Archivio mensile:agosto 2009

dialogues

 

– Mais oui, mais no, mais enfin!

(je sais, elle presentit la fin)

– Mais que veux tu que je te fasse?

– A moi? rien! juste une tasse (hélas),

du cafè, s’il te plait, au lait

et le plaisir il faudra le dècouvrir

peu à peu, s’il y en a encore (quelquepart).

– Je t’adore. – Mais que dis-tu?

(quelque peu de vertu nous reste

dans la chanson de geste qui est

notre vie maintenant). – C’est genant!

-Quoi?- -Ton silence. – Il est du à l’absence.

– Tu vis toujours en France? – Mais no!

Je te disais toute à l’heure, c’est du bonheur

dont j’ai besoin au moment et d’un instant

de reflection. – Un instant? C’est dèpuis

deux ans qu’on ne se voit pas nous deux!

-Il est affreux! Pas vrai! Je te revais

toutes le nuits et maintenant…

– Maintenant? – Je ne sais plus!

– Adieu! Adieu! Tu m’as decu!

(Encore une fois! Malhereux!)

due o tre suggerimenti

 

Due o tre suggerimenti…

 

…per un efficace cambio di linea editoriale in tempi di navigazione politica tempestosa.

 

Cambiare il direttore del Giornale, ad esempio, – che già brillava per le pornografiche cose spacciate per notizie del giorno e mettere al suo posto il peggior pescecane su piazza (spacciato per giornalista) che non teme l’ira dei vescovi e l’inevitabile approdo infernale dove gli verrà praticata la sodomia in corpo8 e con il filo spinato tutt’intorno al coso del diavolo sodomita per la sovrumana indifferenza con cui pratica il killeraggio mediatico nei confronti degli avversari politici, direttori di giornali cattolici compresi.

 

E’ cominciata la campagna d’autunno del Cavaliere azzoppato: anatra zoppa sullo scenario internazionale dove, se gli dicono che c’è Berlusconi in astanteria, rispondono che un improvviso impegno non consente il ‘meeting’ concordato dalla segreterie, volessero scusare l’inconveniente.

 

Ecco allora le strategie più acconce per riguadagnare la scena mediatica e ricostruire una tarda ‘verginità’ di statista.

a) Negare, negare sempre anche le peggiori evidenze e se ci sono registrazioni che non si possono smentire far dire ai propri avvocati che è opera egregia dei servizi segreti deviati del Ghana per i mancati aiuti allo sviluppo dell’anno prima non pervenuti.

b) Querelare sempre tutti e tutto, – tanto il Ghedini è pagato a forfait e una causa più o una meno non cambia l’investimento e se gli prometti la rielezione in parlamento ti fa lo sconto del cinquanta per cento sulle parcelle

c) Cambiare direttori e condirettori anche nelle Terza rete televisiva contando sulle competizioni inter-giornalisti e poi spegnere i programmi sgraditi, id est : ‘Che tempo che fa’ ‘Report’ e gli altri ‘approfondimenti’ eventuali mandarli oltre la mezzanotte.

 

E’ curioso che, di questi tempi calamitosi e grami, anche i forum dei cittadini – ultima trincea della resistenza al peggio che incalza – si adeguino.

 

Era cominciato tutto con gli ‘esigo’ di un tale e i ‘mi aspetto che mi sia dia solidarietà’ e i ‘non si deve più’ e – come d’incanto – come nel finale di ‘Prova d’orchestra di Fellini’ ti ritrovi a leggere di ricette regionali e di locali dove mangiar bene e bere buone birre.

Tarallucci e vino, come nei bei tempi andati. Allegria!

 

citazione del giorno:

 

‘Nei tempi bui si canterà? – Si canterà: dei tempi bui.’

Bertolt Brecht

correva l’anno….

 

Correva l’anno 2009, mese afoso di agosto, e davvero non si poteva dire che le cose andassero così male in Italia, dove soggiornavo a causa di certi lavori artistici che mi erano stati commissionati.

Un paese religioso, di quella religiosità vera, sentita, intensa, fatta di valori condivisi e rispetto tra diversi e vera pietà e accoglienze per i miseri – ai quali si riservavano alloggi adeguati e lavoro e uguali diritti e, beninteso, si esigeva il rispetto di uguali doveri.

Un paese dove a non pagare le tasse imposte per legge si incorreva in guai serissimi e i controlli erano adeguati e severi e lo stato sociale godeva di risorse cosi ampie da consentire servizi di avanguardia in Europa.

Guidava la compagine di governo della repubblica un tal Silvio Berlusconi, uomo dotato di grandi capacità di governo, stimato da tutti i suoi cittadini, uomo probo e pio e imprenditore di successo che travasava nell’azione di governo tutta la capacità manageriale che l’aveva contraddistinto nei decenni oscuri della cosidetta ‘prima repubblica’: antro oscuro della storia patria e sentina di vizi tra i più laidi, ma della quale nulla più si ricordava grazie all’azione di governo illuminata del grande statista.

 

E il dibattito tra i cittadini era pacato e sereno e nessuna contesa disturbava più l’orecchio come durante il periodo nero di tutti contro tutti e insulti sanguinosi lanciati contro le opposte tribù politiche. Un’età dell’oro della quale era specchio un Forum, tra i molti della Rete, dove i partecipanti scambiavano inchini e sorrisi a trentadue denti e i ‘ma prego!’ si sprecavano e i ‘ma si figuri!’ e i ”carissimo, che piacere!’ e ‘qual buon vento!’ e il migliore dei mondi possibili aveva specchio nella migliore repubblica del continente europeo avviata a quelle ‘magnifiche sorti e progressive’ che avevano illuso i progenitori all’inizio del secolo appena scorso.

 

Mancavano solo le astronavi a raggiungere le stelle del nostro Grande Futuro, ma era solo per non fare torto agli scienzati russi guidati dall’altrettanto illuminato despota russo Wladimir Putin – che non avrebbe gradito concorrenze sleali dopo la primogenitura dello Sputnik e della cagnetta Laila messa in orbita molti decenni prima….. (segue)

un respiro più ampio

images.jpgLa querelle Lega-Chiesa cattolica romana meriterebbe toni diversi e un respiro polemico più ampio di quello che li affanna entrambi. L’una, è noto, ha dalla sua il Magistero Morale che dovrebbe essere riconosciuto universalmente in un paese che solo ieri veniva detto ‘cattolico’ e che, in ogni caso, espone ancora molti crocefissi alle pareti e nelle aule scolastiche e negli ospedali.

 

Vero è che le chiese sono spaziosamente diserte e fresche e accoglienti, in quest’estate di calori e affanni dei più vari, ma l’ora di religione quella non gliela tocca nessuno e, si sa, nel momento del trapasso è sempre il prete ad avere l’Ultima Parola e lenire l’Estremo Affanno e l’angoscia mortale che accompagna il Misterioso Viaggio.

 

Glielo dovrebbero ricordare al Calderoli e al Senatur i monsignori che è l’Inferno il loro approdo certo se continuano a negare l’esercizio della massima  virtù della misericordia e già è prenotato un posto di gruppo nella scialuppa di Caronte con tanto di targhette di nomi e cognomi dei leghisti più disgustosi e sprezzanti del Verbo ecclesiale e ‘havvi Minosse’ orribilmente ringhiante contro di loro solo a sentirne risuonare i cognomi nell’antro mostruoso.

 

E invece è solo una questione di pesi e contrappesi elettorali: un gioco delle parti totalmente scristianizzato e se il premier andrà a Canossa porterà in dono qualche addolcimento legislativo prossimo venturo e ne avrà in cambio assoluzione piena e totale dei peccati della carne e del sesso  intrattenuto a pagamento (ascoltare le registrazioni, pls) e forse faranno come Enrico ottavo e gli consegneranno brevi manu La pergamena della Sacra Rota con l’annullamento del matrimonio – e ne conseguirà decisivo vantaggio il Ghedini e gli altri dello studio legale oggi in affanno sui conti esteri del gruppo Fininvest e quelli dormienti nelle banche delle Cayman.

lassù qualcuno ci ama

image-1-18597-3.jpgLassù qualcuno ci ama. Nel senso che c’è gente, a nord delle Alpi, che venderebbe le madri pur di visitare e ‘flaner’ in questo luogo della terra che sta a mollo in fetide acque lagunari (tutt’ora fetide seppure meno di quando a Porto Marghera si inquinava a pieno regime) e ci trovano una poesia del vivere che io apprezzo a spizzichi e bocconi e perfino certe sonorità orribili a udirsi le dicono ‘poetiche’ e ‘uniche’. Tipo aprire la finestra al mattino presto e ascoltare una musica rap da drogati – e la poveretta che la ascolta e ce la fa ascoltare (in un’ora del giorno e di luce chiara  in cui il silenzio ci racconterebbe un mondo altro e tutto da reinventare) drogata lo è stata, in effetti, e le hanno tolto la figlia affidandola al nonno e forse qualche pera ancora se la tira.

 

Ma che ci fa Venezia a certa gente!? E’ pur vero: è bella da rincoglionire e vedi gente col naso all’insù zomparti addosso e s’è persa anche l’usanza gentile del dire ‘scusi’ e sorridere per farsi perdonare. E, di sotto a me, quando scendo ad innaffiare il melograno – che sopravvive impavido ai disgraziati che lo usano come contenitore delle feci del loro cane – c’è una tale che miagola strascicate compiacenze amorose con il partner in un inglese improbabile, ma forse è una che lavora a cottimo da casa per le telefonate a luci rosse, chissà.

 

E tuttavia, ogni volta che scambio casa con qualche coppia di Monaco o di Parigi, negli occhi gli leggi l’ubriacatura per questa città malata, malsana, sporca e che sgretola di salso  i costosi intonaci nello spazio di sei mesi, ma che al mattino presto – quando ancora nessuno è per via – offre la visione dei suoi angeli stagliati sullo sfondo di cieli che incantano. E  quel fiato di cielo e visione di incanto ti basta fino a notte. Sursum chorda.

dal (volontario) confino di Ventotene

mapdata.gifDal (volontario) confino di Ventotene                         (addì, 23 agosto 2009)

 

Amici miei carissimi,

       

          il giorno è chiaro e sereno e il monte olezza della flora mediterranea profumatissima e il mare si mostra appena un po’ increspato oggi che il mio pensiero torna a voi che siete rimasti laggiù, nella lontana patria comune del Forum, e avete deciso di lottare con le poche armi dialettiche che residuano a noi storici oppositori.

          Non vi invidio. So che nobilissimi sono i motivi che vi spingono e tener duro, a non mollare, a credere ancora possibile un dialogo tra cittadini opposti di fede – malgrado gli editti bulgari (ed emiliani) annuncino i tempi grami del serrar di manette ed il clangore delle porte delle celle che si chiuderanno alle nostre spalle.

          Per  noi della generazione che ‘uccisero i padri’ è duro tollerare gli ‘esigo’ e i ‘mi aspetto un certo corporativismo a difesa’ e i ‘non tollero più’ iterati e variati del vostro Lider Maximo in un Forum che credemmo spazio aperto e chiaro e solare di dibattito a tutto campo e che inevitabilmente riflette (il dibattere) gli orrori dei tempi e i nefasti del personale di governo che sopportiamo per averne un paradiso di ritorno – se mai vi sarà giustizia nell’aldilà dei nostri sogni.

          

          Vi penso e vi stimo capaci di felicità e gioia malgrado il lavoro di cesello e l’intrecciare quotidiano delle egregie  virtù della pazienza e della tolleranza che sarete costretti a elaborare quotidianamente per dare forma ‘democratica’ alla patria comune.  

 

          ‘Resistere, resistere, resistere’ sarà il nostro motto e se incapperete in una crudelissima censura/bannatura so che la tollererete con animo fiero – coscienti che le verità e i valori di cui siete portatori faranno aggio sulla presente barbarie degli editti e delle concezioni proprietarie dei bei Forum dei cittadini in cui abbiamo lungamente creduto.

           Con sincero affetto, sempre vostro

 

                                                                Chiarafede

di che cosa parliamo quando parliamo di rispetto

Di che cosa parliamo quando parliamo di rispetto?

La domanda c’entra l’essenza del confronto tra persone che si appassionano delle cose civiche, della polis e della politica che ne scaturisce.  Leggo di persone che invocano con curiosa insistenza il rispetto verso il ‘loro’ leader e capo di governo quale pre-condizione di convivenza pacifica in un forum che si rispetti e sia degno di lettura.

Persone che, al tempo del governo loro avverso e delle misure varate per la lotta contro l’evasione bestemmiavano Prodi e i suoi ascendenti e i discendenti eventuali fino alla quarta generazione (di aspiranti governanti) e bestemmiavano  i suoi elettori in perfetta consonanza con quanto dettava il loro leader nei comizi velenosissimi – vedi il famigerato ‘co.glio.ni’ rivolto agli elettori dell’avversario politico e l’ironia nelle ‘re’ e nei titoli si sprecava e il sarcasmo e l’invettiva e la denigrazione.

Controllare gli annali dei vari forum per credere – perché sovente la memoria difetta e il senso unico neuronale è prediletto o genetico.

Persone che con una fantasia degna di miglior causa  lo vilipendevano (il Prodi) ad ogni frase sospinta con i velenosi e rabbiosi ‘mortadella rancida’ o peggio e del Tommaso Padoa-Schioppa apriti cielo e del bravo Visco tutto il peggio che il loro cuore/portafoglio di evasori o di facili assolutori di evasori notori e recidivi dettava loro.

Perciò rinnovo la domanda: di che cosa parliamo quando parliamo di rispetto?

Di un rispetto dovuto anche al peggior avanzo di prima repubblica che ‘scende in campo’ per salvare le sue televisioni e salvarsi il c… dai giudici che lo imputavano di reati gravissimi e usa la clava del consenso politico (misteriose le sue vie e qualcuna anche parecchio fetida) per scassare istituzioni consolidate e Costituzioni e aggrega tutto il peggior politicume su piazza e vi aggiunge i suoi avvocati personali per le leggi ad hoc e ad personam e le sue veline/presentatrici – mostrando all’estero il volto orribile di un paese-senza: senza vergogna, senza vera giustizia, senza misericordia verso gli ultimi, senza pudore per quanto è dell’apertis verbis rivolto agli evasori di evadere con loro comodo e poi condonare e ai costruttori abusivi e agli imprenditori edili in odore di mafia e camorra di fare altrettanto?

 

E’/sono degno/i di rispetto costui/costoro? Si anche ‘costoro’ : perché l’averlo votato in massa (il Barabba) secondo il noto principio di responsabilità democratica è evidenza di corresponsabilità e correo.

Al governo della repubblica si votano i galantuomini manifesti e i Barabba e gli inquisiti li si lascia a casa, cari i  miei elettori di  centrodestra e di centrosinistra e di centro-centro.

Perché votare e dare premio di elezione ai Barabba significa voler sfasciare tutto del nostro vivere associati e si premiano i furbi evasori e si dimostra di non  avere la minima sensibilità di condivisione/redistribuzione sociale della ricchezza prodotta dal paese.

Quel che è mio è mio (comunque ne sia venuto in possesso: tangenti ai partiti più marci incluse) e gli altri (il mio prossimo, i miei concittadini) si fottano

 

E’ di questo che parliamo quando parliamo di rispetto?

Occorre reiterare la domanda perché conduce alla seconda: di che cosa parliamo quando parliamo di ‘libertà di espressione: di pensiero e parola’? Della possibilità di dire le cose sgradevoli  e a noi sgradite, ma rispondenti al vero?

Per la verità, sui forum, oltre alla cose sgradevoli e sgradite, si sono lette corbellerie e idiozie che neanche sui vespasiani d’antan e tuttavia le si è lasciate correre e gli annali sono lì a dirci che la libertà di espressione è stata larghissima, perfino troppo, perché un filino di filtro di buonsenso e buongusto non guastava e anche l’eleganza vuole la sua parte e saper mettere due parole in croce e due verbi e qualche aggettivo acconcio ed efficace.

Perciò, in morte di un forum, ci rattristiamo e ci diciamo dispiaciuti che si chiuda uno spazio di intelligenza e di allegria e condivisione di opinioni ed emozioni e tuttavia la riflessione per il futuro si impone: su che cosa sia rispetto e chi ne sia degno e quanta libertà di espressione siamo disposti a concedere anche al più acerrimo avversario politico.

 

p.s. la citazione-corollario da James Ballard :  

‘Voglio solo aggiungere che c’è un altro incubo che dovrebbe tormentarci. Vi ho alluso in Condominio e in Millennium People, i miei romanzi più recenti. Oltre alla minaccia dei disastri ambientali esiste la minaccia del disastro sociale: l’uomo contemporaneo, perlomeno nel nostro Occidente ricco e ipersviluppato, non crede più in nulla: non nella religione, non nella politica, non negli ideali, direi nemmeno nell’amore. Crede soltanto nel consumo, nello shopping, nel denaro. Non gli interessa più ‘essere’, ma soltanto ‘avere’. E quando l’uomo  è preda di voglie così perverse, è facile che nasca un nuovo fascismo, ma forse basta dire populismo, in grado di sottomettere tutti a una dittatura strisciante, che ci rinchiude in un gulag della mente prima ancora che fisico. Anche quello sarebbe un ritorno alla barbarie, verso una ferocia primordiale, verso la fine del mondo’.

 

(Ricordate gli hutu e i tutsi? Meditiamo,cari, meditiamo. n.d.r.)

le albe del nostro scontento

…non fosse per via delle albe rimarremmo giovani per tutta la vita. E’ proprio vero: invecchiamo all’alba. I tramonti sono deprimenti, ma ti preparano all’avventura di ogni notte (…) le albe no.

Alle feste, appena sento il silenzio dell’alba, mi viene uno struggimento che non mi dà pace in corpo. Bisogna andare via, in fretta, ad occhi chiusi, per non vedere le ultime stelle.

Perchè se il giorno ci coglie per strada col vestito della festa ci rovescia addosso un diluvio di anni di cui, poi, non riusciamo più a liberarci.

Per lo stesso motivo non mi piacciono le fotografie: le rivedi l’anno dopo e ti sembrano uscite dal baule dei nonni. (…)

Io ne avevo…quanti? quasi trent’anni e i ragazzini dicevano : ‘una vecchia di trent’anni’ (…) Non servono a niente le maschere di cetriolo o i cataplasmi di placenta, niente, perchè non è una vecchiaia della pelle, ma qualcosa di irreparabile che ti capita nell’anima…

 

Gabriel Garcia Marquez copyright Arnoldo Mondadori Editore

il perimetro dei corpi

bta00557.jpgMi è capitato di rileggere ‘Seta’, di Baricco, storia d’amore e di sguardi e di gesti e silenzio e di compararla alle ‘storie d’amore’ che durano il tempo di una tanda – di cui si favoleggia nell’ambiente del tango argentino che frequento.

 

La rarefazione è la nota dominante del romanzo e nel tango è, invece, un ‘troppo pieno’: l’ingombro di corpi che si offrono all’abbraccio senza mediazioni e giri e finte e affondi non avvengono dentro uno spazio ampio come nella scherma (dove si dà una possibilità di arretrare e sottrarsi), ma nello stretto perimetro di due corpi che vivono la condanna di un coniugio senza preliminare conoscenza: corpi che si ascoltano e ‘si sentono’ e provano l’unione nell’andare e muoversi insieme ed è raro che ci si guardi negli occhi perchè le signore hanno gli occhi chiusi in un loro sogno di apparente incanto.

 

La mia sorpresa, al mio inizio, era che alle signore di ogni età e censo quell’incanto si manifestava con tutti: uomini eleganti e affascinanti e bravi nei volteggi e autentici zotici saltellanti come Pippo-cammina-dritto e sudati e volgari come le canottiere che indossano nelle sale e i passi sgraziati e i visi rozzi e l’eloquio da latte alle ginocchia, da braccia che cadono all’ingiù e non hai più la forza di risollevarle finchè dura il loro dire nulla e dirlo male.

 

Una ‘democrazia’, quella del tango, applicata al gioco degli incontri e degli inviti che mi attraeva e respingeva insieme. E’ un fatto di identità, di ri-conoscenza, di autostima e un mettersi in gioco e competere, ma perchè così spesso al ribasso, perchè con quella bassa ciurma da angiporto?

 

Decisi di superare quell’impasse accettando il mistero racchiuso nel corpo femminile e in quel punto del suo cerebro che racchiude i comandi di un preistorico ‘accogliere’: come le Grandi Madri arcaiche del mito delle origini o le donne rapite e violate dai membri delle tribù avversarie che mettevano al mondo i figli di coloro che gli avevano ucciso il primo marito e i suoi figli e i loro familiari.

 

Forse è in quei lontani accadimenti mai definitivamente ‘resettati’ dal cervello femminile che si annida il mistero del tango (e di ogni offerta di sè che avviene senza preliminari mediazioni) e allora non sorprende che, durante una tanda, si ascolti una tale -con cui hai ballato una sola volta e neanche te lo ricordavi- dire che la mano sinistra tua unita alla sua destra è quella della creazione del Canova, la mano che scolpisce e dà forma, ma l’altra, quella che cinge e ‘sente’ la carne nuda delle schiene femminili e dei bei fianchi offerti all’abbraccio è la mano rapinosa del possesso atavico, del prendere e stringere e fare proprio il corpo che gira con te, che vibra nella musica e dà vita a tutto l’ambaradan di emozioni burrascose che nascono dall’abbracciare delle perfette sconosciute e sentirle come possibili prede (preistoriche, ben s’intende).