di bambino il cui naturale percorso di vita viene turbato ( a volte irrimediabilmente) da questi poveretti incapaci di sublimare le loro naturali pulsioni sessuali nel mistico approdo del servizio alla Croce e alla Dottrina della fede. Bisogna capirli, anch’essi sono uomini fallaci e, tuttavia, la divina Grazia sacramentale, ci veniva spiegato nell’ora di religione, è come l’acqua limpida di un torrente che non viene sporcata dal letto sudicio su cui può capitarle di scorrere. Sursum chorda.

 

Ma non sarebbe più semplice rinunciare a quella stupidaggine, a tutti palese, del celibato dei preti e lasciare a questi ‘predestinati’ e che ‘hanno la vocazione’ l’opportunità di misurarsi concretamente con l’amore pieno tra un uomo e una donna che vanno predicando senza nulla conoscere?

 

Sembra semplicistico, dopo tanti secoli di ottusa resistenza e migliaia di ‘molestati’ e vite rovinate, ma sovente sono le cose semplici – se, umilmente, si rinuncia a definirle ‘dogma’ e fregiarsi di insensate ‘infallibilità’ – che salvano dagli abissi della cattiva fama. Una mala fama che affossa millenarie istituzioni e le dice, definitivamente, non più credibili e convincenti all’alba del terzo millennio.

amicizie e contesti

 

Ma come si fa a parlare di amicizia mentre dura una ‘inimicizia’ profonda, rabbiosa, da guerra civile strisciante, un ‘clima sociale’ spaventoso quale è stato fotografato benissimo – con messe a fuoco di tale mirabolante nitidezza da far invidia al miglior fotografo su piazza – dagli autori della trasmissione ‘raiperunanotte’ dell’altra sera?

 

Come si fa ad essere compagnoni e parlare di gnocca e fattorie virtuali e scambiarsi le ricette di cucina e raccontarsi le barzellette quando basta affacciarsi sulla cronaca e guardare tutto l’avvilito panorama nazionale – coi soldati delle due fazioni in lotta coi visi rattrappiti in spasmi di reciproco odio – gestito con geniale mano autoritaria dal Barabba nazionale – perfetto esecutore del piano di ‘normalizzazione’ di Licio Gelli?

 

Piano geniale, si, della genialità dei ‘geni del male’ consegnati alla storia e, sarà un caso, a me la faccia di quell’imprenditore ridanciano e ruffiano e col cerone sul viso e la calzamaglia sull’obbiettivo della telecamera che lo riprendeva in primo piano e annunciava la sua ‘discesa in campo’ nel lontano 92 faceva venire in mente Lex Luthor dei fumetti di Nembo Kid – e tutto quanto avveniva in quegli anni mi pareva un fumetto scritto dalla penna malata di un cattivo sceneggiatore.

 

Come si dà amicizia in un tale ‘contesto’ che non sia l’amicizia dei pazzi, degli schizofrenici (che forse è più ‘sana’ perché hanno coscienza della malattia) e, se è vero che c’è stato un tale Schindler di parte nemica (forse più d’uno) nella storia recente che ha redatto le liste della salvezza per alcuni degli innocenti condannati, come non ricordare i fascisti – parenti di alcuni, amici di altri in tempi di relativa quiete – che scappavano senza più speranza sui tetti, alla fine di tutto, al consumarsi della guerra civile, e venivano centrati dalla pallottola rabbiosa di un partigiano affacciato da un abbaino?

 

Forse sarebbe più coerente attenersi a un ‘codice d’onore’ tra amici/nemici quale quello che, dicono, vige tra soldati in guerra (ma è raramente rispettato) e tenere sempre presente che, quando si alzano i labari di un Barabba e si battono le lance sugli scudi in suo onore e si marcia in campo nemico a legioni affiancate e si batte moneta con la sua effige e si fanno leggi-canaglia perché neanche i giudici imparziali possano portare a termine onorevolmente le loro indagini ed emettere le sentenze contro i criminali notori, allora tutto davvero è stato detto e nel modo peggiore e non resta che tenere ben stretti nell’incavo della spalla i calci dei fucili e aggiustare la mira.

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ingiuriare i mascalzoni è rendere omaggio agli onesti

Non avevo mai guardato una trasmissione di Santoro oltre i venti minuti, non riesco a tollerare i ‘dibattiti’ in tivù e non perché – come mi diceva una ‘gran brava persona’ di mia conoscenza – io sia ‘un fascista di sinistra’, tutt’altro.

Non mi piace la forma chiusa che ha un dibattito in tivù, qualsiasi genere di dibattito, (appartengo alla generazione del : ‘no! Il dibattito no!) perché ha tempi contingentati che non offrono piena ragione e pieno sfogo ai contendenti, ma, sopratutto, mi provoca un’ira profonda il parlarsi addosso che avviene, lo zittire cana/gliescamente l’avversario con la tecnica studiata ed esercitata per ore e ore negli studi mediaset : di ripetere a mitragliatrice lo slogan pre ruminato e mandato a memoria e iterare l’insulto o la diminuzione dell’avversario per avvilirlo e perché non possa dire ed esprimere compiutamente il suo pensiero.

 

Tutto ciò non è avvenuto ieri sera a ‘raiperunanotte’, la trasmissione che ha celebrato la rivalsa contra la censura perpetrata contro Annozero e gli altri noti programmi di approfondimento.

Non c’era il ‘contraddittorio’, è vero, ma immagino fosse perché nessuno della controparte del ‘partito dell’amore’ (triplo sic!) se l’è sentita di avallare lo sfregio di quell’evento che protestava contro la clamorosa censura di Un Solo – quale si è mostrata con la recita delle trascrizioni delle intercettazioni telefoniche intercorse tra il ‘garante’ dell’Agcom (un ex di fininvest, fedelissimo servo strisciante e balbettante del padrone aziendale), il direttore della Rai Masi e il presidente del consiglio italiano, la bestemmia vivente: il Barabba plurinquisito e mandato assolto con le note leggi ad personam e per virtù dei cavilli di danarosi avvocati.

 

E aveva il respiro di una ‘democrazia ritrovata’, quella trasmissione, di un cuore lanciato oltre le fila urlanti dell’esercito avversario e raccolto pietosamente a fine battaglia e riposto nella teca costituzionale che garantisce la piena libertà di espressione a tutti i cittadini che non trascenda nell’insulto o nella diffamazione priva di fondamenti e ragioni.

Già, perché ha avuto ragione Daniele Luttazzi – fulgido esempio di vergognosa e fascistissima censura da ‘editti bulgari’ – nel citare Quintiliano e gli antichi testi colla frase: ‘ingiurare i mascalzoni è rendere omaggio agli onesti’.

E nel caso del nostro Barabba nazionale l’ingiuria è un obbligo morale, una distinzione tra chi ha votato consciamente ‘per tornaconto’ di portafoglio un notorio plurinquisito di cento malefatte pre e post Tangentopoli e ha consegnato il governo della Repubblica nelle mani di uno scassa-istituzioni, un fascista in pectore, un peronista e mallevadore di vecchi fascisti e nuovi fascismi mediatici, un ‘uomo del fare’ che non si cura che i suoi fedelissimi abbiano le mani in pasta negli appalti miliardari perché la sua filosofia di self made man è, da sempre, quella de : ‘chi va al mulino si infarina’. Ecco allora Milano Uno e Due nascere col contributo di capitali mafiosi garantiti da Dell’Utri – come confessavano Spatuzza e Ciancimino in tribunale – e le televisioni commerciali della sua ‘discesa in campo’ le deve al partito socialista marcio e decotto di Craxi, il latitante di Hammamet.

 

Tutto questo è noto e arcinoto perché ormai la letteratura del malaffare berlusconiano riempie le librerie e le biblioteche, ma capita di assistere – come si è mostrato in apertura della trasmissione di Santoro – alle scene spaventose di un giornalista ‘nemico’ che va alla manifestazione de ‘il milione che siamo in questa piazza’ e se non viene linciato e fatto a brani è perché gli hanno detto – tassativamente – che l’unica cosa che potevano dire e ripetere in caso di interviste dei ‘cani di Santoro’ è che loro sono ‘il partito dell’amore’. E uno di questi spaventosi esseri del ‘menomalecheSilvioc’è’ (che Scalfari su Repubblica aveva definito ‘una bella piazza di brave persone, bontà sua) a un certo punto sbaglia e, freudianamente, rovescia l’assunto e gli esce dalla bocca : ‘noi il partito dell’odio e voi dell’amore’.

 

Ecco quel che succede quando si parla alla ‘pancia’ della gente in forma di slogans semplicistici e suggestivi: che la verità del rovesciare le retoriche frittate e deformare il senso delle cose e delle parole inopinatamente si rivela come le pentole diaboliche senza il coperchio e i ‘giudici comunisti’ sono, finalmente, solo persone che si provano a fare argine al malaffare dilagante post Tangentopoli al meglio delle condizioni improbe imposte da Berlusconi e dalla guardia armata dei suoi avvocati al loro mestiere e da quel poco che possono fare esce, buon ultimo, il verminaio immondo delle censure provate e fortemente volute da un Benito Berlusconi che vorrebbe fare ‘di questa rai un bivacco di manipoli’ e di ogni opposizione un silenzioso codazzo di servi o schiavi incatenati legati al suo caro trionfale.

la cattiva società

 Oggi è la giornata mondiale della poesia, che cosa strana festeggiare la poesia, pochi la leggono, ancora meno ne intendono i lemmi ricercati, i calembours, gli aforismi, le metafore, le intuizioni profonde e ‘ficcanti’ (nessun poeta userebbe mai questo termine).

 

Però hanno messo un poeta, Maurizio Cucchi, a commentare i fatti e gli eventi del giorno a ‘Prima pagina’ – trasmissione radiofonica (radio3) che seguo quotidianamente – e il confronto immediato era con chi lo aveva preceduto e sembrava che fosse sorta l’alba dopo la notte, l’avanzare della luce fresca di un mattino luminoso che cacciava il buio e tutto l’affannoso e noioso e avvilente rendiconto dei tormentoni nazionali (Berlusconi, Fini, Tarantini, i giudici comunisti, il partito dell’amore e dell’odio) è scomparso come d’incanto e i radioascoltatori, di seguito, a raccontare – quasi una liberazione, il coro dei ‘cittadini’ finalmente liberato da una tragedia opprimente che sale uno a uno sul proscenio e si fa protagonista e commuove – le tristi cose della cattiva società in cui viviamo.

 

Già, la cattiva società, la società malata e corrotta dalle televisioni commerciali e i comportamenti ‘trasgressivi’ indotti dalle immorali porcherie che vengono proposte dai palinsesti h24, la società schizofrenica e ipnotizzata che secerne i liquami graveolenti e tutto il guasto agire che si riflette in quella cosa che chiamiamo ‘la politica’ la res publica dei greci e dei latini.

Che dovrebbe essere nobile e alta ed è, invece, malaffare e corruzione e i peggiori Barabba osannati come santi e i soldi che si comprano tutto e perfino le coscienze e la dignità delle persone.

 

Uno di quei radioascoltatori ha indicato nel ‘furto di fiducia’ la causa dell’avvilimento in cui siamo immersi e la menzogna ossessiva, costante, da copione, sparata in video e in voce da centinaia di servi di un padrone-di-denari, la grancassa mediatica che oggi ci propina l’ennesimo ‘milione di cittadini appassionati in piazza’ mentre la Questura riduce, al suo solito, a 150.000 ed è grasso che cola.

‘Appassionati’, poi, ma dde che, aho! Del proprio furbismo storico di corruttori ed evasori impuniti e secessionisti in pectore? Del costante rubare fiducia e soldi a chi le tasse, invece, le paga con ritenuta alla fonte? Notori ‘ladri di fiducia’ e corruttori della vita pubblica si sono stretti ieri sul palco e hanno arringato la folla e sono stati eletti alle massime cariche dello Stato e sono osannati dai loro elettori: la cattiva società, appunto.

 

E giova ripeterla, la menzogna politica, e urlare, battere la grancassa e quei toni da caudillo che sparano le cattive suggestioni di sempre, sempre le stesse, sempre uguali: burro o cannoni, i giudici comunisti, l’uomo del fare, bisogna dare la massima fecondità a ogni zolla di terra, noi siamo il popolo delle libertà e spezzeremo le reni agli avversari comunisti perché trionfi l’amore.

Una nazione in dialisi quotidiana con gli Hutu e Tutsi che affilano segretamente i machete che spezza le reni a qualcuno di ugualmente disastrato, sottolineava Grillo in un comizio e la platea rideva amara.

 

La cattiva società, la società arida e rancorosa, gli elettori che votano col portafoglio rigonfio delle tasse rubate,- il ‘furto di fiducia’ che sottolineava il radioascoltatore che ho citato – celebra oggi il suo effimero trionfo di una piazza gremita e la sfilza di menzogne e suggestioni da grancassa mediatica di cui si nutre fino a crederle vere, ma un poeta, alla radio, nella giornata mondiale della poesia, ci ammonisce che ‘deformare il senso delle parole, ucciderne il senso’ è il peggiore crimine che la cattiva società di oggi commette a danno delle generazioni future.

il passo della storia e il passo dell’oca

 

Non so se possa essere preso quale insegnamento della storia il fatto le dittature hanno una incubazione di anni relativamente breve e un ‘fuoco’ che le consacra e dà inizio al ‘Ventennio’.

Il ‘fuoco’ di consacrazione del fascismo fu la marcia su Roma e, prima e dopo, le azioni banditesche contro le sedi dei giornali e dei partiti di opposizione e gli omicidi di chi contrastava le squadracce in azione.

In Germania fu la notte dei lunghi coltelli la consacrazione del nazionalsocialismo, che, dopo l’omicidio di Rohm e la normalizzazione delle sue S.A. rivoluzionarie, si assestò nella sua connotazione politica di destra estrema. Tutto in un pugno di anni feroci e convulsi e tradimento dei principi ispiratori da parte del Capo consacrato e onnipotente.

 

Se compariamo l’irresistibile ascesa del Barabba di lotta e di governo con quegli eventi non troppo lontani dovremmo concludere che troppi anni sono trascorsi dal suo ‘scendere in campo’ e dall’insediamento al potere e la parabola della storia recente va a chiudersi sopra di lui senza un ‘fuoco’ di eventi significativi che abbia consacrato la sua dittatura. La democrazia italiana è manifestamente fragile, ma resiste, sostanzialmente, nei suoi capisaldi.

 

In teoria, dovremmo essere al riparo da sorprese dell’ultima ora e l’oceanica manifestazione annunciata di domani dovrebbe essere una delle ‘solite’ boccate d’aria del Padrone di denari in vistoso debito di ossigeno. In teoria.

Nella realtà degli eventi caotici in incubazione, invece, possiamo ragionevolmente ipotizzare che il drago ferito e in affanno abbia in mano strumenti (i desideri e i progetti e gli uomini designati ci sono di sicuro) tali da poter sparigliare il gioco delle squadre interne che lo contrastano e altro non aspetti che un evento scatenante o un fuoco d’artificio che ha in cassetto da tempo che gli consenta l’agire eversivo. La P2, da cui questo tragico epigono fascistoide discende, questo genere di progetti li aveva e ci sono noti dalle carte delle inchieste giudiziarie.

 

Mancano le squadracce in questo quadro ipotetico, è vero, e si fa fatica a immaginare le legioni di avvocati e commercialisti in gessato blu e scarpe di vernice e i pensionati e le casalinghe-tutto-video – assoldate col pretesto di una ‘gita-a-roma-pranzo-a-sacco-compreso’ – capaci di gesti ‘rivoluzionari’; tuttavia una segreta inquietudine rimane e non dovremmo dimenticare che, se anche anche la storia si ripete in farsa, certune farse hanno corollari di sangue e tragedia e la ‘fantasia’ italica conosce colpi di scena impensati e l’Europa, monca di istituzioni comunitarie forti, forse sarebbe solo spettatrice di un insorgere eventuale del nuovo caudillismo in salsa italiana.

 

Non è insorta e non ha opposto nulla quando il Caudillo-ridens ha denunciato in piena assemblea del Partito popolare europeo il fantomatico ‘complotto dei giudici’ a suo danno – considerandolo ‘fatto interno’ della strampalata politica italiana e questo è l’altro elemento di riflessione che dovremmo sviluppare.

Il passo della storia sembra essere quasi sempre prevedibile, ma, a volte, inopinatamente, si muta in passo dell’oca.

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verbo politico bipartisan?

 

L’ambiguità del verbo politico ‘bipartisan’ è tale che entrambi i contendenti possono affermare che l’arbitro ha fischiato fallo a loro favore.

Pensavo che Napolitano avesse fischiato il fallo contro Alfano, il ministro della giustizia (carica istituzionale che a scriverla o a dirla per esteso ti suona quale orribilissima bestemmia), per aver mandato gli ispettori nella procura che indaga sulle malefatte del suo padrone, il grintoso dittatorello dello stato libero di Bananas, ma mi sbagliavo.

Pare, invece, che abbia fischiato il presunto fallo del Csm, organismo che – come me – ha letto nell’atto di mandare a Trani i cani da fiuto del ministero un atto di intimidazione che più smaccato non si può per l’uso vigliaccamente personale che si fa di una istituzione della Repubblica.

Necessitiamo di un’interpretazione autentica da parte del Presidente della Repubblica, ma temo sia chiedere troppo a un uomo mentalmente stanco ed estenuato nel suo ruolo di ‘super partes’ in tempi di canaglie manifeste e spaventosi figl-di-put assunti al governo della Repubblica per le perverse logiche maggioritarie di un popolo di infami (che non lasciano fama).

http://www.repubblica.it/politica/2010/03/18/news/il_cinismo_assoluto-2728881/

http://www.youtube.com/watch?v=3m1vRUNNTEA