Archivio mensile:marzo 2007

persiani e spartiati

Io alle Termopili ci sono stato. Il paesaggio era -ca va sans dire- molto diverso da quello cupo e notturno rappresentato nel film 300 -che dell'epopea guerresca degli spartiati dà conto con enfasi da fumetto. Provai a immaginare in che modo ed esattamente dove il re spartano Leonida aveva disposto i suoi uomini per riuscire nella incredibile impresa di fermare per giorni l'avanzata di uno spaventoso esercito di nemici, ma davvero non vi era modo, nel paesaggio che avevo sotto agli occhi, di simulare il bis di una tale impresa. Tutto muta e scompare e in molti altri luoghi della Grecia classica, da Olimpia a Delfi, la desolazione del vuoto paesaggio di rovine non offre molto alla, pur generosa, immaginazione dei visitatori.
C'é del vero nelle leggende, lo sanno bene quegli archeologi che, sulla base degli antichi poemi e dei riporti scritti delle mitologie hanno scavato e portato alla luce le rovine di Troia e la tomba di Agamennone e di Filippo il Macedone, padre del magno Alessandro. Possiamo, perciò, dare credito di storia alla leggenda di un manipolo di valenti guerrieri che é riuscito nell'impresa di sterminarne migliaia, dei molli e demotivati soldati che andavano al seguito di Serse, re dei re.
Molte delle città che assediava si sottomettevano senza combattere per l'evidenza di una sproporzione apocalittica tra le forze degli assediati e il formicante esercito che avevano sotto gli occhi, ma Sparta era un'altra cosa. Leonida e i suoi guerrieri coraggiosi sciolsero la cera delle apparenze e il loro sacrificio consentì la vittoria delle forze greche alleate nella successiva battaglia di Platea.
Ad Ahmadinejad non piace il film che ho citato e, men che meno, la pagina di storia a cui attinge. Accusa i produttori, il regista e tutti coloro che hanno contribuito a realizzarlo di aver compiuto un vergognosa operazione di provocazione politica e di propaganda negativa nei confronti del suo popolo. Un altro esempio di come non sia facile sbarazzarsi della storia e delle leggende che nutrono i nazionalismi e le religioni al di là del succedersi delle generazioni nuove.
Un errore, tuttavia, lo possiamo imputare ai vertici politici iraniani e a tutti coloro che li sostengono nelle manifestazioni di piazza organizzate.
Non vi era alcuna apparente necessità politica di arrestare i marinai che hanno sconfinato nelle acque dello Shatt el arab. Vero o non vero che fosse l'episodio (e gli inglesi dicono di avere foto satellitari che mostrano il contrario) i vertici politici politici e militari dell'Iran sapevano bene in quale vespaio si sarebbero andati a cacciare procedendo all'arresto dei marinai britannici, ma -per una qualche strana ragione- hanno deciso di ficcarcisi dentro.
Che farà ora l'Europa, alleata dei britannici, non é ancora dato di sapere, ma é a tutti chiaro che le escalations di ogni genere e tipo sono pericolose, possono sfuggire di mano. Dalle parole grosse al pugno in faccia il passo é davvero breve e, oggi, gli spartiati dell'Europa non hanno bisogno della gola delle Termopili per dare una lezione agli iraniani. Bastano azioni mirate e bombe intelligenti su 'obbiettivi sensibili', come si dice in gergo politico-diplomatico, se le sanzioni economiche non bastassero.
Davvero la sensatezza é l'ultima delle virtù dei vertici politici iraniani, da un po' di tempo a questa parte, e di sensatezza c'é davvero bisogno in grande quantità in questo scorcio di nuovo millennio che ci siamo tutti augurati nascesse sotto il segno della pace tra i popoli e le nazioni.

passiamo ad un altro argomento

Abbiamo capito, preso nota, tenuto in considerazione, avversato o giustificato -secondo i diversi punti di vista- quanto raccomandato dai vescovi e cardinali riuniti a congresso. Sappiamo che pesano molto politicamente, che possono condizionare larga parte del nostro parlamento che, in maggioranza trasversale, rende omaggio ai sacri principi della stato laico, ma osanna un giorno si e l'altro pure le noiose reiterazioni dei punti di vista dei prelati nostrani.
Possiamo passare ad altro argomento? Lo si fa alla radio e alla televisione per gli altri eventi, dando voce ora a questo ora a quello dei giornalisti e degli esperti o degli ascoltatori; lo si fa sui giornali, dove un tema tiene banco per un certo numero di giorni poi passa in quarta o sesta pagina, trafiletto in basso a sinistra; possibile che solo da noi -mitico Paese di Mezzo tra il sud e il nord dell'Europa- si aprano i telegiornali con la notizia-bomba che il papa e i suoi fidi sono contro i Dico e contrari all'aborto e alla contraccezione?
Dove sta la novità che giustifichi queste scelte editoriali dei nostri coraggiosissimi direttori di redazione e giornalisti tutti?
Mancano altre notizie interessanti da sbattere in prima? Non mi pare. La rassegna stampa dei giornali offre cento possibilità di aprire con la politica estera e un po' di sguardi a volo d'uccello sul pianeta tutto aiuterebbe a svelenire il l'aria provincial-miasmatica che respiriamo -giornalisticamente parlando.
Magari facciamo come con le targhe alterne e le domeniche ecologiche: il giovedì e il venerdi stop ad ogni 'notizia' proveniente da Oltretevere e la domenica riposo per tutti, tutti a piedi e in silenzio come durante gli esercizi spirituali.
Nessuno si é mai preso la briga di fare un calcolo di quanto tempo audio-video é dedicato al Vaticano in rai, sulle reti mediaset e sui giornali? Hanno sforato alla grandissima sulla par condicio e sul pari accesso dei partiti maggiori e minori e non una voce autorevole che si levi a protestare, a parte i soliti comunisti e il Boselli. Strano paese il nostro. Conosco un tale che si é fatto un paio d'anni di servizio nell'ambasciata italiana a Teheran. Gli chiederò se anche laggiù, stato teologico, la televisione e la stampa offrono tanto spazio agli ulema e mullah e imam e ve le farò sapere.

il profeta crocefisso

Con la bonomia veneta che lo contraddistingue Ermanno Olmi parla di Gesù -uno delle grandi figure dell'umanità, lo definisce. Ne parla da un pulpito anomalo, dalla trasmissione 'che tempo che fa' di Fazio. Ha scritto e diretto un film, il suo ultimo film, dice Olmi, e a chi dedicarlo se non a lui, a Cristo, il figlio del Dio vivente?
E' un credente, Ermanno Olmi, lo si capisce da come ne parla del suo profeta preferito, da come lo dice figlio di Dio, ponte tra Dio e l'uomo, tra il male necessario e invincibile che impazza sul pianeta Terra (possiamo supporre anche su altri pianeti, se altre forme di vita si ipotizzano nel vastissimo universo che ci fa corona?) e il Bene che tutti noi dovremmo fare per aiutare Dio a vincere la sua terribile battaglia.
Si crocifiggono i libri, nel film di Olmi, si crocifigge metaforicamente la cultura universale e le sue molte, troppe verità che depistano i semplici di fede; meglio un caffé con un amico, dice Olmi per interposta sceneggiatura, che cento verità derivate da un libro. Non é una intuizione nuova la sua. Già Prevert, giocando da par suo con le assonanze e le rime, asseriva che 'il mondo mentale mente monumentalmente', ma é un tema e una presa di posizione quella di Olmi che mostra la corda sfilacciata della fede vetusta a cui aderisce.
Non c'é profeta e figura pubblica della storia al pari di Gesù che sia stata peggio interpretata pro domo loro dai suoi troppi, sedicenti seguaci; non c'é parola di verità peggio amministrata della sua nella postmodernità uscita a brandelli dagli scismi, le apostasie, le maledette Inquisizioni, le guerre dei trenta e dei cento anni, le crociate e i pogroms contro gli ebrei indicati come assassini del Cristo, sono queste le radici cristiane dell'Europa a cui i cattolici vorrebbero legare la futura Costituzione europea?
Categorie teologiche, filosofiche e morali quelle di Olmi che, c'é da giurarlo, verranno prese a prestito e usate come randelli dai vari teocons e teodem, prelati, vescovi, e filosofi schierati a difesa dell'ultima battaglia della postmodernità, quella della scomparsa delle religioni, del loro inevitabile transitare in un universo di dialogo tra culture, scienze e conoscenze del luogo che abitiamo e di quelli in cui emigreranno i bis, bisnipoti quando le condizioni di vita sul pianeta si faranno ostiche a tal punto da costringerli all'esodo.
Allora, forse, ai posteri dei posteri sarà chiaro che le leggende variamente e diversamente interpretate sul profeta palestinese -nel cui nome tante guerre religiose e fratricide sono state combattute a sproposito e con una ferocia degna di miglior causa- non meritavano tutta quell'attenzione alla lettera e dedizione appassionata.
Nessun Dio e profeta annesso dovrebbe rappresentarsi nella mente degli uomini e delle donne come Dio delle spade o delle bombe fatte esplodere contro gli infedeli o i miscredenti.
Un minimo di relativismo misto a sano buon senso ci salverebbe dalla figura barbina che facciamo nei confronti di coloro che verranno dopo di noi e giudicheranno il male e il bene che abbiamo compiuto nella storia e in nome di che e perché.
E' quella la nostra mitica valle di Giosafatte dove si capiranno ragioni e torti, cos'era bene e cos'era male; sarà la giuria dei posteri a scrivere le sentenze, così come per i cardinali che imposero a Galileo l'abiura é al nostro giudizio di moderni che spetta dire la condanna netta e senza appello che si riverbera sui loro eredi vaticani e le immote verità di cui si dicono difensori.
Una risata ci libererà e per stasera é quella che regaliamo di cuore alla Littizzetto quando dice dei santi e dei profeti che, se avessero saputo che ci saremmo scannati e sbudellati in nome della verità del loro Verbo, sarebbero andati a giocare a bocce al dopolavoro invece di percorrere le strade di Gerusalemme o le vie carovaniere che portavano a La Mecca.

pro o contro

Che la destra italiana si appresti a votare contro o ad astenersi sul decreto che rifinanzierà le nostre missioni militari all'estero é cosa apparentemente leggittima, dialettica democratica. Nel caso italiano, però, si evidenzia il trascorso canagliesco che fa diventare la questione altro: spallata, rivincita elettorale di chi ha male operato nella scorsa legislatura chiudendo con una miserabile legge elettorale che ha minato il terreno istituzionale e reso ogni passo del nuovo governo un possibile azzoppamento grave o la sua caduta definitiva.
Per un di più d'infamia, i tragici figuri del centro-destra opportunamente ammaestrati hanno latrato e latrano contro i senatori a vita rei di impedire il disastro apprestato con tanta luciferina intelligenza. Bene fanno gli uomini del centro-sinistra a sottolineare l'inesistenza della questione governo. La prossima votazione includerà a pieno titolo il voto dei senatori a vita come vuole la Costituzione e l'apporto dell'Udc, se ci sarà, sarà un segno di responsabilità di cui gli si darà atto.
Per futuri ribaltoni e cambi di maggioranza l'appuntamento é rimandato, con l'auspicio che una legge elettorale meno 'porcata' si faccia al più presto e dia alle istituzioni della Repubblica la possibilità di funzionare nell'interesse del paese.

la grancassa e i monsignori

La voce della giornalista alla radio si é appena spenta. In testa ho le sue parole, il racconto di una spedizione serale dei 'papa-boys' che convincono adolescenti psicolabili a togliersi i piercings dalle orecchie,nasi,bocche e accettano in cambio un rosario e l'indirizzo di un luogo dove convergere nei giorni a venire per giocare a calcio o ritrovarsi semplicemente. Per un verso dico:evviva! quella moda é orribile, l'ho sempre avversata, ma qui si tratta di un'altra cosa. Finirà che quei discepoli convertiti al rosario si ritroveranno a pregare davanti a un altare e, alcuni, militeranno a loro volta, secondo uno schema collaudato già ai miei anni nei patronati delle parrocchie.
Hanno solo bisogno di attenzione, dice uno dei papa-boys e l'accusa indiretta é a quelle famiglie permissive e distratte che difendono a spada tratta una malintesa libertà a fare il c…o che gli pare, ad esempio il libero cellulare in classe, e alcuni arrivano a picchiare i presidi-bastioni del buonsenso e delle regole condivise.
I primi missionari in Africa e quelli raccontati dal bel film 'Mission' non facevano cose diverse coi loro buoni selvaggi. Rosari e croci e chiese in cambio della distruzione degli idoli e peccato per gli archeologi che, secoli, dopo, lamentano la distruzione dei templi e palazzi e reperti vari di una civiltà comunemente ritenuta affascinante.
Il vario e diverso delle culture dell'uomo elaborate nei secoli ridotto ad unum dalla croce imperante sopra le macerie del paganesimo. E' questa la storia che vogliamo, una storia di riduzioni all'Uno astratto e inconoscibile, idolo anch'esso di nuovo tipo, indimostrato e indimostrabile per definizione, disperata speranza di sopravvivenza post mortem in un qualche etereo paradiso dei buoni e dei giusti?
Trovo buffo che tuttora si presti fede ad antichissime leggende di popoli nomadi pastori senza alcun aggiornamento alla modernità, buffo e inquietante che i vari comitati di salvaguardia del Verbo Originario consegnato sul Sinai a un tonitruante capotribù prono davanti a un roveto ardente ancora condizionino le nostre vite e le moderne cronache politiche, che la grancassa mediatica regalata dai nostri giornalisti ai monsignori eredi di Gedda e Sturzo sia tuttora così efficace da far regredire i sondaggi dei favorevoli a una legge sui Dico a un avvilente 50%, dal sessanta e più di qualche mese fa.
E' , dunque, l'uso e l'abuso della grancassa mediatica il segreto per vincere e convincere i labili di fede, i cosidetti incerti -come ha fatto Berlusconi alle ultime elezioni (storia a parte é il mistero della scomparsa delle schede bianche e i cambi dei prefetti all'ultim'ora e la ripetuta andata a Canossa di Pisanu nella reggia di Arcore)?
L'inquietante del racconto dei papa-boys é che sono cronache dal marzo 2007, i buoni selvaggi sono i nostri ragazzi che credevamo abitanti di un'altro pianeta, seguaci delle loro mode, figli del branco di appartenenza piuttosto che figli nostri. Basta, invece, prenderli a parte, parlare loro col cuore in mano e, miracolo! ecco le giovani dita che svitano gli orrendi piercings -gli idoli verranno poi raccolti e fusi per farne una statua alla Madonna.
La preistoria del verbo religioso continua coi suoi riti ingenui ed immutabili, le sue Madonne e i suoi Lourdes e le Medjugorije, i miracoli dei santi e le sante apparizioni.
Di apparizioni e miracoli ne hanno/fanno anche gli indù nei loro templi e i guru degli ashram che trasformano l'acqua in latte e miele – basta crederci, é il segreto, così come per la fede cristiana e i suoi dogmi duri a digerire, id est la verginità della madre di Dio e la resurrezione dei morti, corpi putrefatti compresi, nella valle di Giosafatte.
Le stelle cui siamo vocati come conquistatori del cosmo sono lontane, ahinoi, ancora molto lontane dal pianeta Terra. Come diceva il titolo di quel bel romanzo d'antan 'Le stelle stanno a guardare'. A osservarle con un buon telescopio forse noteremmo anche un sorrisetto sulla faccia luminosa di alcune di loro

il nuovo che avanza

Non serve a molto dire che il mondo degli uomini é marcio fino alle midolla, lo si sapeva fin dai tempi dell'Ecclesiaste. Neanche che la bellezza delle donne e degli uomini si prostituisce e si avvilisce é una novità. E' la vita, Bellezza, ci direbbe quel personaggio di un bel film dei tempi andati.
Eppure qualcosa di nuovo e diverso riesco ancora a trovarlo in queste storie di politici pedinati e fotografati di nascosto nel bel mentre di una cena con una donna che non é la moglie e poi lungo i viali di Roma -a parlare e trattare una cifra coi travestiti affacciati al finestrino. I gaglioffi che ricattano i politici a suon di foto proibite sono certo dei criminali, ma ci informano -in modo distorto- della qualità morale degli eletti in Parlamento.
Il nuovo é la noia del vizio della novella Sodoma che si fa norma quotidiana e il film aggiornato del non saper che fare, la sera, di quei politici che di giorno ci ammanniscono dai video, con espressioni fiere e convinte, le importanti cose della vita parlamentare e di governo della nazione.
Una noia esistenziale la loro, cui fa seguito la banalità del male -ammesso e non concesso che sia male appartarsi con un travestito e vedersi coll'amante di turno in un ristorante romano. Qualcuno si troverà che riscriva cos'é vizio e cos'é virtù – a parte i monsignori coi loro vetusti dieci Comandamenti?
Mi chiedo: faresti le stesse cose, se tu fossi un parlamentare superpagato con appartamento nella capitale? Anch'io vivrei la stessa noia esistenziale e la risolverei con il patteggiamento del prezzo di una o più serate brave? Forse no. Amo andare al cinema, a teatro, mi piace leggere e suppongo che avrei da rileggermi i verbali delle sedute o da scrivere l'intervento da fare il giorno dopo a proposito di una qualche legge da riformare nell'emiciclo dopo adeguato dibattito.
Insomma, sono così ingenuo da credere ancora ai bravi politici che dovrebbero fare una buona politica e, insieme, essere esempio di virtù ai loro concittadini -malgrado gli episodi del libro 'Cuore' non si scrivano più da molto tempo e i nostri figli passino molto più tempo a guardare strani video sui loro cellulari che a studiare.
E' un modo di vivere e di essere, quello che trova eco nei giornali, che non mi piace.
La postmodernità gaglioffa, villana e volgare mi disturba, ma é un'onda alta che ci travolge e nella quale rischiamo di annegare.
C'é una disperante, quotidiana contraddizione tra quanto diciamo ai nostri figli per essere dei buoni genitori e tutto quanto tracima dai video televisivi all'ora dei telegiornali e nei talk shows, varietà e dibattiti. E' una partita persa in partenza. La domanda 'dove andremo a finire' non é retorica, né antiquata, ma solo l'aggiornamento di quanto manchi ancora per toccare il fondo.
Dicono che quando lo si é toccato non resti che risalire; speriamo di essere prossimi a toccarlo.

‘farsi’ di internet

Lo sapevate che esistono delle cliniche dove psicologi specializzati provano a disintossicare i malati di Internet? La notizia é stata data da un magazine annesso a un quotidiano di qualche settimana fa. Mi ha colpito l'equiparazione Internet-droga, Internet-alcool o fumo e tuttavia -a ben pensarci- la cosa trova riscontri neanche tanto lontani da ognuno di noi. C'é chi 'si fa' di videogiochi e passa ore a smanettare e cliccare su immagini in rapidissimo movimento, chi -come noi del forum- non riesce a fare a meno di dire la sua su ogni cosa gli passi per la mente e attiva una sorta di dipendenza dalle risposte degli altri o di sofferenza per le mancate risposte.
Le tecnologie dovrebbero essere un aiuto all'uomo -come la lavatrice lo é stata per le casalinghe- ma, a volte imprigionano, com'é del cellulare per molti o di Internet, appunto. L'armonia di un insieme di interessi e attività diverse che costituisce il bello della nostra personalità e delle nostre vite si altera, diventa monomania, dipendenza totalizzante. Internet non é neutro, a ben vedere, consente giochetti identitari che moltiplicano, apparentemente, le nostre opzioni di potere.
Tramite il nascondimento di un nickname possiamo dire tutto quello che pensiamo, anche le cose che, convenzionalmente, si tacciono; possiamo fare i burloni, insultare chi ci é antipatico o si dice nostro nemico politico. E' uno spazio di libertà che mostra la corda, però. La reversibilità della cosa ci disturba, ci incanaglisce.
La mancanza di una avversario diretto su cui riversare l'ira e menare le mani quando si arriva al dunque avvilisce gli schizzi di adrenalina che ci imporporano il viso e gonfiano i muscoli in caso di vera singolar tenzone.
Sarà per questo che alcuni, dopo un certo periodo, si dicono malati di Internet, drogati, e provano a disintossicarsi?

le odiate tasse

Il mio intervento di ieri aveva come tema la libertà di ognuno e tutti e le implicazioni sociali che ne derivano, ma la sensibilità particolare di alcuni partecipanti al forum ne hanno evidenziato un aspetto singolare: quello delle tasse, chi non le paga o le paga in misura autodeterminata o tramite condoni e chi é costretto a pagarle per intero per interposto sostituto d'imposta.
Tra le righe di uno di questi interventi mi si accusava di partito preso, di generalizzazioni faziose.
Appartengo alla categoria di chi é costretto a pagare le tasse per intero e il mio punto di vista sulla questione non può essere esente da passione civile e politica. D'altronde, a meno di non voler sfidare il ridicolo, é difficile dire che il governo Berlusconi e il suo fido ministro dell'economia abbiano operato a favore di un recupero dell'evasione fiscale e previdenziale e per l'emersione del lavoro nero.
Da qui le mie osservazioni/provocazioni relative alle categorie dei soliti noti imputati di evasione. Non é una mia scelta quella di indicare commercianti, artigiani, liberi professionisti e picccoli imprenditori fra questi. Gli uffici studi della Guardia di finanza da decenni muovono i loro interventi sulla base di ricerche statistiche, evidenze palmari e flagranze di evasione tra dentisti, medici, avvocati, carrozzieri, parrucchieri e commercianti. Con poco esito, a leggere attentamente i dati e le statistiche comparate sull'evasione totale prodotta dal nostro paese fortunosamente approdato in Europa.
Su 'Prima pagina' di stamattina il professor Tito Boeri dava conto di questi studi e tabelle comparative aggiornandole e proprio l'Europa é la cartina di tornasole che ci informa come la media statistica di evasione a nord e a ovest delle Alpi si aggiri intorno all'otto/nove per cento contro il ventiquattro del dato italiano.
In questi studi non si tiene conto, se non ipoteticamente, del dato dell'evasione totale perché sconosciuta e non quantificabile se non a posteriori degli interventi mirati della Guardia di Finanza.
Da tutta questa attività investigativa e di controllo (che costa molto al contribuente italiano) il recupero di evasione reale é risibile poiché, nella repubblica degli avvocati, é possibile prolungare il contenzioso giudiziario all'infinito e finire di pagare meno di un decimo di quanto imputato quando va proprio male e l'avvocato assoldato alla bisogna non era dei migliori. Questo il quadro d'insieme.
Il mio auspicio é che l'Europa sia d'esempio agli imprenditori, artigiani, commercianti, liberi porfessionisti in genere, di come si può fare impresa restando all'interno di un dato di evasione intorno all'otto per cento. Come per la legge elettorale modello spagnolo, francese o tedesco (modelli che funzionano) che Napolitano invitava a prendere come esempio senza modifiche all'italiana, così io auspico che si prenda una lotta all'evasione che funzioni al modo dei paesi citati o di altri a vostro piacimento.
Anche quella americana va bene, se volete, -quella che incastrò Al Capone e lo sbatté in galera in difetto di altre imputazioni comprovabili.

ognuno é libero

Una canzone di Tenco -riproposta da radio tre- diceva che 'ognuno é libero di fare quello che gli va'. Erano altri tempi, certo. L'assoluta libertà dei comportamenti individuali sembrava una buona idea, una forza propulsiva, ma, naturalmente, comportava dei prezzi da pagare.
Alcuni dei ragazzi di allora che seguirono quel comandamento nuovo si ritrovarono chiusi nelle prigioni del Marocco o della Thailandia per possesso o spaccio di droga, altri diventarono segreti guerrieri dell'establishment politico del loro paese e vennero arrestati in flagranza di attentati, gambizzazioni, omicidi; altri ancora applicarono il comandamento dal lato destro e diventarono politici furbi e maneggioni, imprenditori di successo, costruttori edili e poi titolari di concessioni televisive in regime di sostanziale monopolio.
La prima repubblica offriva davvero molto a chi era addentro ai meccanismi segreti dei piani regolatori, segreterie dei partiti, mazzette e via elencando dello sfacelo sociale e politico da cui é nata l'oscena seconda repubblica in cui ci aggiriamo tenendoci ben turato il naso.
'Ognuno é libero di fare quello che gli va.' Siete d'accordo? Si potrebbe organizzare un forum ad hoc, data la vastità delle implicazioni.
Potremmo chiedere agli artigiani e piccoli imprenditori e commercianti nostalgici di Tremonti e Berlusconi se non pagare le tasse per poi condonarle a bassissimo prezzo rientra nel comandamento della massima libertà di ognuno oppure -come s'interroga Barbiellini Amidei oggi sul suo giornale- se é stata una buona idea quella degli ultimi decenni di difendere a spada tratta le malefatte degli scolari-figli-nostri dalla pretesa severità degli insegnanti nelle scuole – per poi ritrovarci coi video in Internet di sesso a scuola, umiliazioni di maledetti bulli impartite ai compagni o agli insegnanti codardi e via raffigurando del panorama miserabile delle nostre scuole di ogni ordine e grado.
'Facciamo il c…o che ci pare.' era la frase satirica che bene illustra la condizione sociale e politica dell'ultimo lustro vissuto sotto l'egida fellona della Casa delle libertà.
In realtà é una storia più antica e gli ultimi anni ne sono solo la palude miasmatica che stentiamo ad attraversare.