Archivio mensile:aprile 2007

giustizia é fatta?

Prendiamola alla lontana, per meglio capire l'importanza della posta in gioco. All'alba della storia dell'umanità erano i re e gli imperatori ad amministrare giustizia, figure investite di autorità divina. Naturalmente avevano i loro consiglieri, prototipi atavici dei moderni avvocati, ma non erano di parte. C'era una sola parte: il giudizio del re – davanti al quale ci si inginocchiava tremanti. Che le loro sentenze fossero infarcite di svarioni, parto di personalità dementi o gridassero vendetta al cospetto del Dio che si invocava poco importava. Era importante che qualcuno si facesse carico in modo autorevole e definitivo dell'angoscia maggiore che c'é nel cuore di ogni uomo e di tutti gli uomini: avere giustizia, pensare che la giustizia – fondamentale rapporto tra gli uomini e il male che a loro quotidianamente accade – fosse possibile.
Alcuni di questi principi regnanti avocavano direttamente a un 'giudizio di Dio' il responso, la sentenza. L'accusato o l'accusatore entravano nell'agone e, davanti al popolo riunito, risolvevano a suon di spade e di lance la contesa. Il giusto avrebbe trionfato, era la credenza, perché 'Dio non può tollerare il male e l'ingiustizia'.
Scendiamo ora ai fatti di cui si parla in casa nostra e proviamo a fare un paragone. Nel caso di Cogne e nella sentenza Sme che manda assolto il Cavaliere, giustizia é fatta? Il giudizio di Dio é stato pronunciato, quel Dio che non può, per definizione, tollerare l'ingiustizia e la falsità?
A voi la risposta, popolo sovrano, (tuttora le sentenze si invocano nel mome del popolo, pallido e controverso sovrano).
Il dramma dei giudici a cui abbiamo appaltato le sentenze da pronunciare in nome del popolo é che non hanno mai avuto investitura divina.
Sono nominati giudici da anonimi concorsi statali, sono uomini come noi, portatori -com'é ovvio- di opinioni di parte, sono contestatibili, ricusabili e -da un decennio a questa parte- anche accusabili di essere comunisti, toghe rosse che pretendono di sostituirsi al potere politico -solo sovrano, secondo Berlusconi e i suoi fidi seguaci, che possa investire di potere il politico di turno e mandarlo assolto di ogni accusa una volta installato al potere.
Oggi Berlusconi é assolto, udite, udite, e le toghe rosse si sono dissolte come d'incanto, la giustizia é tornata normale, cioé, come sempre, incapace di attingere la piena verità dei fatti. E' normale giustizia di poveri cristi cui sono stati tolti i poteri inquisitori di un tempo, -grazie alle leggi volute da Berlusconi- che si barcamenano come impiegati statali cercando verità ballerine, evanescenti come l'aria calda sull'asfalto d'estate. Appena possono danno le dimissioni e passano ad altro incarico o vanno a fare conferenze nelle scuole per spiegare come in questo paese si é voluto avvilire una giustizia già avvilita di suo da un sacco di tempo.
Perché il problema é questo, cari i miei lettori, che la giustizia, da tempo immemorato, é incapace di attingere la verità, sua sola autorità residua e, insieme, illusoria fata Morgana.
La Franzoni ha ucciso Samuele? Si. Forse. No. Non proprio o forse si, ma solo a metà, per questo le dimezziamo la pena e domani, in Cassazione, chissà, la manderemo assolta, tanto, dopo tanto baccano mediatico, non gliene fregherà più niente a nessuno.
Berlusconi ha corrotto i giudici incaricati della sentenza Sme? Beh, il suo avvocato si; sappiamo di un versamento della Berlusconi s.p.a. che é passato nei conti di Previti per finire poi in quello del giudice in questione, ma in primo grado il reato é stato prescritto, poi ripescato e mandato a Perugia, oggi scompare per miracolo tutto italiano: 'il fatto non sussiste'. E' morto il re, viva il re.
Per la giustizia italiana troppi fatti non sussistono, al punto che ci si chiede: ma sono accaduti davvero? Non é che ce la siamo sognata la strage di piazza fontana e quella dell'Italicus e l'aereo Itavia che si inabissava con le sue vittime incolpevoli e il povero Pacciani non era, invece, un buontempone, un buon compagno di merenda e le sue vittime coi pubi e peni amputati del tutto inventate da una stampa maledetta sempre in cerca di notizie macabre e assassine?
Di fronte a un tale quadro é difficile resistere alla tentazione di chiudere bottega.
Nel gioco del lotto della giustizia dei tre gradi di giudizio -solo esempio al mondo, credo- può andarti bene in primo grado, maluccio nel secondo e puoi trionfare nel terzo. Chi ha ragione di tanti occhi che guardano gli stessi imputati e i loro misfatti (presunti, naturalmente)? Gli occhi dei giudici di primo grado, di secondo o del terzo? Facciamo che li chiudiamo tutti insieme i nostri occhi di popolo per non vedere lo scempio di giustizia e la sua assoluta inutilità?
Gli scienziati ci informano che sono pronti moderni tests sostitutivi del vetusto siero della verità. Sono affidabili al novantacinque per cento. E' una buonissima percentuale. Sicuramente molto più alta dell'affidabilità delle sentenze emesse in nome del popolo italiano negli ultimi sessant'anni. Che si aspetta a riformare il teatro della giustizia in questo senso? Costerebbe infinitamente di meno dell'attuale baraccone e probabilmente non ci verrebbe in mente di aver sognato di piazza fontana, dell'italicus, dell'Itavia e di un tale di nome Berlusconi, uomo retto, onesto e perbene, chissà perché avversato dai giudici comunisti per ragioni tutte e solo politiche.

l’Agenzia

Che la vita delle spie sia una vita di m…. lo si sapeva. L'ultimo in ordine di tempo che ce lo ha confermato é quel tale, un russo, Litvinienko o giù di lì.
Prima di bersi golosamente un bibitozzo corretto al polonio bazzicava intorno all'emissario di Guzzanti Paolo, il presidente della commissione Mitrokin, e gli confermava per iscritto, dietro pagamento di una discreta sommetta, che Prodi era uno 'coltivato' a Mosca – trovatemi voi un'idio-zia migliore di questa nel mare magno delle scemen-ze prodotte da quella commissione col fine di diffamare gli avversari politici.
The good sheperd, il bel film di Robert De Niro, ci dice qualcosa di più intorno alle spie e a quell'Agenzia che, in grande stile, praticò, ovunque nel mondo, l'arte ignobile dello spiare, depistare, deformare la verità ai fini di una politica imperiale dell'America antinazista prima e poi anticomunista.
Ci dice che tutto quello sforzo finanziario e l'avvilimento delle vite degli uomini che vi profusero talenti degni di miglior fine servì solo ad avvelenare i rapporti tra nazioni confinanti e a ideologizzare lo scontro tra opposti sistemi politico-economici, marginalizzando gli uomini migliori dell'Amministrazione, -coloro che suggerivano il dialogo ad oltranza, un confronto anche duro con il nemico comunista teso ad evitare l'escalation nucleare alla quale si arrivò vicinissimi durante la crisi di Cuba e il fallimento dello sbarco militare alla Baia dei Porci.
Non so se si può fare a meno delle spie e dello spiarsi vicendevole nel rapporto tra gli Stati, ma provo a crederlo possibile, allineandomi al pensiero di quegli scienziati incaricati di aggiornare l'orologio dell'Apocalisse nucleare. Nel 1953, durante la crisi di Cuba, era a due minuti dalla mezzanotte, due minuti al lancio dei missili e dell'ecatombe che ne sarebbe derivata, poi, nei decenni a seguire, le lancette andarono indietro fino a meno diciassette minuti.
Con la crisi iraniana siamo arrivati a meno sette minuti, lo stesso tempo-limite di quando fu creato.
Scrive Romagnoli in suo articolo di qualche tempo fa che 'al potere abbiamo, un po' dovunque, personaggi di nessuna mitezza e di scarsa lungimiranza, gente che ha confuso la missione della politica con il mestiere delle armi e rinnegato ogni legge tranne quella del più forte.'
Urge elaborare i pensieri nuovi e diversi della diplomazia e della pace possibile in ogni dove del pianeta, ma sopratutto nel paese che ha creato l'Agenzia, – la famigerata Cia degli assassinii mirati ai fini della politica imperiale del Stati Uniti d'America.
Se il film di De Niro aiutasse a diffondere una riflessione in questo senso meriterebbe un Oscar. Per il miglior auspicio rivolto alla pace futura tra popoli e nazioni.

nessuna religione ha mai salvato il mondo

Dovevo una risposta a una signora che, come me aveva seguito con vivo interesse l'intervista di Fazio a Olmi, regista di 'Cento chiodi.' Sono andato a vedermelo, il film, finalmente, e ora ne posso parlare. Non era chiaro, dall'intervista di Fazio, il significato del crocefiggere gli antichi libri e le loro troppe 'verità'; sembrava un manifesto, un proclama; é, invece una storia, una piccola storia di impazzimento -come ne vediamo tante ogni giorno e mesi e anni della nostra vita, attorno a noi e, talvolta, in noi.
Piccoli impazzimenti di breve durata con cui conviviamo, coscienti del nostro essere mostri, a volte, altre volte santi caritatevoli o eroi: figurazioni caotiche e imprevedibili delle infinite orbite neuronali dentro al buio delle nostre menti.
E' una storia semplice, quella di Olmi, la storia di un impazzimento, appunto, quello di un professore di filosofia convinto che nessuna religione, nessuna verità abbia mai salvato il mondo degli uomini. Con gesto enfatico, provocatorio, rabbioso, il bel professore inchioda al pavimento della biblioteca i libri delle 'menzognere' verità e si dà per disperso, disseminando tracce di un finto suicidio.
Segue un idilliaco quadro di umanità ritrovata e vita residua alle foci del Po', fiume ammaliante e malato, avvelenato da siccità e polluzioni venefiche (sarà colpa di qualche stregone neo-celtico che da qualche anno va a mescolare sue strane ampolle alla sorgente?). Malate sono anche le vecchie persone che, nella frazione abusiva e fuori delle correnti della storia, sopravvivono rassegnati ai guasti della modernità assassina, quella delle nuove darsene per ricchi turisti e degli altri insediamenti mostruosi della postmodernità.
Un bel film, struggente come lo é il passato che fluisce e ci lasciamo alle spalle, convinti che il futuro é buio e dal buio che ci impaura non possono uscire altro che mostri.

alzarsi in volo

Non ho mai amato la politica. Nell'accezione moderna, intendo, quella autoreferenziale dei partiti che parlano solo al loro interno, a una ristretta cerchia di iscritti e simpatizzanti e, sui giornali e fuor dai video, mandano i portavoce ad insultarsi tra di loro l'un contro l'altro armati.
Non amo i politici che fondano i partiti sulla misura degli interessi privati che andranno a perseguire, quelli che si comprano la politica coi molti soldi che hanno a disposizione e trovano pronti al servizio maggiordomi e lacché di ogni tipo e levatura professionale che sostengono il padrone con tesi e argomenti che offendono l'intelligenza dei lettori/ascoltatori.
Alla fine di una carriera di onorato servizio mi é stata offerta la segreteria provinciale di un importante sindacato, trampolino di lancio di una possibile carriera politica, ma ho declinato l'invito gentilmente. Perché? mi chiese il mio grande elettore cogli occhi spalancati dalla sorpresa. Gli risposi con mi piaceva andare a funghi e lo salutai, ma la risposta vera era: troppa noia. Troppe assemblee in cui ogni delegato si sente in obbligo di prendere la parola e dire la sua, anche quando é la ripetizione di una tesi già sostenuta da decine di altri prima di lui e poi all'epoca non vigeva la legge Sirchia di divieto di fumo nei locali pubblici e ci avrei rimesso la salute.
La politica che amo é di là da venire, ha a che fare coi cittadini, i consigli di quartiere, le municipalità, i problemi concreti del territorio da affrontare e risolvere possibilmente per il meglio e non per far piacere al partito di maggioranza relativa e al suo leader del momento. Amo l'idea della polis, della comunità coesa che partecipa alle assemblee a tema, la Val di Susa, tanto per fare un esempio, o la base militare di Vicenza o quel paesino sperduto dove un governatore-pirla ha deciso di aprire una discarica per rifiuti tossico-nocivi senza consultare chi ci vive.
Mi piacerebbe ascoltare discorsi di democrazia diretta, ai congressi di scioglimento-rifondazione della Margherita e dei Ds, ma non colgo i toni alti, non vedo figure politiche nuove alzarsi in volo a confortarci sul poco di nuovo che auspichiamo come cittadini delle molte polis di questo disgraziato paese. Non mi aspetto incipit tipo : 'Ho fatto un sogno…' come disse quel tale a Memphis prima di essere ucciso, ma almeno qualcuno che si alzi e dica : vorrei che uscissimo definitivamente dall'incubo della politica- politicata, autoreferenziale e da quella dell'ultimo lustro da cui siamo usciti per il rotto della cuffia: la politica comprata dai soldi e avvilita dal servizio a un padrone-ridens che aveva la necessità di liberarsi dei suoi giudici.

margherite e viole

C'é qualcosa di nuovo oggi nel sole? E' lecito chiederselo a fronte del gran parlare che si fa del partito nuovo che avanza, quello democratico -di cui tanto si annuncia senza che un solo argomento di sostanza ci appetisca, ce lo faccia piacere più dell'antico. Per quanto obsolete e decadenti, ci piacciono molto di più le viole nelle aiuole della bella poesia del Pascoli, infatti, più delle margherite dai petali teodem-ocratici che si opppongono ai Di.co.
Che sinergie sociali positive possa esprimere la somma di ex democristiani e di post comunisti non so dire, forse un qualcosina di Welfare in più rispetto ai libertini della cdl amanti dei condoni fiscali, previdenziali ed edilizi, ma é davvero poca cosa per infiammare gli animi e commuoverci come facevano all'animo del poeta le viole del convento dei cappuccini.
Ci costringe a riflettere, questo si, se sia meglio un grande raggruppamento che metta nell'angolo i partitini-banditi alla Mastella -sempre pronti all'agguato e al ricatto dei voti che scarseggiano in Parlamento- o se sia meglio secedere serbando fede nelle ragioni di fondo del proprio elettorato di riferimento e nelle sue radici storico-culturali.
Mancano i voli pindarici in questo contesto di scioglimenti e rifondazioni, manca il volo dell'aquila capace di spazi alti e chiari e se il raffronto é col modesto asino democratico degli States (dove vota si e no il quaranta per cento degli aventi diritto), beh, a quei ragli stonati e pietosi preferiamo l'antico delle viole nel convento dei cappuccini.

con altri occhi

E' come una pianta simbionte che ti germoglia attorno coprendoti delle sue foglie e pianta le minuscole, forti radici ovunque intorno al tronco. A un certo punto del suo sviluppo tu stai sotto, completamente coperto di foglie non tue; sei ancora vigile, cosciente, ma vedi il mondo e la luce con altri occhi.
E' quando dormi -un dormiveglia disturbato, mezzo cosciente- che intuisci quel che ti avviene. Hai fatto il tuo tempo, c'é un altro cammino da intraprendere, un sentiero stretto che si percorre da soli, dove porta non sai, ma lo devi percorrere perché é la tua storia e nessuno la può surrogare, un pezzo ti strada assieme a chi ti é caro e poi ciao, ci vediamo. Saluti gli amici uno a uno con discrezione e le frasi semplici di sempre, dove vai? in viaggio, ma va e dove? non so ancora, ma é il viaggio che conta, le cose nuove, la gente e le vite diverse; sei strano, ma no, quando torni? ancora devo partire e già vuoi che torni.

E' così che vanno le cose quando ci si perde e il mondo risuona di voci aliene. E' un viaggio, lo sperdimento é la condizione giusta per attingere al pozzo nascosto del sé; molte sono le storie e tutte diverse, tutte da osservare nel loro incanto dell'attimo di là del vetro del finestrino.

i segreti di Pulcinella

La cosa che disturba di più della cosidetta 'politica' é la sua prevedibilità. Delle varie figure che si presentano davanti ai video dei telegiornali per fare le loro dichiarazioni, ognuno di noi é in grado di anticipare gli argomenti, le arditezze concettuali (sic), le incertezze lessicali, i compiacimenti idiomatici e, i più bravi, perfino di mimare i toni, i tic e le espressioni dei visi.
E' il cosidetto 'teatrino' della politica nostrana e il tono da commedia provinciale potrebbe divertire, se non fosse che si muove sullo sfondo di drammi 'globalizzati' i cui attori sono 'resistenti' talibani tagliagole e le loro vittime. La guerra, per il materiale esplosivo che contiene, per i soldati che vi muoiono e per gli incolpevoli morti civili che la definiscono in inspiegabile tregenda esistenziale, mal si concilia con i tarallucci e il vino della politica italiana.
Che si siano pagati fiumi di denaro per riscattare i vari ostaggi catturati dalle diverse fazioni di terroristi (o 'resistenti', come più vi piace: una delle varie forme del resistere -ahinoi assai efficace- é il terrorizzare) é uno dei tanti segreti di Pulcinella della politica nostrana, ma gli esponenti della destra berlusconiana che hanno chiesto il dibattito parlamentare sembrano dimenticarsene – ed ha facile gioco la maggioranza di governo nel far passare di mano in mano nell'emiciclo le carte che lo dimostrano.
Sciogliere il segreto di stato -pomposo nome che Pulcinella dà ai suoi segreti- mostrerebbe come il gioco della distinzione italiana nelle sue missioni di guerra e pace abbia il fiato corto. Abbiamo sempre tenuto il piede su due staffe e che si riesca ancora a cavalcare passabilmente sulla scena della politica internazionale é miracolo tutto italiano com'é la pizza e la Ferrari e la Yespica -terrena Uri laudata dal Cavaliere come sua sposa in un'altra vita.
Molto dibattito assassino e arrabbiato gioco delle parti tra destri e sinistri si sarebbe potuto evitare solo che non si fosse mitizzata la libertà di stampa -che esige il protagonismo eroico dei vari inviati che vanno 'dentro la notizia'.
Caro Mastrogiacomo e compagnia eroica, dei talebani sapevano quanto bastava a dirceli gente del passato, guerrieri di obsolete sante parole come sono l'Islam, Allah e il suo profeta; davvero non era necessario andarli a intervistare per 'meglio capire'.
Una certa distanza tra noi e loro non guasta, mi creda. Lasciamoli al loro destino e alla loro storia; dimentichiamo l'Irak, l'Afganistan, l'Iran per un po'.
Limitiamoci a monitorare coi satelliti gli eventuali impianti atomici in crescita e ipotizziamo – Onu consenziente- di sterillizzarli manu militari, se minacciassero la pace nella regione e nel mondo.
Un controllo a distanza, insomma, dall'alto della nostra superiorità militare e tecnologica, finché sapremo farla durare.
Uno scontro sul terreno non paga: troppi morti, troppo inutile dibattere e costoso denaro pagato per riscattare gli ostaggi temerari.

i buoni,i brutti,i cattivi

Non si interrompe un'emozione, disse una volta W.Veltroni, perorando la buona causa dei films trasmessi in tivù contro le stupide interruzioni pubblicitarie.
L'appello rimase inascoltato e così, ierisera, mi é capitato di guardare, a spizzichi e bocconi, due films: la vita dell'apostolo Pietro su Raiuno e le gesta di re Artù agli inizi del suo regno sul Cinque. Ne sono scaturite sinergie storiche e le inevitabili comparazioni.
I cristiani perseguitati e 'buoni' nel loro doloroso apostolato iniziale dei tempi di Pietro martire, diventavano fanatici inquisitori e torturatori di incolpevoli pagani nel film di Artù e dei suoi cavalieri. Il verbo mite e suadente del primo cristianesimo in faticosa e martirizzata espansione si mutava in ingiunzione violenta e sopraffattrice ai tempi della Roma post imperiale che cedeva il passo ai popoli barbari e lo scettro al solo monolito occidentale in grado di sopravviverle: la Chiesa cattolica romana.
Potere del tempo che passa e degli uomini che mutano i loro pensieri e i loro comportamenti secondo lo spazio che consente loro di 'allargarsi', di guadagnare terreno e potere.
E' una storia di dolore, naturalmente, quella dei popoli pagani soccombenti al Cristianesimo trionfante. Trucidati, se resistenti, coi loro idoli e i templi distrutti, quei pagani torturati e uccisi aprirono la strada alle successive imprese di conquista dei cuori e delle menti (e sovente delle terre e degli imperi) in ogni dove dell'Europa medievale.
Catari e patarini furono sterminati a migliaia per la loro pretesa di morigerare i costumi dei cardinali e dei vescovi e di predicare il verbo originario della mitezza dei cuori e della povertà come sola regola di amore per il Cristo e di distacco dalle miserie del mondo.
Arsero ovunque, immensi, i roghi voluti da Domenico di Guzman e da Bernardo di Clairvaux col presidio armato dei signori medievali radunati nella Crociata contro gli eretici che si appropriavano delle terre, dei castelli e delle città bruciate al loro passaggio. Il cesaro-papismo inizia da molto lontano e si sviluppa ininterrotto nei secoli successivi fino ai giorni nostri.
Una domanda mi girava per la mente guardando le due epopee storiche comparate: era la sola storia possibile quella dell'imposizione del Verbo con metodi violenti?
O cattivi soggetti vocati soggettivamente al male si impadronivano delle parole d'ordine allora vincenti per compiere le loro malefatte sui più deboli?
Mi spiego meglio: i buoni martiri cristiani arrostiti, crocifissi, sbranati dai leoni e sempre oranti e rassegnati alla loro sorte si sarebbero comportati come i loro eredi più tardi, se fossero vissuti al loro posto?
Può dirsi una malattia originaria quella che promana dal verbo di verità assoluta che ogni religione pretende, una malattia infantile che solo gli antibiotici della postmodernità hanno saputo contenere e sconfiggere (salvo i recenti ritorni di fiamma)?
Buona Pasqua di passione (in ritardo), cari amici dei blogs.

libertà,che vana parola

Libertà. che vana parola! Non mi ricordo chi l'ha scritta e perché, ma suona bene. Siamo liberi di fare tutto ciò che non ci é proibito, ma sono molte le proibizioni che limitano il nostro spazio di libertà. Dalle norme costituzionali a quelle sulla pubblica sicurezza e passando per i dieci Comandamenti, l'autostrada delle libertà personali si restringe fino a diventare una carrareccia o un sentiero impervio.
In generale, possiamo fare tutto ciò che non reca danno e offesa al nostro prossimo, ('la tua libertà finisce dove comincia la mia' mi diceva un compagno di scuola un po' saccente), ma sono molti coloro che estendono 'manu militari' il loro spazio privato a detrimento di quello del loro prossimo.
Non dovremmo offendere ed insultare chi ci appare nemico di opinioni, ma basta un nickname e su Internet -nuovo frontiera di apparente, massima libertà- possiamo dare dell'imbe-cille a chi ci contrasta o parteggia per la destra o per la sinistra, senza incorrere in costose querele di parte.
Di You tube si occupa Galli della Loggia, oggi, sul Corriere, per segnalare l'avvilente 'intervista' di un postmoderno Lucignolo a un'insegnante spaventata dalle male azioni dell'imbe-cille e dalle conseguenze di una sua forte reazione. Che cosa é consentito fare a un insegnante in questi casi che non incorra nelle ire dell'assemblea dei genitori convocata per segnalare le malefatte dei pargoli ed -eventualmente- punire? Non molto, a quanto pare. Molti insegnanti ricorrono ad un'assicurazione privata per tutelarsi dagli effetti di eventuali cause intentate contro di loro dal genitore-avvocato che parteggia sbracatamente per l'adorato figliolo.
Sono preistoria i tempi in cui le madri accompagnavano il figlio a scuola e raccomandavano all'insegnante di dargliele di santa ragione in caso di comportamenti violenti o devianti. La solidarietà tra autorità naturali e autorità socialmente riconosciute si é spezzata, perché, a causa di chi/e?
Restano gli uomini in divisa a fare barriera, ma vengono chiamati solo a nefasto avvenuto e dolore nel cuore per il castigo che -raramente- ne consegue.
Un mito di vana libertà ci riempie le menti e, nel caso degli adolescenti di You tube, un delirante, aggressivo senso di onnipotenza e di sicura impunità.
Quando vengono pizzicati però -grazie a sofisticate ricerche degli esperti-, in genere rin-co-glioni-scono e ai genitori turbati giurano che non lo faranno mai più -ma altri, di rincalzo, subito riempiono le cronache delle malefatte nelle scuole o sulle strade a 240 all'ora.
Che cosa spinga questi adolescenti rimbe-cil- liti dalla nuova tecnologia dei videocellulari a umiliare gli insegnanti più pavidi e acquiescenti non ci é dato di sapere.
La sociologia fornisce sofisticati strumenti di analisi, parla del venir meno dei riti di iniziazione atavici -quando l'adolescente veniva mandato nella foresta munito di una lancia e poco altro e doveva restarci per una settimana o più- ma non fornisce strumenti di uso immediato atti a surrogare quel vuoto di antiche sfide e ricerca di ruoli guerrieri impraticabili nella postmodernità. Che fare?
La soluzione adottata a Singapore delle dieci nerbate inferte a un americano naturalizzato (solo per questo fece scandalo sui giornali di tutto il mondo) ci suona medievale. Aveva strisciato con un cacciavite una vettura in parcheggio, chissà che farebbero laggiù ai nostri disegnatori notturni che impazzano sui costosi intonaci delle nostre case.
Quel che é certo é che funziona. Molti milioni di esseri umani vivono e si riproducono sotto un ordine sociale che si richiama al taoismo: rispetto degli anziani e delle gerarchie sociali in primis. Non si trovava una carta o una cicca per terra nelle strade di Singapore ai tempi del mio viaggio.
La cosa vi conturba, delicati, soavi anarchici individualisti, miei concittadini?
p.s. Non ho informazioni di prima mano, ma credo che, laggiù, viga uguale severità anche per chi infrange le norme sugli adempimenti fiscali comunemente convenuti.
Buona giornata.