Archivio mensile:dicembre 2006

misericordia recto e verso

Non se ne va fuori. Non c'é peggior sordo di chi non vuol sentire e Dino Boffo sul giornale Avvenire ce ne da un'ennesima dimostrazione. Non basterebbero mille e uno argomenti relativi al che cosa é pietà,compassione, misericordia per fargli capire che cosa c'é stato di sbagliato nella gestione del dibattito sul caso Welby e nella negazione di funerali religiosi da parte del Vicariato. Siamo cattolici e Dio é una cosa seria, punto. Questo dice Boffo in buona sostanza; il resto del pezzo é una melanconica sviolinata alla Chiesa comunque misericordiosa perché orante e mi viene in mente la scena di molti films: un prete prega per l'anima del condannato che brucia -urlando il suo terribile e inutile dolore- sopra i roghi della santa Inquisizione.
Questo é quanto e noi siamo noi e siamo gli unici depositari della verità di Dio e custodi delle sue applicazioni sulla terra. Che cos'altro si può cavare da un tale buco?
Cose sostanzialmente diverse non dicono i mullah e gli imam e i califfi ed ecco dispiegata la ragione dei molti scismi nella storia, delle guerre tra ugonotti e cattolici, delle crociate contro gli infedeli recto e verso e degli ateismi di chi di tali credenti non sa davvero che farsene, teniamoci la terra che abbiamo tanto non cambia un accidente del come vanno le cose e del come si svolgono e vanno a finire le mille e mille tragedie degli uomini. Grazie, Boffo, hai aggiunto una pietra miliare nel dibattito sul dolore di vivere.

l’amore divino e quello degli uomini

Avevo quattordici anni quando Fabrizio De Andre' -allora nella sua fase creativa un po' notturna, cimiteriale- cantava di un Dio assolutamente pietoso che accoglieva tra le sue braccia perfino i suicidi.
Affioravano nella mia mente acerba le prime riflessioni etico-politiche, spuntavano i primi dubbi teologici e religiosi che mi avrebbero portato all'attuale stato di sostanziale agnosticismo e l'idea di un Dio universalmente pietoso mi commuoveva fino alle lacrime insieme alla canzone di Fabrizio.
Pensavo che un suicida doveva provare un'intollerabile dolore dell'anima per giungere all'atto supremo del darsi la morte e giudicavo asfittica e stupidamente crudele la dottrina della Chiesa che negava il rito religioso e la sepoltura in terra benedetta. Per nostra fortuna i cimiteri (almeno loro) vennero sottratti ai ciechi e sordi imperativi ecclesiastici e uno spirito vagamente laico cominciò a serpeggiare in questo disgraziato paese -fieramente osteggiato dallo strapotere vaticano nelle chiese e fin dentro il parlamento della Repubblica.
Oggi siamo all'evidenza piena, urbi et orbi, della crudeltà mentale degli uomini di dottrina religiosa inflessibile; una crudeltà ideologica, come quell'altra che combattiamo a ragion veduta: quella della Sharia e della Jihad importate in Occidente col terrore dell'undici settembre 2001.
Ben vengano, perciò, le adunate dei pietosi al funerale di Piergiorgio Welby, campione di dolore e di sofferenze di un'anima prigioniera di un corpo malato da decenni.
Un commosso 'Benvenuti!' a tutti gli uomini di buona volontà: Valdesi, Anglicani, Ortodossi e altri seguaci di antichi scismi, precursori di posizioni politico-religiose contrarie alla dottrina inflessibile, crudele, cieca dei papi infallibili e della dottrina una, sola, immutabile.
Dio é Amore e Misericordia -il suo messaggio primo e il più forte. Non scordatelo, uomini di rito cattolico che lo ripetete ad ogni messa che celebrate: Amore, Carità e Misericordia.
Piergiorgio Welby piange (finalmente!) lo scioglimento del suo dolore tra le braccia del Dio di ognuno e tutti – di tutti! qualunque sia il colore della loro pelle, la località della loro nascita e l'ingenua credenza religiosa che la tradizione e la storia ha loro consegnato.

agli uomini di buona volonta

Grazie agli uomini di buona volontà che hanno reso possibile quest'altro miracolo natalizio: che una buona morte sia stata resa possibile per Piergiorgio, schiavo del dolore di vivere, mortificato da decenni di contemplazione del suo male di vivere, corpo immobile intubato, occhi pietrificati, inespressivi, ma la mente cosciente di tutto quanto di orribile gli avveniva e nulla che egli potesse opporre al progredire del male.
Mi é capitato di ascoltare con sincero orrore e poi rabbia al tg2 dieci minuti le parole di una bianca signora che insegna all'università La Sapienza di Roma. Equiparava alle idee mortifere del nazismo l'idea semplice, umanissima, compassionevole che la vita di ogni uomo sia -possa essere ove possibile- degna di essere vissuta.
Quella signora parlava con occhi sereni che contrastavano con il candore marziano -figlio della schiavitù ideologica che le attanagliava la mente- e mi chiedevo se avrebbe avuto il coraggio di dire quelle sue convinzioni atroci in faccia alla persona che ha implorato per anni di poter morire in pace, di essere liberato dall'oppressione del dolore.
Non ho dubbi che con uguale candore marziano e assoluta cecità ideologica gli imam e i mullah delle moschee di ogni dove nel mondo affermino la necessità della sharia quale governo del mondo degli uomini e della jihad contro gli infedeli dell'Occidente barbaro e corrotto.

le idee fisse

Viviamo di idee e suggestioni, ci lasciamo suggestionare da un mondo ricco di stimoli e tuttavia le idee fisse ci attraggono più delle altre. Sarà che le idee fisse hanno il pregio di lasciarsi rimirare, ferme lì, nel loro empireo, come stelle immutabili per energia e luce; sarà perché proviamo un sottile disagio nell'inseguire le nuove squinzie sottili come giunchi, belle e formosette si, ma non più adatte a noi, uomini e donne di mezza età, o dell'età di mezzo, fate voi; fatto sta che le idee fisse le portiamo nel cuore e nella mente e non c'é verso di spostarle dal nostro orizzonte mentale o di diminuirne la forza di irradiazione.
Una di queste idee é che la politica é o dovrebbe essere arte nobile di relazione tra cittadini, sottratta ai mercanteggiamenti volgari, al volgare maneggio del denaro che genera servilismo e piega le intelligenze fino al punto da rovesciare le tesi più sensate e i fatti più evidenti nel loro contrario. Così tocca leggere i fondi e gli editorali di giornalisti un tempo indipendenti, fieri dei loro convincimenti contro ogni potere costituito, oggi al servizio del padrone più ricco e danaroso: l'uomo che si é comprato la politica riducendola a invettiva stupida, priva di senso e di riconoscibilità.
La politica del terzo millennio gira a vuoto intorno al dilemma volgare de: al servizio di chi e perché? e nessun sogno di un futuro migliore é capace di innalzarla al rango di idea fissa brillante di luce propria. Usque quondam, cittadini?

da qualche parte nel mondo

Da qualche parte nel mondo, un'ora ancora buia del mattino, tre macchine blindate si fermano al valico di frontiera, i finestrini vengono abbassati, dall'interno si mostrano i passi diplomatici, la tensione é sui visi e sulle dita che sfiorano il grilletto delle armi automatiche, un breve, concitato scambio di frasi, secche come fucilate, un primo sparo, poi raffiche dall'interno delle vetture, ma più intense dall'esterno, una lotta impari, guardie del corpo ferite, una muore, tutti contro il muro, le vetture vengono ispezionate e il tesoro della solidarietà interaraba passa di mano.
Trentacinque milioni di dollari passano di mano in quella parte di mondo epicentro dei conflitti planetari, una cifra non piccola considerata la miseria generale dei popoli di quell'area, una cifra enorme destinata, però, al pagamento dei miliziani e dei familiari dei 'martiri' kamikaze -quelli che vanno a farsi esplodere per la causa della 'liberazione' nei mercati e dovunque si possa adunare una piccola folla.
Perché di tutte le storie che possiamo scrivere nei giorni della nostra vita, tutte le storie che sbocciano dalla nostra fantasia di scrittori, cineasti, uomini politici, religiosi e gente comune, scegliamo di scrivere le peggiori, storie nefande di morte e prigionie e guerre e azioni mirate allo scopo di terrorizzare e sottomettere il nostro prossimo?
Presto, un finale migliore può essere scritto, faceva dire B.Brecht ai suoi attori, diteci un finale diverso che noi possiamo recitare, invitavano rivolti al pubblico in sala.
Non ottenevano molte risposte. Non é facile inventarsi un finale migliore là per là, abbiamo bisogno di pensarci, rifletterci. A volte ci soccorre una buona idea, ma il dramma é che dobbiamo sottoporla al vaglio del nostro prossimo e ottenerne il consenso, cosa difficile, impegnativa, in ogni caso di lunga gittata, come le cannonate che, intanto, fanno la colonna sonora delle storie che guardiamo, che ci é dato in sorte di vivere.

il corpo e l’anima

Una voce elettronica ce lo dice, flebile, ma nitida e pungente come un ago infisso nella carne: l'anima non ce la fa a restare viva troppo a lungo di là del corpo che la ospita. Non é vita, non c'é storia in un'anima chiusa dentro un corpo immobile con un viso gonfio, tumefatto e gli occhi -che dell'anima sono specchio- spenti, dolorosamente inespressivi, solo attenti a quella speranza che é di tutti i prigionieri: liberatemi, lasciatemi andare; qualunque cosa c'é al di là di questa mia prigione é milioni di volte più desiderabile di questa immobilità priva di prospettive e quindi di senso.
Dunque lo sappiamo, abbiamo il mare dentro -titolo di un meraviglioso film da proiettare nelle scuole per educare e plasmare la nostra umanità- ma quel nostro mare si prosciuga e si fa stagno paludoso se non ne muove le onde il vento che soffia e garantisce l'andare delle vele nostre interiori.
Lasciate andare Welby, uomini compassionevoli e pietosi, lasciate che si gonfino di vento le vele sfilacciate della sua anima sofferente e prigioniera; liberate il passo di quel futuro misterioso che sta di là della sora nostra morte corporale. Se anche fosse il nulla che ci avvolge del suo buio, é il buio di un sonno che riposa e accoglie l'ultimo respiro di chi muore nell'universo che ci ha generato e genererà vita nuova e diversa.

la lotta di classe al tempo del signor B.

La pioggia, finalmente! Una pioggia anomala, sciroccosa, che lava le montagne e le abbevera, invece di ricoprirle di neve, com'era naturale accadesse fino a ieri in prossimità del Natale. Non ci sono più le mezze stagioni e la bella gioventù é altra e diversa, dice la sora Cecia, é vero, e non c'é più neanche la classe operaia, quella che si avvicina al concetto mitico che ci ha consegnato il signor Marx nei suoi libri.
Già, perché quella che ci consegnano le cronache audiovisive, specchiata nell'assemblea di Mirafiori, assomiglia agli spettacoli avvilenti della televisione commerciale dove finti fidanzati vanno a litigare a pagamento per la gioia e il solluchero delle casalinghe/i beati di grandi fratelli e isole dei famosi. Viviamo nell'era degli specchi, del 'facciamo finta che' e un Karl Marx redivivo avrebbe gravi difficoltà a chiamare alla raccolta i proletari di tutto il mondo dicendo loro che non hanno da perdere altro che le proprie catene.
Malgrado la generale precarietà del lavoro e la globalizzazione del modo di produzione capitalistico i proletari di tutto il mondo hanno da perdere qualcosa da una rivoluzione ipotetica contro i loro padroni: la rata del mutuo, uno straccio di televisione, i regali di Natale, le sfilate del prossimo carnevale, il cinema alla domenica.
La lotta di classe al tempo del signor B. si rappresenta mordace e furiosa solo quando all'assemblea partecipano le televisioni e così ci si specchia nel reality televisivo che insaporisce l'anonima pietanza di tutti i giorni, casa, fabbrica, ufficio.
In questo ennesimo reality non sembra essere una cosa seria la rabbia contro il contratto che non viene firmato da oltre un anno o la mancata corresponsione del premio aziendale; non così seria da mettere in gioco tutto della propria vita di proletario se sul piatto di uno sciopero ci fosse la chiusura della fabbrica e il licenziamento, come ai bei tempi delle rivoluzioni sognate.
Oggi, invece, ci si lamenta della finanziaria delle tasse, perché quelle che si trasferiscono 'federalisticamente' nelle regioni e nei comuni di appartenenza tolgono il piccolo vantaggio di un abbattimento dell'aliquota Irpef.
Tutto giusto, certo, comprensibile – e sicuramente più degno di rispetto della pretesa sfacciata dei ceti medi evasori di continuare a evadere a man bassa saccheggiando le casse dello Stato – tuttavia resta un fondo amaro in bocca per l'uso improprio di termini come 'lotta di classe' e 'classe operaia'.
Ci piace di più, ci commuove e muove la solidarietà quella che si rappresenta nei film di Ken Loach o in 'Norma Rae', la buona, vecchia classe operaia d'antan che aveva da perdere solo le proprie catene.

il paese immobile

Che hanno in comune i fischi riservati a Casini nel corso della manifestazione degli aderenti a una delle sigle sindacali (quella di destra, suppongo, dati gli inviti a parlare estesi ai politici 'amici') e l'iscrizione nel registro degli indagati del patron delle dive e divette italiche – uno che a guardarlo lo diresti amministratore di condominio o uno stanco commercialista tutto casa e famiglia?
Appartengono tutti, poliziotti, politici 'amici', dive e i loro patroni, a un paese immobile, un paese che sembra non avere futuro – se per futuro intendiamo un tempo di progresso, mutamento, eventi nuovi e diversi e un respiro più largo, aria pulita e una luce chiara a illuminare l'orizzonte.
Casini paga lo scotto della clamorosa dissociazione dalla Casa delle Libertà – beata l'ora direbbe sora Decenza, mia vicina di casa, ma per i poliziotti che manifestano in piazza c'é un solo divo, l'Unto, che ha delegato a rappresentarlo Fini, il suo profeta e seguace dalla faccetta pulita (sua sola virtù mediatica), ma senza credibili prospettive di successione.
Perché mai gli uomini delle forze dell'ordine devono essere necessariamente di destra e capaci delle azioni infami che imputa loro Placanica, -il carabiniere che, si é detto fino a ieri, ha sparato a Carlo Giuliani al G8 di Genova?
Esiste una gestione dell'ordine pubblico repubblicana, una gestione tecnica, priva di passioni politiche nefaste, né di destra né di sinistra -come illustrava un bravo giornalista subito dopo i fattacci del G8 prendendo ad esempio i francesi e i danesi. Perché da noi una tal cosa é impossibile, di là da venire, sogno di un paese normale opposto al paese immobile che siamo?
Così é per i divi e le dive, di cui si racconta che siano tenuti a guinzaglio stretto dall'amministratore di condominio di cui sopra che ha in mano redini e numeri di cellulare giusti degli amministratori rai e mediaset e/o dei sottosegretari cialtroni e golosi che abitano i ministeri romani (vedi il caso Gregoraci-Sottile).
Sono tutti abitanti di un paese immobile, un paese di piccoli satrapi a rendita di posizione fissa, un basso impero, si sarebbe detto una volta, dove l'unica virtù riconosciuta é il dare e l'avere, comprare e vendere -soldi o passere e prestazioni diverse non fa differenza, sono complementari.
Donne e uomini di piccolissima virtù e di molti denari, di molte pezzenti ricchezze -come diceva il buon Scalfari a proposito di chi vive la politica con lo sguardo fisso sul portafoglio.

a volte ritornano

A volte ritornano, si dice con rassegnazione degli incubi e dei mostri che tormentano i nostri sonni e, naturalmente, non possiamo escludere che possa accadere all'Unto, di tornare a incombere sugli orizzonti mentali degli italiani. Non che se ne sia mai andato del tutto, a parte quel mese d'estate in cui, bandana e maglioncino sulle spalle, riscaldava la vita ai soliti noti con barzellette e canzoni sulle barche e nelle cale della Sardegna in fiore. E' quello il suo mondo, in fondo, la politica lo ossessiona solo per quanto di negativo mena alle sue finanze (tasse) e ai destini di Mediaset, la cassaforte di famiglia.
Dei giudici non mette conto di parlare più. Partita chiusa; vinta in partenza con adeguato esborso di miliardi agli studi dei fidi avvocati e un posto in parlamento a ognuno di loro per le necessarie consulenze relative alle leggi ad hoc che si è fabbricato e gli hanno tolto l'incomodo.
Resta l'incubo delle tasse ed è per questo che ha speso altri miliardi per organizzare la manifestazione oceanica di ieri: per dire agli evasori di cui è il campione che  lui è lì per vigilare e, se possibile, garantire la libertà di non pagare le odiate tasse, della spesa pubblica, scuola, sanità, trasporti, infrastrutture, chi se ne frega.
Lunga vita alla destra di opposizione e molti auguri per le prossime manifestazioni -speriamo molte- che faranno prima e dopo le finanziarie prossime venture. Quanto a ritornare a incombere sui nostri sonni e sogni colla sua sterminata corte di servi sciocchi e maggiordomi e giornalisti di famiglia e spie al polonio e fidi presidenti di commissioni parlamentari, speriamo di no, facciamo le corna, incrociamo le dita e tocchiamoci lì. Al bisogno, in caso di insonnia, ricorreremo al Valium.