Archivio mensile:maggio 2008

scegliere tra l’Internazionale e Giovinezza

Sono attratto dai perdenti, da ‘ciò che poteva e non fu’.

Mi piacciono le storie possibili e molto meno quelle che sono state già iscritte nella storia.

‘Giovinezza’ mi fa venire in mente gli stupri dei nostri soldati in Eritrea, la guerra di Spagna e la spaventosa ecatombe di Madrid e Guernica, le adunate stupide di piazza Venezia e un pagliaccio al balcone che chiedeva alla folla ‘volete burro o cannoni?’ -tanto per dire dove porta l’entusiasmo cieco delle masse inebriate.

‘Raddrizzare il legno storto dell’umanità’ era operazione più seria, cambiamento epocale, follia che ha portato ai quadri tragici della rivoluzione che si mangia i suoi figli (con Robespierre) e all’esodo dalle città di Pol pot con il seguito di sofferenze e morte.

Tutt’altra valenza tragica -se ci è permesso scegliere tra i quadri delle tragedie.

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il taglio del bosco e i semi di futuro

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Fa caldo anche in montagna. Per il sollievo dall’afa bisogna arrivare intorno ai duemila. In compenso, si vive il respiro dell’universo e il suo silenzio originario e i clamori dell’Italia malata arrivano solo per chi non sa fare a meno di aprire il televisore.

Il bosco vive il suo momento magico, mi dicono le mie due ospiti: ogni tre anni i tannenbaum, producono i semi che cadranno sul terreno e daranno vita ai nuovi abeti.

Tutto è bilanciato nelle valli segrete del Tirolo meridionale e vive in un equilibrio ammirevole.

Il taglio del bosco si proporziona al suo ritmo biologico e ad ogni ritorno del visitatore il cuore si ri-apre per l’immutabilità di un paesaggio che conferma ciò che abbiamo nel cuore.

Decisamente l’Italia delle contese tra destra e sinistra, delle paure, dell’affanno di vivere delle periferie urbane dove ci si aggredisce e ci si disconosce e ci si rifiuta non è il paese che vogliamo, che riconosciamo come nostro: heimat, la patria, il luogo dei natali e dei riconoscimenti e delle nostalgie. ‘Nostos algo’ : desiderio di un ritorno.

Ma chi ha voglia di ritornare nella Venezia del troppo di tutto, nell’Italia dei miasmi, delle immondizie che marciscono a cielo aperto, dei conflitti perenni, delle grida e degli insulti?

Forse il mio dna ha geni nordici e montani, forse il silenzio dei boschi mi ha forgiato un sentire di rifiuto del troppo e dell’inutile, tabula rasa di parole in libertà, prive di senso per aver osato di pretendere troppo dal senso attribuito da ognuno.

 

Scendo a Trento, nel corso del mio ritorno, e ho due ore di tempo, prima della coincidenza, per visitare la città.

E’ una città bella e silenziosa, a parte la piazza occupata da una fiera, e, dietro la chiesa, un vecchio suona il violino con certi suoi virtuosismi di dilettante.

Ho difficoltà a riconoscere il motivo, sempre riproposto, ipnotico, ma finalmente lo distinguo.

E’ l’Internazionale dei comunisti, appena mascherata dai virtuosismi del vecchio. Un canto arcaico, un sogno infranto. ‘Compagni, avanti il gran partito….’

Che tenerezza, quel sogno cattivo di molte generazioni fa. Che sogno di paradisi perduti, di classi sociali incaricate di ‘raddrizzare il legno storto dell’umanità’…

Sto incerto un attimo, prima di decidere, poi torno indietro e depongo due euro nel cappello steso a terra. Un sogno infranto, un progetto di quella portata, sia pure naufragato nei flutti della storia, li vale, non credete?

prova d’orchestra

Caro Fire,

 

     sta realizzandosi la predizione che quel gran genio del mio amico Fellini Federico ha rappresentato così bene nel film ‘Prova d’orchestra’.

Un film-metafora sulla tragicissima condizione di una democrazia che, per non essere forte -saldamente basata sui principi formativi del suo essere guida e lume agli uomini che la formano e insieme la obbediscono- si è ridotta a mendicare una sopravvivenza anarchica e carognesca fino al punto di mostrarsi marcia e putrescente nella monnezza napoletana e fin bruciata nei cassonetti e nelle menti obnubilate dei rivoltosi di ogni risma.

Il direttore d’orchestra, nel film-metafora di Fellini, -quando ormai i muri della sala sono crollati e gli orchestrali sono mezzo coperti dagli intonaci sbriciolati- sale sul podio e, come d’incanto, i rivoltosi e anarchici orchestrali tornano a suonare secondo copione e al ritmo e senso voluto dalla bacchetta magica del maestro.

Accade con Berlusconi ed è la peggior cosa che ci possa accadere perchè l’uomo peggiore (moralmente) della storia della nostra repubblica è stato avvolto nella pelliccia d’ermellino e si avvia al suo trionfo quirinalizio a dimostrazione di come la storia ci sia matrigna e beffarda.

Quanto al commissariamento delle regioni, sta certo che se passeremo a un regime di triumviri, ti chiamerò a condividere la responsabilità di governo insieme al buon Eulo, nostro accorto consigliori.

Abbraccione.

 

riferimento : forum Virgilio ‘A SPASSO CON LA SCHIACCIA’

non c’è peggior sordo….

….di chi non vuol sentire, caro Fire.

Le tue brillanti difese dello Schifani (nome omen) mi ricordano le arringhe dell’avvocato delle barzellette in cui il cliente supplica di farla breve per non perdere la causa.

Ci penseranno gli avvocati di Travaglio a dimostrare (se saranno in grado di farlo) che non vi è stata offesa perchè i fatti citati corrispondono al vero.

A noi cittadini di questa disgraziata repubblica restava il compito di dire nell’urna elettorale che al governo volevamo gente di specchiate virtù, gente proba e onesta e non avvezza a frequentazioni sospette di nessun genere e grado.

Neanche l’ombra del sospetto dovrebbe toccare un uomo dello Stato, neanche l’ombra. Un uomo dello Stato dovrebbe camminare per (metaforiche) strade che mai piede di mafioso e/o supposto tale ha calpestato.

E invece abbondiamo di Andreotti in odore di lingua in bocca con quei dessi e altra genia a seguire cui non schifa di mettere piede nei luoghi dei misfatti e stringere mani che trasudano lo schifo di una sotto-umanità a vocazione criminale.

In uno Stato degno di questo nome, le regioni a preponderante economia mafiosa e camorristica dovrebbero essere commissariate e sospesi i diritti civili fino al momento in cui la lotta contro il crimine di mafia e camorra non lo dica estinto.

Per le ovvie ragioni del clientelismo e del voto di scambio.

E’ questo che costituisce una visione radicalmente oppositrice: di valori basici che vengono prima e definiscono e danno forma civile a una democrazia degna di questo nome.

Ti do atto che siamo nel mondo dei sogni.

Mai, però, cambierò il mio sogno con le sozzure che abbiamo sotto gli occhi e con i compromessi costanti della cosidetta ‘politica’ italiota con il malaffare.

Statt’ bbuono.

i mutanti di Gomorra

 

 

Date volto di realtà italica al film-culto ‘Blade runner’ e avrete ‘Gomorra’.

E’ un film di antropologia culturale che ci propone con fedeltà la lingua e la fisiognomica e i comportamenti del mutante napoletano in odore di camorra.

Dico ‘odore’ e non è metafora, perché se dal film proiettato nelle sale sprigionassero gli odori sarebbero quelli della miseria sociale e dell’abbruttimento di quell’umanità che un architetto folle e folli amministratori hanno voluto chiudere nelle ‘Vele’ – gli orrendi casermoni-ghetto che non ci è riuscito di buttar giù al tempo in cui un sano dibattito civile ipotizzava la rinascita urbana e l’abbattimento con dinamite di tutti gli spaventosi ghetti urbani costruiti tra i cinquanta e i settanta del secolo appena scorso.

Qualcuno, di recente, citava le periferie urbane come i luoghi santi della rivolta civile contro i poveri-più-poveri (la guerra tra poveri) giustificata dalle storie di infamia e di lazzaronismo cronico.

Ma, guardando il film, il mio pensiero era che mai, in nessuna condizione di povertà e di bisogno, io avrei potuto condividere quella storia di miseria, parteciparne, essere omologato a quei visi, quelle sonorità orribili, esser uno di loro insomma.

Io, se calato dal caso della mia nascita in quell’ambiente urbano, sarei stato un migrante, sarei fuggito, a qualsiasi prezzo di sofferenza personale, pur di sottrarmi alla sorte di ‘mutante’, di subumanità vocata al crimine che ha prestato le architetture sociali e i visi tragici degli assassini alle storie narrate in Gomorra e rappresentate nel film.

Fuggire, cercare altre storie, è possibile. Ha un prezzo alto, ma lo si paga perché l’alternativa è partecipare dell’abbruttimento civile e della ‘mutazione’ della propria storia personale in una città degradata, dove la monnezza e i roghi che la bruciano sono, insieme, realtà e metafora del vivere civile.

Lo hanno fatto i nostri padri emigranti, lo fanno gli odierni migranti sui caicchi e, certo, è sorte e storia in ogni caso migliore -eventuale morte inclusa- di quella che ti riservano le storie terribili rappresentate nel film.

la neve sui monti di maggio

Non sono importanti le elezioni perse o vinte, Vandalo. Davvero non ce ne può importar-de-meno della banderuola cangiante secondo direzione dei venti di una volontà popolare costretta nel buio di un’urna afona.

Una volontà popolare che è manipolabile e impotente a esprimere una classe politica degna di rispetto e che manda al governo i Barabba notori.

Ci interessano di più gli eventi terribili che citi: gli immigrati sprangati e uccisi in Sudafrica e le immagini brutali della caccia ai viados da noi -dopo quella ai rom.

E’ un fenomeno non nuovo nel gioco caotico dei fatti e delle vite degli uomini, ma che stupisce ogni volta per l’insensatezza che produce i mostri della violenza.

Il diverso ed estraneo si indica come ‘untore’, capace di ogni gesto avverso al buon vivere civile, ‘mostro’ da cancellare come gli incubi al risveglio, ma l’illusione di un ordine finalmente restituito durerà fino al nuovo sonno disturbato perchè la malattia è in noi – nel corpo sociale attraversato dal sangue che trasporta i virus delle malattie nuove che lo infiammeranno di lì a breve.

Altri disordini seguiranno e altre violenze e l’illusione vostra di un governo degli accadimenti e di un ordine sociale saldo e vivificante si squaglierà come la neve sui monti ai primi calori del maggio.

la res extensa della patria

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Caro Fire,

     la questione immigrazione lacera e divide le coscienze di ognuno e tutti quasi quanto la questione delle tasse poiché va al cuore del problema: la roba nostra, ciò che ci appartiene, siano i denari che teniamo nel portafoglio o il territorio in cui abitiamo – che tu dici essere la tua casa e vuoi difenderlo come difenderesti lo spazio tra le tue mura dove custodisci i tuoi Lari e rappresenti la tua vita quotidiana.

Non so dire se la ‘res extensa’ della patria possa ragionevolmente equipararsi allo spazio ristretto delle nostre case, di certo è più difficile da difendere proprio per la sua estensione. Difendere un fortino o una cittadella armati di tutto punto e forniti di abbondante olio bollente da gettare di sotto contro gli assalitori è cosa diversa da quella di armare un esercito e presidiare le frontiere di terra di mare e di cielo di una patria ‘tutta costa e cielo’ qual’è quella che abitiamo.

Il gruviera di un paese tutto sommato piccolo qual’è l’Italia, inoltre, non ha saputo arginare l’arrembaggio, l’assalto all’arma bianca dei popoli diversi per le evidenti ragioni dell’appartenere ‘de iure’ a un’altra frontiera, un’altra ‘res estensa’ che è l’Europa alle cui leggi e norme abbiamo volontariamente aderito.

Un quadro complesso, come vedi, che non consente il respingimento in mare ‘manu militari’ dei clandestini che arrembano o la loro reclusione sic et simpliciter nei Cpt, colla vana speranza di poterli rispedire al mittente in breve tempo. Molti di quei dessi negano la loro identità, falsano il paese di provenienza, escogitano ogni tranello pur di dichiararsi semplicemente dei ‘sans papiers’ vogliosi di ricevere le nostre ‘papiers’: le carte di identità che li riconoscono cittadini e li integrano e lo accolgono.

Ciò che ci divide (ma non dovrebbe, date le evidenze) è l’idea che un così grande evento epocale come la globalizzazione – la vendetta dei popoli del sottosviluppo contro il ‘sistema’ capitalistico che li ha emarginati e condannati alla miseria – possa essere governato, sia malleabile materia capace di prendere le forme che desideriamo, che ci vanno bene, che non ci disturbano e offendono le nostre coscienze e turbano i nostri sonni.

Ci divide l’idea di essere dei semidei (voi della destra) capaci di guerra vincente contro il mondo e il suo caos.

Noi ‘di sinistra’ più semplicemente ci dichiariamo spettatori di eventi più grandi di noi -governabili (molto poco) solo nel rispetto dei diritti della persona e delle norme comunitarie -che possiamo rivedere e rendere più severe quanto vogliamo ma, ad occhio, mai riusciranno a piegare gli eventi del mondo ai nostri desideri e volontà di aspiranti semidei.

Come per la seconda (e terza e quarta) industrializzazione e le guerre e il crollo degli imperi (ultimo quello dell’Urss) ci limitiamo a subire lo svolgersi degli eventi caotici e ad essi adeguiamo le nostre vite incrociando le dita.

Il tempo dei semidei capaci di governo del caos verrà, ne sono certo, ma non è di questa o delle prossime generazioni, piuttosto di quelle che -come in 2001 odissea nello spazio- navigheranno nel buio siderale capaci di mettere al riparo le veloci astronavi dai cozzi e le abrasioni della polvere stellare ed evitare di essere attratti dagli invisibili buchi neri gravitazionali.

Abbraccione.

riferimento : forum Virgilio ‘ a spasso con la schiaccia’

migranti e stanziali

Caro Fabio,

   ti tendo una mano, nella speranza che tu non ti prenda il braccio, come spesso ti avviene di fare.

La tua battaglia contro un eccesso di rom nel paese e i disagi e gli allarmi che la loro presenza fuori controllo e fuori integrazione suscita nelle periferie dell’impero può definirsi leggittima se inquadrata nella più generale battaglia europea tesa a stabilire compatibilità e ‘modus operandi’ versus i nuovi barbari che premono alle frontiere.

‘Nuovi barbari’, ti rammento, è espressione ironica e dice di una pressione che è covata a lungo nei drammi della cintura di ferro del comunismo e oggi esplode in Europa in assenza di repressioni feroci (com’era quella comunista) e in attesa di un futuro di integrazione continentale i cui termini ultimi ci sfuggono, ma si impongono sopra e al di là di ogni voglia di ‘pogrom’ e di ‘battaglia finale’ -intesa come ‘facciamola finita coi diversi di ogni etnia e provenienza’.

E’ questo che differenzia una destra e una sinistra sul problema.

Ai miei tempi, beata giovinezza, si celebrava il verso poetico di G. Celaya, poeta spagnolo, che diceva ‘chiedono legge per ciò che risulta eccessivo’ ed era verbo ‘di sinistra’, allora.

Oggi il mondo è rotto e ‘destra’ e ‘sinistra’ si sono spezzate di converso e la Babele delle lingue e degli intendimenti e delle necessità attraversa il vostro e il nostro schieramento.

Va bene una serie di provvedimenti per ciò che risulta eccessivo, rom e altri clandestini inclusi -è un ‘redde rationem’ che si impone per i numeri e le paure ‘percepite’ dalla popolazione.

Il limite è la propaganda e la grancassa mediatica della destra oggi al governo. Come sottolineava Ildi-vino, i provvedimenti di Maroni, alla fine, si allineeranno alle direttive europee e di tutta la tua battaglia ‘alla Custer’ resterà ben poco -perchè l’elemento caotico della questione immigrazione potrà più delle volontà dei governanti e delle paure percepite dalla popolazione.

Come ti sarà chiaro, il discrimine tra destra e sinistra oggi si sta facendo sempre più indistinguibile e i toni e gli accenti fanno la differenza, come nel cinema e nei romanzi.

Finirà che scriveremo un romanzo insieme, noi due, tu da destra e io da sinistra e i lettori giudicheranno alfine che le differenze reali sono davvero poche -essendo l’elemento caotico incontrollabile dei flussi dei popoli il solo, vero ‘dominus’ della questione.

Stammi bene.

 

forum Virgilio ‘ a spasso con la schiaccia’

il ‘bisogno’ di un nemico

Ti è sfuggito l’impianto generale della ‘lectio’ di Umberto, caro Fabio, e non me ne sorprendo, impegnato come sei nella carica di cavalleria contro gli indiani che ti assediano.

Dovresti cambiare l’avatar con quello del generale Custer: con le pistole in mano e una freccia già infissa in una spalla come un San Sebastiano in rivolta e combattente.

Il professor Eco riepilogava la storia umana e la necessità di costruirsi un nemico con l’ironia e il sarcasmo che gli derivano dal suo volare alto e sottolineare come la ‘costruzione’ di un nemico sia operazione di bassissima lega intellettuale – più prossima alle caverne della preistoria che alla storia dell’umanità dalle magnifiche sorti e progressive.

Tu e altri cavalieri dell’Apocalisse tuoi sodali siete la dimostrazione palese di quella preistoria dell’uomo e del suo durare avvilente per omnia saecula saeculorum.

riferimento: forum Virgilio ‘a spasso con la schiaccia’2dec8506d5e1e94af07b2ea65e2ed18e.jpg

il vincitore magnanimo

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Il vincitore è magnanimo per definizione. Che altro può fare un condottiero, -poniamo un Attila- che si vede consegnare la chiavi della città dopo averla espugnata, se non sorridere di tanto ridicola piaggieria e vile resa alle armi?

Se alla testa dei tuoi Vandali, rozzi e possenti razziatori, già possiedi l’Impero estenuato da lunghi anni di guerre intestine, quali altri pensieri puoi nutrire se non quelli di erigere nella capitale Arae Maximae e Archi di Trionfo celebrativi della tua presa di possesso?

Così Silvio-il-Minimo inizia la sua irresistibile ascesa del lustro che lo condurrà a divenire lider Maximo riconosciuto dagli italiani tutti per capacità di governo e massima fecondità delle zolle di terra e intensa attività delle industrie di ogni genere e grado, alleluja!

Complici i deboli neuroni della memoria nostra umana -facile ad abbandonare le evidenze negative di ieri e dell’altroieri- diremo Grande colui che prese il potere a colpi di denari e conflitti di interessi mai sanati, che comprò televisioni e giornali e avvocati a man salva e bassa perché gli organizzassero il consenso bulgaro necessario alle sue scorrerie sul terreno delle istituzioni e del Potere di scrivere le leggi secondo sua personale bizzarria e ingegno.

Col senno di poi diciamo che di tanto apparato guerresco non c’era poi un gran bisogno – dal momento che una sostanziale identità unisce il Re ai suoi sudditi ed Egli è campione invitto del Popolo dei Furbi-franza-o-spagna, da sempre refrattari a tasse e regole.

Provate a riparlare sommessamente di conflitto di interessi e leggi sulle telecomunicazioni di respiro europeo e vedrete che i toni ecumenici da novello papa si muteranno inopinatamente in quelli di un Brenno la cui lunga e pesante spada egli sbattè sul piatto della bilancia dove si accumulava l’oro dovuto gridando: ‘Vae victis!’

Così, noi vinti, ci avviamo al nostro Calvario, al nostro Esodo, colla inevitabile coda delle contumelie dei vincitori e le grida e le offese – e tocca perfino ringraziare il cielo che la schiavitù è stata abolita da un paio di secoli almeno altrimenti la Fossa dei Leoni sarebbe il nostro incubo e Spartaco il sogno di un’effimera rivolta.

Ci resta il ruolo di testimoni, nell’ora più dura, di inascoltati predicatori di una nuova morale necessaria al vivere civile che non sia quella dei razziatori e predatori di ogni risma, quella dei barbari che oggi impazzano a ondate successive su tutto il territorio dell’Impero scrivendo una storia che, ci auguriamo, sarà detta dai posteri ‘l’età oscura’, il medioevo di ritorno, l’avvilente storia umana che procede col passo del gambero: un passo avanti e due indietro.3e4d5edcaba5efda224f0859e0b935ec.jpg