Archivio mensile:novembre 2006

vita da spie

Non amo i romanzi 'alla Le Carré'. Troppo complicate le trame di chi fa le scarpe a chi e scopre di essere stato ingannato per poi ingannare a sua volta, finendo nel mirino della magistratura o intossicato con il polonioduecentodieci. Una vita di m….., quella delle spie, direbbe quella sboccata di mia nipote che, invece, ama Harry Potter.
Suppongo che le spie mangino alle ore tredici, minuto più, minuto meno, e amino la pasta alle sarde o il filetto al pepe e il baccalà mantecato, vadano al cinema, abbiano amici, scopino, magari, nei pochi spazi lasciati liberi dall'adrenalina per cose diverse dallo spiare ed essere spiati.
Insomma qualche tratto di normalità é rintracciabile in quel loro mondo complicato e iperbolico dove niente é vero, neanche l'amore carnale e, prossimi a morire, neanche la soddisfazione di aver dato la vita per un ideale vagamente nobile da indicare ai posteri.
Ma la domanda vera é: alla fine di tutto il percorso circolare di bugie e mezze verità dette per depistare, appoggiare tesi di destra contro la sinistra e viceversa, si ricordano, le spie, l'assunto di partenza delle loro storie, la verità prima da distorcere e barattare, quella verità che a noi semplici cittadini -forse un po' sempliciotti, beoti- é così cara e sulla presunzione della quale basiamo i nostri convincimenti e la sosteniamo a spada tratta nei dibattiti e nei forum?
Il rischio, miei cari concittadini, é che ci troviamo a girare come trottole intorno al nulla di verità rivelate, l'ultima delle quali, quella dell'al-dilà, ci terrorizzerà sul letto di morte.
Ci sarà Qualcuno, di là del buio delle nostre vite mortali, che ci salvi dall'aver vissuto una vita di m….., una vita da spie, durante la quale non abbiamo capito chi spiava chi e per conto di chi, se Berlusconi ha messo in piedi una commissione Mitrokin a fini di propaganda politica o se davvero Prodi era uno 'coltivato' a Mosca, come afferma il Guzzanti Paolo nel corso di una sua conversazione telefonica con una delle tante spie del c….. che pullulano in questo paese?
Insomma, il Bene e il Male delle cose di ogni giorno ci é ancora caro? Ci interessa ancora distinguere il Buono e il Cattivo, lo Scemo e l'Uomo Giusto, al fine di dare un senso e una parvenza di verità ai nostri discorsi? Se si, insegnatemi come perché la confusione é davvero grande sotto al cielo e la situazione é nient'affatto eccellente.

per moh-mah – i cattivi maestri

Mi perdonerà se non Le ho risposto a stretto giro di posta virtuale. Non frequento Internet tutti i giorni. Le sue osservazioni mi hanno incuriosito e ho deciso di risponderle anche per l'impegno da Lei profuso (un post davvero lungo) per criticare il mio scritto. Lei mi annovera fra i cattivi maestri che seminano zizzania nel cuore e nelle menti del mio prossimo. Troppo onore. Non so chi Lei abbia in mente, ma dal suo scritto si desume che quei cattivi maestri siano gente di sinistra, di quella vituperata sinistra che la destra politica indica come 'i comunisti'. In un tempo non molto lontano di loro si diceva che erano avvezzi a mangiare i bambini, oggi sono derubricati a inascoltati 'cattivi maestri' o innocui ministri della Repubblica e presidenti del Parlamento.
Non faccio proseliti, mi creda, non ne ho l'aspirazione né la fede; mi limito a partecipare di quando in quando a questo forum dove di rivoluzionari se ne rintracciano davvero pochi e i pochi che ci sono sono magari vecchi e bolsi, più pompieri che incendiari.
Non sono mai stato comunista e dubito oggi di essere anche 'di sinistra', dal momento che gli eventi che ci coinvolgono cambiano le carte in tavola con una certa frequenza. Sulla questione dei migranti clandestini, ad esempio, e dell'ordine pubblico, mia figlia mi accusa di avere posizioni di destra. Ha ragione M. Serra: il nostro io é un parlamento e nel suo emiciclo girano pensieri di destra, di sinistra o centro, secondo i dibattiti che vi si tengono e i fatti che li scatenano.
Il problema che discutevo nello scritto da Lei criticato era relativo alla democrazia e alla sua fragilità ossea, più volte dimostrata nei vari paesi dove sono stati accertati i brogli elettorali. Anche l'America -luminoso esempio di democrazia per molti osservatori- ha avuto i suoi momenti neri al proposito e che fosse importante scegliere un buon presidente, lo dimostra quel che é accaduto nell'ultimo lustro: la guerra in Iraq, le migliaia di morti, l'Islam unito contro l'Occidente imperialista e i terroristi kamikaze in azione.
Se si toglie al cittadino anche l'ultima, fragile certezza che il suo voto possa essere invalidato per brogli, non gli rimane più molto in cui credere. Muore l'illusione di poter essere un pallido 'sovrano', come si dice del popolo. Del popolo, per contro, si dice anche che sia bue e davvero lo sarebbe se tollerasse che gli venga tolto l'ultimo e solo strumento di potere rimasto: quello di mandare a casa chi ha mal operato nel governo della Repubblica.
Non sono tesi rivoluzionarie, come vede, e quell' 'anno zero' che l'ha molto disturbata era riferito a un'ipotesi molto suggestiva di rifondazione della democrazia a favore di un popolo tornato davvero sovrano – come fa Saramago nel suo libro.
Distinti saluti.

l’illusione del potere popolare

Finirà come in Florida, la notte elettorale che tenne col fiato sospeso gli americani e il mondo occidentale tutto. Nei giorni seguenti venne la conferma dei brogli, vi furono ricorsi e fiumi di soldi agli inutili avvocati di una parte politica e dell'altra avversa, ma la grande 'democrazia' americana (vota meno della metà dei cittadini aventi diritto) mostrò il suo viso sofferto, la sua fragilità ossea. Imbrogliare si può; si é potuto conquistare e riconquistare il potere manipolando dati e schede sul filo di lana, una manciata di voti, il voto dei neri scomparso o le schede inviate per posta mai conteggiate. Introducendo il voto elettronico il caos é aumentato -come ben hanno hanno documentato i reportages di Zucconi da 'L'altro mondo', quello che ci é specchio di brame e di illusioni di là dell'Atlantico.
Da noi c'é un video venduto in edicola e nelle librerie a dire che sono drasticamente diminuite le schede bianche nel corso delle ultime elezioni, ma a testimoniare della vergogna di una sudditanza al potere personale di un padrone vi é la cronistoria dei viaggi a Canossa -pardon, ad Arcore- fatti da Pisanu, eccellente ministro della repubblica, per render conto al datore di lavoro del suo buon servizio.
Perché non abbiamo vinto noi allora, ribattono i marpioni del centrodestra -colpiti nel vivo, dopo mesi di ridicole polemiche sul risultato del voto. Forse Pisanu ha avuto un sussulto di orgoglio nel finale, forse é stato tradito da un manipolo di funzionari infedeli a lui, ma fedeli alla Repubblica o, forse, non se l'é sentita di affondare il coltello nel cuore della democrazia -memore dei suoi buoni trascorsi di democristiano d'antan.
La verità non la sapremo mai, ultima dea assieme alla speranza. Neanche la magistratura inquirente riuscirà a dirci niente di veramente nuovo e decisivo. Le indagini postume si scontrano con l'evidenza caotica degli eventi. Negli ambienti della polizia e dei magistrati inquirenti é ben noto che i casi criminali si risolvono nei primi venti giorni delle indagini o si impaludano miseramente nella ridda delle ipotesi, delle smentite, dei cavilli procedurali dei legulei e delle prescrizioni che ne conseguono.
Siamo il paese con il più alto numero di casi irresolti e delitti perfetti. Prima di Berlusconi al governo per risolvere i suoi guai giudiziari vi é stato chi, dalle pagine del maggior quotidiano nazionale invitava sarcasticamente Pacciani -lo sventratore di femmine sulle colline toscane- a presentarsi alle elezioni.
Avrebbe preso una valanga di voti; i Barabba, da noi, sono acclamati vox populi, hanno successo con le donne, forse, chissà, ce li ritroveremo tra i piedi perfino in Paradiso: seduti a conversare amabilmente coi santi sorseggiando champagne o una bibita ghiacciata.

Bush a Cogne

Cos'hanno in comune G.W.Bush e la Franzoni, la signora che a Cogne uccise il suo figlioletto e ha speso il resto della sua vita a inventarsi e gridare al mondo un'innocenza incredibile? Entrambi, nel commettere il crimine di competenza, hanno agito in quello stato di vigilanza mentale che gli psichiatri definiscono 'crepuscolare' – immagine suggestiva che evoca brandelli di luce residua e i diavoli che popolano la nostra mente liberi di correre nei labirinti neuronici senza più essere identificati.
Bush era in uno stato di semi demenza quando ha deciso con i suoi consiglieri di indicare al mondo l'Iraq quale serbatoio di terroristi assassini e luogo di produzione di fantasiose 'armi di distruzione di massa' ? Forse si, lo schok dell'11 di settembre agiva ancora, ma non é più importante oggi che i morti sunniti e sciiti si contano a decine ogni giorno e l'esplosione di una vera e propria guerra civile é alle porte e spaventa quegli stessi dementi che ne hanno scatenato i venti assassini.
Imporre la democrazia in Iraq manu militari si é rivelato sogno da apprendisti stregoni; i popoli e le diverse fedi religiose e politiche non sono pedine di un astratto gioco di scacchi, bensì forze della natura potenti quanto un uragano e muovere un vento contro un altro ordinatamente e secondo il proprio progetto é impresa da semidei.
I pensatori neoconservatori che concertano con Bush la politica estera U.s.a. non sono certo dei semidei, ne lo é l'untorello che siede al capo del tavolo con l'espressione assente e un po' beota che gli é caratteristica, ma in Iraq e nel Medio Oriente si sta compiendo la peggiore delle profezie: migliaia di morti per le strade e nelle case e l'Islam tutto in rivolta contro l'occidente identificato come un solo blocco di nemici alleati agli odiati americani.

di mutanti e futuro

La prima considerazione é: non possiamo farci niente. L'idea di colpa e di punizione non abita più dentro le mura domestiche. Ciò che avviene e ci sconvolge in questo tempo di botte a scuola contro un ragazzo autistico e le violenze del branco riprese coi videocellulari sono storie di una fauna di mutanti i cui connotati morali sono altri dai nostri. L'idea di libertà individuale é deflagrata é diventata pulviscolo ammorbante di licenza e voglia di sopraffazione. I binari fissi di ciò che é bene e ciò che é male sono stati divelti dalle nuove generazioni perché i padri e le madri hanno abdicato al ruolo del controllo e della vigilanza costante.
Le figure patriarcali o matriarcali autorevoli sono scomparse da tempo. Al massimo sopravvivono le figure autoritarie, ma non esercitano gli influssi benefici di quelle altre e, nelle quasi totalità, sono esterne e finali, intervengono, cioé, quando i misfatti sono stati compiuti e irrogano le sanzioni di legge.
Così leggiamo di giudici che mettono sotto sequestro le case dei ragazzi violenti come strumento cautelativo di un ipotetico risarcimento a favore delle vittime e lo stupore e il rumore che questa notizia suscita la dice lunga sul torpore morale che tutti ci avvolge in questo scorcio di terzo millennio privo di grandi orizzonti e di grandi speranze rivolte al futuro. Che ci tocchino sulla 'roba' é l'unica cosa che provochi un sussulto rabbioso e gli scudi levati degli evasori contro la finanziaria delle tasse ne sono il corollario storico, l'orizzonte di riferimento.
Siamo, dunque, condannati, a subire il male prossimo venturo senza nulla opporvi? O daremo vita, prima o poi, a una società neo autoritaria, da tolleranza zero, che strappi le radici al nefasto senso di onnipotenza dei ragazzini di oggi e di domani? Gli anni del 'é vietato vietare' hanno prodotto dei guasti profondi, forse irrimediabili.
Ci sarebbe anche l'appello all'intelligenza dei pargoli, quell' 'educhiamoli a ragionare' che suona così beffardo se comparato con i fatti della cronaca.
Altre strade non si danno, praticabili, che conducano a un futuro vivibile.

canta napule

Si muore portandosi appresso il fardello della propria vita. Si dice che chi muore rivede il film della propria esistenza: doloroso o sereno esame di come abbiamo messo a frutto i nostri talenti. Merola morente avrà ricalcato le scene dello 'Zappatore' e di quell'altra sceneggiata dei figli che sono 'piezz'e core'?
Se non gli é accaduto ci hanno pensato le migliaia di napoletani che sono accorsi al suo funerale a trasformarlo in una appendice delle note sceneggiate, carnevale di sciocchezze indigene, impressionante mostra antropologica di ciò che non vorremmo ma é: una Napoli milionaria delle sue fantasie barocche, della sua lingua incomprensibile e troppo avvolgente, delle sue grida e lacrime napuletane gettate in faccia al mondo quale rabbiosa identità.
Mandolino, sceneggiate e camorra, simm'a Napule, paisà.
E' una città pregna della sua storia malavitosa e strappalacrime, dove il sentimento gridato serve a coprire l'ineluttabilità del suo essere collettivo.
Inutile é ogni distinzione pietosa tra la città sana, quella della gente che lavora e rispetta le regole (la normalità non fa cronaca) e quell'altra, quella dei titoli sui giornali, la Napoli dei morti ammazzati e della plebe che protegge i suoi figli disgraziati dagli arresti per furto o contrabbando o ricettazione o spaccio.
La Napoli del terzo millennio é tutt'ora una pittura di genere: i quartieri spagnoli, le processioni di popolo dopo il 'miracolo' di san Gennaro, la plebe dei vicoli erede di quella che fu avversa alla rivoluzione importata dalla Francia e rispose, invece, in massa, all'appello nazionalistico-religioso del regio cardinale -come ci ha mostrato uno sceneggiato televisivo di qualche anno fa sull'ascesa e rapidissima caduta della Repubblica napoletana.
Non amo il grido del sentimento ferito. Intendo meglio la forza e l'intensità del dolore nel silenzio e nella compostezza. Trovo insensati gli applausi ai funerali e mi appaiono astratte e remote le spiegazioni che danno gli antropologi sulla coralità del grido e del pianto che guarisce il dolore; una 'teatralità' che costringe chi é colpito da un lutto a esternarlo e a con-dividerlo con la folla. Qualcuno di mia conoscenza ne ha dato perfino una spiegazione 'meterologica' e di latitudine: a nord del mondo il sentimento doloroso é come congelato, a sud si scioglie al calore del sole.
Napoli mi sorprende e mi respinge: é l'altro da me, la diversità incomprensibile e, per certi aspetti, affascinante perché misteriosa; é la storia dei popoli del mondo varia e diversa, conflittuale e drammatica. Prima degli Arabi e degli Indi, prossimo a noi, c'era il facondo ed espressivo popolo degli Apuli.

le parole forti

Sono parole forti quelle che il premier ha voluto consegnare alle stampe e ai video, parole forti e inutili come quelle di un parroco di campagna ai suoi peccatori in-fedeli, pronti a peccare di bel nuovo dopo ogni assoluzione in confessionale. Passata la festa gabbato lu' santu, dicevano i cafoni meridionali, gli stessi dei tarallucci e vino.
Combattere l'evasione fiscale in questo paese è impresa colossale, fatica di Sisifo, castigo rivoluzionario che mal si concilia con la democrazia partecipativa e se è vero che le leggi finanziarie non possono essere sottomesse a referendum per le ovvie ragioni è altrettanto vero che si riconosce agli evasori costituiti in partiti e poli e case il diritto di fare ostruzionismo contro il solo, solitario eroe di questa legislatura infernale: Vincenzo Visco.
Finirà come deve, chi vivrà vedrà, ma se questo governo va a casa si riapre il problema dei conti dello Stato da riconsegnare ai parametri di Maastricht, le pensioni da pagare, la scuola pubblica e la ricerca da finanziare. Insomma: due più due deve fare quattro e Tremonti al governo non sapeva più cosa inventarsi per far uscire un cinque dalla stessa somma.
L'interesse di parte -delle mille e una parte che compongono la realtà sociale- la fa da padrone nel paese dei guelfi e dei ghibellini, dei borboni, dei principati e delle signorie, un paese che ha seppellito la guerra di classe ma non quella tra coloro che le tasse le pagano obtorto collo e quelli che se ne fregano, tanto i controlli chi li fa?
Così la nave va, miracolosamente sotto la linea di massa, col suo carico di clandestini-evasori rifiutati da tutti i paesi d'Europa, fragile mito postmoderno di efficienza e legalità.
Siamo un paese di esperti navigatori e di santi, si sa, oltreché di fantasiosi evasori secessionisti. Un paese di allegri pazzerelloni, finché durerà la pace sociale. Il diluvio è di là da venire.

per rc7qw

E' una vecchia contrapposizione quella che tu proponi tra linguaggio colto e quello di 'come ti ha fatto mamma'. In realtà la maggior parte delle madri che ho conosciuto preferiscono di gran lunga che il loro figlio le superi, acquisisca quella cultura necessaria ad affrontare gli eventi futuri che a loro é stata negata.
Madri contadine, negli anni miei di gioventù, hanno spinto e spingono i loro figli ad acquisire quelle conoscenze, in primis quella linguistica, che permettono loro di salire i gradini della scala sociale, con un po' di fortuna. Ai miei tempi si diceva che 'il padrone é padrone perché conosce mille parole in più del suo operaio'. Non era sempre vero, ma fotografava una tendenza. Vi sono oltre centomila lemmi in un vocabolario di buona fattura, la maggior parte delle persone di buona cultura ne conosce e ne usa meno del dieci per cento. E' uno spreco di intelligenza, non trovi? Che futuro assegneresti all'umanità se la sua totalità preferisse parlare 'come mamma ti ha fatto' (a parte il fatto che esistono madri e madri)?
Il tuo citare Eco e la pretesa cripticità della sua lingua mi lusinga, ma io sono ben al di quà dal lustrargli le scarpe, credimi. In ogni caso U.Eco ha venduto milioni di copie dei suoi libri, segno che esiste una larga parte di persone in Italia e nel mondo che apprezzano il suo modo di scrivere, ma più la sua capacità di narrare delle storie e creare intrecci narrativi affascinanti -anche e sopratutto per la cultura storica che sottendono.

Il mondo é vario e diverso, caro z…., vi sono milioni di persone che svolgono professioni particolari per le quali l'uso di una certa lingua 'colta' e fitta di lemmi specialistici é d'obbligo. Inviteresti un astrofisico o un microbiologo a 'parlare come magni'?
Alcune persone che scrivono in questo forum si piccano di saper di latino e ne danno mostra. Molte sanno di filosofia, arte, scienza, religione. Li inviti tutti -come hai fatto con me- a 'parlare come mamma li ha fatti'?
Uno spot della presidenza del consiglio dei ministri comincia recitando alcuni versi della Commedia del nostro sommo poeta e chiede, retoricamente, nel finale, come si possa pensare di non insegnare l'italiano, una lingua così bella e ricca, agli stranieri.
Siamo vocati alle stelle, caro z…., tutti i canti della Commedia di Dante si chiudono con un'uscita 'a riveder le stelle' -a parte l'ultimo che parla del Primo Motore 'che move il Sole e l'altre stelle'.
E' ben vero che la lingua nostra é flessibile, se ne può fare l'uso che si vuole. Quando esistevano i vespasiani, ricordo, molti usufruitori ne usavano le pareti come lavagna per poesie sconce, volgarità, insulti, inviti osceni. E' il nostro lato animale, che vuoi farci. Sono certo che tu preferisci quell'altro, quello che ci rimanda alla lingua di Dante.
Con simpatia.

una brutta storia

Una brutta storia va a chiudersi, di questo lustro orribilis che abbiamo vissuto con autentica angoscia temendone la prosecuzione. La disfatta elettorale di G.W.Bush e del Grand old party dei repubblicani sancisce la condanna universale che vorticava impotente intorno alle scelte di politica internazionale della Casa bianca; in particolare la guerra in Iraq – polarizzatore e, insieme, detonatore di conflitti dai nomi più diversi: lotta al terrorismo, guerra di civiltà, strenua difesa dei valori dell'Occidente.
Bush ha perduto prima il suo più adorante sostenitore all'estero: quel Berlusconi Silvio, suo omologo per molti aspetti, sconfitto da un parroco di campagna privo di appeal e di carisma per una manciata di voti. Un pugno in pieno viso gli é venuto dallo scandalo del predicatore teocon reo confesso, suo consigliere, che predicava la castità e i valori della religione coltivando un suo privato rapporto omosessuale con annesso uso di droghe.
L'uppercut che lo ha steso con viso pesto ed espressione 'groggy' é di stanotte: i democratici hanno conquistato la maggioranza in entrambi i rami del parlamento.

Una brutta storia della nostra vita si chiude, quella che seguirà sarà migliore? E' lecito dubitarne. Gli auguri che ci scambiamo ad ogni inizio di anno nuovo hanno uguale peso esorcistico, ma ognora ci deludono. La 'storia siamo noi' cantava De Gregori in una sua canzone, ma nella declinazione al plurale, nell'incontro/scontro tra i popoli e le culture e le religioni diverse é contenuto il conflitto permanente che non autorizza a dare il via libera a soverchie speranze.
Va bene l'indicazione generica di sostituire alle guerre la concertazione, il dialogo, la diplomatizzazione dei conflitti, sapendo in anticipo, però, che la diluizione di questa medicina antica potrebbe cronicizzare la malattia. La storia dell'umanità procede per salti azzardati e inevitabili cadute, cui segue una convalescenza ora breve ora più lunga.
La strada che porta alle stelle e ci allontana dalla nostra preistoria di trogloditi culturali é ancora lunga e colorata del rosso del sangue delle vittime civili di ogni paese in guerra.
Bisognerebbe far lavorare di più i maestri di scuola e tutti gli altri maestri del pensiero civile (in una futuribile scuola pubblica e laica e nella libera stampa e televisione di là da venire) sugli archetipi culturali e sulle leggende religiose, convincere i discenti delle presenti e future generazioni ad abbandonare i vetusti dei della Jihad e degli integralismi più vari e diversi -cattolici e teocons delle varie sette evangeliche compresi.
'Vaste programme.', commentava sarcastico De Gaulle ai tempi suoi.

vedi napoli e poi muori

Vedi Napoli e poi muori, diceva mio padre che a Napoli c'era stato in viaggio di nozze. Naturalmente lo diceva nel senso di allora: una città così bella e piena di atmosfera da spingerti a dire che nient'altro si può desiderare di vedere prima di morire. Oggi il senso é mutato: il rischio di morirci per una pallottola di rimbalzo o per i postumi di uno scippo particolarmente violento é statisticamente rilevante; i sette morti in cinque giorni di cui parlano le cronache ce lo confermano.
Che fare? E' una domanda rivoluzionaria. Pensare che si possa fare qualcosa contro il caos degli eventi umani e napoletani in particolare presuppone l'idea che una serie di azioni mirate al contrasto della criminalità sia possibile ed efficace. A New York hanno scovato la 'zero tolerance' e pare abbia funzionato sotto Giuliani e anche oltre, ma un funzionario di quella Amministrazione venuto a vedere lo stato delle cose di Napoli e dintorni ha allargato le braccia sconfortato. 'Non si si sa da dove cominciare.', pare abbia mormorato.
'Acca nischuno é fesso' é un famoso detto di quelle parti che ascoltiamo in films e pieces teatrali d'antan, ma a Napoli gli si é rivoltato contro.
La fesseria vi é di massa; é la pena di un'intera città costretta a subire l'onta di un degrado visibile ad ogni angolo di vicolo, strada, piazza; illegalità dei comportamenti individuali da sempre tollerata e divenuta la 'cifra stilistica' della napoletanità e la sua condanna. La borghesia napoletana e la sua 'intellighentzia', l'hanno tenuta a battesimo, l'hanno consacrata come tradizione e riporto corale di una immutabilità che si fa sentimento e perfino nostalgia.
'I figli so' piezz e core', recita un'altra frase topica di quelle parti: Cuori spezzati da figli crudeli, incuranti dell'educazione ricevuta e subito rigettata; malavitosi in pectore perché il dna sociale di Napoli contiene la maledizione della sua storia caotica, violenta, refrattaria a ogni idea di legalità imposta e condivisa.
La plebe dei vicoli che corre in soccorso dei suoi figli e combatte la polizia che cerca di arrestarli é la nota dissonante e insieme il refrain di ogni stanca litania illuministica che si recita a proposito della 'rinascita' di Napoli, quale ce l'hanno venduta al tempo di Bassolino Primo e poi della Jervolino.
Il De profundis che recitiamo oggi su Napoli e i suoi ultimi morti é solo l'ultimo di una serie a venire che contagia il paese tutto. Paese di camorre e mafie, paese di evasione fiscale cronica ed eversiva, di abusi edilizi sempre condonati; paese che manda al governo della nazione i sorridenti campioni dell'illegalità che fanno le leggi contro la magistratura e a favore dell'immunità propria e del clan di appartenenza.
Napoli siamo noi, topi di una metaforica fogna (Calderoli dixit) in cui sguazziamo felici, a quanto pare.