Archivio mensile:maggio 2007

destra e sinistra

Destra e sinistra se le danno di santa ragione -come quei burattini del teatro dei pupi che una volta escono urlanti a sinistra del palco, un’altra volta a destra. Stavolta é toccato ad Arlecchino il prenderle e Pulcinella esulta col bastone levato, ma il teatro dei pupi a sera tarda chiude e noi ragioniamo sulle nostre tristezze e considerazioni semiserie su chi siamo e cosa vogliamo -come mi fa il Robyn garibaldino nel suo ‘re’ del Vandalo sui destri e i sinistri.

Siamo felici per il trionfo dei marrani di destra e la condanna degli imbelli di sinistra?

Orsù, brava gente, fino a ieri abbiamo detto peste e corna della politica, dei suoi costi esorbitanti in rapporto a ciò che rende, che riesce a dare ai cittadini, ai loro bisogni e aspirazioni e desideri e oggi torniamo al Milan contro l’Inter, alla Spal contro l’Atalanta?

Dovremmo avere il coraggio di dire che il gioco ci ha preso la mano, che, alla fin fine, tutti e ventidue i giocatori non fanno che correre dietro a una palla e che segnare dei punti in questo genere di classifica non significa un bel c…. di nulla.

Davvero pensate che il Berlusca e la sua banda di lanzichenecchi assoldata alla bisogna risolveranno i vostri problemi, chers amis? che manderanno a casa i perdigiorno immigrati a vocazione criminale, abbasseranno le tasse e aumenteranno il Pil, integreranno le pensioni minime e le medie, onoreranno i contratti di lavoro, porteranno a casa i nostri soldati dall’Iraq e faranno pagare le tasse agli evasori (oops! anche stavolta m’é scappata)?

I cinque anni del vaccino Berlusconi (che Indro Montanelli mi perdoni) non vi hanno insegnato che la malattia non é stata ancora debellata e che il problema vero é riformare la democrazia, dimezzarne i costi, mandare a casa tutti i questuanti in coda alle segreterie dei partiti e prendere i candidati alle elezioni dalle liste del collocamento -previo esame di cultura generale e sotto controllo di un comitato di dieci saggi (cinque del centro-destra e cinque del centro-sinistra), che vigileranno sul loro ben operare e li possono defenestrare se necessario?

Un pugno di bravi ragionieri alle prime armi amministrerebbe lo Stato meglio delle bande della Magliana che si danno il cambio a Montecitorio ad ogni giro elettorale, il problema é come arrivarci a questo risultato, come nominare il provvisorio Tiranno -come suggeriva il Vandalo in un suo post- che chiuda col presente della zizzania e apra al futuro del Buongoverno.

Il rischio, quando si ricorre a un Tiranno, é di non poterlo rimuovere dipoi se non a prezzo di sanguinose rivoluzioni.

L’altro rischio é che una tale soluzione ‘tecnica’ non soddisfi quelle altre bande che si disputano il governo del paese, le bande che stanno in basso, cioé noi, i cittadini che guardano al loro portafoglio e hanno interessi diversi secondo la classi sociali di appartenenza.

Se quel pugno di ragionieri presi dal collocamento continuasse a sostenere la necessità che tutti paghino le tasse stabilite e mobilitassero gli organi di controllo per ispezioni severe come si fa in Germania, Danimarca, Olanda, Stati Uniti che cosa direbbero gli evasori nostrani adoratori di Tremonti-erre-moscia e dei suoi condoni ciclici?

Come vedete, chers amis, il problema della destra e della sinistra e della democrazia dimezzata come il Visconte di Calvino é ancora sù in cielo, tra i nembi di questa primavera-estate che annuncia il cambio di clima del riscaldamento globale, nella testa degli dei che ognora invochiamo perché non sappiamo bene che fare per assicurarci la felicità e il benessere.

Nelle urne, ad ogni tornata elettorale, depositiamo, sia noi di sinistra che voi di destra, ogni volta una scheda con su scritti i desolati versi di Montale : ‘ciò che non siamo / ciò che non vogliamo…..’

il senso del tragico

Nella vita degli antichi greci era la tragedia a dare il ‘tono’, il senso dell’avvitarsi e del precipitare degli avvenimenti e l’avviso che niente poteva darsi senza guardare agli dei – che giocavano col destino degli uomini consegnandoli alle Parche, alle Furie o alle Eumenidi.

Di quel vivere lontano nel tempo e nello spazio, la commedia era il corollario, lo spazio aperto del riso, dell’inganno e dello sghignazzo, ma cedeva il passo deferente e spaventata quando sulla scena del mondo entravano i guerrieri cogli elmi, i tiranni e gli eroi o le eroine che si ribellavano ai loro dettati esponendosi al tragico delle conseguenze del loro agire.

A questo ho pensato leggendo il bel reportage di Attilio Bolzoni dall’inferno dei roghi di Napoli.

Se lo si rappresentasse a teatro, il coro ci informerebbe dell’andare dei cittadini tra i fumi degli incendi -le mani che stringono inutilmente i fazzoletti davanti alla bocca, e le madri che chiudono le finestre e non portano i figli a scuola, gli anziani consegnati nelle case per limitare i danni respiratori e, fuori, sulle strade e nelle piazze teatro degli scontri, i vigliacchi portatori di fiaccole con i passamontagna, gli appiccatori degli incendi – mossi da chissà che disperazione o che immondo scopo criminale; gente che condiziona la vita del proprio prossimo coll’agire di malfattori impuniti, guerra di bande e bande in guerra contro lo stato e i suoi poteri decentrati, e uno stato imbelle da sempre, incapace di reazione adeguata, di imporre l’ordine e la legalità.

Gli ultimi giorni di Pompei mostravano l’incombere di un’ira spaventosa degli dei degli inferi: polveri e fumi che sedimentavano sulla città e la seppellivano; Napoli si seppellisce da sola, copre la sua tragedia di megalopoli impazzita, di slum meditterraneo, colla ‘munnezza’ – sua condanna storica e tomba di ogni speranza.

‘…guardate i fuochi, guardate le facce degli uomini e delle donne che passano per le vie e i bambini che vanno a scuola fra mucchi di sacchi neri altri quattro volte più di loro. Guardate la città e provate a immaginare che cosa c’é un passo prima dell’inferno.’ Cosi scrive Bolzoni in chiusura del pezzo e sembra un degno finale teatrale della tragedia di questa città di gente varia, brava gente frammischiata a pezzenti e lazzaroni di antica risma, milioni di individui intrappolati in una gigantesca chiavica a cielo aperto senza saper che fare per cambiare la loro condizione di ‘figli di un dio minore’.

Manca il senso della tragedia a Napoli e nel Belpaese che gli fa corona, che l’ha eletta a figlia prediletta, ma traviata. A Napoli e dintorni si ride e si volge in burla anche il dolore, l’affanno del respiro. Tragedia e commedia si disputano il proscenio e in questo stridore di generi teatrali in conflitto si ha il senso di una impossibilità definitiva, quella che spinge i pensieri nostri non più pietosi a ‘volgere altrove lo sguardo’ -un’indifferenza peggiore dell’odio perché seppellisce l’idea stessa di esistenza in vita.

L’uomo che non può dare indirizzo al suo destino si volge agli dei, al dio sconosciuto, ma se é lo sghignazzo del monatto a prendere il posto degli dei sul proscenio allora siamo davvero perduti.

Non mi riesce neanche più di condividere la riflessione che faceva Camus ne ‘la Peste’: ‘…ciò che si capisce quando accadono i flagelli: che vi sono, negli uomini, più cose da ammirare di cose da disprezzare.’

mandar tutto a put..ne

Ho capito -finalmente- il senso dell’espressione ‘mandar tutto a put..ne’.

Una qualche associazione -che ha ottenuto credito audio da un gr nazionale alle ore una- ci informava che un notevole numero di ‘sondaggiati’ esprimeva, via sms, un plauso alle put..ne in marcia da tutt’Italia verso Padova e un parallelo invito ai politici -in ispecie a quelli colpevoli di multare i clienti delle prostitute- a farsi l’esame di coscienza e preoccuparsi, invece, del disprezzo della gente.

Hai capito il sacro popolo italiano!!? Santi, navigatori e… clienti esigenti, in barba al fatto che l’esercizio della sconcia professione costituisce un intralcio al traffico e favorisce il verificarsi di incidenti stradali.

Un sms arrivava al punto da ringraziare le gentili signore per l’incanto sensoriale che consegue alla scop.ta e ne evidenziava, quindi, l’alto ruolo sociale, il fin di bene che giustificherebbe il disagio di quegli altri cittadini che sono all’origine della denuncia e dei provvedimenti conseguenti.

Puttan..ri di razza in gran numero non si curano della legalità e invocano i c…i loro come intendimento dominante anche per le autorità di governo cittadine.

Sfileranno dunque in allegra democrazia le nostre donnine scollacciate dei falò notturni, col plauso di una buona fetta di popolazione. Una manifestazione non si nega a nessuno. Auguriamoci che il numero delle manifestanti sia di molto inferiore a quello di piazza San Giovanni, altrimenti alcune forze politiche faranno a gara per patrocinare la causa.

Libero co-to in libero stato, insieme al ‘tengo famiglia’?

al modo di Caravaggio

E’ una foto che, quasi certamente, vedremo ai primi posti del Report Photo Contest di quest’anno: il famoso terrorista Dadullah, uomo crudele e feroce come nessuno, effigiato pietosamente al modo del Cristo morto di Caravaggio.

Sullo sfondo di un sudario rosa, il bel viso mediorientale colla lunga barba e i baffi é disteso in un’espressione di dolcezza che contrasta con ciò che sappiamo di lui, con la violenza bruta, assassina che lo ha animato in vita – sedicente uomo religioso che uccideva in nome e per conto di quell’Allah che si vorrebbe trionfante e ghignante sugli infedeli di ogni risma.

Si dice di lui che avrebbe offerto cento chili d’oro a chi avesse ucciso gli autori delle vignette satiriche su Maometto-kamikaze, il turbante armato di bombe assassine. Leggende, credo; cento chili d’oro sono un’enormità, forse gli sono serviti per farsi pubblicità – Dadullah era un esibizionista, cercava le interviste con i giornalisti occidentali, le riteneva parte della strategia del terrore, assieme alle scorticazione tradizionale dei prigionieri e dei nemici, alle decapitazioni di uomini e donne ad uso degli obbiettivi di chi poi le metteva in Internet -guardate cosa vi tocca, maledetti crociati, se ci capitate a tiro.

Un uomo malvagio, la personificazione del male assoluto, si mostra, in morte, coi tratti molli persuasi da una dolcezza ritrovata, una dolcezza nascosta in vita, forse quella del bambino innocente che é stato – prima che il messaggio violento di un Islam deviato ne alterasse la fisionomia e gli fornisse la smorfia orrida del capo talibano inflessibile, belva sanguinaria.

Chissà che bizzarro Paradiso islamico ospiterà Dadullah, chissà che pietà universale gli sarà compagna in morte. In fin dei conti é stato fedele al suo credo malvagio, lo ha interpretato con assoluto rigore e quella foto obitoriale così pietosa non gli rende giustizia.

troppo di tutto

Troppo di tutto. E' questa l'impressione che ho camminando per la mia città. 'Niente pubblicità, per favore.' E' scritto a penna fuori di una cassetta della posta.
Non ne possiamo più, siamo inondati da quintali di carte che non leggiamo, immediatamente riciclate senza che servano allo scopo: di informare, dire che centinaia di supersconti saranno praticati in centinaia di super/ipermercati, centri vendita di computer e altre diavolerie postmoderne.
'Consumate, gente, comprate, riempitevi le case di ogni ben di Dio, guardate le nuove televisioni al plasma, navigate nei mari virtuali di Internet mega-galattici con computers superveloci, il futuro é vostro!
Peccato che, di contro, gli economisti ci informino che i consumi ristagnano, le famiglie sparagnano l'euro straforte per tempi migliori.
Non ci fidiamo di quest'economia che viaggia sull'onda delle esportazioni e tralascia i consumi interni delle famiglie, non ci convince.
L'economia non gira con noi, come diceva uno slogan pubblicitario, l'ennesimo, gira altrove, ha preso la tangenziale e guarda all'Europa, al mondo, se ne va per i c…. suoi, insomma.
D'altronde chi l'ha detto che uno sviluppo senza freni sia migliore di uno sviluppo selettivo, mirato – anche contenuto, certo, che non sacrifichi a un'astratta idea di sviluppo economico i propri fondamentali: la salubrità dell'aria, delle acque, dei cibi, il rispetto del paesaggio, dell'ambiente che ci contiene, da cui traiamo vita?
Il bellissimo lungometraggio di Al Gore 'Una verità scomoda' ci avvisa in modo perentorio e assolutamente convincente che una regolata ce la dobbiamo dare. Subito, adesso, in questo preciso momento in cui tiriamo il respiro e ficchiamo il cucchiaio in bocca, pena pagare prezzi di morti e catastrofi ambientali che dire 'da brivido', é dire niente.
Giro il veneto e vedo scritte sui muri, sui cartelli stradali: 'basta fabbriche e capannoni!'
Non c'é più spazio per uno sviluppo ulteriore e senza freni. La tangenziale di Mestre scoppia e c'é da credere che il nuovo Passante (che tanta opposizione ha suscitato nelle genti che lo subiscono e tanti costi ha imposto alla Regione Veneto) sarà insufficiente alla bisogna già il terzo giorno dopo la sua inaugurazione.
Fermiamo il mondo. Non per scendere, bensì per ripensarlo, ricostruirlo e dirlo abitabile e bello com'é nei ricordi della mia generazione e di quella dei padri e dei nonni.
Dubito che le prossime generazioni possano dire altrettanto se il trend al massacro del pianeta non si inverte.

di quella pira…

Di quella pira l'orrendo fuoco…recita una notissima aria. Beh, ci siamo. Arde la pira del conflitto d'interessi, ma non é detto che vi si sdrai il cadavere per l'incinerazione.
Di certo non volontariamente, sentite le ultime reazioni dell'interessato e della cavalleria e fanteria e artiglieria abitualmente schierate a battaglia dei molti e corposi interessi.
E' una vecchia questione, che andava impostata e risolta prima che un ricco multimiliardario 'scendesse in campo' e usasse di una fragile democrazia senza regole per salvarsi da molti processi in cui era imputato (naturalmente a causa delle troppe toghe rosse in circolazione che lo vedevano come il fumo negli occhi).
La sua accumulazione primitiva, peraltro, si ascrive documentalmente alla molta farina sparsa dappertutto nel mulino della prima repubblica – com'é noto a chiunque abbia seguito la cronaca degli ultimi vent'anni -; agli altri consiglio di leggere i molti libri sull'argomento e sul personaggio in questione reperibili nelle librerie o su Internet alla voce Berlusconi Silvio e associati oppure Mediaset e Fininvest e relative scatole cinesi scampa-fisco assemblate alla bisogna alle Bahamas o alle isole di Capo Verde.
Di tutto il carico d'assi che il Nostro ha sbattuto sul tavolo, la cosa che più mi ha colpito é stata la frase : l'Italia non é l'America' – per dire che le buone cose che si fanno laggiù a tutela delle regole democratiche e del buon funzionamento di una democrazia qua non si possono e debbono applicare. Perché, di grazia, mio buon Cavaliere?
Il Cavaliere buono (fino a ieri) naturalmente non saprebbe rispondere in modo convincente a questa cortese domanda.
Degli americani gli andava bene tutto (Iraq, films da importare per le sue televisioni, stili di vita) meno che il sistema giudiziario (norme severissime a tutela dell'onore della corte e del giudice), il regime fiscale troppo occhiuto e, adesso, il blind trust.
Un filo americano tutto d'un pezzo, come si vede, peraltro capace di conciliare il diavolo con l'acqua santa – amico personale di Bush e di Putin e di chiunque gli riconosca l'omaggio di grande statista e non lo rabbui con domande fastidiose sulla politica che ha in mente, avversa a quella dei suoi molti nemici.
Non ho molta fiducia che il progetto di legge sul conflitto di interessi studiato dalla maggioranza di governo riassesti le regole democratiche in una cornice di legalità repubblicana e di normalità europea e/o americana.
In questo, forse, va riconosciuto a Berlusconi il fiuto dello statista all'italiana. Per tema dell'artiglieria e della fanteria e della cavalleria che ha schierato a battaglia (uno schieramento imponente, come ognuno sa) si varerà l'ennesima leggina mediata al ribasso, magari in cambio di un placet sulla legge elettorale.
Il governo Prodi non é il governo che vorrei; troppa fragilità e necessità di ricorrere a compromessi al ribasso, ma é quello che passa il convento; tocca accontentarsi in attesa di tempi migliori.

all’interno del tempio

'…poi perché il dolore é eterno, ha una voce e non varia.' U. Saba
Forse é già accaduto nella storia della Chiesa che all'interno di un tempio si siano levate voci dissonanti, di protesta contro un ministro del culto che invocava sentimenti che il popolo non sapeva/voleva esprimere. Ciò malgrado fa impressione il filmato del coro dei parenti di Vanessa -figlia del popolo uccisa da mano di donna per chissà che parola, che reazione- che negano a gran voce il perdono cristiano nel momento dell'arrivederci in un mondo meno malato di questo che ci ospita.
Chiedere perdono é atto obbligato per un ministro del culto, catarsi fondativa di una Chiesa che sull'amore per tutte le creature poggia entrambi i pilastri del suo arco di trionfo. Trionfo divino, del figlio dell'uomo che é Dio e si é immolato sulla croce a riscatto di tutti i delitti, anche i peggiori, quelli che mai avremmo immaginato possibili e tuttora riusciamo a immaginare -il peggio non é mai morto si dice.
Ho guardato in faccia l'assassina nelle molte fotografie che ce la descrivono e ho letto nel suo viso la durezza dei tratti di chi aveva perduto l'anima non per sua colpa, vittima anch'essa di una violenza che annichilisce, della banalizzazione del corpo e della persona che stravolge i sogni di futuro di una ragazza immigrata per cercare una miglior vita. Quale raptus della mente l'abbia afferrata e trascinata nel gorgo improvviso di un omicidio orrendo ancora non é dato di sapere e tuttavia la sua storia non può non essere compresa in quel sogno di perdono divino che riscatta ogni storia, nel dolore universale a cui non riusciamo a sottrarci ognuno e tutti.