il silenzio in partitura

 

Se le partiture sono le nostre vite, i silenzi sono, volta a volta:

le forti commozioni per eventi che ci stupiscono e ci coinvolgono in modi che intuiamo densi di future implicazioni – tutti i grandi momenti sono silenziosi, scriveva qualcuno;

gli annichilimenti del pensiero per un dolore che ci appare intollerabile a dirsi e vedersi sotto i nostri occhi: malattie, morti, guerre, catastrofi naturali;

i dubbi che nutriamo su fatti importanti del nostro vivere civile e/o quotidiano e le sinapsi impigrite che non ci forniscono buone risposte immediate – un bel tacer non fu mai scritto, si dice, oppure ‘conta fino a venti’;

una gioia incontenibile alla quale non sappiamo fornire parole adeguate perchè le parole a volte ingannano, altre volte incanalano il sentimento e lo conducono a stagnare in rigagnoli laterali fuori dall’alveo profondo del nostro sentire – il mondo mentale mente monumentalmente, scriveva Prèvert, poeta del sentimento.

I silenzi sono in partitura nelle vite e ho rimpianto di persone che tacciono e ancora sono in vita e le loro vite scorrono parallele alle nostre, ma per un sussulto prossimo, un accadere improvviso potrebbero cambiare di traiettoria e tornare a tangere i nostri giorni e i sentimenti.

 

p.s. Anche nel mondo balzano del virtuale le nick-persone scrivono partiture che contengono silenzi. Ho in mente Lunadoro, chi lo ricorda più: persona di straordinario sentire e delicato dipingere i moti dell’anima e i pensieri più densi. Chissà quale sincope è intervenuta a spezzare quel filo di parole, che eventi della sua vita o, forse, un semplice ennui esistenziale, la constatazione di quel tanto di inutilità che è nelle partiture delle nostre vite e anch’essa induce ai silenzi.

4 pensieri su “il silenzio in partitura

  1. Non ho voglia di parlare dei silenzi che dicono di dolore, paura, tanta paura, quella paura che ti inchioda ad un muro e ti fa tremare, morte, distacco….momenti talemnte intensi e dolorosi, che non lasciano spazi a parole e l’unico conforto sta nel non fiatare, nel non comunicare agli altri il nostro sentire per timore che le parole possono aggravare il nostro stato d’animo. Voglio invece dire dei silenzi più belli , quelli che parlano di una gioia, di un amore, talmente bello che si ha paura a parlarne. Paura di sciuparlo, di ferirlo di inquinarlo, di sporcarlo. Quei silenzi che parlano con gli sguardi, con le carezze. Io credo che la cosa pi bella fra due persone sia quella di scoprire che riescono a capirsi senza parole , solo guardandosi, sfiorandosi, sentendosi, pensandosi , quasi come se il pensiero fosse capace di farsi sentire dall’altro senza bisogno di parlare

  2. p.s. Anche nel mondo balzano del virtuale le nick-persone scrivono partiture che contengono silenzi. Ho in mente Lunadoro, chi lo ricorda più: persona di straordinario sentire e delicato dipingere i moti dell’anima e i pensieri più densi. Chissà quale sincope è intervenuta a spezzare quel filo di parole, che eventi della sua vita o, forse, un semplice ennui esistenziale, la constatazione di quel tanto di inutilità che è nelle partiture delle nostre vite e anch’essa induce ai silenzi.A volte, sono le illusioni distrutte, le speranze che stanno morendo una ad una, le verità taciute che gridano in noi di voler vivere, a spezzare un filo di parole, che nasce dalla nostra sensibilità, delicatezza, voglia di comunicare amore, e molto altro, se mai altro ci possa essere oltre l’amore e non sia invece tale parola a contenere tutto l’altro che esista.

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