Archivio mensile:settembre 2009

adieu, les amis

0_243873922693641-20.jpgParto. Ma torno? Chissà.

Starò via un mesetto, giorno più giorno meno. Se decidete di sbarazzarvi di Berlusconi fate pure.

Avevo un po’ di monetine in saccoccia da lanciare (come al Rafael) ma le terrò per il prossimo malnato che si candiderà alla guida della Repubblica. Tanto sarà uno che con Berlusconi ci ha pranzato e scambiato due risate e tre ghigni.

Non c’è salvezza in questo paese. Adieu. Vivete bene (se potete).

le maschere necessarie

493px-Giuseppe_Arcimboldo_-_Autumn%2C_1573.jpg 

La ritrazione è uno dei modi espressivi caratteristici dell’essere umano e animale: ci si ritrae quando qualcosa o qualcuno mostra nei nostri confronti un comportamento aggressivo e non riteniamo produttivo o sensato contrastarlo con altrettanta aggressività e vigore.

Capita nelle società più evolute dove si danno strumenti di controllo e contrasto sociale di tutto quanto di negativo ci può accadere (ad esempio incontrare un pazzo che pretende di interagire con noi a suo modo oppure un rapinatore) e possiamo fuggire o chiamare il 113 piuttosto che auto difenderci dalle attenzioni del poveretto.

 

Ieri, invece, ho assistito a una ‘ritrazione’ inconsueta nell’essere umano: smorfia del viso schifato e desideroso di dire tutto il male possibile dell’interlocutore improvvisamente paratosi di fronte a lei.

E’ accaduto a una ‘vernice’: uno di quei luoghi dove ci si raduna per ammirare l’opera di un’artista e si mangiucchia e si degusta il solito prosecco salutando gli amici e i conoscenti e scambiando brevi frasi o lunghe conversazioni con chi ci sta.

La ‘ritraenda’ era una donna non più giovane che non ha gradito una mia battuta rubata al grande Woody Allen di molti decenni fa: ‘Quando pronuncio una frase storica non c’è mai il mio biografo nelle vicinanze’. Le ero stato presentato da una amica come uno che è interessato alle biografie come lei e deve aver trovato quella mia battuta disgustosa e stron-zo al massimo grado colui che la pronunciava.

Il fatto è che in quei raduni non indosso maschere e mi mostro per come sono ogni giorno e non sta bene, non si fa, non si deve fare: le maschere (a Venezia, poi!) sono necessarie e le moine e i salamelecchi e il dire bene di ognuno e tutti e di tutto quanto ci avviene (lavoro, salute, politica) e tutto il resto del ‘convenuto sociale’ che rende piacevolmente inutili e stupidi e insignificanti la maggior parte dei nostri dialoghi e le relazioni.

 

Di solito mi annoio a questo genere di raduni e per svagarmi un po’ mi siedo accanto a una sconosciuta (le donne sono più accoglienti e pazienti, in generale) e do vita a una conversazione surreale dove dico molto di me e del mondo che ho sotto gli occhi e delle cose comuni che ci accadono. Una simpatica vecchietta, ad esempio, mi confidava che lei di ‘quello li, come si chiamava, ah si, il Bongiorno’ gli chiudeva in faccia il televisore già ai tempi di ‘lascia o raddoppia’ e trovava vagamente idiota quel gioco a premi che dilagò poi a dismisura fino alla postmoderna idiozia totale/globale con annesse ‘televendite’.

Donna di sinistra, ovviamente, dal momento che le repelleva di pelle tutto lo schifo pubblicitario che ha sorretto il mago delle televisioni, oggi al governo della Repubblica, che dice di sè, senza tema di suscitare l’ilarità generale, che è ‘il migliore p.d.c. della storia patria’ – e nessuno che firmi un T.S.O (trattam.sanit.obbligatorio) e lo interni nel miglior padiglione neuropsichiatrico della penisola, per quanto di psichiatri da tre palle un soldo abbondiamo e avanziamo, ma ‘curano’ i poveri di spirito e di portafogli, annoiandosi a morte.

 

Le ho proposto la lettura di un vecchio saggio di Umberto Eco ‘Fenomenologia di Mike Bongiorno’ già esaustivo allora e predittivo delle presenti stupidaggini e avvilimenti sociali e politici e ne è nata un’amicizia fondata sul ridere delle ‘cose cretine’ che leggiamo ogni giorno sui giornali, il berlusconiano ‘teatro dell’assurdo’ quotidiano.

 

Ridere, ridere, ridere e resistere, resistere, resistere: prima o poi, in un modo o nell’altro, si leverà di torno quest’altro co….ne indispensabile alla Repubblica. I cimiteri ne sono pieni, di gente indispensabile e che ha dato gran lustro alla Storia.

conosco una tale

 

Conosco una tale che parlerebbe d’amore fin dal primo mattino a colazione, mescolato col caffé e i biscotti – e le nebbie oniriche ancora fumanti nel cerebro che ci avvertono (come fanno i buoni programmi di antivirus) che l’amore è un sogno complicato e confuso e un bisogno fragile del quale sarebbe meglio fare a meno perchè tutto ingombra delle nostre vite e le illude e le brucia, a volte, e ti ritrovi con certe cicatrici e piaghe che neanche il miglior chirurgo plastico affronterebbe.

 

Faccio l’amore due volte alla settimana, all’incirca, con perfette sconosciute, – quel genere di amore che si balla, dicono, come i pensieri tristi.

 

E’ una terapia, l’abbraccio tanghero, e, se sai ascoltare il silenzio dei corpi nella musica e l’invenzione sempre nuova dei passi e l’equilibrio instabile dei corpi, ti dice di più di cento brillantissimi dialoghi cinematografici, più di cento deliri amorosi recitati a teatro o scritti in poesia e, spesso, sui visi e negli sguardi delle sconosciute che incroci brevemente quando le distacchi da te leggi stupore e paura e l’elenco delle attese che le hanno illuse (ma ancora si ripropongono) e il dolore antico, profondo, delle ferite, ma poi torni all’abbraccio e anneghi con lei in quel mare desolato di musiche e pensieri tristi e passi strascicati e sincopati.

 

L’amore è un’affezione (nel senso dell’essere affetti da…), un’infezione da combattere, una infiammazione della mente che costringe in deliri improvvisi e in scoppi di ricordi e balbettii sempre nuovi e diversi.

 

Me ne accorgo quando ascolto una musica triste o ascolto le parole di un dialogo cinematografico che ci sono passato attraverso quella malattia e ancora pavento la ricaduta e so perfettamente quanto faccia male il decorso e come la guarigione definitiva non si dia mai.

 

Ma cos’è mai questo bisogno preteso, questo delirio organizzato, questa fauce di lupo che ti azzanna anche quando credi di dormire e sogni di viaggiare nel buio delle onde cosmiche senza più corpo, senza più nervi che registrano il dolore?

 

‘Coniugai la rima fiore/amore, la più facile/difficile del mondo’, scriveva Saba, – che ben sapeva come, più avanti nel componimento poetico, il ritorno della rima nel verso era con l’inevitabile ‘dolore’.

 

http://www.youtube.com/watch?v=onryaaqZ8E0

barabba di lotta e di governo

 

Ho capito, finalmente! che cos’è il canagliesco delle genti di destra che mi infastidisce e disgusta.

E’ quel loro maledetto rimestare nel torbido da sempre, a partire dal furbismo spicciolo, vergognoso, squallido di evadere le tasse e metterlo in quel posto al concittadino ‘coglione’ che le tasse non le può evadere perchè non è ‘partita iva’ – che marcisca all’inferno il figlio di buonadonna che inventò il prelievo alla fonte e l’impossibilità di essere uguali nel fregarsi a vicenda tra cittadini che più furbi non si può e mandare a catafascio i conti dello stato.

 

Eccolo lì il campione delle genti di destra, evasore tra i maggiori, corruttore tra i maggiori della prima e seconda repubblica, e proprio per questo eletto al sacro soglio del governo della repubblica a rappresentarli questi malnati, questi cialtroni da tre palle un soldo: eccolo digrignare i denti rabbioso in video e in voce perchè ancora c’è qualcuno che gli guarda in tasca e in casa e ne descrive le male azioni e le schifezze che la moglie in primis definiva le azioni di un uomo malato.

 

Malato di potere, malato di un ego smisurato e smisuratamente negativo e immorale e purtuttavia ansioso di piacere – come molti dei suoi emuli e grandi elettori – che vogliono piacere forse per cancellare lo schifo di una vita amorale, connotata dall’onnipotenza fragile del farla franca – salvo poi ritrovarsi a consumare i propri giorni tristi nel confino di Hammamet, in barba alla gloria conquistata per via di malaffare condito coll’aceto del potere.

 

Povera democrazia così fragile e così esposta ai morsi dei caimani! Povere genti dalle menti fragili che chissà cosa vi aspettavate dal quel segno stupido tracciato sulla scheda elettorale che premiava il peggior Barabba della storia patria, il putiniano dittatore dello stato di Bananas.

 

L’uomo del fare, lo pensavate, e gli affaracci suoi li fa eccome, cari miei, e i conti bancari delle sue televisioni vanno alle stelle in barba alla crisi che fa chiudere le aziende e fa perdere i posti di lavoro.

Ma nelle vostre tasche, cari, sapete guardare nelle vostre tasche e in quelle della gente comune che vi abita intorno – oltre a sognare le vincite cretine al superenalotto?

Ditemi: che cosa ve ne viene da questo governo di infami, a parte le contumelie contro gli oppositori e i troppi portavoce del re senza più dignità personale che ripetono in video e in voce le giaculatorie penose per le quali sono profumatamente pagati con denaro pubblico?

 

E infine questo sciacallo prezzolato del ‘Giornale’ che affonda i denti nel ventre molle di un direttore di giornale avversario maldifeso dai suoi datori di lavoro – che già pensano alle sue dimissioni e tornare al più presto alla diplomazia dei compromessi col potere – e, ancora, quell’aggressione vigliacca, sciacallesca, a Ezio Mauro e a tutti gli oppositori: rimestare nel torbido delle loro vite (non tutto nelle nostre vite è luce) e scovare che sicuramente hanno ucciso una mosca, decenni fa, o dato una pedata a un cane perchè la loro logica di avvoltoi è quella del ‘siamo tutti colpevoli, siamo tutti evasori, chi più chi meno’ quindi votatelo anche voi e fatevelo piacere questo gestore di discariche pubbliche, quest’uomo trionfante sulla monnezza – che ben sa nasconderla sotto ai tappeti campani perchè non ha fatto altro nella vita che nascondere le sue colpe e, quand’era in affanno, è ‘sceso in campo’ e ha conquistato il potere dei Barabba spudorati per salvarsi il c… dai giudici coraggiosi che mostravano, carte alla mano, la sua miseria morale e l’infamia di un paese senza (senza verità, senza vergogna, senza pudore).

 

lupus in fabula (atque sciacalli)

bb3bc3e201d96d92d2ad25f3265dfaf3.jpg 

L’Avvocato e il Cavaliere

di GIUSEPPE D’AVANZO

Si è insediato ieri alla direzione del Giornale della famiglia Berlusconi, Vittorio Feltri, un tipo che – a quanto dice di se stesso – “non ha la stoffa del cortigiano”. Lo dimostra subito.
Feltri scatena, fin dal primo editoriale, un violentissimo, sbalorditivo assalto a Silvio Berlusconi, suo editore e capo del governo. Per dimostrare che, nel lavoro che lo attende, non sarà né ugola obbediente né sgherro libellista, il neo-direttore sceglie un astuto espediente. Le canta a nuora perché suocera intenda. O, fuor di metafora, ad Agnelli (morto) perché Berlusconi (vivo) capisca e si prepari.

Feltri si dice stupefatto per “quanto sta avvenendo sul fronte fiscale”. Trasecola per quel che si dice abbia combinato in vita Gianni Agnelli che “avrebbe esportato o costituito capitali all’estero sui quali non sarebbero state pagate le tasse”. Decide di liberarsi una buona volta di quell’inutile fardello che è il garantismo, favola buona soltanto per il Capo e gli amici del Capo, e picchia duro, durissimo.

Questo “furfante” di un Agnelli, scrive Feltri, “ha sottratto soldi al fisco”, e quindi “ha procurato un danno allo Stato”, “ai cittadini che le tasse le pagano”; ha saccheggiato “per montagne di quattrini neri” le casse di società quotate in Borsa, “derubando gli azionisti”. E allora, si chiede, è più grave “rubare al popolo o toccare il sedere a una ragazza cui va a genio di farselo toccare”? Conclude quel diavolo di un Feltri: “Ne riparleremo”.

E’ l’impegno che Feltri assume dinanzi ai suoi lettori e la minaccia che il neo-direttore del Giornale riserva, nel primo giorno, al suo povero editore. Feltri non è ingenuo e non è uno sprovveduto. E’ un professionista tostissimo e soprattutto ha memoria lunga. E statene certi – questo annuncia il suo editoriale – parlerà presto di quel “furfante” del suo editore. Gli getterà in faccia, senza sconti, le 64 società off-shore “All Iberian” che Berlusconi si è creato all’estero, governandole direttamente e con mano ferma.

Gli ricorderà, e lo ricorderà ai suoi lettori, come lungo i sentieri del “group B very discreet della Fininvest” siano transitati quasi mille miliardi di lire di fondi neri, sottratti al fisco con danno di chi paga le tasse; i 21 miliardi che hanno ricompensato Bettino Craxi per l’approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi (trasformati in Cct) destinati non si sa a chi (se non si vuole dar credito a un testimone che ha riferito come “i politici costano molto… ed è in discussione la legge Mammì”).

E ancora, la proprietà abusiva di Tele+ (violava le norme antitrust italiane, per nasconderla furono corrotte le “fiamme gialle” ); il controllo illegale dell’86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l’acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche; le risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma che hanno messo nelle mani del capo del governo la Mondadori; gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato e in spregio dei risparmiatori, favorirono le scalate a Standa, Mondadori, Rinascente.

In attesa di sapere se Agnelli sia stato o meno un “furfante”, Feltri, che non è un maramaldo, ricorderà quanto sia furfantissimo il suo editore, come al fondo della fortuna di Berlusconi ci siano evasione fiscale e falso in bilancio, corruzione della politica, della Guardia di Finanza, di giudici e testimoni; manipolazione, a danno degli azionisti, delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa.

E, giurateci, quel diavolo di Feltri non si fermerà qui. Ricorderà le diciassette leggi ad personam che hanno salvato il suo editore da condanne penali, protetto i suoi affari, alimentato i profitti delle sue imprese. Ricorderà, con il suo linguaggio concreto e asciutto, quanto quell’uomo che ci governa sia, oltre che “un furfante”, un gran bugiardo.

Rammenterà ai lettori del Giornale quando Berlusconi disse: “Ho dichiarato pubblicamente, nella mia qualità di leader politico responsabile quindi di fronte agli elettori, che di questa All Iberian non conoscevo neppure l’esistenza” (Ansa, 23 novembre 1999, ore 15,17). O quando giurò sulla testa dei figli: “All Iberian? Galassia off-shore della Fininvest? Assolute falsità”.

La trama dell’offensiva di Feltri contro il suo editore già fa capolino. Presto leggeremo un altro editoriale, altri editoriali all’acido muriatico. Nel solco delle menzogne diffuse dal premier che evade le tasse, Feltri ricorderà che è stato Berlusconi a mentire agli italiani negando di frequentare o di aver frequentato minorenni, giurando sulla testa dei figli di condurre una vita morigerata da buon padre di famiglia, prossima alla “santità”, per intero dedicata alla fatica di governare il Paese.

Feltri concluderà che un uomo, un “furfante” che trucca bilanci, deruba i contribuenti e le casse dello Stato, si cucina legge immunitarie perché governa il Paese e per di più mente senza vergogna sull’origine della sua fortuna e sulla sua vita privata, diventata pubblica, non può essere affidabile quando parla del destino dell’Italia, qualsiasi cosa dica o prometta.

(23 agosto 2009)

la situazione delle nostre vite non è buona

 

Le nostre vite sono uno sbaglio. Forse siamo anche nati per sbaglio e i nostri genitori non ce l’hanno detto perchè non sta bene, non dà una gran fiducia in se stessi e autostima e se non ci sentiamo amati potremmo perfino perdere la voglia di vivere e amare a nostra volta.

Scherzi a parte, sto riordinando la casa e gettando pile di giornali che ho letto in parte, ma nascondono articoli che sarebbe un delitto non leggere e, seleziona che ti seleziona, mi è capitato sott’occhio la recensione del libro di un tale che sottolinea come molta parte delle nostre scelte e dei risultati che otteniamo è soggetto ad errori. Alcuni madornali.

7000 americani, ad esempio, stando a una ricerca sul campo, muoiono ogni anno perchè leggono male la prescrizione medica e sbagliano le dosi dei farmaci!!! Ma vi rendete conto!

Di mettere troppo sale sulle ricette lo capisco, ma se ho un dubbio sul dosaggio di un farmaco importante vado in farmacia e chiedo spiegazioni.

 

E se è vero che Galileo non l’imbroccò sul fenomeno delle maree, qualche sconto di pena glielo faremo, dati i tempi e l’empirismo delle osservazioni scientifiche all’epoca di cui si narra.

Meno bene andò a quel tale, osservatore scientifico anche lui, che gli spermatozoi li considerò poco meno che scarti del corpo e della fecondazione, poverino, non ne capiva un granchè e i figli li si trovava sotto le foglie dei cavoli, ma erano i tempi dei salassi a gogò e dei purganti – che se sopravvivevi era destino che tu vivessi a lungo.

 

Però mi coglie il dubbio che anche la nostra situazione politica (che a sentire l’Adriano nazionale ‘non è buona’) sia frutto di uno sbaglio. Non sarà che l’attuale governo e il suo leader siano anch’essi frutto di uno sbaglio colossale, tipo: ‘Pensavamo che fosse un’onest’uomo tutto casa e chiesa…’

 

Tu vatti a fidare dei sistemi democratici con questa tendenza storica dell’umanità a sbagliarsi di grosso e ad ogni piè sospinto. E’ già tanto che si sopravviva.