Archivio mensile:novembre 2009

nei dintorni di facebook


MILANO (Reuters) –
Respingendo ancora una volta le accuse di collegamenti con la mafia, il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri ha sottolineato oggi la necessità di modificare la legge sui pentiti.

“Si dovrebbe modificare la legge sui pentiti (…) I pentiti vanno regolamentati: sono utili, sono una cosa giusta, ma vanno regolamentati (…). Com’è ammissibile che dopo 15 anni uno si alza e dice: ‘Dell’Utri, Berlusconi…’, perché quelle cose non le ha dette prima”? ha detto oggi il senatore Pdl intervistato nella trasmissione “In mezzo’ora” su RaiTre, parlando anche di “collegamenti precisi” tra pm di diverse procure che indagano su di lui.

Il nome di Dell’Utri — già condannato in primo grado a Palermo a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa — è stato citato dal pentito di mafia Gaspare Spatuzza che davanti ai magistrati di Firenze, in una serie di verbali a partire dall’estate del 2008, ha parlato di contatti fra i suoi capi e la politica.

Ieri il procuratore capo di Firenze ha smentito che il premier Silvio Berlusconi e Dell’Utri — che oggi ha definito “assolute falsità” le dichiarazioni di Spatuzza — siano indagati.

Grazie anche alle dichiarazioni del pentito, la procura di Firenze ha riaperto l’indagine, archiviata nel 1998, sulle stragi di mafia del 1993 — l’attentato agli Uffizi a Firenze, le bombe a Roma e in via Palestro a Milano, il fallito attentato allo stadio Olimpico della capitale.

In particolare, in un verbale del giugno 2009 — stralci del quale sono stati pubblicati in questi giorni da diversi quotidiani e sono stati confermati a Reuters da fonti giudiziarie — il pentito racconta di un incontro con il suo capo, il boss condannato all’ergastolo Giuseppe Graviano, in un bar di via Veneto a Roma nel gennaio 1994, nel quale gli venne detto che “tutto è chiuso bene con i politici, abbiamo ottenuto quello che cercavamo” e che la loro controparte era rappresentata da Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri.

Oggi Dell’Utri ha detto anche che è in corso un attacco al patrimonio di Berlusconi affermando: “cercano di farlo ma non credo che ci riusciranno ma è un tentativo che stanno facendo”.

A proposito della figura del presidente della Camera, Gianfranco Fini, Dell’Utri ha detto che “se cadesse Berlusconi, sarebbe la fine per tutti. Se cadesse sarebbe la fine anche per Fini. E Fini lo sa bene”

Silvio, rimembri ancora quel tempo della tua vita immorale,
quando beltà splendea nei tuoi fondi neri e fuggitivi,
e tu, lieto e poco capelloso, il limitare del Quirinale salivi?
Tu pria che l’erbe ci rinverdisse il tempo
da novella elezion colpito e vinto
cadevi, o tenerello
e non pensavi al fior dei soldi tuoi,
non ti molceva la dolce Veronica,
né gli occhioni di Bondi, né di Fede
gli sguardi innammorati e servili,
né teco i compagnucci festaioli
più ragionavan in Arcòre;
ma rinasceva anche fra poco
la speranza mia dolce,
agli anni miei non negaro i fati la contentezza:
aha aha aha, come passato sei
caro imbroglione dell’età dei media,
mia sghignazzata icona.
Questo è quel mondo?
Questi sono i diletti, i quiz,
le canzon, i format, le opre pubbliche,
gli eventi, le libertà
onde cotanti promettesti allora?
Questa è la sorte di ogni imbonitor:
all’apparir del VERO, tu, misero, cadesti
e con la mano tenti ancora di aggrapparti a qualcosa, invano…

http://oknotizie.virgilio.it/info/619108985b7e1d66/silvio_rimembri_ancora_quel_tempo_della_tua_vita_immorale_quando_belta_splendea_nei_tuoi_fondi_neri_e_fuggitivi_e_tu_lieto_e_poco_capelloso_il_limitare_del_quirinale_salivi_.html

metastasi

Di metastasi, alla fine del processo invasivo e di crescita patologica, si muore, ma il paese Italia sembra volerci dimostrare che la metastasi si può sostituire al corpo sano e può vivere: deforme, sgangherata, soggetta a mille collassi istituzionali, ma vive e il cancro primo, il cancro-motore sta bene infitto al centro del corpo invaso e ne determina gli sconquassi, i convulsi, ma lo tiene in vita in qualche modo.

E’ dell’Italia berlusconiana che sto parlando e vi è facile dare nomi e cognomi alle singole parti della metafora e aggiornarvi al presente stato della crisi del paese.

 

Il cancro-berlusconi e cellule cancerogene associate si sostituisce al potere terzo, la magistratura e inverte il ciclo di una sana crescita istituzionale. I colpevoli sono i giudici che lo indagano non lui che delinque e, si dice, si mormora, sia colluso con la mafia e c’entri con le stragi – e la cosa non stupisce gli osservatori più avvertiti, dati i trascorsi di un Dell’Utri (già condannato): suo consigliere tra i maggiori e il primo a suggerirgli la ‘discesa in campo’ e la conquista dell’agone politico – e il Mangano primo stalliere in quel di Arcore.

Però, controbattono i giornalisti di casa-Berlusconi, è un’enormità pensare che abbia avuto ruolo nelle stragi di mafia – perchè lo dicono dei pentiti, gente cattiva e da non ascoltare – e mai difesa pare più efficace alle orecchie degli ipnotizzati televisivi e dei supporters dei fan-clubs ‘meno male che Silvio c’è’.

Troppo enorme la cosa e bocche poco credibili quelle dei pentiti che ‘cantano’ a comando dei magistrati – così scrivono i Feltri e i Belpietri nei loro editoriali su giornali di famiglia.

 

Già. Sembrava cosa enorme anche il bacio di Andreotti al mafioso di turno ed è bastato gettare discredito sulla figura dei pentiti, dirli inaffidabili, perchè anche i riscontri incrociati e le altre ‘prove indiziarie’ non reggessero al confronto velenoso dell’aula – perchè i ‘principi del foro’, gli avvocati di grido sanno fare benissimo il loro mestiere e il fragile teatro della giustizia è un caleidoscopio nelle loro abili mani e coi cavilli riescono a mostrare una faccia tutta diversa e la verità dei fatti resta quasi sempre avvilita e negletta in un canto della storia patria.

Così si torna alla casella di partenza, come nel gioco dell’oca.

Abbiamo una verità troppo ‘grossa’, enorme, per essere creduta vera: Berlusconi mandante delle stragi di mafia e ci ritroviamo con un’altra area nera della nostra storia patria dove la verità non troverà strada, nessun sentiero di percorrenza, e si legherà coi nodi irresolti di tutti quegli altri spaventosi misteri delle stragi italiane (piazza Fontana, Brescia, Italicus,Itavia).

 

Chi lo diceva con amara ironia – fin dai tempi dei nostri nonni : ‘Se devi delinquere fallo alla grande. Più grande è l’impresa delittuosa che metti in cantiere più avrai possibilità di farla franca e corrompere, comprare gli avvocati giusti e i difensori più abili a girare la frittata sui giornali?’

 

Sui giornali e sulla scena politica, aggiungiamo oggi. Perchè la metastasi-Berlusconi è arrivata al punto da ipotizzare l’estrema difesa a testuggine.

‘Se i magistrati delle inchieste diranno che c’è la mia zampa nei fatti di mafia di cui alle indagini di Palermo vi dimetterete tutti e così obbligheremo Napolitano (il maledetto comunista) a sciogliere le camere.’  – e il popolo delle partite iva e degli ipnotizzati televisivi affermerà ad urne aperte, a stragrande maggioranza, che il popolo è sovrano – anche se elegge alle cariche istituzionali fior di malfattori e Barabba notori e palesi.

Eccolo qui il corpo politico dell’Italia pieno di metastasi.

Eppure vive, ad onta del collasso del corpo sano, e sostituisce colle sue cellule malate le cellule di una sana democrazia di pesi e contrappesi e rispetti istituzionali.

Scrive un osservatore che sarà l’Europa a dirsi schifata di questo corpo politico malato e che non potrà darsi una nostra permanenza dignitosa in Europa se le attuali voci e accuse di collusione mafiosa troveranno corposi e credibili riscontri. Ne dubito.

Temo che l’Europa conviverà con la malattia-Italia e, forse, la metastasi dei capitali sporchi di mafia e camorra riciclati dalle banche e dalle grandi imprese europee dilagherà anche in quel suo corpaccione fragile e poco difeso dai governi nazionali con regole severe e una magistratura efficiente e capace di indagare.

Si salvi chi può.

lotta duva senza fattuva

 

Rivendico la primazia. Non è stato Berlusconi il primo a evocare scenari da guerra civile, bensì il sottoscritto e molto tempo fa – praticamente dal tempo della sua elezione a patriarca-satrapo e dominus corruttore della politica italiana a larga base di servi, cani da guardia dal latrato facile e giornalisti-maggiordomi.

Per primo ho evocato lo scenario degli Hutu e dei Tutsi – metafora fino a un certo punto perchè oggi il capo-Hutu Berlusconi lancia ‘apertis verbis’ l’appello alle sue partite iva e le invita ad armarsi di temperino svizzero e ad uscire dalle case e lo slogan più ripetuto per le strade dalle vetrine luccicanti sarà, verosimilmente, ‘lotta duva senza fattuva!’, – gridato con urletti da x-factor da giovani imprenditrici elegantissime in completo Armani e/o Valentino e attempati commercialisti in gessato e scarpe di vernice con codazzo di ‘ole’ di aspiranti veline e commercianti di san marino che intonano l’inno ‘meno male che Silvio c’è’ allegramente sculettanti.

La lotta di classe ai tempi di Berlusconi – ogni epoca ha la farsa che si merita.

 

La mia metafora sugli Hutu e i Tutsi – che oggi si invera negli auspici idioti del capo del governo – si basa, in verità, su un assunto rovesciato rispetto a quello che usa il capo-Hutu italiano e cioè che l’eventuale guerra civile avrà il suo fulcro nell’ostinazione tutta italiana a premiare elettoralmente i peggiori Barabba: da Andreotti a Craxi e finalmente a Berlusconi – suo epigono tragico perchè animato da spirito di vendetta e rivalsa sopra la magistratura indicata alle sue truppe d’assalto come ‘complottarda’ e ‘comunista’ invece che come potere terzo dello stato con compiti di vigilanza sul rispetto delle leggi e sui crimini che si commettono e i reati.

 

E la quantità di reati e crimini commessi dal signor Berlusconi Silvio – a giudicare dalle inchieste presto prescritte a colpi di leggi ad personam e di avvocati personali arruolati in parlamento per scrivere i commi e i lemmi anti costituzionali – sono davvero una quantità impressionante: pari alla quantità di ricchezza che il tragico/ridicolo Re di Denari ha accumulato in flagranza di amicizie ‘particolari’ e corruzioni interpartitiche ai tempi di Tangentopoli e molto prima.

Si veda e si legga (sono molti i libri in proposito in libreria – a cominciare da ‘I cavalli di Caligola’ e ‘L’odore dei soldi’) la cronistoria ragionata della sua irresistibile ascesa fin dai tempi di Milano 1/2/3 e degli uffici e assessorati milanesi compiacenti dove sedevano i ‘socialisti’ craxiani.

 

Forse non scenderà nessuno per strada con i temperini svizzeri sguainati, forse finirà come con le famigerate ‘ronde’ che una legge stupida ha istituito ma che non trova adepti serali perchè, scrivono i giornali, gli italiani amano di più starsene a casa e guardare il ‘grande fratello’ e fare la pizza e cuocere gli spaghetti e lasciano al satrapo, al capo Hutu, il compito di gridare ‘al lupo, al lupo’ e invocare il cinematografico ‘Armiamoci e partite!’.

In piazza, intanto, ci vanno gli operai dell’Alcoa con la fabbrica in chiusura e sarà interessante comparare gli slogans e chissà che i cortei dei ‘lotta duva senza fattuva’ e dei ‘salviamo Silvio dai giudici comunisti’ non s’incontrino con quelli delle fabbriche che chiudono con 131berlusconi_natale.jpgsimpatici effetti sinergici e caleidoscopici.

La lotta di classe ai tempi del Berlusconi.

giocare col vento

DSC02647.JPG 

11/102009

 

Giocare col vento

 

E’ un fine settimana di gran sole e caldo, un’estate che non sa morire e la spiaggia si riempie di gente che cammina col cane, che legge o corre. E’ un luogo di giochi e di terapie questo lembo di terra sabbiosa lambita dall’onda e se l’oceano non consente più i bagni ci sono le corse sulla sabbia bagnata ed elastica e si gioca col vento: acquiloni di piccola e media taglia, coloratissimi, e vele che trascinano le tavole dei surfers velocissime poco oltre la linea di battigia.

L’Atlantico si ritira lento al mattino mostrando al sole chiaro la vita subacquea dei molluschi che si possono predare liberamente, in quantità moderata e rimettendo a posto una ad una le pietre che si sollevano, – come invitano a fare i cartelloni gialli affissi dalla municipalità che raccontano tutto di ogni mollusco che ci vive nascosto e della fragilità del generoso ecosistema.

E ci sono anche i corridori su ruote: ragazzi che fanno a gara come sulle bighe tra chi sfrutta meglio il vento e la vela e se la scambiano per mostrare all’altro che è la perizia individuale a fare la differenza. E i bambini gridano eccitati e i cani inseguono i corridori abbaiando: un’allegria di vita che il crepuscolo inghiotte ed è subito notte e il lunedì che segue è nuovamente lo spazio vuoto di sabbia e acqua e solitudini di gabbiani che stridono e aironi silenziosi che studiano i passi lentissimi e affondano il becco.

 

E lungo le strade interne di questo paese tornato deserto sfilano le villette rosa o bianco-celeste coi nomi teneri e sciocchi: ‘Alcyone’, ‘tante Aline’, ‘villa Ludmilla’ e la ‘mairie’ in stile ‘Renaissance’ come il palazzo della posta e il Casinò – tanto perchè sia ricordata la trascorsa ‘grandeur’ che oggi è rimpiazzata dalla fierezza di essere ‘il primo paese agricolo d’Europa’ come ricordano i telegiornali che continuano a parlare della crisi latto-casearia e danno la colpa all’euro e alle politiche comunitarie e se la mucca piange il governo non ride e il ministro dell’agricoltura passa da un telegiornale all’altro per tutti rassicurare e tutto promettere.

Il ruolo della politica ridotta a fragile consolazione e bugia e pazienza se i problemi restano e marciscono e le ‘fermes’ chiudono una ad una e si riduce clamorosamente la quantità degli ettari coltivati.DSC02697.JPG

il cu.lo di sacco del male

 

La bella voce calda da nonno amorevole e protettivo di Deaglio, stamattina a Prima Pagina, ci racconta che oggi è una giornata da brividi per la somma di Male che impazza sul Pianeta Terra. Caduto un aereo a Pisa, consiglio di guerra negli States per decidere l’invio di nuovi soldati sul fronte di guerra, massacro pre elettorale nelle Filippine, Stefano Cucchi letteralmente massacrato di botte come rivela la seconda autopsia e la prima lo taceva, El Nino che torna a farci provare i brividi per le catastrofi annunciate della meteorologia più una mezza dozzina di altre bazzecole catastrofiche sullo stesso tenore.

La situazione politica non è buona, cari lettori e quella sociale non è da meno; lo cantava Celentano tempo fa e mi venivano i brividi quando aggiungeva che anche quella di sua sorella non è buona perchè era predittivo nei confronti di mia sorella che, in effetti, navigava in cattivissime acque e tuttora non vede vie di uscita per la sua azienda in crisi.

Decisi di non ascoltare più quella canzone e toccarmi di sotto e il conforto è che, se ‘tutto va mal madama la marchesa’, è vero anche che non andava meglio prima.

 

La lotta tra Bene e Male connota il pianeta Terra fin dai tempi in cui gli è capitato di infilarsi in quel culo di sacco gravitazionale che ci raccontano i teorici della fisica quantistica e da allora la rotta non si è invertita e nessun Capitano Spaziale ha saputo prendere in mano la barra e portarci fuori dalle acque cosmiche tempestose.

Le religioni la raccontano diversamente: coi loro simboli e dei-mostri delle Origini. Oppure colla storiella buffa del Libero Arbitrio – in virtù del quale ci piace di più e siamo liberi di rotolarci nel lezzo del Male e delle escort nei lettoni di Putin e degli orribili trans colle poppe da femmina e il palo maschile sul davanti per gli usi diversi e trascuriamo di ascendere su per la Scala al Fattore della aerea Virtù avvolti nelle musiche celestiali delle Alte Sfere.

Una lotta titanica, come vedete, che dura fin dalla Preistoria e ci appassiona e ci divide tra destri e sinistri (un tempo i Neanderthal e i Sapiens): soldati diabolici gli uni – con a capo Il Satanasso-ridens che si appresta a ‘parlare agli italiani’ sui suoi casi giudiziari (e sai lo sconquasso mediatico) e angelici gli altri, ma destinati a soccombere finchè durerà il regno di Satana e della Geenna e le partite iva continueranno ad evadere e pretendere di dettare le loro leggi asfittiche e nefaste al resto degli italiani e degli europei.

 

Nulla di nuovo sul fronte occidentale, vien da dire, se non fosse che anche quello orientale ci racconta di tregende e tragedie annunciate anche maggiori e la globalizzazione unifica i due fronti in un crescendo di titaniche cose catastrofiche.

Fino al 2012, dicono. Poi saran co(a)zzi astrali diversi, – quali ci raccontano le leggende delle Origini dei popoli Maya.

La situazione politica non è buona, ne convengo. Tocchiamoci insistentemente di sotto, cari lettori, e leviamo gli occhi al Cielo. E’ da lì che tutto discende, se non impariamo ad ascendere.

clandestini

 

09/10/2009 Clandestini

 

Chatelallion

 

C’era stato un breve incontro di sguardi, due giorni prima – che ero passato lungo la ferrovia e avevo notato quel varco nella recinzione. In quel punto il casello ferroviario abbandonato si ritaglia lo spazio di un piccolo giardino dove sosta una roulotte. E’ li che dorme, avevo pensato oziosamente.

Ci si saluta quasi sempre quando si è soli in un paesaggio: sentiero di montagna o campagna aperta che sia. ‘Bonjour’. ‘Bonjour monsieur’. Se ne stava accucciato allato della roulotte al modo di certe fotografie che vedi su ‘National Geografic’ : delle capanne africane e dei loro abitanti e aveva acceso un fuoco di foglie e sterpi e qualche pezzo di legno ancora verde rimediato lungo la massicciata folta di vegetazione. Cuoceva un suo parco cibo mattutino su di una pentola annerita – di quelle degli avi nostri, per dire, che non buttiamo, ma mettiamo appese a un chiodo in cucina o su una mensola nelle seconde case in memoriam. Aveva capelli crespi e il viso nero come la notte.

 

Lo incontro due giorni dopo che traversa la ferrovia e mi viene incontro e mi interpella nonchalant sul ‘meteò’. Lo guardo stupito. Mi aspettavo che mi chiedesse dei soldi e glieli avrei dati – forse anche una piccola banconota per via della naturale empatia del rispettoso ‘bonjour monsieur’ di due giorni prima e perchè è il solo clandestino in questo luogo di villeggiature per ricchi – e invece mi chiede del tempo che farà.

Mi chiede se la temperatura scenderà nei prossimi giorni (e già stamane indosso un pull che ieri non avevo). Gli rispondo di si: che scenderà di un paio di gradi, lo dice la televisione (che lui non vede), ma, aggiungo, ci sarà un gran sole lungo il giorno e solo la sera farà freddo. Ringrazia e prosegue per la sua strada. Dove andrà oggi, che appuntamenti col destino si creerà, cercherà un lavoro o vagherà senza meta e scopo? Non lo ha dato a vedere, ma la discesa rapida dell’autunno lo preoccupa, credo – di certo ha freddo, la notte, dentro quella sua roulotte e, forse, avrei dovuto fare come san Martino e offrirgli in dono un mio capo di abbigliamento pesante.

Nessuno mi avrebbe detto santo (al Berlusconi si: santo subito, l’ho letto ieri in Internet e già si racconta di miracoli ‘in fieri’ e si è costituita l’apposita commissione ecclesiale che indagherà), ma lui avrebbe tremato un po’ meno e forse dormito meglio, chissà.

Invece ho provato vergogna a proporglielo e abbiamo tirato dritto: lui di là io di qua, verso l’oceano e la sua bassa marea mattutina. A ognuno il suo destino e dio con tutti.

Il fatto è che in questi giorni mi sento anch’io un clandestino. E’ morta mia suocera e la sospensione della pena è finita e comincerà un percorso nuovo e guardo questi luoghi come luoghi di un possibile approdo e mi interrogo su cosa voglio e quali paesaggi saranno i miei paesaggi futuri, esattamente come lui, come tutti i clandestini, credo.

Andare in un altrove, scalzare le radici è esperienza estraniante e dolorosa quasi sempre ed è lo stato di necessità che ti induce al viaggio. Andare dove, cercare un nuovo inizio, correre dei rischi forse il rischio della vita.

Mi viene in mente ‘Clandestino’, la bella canzone di Manu Chao e non è una consolazione l’essere in numerosissima compagnia: clandestini e stranieri. Forse dovremmo tutti provarci, ad esserlo, per una volta e guardare il mondo con i loro occhi e cercare i percorsi nuovi senza sapere dove conducono le strade.

 

http://www.youtube.com/watch?v=5JGTgUqxj9w

non lo siamo (stati) un po’ tutti?

 

…zi, intendo. O p…. di m…. . Qualcuno di noi è esente dal peccato? Mai una volta nella vita vi sono uscite di bocca le scatologiche cose che fanno un litigio duro tra coniugi o uno scontro verbale ‘forte’ tra forumers di opposte idee politiche? Beh, sono sicuro che se il vostro super-io ha saputo tenere ben strette le briglie, i meandri neuronali, invece, lo ripetevano in libertà fino all’estenuazione coinvolgendo perfino gli ascendenti e i discendenti fino alla settima generazione.

E’ quello che scrive Sansonetti oggi, recensendo gli sviluppi dell’inedita vicenda ‘istituzionale’ che ha fatto esplodere nell’agone politico la parola ‘….zo’ come un petardo o, forse, è dire meglio, come una ……gia.

E già era risuonata e aveva avuto eco di valanga quell’altra – rivolta a una platea di svariati milioni di persone ‘……ni!’ : gettata in faccia agli elettori dello schieramento politico avverso dall’ineffabile ed esimio pres. del cons. dei ministri di questa sgangherata repubblica delle banane.

Ultimo aggiunto: il nano Brunetta, epigono ridicolo e compulsivo di una tregenda lessicale da trivio e da baraccone.

Questi destri e postfascisti hanno un coraggio da leoni, non c’è che dire. Osano dove neanche le aquile. E volano alti, altissimi e neanche lo zimbello europeo basta a contenerli, arginare la loro furia, il loro canto libero, l’inno poetico che gli sgorga irresistibile dalle magne anime.

Vedi Sgarbi: il torrente in piena, l’antesignano e il portabandiera di questi avanguardisti del lessico bellico – tanto da meritarsi a suo tempo il posto di ministro della cultura per meriti dimostrati nel latrare contro le toghe rosse per conto del padrone.

 

Se, però, la satira di sinistra si fa tromba ed eco di queste loro magnifiche cose, apriti cielo! e giù gli interrogativi filosofici su ‘cos’è satira’ e cosa non lo è e se è lecito ‘offendere’ il pres. del cons e i suoi ministri e supporters sub veste satirica oppure no e ‘cosa ne penseranno all’estero di questa mancanza di rispetto verso gli uomini delle istituzioni e, per riflesso, del paese Italia’.

Interrogativi filosofici destinati al limbo italico perchè altrove, di là delle Alpi e dell’Atlantico, la satira spazia su tutto ed è anagramma di ‘risata’ e perfino nelle corti dei principi dispotici si ammetteva il nano ridanciano e caustico – salvo mandarlo a morte o appenderlo a naso insù quando l’umore del principe era nero o navigava in cattive acque politiche.

 

Dice Sansonetti che il Fini ha sdoganato un sostantivo che già gli era aleggiato nel cranio di rendere pubblico e solido a proposito delle dichiarazioni di un tale: una maschera politica da baraccone, da tre palle un soldo, che aveva spernacchiato le sue tragiche frasi a proposito di Stefano Cucchi e delle ragioni della sua orribile morte.

Sarebbe stato ben fatto e, forse, più cogente e giustificato di quest’apparizione anomala nel cielo politico dello ‘….zo’ detto dal Fini e seguito a ruota dalla ‘…..ata’ del Calderoli.

E i nostri ‘extracomunitari’ si tengono la pancia e in famiglia ne ridono di quest’ennesimo ‘reality’ offerto dalla politica italica all’Europa tutta.

Il prossimo slogan elettorale sarà ‘più ….zi e …..oni per tutti!’, forse, chissà.

La politica delle stelle filanti e delle mille mirabilie. ‘Cara Italia, amate sponde…’

leggendari inferni e impalazioni

 

Non riesco a entrare in sintonia con certe vite e persone e se ascolto le notizie di stamattina che vengono dalla capitale mi viene in mente la Riforma protestante e, secoli prima, la protesta dei monaci ‘poverelli’, le sette poveristiche che additavano la Bestia immonda nella Curia papale dedita ai lussi e alle lussurie.

E la reazione bestiale e immonda e violentissima che ne seguì: i fuochi delle pire che bruciavano gli eretici, le crociate contro i ‘puri’, i ‘cataroi’, la Controriforma alleata ai Principi e ai Re che provava ad annichilire le voci del dissenso e dello sdegno dei veri fedeli contro l’Anticristo seduto sullo scranno di Pietro.

Che c’entra la Chiesa, vi chiederete.

 

Wilma Montesi, Emanuela Orlandi, la trans Brenda. Di ogni erba un fascio?

Forse si. Forse Roma è la confluenza di immaginifiche perversioni, il luogo della Tenebra e del Peccato, la Caput mundi della miseria morale, forse non è solo ‘ladrona’, – come la vogliono i leghisti che hanno occupato l’immaginario collettivo con quel loro slogan ‘poveristico’ e un po’ stupido -, ma anche ‘sporcacciona’, ‘immonda’, ‘corruttrice’.

 

Perchè queste storie di potere e di sesso immondi sgomentano noi provinciali bigotti e ci immaginiamo le figurazioni dei Savonarola e gli Inferni che raffiguravano dai pulpiti: Diavoli cornuti con corpi femminili e lunghi peni impalatorii affondati nei corpi sofferenti dei peccatori e tutte le spaventose schifezze delle prediche di predicatori che ‘venivano da fuori’ quando facevamo gli esercizi spirituali in collegio e dicevano le ‘cose forti’ che i preti nostri non dicevano per tema di esagerare, di provocarci incubi notturni – e ancora non usava il colloquio coi genitori che, per certo, come fanno oggi, avrebbero raccomandato di ‘non andarci pesante’ con quelle fantasie dell’aldilà della Punizione dei Vizi.

 

E’ tutto questo che mi viene in mente quando ascolto la storia infame dei ‘trans’ che si vendono agli schifosi del potere e del vizio e muoiono e vengono bruciati e il loro inferno diventa il nostro perchè non sappiamo immaginare un mondo di ‘puri’, di nuovi ‘cataroi’ che sanno percorrere le strade della virtù, pellegrini che riempiono le strade che menano a Santiago di Compostela invece che a Roma Ladrona e Sporcacciona.

 

Leggende, certo, e leggendari Inferni che ci fanno riflettere sui presenti inferni che viviamo.

strani segni e ammiccamenti (il mondo non è sogno)

 

Era un mondo complicato quello di fuori. Avevo quattordici anni compiuti da poco ed ero uscito da un collegio lungo tutto i dieci precedenti e notavo che ‘fuori’ vigevano norme e comportamenti strani e diversi tutti da interpretare.

Passai l’estate tra la bottega di frutta e verdura di mio padre e la casa di mia zia e delle mie cugine. Le seguivo a domeniche alterne su ordine di mio zio e mia zia : dubitosi che i fidanzati non si prendessero troppa libertà e i due pedinati mi pagavano un gelato e mi dicevano di andare a farmi una passeggiata e di tornare dopo un paio d’ore.

‘Tutto bene’ rispondevo quando mi si interrogava. Un mondo complicato.

 

L’inverno del mio scontento mi alzavo prestissimo. Il treno era alla 5.50, destinazione Padova, e c’era da aspettare in un baretto costruito su un’ansa di un ponte perchè il primo autobus per Abano passava dopo 40 minuti. I miei compagni prendevano un ‘macchiato’ e gettonavano i ‘ Beatles’ e si dimenavano al ritmo di quella strana musica e si davano pacche sulle spalle e ammiccavano all’indirizzo dei due banconieri conosciuti come ‘i due Charles’ dal nome che avevano dato al locale.

Uno era Ray Charles, ci avevano spiegato, e l’altro Charles Heston e cosa avessero in comune lo seppi dai miei compagni – dal momento che uno aveva il suo bel daffare coi dieci comandamenti e col sollevamento delle acque marine l’altro era di pelle nera e cieco e scriveva canzoni gradevoli a udirsi e ben ritmate.

Il trait d’union era che erano due maschi, mi disse Claudio, il mio compagno di banco, e ammiccava e io facevo finta di aver capito.

 

In realtà i banconieri detti ‘ i Charles’ al plurale si chiamavano Leandro e Renato e quando parlavano di loro i miei compagni fuori dal bar si toccavano il lobo dell’orecchio e ammiccavano a loro volta non visti e ridevano e solo molto più tardi avrei saputo che quel gesto si riferiva a una perversione sessuale di maschi che se la facevano con dei pari sesso e la cosa – per me che uscivo da preti e suore – mi parve un’enormità da celarsi e non presi più il cappuccino in quel bar dicendo che avevo già fatto colazione.

Cosa c’entrasse il lobo dell’orecchio e perchè venissero detti ‘recchioni’ non osai chiederlo.

 

Poi c’era un tale che passava sempre a quell’ora del mattino sulle strisce pedonali coi pattini che gli stringevano le suole e a noi che stavamo di fronte dall’altro lato della strada faceva il saluto militare e ci guardava fisso non appena compariva il verde del semoforo.

Sarà ‘recchione’ anche lui, mi dicevo, ma, forse, era solo un modo di far intendere che lui teneva la destra perchè gli dessimo strada e il problema era che non avevamo segni comuni e noi, in risposta, gli facevamo il gesto del martelletto coll’indice che batteva sulla tempia.

Strani segni e ammiccamenti di un mondo che mi pareva la continuazione dei miei molti sogni interrotti dalla sveglia assassina e anche quella ragazza di Treviso che mi piaceva ‘un casino’ (così imparai che si diceva) e fumava e un giorno si appaiò a me e a un tal Leandro per una passeggiata (un altro Leandro: si vede che a Padova abbondavano).

Era uno di ben quattro anni più ‘vecchio’ di noi ed era stato respinto da altre due scuole e andammo tutti e tre insieme in un bar nella pausa pranzo e lei e il Leandro si lanciavano strane occhiate e frasi criptiche e ridevano e parlavano di mutande.

Lei gli diceva di non indossarle e rideva e lo sfidava a guardare di sotto al tavolo e mi venne voglia di farlo io al suo posto, ma capii che non si faceva, che era un gioco di azzardo e i due, qualche giorno dopo già si davano la mano e si erano ‘messi insieme’, come si diceva e mi dispiacque perchè al suo posto avrei voluto esserci io e verificare quella cosa delle mutande che non le servivano.

 

La vita non è sogno, ci raccontava la prof di italiano – parlando di letteratura di tutto il mondo e dei principali fatti di cronaca che lei correlava – e il preside, si seppe più tardi, la rimproverava perchè non si atteneva al programma scolastico di base tagliato via con l’accetta e faceva troppi voli pindarici per dei ragazzi/e destinati al mondo del lavoro già nel corso del triennio, ma io la amavo, letteralmente, e non mi perdevo una sua parola e mi lodava per i miei temi (un po’ troppo ‘sognanti’ diceva) ed era sempre vestita elegante e mi piacevano i suoi sorrisi e le sue gambe lunghe inguainate nelle calze di ‘nailon’ – così dicevamo e ci pareva già di parlare l’inglese… (segue)