Archivio mensile:gennaio 2007

re per un giorno

Non posso dire che questo governo mi entusiasmi. Parto dal mio portafoglio e vedo che la revisione delle aliquote Irpef non mi penalizza né mi premia, ma -per effetto di quel poco di federalismo introdotto nel nostro ordinamento- il governatore Galan mi sfilerà dal portafoglio sedici euro al mese con durata limitata ma rinnovabile a piacimento -previa convocazione del consiglio regionale e l'iscrizione della questione all'ordine del giorno.
Il bello della democrazia é che li votiamo e abbiamo l'illusione del governo di popolo, del popolo sovrano, -siamo noi a decidere, si dice; il brutto é che, invece, fanno e disfanno quel che vogliono a nostro danno e a loro vantaggio.
Che ne farà di questi nostri soldi il Governatore? Qualche nuovo palazzo di rappresentanza all'estero? Il completamento del passante stradale osteggiato da molti cittadini, me compreso? Vareranno piani di sviluppo improbabili per le comunità montane che chiedono asilo politico -sempre rifiutato- in Trentino-Alto Adige? Si aumenteranno lo stipendio o il gettone di presenza -già fuori misura rispetto alla qualità di quel che producono? Il costo della politica é un problema davvero grosso, data la qualità professionale e umana degli eletti.
Come si vede, il male della democrazia é che, una volta messo in moto il meccanismo, non puoi più metterci il dito dentro perché te lo stritola.
Re per un giorno, l'elettore, una volta fuori dall'aula dove stanno le sudate urne, non conta un cazzo -come recita un bel sonetto del Belli.
Per un dì più di malvagità di chi esercita il potere di gestione e controllo, il voto può essere manipolato a piacimento -come ben mostra il film di Deaglio e Cremagnani 'Uccidete la democrazia'.
Basta un software piccolo-piccolo, lo spostamento dei prefetti in una dozzina di province deciso all'ultim'ora dal ministro degli interni e il gioco é fatto. Come per miracolo, la percentuale delle schede bianche -sempre sostanzialmente uguale in tutte le tornate elettorali precedenti- si riduce al lumicino e la Casa delle libertà (Forza Italia al suo interno) ingrassa in proporzione a dispetto di tutti gli exit polls.
Non se na parla più di questo misfatto delle elezioni ultime scorse, perché? L'impressione é che se vergognino un po' tutti di questa fragilità del meccanismo 'democratico'.
I politici di lungo corso temono che una coscienza diffusa delle patologie del sistema porti a una disaffezione clamorosa, ma il popolo bue tornerà alle urne con percentuali bulgare ogni volta che sarà chiamato a 'decidere' del suo destino di infamia.
Essere re anche solo per un giorno é promozione così forte che aiuta a tollerare il buio che ne discende ventiquattr'ore dopo la chiusura delle urne.

antichi palazzi e templi

C'é ancora qualcuno che crede che la cultura, le diverse culture degli uomini, siano piccola e povera cosa o, peggio, arrogante pretesa distintiva degli individui da disprezzare e annichilire, come gridavano le guardie rosse in Cina mentre distruggevano antichi palazzi e templi?
Alla luce di quanto sta accadendo in Libano e in Iraq -dove si fronteggiano sciiti e sunniti lasciando molti morti e feriti sul terreno- una tale convinzione sembra essere una bestemmia. Le piccole variazioni interne a una cultura dominante, l'Islam, producono un'identificazione così forte e rabbiosa da meritare, agli occhi dei fedeli, il sacrificio della vita. Per trovare qualcosa di simile da noi dobbiamo riandare alle lotte fratricide tra cattolici e valdesi nel trecento e poi tra calvinisti e cattolici e contro gli ugonotti -contese dottrinali in nome delle quali si sgozzava e si passava a fil di spada il nemico, fratello in Cristo fino al giorno prima. Ha ragione quel notista di cronaca che sottolineava, nel suo commento alla strage di Erba, come il vicino di casa sia il peggior nemico in molti casi.
Per capire il senso e il peso di quelle identificazioni fratricide che mi sono estranee le traduco nelle opposizioni nostrane odierne: sinistra contro destra, berlusconiani e antiberlusconiani, partite iva che evadono le tasse a man salva e i virtuosi per forza, i lavoratori dipendenti e pensionati che si vedono rubare l'Irpef in busta paga con maledetta destrezza -la buona, vecchia guerra tra le diverse classi sociali, insomma.
La cultura é l'occhio con cui guardiamo il mondo, il tratto identificativo di ogni individuo e, allargando lo sguardo, di ogni popolo. La cultura condiziona ogni nostro movimento, fisico e mentale. L'uomo colto cammina in modo diverso dal bulletto di periferia, il monaco in modo diverso dal laico. I tratti dei volti sono connotati dai tratti culturali che plasmano le menti. In nome e per conto delle diverse culture ci commuoviamo, piangiamo, gridiamo la rabbia e lo sdegno, muoviamo insieme al fronte per fare le guerre.
Dobbiamo stare attenti alla cultura, cittadini, perché dà anima alle rivoluzioni e arma le ghigliottine e non ci é ancora consentito, in questo scorcio di secolo in cui viviamo, di ridurle a pura distinzione degli individui e dei popoli o a innocuo folclore locale.
Per imporre la loro cultura e il dominio materiale, gli Spagnoli hanno commesso genocidio nel Nuovo Mondo, gli Inglesi hanno sterminato i Pellerossa, gli Americani vanno alla guerra in Medio Oriente.
Promuoviamo il dialogo tra le culture, perché lo scontro é foriero di morti ammazzati e di civiltà distrutte e dimenticate.

le storie che viviamo

Viviamo storie incredibili eppure nostre, potremo fare di più e meglio, ne siamo coscienti, ma cozziamo contro difficoltà oggettive e soggettive.
Migliorare se stessi e il mondo che ci ospita é stato, qualche decennio fa, un verbo ossessivo, ricorrente, un verbo rivoluzionario, ma ha ceduto il passo a ciò che accade per sé, secondo input caotici che sfuggono ad ogni controllo.
Chi poteva predire che il verbo religioso, insidiato dall'anticlericalismo di fine/inizio secolo e poi dallo strariparare del verbo scientifico-tecnologico, avrebbe ripreso il sopravvento al punto da esprimere un presidente degli Stati Uniti teo-conservatore che -come i suoi nemici islamo-terroristi- si dice ispirato da Dio?
Predetta vent'anni fa avrebbe provocato accessi di riso ed é una gag irresisitibile quella di quei comici che si fingono ignari di ciò che é avvenuto negli ultimi tempi e scoppiano a ridere (e noi con loro, ma di un riso amarissimo) quando gli si dice che il tale, quel tycoon milanese amico di Bettino Craxi e perseguito dalla magistratura inquirente per reati gravissimi, ha governato l'Italia per un intero lustro e ancora impazza tra i suoi fans con battute pietose e sorrisi da seduttore incallito.
Le storie che viviamo potrebbero essere migliori per molti versi, se studiate a tavolino e programmate verso esiti convenuti, ma -per il solo fatto di essere agite da milioni di soggetti diversi con tradizioni e culture differenti- sfociano in un mare delle storie tempestoso e difficilmente navigabile.
La Cina ha centrato un suo satellite nello spazio e questo ha smosso acque stagnanti sul versante delle guerre stellari. Il futuro, conseguentemente, piegherà verso nuove ricerche militari e si produrranno armamenti impensabili fino a ieri.
Dovremmo concentrare la nostra attenzione sui disastri di un clima impazzito per nostra colpa e sulle strategie di un suo controllo futuro, ma ci muoviamo in tutt'altre direzioni perché agiti da eventi imprevisti e inquietanti. Tutto ciò é appassionante come vedere la carambola di una pallina che tocca sponda di quà e di là del biliardo, ma il buco nero che la inghiotte -fuor di metafora- ci é sconosciuto e ci impaurisce.

il clima a Patrasso

Fino all'altroieri gli allarmi che venivano lanciati sul clima del pianeta Terra in rapido, troppo rapido, cambiamento entravano e uscivano da milioni di orecchie pigre e incredule. Catastrofisti! ribattevano gli oppositori, che producevano, di contro, studi approfonditi e analisi statistiche comparate da cui si derivava che nulla di troppo diverso accade da secoli sotto al cielo del pianeta.
E' ben vero che la quasi totalità di quegli studiosi prestava servizio e produceva quelle analisi con i contributi interessati di aziende e industrie altamente inquinanti e tuttavia il risultato di allarmi da un lato e sedazioni interessate dall'altra faceva si che noi, popolo bue, continuavamo a vivere relativamente tranquilli con le piogge a primavera e la neve d'inverno per il piacere di chi scia.
La scorsa estate una notiziola in 24sima pagina diceva che forse ci saremmo persi la corrente del golfo -quel flusso oceanico termicamente rilevante che funge da moderatore del clima dalle nostre parti- e oggi i tele e radiogiornali ci informano di un anomalo uragano che ha già causato oltre venti vittime di là delle Alpi; voi che dite, correliamo?
Ai tempi dei popoli Maya di cui parla il film di Gibson con bella ricostruzione filologica, si alzavano gli occhi al cielo e si scrutavano gli astri -divinando sulla prossima pioggia che avrebbe salvato i raccolti. In caso di siccità, si catturavano gli uomini di altri villaggi e li si sacrificava sull'altare posto su un'alta piramide per saziare la sete di sangue di un crudele iddio.
La tesi del film é che quella civiltà era già morta per le sue interne contraddizioni (e per lo squilibrio tra popolazioni stanziali e risorse disponibili nei campi e nelle foreste) e gli spagnoli si sono limitati al colpo di grazia.
Si dà, peraltro, la terribile contraddizione che gli spagnoli facessero le loro stragi alzando la croce di un dio d'amore e di perdono mentre i Maya erano perfettamente coscienti di sacrificare le vite dei prigionieri e di versare il sangue dei loro principi a dei irosi e crudelissimi.
Che ci azzeccano i Maya con il clima nostro che se ne sta andando a Patrasso? Ci azzecca, ci azzecca. Noi moderni alziamo ancora gli occhi al cielo per controllare lo stato delle nubi nelle varie quote, ma siamo coscienti che intervenire sui processi industriali in atto, sui fumi delle combustioni, sulle energie pulite e rinnovabili darebbe sicuri risultati sul medio e lungo periodo e visibili risultati anche sul breve.
Il problema é la condanna di Babele: le troppe lingue diverse cha parliamo e gli interessi egoistici delle nazioni che non hanno sottoscritto l'accordo di Kyoto e non ne hanno rispettato le prescrizioni.
Certo, non é semplice trovare accordi e rispettarli con paesi sviluppati e quelli emergenti su posizioni divaricate e tuttavia dobbiamo darci una smossa, una forte smossa tutti insieme nelle diverse lingue, perchè già i nipoti smetteranno gli sci e oggi impazza un uragano anomalo sulle coste atlantiche e il numero di morti e di edifici danneggiati é in verticale aumento.

il culo dei poveri

A volte mi chiedo che sia questo destino delle storie che ognuno di noi vive in modo diverso dal suo prossimo. C'é il caso -il cieco destino- di nascere in famiglie facoltose o abbienti e la tua strada di uomo/donna é disegnata tutta in discesa. Salvo gravissimi incidenti di percorso sei nato benestante e lo rimarrai e la famiglia ammortizzerà eventuali cadute in disgrazia.
Nasci figlio di un calderaio o contadino o di moderni operai/impiegati di basso livello ed é tutta un'altra storia.
'Se la merda acquistasse valore i poveri nascerebbero senza culo.' si diceva in un noto film del neorealismo italiano – a sottolineare con forza il peso di quella 'accumulazione primitiva' costituita dalla dote della famiglia di appartenenza.
Su questo semplice e basilare dato di partenza si giocano tutte le storie diverse dell'umanità che conosciamo. Si sono giocate le rivoluzioni proletarie, gli scioperi dei tessili e gli attentati alle prime fabbriche al tempo del luddismo, la rivolta dei 'senza-mutande' della rivoluzione francese che non sapevano che farsene delle briciole delle brioches della regina Antoinette e il conseguente fiorire di filosofie e politiche -a partire dalla dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino bagnata nel sangue dei ribelli e degli aristocratici consegnati alla lama della caritatevole ghigliottina.
E dei rom che invadono le periferie delle nostre città che mi dite? In quale categoria di destino e nicchia della storia li collocheremo e che cosa vogliamo farne di questa umanità di risulta che il crollo dei muri in occidente ci ha consegnato in grandissimi numeri? Mi ha impietosito la sorte dei due giovani sposi arsi vivi nel rogo delle roulottes nei pressi di Milano. Mi incuriosisce questo loro viaggiare apparentemente insensato, il loro senso di appartenenza a una comunità che noi definiamo di 'poveracci', 'disgraziati', umanità in conflitto con noi sedentari, noi stanziali di città opulente che li additiamo quali rapitori di bambini e genti vocate necessariamente alla delinquenza.
Tuttavia un qualche rapporto si stabilisce tra noi e loro, per il tramite degli uffici appositi delle amministrazioni cittadine e delle organizzazioni caritatevoli.
Non é un bel vivere, posso ben immaginarlo, per coloro che hanno la sventura di avere casa nei pressi dei campi nomadi regolari o irregolari. I valori immobiliari cadono a picco, ci troviamo improvvisamente impoveriti e scatta la reazione rabbiosa, la rabbia dell'impotenza a scacciarli.
Non diversamente reagiscono, a Padova, i cittadini storici, i padovani, contro quegli immigrati clandestini che hanno creato un ghetto di spacciatori di droga oggi recinto da uno dei tanti muri di ritorno (un'altro é in costruzione in Palestina).
Urge trovare soluzioni a questo disordine planetario, a questo 'mondo rotto' che ci angoscia nel presente, ma, dicono i sociologi, é il nostro – e loro – futuro.
Dovremo convivere, conviveremo con i nuovi barbari che attraversano i mari e le frontiere-colabrodo. Forse ne avremo il vantaggio di nuove nascite, di cittadini-liberti, una volta regolarizzati e immessi nel circuito della forza-lavoro. Vivremo un tempo di disordine massimo, ma verrà l'alba di un nuovo ordine e i bisnipoti saranno immemori delle nostre angosce e dei conflitti che le hanno generate.
Va così, cari i miei concittadini, non possiamo fare molto per migliorare il caos del mondo fuori di casa nostra e nel medio, estremo Oriente dei conflitti religiosi, ideologici o tribali. Dobbiamo vivere il conflitto e metabolizzarlo; é l'entropia, il disordine, il ventre che ci ha generato e disegna i moti orbitali dei mondi nuovi.
Grande é la confusione sotto al cielo, la situazione é eccellente, scriveva Mao. Tutto ciò che é reale é razionale, diceva, invece, un filosofo.
Di ciò che accade sotto i nostri occhi facciamocene allora una filosofia; in fin dei conti stiamo molto meglio dei 'senza-mutande' che hanno rotto il mondo di allora.
Buon anno a tutti.

in vita e in morte

Non so voi, ma a me le immagini della morte di Saddam Hussein hanno fatto uno strano effetto: nel suo volto era leggibile una redenzione, un riscatto del senso di vivere e morire, la coscienza di incarnare un simbolo e un mito futuro, quello dell'unità del paese. E' stato capace di sarcasmo verso i suoi boia, per nulla spaventato della sua prossima morte corporale. Gli sia reso l'onore delle armi, come si faceva un tempo dopo le battaglie sanguinose vinte dall'ultimo soldato sopravissuto.
Saddam ha mostrato in morte una dignità personale che, in vita, gli aveva fatto difetto più volte. Ultimo erede delle grandi satrapie mesopotamiche, Saddam Hussein si é lordato le mani del sangue di migliaia di oppositori, ma non ha fatto nulla di diverso da quello che aveva fatto Nabucodonosor e gli altri satrapi prima e dopo di lui.
La gestione del potere richiede la capacità di decidere della vita e della morte delle persone in nome e per conto di un'idea di paese. G.W.Bush e i responsabili politici della sua Amministrazione hanno anch'essi le mani lordate del sangue dei soldati e dei civili iracheni che hanno immolato sull'altare di una loro idea di democrazia e sicurezza planetaria. E' un'assoluzione? No, bensì l'evidenza di un ruolo storico e politico rivestito da Saddam Hussein e della sua storia di moderno Tiranno – prevedibile nelle sue crudeltà necessarie.
Quale che sia il giudizio che si vuole dare sull'uomo e sulla sua epopea di potere personale, non si potrà negare che la guerra agli americani prima e oggi il capestro siano stati per lui l'occasione di un riscatto personale e politico e l'ambizione -subito riconosciuta- a un posto d'onore nel pantheon dei martiri sunniti.
Questo avrà un terribile peso nei prossimi mesi e anni della guerra civile irachena.
Ecco un altro dei tremendi errori commessi da G.W.Bush, condannato dalla sua storia d'infamia a bissare i nefasti dell'Impero del Male che Reagan indicava ad oriente.