Archivio mensile:gennaio 2009

avere la faccia come…

 

Fosse vero desiderio di legalità e di rigore nell’applicare le leggi e le sentenze niente da eccepire se non nei toni : sempre eccessivi, queruli, da gente che è più realista del re nell’affermare l’italianità sciocca delle alte grida e i lai contro chiunque, – figurarsi un paese terzo fino a ieri nella melma del ‘terzo mondo’ per le sue favelas e gli squadroni della morte che vi agivano.

 

La peggior classe politica dal dopoguerra ad oggi sale in cattedra e pretende la sospensione di incontri di football già programmati (sic) per ‘l’offesa’ che gli è stata fatta di non aver concesso estradizione a un ricercato per reati di terrorismo.

 

Nessuna vera curiosità sulle ragioni del procuratore brasiliano che ha fin qui negato l’estradizione, nessun rispetto delle ragioni altrui e, statene certi, se la Corte Suprema brasiliana confermerà lo status di rifugiato concesso a Battisti, torneranno a guaire e/o latrare in video e in voce come un sol uomo – con quelle facce da patibolo che si ritrovano gli ex missini delle sezioni giovanili dov’erano i ritratti del Duce alle pareti e le bandiere nere coi teschi e i bastoni e i manganelli nel sottoscala per le manifestazioni.

 

Un governo che ha in testa un tale che ha sfuggito i suoi giudici maledendoli e insultandoli e facendoli insultare per decenni dalle sue televisioni e dai suoi vergognosi scherani e pennivendoli, un capo del governo imputato di reati gravissimi che ha puntato tutto sulle prescrizioni e sul ‘mettere a tacere’ manus legis i suoi neri trascorsi – scendendo in campo e conquistando la scena politica col fine dichiarato di mandare i suoi avvocati in parlamento a scrivere le leggi necessarie per uscire dai processi- come può pretendere di ‘avere la faccia’ per sbraitare a favore di un rigore nell’applicazione delle pene e delle leggi tutto italiota?

 

Che pena, gesussanto, che gente tocca vedere sui video che apre le male bocche e ognora emette i vergognosi fiati!

le lingue di babele

Sono stati pubblicati i risultati di un recente sondaggio commissionato dalla FAO rivolto ai governi di tutto il mondo.
La domanda era: “Dite onestamente qual è la vostra opinione sulla scarsità di alimenti nel resto del mondo”.
– gli europei non hanno capito cosa fosse la scarsità;
– gli africani non sapevano cosa fossero gli alimenti;
– gli americani hanno chiesto il significato di resto del mondo;
– i cinesi hanno chiesto maggiori delucidazioni sul significato di opinione;
– il governo Berlusconi sta ancora discutendo su cosa possa significare l’avverbio “onestamente”……..

occhi chiari e sguardi di ironia

 

Ho una grande ammirazione per Marco Travaglio, per i suoi occhi chiari e l’ironia dello sguardo e la tranquilla coscienza che esce dalla sua voce pacata nel dire le cose apparentemente ingarbugliate del nostro teatrino quotidiano piccolo piccolo come fossero le fiabe sciocche di una saggezza perduta.

‘La lingua perduta delle gru’, recitava il titolo di un libro non troppo recente.

Ecco: dovremmo recuperare, tutti quanti siamo, cittadini di questa repubblica di infami (che non lasciano fama), quella lingua perduta e tornare a parlare fuori dei confini asfittici del regno di Babele la chiarezza delle cose-che-sono-come-sono e non come vorrebbero gli apprendisti stregoni della politica colle loro alchimie improbabili e stupide, i loro interessi di bottega e l’abitudine a mentire così spesso da averne confuse le menti e non saper più bene quale sia il mondo reale e quello delle loro malate immaginazioni.

Dovremmo poter dire come il bambino della fiaba ‘il re è nudo’ e mostrargli che i suoi sontuosi vestiti invisibili altro non sono se non il segno della sua stupida vanteria e conseguente arroganza e niente è più istruttivo in questo senso della serie di cifre a confronto che il bravo Travaglio ha snocciolato ieri dal video di ‘Annozero’ : ultima frontiera della libertà di stampa, insieme agli striscioni della piazza di Di Pietro che criticavano leggittimamente il capo dello stato per i suoi supposti silenzi e le mediazioni istituzionali al ribasso che fa (che è costretto a fare perchè questo è quel tempo e il convento dove stiamo rinchiusi) in questi tempi calamitosi.

 

Può essere che quei manifestanti avessero torto, ma dovremmo batterci tutti come un sol uomo per il loro diritto a dire. Anche solo per contrapporre quella loro libertà fragile al muro prodigiosamente spesso di bugie e arroganti pretese di impunità di chi li fronteggia: quel vario mondo berlusconiano di starlettes e servi sciocchi sensibile ormai solo alla melodia languorosa e inebriante del magico pifferaio.

 

Quel che rimproverava Travaglio ieri sera agli uomini della destra non era il fare poco (non solo) contro i numeri enormi dell’immigrazione che non sanno controllare, bensì la menzogna del dirsi capaci di controllarli e il ridicolo di aver pagato cifre spaventose al colonnello Gheddafi (20 milioni di euro all’anno per vent’anni) e l’aver stipulato un accordo di non belligeranza che fa a pugni coi trattati della Nato per averne in cambio il pugno di mosche di un nulla di fatto sul piano del controllo e del pattugliamento avverso ai barconi degli immigrati in partenza dalla sponda africana.

 

I semidei della destra che tutto vogliono ordinare sono nudi come il loro imperatore e la loro ira furibonda scatta quando l’innocenza di un bambino grida ‘il re è nudo’ e tutti lo vedono, ma per piaggeria e segreto timore di spezzare l’incantesimo lo tacciono.

viaggio nei tempi della storia

 

Sognavo di poter fare i viaggi nel tempo da bambino, ma, dopo aver visto le ricostruzioni di molti film storici e aver letto molto di storia quel genere di desiderio è scomparso. Perchè? Diamine, ma perchè il passato è molto più complicato (e feroce e terribile a viversi) del presente.

Non è questione solo di malattie -quasi tutte ad esito infausto per le note ragioni di una scienza e conoscenza scarse- nè di povertà (la possibilità statistica di viaggiare in veste di aristocratico o prete o venerato ‘professore’ sono davvero scarse e toccherebbe fare il viaggio in qualità di contadino, mendicante, artigiano o mercante, se la va bene).

 

Gli è che il passato è poco malleabile, manipolabile; non si può toccare nulla delle maledette cose che sappiamo quanto andassero storte – come raccomanda giustamente lo scienziato svitato in ‘Ritorno al futuro’ – perchè ne avremmo mutazioni a catena nel futuro e chissà dove saremmo e come saremmo: secondo gli avvenimenti che avessimo cambiato a nostro arbitrio.

 

Non puoi toccare l’Inquisizione: non ti puoi improvvisare sicario di tutti quei maledetti preti e vescovi fanatici che mandavano a morte innocenti palesi per le più stupide e folli ragioni. Non puoi improvvisarti regicida di tutti quegli impomatati e incipriati damerini o parrucconi che, una volta tolte le parrucche, si mostravano esseri ridicoli e amanti aridi e improbabili e/o esseri ignobili e pessimi amministratori dell’economia e della giustizia, – salvo le note, lodevoli eccezioni riportate sui libri di storia.

Allora perchè fare un tale viaggio?

Una fatica così immane si farebbe solo per l’osservazione delle foreste originarie d’Europa, della loro ricca fauna e vedere la meraviglia delle Alpi com’erano nel Quattrocento e – per quanto è della vita degli uomini, il poter osservare i rituali delle corti: come e perchè durava in vita un re, per quali faticose alleanze necessarie, per quali scelte casuali o debolezze che si trasformavano in forza per le ragioni più strane e casuali, – come avviene ad Elisabetta la regina vergine, che ha ispirato questo post.

Per la complessità e i lambiccamenti straordinari e magnifici di quel modo di vivere: dagli abiti al cibo, alle architetture delle chiese gotiche e dei castelli e i palazzi e i giardini. Per i costanti complotti e rovesciamenti di fronti che si costruivano nelle stanze della corte: Francia o Spagna e poi gli Absburgo e gli stramaledetti Papi e cardinali del potere temporale della Chiesa che Dante non a torto ficcava a culo in sù nei gironi infernali o gli faceva rosicchiare i crani dal conte Ugolino.

 

Essere re o regine in tempi così grami e calamitosi era un terno al lotto ad ogni risveglio. Avevi assoluto bisogno di un uomo fedele e crudelissimo: pronto ad ammazzare chiunque tramasse e congiurasse contro il trono; c’era bisogno di una ‘intelligence’ di corte, di un ‘capo dei servizi segreti’ abile e con cento occhi aperti in tutte le direzioni, se volevi scampare a un sicario nascosto a palazzo o al veleno di un servitore infedele.

Elisabetta, la regina vergine, fu fortunata a godere dei servigi di un tale uomo e per la sua abilità e fortuna regnò i fatidici 40 anni che fecero grande l’Inghilterra e decretarono che la realtà della storia non è sempre duale (Francia e Spagna cattolicissime).

A volte si danno anche le ‘terze vie’ e da lei, dal suo durare e fare grande l’Inghilterra con scelte dolorosissime e drammatiche lacerazioni sociali, discesero e si consolidarono i meravigliosi e salutari scismi protestanti e gli annunci dell’era moderna che viviamo.

i mannari e la luna piena

 

‘E’ delle gazzette il fin la meraviglia, scriveva il Metastasio, ma ad ascoltare le cronache ultime di questo nostro paese in sempiterno affanno, si direbbero cronache d’orrore, di costante violenza metropolitana, violenza che chiama violenza in un crescendo desolante e avvilente.

Se per ogni stupro o altro fatto violento fanno seguito gli annunci di militarizzazione progressiva del territorio, il lavoro sarà per molti giovani presto assicurato:

‘Arruolatevi nelle Forze Armate’ sarà il prossimo bando: ‘buona paga’, ‘riconoscimento e gratificazione sociale’ e, forse, dovremmo aggiungere col pennarello sui manifesti che verranno: ‘confusione dei ruoli’ tra le varie polizie e carabinieri e polizia urbana a cui il ruolo di vigilanza e applicazione della legalità repubblicana è istituzionalmente delegato.

 

Pare che il costo dei militari per finalità civili sia parecchio alto, ad ascoltare certune dichiarazioni di uomini pubblici. Sarebbe bene saperne qualcosa di più di questo spreco di risorse pubbliche a fini di continui, esasperanti spot elettorali degli uomini della destra – che hanno condotto il paese a un punto di mediatica esasperazione collettiva dove trova spazio in cronaca perfino lo sfogo rabbioso delle vittime della violenza (‘mi farò giustizia con le mie mani’, dice la ragazza stuprata e le fanno eco i genitori) e, di contro, il silenzioso sdegno di magistrati che applicano le leggi e sono quotidianamente sottoposti a gogna da parte del premier e dei forsennati che in lui si riconoscono e ritengono onorevole il ‘reggergli le palle’ come fossero uno strascico regale.

 

Un paese ‘normale’ resta il sogno inappagato di noi cittadini che vorremmo il male sociale relegato nel suo angolo di inevitabilità statistica, dal quale difendersi con consigli accorti e accorti comportamenti individuali e collettivi perchè questo urlare di tutti contro tutto somiglia a un ululare alla luna di tragici mannari in una sera di luna piena.

vi sembrerà strano

 

A volte ci provo a immedesimarmi. Per quanto vi paia strano, ho fatto diversi sforzi (titanici) per prestar fede a quel tale che ha sempre una risposta a tutto – poco importa se poco plausibile o ai limiti dell’aperto prendere per i fondelli chi lo ascolta e gli presta fede. Se proponete in un consesso di forza Italia quel simpatico gioco de ‘l’asino vola’ vedrete l’intera platea, come un sol uomo, sollevarsi e saltare ilare, felice.

Cominciamo dall’analisi lessicale.

‘Poteva succedere, è successo. In campagna non ci può essere una presenza delle forze dell’ordine.’ manda a dire il beneamato leader ai giornalisti che gli rimproverano gli spot elettorali sulla sicurezza oggi sotto la lente dell’opinione pubblica disillusa. Vero. Giusto.

I due fidanzati avrebbero dovuto essere più accorti e non isolarsi in un luogo abitato da lupi mannari che s’aggirano pronti a sbranare gli incauti.

Anche la Reggiani, se non ricordo male, percorreva una via piuttosto isolata ‘di campagna’ potremmo dire col beneamato leader, ma la forsennata campagna politica, lo spudorato uso di un fatto dolorosissimo a fini di squallida propaganda politica ci fu da parte del centro destra che aveva puntato tutto su ‘l’insicurezza percepita’ degli italiani e la fragile difesa che ‘in campagna non si può’ forse doveva essere onestamente prestata anche allora.

La verità è che i semidei della destra che tutto dovevano risolvere fa acqua da tutte le parti.

A Lampedusa gli extracomunitari fuoriusciti dal centro di detenzione ‘sono andati a bersi una birra, a fare una passeggiata’ e tutti i fedelissimi del pifferaio magico pronti a saltare: ‘l’asino vola’. Ma certo, se lo dice Lui, caro lei, anche agli elefanti possiamo offrire questa simpatica opportunità.

La verità, invece, è che -se Lampedusa non fosse stata una piccola isola, bensì una penisola buona parte di quegli extracomunitari fuoriusciti dal centro si sarebbero involati e avrebbero trovato molte vie di fuga e di nascondimento nel territorio.

 

Per alleggerire il peso delle accuse, il Nostro non trova di meglio che dirottare i giornalisti fedelissimi sullo scandalo ‘enorme’ delle intercettazioni legate alle inchieste di De Magistris.

De Magistris, finchè indagava a sinistra, è stato un cavallo di battaglia dei destri assatanati, un martire da elevare sugli altari perchè i cattivoni degli inquisiti sinistri gli avevano sguinzagliato contro il Csm e gli avevano tolto di mano le inchieste scottanti.

Com’è che adesso la frittata si rivolta e le intercettazioni diventano un macigno ‘enorme’, il peggiore della storia della repubblica?

Siamo davvero curiosi di saperne di più, dal momento che di bocca al Nostro era sfuggito, giorni fa, la frase sibillina ‘se escono quelle intercettazioni me ne vado all’estero’.

Chi non ha nulla da nascondere non dovrebbe temere la pubblicazione delle intercettazioni e i processi che -eventualmente- vi si fondano, ma Berlusconi e i suoi seguaci non sono di questo mondo. Abitano un altro pianeta dove gli asini volano e il rivelare ai cittadini la miseria della corruzione diffusa ‘è uno scandalo enorme’.

il silenzio in partitura

 

Se le partiture sono le nostre vite, i silenzi sono, volta a volta:

le forti commozioni per eventi che ci stupiscono e ci coinvolgono in modi che intuiamo densi di future implicazioni – tutti i grandi momenti sono silenziosi, scriveva qualcuno;

gli annichilimenti del pensiero per un dolore che ci appare intollerabile a dirsi e vedersi sotto i nostri occhi: malattie, morti, guerre, catastrofi naturali;

i dubbi che nutriamo su fatti importanti del nostro vivere civile e/o quotidiano e le sinapsi impigrite che non ci forniscono buone risposte immediate – un bel tacer non fu mai scritto, si dice, oppure ‘conta fino a venti’;

una gioia incontenibile alla quale non sappiamo fornire parole adeguate perchè le parole a volte ingannano, altre volte incanalano il sentimento e lo conducono a stagnare in rigagnoli laterali fuori dall’alveo profondo del nostro sentire – il mondo mentale mente monumentalmente, scriveva Prèvert, poeta del sentimento.

I silenzi sono in partitura nelle vite e ho rimpianto di persone che tacciono e ancora sono in vita e le loro vite scorrono parallele alle nostre, ma per un sussulto prossimo, un accadere improvviso potrebbero cambiare di traiettoria e tornare a tangere i nostri giorni e i sentimenti.

 

p.s. Anche nel mondo balzano del virtuale le nick-persone scrivono partiture che contengono silenzi. Ho in mente Lunadoro, chi lo ricorda più: persona di straordinario sentire e delicato dipingere i moti dell’anima e i pensieri più densi. Chissà quale sincope è intervenuta a spezzare quel filo di parole, che eventi della sua vita o, forse, un semplice ennui esistenziale, la constatazione di quel tanto di inutilità che è nelle partiture delle nostre vite e anch’essa induce ai silenzi.

finchè morte non ci separi (4)

 

Benares, 13 febbraio 1913

 

(…) Un fanciullo di forse dodici anni, falciato dalla morte d’improvviso, poichè il volto ha la calma del sonno placido e il braccio oscilla pendulo e la testa dalle chiome bluastre s’arrovescia sulla spalla dei portatori non per anco irrigidita. Un uomo -il fratello forse-, una donna ancora giovane -forse la madre- assistono all’opera, scambiano con gli addetti poche sillabe, discutendo certo sulla resina che la donna annusa e trova di qualità poco buona.

E il piccolo attende resupino sulla catasta, il profilo perfetto fatto più delicato dal sonno senza risveglio, le frange tenebrose delle palpebre solcate dallo smalto candido dell’occhio socchiuso.

Non so che dolore indefinibile mi stringa il cuore fissando quel volto adolescente, fissando l’altro volto di vegliardo che già le fiamme disfanno.

Forse riconosco nell’uno e nell’altro, -attraverso le remote analogie di un unica stirpe- i volti di fanciulli e di vecchi che mi furono cari. Noi amiamo il volto, questo specchio dell’io, amiamo le rughe, la canizie dei vecchi, i capelli biondi, gli occhi sereni dei bimbi. Non possimo concepire il ritorno di un caro defunto senza il suo volto, il suo sorriso, la sua voce.

La nostra religione (con un dogma tra i più medievali e puerili, è vero, ma che mi piace non discutere) soddisfa quesa nostra illusione promettendoci la ‘resurrezione della carne’.

Come costoro sono lontani da noi! Prima di nascere, prima di morire, si sono già detto addio. Si sono rassegnati serenamente, dai tempi dell’origine ariana, a questa disperata certezza: ‘Nulla è, tutto diviene. L’io e il non io sono il frutto di una mera illusione terrestre.’

Perchè, se così non fosse, sarebbe mostruosa, rivoltante la calma di questa giovane madre che compone tre le braccia del fanciullo il piccolo elefante d’ebano, il mulino minuscolo, un rotolo di carte: preghiere, forse, o, forse, quaderni di scolaretto diligente! e tutto questo fa senza una lacrima, senza che una fibra del suo volto abbia un sussulto!

Certo costei è una bramina compiuta, migliore assai di quell’altra madre, quella Marayana citata nei sacri testi che si strappava le chiome, ululando sul cadavere del suo unico figlio. E i yogi (asceti – n.d.r.), si racconta, cercavano invano di richiamarla alla verità, di strapparla al demone dell’illusione.

Tanto era lo strazio della donna che, per il potere di un fachiro, l’anima ritorna al cadavere già disteso sulla pira. E la madre si getta sul resuscitato folle di gioia. Ma il principe giovinetto s’alza sulla catasta, respinge la donna con un gemito, si guarda intorno sbigottito, dice: ‘Chi mi chiama? Chi mi strazia? Dove sono? Chi ha spezzato in me l’armonia della Ruota? In quali delle innumerevoli apparenze del mio passato mi ebbi per madre questa forsennata? Portatela dall’esorcista. Mara, il tentatore, ulula in lei.’

Così parlato il giovane ricade resupino e l’anima si invola nell’ineffabile.

La madre, la Marayana Kritagma, fu quella che andò penitente fino ad Anuradhapura, nel centro di Ceylon, la Roma buddista, ed ebbe la grazia di essere illuminata da Gotamo in persona,come racconta il poeta Kalidasa.

 

Guido Gozzano – Poesie e prose – Universale economica Feltrinelli

i fili neri delle democrazie

 

La cosa che più impressionava dell’intervista fatta a Oliver Stone, il bravo regista di ‘Platoon’ e ‘Jfk’, non era tanto quel che diceva sulla figura minuscola e per certi aspetti ridicola (tragicamente ridicola) di ‘W.’, Dabliu, Bush: il presidente americano che resterà nella storia forse solo per la prontezza di riflessi che ha avuto nello schivare la scarpa lanciatagli contro da un giornalista iracheno.

Impressionavano gli antefatti, le condizioni al contorno, il come possa verificarsi il male che poi ci perseguiterà se le nostre scelte ‘democratiche’ sono sbagliate, stupide o gaglioffe.

 

C’è un filo nero che lega tre eventi internazionali del tempo presente delle tanto magnificate democrazie (che si definiscono come il miglior sistema di governo dei popoli e che vorremmo imporre erga omnes: improbabile panacea dei mali dell’umanità) e sono:

a) il popolo che votato Bush (o non lo ha votato e l’astensione e l’indifferenza sono ugualmente colpevoli ai fini di quanto è accaduto dopo);

b) il popolo che ha votato Hamas (e ne ha pagato uno scotto spaventoso di morti e di violenze);

c) il popolo che ha votato Berlusconi-Barabba ( naturalmente fatte le debite proporzioni e valutato il ridicolo che  esce dall’accostamento).

 

In tutti e tre i casi stupisce l’ottusità di chi non seppe prevedere nel chiuso della sua cabina elettorale che da quella scelta sconsiderata sarebbe conseguito il male degli anni appena scorsi e la deflagrazione di una guerra nel caso dei palestinesi.

Forse solo a Bush (inizialmente isolazionista) si può dare un’attenuante piccola-piccola: l’undici settembre lo stupì (e stupì il mondo tutto) – sempre ammesso (e non concesso) che sia vera la tesi dell’attentato terrorista degli islamisti pazzi invece di quella di un complotto del solito ‘apparato industrial-militare’ che fece minare le due torri e organizzò il botto dei boeing – come piace tanto congetturare al popolo di internet.

 

Eppure gli elementi dell’analisi erano tutti già dati e le campagne elettorali dovrebbero servire a capire e far capire chi è chi e perchè si presenta alle elezioni e con quali scopi e quali programmi e tuttavia il buco nero della mente collettiva riesce sempre a partorire i mostri delle cose che accadranno, che sono accadute e hanno fatto l’avvilimento della nostra sorte di uomini e donne del tempo presente.

 

E’ il male necessario dell’umanità, dicono i filosofi e i teologi – con l’abituale appossimazione che dice niente, ma lo dice in modo elegante e intrigante. O, forse, ha ragione Einstein, quando affermava che due sole cose sono infinite: l’espansione dell’universo e la stupidità umana.

beata tu se’, sora nostra morte corporale

(..) come medico di famiglia sono cosciente di deludere molti dei miei pazienti, sopratutto chi sta morendo. Perchè solo pochissimi tra i nostri pazienti muoiono di una morte che si potrebbe riconoscere e descrivere come una buona morte? Che cos’è, effettivamente, una buona morte? Che tipo di morte vorremmo per noi e i nostri cari? Parlando con amici e colleghi, scopro che sono in molti a poter raccontare il loro coinvolgimento in una morte davvero speciale in cui il morente era riuscito a controllare e orchestrare il processo e a morire con una dignità e una serenità che avevano dato a chi gli stava accanto, incluso il medico, la sensazione che prendervi parte fosse un privilegio e una misteriosa forma di arricchimento. Ciò che colpisce, tuttavia, è quanto siano rare queste morti. Sono assai più frequenti i casi in cui la morte è un’occasione mancata e senza dignità, contrassegnata da una paura o da una sofferenza schiaccianti o da entrambe, che lascia chi resta, compreso il medico, con una sensazione di rabbia, colpa o pena.

In ‘A fortunate man’ John Berger ha sottolineato la centralità del ruolo del medico di famiglia nel rapporto con la morte.

‘Il medico ha familiarità con la morte. Quando lo chiamiamo, gli chiediamo di curarci e di alleviare le nsotre sofferenze, ma, se non gli è possibile farlo, gli chiediamo anche di assistere alla nostra morte. Il suo ruolo di testimone è prezioso perchè ha visto morire molte altre persone (…) E’ un intermediario vivente tra noi e la moltitudine dei morti. Appartiene a noi ed è appartenuto a loro. Il conforto duro, ma reale che i morti ci offrono tramite lui continua ad essere quello della fraternità.’

 

Tuttavia, nel corso degli anni, lo spettacolare successo della medicina scientifica, ha permesso ai medici di allontanarsi dal loro ruolo tradizionale di ‘persone che hanno familiarità con la morte’. La sfida tecnologica a prolungare la vita ha gradualmente avuto la meglio sulla qualità della vita vissuta. Processi pericolosi e insidiosi ci hanno fatto perdere di vista fino a che punto il nostro modo di vivere sia più importante del momento in cui moriamo. (…) L’arroganza della medicina scientifica alimenta crescenti aspettative pubbliche di perfetta salute e tenace longevità e questi processi sono sfruttati con avidità da giornalisti e uomini politici e, sopratutto, dall’industria farmaceutica. (…) Non facciamo che parlare di morti prevenibili come se la morte potesse essere prevenuta piuttosto che posticipata. Indulgiamo in attività e restrizioni che dovrebbero farci vivere più a lungo e sembra che l’opportunità di molte morti non debba mai essere discussa.

La qualità dell’assistenza sanitaria è dettata ogni giorno di più da protocolli basati sull’evidenza che, per loro natura, considerano i pazienti alla stregua di unità standardizzate di malattia. Simili protocolli non sono in grado di accogliere l’unicità delle storie individuali, i valori, le aspirazioni, le priorità particolari di ogni singola persona e il modo in cui cambiamo nel corso del tempo….

 

Iona Heath – ‘Modi di morire’ – Bollati Boringhieri editore