Archivio mensile:ottobre 2006

perché quel martirio

Ignoro quali sono i riferimenti storici del celibato dei preti, quando, chi e perché decise di vocarli al sacrificio di sé, della propria sessualità al fine di meglio servire l'idea di divinità. Nessun'altra religione ha azzardato una mossa così draconiana, ch'io sappia, di fare ministri del culto persone in conflitto quotidiano con le pulsioni fortissime del sesso – forza vitale quanto mai potente, capace di tempeste neuronali forza otto.
G. Bataille ce ne da conto nei suoi romanzi, ma la cronaca di tutti i tempi e quella recente in particolare ci informa che l'assurda battaglia contro la nostra interna forza vitale lascia sul terreno migliaia di vittime tra abusati e pedofili, gli uni e gli altri protagonisti di una mala storia che affonda radici lontano, in un malinteso spirito di servizio a un dio che tanto dono non ha chiesto, né chiede.
Andate e moltiplicatevi, é un comando secondo natura; amatevi l'un l'altro é l'altro comando che chiude il cerchio delle umane relazioni pacifiche, giovevoli.
Perché aggiungervi altro, quale demenza di medievali conclavi e vocianti sette di spiritati e mistici ha imposto poi di cancellare il sesso dall'orizzonte degli eventi di un prete?
E' una battaglia persa in partenza, un'insensatezza che dura e colleziona invettive papali impotenti, un martirio non petito, un sacrificio di Isacco che merita l'apparizione del capro sacrificale come happy end. Urge la restituzione di una nuova e diversa vita a migliaia e migliaia di preti incolpevoli, ma che vivono sul filo del rasoio di una caduta nel baratro della pedofilia, crimine orrendo perché tramanda l'abuso di generazione in generazione, la vittima di oggi futuro colpevole di domani.
Gli studiosi del comportamento dei primati ci dicono che in un gruppo sociale dove il sesso tra i membri del gruppo si consuma facile regna l'armonia e i conflitti si spengono sul nascere; tra le comunità degli uomini vigono tradizioni e retaggi culturali e religiosi che hanno imposto vincoli e lacciuoli che covano i conflitti e li fanno esplodere colpevolmente.
Non siamo bestie, mi dicevano le suore in collegio per reprimere una naturale tendenza alla masturbazione, il nostro corpo é il tempio di dio. Ho molto riflettuto, negli anni della mia vita, su questa metafora del tempio e sempre più mi é apparsa metafora astratta di un credo disperato, di una religione senza dei-icone dei nostri bisogni e speranze e sogni, una religione di un solo dio lontano mill'anni di cui tanto si dice ma che più non dice da troppo tempo – lui, da solo, voce non soggetta a cattive interpretazioni.
Abbiamo bisogno di una Sua nuova apparizione che scacci i mercanti dal tempio e faccia piazza pulita delle insensatezze dei troppi pretesi profeti che, dopo di lui, ne hanno interpretato il Verbo deformandolo. Un nuovo Messia ci é necessario o, in alternativa, nessun Messia o preteso Allah che consente ai suo fedeli e profeti ed esegeti di predicare guerre sante in suo nome e, qui da noi, celebra il rito barbaro del celibato – quotidiano martirio inviso a dio e agli uomini.

muri e muraglie

La notizia era marginale, di quelle da mettere in chiusura di radiogiornale: un muro di milletrecento chilometri -prosecuzione di quello già costruito- sarà eretto lungo tutta la frontiera che divide il Messico dagli Stati Uniti d'America. Un muro per contenere l'assalto dei più bisognosi alla cittadella della ricchezza e delle opportunità individuali di una vita migliore.
Forse non servirà a molto, di certo bisognerà provvedere a presidiarlo per tutta la sua lunghezza per impedire che, con corde, scale e mani nude, i messicani di questa e delle prossime generazioni lo scavalchino e invadano una nazione che già vede insidiato il primato dell'inglese come lingua-madre. Il mondo é molto diverso da come l'abbiamo visto alla nostra nascita e lo sarà vieppiù quando saremo prossimi a chiudere gli occhi sugli orizzonti di cielo del pianeta terra.
A che serve un muro che può essere scavalcato nelle ore del buio o sotto un diluvio di pioggia mentre le guardie sonnecchiano o cercano riparo nella stazione di guardia?
Non a molto, pare; gli esperti lo sanno, contano sull'effetto di dissuasione, un muro é pur sempre un ostacolo, ma sparare addosso ai clandestini é l'ultima opzione.
E' una lotta impari quella tra guardie e ladri, tra i barbari e gli uomini dell'occidente che difendono il confine, il perimetro della loro condizione di privilegio: l'essere nati di qua del muro dove eventi storici singolari hanno connotato una storia di sviluppo e ricchezza inarrestabile, almeno fino ad oggi, domani chissà.
I Romani costruivano muri e scavano fossati attorno ai loro accampamenti nelle terre conquistate dalle legioni; il Vallo di Adriano restò famoso nei secoli per l'imponenza delle fortificazioni. I cinesi della dinastia Ming costruirono un'incredibile muraglia a difesa dell'impero, e misero a guardia del lunghissimo perimetro dei guerrieri di pietra; era troppo costoso presidiarlo per intero con soldati in carne ed ossa. I mongoli non si dettero per vinti. Coi loro cavalli infaticabili la aggirarono a nord ed irruppero più e più volte nelle terre dei nemici e le saccheggiarono ripetutamente; altre volte fecero breccia nel muro, a dimostrazione della sua inutilità.
Scrive A. Barricco: (…) la Grande Muraglia non era tanto una mossa militare, quanto mentale. Sembra la fortificazone di un confine, in realtà é l'invenzione di un confine (…) un'idea scritta con la pietra. (…) La Grande Muraglia non difendeva dai barbari, li inventava. Non proteggeva la civiltà, la definiva. (….) noi oggi possiamo leggere nella Grande Muraglia (…) l'enunciazione di un principio: la divisione del mondo tra civiltà e barbarie.
Anche nella Berlino del dopoguerra un muro di cemento fu eretto a definizione della diversità dei due imperi ideologici: la terra del socialismo e quella dei capitalisti barbari, uomini privi di un'idea nobile di società, gente che produceva le merci solo per i soldi, avidi di una loro privata ricchezza.
Quel muro era fortemente presidiato e molti fuggiaschi hanno lasciato la vita nel tentativo di sfuggire alla prigionia. Poi l'impero del socialismo crollò sorpendentemente e un'unica landa di barbari capitalisti oggi si estende da oriente ad occidente.
Hanno vinto i barbari, siamo tutti barbari, in qualche modo, ma ci piace pensare che quelli che vengono oggi da sud con i barconi o chiusi nei sottopancia dei tir e nelle roulottes imbarcate sulle navi siano i nuovi barbari, che occorra ognora una nuova definizione di identità, nuovi argini e confini e muri. L'idea del muro e del confine da fortificare é dura a morire.
Ancora Barricco: (…) ci serve un muro non per tenere lontano quel che ci fa paura: per dargli un nome. Dove c'é quel muro noi abbiamo una geografia che conosciamo, l'unica: noi di qua e di là i barbari. (…) E' una battaglia che sappiamo combattere. Al limite possiamo perderla, ma sappiamo che abbiamo combattuto dalla parte giusta. Possiamo perderla, ma non 'perderci'. E allora avanti con la Grande Muraglia.

la puzza di stantio

Sono cose che sanno di stantio. Parlare di politica in questo paese, nella fattispecie di politica economica, é come scoperchiare una pentola con del cibo dentro che avevamo dimenticato di riporre nel frigo. I fondamentali sono semplici, quelli di sempre: spesa pubblica da un lato ed entrate complessive dello Stato dall'altra.
Nel quinquennio di governo berlusconiano si erano tagliate di un poco -molto poco- le tasse, giusto un po' di fumo per la gente che fatica a farsi i conti in tasca, e i conti dello Stato erano andati in tilt.
Per un intero lustro niente ripresa economica ad aiutare il progetto degli sperperatori e distributori di condoni; se lo lasciavamo a Palazzo Chigi il paese tutto rischiava grosso perciò via, fuori dai piedi chi ha malgovernato e pro domo sua.
Ha dell'indecente la sollevazione della piazza di destra, gli slogans da ubriachi, il celodurismo di ritorno di un Bossi vecchio e bolso che conosce i suoi buoi e sa che basta una stupidaggine qualunque a muovere le urla e gli applausi. Lasciamoli manifestare, é il loro turno, l'importante é che Visco mantenga gli impegni e raddrizzi il legno storto dell'umanità in tempi ragionevoli, dei ladri di Stato ne abbiamo le tasche piene, pagare meno, pagare tutti.
Gli evasori al governo con Berlusconi e Fini e Bossi hanno premiato se stessi e svillaneggiato e lasciato al palo chi le tasse le paga da sempre -obtorto collo.
Dovrebbero ringraziare la provvidenza di non essere stati pizzicati dalla finanza e magari sbattuti in galera -come usa in quell'America dei loro sogni schizofrenici- e invece tocca tollerare le grida sguaiate e le facce di tolla di chi ha sfasciato i conti pubblici e pretende di riavere indietro le chiavi del palazzo da cui é stato sfrattato.
Davvero a destra non c'é limite all'indecenza.