Archivio mensile:febbraio 2009

filobus sferraglianti e porte cigolanti (seguito)

(…) E’ su questo interrogativo angosciante che ruota la trama del film ‘The reader’ – commovente storia d’amore che si dipana da quelle violenze subite, da quelle obbedienze credute ovvie perchè ‘quelli erano i tempi e gli eventi che ci contenevano e determinavano’, come scrive un autore di quegli anni infami. (riassunto)

 

Già. Perchè la kapò, la sorvegliante del campo di concentramento che si assume tutta la responsabilità e sconta intera la sua colpa (scaricata dalle sue compagne nel corso del processo – ben felici di quell’inaspettato, volontario capro espiatorio che non sapeva/voleva rivelare il suo terribile segreto di analfabeta) era persona di grande umanità e lo erano anche quegli altri: i capi delle S.S., i generali e colonnelli comandanti dei campi: tutti col loro bravo curriculum di padri amorosi e mariti esemplari (lo testimoniano le lapidi); tutti bravi giardinieri amanti delle rose e della musica classica (Wagner in primis) – come si è visto e udito nel corso delle udienze del processo di Norimberga.

 

E come potrebbe, diversamente, amare così teneramente il suo ‘ragazzo’, la kapò, come potrebbe essere così innamorata e materna e dolce e appassionata nei suoi confronti?

Si arriva perfino a provare simpatia per quella donna, nel corso del film, umana solidarietà per una ‘vittima’ dell’ordine sociale terribile, nazista, che l’ha partorita e irregimentata a tal punto che il momento clou del film è quello in cui il giudice le chiede:

‘Perchè non ha aperto le porte della chiesa in fiamme e lasciato uscire le prigioniere?’.

Un silenzio carico di tensione, una spasmodica ricerca dentro di sè, delle sue buone ragioni (magica Kate Winslet, giustamente premiata coll’Oscar) e poi la risposta, straordinaria, per lei assolutoria:

‘Ma perchè sarebbero scappate tutte, e l’ordine che ero tenuta a far rispettare si sarebbe infranto!’ – detto con tanta disperata buonafede da mostrarsi perfino stupita che il giudice severo non ci arrivasse da solo a quella conclusione così ovvia.

 

Poi c’è quell’altra scena-madre che dice tutt’intero il dramma della Germania postbellica e delle diverse società che ne sono scaturite e, insieme, la sostanza della politica odierna , delle democrazie e delle obbedienze al potere costituito che a tutt’oggi dibattiamo: lo sfogo di uno dei ragazzi che assistevano al processo assieme al loro professore di diritto e giurisdizione.

‘Avrebbero dovuto ammazzarsi tutti i nostri genitori! Perchè non si sono ammazzati tutti, tutti quelli che sapevano dell’esistenza dei campi di sterminio? E tutti sapevano e noi neanche dovevamo nascere, perdio! e non dovremmo essere qui ad ascoltare nelle aule quell’orrore/onta di un popolo! (libera citazione).’

 

Già. Non dovremmo più esserci. L’umanità non dovrebbe più esserci dopo l’orrore del ‘secolo breve’, dei suoi massacri e olocausti variamente assortiti e distribuiti sulla crosta del pianeta.

Non ci dovrebbe più essere un solo uomo sulla faccia della terra dopo l’orrore del massacro di Pol pot in Cambogia, dopo il massacro degli Hutu e dei Tutsi e invece siamo ancora qui a infilare le nostre perle di orrori e umane schifezze: le perle del ‘male necessario’ che ci abita le menti nella collana tragica della nostra ‘umanità.

anche i ricchi piangono

 

 

lacrime di coccodrillo e pianto greco

 

 

Anche i ricchi piangono. Meglio: sbraitano e piangono il morto a modo loro: protestando sul Wall street Journal per le tasse imposte dal ‘piano Obama’ di rinascita nazionale.

E quelle proteste trovano echi rabbiosi anche da noi: sui giornali di famiglia, della famiglia Berlusconi, per intenderci e scusate se ci torno: (con quel nome orrendo che si ritrova e dalla fonetica volgare), ma si dà il caso ch’egli sia l’onnipotente presidente del consiglio dei ministri di questo paese e padrone del vapore pressochè assoluto per grazia ricevuta dai suoi adoranti elettori.

 

Piangono per i prelievi fiscali oggi imposti da un presidente tutt’altro che ‘rivoluzionario’, i cari ricchi americani, e che fa ciò che può per invertire la tendenza della crisi economica e produttiva e mette le mani nelle tasche dove i soldi ci sono perchè in altre tasche c’è rimasto solo il fazzoletto di carta stropicciato per il troppo uso e in centinaia di migliaia vivono di pubblica assistenza e hanno perso la casa e il lavoro.

 

Le loro maestà i nostri cari ricchi fino a ieri non hanno pronunciato un verbo di condanna che sia uno sui loro giornali a proposito dei maledetti ‘subprime’ e le altre schifezze finanziarie che i loro correligionari (la religione della ricchezza) e protettori: i banchieri di grido e di successo hanno elaborato e messo in commercio, mandando a gambe all’aria la loro stessa creatura capitalistica.

 

Dovrebbero battersi il petto e spargersi la testa di cenere, i nostri cari ricchi (e per di più evasori parziali e totali e amanti delle isole Cayman e delle banche segrete del Lussemburgo), e pronunciare i mea culpa del caso.

Invece, maledicono un povero cristo di presidente che fa quel che è umanamente possibile fare per uscire dal tunnel dove sono andati a sbattere i mega-cialtroni che erano a capo delle finanziarie assassine e delle grandi banche che spacciavano i fondi finanziari taroccati comprati dalle banche europee e italiane – oggi nascosti in cantina in attesa di rifilarli al contribuente, allo Stato: che le sovvenziona perchè altrimenti salta il sistema, crolla il tempio e son ca@@i di tutti davvero perchè tutto si tiene in un sistema siffatto e se viene meno il credito chiudono le fabbriche e le fabbrichette dei Brambilla, dei Formigoni e dei Galan.

 

Sono davvero ineffabili questi nostri ricchi che piangono il morto da loro stessi avvelenato e invece di impiccarsi nelle lussuose cantine e nei garage che ospitano le aston martin o bere la cicuta d’obbligo sbraitano e fanno il diavolo a quattro sugli ‘autorevoli’ loro giornali perchè si tassa la ricchezza invece della povertà.

 

Nel teatro dell’assurdo che quotidianamente si rappresenta, se non ci fossero, di questi protagonisti, bisognerebbe inventarli.

carissimo…

del lasciar passare la presente nottata

Mio caro,

     nessuna voglia di nascondermi, credimi, però la sostanza del confronto politico ti è palese ed è palese a tutti voi dell’Invece.

E’ una questione di intolleranza e fin che resta nei termini del confronto (duro finchè si vuole, non ho problemi a reggerlo e a infilzare chiunque mi sfidi dietro al convento delle Cappuccine, novello de Bergerac) va bene; diverso è se emerge la voglia di censura.

Tu ricordi gli editti bulgari del precedente governo Berlusconi e Fazio e Biagi fuori dalla televisione e prima di loro Rossi, Grillo e Luttazzi e l’incapacità dei destri, di ogni destro berlusconian-populista, ad accettare la satira che scortica e fa male (se è vera satira).

Loro pretendono il ‘rispetto’ anche dalla satira, anche dai liberi cittadini che si esprimono (finchè dura) nella Rete.

Dietro a questo paravento, dietro a questa foglia di fico del preteso ‘rispetto’ (sic!) dovuto al premier Lodoalfano Primo e agli italiani che lo votano nascondono quell’animus di intolleranza che è di ogni fascismo, larvato o potenziale o dietro l’angolo – come paventava stamattina Mellen in un suo bel post.

La tesi di Voltaire non li sfiora, non trova riferimenti neuronici in quei cervelli da vecchia maggioranza silenziosa transitata intera in Forzaitalia – con il di più di una voglia di vendetta e rivalsa: ‘(…) darei la vita perchè tu possa esprimere le tue opinioni anche se distanti le mille miglia dalle mie’, scriveva il filosofo illuminista.

Di contro, rivendicano il diritto pieno e incontrastato a oltraggiare i capi dell’opposizione e gli elettori del centro-sinistra, (vedi il Vandalo e lo stesso 64e in un suo post recente) e perfino il diritto di nomina dei candidati dell’opposizione, come è accaduto in Vigilanza Rai con Orlando dell’Idv.

Tu sai bene che cosa sia la censura e quanto sia infame il praticarla o l’auspicarla o anche solo il minacciarla. Con 64e non ci si prendeva fin dagli inizi, ma il forum era di Schiaccia e lui mordeva il freno e ci si ‘scazzava’ e ignorava, masticando amaro.

Poi, con la titolarità del nuovo forum, è arrivata, sibilata fuori dalla chiostra dei ringhiosi denti, quella ridicola e infelicissima minaccia: ‘ti banno a vita’.

Ma ci facessero il piacere!! per dirla con Totò: berluscones da tre palle un soldo.

La sostanza della querelle è tutta nei miei toni urticanti di quando rinfaccio agli elettori del centrodestra la responsabilità che è loro propria (e tutta intera) di aver mandato un Barabba di quella risma e puzza al governo della Repubblica, di aver sostenuto la sua campagna di delegittimazione della magistratura e aver scassato le istituzioni repubblicane e, buon ultimo, il suo voler mandare al macero la Carta costituzionale e ridisegnarla attorno alla sua ridicola figura di scampato di Mani Pulite, prescritto per virtù di cavilli avvocateschi e leggi ad personam e infine avvolto nel sudario sudicio del lodo Alfano.

Non so come facciate voi che restate a reggere l’ urto con gente di questa fatta e calibro intellettuale; di certo siete più bravi di me o avete corde che io non so suonare.

Il vostro forum, peraltro, veleggia ai primi posti della classifica, buon segno e io pure leggo qualche vostro post con piacere e divertimento.

Perciò meglio così; meglio ratificare il presente stato delle cose e lasciare agli atti e agli archivi la testimonianza di una irrimediabile opposizione radicale (foriera di scontri tribali da hutu e tutsi) che non dialoga bensì si limita a confermare le differenze di sempre e le perpetua in un avvitarsi dei rancori.

Sarà quel che Dio vorrà. Quando si comincia a scivolare su un’erta china, è difficile non rotolare a valle rovinosamente.

Con immutata simpatia e grandissima stima.

filobus sferraglianti e porte cigolanti

della storia che è stata e del presente che la scrive

 

Ho difficoltà a ricostruire in memoria il mio passato. Della prima infanzia ricordo sprazzi di eventi e di luoghi, brevi flash e immagini poco definite e se la campata mnemonica da attraversare è distesa sui decenni ho bisogno di piantare dei piloni provvisori sopra i quali poggio fragili passarelle che mi consentono l’attraversamento del vuoto e poi la ricostruzione dei paesaggi dimenticati e la messa a fuoco dei visi e delle voci.

E’ per questo che mi affascinano gli affreschi storici, i disegni di storie lontane e le ricostruzioni cinematografiche che ci fanno riassaporare odori, sapori, atmosfere del tempo che è stato.

 

Chi li ricorda più i vecchi filobus sferraglianti in metallo con le porte cigolanti che si aprivano a spinta, salendovi in corsa? Poche le macchine e moltissime le biciclette e, nei luoghi di cui si narra, la commovente fiducia nel prossimo che consentiva di appoggiarle dovunque arrivassimo senza il timore di non ritrovarla più. Da noi, invece, l’affresco del tempo lo dava il film ‘Ladri di biciclette’ – tanto per consolidare i luoghi comuni e capire da dove veniamo e perchè siamo ancora lì, mutatis mutandi.

 

Bei tempi e bei luoghi quelli descritti dal film ‘The reader’: una Germania risorta dalle sue ceneri, ma con ferite ancora aperte immedicabili. Hanno pagato prezzi atroci i civili, dopo che i sogni di gloria si mutarono inopinatamente in allarmi notturni e corse disperate verso i rifugi e le bombe a illluminare le notti e il paesaggio desolato delle case distrutte e le memoria personale e quella dei Lari cancellata e la vana ricerca dei suoi brandelli tra le macerie.

Duecentomila morti in tre ondate di bombardamenti a Dresda, la Firenze sull’Elba, e migliaia di donne tedesche stuprate dai soldati dell’Armata Rossa entrati per primi a Berlino, – tanto per ricordare solo due eventi di quell’epopea di dolore e strazio che faceva seguito ad altro strazio e orrore perpetrati ad altri popoli e nazioni dalle invincibili armate teutoniche lanciate alla conquista del mondo.

 

Poi il silenzio degli innocenti – dopo il bombardamento del bunker di Berlino e il suicidio (ancora in forse) del capo supremo, il piccolo, magnetico caporale che con parole secche e dal suono metallico incantava i suoi sudditi e li faceva marciare al suono di ‘Deutschland ueberall’.

Silenzio delle città bombardate e dei senza casa laceri e ossuti e primi movimenti lenti del ricostruire una casa, un ricovero pubblico e una chiesa che nei decenni successivi sarebbero divenuti frenesia e travolgente modernità immemore dei lutti e delle colpe.

 

Ma è possibile, è plausibile dire innocente chi ha taciuto e ha subito e ha obbedito ai suoi capi e all’ordine sociale imposto in famiglia e nelle scuole e nel servizio militare?

La colpa dei tempi grami e delle odiose dittature è solo di una ristretta cerchia di oligarchi giunti al potere chissà come e con l’aiuto di chi o è del popolo tutto che quella cerchia di oligarchi ha partorito e nutrito e nutriti i loro pensieri di follia e l’ambizione folle di volere e potere ‘ueberall’ che oggi tutti condanniamo, a fronte delle fosse comuni e dei ‘musei dell’Olocausto’ che visitiamo?

 

Attenti a come rispondete, miei cari lettori, perchè la vostra risposta potrebbe condannarvi, se in futuro sarà riferita ai presenti tempi grami che anche noi viviamo.

E se è vero che il magnate che ci governa ci appare inoffensivo e bonario e clownesco se comparato cogli Hitler e i Mussolini di allora, pensate a come la lente con cui osserviamo il presente sia distorsiva e offuscata al confronto colla lente nitida, chiara e impietosa con cui osserviamo la storia che è stata e gli eventi della Storia.

 

E’ su questo interrogativo angosciante che ruota la trama del film ‘The reader’ – commovente storia d’amore che si dipana da quelle violenze subite, da quelle obbedienze credute ovvie perchè ‘quelli erano i tempi e gli eventi che ci contenevano e determinavano’, come scrive un autore di quegli anni infami.

(segue)

 

 

travature,capriate e torri

che vuol dire questa parola?

 

Piccole perle colte al volo.

Il sole che lava di luce la facciata della chiesa.

Incredibile quanto spazio abbia preso -spazio fisico di mattoni e travature e capriate e torri campanarie- il sogno dell’altro mondo: sogno di un dio benevolo e provvidente per il quale si è ucciso e che è stato ucciso: stridente contraddizione e tuttavia storia che fa riflettere.

 

Voci e risa tutt’intorno, fischietti e campanacci dell’insania carnascialesca e quella bambina che cammina piano dietro alla madre che la chiama ripetutamente e la sollecita.

Una breve corsa, col foglietto di un suo testo scolastico in mano; la madre raggiunta e interpellata con la dolcezza unica, commovente di cui è capace una bimba curiosa.

‘Mamma, mamma, che cosa vuol dire questa parola: so-li-tu-dine?’

ladri di fiducia

di chi ruba la fiducia dei risparmiatori e accolla allo stato i suoi debiti dopo aver privatizzato i profitti

 

Chiusi il mio rapporto con le banche or sono più di otto anni fa. A muso duro, contestai alla neo nominata direttrice i costi eccessivi del conto corrente e del dossier titoli e del mutuo che avevo in corso. Con uno sforzo congiunto non indifferente decisi di saldare il mutuo (residuava per nostra fortuna una piccola cifra) e decisi che vivere come si viveva un tempo – di pagarsi, cioè le utenze da soli agli sportelli designati e prelevare il contante da un libretto postale free cost – fosse un prezzo ragionevole a fronte dei benefici.

L’ultimo giorno del mese, mi presentai allo sportello della filiale, saldai il dovuto e alla direttrice che osò affermare che la mia non le sembrava una brillante idea risposi che molto meno brillante della mia idea era il loro (delle banche, del sistema bancario) essersi costituiti a moderni usurai e peggio. Lo dissi a voce abbastanza alta che si udisse nella fila dietro di me.

La parola mancante era ladri, ma non la pronunciai.

Ladri di fiducia, spacciatori di titoli spazzatura, titoli ‘tossici’, li dicono oggi – quelli che i farabutti, i famigerati banchieri, (ma anche i bravi impiegati che facevano carriera con lo zelo con cui li rifilavano ai clienti dubbiosi) vorrebbero affidare agli Stati che si apprestano a nazionalizzarle, così premiando i malnati che le hanno guidate fino all’altro ieri.

Un po’ come per l’Alitalia la ‘bad company’ rifilata ai contribuenti (onesti, quelli che le tasse le pagano) e il curatore fallimentare che intasca stipendi da favola e liquidazioni milionarie (in euro).

La direttrice minacciò querela e mi tolse il saluto.

Oggi, quando mi capita di incontrarla, le punto gli occhi addosso con espressione beffarda e lei li distoglie subito o finge di non vedermi.

 

Confesso che aspetto con malcelato piacere ogni mattina la notizia di qualche fallimento colossale di qualche grosso e grasso istituto di credito che ha ingannato i clienti e spacciato eroina bancaria e finanziaria tagliata con stricnina. Non per uno sciocco ‘muoia Sansone con tutti i filistei’ – per quanto ritenga la responsabilità individuale un valido riferimento morale anche in questo genere di scelte o non scelte della nostra vita quotidiana.

Ho nostalgia dei tempi chiari e solari di quando le rivoluzioni ‘socialiste’ non si annunciavano colle nazionalizzazioni delle banche e l’accollamento allo stato dei loro titoli tossici, ma colla rabbia e il furore delle piazze e ai farabutti toccavano le picche e, oggi, almeno la galera e buttare le chiavi.

 

I crimini finanziari non sono meno odiosi degli altri. I crimini dei white collars, – i colletti bianchi così pulitini e rampanti e ‘bravi ragazzi’-, sono uguali a tutti gli altri crimini e delinquenze, ma da noi, i fedeli reggicoda di Lodoalfano Primo hanno derubricato il falso in bilancio a pura sanzione amministrativa e ai ladri più bravi, quelli che intascano i milioni con destrezza, ancora si strizza l’occhio e, sotto sotto, li riteniamo furbi e valenti.

Alcuni cittadini di questa repubblica – una moltitudine dicono i sondaggi – li ritengono perfino degni di gestire al meglio il governo dello stato e li osannano – convinti, forse, che non c’è miglior poliziotto di un ex criminale che ben conosce i meccanismi della malavita o miglior ministro delle finanze di un commercialista di grido. Forza crisi! mi vien da pensare ogni mattina di queste in cui ascolto le notizie di economia e finanza.

Che la lava scenda copiosa e i lapilli e la cenere tutto ricoprano di questo nostro quotidiano teatro dell’assurdo.

 

 

il mio più cordiale vaffanpuffo

Egregio 64e,

    ma non eravamo rimasti al dito ammonitore levato alto e minaccia di censura-bannamento a vita nei miei confronti per i toni e gli accenti e i termini usati? ‘Infami’, poi, non era il peggiore che avessi mai usato contro quel popolo che vota i Barabba e poi frigna che -poverini!- non avevano altre alternative praticabili. Potevate votare in massa il Fini o l’udici, ma vi convinceva di più il caimano perchè l’identificazione con il suo populismo da tre palle un soldo è piena e totale, altro che balle.

Ferocissimi con i capi dell’opposizione  già ridotti a strame e confusi, ma comprensivi con sua maestà Lodoalfano Primo oltre ogni limite morale comprensibile e lodi sperticate al suo ‘fare’ e ‘risolvere’ al modo che a tutti è noto.

I polli ringraziano per il gran scompisciamento di risate.

Vedi, egregio 64e, a me non piacciono le dita ammonitrici e le minacce di censura a vita e i padri-padroni e i reggenti dei principati virtuali che si arrogano diritti aristocratici e ius primae noctis. Ti ho già scritto dove te le puoi infilare quelle pretese. Per me il forum è un soviet, un’assemblea aperta e chi ne ha la titolarità è un primum inter pares senza altre aggiunte di diritto.

Noi eredi della Serenissima e dei suoi grandi commerci abbiamo nel nostro dna la protezione degli eretici e il respingimento dei tentativi di intromissione dei legati pontifici; anche su questo abbiamo fondato la nostra storica grandezza. Voi dell’ex stato pontificio, invece pretendete che la gente vada a Canossa e date la caccia alle streghe e allestite i roghi per gli eretici e i dissidenti di ogni risma. Avete la verità rivelata in tasca -poco importa se a sostenerla è un Borgia.

Questioni di dna, caro, che attraversa i secoli e le generazioni e fa la differenza tra un sincero democratico e uno che ‘banna a vita’.

Quanto alle definizioni che mi rivolgi di ‘lacrimoso’ e ‘isterico’, abbiti il mio più cordiale vaf.fan.puffo. Mi insorge dal più profondo del cuore.

 

riferimento:  Virgilio community ‘invece del patibolo’

semel in anno licet insanire

 

‘Semel in anno licet insanire’ è il motto dei ‘carnevali’ che ci affannano e torturano -noi cittadini dalle orecchie sensibili cha abbiamo le finestre della camera da letto affacciate in un ‘campo’ di passaggio verso piazzale Roma o la stazione.

 

Non si dorme, non si riesce a dormire se alle due di notte ancora transitano imbecilli patentati che lanciano urlacci e agitano campanacci e fischietti per il puro sfregio di lacerare impuniti il silenzio della notte e dire ai cittadini dal sonno leggero o che hanno messo la sveglia alle cinque che ‘vuolsi così colà dove si puote’ il male che certune amministrazioni cittadine infliggono ai loro disgraziati sudditi. L’organizzazione del carnevale-da-centomila-in-città fa del bene solo ai portafogli degli osti e ai mercanti di maschere e ai motoscafisti (notoriamente evasori) che menano i vip alle feste nei palazzi sul Canal grande.

 

Semel in anno? Ma qui nel Belpaese, paese di Bengodi, si impazza tutto l’anno, si grida impuniti ad ogni giorno nuovo e si votano al governo della repubblica i barabba di sempre, i peggiori ‘imprenditori’ che questuavano alla politica malata la concessione di favori (i piani regolatori di Milano-uno e poi due e tre e poi le licenze per le sue televisioni private) ai tempi del socialismo ambrosiano dei Craxi e dei Pillitteri e coi proventi di quell’affarismo plebeo, di quella pubblica corruzione che privatizzava per intero i profitti e li redistribuiva ai potenti avidissimi in forma di mazzette si sono comprati la politica invece di corromperla e ‘oliarla’, – così si fa prima e si evitano costose intermediazioni.

 

C’è un parallelo tra ciò che è avvenuto, or sono molti anni fa, nelle ‘segrete stanze’ dove si organizzò e si lanciò in pompa magna il Carnevale di Venezia (ora è un logo e un marchio commerciale, sapete? con tanto di sito internet e prenotazioni miliardarie da tutto il mondo) e le ‘segrete stanze’ dove si progettò la ‘discesa in campo’ di sua maestà Lodoalfano primo cui da sempre ‘licet’ il corrompere la vita pubblica – buon ultimo l’avvocato inglese David Mills perchè affermasse il falso in pubblico dibattimento di fronte ai suoi giudici?

 

Forse no. Il Carnevale fu parto di cattivi amministratori che spacciarono il favore speciale alle categorie economiche dei soliti noti in città con una ‘festa per tutta la città’ – bugia colossale e stupida perchè a smentirla ci fu un referendum indetto dal locale quotidiano i cui risultati non furono mai pubblicati per non ‘disturbare i manovratori’.

 

La ‘discesa in campo’, invece, fu un progetto di salvezza aziendale – le aziende di Lodoalfano primo – che bene usò i buchi neri strutturali e le fragilità notorie della cosidetta ‘democrazia’ politica per comprare il potere necessario alla promanazione delle leggi ad personam e gli avvocati del premier (novelli cavallli di Caligola) seduti sugli scranni di Montecitorio.

Tutto è avvenuto con la complicità e l’entusiastica adesione della massa dei furbi beoti a cui si garantiva libertà di evasione impunita e la restituzione dell’onore politico (sic!) dopo gli anni della gogna mediatica al seguito delle indagini giudiziarie dette ‘Mani pulite’.

 

Panem et circenses e impunità. Folleggiate, cittadini di questa repubblica, folleggiate.

Per tutto l’anno e forse il prossimo lustro è garantito il ‘licet insanire’ – salvo misteriosi (e improbabili) rivolgimenti tragici che potrebbero accadervi e che agitano i nostri sogni di oppositori privi di rappresentanza politica ormai da tempo.

Chissà. Nemo propheta in patria, si usa dire.

il migliore dei mondi possibili

 

Bene. Va tutto bene. Stiamo tutti bene. Viviamo nel migliore dei mondi possibili, considerato che le leggi quantistiche ci impediscono di visitarne di nuovi o anche solo varianti dello stesso con qualche piccolo aggiustamento in positivo.

Aggiustamenti come le religioni che si spengono, ad esempio, e lasciano il posto a quel salutare senso di solitudine (che è la realtà di tutti una volta depurata delle illusioni metafisiche): cosa grande e improbabilissima che ci farebbe assumere la responsabilità diretta e piena delle nostre azioni e dei fini e delle mete che ci prefiggiamo e del futuro che costruiamo con dolore e fatica.

 

Marinetti si prefiggeva di cancellare il chiaro di luna sopra Venezia e tutto il romanticume fradicio che ce ne è derivato per secoli, ma buttare a mare gli ‘dei falsi e bugiardi’ sarebbe operazione senza dubbio più salutare e, se ci fossero, se avessero vera esistenza chissà dove e come, non dubito che nel momento di ‘sora nostra morte corporale’ ci accoglierebbero nell’Empireo dei nostri sogni facendosi una grassa risata per quanto di fantasioso e sciocco abbiamo collettivamente elaborato di riti, miti e noiose liturgie.

 

Altro aggiustamento di rilievo potrebbe essere quello di tornare ad avere un’opposizione a sua maestà Lodoalfano Primo degna di questo nome, un’opposizione capace di polarizzare tutto lo scontento e dare vera e forte e rabbiosa rappresentanza a tutti coloro che sentono l’agire delle destre di governo e del loro padrone di denari come autentiche ferite, ferite da cancrena al senso di ‘cittadinanza’, di spirito civico positivo dove tutti rispettiamo le regole fondative -a partire dalla Carta costituzionale che sua maesta definisce ‘di stampo sovietico’- e paghiamo le tasse pattuite.

Una tale definizione (la nostra Costituzione ‘sovietica’) farebbe ridere tutti in un altro mondo di là da questo: un mondo di gente mite e sensata e ‘normale’; ma il mondo presente è fatto di urla belluine e spintoni e tentativi di linciaggio e grida e grandi fratelli e David Mills e Cesare Previti condannati per corruzione, ma il loro mandante e tutore, invece, in trionfo, osannato dalla maggioranza degli italiani.

 

Chissà come evolverà, chissà che coniglio uscirà da quel cappello afflosciato del partito democratico che oggi è ridotto a straccio polveroso e ieri sembrava una buona idea: il giusto contenitore che avrebbe raccolto i cocci di un’ idea di sinistra anch’essa tutta da riformulare: dargli forma e contenuti condivisi.

Il calvario è ancora lungo, credo, e il Cristo designato a prendersi botte in testa e sputi e contumelie odiose dal popolo che gli preferisce Barabba ieri si è dimesso da cristo-in-croce e se la ride e, per una volta, il ‘muoia Sansone con tutti i filistei’ trova applicazione storica cogente e sensata.

Auguri a voi tutti, cari, bella e brava gente del migliore dei mondi possibili.

benvenuti in Italia

 

Se il sogno dell’italiano medio è quello del successo facile (sarà un caso che i creativi della pubblicità italica abbiano avuto l’intuizione di quegli spot sul ‘vincere facile’?), – comunque ottenuto in barba all’etica pubblica e ai più stringati ed essenziali comandamenti ‘divini’, id est: ‘non rubare’ e ‘non dire falsa testimonianza’ – allora Berlusconi è il loro profeta.

Come spiegare diversamente la sua vittoria in Sardegna, – una terra che il premier considera la sua privata tenuta di caccia, la dependance della sua villa principesca, moderna Versailles o Venaria reale affacciata sul mare Mediterraneo? Con l’insipienza degli avversari del partito democratico e la loro litigiosità suicida? Sicuramente una parte di colpa ce l’hanno e l’analisi del voto congiunto o disgiunto ci dirà meglio quel che è avvenuto nel segreto dell’urna.

Ma è quel 51 e passa per cento di sardi-italici, -ormai omologati nel sogno fradicio televisivo del grande fratello, di x factor, dell’isola dei famosi e altri programmi orribili a vedersi e udirsi per l’umanità che illustrano e osannano- che avvilisce per l’assoluta noncuranza e disprezzo che dimostrano per le questioni dell’etica pubblica, dei barabba votati in barba alla loro fama e ai trascorsi ben documentati dei loro successi imprenditoriali e politici e non è una giustificazione che dall’altra parte non ci sia un Gesù a competere, forse una consolazione – così ci risparmiamo un calvario e una nuova crocefissione di un disadattato con la fissa della moralità e dell’amore universale che non è di questo mondo.

 

Davvero non c’entra nulla un Veltroni in affanno e un pidi che non decolla e non convince e lascia scoperta un’area a sinistra vastissima di disaffezione e non voto.

C’entrano quei sogni fradici degli italiani in fuga dalla realtà del darsi da fare e rimboccarsi le maniche nel rispetto delle leggi e dell’etica e dei buoni comportamenti civici, gli italiani-sardi che sognano nuovi condoni edilizi e milioni di metri cubi di cemento che trasformeranno l’isola in un orribile condominio-a-mare – presto penalizzata dai turisti perchè altri lidi e paesaggi migliori e meno cementificati si offrono nell’affaccio mediterraneo.

C’entra quel tristissimo dato del dna italico come lo sottolineava un osservatore attento dei nostri usi e costumi:

‘…veda come nella vostra cinematografia ricorra quasi ossessivamente la figura della ‘simpatica canaglia’, dell’imbroglione premiato e osannato e coccolato e sempre perdonato (…).

 

Icasticamente, uno scrittore satirico consigliava anni fa a un Pacciani -sovraesposto in cronaca giudiziaria e post e coccolato dalla suora amica che ne riceveva le lamentazioni in carcere e lo diceva un ‘uomo buono’- di presentarsi alle elezioni. Successo garantito, prevedeva.

Benvenuti in Italia.