Archivio mensile:agosto 2008

la Forza sia con voi

 

Bisognerebbe tornare ai tempi dei ‘Quaderni piacentini’ per capire dove siamo e dove stiamo andando.

Bei tempi, quelli, dove l’ ‘analisi delle classi’ rassicurava sugli schemi che ordinavano la società e i suoi flussi e le tendenze e le aspettative.

Un difetto ce l’avevano (i quaderni) ed era quello noto del puntare dritto sul paradiso degli ‘ultimi’, quello della classe operaia che ‘andava in paradiso’ per l’appunto.

Beh, la novità è che quel paradiso non esiste (e, forse, chissà, neanche quello della Gran Luce che illumina il buio di ogni morte) e il nostro inferno quotidiano e terrestre ospita, invece, Berlusconi-il-Salvatore – ultima maschera del nostro amatissimo Zelig nazionale.

Egli ci salverà dai migranti della Libia (lo dice oggi con enfasi La Padania il quotidiano suo alleato) così come ci ha salvato dall’insicurezza sociale coll’esercito per le strade e ci ha salvato dall’essere seppelliti sotto tonnellate di monnezza.

Eia, eia, alleluia, Egli (il Salvatore) c’è e veglia su di noi e di rivoluzioni sociali neanche l’ombra, malgrado la quarta settimana sia diventata la terza, i consumi sono in calo, le borse traccheggiano quando non arretrano, le famiglie non risparmiano bensì tirano la cinghia, ma,insomma, via! un telefonino non si nega a nessuno (neanche ai pargoli sotto gli otto) e le vacanze sono state fatte, no? Agosto è passato col suo bel corollario di morti, feriti e dispersi e sopravissuti e se le spiagge sono un ricordo consolatevi colla prima neve che verrà. L’autunno è alle porte e ne sentiamo il respiro umido e le carezze soavi all’alba, prima che il fiammeggiante carro di Febo inizi il suo cammino.

In conclusione: lunga vita a Berlusconi-il-Breve e ai miracoli suoi che continuano sotto gli occhi felici dei sudditi festanti e della sua tribù di forumers giulivi – che neanche Fede (Emilio) riesce a battere quanto a salamecchi e gioiose menate di coda del folto canile di cui Egli ama circondarsi.

La rivoluzione sociale non abita più qui e chi si illudeva di poveri ed ultimi che ancora tengono il loro sogno ultimo nel cassetto la faccia finita e si adegui al trend nuovo di rinascita nazionale.

Un futuro gaudioso ci attende. I prepotenti alla Putin la fanno ognora da padroni, ma niente è troppo nuovo sotto il sole.

Andate in pace, pellegrini. La Forza sia con voi.

donne, eterni dei

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C’è una foto che apre la schermata del mio computer che raffigura una rossa, giovane bellezza ungherese (lo desumo dalla scritta sulla guida che tiene aperta in una mano) appoggiata alla colonna d’ingresso del museo archeologico di Monaco di Baviera dedicato alla Grecia classica.

Al centro della foto, sullo sfondo di un altro tempio classico, è una scultura mostruosa, ma incredibilmente efficace, che annuncia la mostra dedicata alle ‘donne forti’ dell’antichità.

Andromaca, per dire, col figlioletto neonato in braccio – che dice il suo dolore per la prossima perdita a un marito che vanamente la consola perché il suo Fato è già stato iscritto dagli dei olimpici tra le ‘giuste’ cose che hanno riservato agli umani e, tra queste, è l’effimero trionfo di Achille.

Cosa è giusto e il suo contrario è materia divina sotto tutte le latitudini: ‘Insc’Allah’ dicono gli islamici, ma anche noi: ‘Il Signore dà, il Signore toglie, sia lode al Signore’.

 

E poi c’è Antigone, raffigurata nel vasellame di figure bianche su sfondo nero. Antigone: la Madre di tutte le ‘giuste’ disubbidienze all’Autorità reale. Donna blasfema e mostruosa (ecco la statua all’ingresso della mostra), Antigone rifiuta il diktat del re suo padre e insieme quello degli dei che ci vogliono succubi e proni e intende dare onore al fratello morto col rischio della vita.

Antigone è figlia di Prometeo corifea della postmodernità nostra in cui i buffi semidei della ‘polis’ si provano a ‘ordinare’ il caos del mondo e rassicurare così il popolo imbelle dal sentire fragile e pauroso del futuro.

 

Parlare delle donne forti: lo spunto mi è venuto da un incontro casuale di stamane. Una signora di mia conoscenza guardava una vetrina e, da me interrogata, mi ha confessato che era attratta dai cuoricini di plastica di una collana un po’ kitsch (cosa non lo è, oggi, ahinoi!).

Conosco la sua storia personale; so che di cuore ha sofferto, molto sofferto: ha il cuore infranto e la stuzzico e la provoco e mi abbraccia, per un suo improvviso sentire.

Donne. Staffette della Grazia in un mondo che l’ha dimenticata, pronte a pagare prezzi folli a un’idea folle dell’amore che accoglie e si riproduce.

Donne, eterni dei.

Nemescheck e i ragazzi della via Paal

Caro Emilio,

     mi verrebbe da dirti che non ve l’ha ordinato il dottore di aprire un forum e di ‘scendere in strada’ a mostrare di ‘avere le palle’. Ognuno sceglie i paesaggi umani e terrestri che più gli aggradano per la propria vita e le usate e dolci compagnie e gli amici e i nemici -se è proprio necessario averne.

Io non sono Nemescheck e voi non siete i ragazzi della via Paal, bensì signore e signori di una certa età e forniti di una discreta esperienza di vita -alcuni con figli e quindi capaci di educazione versus le nuove generazioni e che ci tengono ai buoni e corretti rapporti che dovrebbero vigere tra persone adulte e responsabili.

E sono sicuro che quando andate per strada badate a non mettere i piedi sulle cacche di qualsivoglia tipo ed emissione e che se assistete a un tentativo di stupro (quasi) tutti accorrereste in difesa della vittima e prendereste a male parole l’aggressore o lo placchereste a terra fino all’arrivo delle forze dell’ordine.

Ora, quanto è avvenuto di recente nel vostro forum, le schifezze apocalittiche che tuttora si possono leggere di un imbecille notorio e dichiarato e patibolare contro una signora possono ben essere virtualmente comparate a un aggressione o a un tentativo di stupro -mutatis mutandi (niente a che fare con le mutande).

L’avere accolto quello schifo nel vostro forum davvero non è un ‘mostrare le palle’ e ‘mostrare di avere gli attributi’, bensì avere una buffa, davvero buffa concezione del vivere associati e della ‘civiltà di dialogo’ che ci ha uniti per un breve periodo nel forum dello Schiaccia – noi tutti in libera uscita dall’Infedele divenuto palude miasmatica e stagno di inenarrabili schifezze virtuali.

Se Internet, la nuova frontiera della comunicazione tra gli uomini e le donne, un assaggio del futuro radioso che ci aspetta, deve essere questo meglio tirare il sipario, credi a me, e chiudere il teatro a chiave e buttare le chiavi a fiume.

Non ci tengo a mostrare le palle se non in privato e a signore/ine che ritengono, bontà loro, di poterne ancora fare un sollazzevole uso.

Il resto – il misurare opinioni a confronto con gente capace di intelletto e buona scrittura, questo si mi interesserebbe, ma,  stando a quanto appare e viene pubblicato e si legge, è poco e di pochi, nel vostro e in altri forum: pochi i nick storici dotati di buona verve satirica e capacità di approfondimento dei quali ho diletto in lettura, quando appaiono e illuminano le pagine del vostro forum.

Si può anche serenamente chiacchierare del più e del meno, certo, e scherzare e salutarsi e darsi il buongiorno e raccontarsi dei doloretti alla schiena e dei sogni e degli incubi, ma, alla lunga, ciò trasforma il forum in una chat – che è altra cosa da un forum e davvero non  mi interessa.

In ogni caso vi leggo, alcuni con divertimento e vero interesse e la mia torre d’avorio è esposta ai venti e visitabile da chiunque – dopo aver suonato il campanello ed essersi annunciati.

Quanto a scrivere da voi, non so. Bisognerebbe avere la certezza che gli imbecilli non possono insultare e dire idiozie liberamente, ma, per stare a quanto mi dici, fare questo per te è ‘mostrare di avere le palle’ e si torna al capo primo di questa mia lettera di risposta.

Buon tutto a tutti.

dolce far niente

 

Il Lido di Venezia è un bel posto dove passeggiare d’estate. Fittamente alberato anche nei viali più interni grazie ai molti giardini privati e i parchi degli alberghi e quello sbocco breve sul litorale sabbioso che io aborro perché amo il mare limpido di scoglio, ma – dicono le statistiche internazionali – è tra i più appetiti al mondo insieme a Miami.

La spiaggia è il luogo del dolce far niente senza sensi di colpa. Se fai un bel niente in casa ti prende l’uggia, la noia, ti senti vuoto; se lo fai al sole, mezzo ignudo per le ragioni della ‘tintarella’ la colpa dello stare in ozio si fa collettiva ‘mal comune mezzo gaudio’ e ti senti assolto e perfino giustificato.

‘Hai fatto i compiti?’ chiede una madre discinta al suo pargolo malcresciuto e obeso.

‘Li faccio dopo, mamma, c’è tempo.’ Assolto anche lui ed è certo che la domanda e la risposta torneranno uguali l’indomani alla stessa ora.

Poi è un luogo tollerante anche per i voyeurs: gente che, come me, cammina vestita lungo i percorsi guidati e si gusta l’occhio con le forme diverse della bellezza muliebre spudoratamente esibite sopra i lettini : magre, alte, di forme piene, opime ed opulente, oppure perfette di quotidiane palestre faticose e intercetti perfino qualche sguardo lascivo di mal o mai maritate che se potessero o se volessi….

 

Cercavo la toilette stamattina, per un’improvvisa impellenza – le spiagge servono anche a questo, sono accoglienti e misericordiose – e mi sono trovato in pieno fervore di lavori in corso per le ultime cose della Mostra del Cinema in allestimento.

Grandi leoni dorati in cartapesta, transenne, passaggi obbligati per i divi e le folte schiere dei fans, insomma tutto l’ambaradan ridicolo e spudoratamente kitsch delle solite cose viste e straviste per la festa dell’arte più in voga del secolo in corso (e del testé trascorso), la regina delle arti: il cinema.

 

Sul blob di ieri di raitre andava in onda il replay di un’altra Mostra lontana nel tempo: austero bianco e nero e discorsi, discorsi, discorsi: sulla Mostra come epitome di ogni becero sfruttamento capitalistico.

Gran Dio! mi dicevo, ma quanto eravamo noiosi e completamente privi di autoironia, quanto ‘di piombo’ erano quei tempi e quei dialoghi iterati e privi di senso pratico quando non, addirittura, privi di senso tout court.

Non che l’apparente leggerezza di oggi non nasconda cose che, a distanza di tempo, valuteremo con uguale severità, se non peggio.

Ogni giudizio sui fatti e le persone è figlio del suo tempo e chissà quanta amarezza e bile pregressa insorgerà in noi spettatori di blob futuri quando vedremo correre sullo schermo e ascolteremo le già presenti idiozie di un tal Alfano con il suo vergognoso ‘lodo’ e la magistratura di questo paese ridotta a straccio per spolverare le credenze, dopo tanto sfilare – nei tragici decenni di giustizia negata e sbeffeggiata – di parrucconi pieni di sé e fieri del loro nulla all’inaugurazione degli ‘anni giudiziari’.1618711240.jpg

straordinarie catastrofi

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22/08/2008

 

L’ingresso è elegante, chissà quanto deve essere costata quest’opera monumentale che sembra schiacciarsi contro il costone della montagna. Le opere degli uomini sono strane, a volte: si richiamano ambiguamente tra loro in modi che fanno accapponar la pelle.

Così è per questa struttura in vetro, ferro e cemento: specchio rattrappito di quell’altra che si nasconde in una piega tra le montagne di fronte – chiaramente illuminate dal sole al tramonto e riflesse nel vetro abbrunato delle porte d’ingresso.

L’una è rappresentazione di forza e arroganza di umani ingegni, quest’altra, invece, è dichiarazione di impotenza, resa al dolore, senso di perdita e infamia di colpevoli impuniti.

 

All’interno, dietro la costruzione verticale, è una distesa di pietre bianche, una simmetria di linee orizzontali e diagonali – come piace di sottolineare in questi luoghi di denunciata e finalmente effettiva uguaglianza tra gli uomini e le donne.

E anche i bambini – ad onta di un’età che contiene storie che saranno diversissime tra loro.

Ma non qui. Qui le storie sono state interrotte all’improvviso.

Qui ci sono molte, troppe, pietre bianche che hanno incisi i nomi di bambini dai due anni di età, fino ai sette e dodici.

Tutto in una notte.

Le erbe pareggiate nel prato in una sola notte che un rumore sordo, un fragore immenso e assurdo si allargò nella vallata e sospese il vento che soffiava da nord e lo sostituì con una folata fredda, ancora più fredda e poi un buio ancora più buio: un buio di melma assassina che si alzò nel cielo di quella notte ultima e ricadde di sotto – tutto coprendo delle case e dei paesi che la fatica degli uomini aveva costruito nei secoli addietro.

Poi venne l’alba livida dei sopravvissuti che camminavano nel fango alla ricerca di chi stava sotto: familiari e amici con la bocca piena di melma e gli alpini in riga lungo il Piave a catturare cogli uncini quegli strani pesci morti: informi per il fango che li copriva e non si scioglieva nell’acqua corrente del fiume che cercava e scavava un altro suo letto.

 

E’ un bel cimitero questo delle vittime del Vajont, da un senso di pace finalmente raggiunta, dopo le inutili polemiche, le denunce politiche, la rabbia per le responsabilità mai compiutamente accertate e perseguite.

Chi ci ha provato, è stato tacciato di ‘sciacallo’ da un giornalista milanese che, più avanti negli anni, godette di una fama immeritata e ambigua.

‘Sciacalli’ titolò il malnato sul suo giornale il giorno dopo la spaventosa tragedia – riferito a chi, per anni, aveva denunciato il rischio gravissimo che il monte Toc scivolasse per metà del suo immenso volume dentro il lago artificiale creato da quella diga maledetta.

 

La cosa più struggente, quella che ancora riesce a muovere le lacrime a distanza di tanti anni da quell’evento, è una frase su una lapide. Esprime la speranza che ‘mai più le opere degli uomini si facciano tragedia e dolore’.

Qualcuno mi sa fornire un elenco – da quella nostra data lontana – di opere dell’uomo costruite nel mondo che si sono fatte tragedia e dolore ad onta di questa vana speranza?

ordinarie catastrofi

 

23/08/2008

 

E’ vero che la città è tanto bella da rincretinire, ma dovremmo stabilire un limite, un minimo sindacale di vivibilità, di convivenza possibile e accettabile coi milioni di visitatori che i nostri amministratori ci dicono che dobbiamo tollerare nella loro naturale crescita esponenziale (mancano ancora i cinesi e gli indiani all’appello: mica briciole).

Invece eccoli là: a gruppi di cinquanta ogni venti minuti/mezz’ora scendono dagli autobus e intasano le sole toilettes disponibili al Tronchetto, il ghetto di arrivo.

La viabilità verso i vaporetti è precaria -malamente segnata dagli spartitraffico colorati di plastica riempiti d’acqua- e ai singoli veneziani con carichi da trasportare e merci e carrelli della spesa tocca farsi da parte e camminare in centro strada, centrati dai clacson degli automobilisti stizziti per l’abuso. Tant’è: la legge dei grandi numeri obbliga i singoli a soccombere.

Nei vaporetti i ragazzini noncurati dai genitori corrono a briglia sciolta centrando le gambe e i culi degli estranei come al bowling; passeggeri di ogni razza e nazionalità e religione ridotti a birilli da un affollamento che misurato sulle statistiche pro km quadrato fa accapponare la pelle.

Ma gli amministratori nostri ilari e solerti allargano le braccia e dicono alla stampa e alla radio e alla tivù che arginare, contenere, regolare i flussi non si può, non è umanamente possibile.

E, per un di più di presa per i fondelli, tocca tollerare le inutili esortazioni a ‘tenere pulita la città’ ripetute ogni cinque minuti sui vaporetti in tre lingue e non una che raccomandi agli sciami in libera uscita, alle folte greggi turistiche di trenta/cinquanta persone e/o famiglie numerose incantate da ponti e visioni di palazzi e vogliose di una foto di gruppo con messa a fuoco super laboriosa di tenere la destra nelle calli e sulle fondamenta e consentire/favorire il transito di chi va di fretta per le ovvie ragioni del vivere in città e lavorare e fare la spesa.

Poi ci sono i manifesti murali di quelli del festival del cinema sperimentale che ti spernacchiano ogni giorno (i manifesti murali più longevi che abbia mai visto) con l’effige del gondoliere tipicamente abbigliato che dice: ‘Venice is Wooooh!’ e, accanto, l’americano con camicia a righe e occhiali comme-il-faut che conferma: ‘Venice is Faaaantastic!’ .

Coglionare il povero residente non ancora ‘esodato’ sembra essere diventato lo sport internazionale più divertente in questa città di matti e coatti: turisti impazziti come formiche sul miele, neri per caso e per sorte che scappano per le calli coi borsoni in plastica a tracolla travolgendo chiunque – vanamente inseguiti dalla polizia – e amministratori (profumatamente pagati) che continuano a mantenere in piedi (e pagare con soldi pubblici) gli uffici e i dipendenti e i dirigenti che hanno il compito di ‘promuovere il turismo’.

‘Promuovere’: avete letto bene. Fermate il mondo. Voglio scendere.

musiche rivoluzionarie

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Azzardo.

Benedetto Marcello stigmatizzava la musica ‘rivoluzionaria’ di un tal ‘Aldiviva’ -acronimo burlesco di Vivaldi- e perorava la causa di una musica più compassata e rigorosamente aristocratica, rispettosa delle fonie tradizionali che vellicavano i timpani dei committenti di allora e giudici.

Si aprisse una finestra sul futuro nell’aldilà di un tempo senza confini sarebbe interessante far osservare al Marcello come anche la musica del Vivaldi non trovasse troppi varchi ed echi rivoluzionari nei condotti neuronici dei borghesi e contadini delle forche e delle picche che si radunarono nella place de la Bastille di lì a poco.

Tutto ciò per dire che viviamo in tempi difficili e di difficile interpretazione e le analisi e le critiche e i gusti sono sempre soggette ed oggetti costretti lungo le vie ferrate dei tempi che viviamo – prede di insormontabili baluardi detti tradizione e ‘gusto dell’epoca’.

Le rivoluzioni accadono, di quando in quando, ma faticano alquanto ad affermare il nuovo e, quando succede, i posteri fanno loro il torto di chiamarle ‘musiche della tradizione’.

proposte per seminari venturi

Caro Fire,

 

    sono sempre più convinto che io e tu dovremmo tenere un seminario (per soli destri) in cui si insegni l’esercizio dell’autocritica.

La critica a senso unico di alcuni (butto a caso: Aldebaran, Gracesaint, il botolo ringhioso incatenato al forum di pertinenza a fini di ‘moderazione’ (sic), il Vandalo, ecc.) ha il limite di non costruire dialogo bensì apologia – quell’incensare fastidioso e sovente stupido che fa premere ai sinistri il tasto del ‘reset’ perchè l’indifferenza, come sai, supera la barriera dell’odio, è l’ ‘oltre’ del fastidio per la schifezza e la flatulenza mentali che pretendono di farsi parola e pensiero.

Naturalmente, lascio a te la scelta delle materie di insegnamento (in quanto destro), io mi limiterò alla supervisione e a qualche dotta lectio magistralis, di quando in quando, se richiesta dagli allievi.

Vedi mai che l’intelligenza di un solitario destro non semini più di quanto crediamo possibile e questo nostro lavoro seminariale giovi alle generazioni nuove (per quelle vecchie e presenti dispero).

Se la cosa dovesse andare in porto e trovare riscontri positivi, non escludo di progettare un seminario alternativo anche per certuni sinistri che tendono troppo spesso a incartarsi e non si accorgono che la prolissità (e una moderazione troppo morbida e disattenta) sono difetti mortali in un forum – trappoloni che, alla lunga, fanno venire il latte alle ginocchia.

Che Dio ti preservi, caro amico, e ti dia lungimiranza e salute e rinnovata fantasia.

gli spazi virtuali, Contessa….

Contessa. Gli spazi virtuali sono quello che sono.

Possono essere un ritrovo ‘pour bavarder’ piacevolmente tra persone affabili e serene come avviene da voi in ‘invece forum’ oppure dei luoghi dove cani rabbiosi latrano e ringhiano al primo venuto nell’angolo di casa o di bettola in cui li ha incatenati il padrone.

La mia preferenza va al primo tipo, naturalmente, e il mio confino qui tra hutu e tutsi, Lei sa bene che origini ha e che senso.

Se non partecipo al vostro forum è per la ragione semplice che non tollero le intromissioni del solito noto che latra e oggi è chiuso fuori della porta, ma domani vi rientrerà perchè il ‘vizio assurdo’ dei forum sta in quel buffo ‘volemose bene’ che, dopo qualche giorno di confronti duri e opinioni divergenti, diventa insulto e rabbia ed esclusione rinnovata.

Roba da bambini delle elementari, ma, in fondo, tanti passi in là per certi comportamenti tra esseri umani che si pretendono adulti non se ne fanno poi troppi.

Alla solitudine io sono abituato da sempre. Nella vita e, per speculum, nei forum.

In realtà, i contatori dei miei blogs, mi dicono di un apprezzamento in lettura di un discreto numero di sconosciuti navigatori e tanto mi basta per dire che ciò che penso e scrivo va, viaggia, trova riscontri e senso di comunicazione tra esseri umani.

Il resto: le liti, gli scazzi, gli insulti, è pura noia e fastidio.

La ringrazio della sua personale considerazione (che da sola basterebbe) e La omaggio di un bel mazzo di rose tinta corallo (un po’ di giallo nel rosso non guasta). Mi stia bene

i quacquaracquà

 

Ce l’hanno menata e suonata per oltre 100 giorni a grancassa battente e tutte le reti tivù e le prone redazioni dei giornali a ripeterlo in video e in voce e a giganteschi caratteri di stampa: ‘il governo garantisce la sicurezza!’, ‘ i reati sono in calo!’ , ‘l’esercito è per le strade e vigila coi mitra puntati’.

Nientemeno! La dichiarazione di uno stato di guerra ad uso interno. Ragazzi! questi si che hanno le palle e le esibiscono – come fa quotidianamente un povero idiota solitario in un forum di mia conoscenza.

 

Invece, ‘il Tempo’ di Roma -uno dei pilastri della stampa di regime e di famiglia- ammette sconsolato che sono ancora là, lungo l’Aniene.

I reietti cacciati dai campi rom già bruciati e distrutti con le ruspe hanno ricostruito i loro insediamenti più in là. Giocano a rimpiattino con le forze dell’ordine, si beffano di loro -esercito compreso.

Dunque, i semidei della destra al governo non hanno poteri speciali e soprannaturali, sono dei poveri pirla, come quelli che li hanno preceduti.

Hanno solo la grancassa in più di quegli altri e la usano per bene gridando ad ogni angolo di piazza mediatica e virtuale ‘sono le dieci e tutto va bene!’ -come facevano i ‘serenos’ in Spagna per tranquillizzare il popolo dormiente.

I ‘serenos’ nostrani non fanno di più: si limitano a dire al popolo italiano che ‘percepisce’ l’insicurezza pubblica che ‘tutto va ben madama la marchesa’, ma i reietti ci mostrano la lingua e ci spernacchiano collettivamente lungo l’Aniene e dovunque la ramazza di Berlusconi-il-Breve non arriva.

Arrivano a centinaia sulle spiagge italiane e non possiamo/sappiamo farci niente.

‘Li rimpatriamo’, recita il pirla lumbard dal pulpito televisivo, ma i numeri non li fornisce e sono di certo molto inferiori agli arrivi.

Destri del cazzo! vi siete spacciati per semidei risolutori di tutto il male dell’Italia malata e siete solo dei ridicoli quacquaracqua come il vostro campione di denari e la sua corte dei miracoli.