Archivio mensile:marzo 2008

un ordine nuovo sociale,urbanistico,architettonico

 

Complice l’ora legale la città è semideserta. Cammino lungo la riva delle Zattere illuminata da un caldo sole primaverile e guardo l’isola della Giudecca di fronte.

Com’è cambiata dal tempo della mia infanzia! I molti edifici fatiscenti sulla riva, e tutti gli altri all’interno, da Campo Marte al Mulino Stucky, sono stati restaurati e riutilizzati e nuovi insediamenti abitativi -alcuni indovinati e armonici, altri meno- hanno ridato fiato abitativo all’isola, riducendone la caratteristica sociale di sacca di proletariato e sottoproletariato urbano.

Ci ha messo del suo anche l’esodo storico degli abitanti e la vecchiaia che sforbicia le vite e le rinnova, è vero, ma l’impatto visivo della ‘nuova’ Giudecca è senza dubbio di forte presa architettonica.

Un ordine nuovo accettabile di questa città è di là da venire. Troppo di tutto sotto agli occhi: dai turisti agli studenti. Il solo ente che costruisce e ammoderna in città (la zona del porto) è l’Università e i palazzi storici sono ormai tutti alberghi a quattro e cinque stelle.

La raccolta dei rifiuti continua ad essere il nostro punto dolente e la sporcizia salta agli occhi del visitatore, ma più di chi la abita e nota e deplora l’inciviltà del gesto di coloro che lasciano i sacchetti all’aperto anche la domenica, preda di cani affamati, gabbiani e pantegane notturne.

Viene voglia di intervenire, a volte, di richiamare all’ordine, al corretto gesto ‘civile’ i lazzaroni sorpresi in flagranza di cacca del cane non raccolta o dell’immondizia lasciata a cielo aperto, ma non usa più, non si fa più, – coscienti come siamo dell’inutilità del gesto e dell’incazzatura inevitabile che ne consegue di fronte alle risposte arroganti e villane che ricevi.

Ci dovrebbero essere degli ispettori incaricati del controllo e della prevenzione nominati dalla Veritas (raccolta rifiuti), ma nessuno li ha mai visti in azione.

Così scivoliamo nell’inedia civile, nell’insignificanza dei gesti e dei pensieri reciproci e quando i tiggi e i radio-giornali ci dicono che la Campania scoppia, i cassonetti bruciano, le discariche stroppiano e gli abitanti scendono in piazza e si fanno bastonare dai poliziotti non siamo sorpresi più di tanto perché è solo l’enfasi massima (?) di ciò che avviene sotto gli occhi di tutti ogni santo giorno che illumina il Belpaese.

Abbiamo l’ordine sociale e urbanistico che ci meritiamo. Il solo ordine possibile in questo paese di rivoltosi e incivili cronici e recidivi è quello dettato dalle leggi dell’entropia, del massimo disordine e ci apprestiamo a votare i nostri governanti di domani collo stesso criterio azzardato e cialtrone, ben sapendo di un Barabba sceso in politica come e perchè e del disordine prossimo venturo di cui Egli, l’Unto degli evasori recidivi e dello Stato che costoro non vogliono ‘sociale’, sarà massima espressione politica e ‘civile’.

Buona primavera e buona vita a tutti, miei cari.

un italiano vero

 

Piace così quest’uomo alla folla che si appresta a votarlo in gran numero: guascone, ridicolo, reboante, arrogante, inconcludente, italiota.

Quest’ultimo aggettivo inteso nel senso che l’ ‘italianità’ di qualsiasi cosa serva a un titolo di identità positiva pretesa va affermato a grandi lettere e con toni alti – anche a costo di sfidare il ridicolo, appunto, altro aggettivo dell’elenco.

Che Alitalia finirà coi libri in tribunale nel caso fallisse la trattativa coi francesi è previsione facile da farsi e condivisa dai commentatori e dagli esperti delle cose relative ai voli commerciali, agli ‘hubs’, alle rotte da vendere e comprare e assicurare.

Però è un boccone prelibato per campagne elettorali spudorate al modo che piace al Nostro – dove gli specchietti per le allodole servono, appunto, a catturare allodole ed allocchi insieme, presenti in gran numero sotto elezioni nelle nostre moderne città e paesi (molti meno nelle campagne, dove madre Natura li aveva collocati in origine).

Altrettanto facile è prevedere che, finita la festa e assicurato il governo della repubblica, chi si farà avanti per la mitica cordata annuserà i conti (in rosso stabile da tempo immemorabile) e scuoterà la testa e dirà ai condottieri del Nuovo Governo Italico ‘magari ripasso’ – subito tacciato di non essere abbastanza ‘italiano’ nel senso che piace al Guascone, tardo erede del motto ‘oro alla patria’.

Finirà che l’inno del Pdl che ha cambiato nome ma non facce diventerà quella canzone che furoreggiava nei suk del Medio Oriente ai tempi dei miei viaggi laggiù: ‘lasciatemi cantare’, chiedeva accorato l’autore (dal bel viso apertamente mediterraneo), ‘sono un italiano vero’.

Più in là negli anni c’era chi diceva di noi ‘una faccia, una razza’, chissà che cosa voleva dire.

un antico condottiero salì al monte

Un antico condottiero salì al monte, lasciando il suo popolo accampato di sotto. Dopo giorni e giorni di meditazione e un’improvvisa illuminazione ridiscese a valle col regalo prezioso di dieci comandamenti, ma trovò il suo popolo impazzito e in preda al marasma e al piacere del peccare.
Peccare è un piacere che può mutarsi repentinamente in dolore perchè le licenze personali talvolta incrociano il diritto di terzi e lo violano e mal ce(glie)ne incoglie.
Non sempre, è  pur vero.
Mi hanno riferito di qualcuno  che ce l’ha fatta a fregare tutti, ma proprio tutti. Costui, uomo leggendario, dopo aver violato  leggi e  regolamenti e stracciato la morale allora corrente è ‘entrato in politica’ e ha fatto riscrivere (pare, si mormora) le leggi pro domo sua. D’altronde così fanno i  rivoluzionari e di rivoluzioni, di quando in quando, ce n’è un gran bisogno.
In generale, però, possiamo ben dire che i comandamenti ci ‘danno i binari’ per limitare i danni di un far west in cui tutti possiamo estrarre le pistole e sparare all’impazzata.
Tutto ciò per dire che ‘Onora il padre e la madre’ è un film terribile (ma cinematograficamente perfetto) perché racconta la storia di una colpa atroce ed espiazione conseguente.
Una tragedia postmoderna al modo di quelle greche d’antan in cui il Fato e la Nemesi sono i protagonisti occulti ma inesorabili nel tracciare la linea degli eventi dolorosi che conseguono al peccare, alla colpa.
Toglie il fiato guardare quegli uomini e donne immorali che per la lascivia di un attimo precipitano nel gorgo assassino degli altri eventi conseguenti, eppure tutto torna, nessuna sbavatura, ad azione segue reazione con precisione millimetrica, prevedibile e, ahinoi, realistica e verosimile.
Può accadere, pensi, forse è accaduto, magari è tratto da una storia vera di comandamenti trasgrediti e prezzi pagati conseguentemente.
Non diversamente vanno le cose in politica, cari concittadini. Le urne sono vicine: cave canem.

l’odore delle alghe nel vento

 

L’odore delle alghe entrò con il fiotto del vento nella stanza. Respirai a pieni polmoni. Dall’altra parte del canale, in alto, vidi il movimento rapido di una tenda rilasciata. Qualcuno, lì dietro, forse si chiedeva chi ero e che ci facevo lì. Domanda legittima dopo tanto tempo e tanta lontananza.

Zia Ada era morta da ‘oltre’ tre mesi, secondo la certificazione. Per la rimozione del corpo e le esequie si era atteso il mio arrivo.

Mi avevano telefonato in ufficio, dicendomi che non si poteva fare nulla in assenza di una autorizzazione del parente più prossimo. Non la vedevo e sentivo da anni.

Quando entrammo nella stanza, col medico legale e due agenti di pubblica sicurezza, un odore dolciastro e atroce era diffuso per tutto l’appartamento. Anche allora l’odore delle alghe era entrato di forza dalle finestre aperte in fretta sbattendo gli oscuri.

Rapidi movimenti dell’aria fredda e odorosa avevano mosso i capelli sottili del corpo parzialmente mummificato. Zia Ada era coperta da un semplice lenzuolo bianco, segno che l’evento doveva essere accaduto nella tarda estate.

L’ingresso a porta sola dell’appartamento e le finestre chiuse avevano impedito il diffondersi degli odori inequivocabili di fuori e l’allarme che, di solito, ne consegue.

Zia Ada viveva sola da decenni, in apparente buona salute, come mi avevano confermato gli altri parenti a cui avevo subito telefonato.

Era gentile e affabile con i pochi che ancora la salutavano. Non viaggiava, non si assentava se non per uno o due giorni, come era potuto accadere che nessuno dei vicini si fosse posto la domanda dell’anomalia della sua improvvisa scomparsa?

Era pur vero che molti appartamenti intorno erano affittati a studenti e a turisti, ma al piano di sopra, di là del canale, abitava ancora un vecchio pensionato che, le rare volte che mi ero recato in visita anni prima, si mostrava a fumare fuori dalle finestre.

Era lui che aveva smosso la tenda e, verosimilmente, continuava a guardare da dietro quel che avveniva di sotto.

Se non ci fosse stato la rottura di un tubo interrato nel pavimento e il gocciare in un magazzino di sotto quella immobilità di un evento luttuoso e la mummificazione parziale del corpo della zia non avrebbero scatenato l’ ‘orrore’ denunciato nelle locandine dei quotidiani locali.

Che cosa ci sia di ‘orrendo’ in una morte, sia pure dilazionata negli avvisi e nella scoperta del cadavere, non so. Forse la solitudine che denuncia e la mancata assistenza alle persone sole che ne consegue, ma viviamo come possiamo e sappiamo fare di questi tempi in cui di figli se ne fanno pochi e le parole ‘fratelli’ e ‘sorelle’ hanno un uso quasi solo religioso…. (segue)

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il bianco e nero

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‘Persepolis’ è un bel film d’animazione in bianco e nero che lascia l’amaro in bocca.

Per quanto la protagonista -una ragazzina iraniana nel suo percorso ‘di formazione’- ce la metta tutta, non c’è verso che ci si convinca a partecipare alle sue vicissitudini esistenziali con la simpatia dovuta a tanta vis comica.

L’amaro in bocca diventa gusto di fiele quando il racconto di vita include la strana guerra che vide contrapposti Iraq e Iran e fece uno sterminio di morti ammazzati -col di più di orrore dei ‘martiri’ bambini mandati a morire al fronte a ciuffi e mucchi con al collo la chiave di latta che apriva loro le porte del paradiso islamico – garantito dai mullah e gli imam a tutti i martiri per ‘la causa’.

Insensatezze uguali si davano ai tempi delle Crociate, coi preti che giravano per le strade dei villaggi cristiani ed entravano nelle case promettendo speciale assoluzione per i peccati commessi fino alla terza generazione in cambio del figlio maggiore da arruolare.

E l’ ‘oro alla patria’, ce lo ricordiamo? E le folle plaudenti a piazza Venezia colla retorica da irrimediabile-imbecillità-collettiva del ‘burro o cannoni’?

Oggi risponderemmo ‘burro’, naturalmente, ma fa accapponare la pelle il pensiero di quelle generazioni che hanno bruciato le loro vite al fuoco dei nazionalismi e delle guerre che ne sono seguite e levavano le mani a migliaia nel gesto stupido dell’ ‘eia-eia-alla-là’ e ‘Duce-Duce’.

Fate luce, invocava Goethe nel letto di morte, ma le generazioni che gli sono seguite di luce ne hanno vista ben poca, ahinoi.

Ecco, è questo che non si riesce a digerire guardando il film, pur lodevole, ‘Persepolis’.

Che quella storia di follia collettiva abbia potuto dispiegarsi al modo che sappiamo – una volta caduto lo Scia – malgrado le molte intelligenze avverse che conteneva. Che il truce ayatollah Komeini abbia potuto insediarsi al potere col codazzo tragico di oscurantismo e preti islamici e Corano ueberall malgrado il suo viso e i gesti e la veste che indossava contenessero per intero la storia negativa che ne è seguita.

I pochi oppositori balbettavano di marxismo e popolo oppresso, ma furono imprigionati e scomparvero come piccoli mucchi di neve al sole di Allah e quest’altro suo profeta immaginario e truce.

Di tutto questo parla ‘Persepolis’ e la storia comica della ragazzina che diventa donna e si prova a far prevalere il vitalismo della sua generazione passa in secondo piano.

Annichilito dal nero dei veli che avvolgono i volti delle donne e il nero delle barbe dei maschi islamici che glielo impongono perchè così vuole la maledetta ‘Tradizione’.

In una mostra fotografica recente che raccontava un viaggio in Iran spiccava l’immagine di una bambina vestita di giallo in braccio alla madre durante una manifestazione – sola macchia di colore diverso che galleggiava in un mare di veli neri.

Persepolis è un film in bianco e nero per dire che nessun altro colore può (poteva?) prevalere laggiù.

 

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che fai tu luna in ciel (il silenzio degli dei)

Caro Fire,

    della ‘Fisica dell’Immortalità’ di Frank J. Tipler posseggo un’edizione del Club degli editori, filiazione di Mondadori libri, potresti provare con loro per vedere se hanno copie in giacenza. L’ediz. originaria è anch’essa per i tipi della Mondadori. Il sottotitolo di copertina è ‘Dio, la cosmologia e la resurrrezione dei morti’.

L’autore, studioso di Relatività generale globale è (era?)docente di Fisica matematica alla Tulane University della Louisiana ed ha pubblicato con J. Barrow il libro ‘the Anthropic Cosmological Principle’.

Anche per me il ‘silenzio di dio’ è stato la causa prima di una disaffezione dai miti e poi presa di distanza dal complesso del messaggio religioso cattolico.

Del ‘silenzio degli dei’ l’umanità ha parlato molto sotto tutte le latitudini e in ogni tempo, ma la colpa è solo nostra che alimentiamo una speranza di divinità altra o di molte altre divinità soggettivamente caratterizzate e preposte alle diverse funzioni e speranze del vivere nostro.

Dobbiamo parlare noi, invece, tra di noi, superando la condanna di Babele e andare più sicuri e spediti, confortati della nostra valentia tecnologica, verso un futuro di semidei viaggiatori del cosmo oscuro che -abbiamo scoperto- non nasconde nessuna divinità speciale, nessun padreterno se non quello che ha il disegno dei nostri visi e di quelli dei bis bisnipoti.

Solo materia oscura di là della ionosfera e sibilare di astri in movimento tra i quali e sui quali dobbiamo dar vita sempre nuova e diversa al miracolo della Vita Intelligente -sola, vera ‘divinità’ intelligibile e, in qualche modo, preconizzabile. 

Siamo noi stessi gli dei che vagheggiamo, abbiamo vagheggiato da bambini e atteso lungo tutto una faticosa e sofferta preistoria del genere umano.

Prima lo accettiamo, prima usciremo dalle sterili e ridicole querelle tra religioni custodi del Verbo e dell’Unica-Verità (da moltiplicarsi per quante sono le religioni e le loro Sette e sotto-Sette).

Il futuro è nostro, ma la fatica (immane) è quella di render(ce)ne coscienti tutti quanti siamo imbucati in questo culo di sacco del pianeta Terra e incamminarci verso le stelle da cui abbiamo lontanissima origine e alle quali siamo vocati per un misterioso azzardo dell’evoluzione.

Buona Pasqua a te, per il senso che vorrai attribuirle.a6688d03d3306853dabff4486ece7db1.jpg347fc22908c70168bbb813209a05e9cf.jpg

resurrezioni miracolose

 

Come sei cambiato! dice la Contessa Chabert al marito che torna dalla morte.

Morte in battaglia, ma miracolosa resurrezione sotto al cumulo dei cadaveri, come succede quasi solo nei romanzi.

Ciò che stupisce del ritorno inatteso del marito non è il fatto straordinario in sé di guardare in viso un fantasma e la sua poco credibile resurrezione, ma che egli non appaia più lo stesso uomo che rideva con lei, mangiava, scherzava, l’accarezzava negli abbracci coniugali e gemeva nel talamo e scambiava con lei le emozioni forti.

Insomma, è il ‘riconoscimento’ che facciamo dell’altro, di chi ci vive accanto, che fa la sua identità e nutre l’amore. La distanza, gli anni che passano, i distacchi, i cambiamenti nostri e i loro ci costringono poi in quella zona grigia di apatia, indifferenza, identità altra e diversa che connota i giorni nuovi e le storie che li abitano.

I fantasmi non dovrebbero mai tornare fra i vivi, neanche se un crudele fato li ha strappati miracolosamente alla morte e riammessi in comunità – questo ci dice e insegna il bel film ‘il colonnello Chabert’, tratto da un romanzo di Balzac.

Prendete quel tale, morto sulla croce perché cattivo profeta di un popolo riottoso che i romani faticavano a dominare. Morì e fu sepolto e il terzo giorno ascese al cielo col corpo integro e trionfante.

Difficile da credere, ma vi fu chi giurò e spergiurò che le cose andarono proprio in quel modo e vide il fantasma del profeta crocefisso in buona salute molti giorni dopo e si sentì investito della missione salvifica di predicare la ‘buona novella’ all over the world.

Fu così che quella lontana leggenda di fanatici palestinesi divenne base militante di una religione fitta di eventi tragici e sanguinosi e un Fantasma informò di sé e della sua storia di Passione una larga fetta di umanità passata, presente e, verosimilmente, futura.

Fu (sarà) un bene? Come sarebbe stata un’altra storia priva di quell’ingombrante fantasma?

Buona Pasqua di Resurrezione a tutti.6fceaea375a27a61899f24df7d837b94.jpg

no representation whitout taxation

Scusa il ritardo, Otlo.

Aggiorno il mio forum a larghe campate ed è soggetto a moderazione a priori a causa di qualche suonato che ama scrivere insulti e frasi stupide dovunque trovi un muro (virtuale) che glielo consente.

‘Pagare meno pagare tutti’ e il suo rovescio sono, per me, uno stesso slogan, partendo dalla buonafede che l’uno sia in relazione all’altro nella positività degli eventi che ne scaturirebbero per l’intero corpo sociale.

Non ci sarebbero troppe discussioni sui ‘tesoretti’ se lo stato italiano introitasse il dovuto come in Svezia o Germania e i conti pubblici e il welfare funzionerebbero a dovere -fatta salva la specificità italiana (la nostra maledizione storica)della cattiva amministrazione e della corruzione.

A destra di quello slogan ne fanno un uso malandrino e in ogni caso menzognero, ma gli è funzionale allo scopo di gettar polvere in faccia agli elettori.

Non credo che i seguaci di Berlusconi e dintorni pagheranno mai tutto neanche se gli facessero pagare meno. Meno di così, poi! Ti sei mai guardato le dichiarazioni dei redditi delle varie categorie? Motoscafisti, gondolieri, per restare in ambito cittadino… (ho un fratello che ha un motoscafo).

Noi pensionati a basso reddito risultiamo dei ricconi, comparandoci e questo ci da dei veri brividi alla schiena e tiene alta l’autostima di contribuenti-principi.

Mi viene in mente quel muro alla Biennale in cui un artista canadese aveva scritto, rovesciandone gli assunti storici, ‘no representation white78170dc2854634474d4d2b6cebe54c4.jpgout taxation’. Quanti elettori dovremmo cancellare dalle liste elettorali se avessimo modo di beccarli in flagranza di evasione storica garantita e impunita da sempre?

E’ questione di feeling e di moralità, piuttosto bassa in merito tra le partite iva. Loro preferiscono i condoni tombali e i conti segreti in Lichtenstein e se gli parli di Guardia di Finanza gli scoppiano allergie per tutto il corpo.

Meno di quanto pagano adesso, d’altronde, è davvero impossibile e vergognoso e mi riferisco agli evasori cronici e recidivi e perfino sfrontati e infino stronzi a tutto tondo nel rivendicare l’impunità e l’aver gabbato il loro prossimo e lo Stato dei cittadini.

Se deciderai di non votare sarai in buona e numerosa compagnia, ma è l’avvilimento, comunque, la nota stonata che si accompagna a questa scelta.

Tanto loro, la casta, continueranno a lucrare e godere di ottimi stipendi e pensioni anticipate.

Coraggio! Il sole sorge sempre a oriente e tramonta a occidente e in certe giornate limpide alba e tramonto sono davvero un bello spettacolo tutto da godere.

Se poi c’è la salute, evviva!

Buonissima giornata a te.

riferimento ‘a spasso con la schiaccia’ Virgilio forum

qualcosa di grande

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Qualcosa di grande. Le belle vite che si vogliono costruire, i sogni dei bravi ragazzi educati dai bravi genitori di costruire una vita memorabile per le generazioni successive a guardarle col senno di poi si riducono a poco e quel poco perfino soggetto alle opinioni ulteriormente riduzioniste di qualche malnato.

Accadde a M.L.King.

Col suo ‘I have a dream’ sembrava aver raggiunto l’apogeo di una gloria riconosciutagli per aver dato dignità di popolo eletto ai neri americani, -eletto alla missione impossibile di traghettarli pacificamente verso il godimento di diritti civili uguali per tutti. Una cosa semplice, ma non per l’America e gli americani di allora.

Poi gli spararono e il sogno smise di girare per le menti e per i cuori sopraffatti dal dolore e le strade del riscatto dei neri furono altre e non tutte pacifiche: le pantere nere, i black muslims, la criminalità e le carceri dove i neri erano moltissimi. Fino a Obama – che, peraltro, sembra più un accorto manager di se stesso senza colore di pelle e forse il suo successo alle primarie lo deve proprio a questo.

 

Qualcosa di grande, in verità, voleva farlo, mutatis mutandi, anche il bravo caporale austriaco che condusse la Germania nel cammino verso il suo Walhalla. Mein Fuhrer, lo osannavano adoranti quasi tutti i suoi correligionari e connazionali, con pochissime e poco conosciute eccezioni.

Grande Germania, grande razza ariana eletta al compito di un Nuovo ordine mondiale fino allo scoppio del conflitto bellico – e mancò poco che lo vincesse colla scoperta, ma tarda realizzazione, dei micidiali missili di Von Braun.

Forse i bravi genitori dei bravi ragazzi delle generazioni future farebbero meglio a instillare nelle menti dei loro figli la realizzazione di qualcosa di medio-piccolo.

Pensare in grande, a volte, presenta qualche piccola controindicazione.

lettera aperta a un ‘rivoluzionario’ (due)

Il tuo sbrigativo cinismo corrisponde allo spirito dei tempi, caro Fire.

La praticità degli scambi commerciali globalizzati fa(rebbe) volentieri a meno degli impacci legati alle leggende religiose e agli ostinati e illogici comportamenti dei ‘fedeli’ che ne conseguono.

Il Regno che non è di questo mondo ha regole quali la carità, la compassione e la misericordia che lo rendono inviso ai mercanti -cordialmente contraccambiati dal Cristo che li frustava nel tempio e diceva di loro che erano cammelli che non passano per la cruna dell’ago.

Vero è che le leggende religiose ci impastoiano sul versante della scienza, rallentando gli esperimenti di noi semidei proiettati verso i nuovi approdi della Galassia e oltre, ma non durerà troppo a lungo.

Il Fato degli uomini è quello intravisto da Prometeo che diede loro il Fuoco e la passione di governo delle cose del mondo che ne consegue che ci fa dimenticare gli dei.

Il Regno che non è di questo mondo sarà quello delle astronavi che solcheranno la materia oscura e renderanno agli avi nostri la memoria e il godimento di una eternità virtuale più credibile e realizzabile di quella leggendaria e di fantasia medievale descritta nella valle di Giofasatte e dintorni.

Leggiti, al proposito, il bel libro di J. Tipler ‘la fisica dell’immortalità’.

Resta il fatto che ti manca il senso estetico e del mistero. Quello che reggeva la civiltà tibetana e i suoi rituali mistici millenari e oggi non è più grazie ai bastoni e ai fucili dei gendarmi cinesi.

Non sono sicuro che il mondo del futuro saprà fare a meno del fascino del mistero e del senso estetico che ne consegue(iva).

Abbiamo(avremo) bisogno di una zona oscura dove recedere coi pensieri e ritrovare l’amnio caldo della madre preistorica.

Non tutto della nostra psiche è ‘ratio’ e luce degli scambi mercantili che danno forma rigida e ostica e crudele alla postmodernità.

Ci consentiremo delle confortanti immersioni nel d8d9650ce7d3ca758c62b7c9b262dafe.jpg27917d59ef6a0dd421b8e800361d807c.jpgpassato, noi semidei del cosmo prossimo venturo, forti delle conquiste raggiunte nelle magnifiche sorti e progressive e le diremo necessarie perchè senza l’ausilio della memoria scompaiono i sogni.

Ricordi quel che chiedeva Hal, il megacomputer ribelle di ‘2001 odissea nello spazio’ prima di spegnersi? ‘Sognerò?’

Sogneremo, Fire, anche nel futuro delle astronavi e i monaci tibetani e la loro civiltà scomparsa avranno parte attiva nei sogni nostri e nel mistero che li anima.