Archivio mensile:luglio 2006

ai miei critici

Il mio ultimo post é stato ferocemente criticato, a differenza degli altri che dividevano a metà critiche ed elogi. Me ne sorprendo, dal momento che diceva cose che sono sotto gli occhi di tutti: Israele va alla guerra contro Hezbollah che gli spara addosso i razzi Katiuscha e rifiuta ogni tregua se prima non vengono disarmati o messi a tacere gli aggressori e rilasciati i suoi soldati -ammesso e non concesso che siano ancora vivi.
Le anime belle che sognano un mondo di pace si indignano anche solo a evidenziare ciò che é: il male dei popoli é radicato nelle culture e nelle religioni e cultura e religione sono ispessimenti delle nostre anime malate che non ci riesce di toglierci di dosso neanche all'alba del terzo millennio.
Da qui i conflitti tra popoli che si rifanno a culture e religioni diverse, il dialogo tra sordi, le fazioni e gli oltranzismi, le scaramucce ai confini e infine le guerre, quando non se ne può più e urge continuare l'azione politica con i fatidici 'altri mezzi': gli stessi della prima e seconda guerra mondiale che hanno ridisegnato gli assetti del mondo e cancellato (o solo messo a tacere per un po') le follie e i deliri dei nazionalsocialismi.
Forse é il senso di impotenza che si prova di fronte a queste semplici evidenze che indigna i miei critici -li suppongo pacifisti a oltranza che sfidano ogni evidenza di impossibilità- e a loro va il ramoscello fragile dell'ulivo, quello che ha nel becco la colomba augurale, a loro va riconosciuto il merito dell'utopia: del futuro migliore che alimenta le umane speranze.
Tuttavia i tempi non sono maturi per un mondo di pace e le guerre scoppiano perché ancora vige il 'mors tua vita mea' e l'uomo é ancora lupo nei confronti del suo prossimo.
Di recente, un giornalista riportava i risultati di una statistica: il peggior nemico é il vicino di casa. E' vero, ognuno ha un esempio personale da raccontare, perfino la convivenza tra genitori e figli é problematica, se si supera la soglia dei vent'anni e non si trova lavoro per poter andarsene da casa.
I miti delle origini dell'umanità riportano, quasi tutti, atti di violenza e di ribellione, forieri di future guerre. Crono mangia i suoi figli, Zeus abbatte i Giganti, Prometeo ruba il fuoco sacro e lo dona agli uomini, impietosito della loro tragica sorte, ma ne paga le conseguenze per l'eternità.
Il cammino che ci porterà alle stelle é lungo, cari i miei pacifisti, molte altre guerre saranno combattute tra fazioni e popoli diversi.
La fantascienza pensata dagli uomini (potenza dell'immaginario ferino!) predice perfino le guerre dei mondi, tra popoli di altri pianeti e galassie.
Il pacifismo é un pensiero di lunga durata, una durata stellare, a quanto appare da qui e ora.
Sia detta lode alla magna virtù della lungimiranza, precipua del pacifismo di ogni tempo e paese.

il dio di amore e di perdono

Va detto. Non ho simpatia per quei personaggi un poco scalcagnati che le televisioni ci mostrano con il passamontagna sulla testa e il kalashnikov in mano mentre saltellano in tondo fingendosi un esercito in armi. Non ho simpatia per gli islamici di ogni credo, sciiti, sunniti, salafiti o wahabiti poco importa, così come non ho simpatia per cattolici, protestanti, avventisti del settimo giorno e testimoni di Geova.
Il credo religioso, troppo spesso, é stato ed é una divisa, uno schieramneto dietro al quale si milita e che costringe a fare cose stupide o ignobili, violente.
La nobiltà dell'assunto religioso, l'essenza del messaggio profetico, conta come il due di briscola; é più importante contarsi, dirsi comunità di fede e di valori condivisi, quegli altri, gli infedeli, sono il nemico o la massa di reclutamento, terra di missione. Ri-guardatevi 'Mission', bel film e istruttivo su cosa e come si muove colui che crede di avere in mente la verità e di doverla imporre a maggior gloria di dio.
Il dio d'amore e di perdono é, nel caso degli islamici più scalmanati, un dio di guerra, il dio delle tribù di nomadi pastori coalizzate da Maometto e che conquistarono un impero. Con questo bagaglio storico alle spalle si capisce perché brucia l'inserto di occidente in Palestina: Israele, stato di ebrei, ma stato laico e moderno, democrazia compiuta al modo in cui la intendiamo in Occidente. Israele deve essere cancellata dalla faccia della terra, dicono i capi sciiti, il leader iraniano e i capi di Hezbollah, ma fioccano le bombe e nel Libano meridionale si combatte casa per casa.
Tsahal incontra difficoltà impreviste a schiacciare il nemico di sempre, ma non é in dubbio la sua vittoria e forse é l'unica via razionalmente auspicabile di risolvere il problema. La guerra come sola igiene del mondo, per dirla con i futuristi della Grande guerra, quella del 1915/18, sarà la soluzione dell'annoso problema di una convivenza tra popoli diversi nella cruciale area mediorientale?
Posti di fronte alla insensata cecità dei capi sciiti e dei loro seguaci, diciamo anche noi no alla tregua d'armi, fintantoché i terroristi assassini non siano stanati e uccisi fino all'ultimo uomo e azzerata la loro forza militare. Morte all'Islam degli assassini sciiti e di Al Qaeda.
Se la convivenza pacifica non la si intende per via di intelletto, la si intenderà per la via delle armi. La guerra é la continuazione della politica, con altri mezzi.

generale, dietro la collina

Il vertice del G8 ha partorito l'abituale topolino di una dichiarazione congiunta in cui si riconosce ad Israele il diritto a difendersi, ma la si invita a moderare la risposta bellica. Che vuol dire 'moderare' in casi come questi? Bombe meno potenti, obbiettivi militari invece che civili? Non sembra avere molto senso l'invito dei 'grandi' della Terra.
La risposta bellica é in mano ai generali che studiano mappe stradali, grafici e immagini inviate dai satelliti spia e sparano le loro cannonate o inviano i loro obici e bombe 'intelligenti' a destinazione incuranti del fatto che nei pressi di un obbiettivo da centrare c'é un'abitazione di contadini o un condominio fittamente abitato.
Detto questo, lungi da me l'idea che la risposta militare di Tsahal non sia leggittima. Le proteste del primo ministro libanese sono ipocrite e tardive, dal momento che il Libano ha tollerato dentro i suoi confini le milizie armate di Hezbollah per troppi anni e ospita nel suo parlamento gli uomini del partito di Dio (sic).
Qusta guerra terribile e infinita é destinata a durare finché una delle due parti non avrà cancellato i suoi nemici dal pianeta Terra.
Allo strapotere militare di Israele si contrappone lo sprezzo della morte dei fanatici integralisti di Hamas e di Hezbollah, armati e foraggiati da Teheran. Hanno fatto l'Intifada delle pietre, oggi hanno i razzi Katiuscia e i missili di media gittata che indirizzano sulle città israeliane.
Sono milioni, il fattore demografico é tutto a loro favore e, come le formiche, non curano la perdita di un alto numero dei loro, a gloria di un astratto Islam il cui trionfo é scritto nel Corano. E' il conflitto più drammatico del terzo millennio e la sua risoluzione -quando sarà- ci dirà se gli uomini possono avere futuro e migrare nei pianeti della galassia di appartenenza o se l'umanità é destinata a perire.
Com'erano confortanti i versi di una canzone di De Gregori di un tempo lontano, troppo lontano.
Diceva: 'Generale dietro la collina / ci sta la morte crucca e assassina, / ma in mezzo al prato c'é una contadina / curva sul tramonto, sembra una bambina / di cinquant'anni, di cinque figli, / venuti al mondo come conigli….'
Tutti noi, all'epoca, abbiamo tenuto gli occhi della mente fissi sulla contadina curva sul tramonto che ci inteneriva, ma oggi siamo costretti a fissare altri generali e le loro bombe, i missili, la morte crucca e assassina dei martiri islamici imbottiti di esplosivo.

il furto d’amore

'Il furto d'amore sarà punito, disse, dall'ordine costituito.' E' il verso di una notissima canzone del defunto De Andre e, all'epoca, fotografava bene la realtà della provincia italiana e dei piccoli paesi dove la morale corrente era quella che si osservava dai tavolini dei bar affacciati sulla piazza del paese o dai banchi della chiesa la domenica.
La/il tale se la fa colla tal'altra, il ragionier Bianchi ha per amante la segretaria, il parroco, di nascosto, smessa la veste talare, va a puttane in città.
Di quando in quando, i giornali si incaricavano di dirci che era stata scoperta una 'casa di malaffare' dove -chissà che significava- si svolgevano i 'balletti rosa' ed erano implicati tutti i più facoltosi cittadini in veste di clienti e le loro mogli o le loro figlie in qualità di puttane saltuarie, giusto il tempo di farsi la pelliccia o il cabriolet.
Poco più avanti venne Clinton e tutti fummo informati delle sue prodezze amatorie: della stagista che scivolava sotto il tavolo presidenziale e conservava i fazzoletti e le camiciette macchiate a futura memoria o come reliquia personale, chissà. Prima di lei, la bella Marilyn Monroe dichiarava candidamente a un giornalista che, agli inizi della carriera, aveva passato un sacco di tempo inginocchiata – 'e non per pregare' aveva aggiunto ridendo.
Oggi non si mena scandalo di alcunché. La globalizzazione ha riempito le strade e le piazze di giovanissime 'extracomunitarie' che hanno rubato il mestiere alle indigene e una sana concorrenza ha abbassato le tariffe sulla pubblica piazza. Chi ha stomaco può intingere per la modica cifra di euro trenta esente iva; per quanto riguarda l'aids le statistiche sono ancora preoccupanti, ma non importa, c'é chi lo fa ancora senza il preservativo e non si cura di avvisare la moglie del rischio che corre.
Non c'é nessun furto d'amore in realtà, chi va a puttane lo fa per un irresistibile impulso a rinnovare gli oggetti del desiderio sessuale, ridà libertà a un complesso di impulsi primitivi faticosamente irreggimentati dentro le convenzioni sociali dominanti. Il meccanismo del desiderio sesuale maschile é ancora misterioso, così come quello femminile; di nuovo c'é che le donne tradite tradiscono a loro volta, ciò che é fatto é reso e certo é meglio così, abbasso l'infingardia e la prepotenza maschile, una maggiore dinamicità non può che giovare ai rapporti tra i sessi.
Suggerisco a chi vuole approfondire l'argomento di ascoltare, a teatro, 'I monologhi della vagina'; é ormai un classico di irresistibile comicità. Esiste anche una riscrittura in arabo di una drammaturga libanese che oggi ci spedisce i bollettini di guerra da Beirut bombardata. Le arabe lo fanno meglio, chissà.
A quando i 'monologhi del pene'? E' un invito che rivolgo a tutti gli scrittori, seri o faceti: misuratevi coll'argomento. Se venisse raccolto ne ascolteremmo delle belle.

emozioni di popolo

Non ho mai partecipato dell'emozione dei molti che si infiammano allo spettacolo di ventidue maschi adulti che inseguono un pallone da un lato all'altro del campo, rubandoselo a vicenda. Per la verità non ho mai trovato interessanti i giochi della play station di mia figlia: king of Persia o Supermario Broz e gli altri. Quando lei mi chiedeva di giocare faticavo a prestarvi attenzione, mi defilavo o le proponevo la lettura di un libro. Perciò non tiferò Italia e me ne andrò in bicicletta stasera, avendo cura di rientrare prima che la canea degli scalmanati dia fiato alle trombe e scenda in strada a dar voce alle loro elementari emozioni di popolo.
Ma la nazionale di calcio é davvero incaricata di polarizzare un'emozione comune, rappresentativa di una identità di popolo e nazione? Se la risposta é si, il minimo che si deve dire é che la nostra identità nazionale non é in buone mani o, quantomeno, che l'affidarla a una compagine sportiva sotto i riflettori per i comportamenti illeciti di dirigenti e arbitri delle società di provenienza é un azzardo che si doveva evitare.
L'identità nazionale é una cosa complessa, contradditoria, per certi aspetti fragile e, in talune circostanze, sarebbe meglio coprirla di un velo pudico, come nel nostro caso.
L'Italia delle signorie e dei principati é stata terra di occupazione, di passaggio di eserciti nemici, Franza o Spagna purché se magna, diceva il detto popolare. Molto meglio, da questo punto di vista, ha fatto la Francia, monarchia solida fin dai tempi remoti, Carlo Magno e Carlo Martello, i mori fermati a Roncisvalle, la Chanson de gestes e poi la Rivoluzione francese, il risveglio alla storia moderna del popolo affamato a cui Antonietta voleva dare le briciole delle sue brioches, vive la France, libertè, egalitè, fraternitè.
Ma la Francia di oggi é un'altra cosa, é terra d'immigrazione da gran tempo e la sua nazionale di calcio lo rispecchia. Hanno appaltato a 'zouzu' Zidane e compagnia immigrata la rappresentativa sportiva, segno che sollevare una bandiera é un gesto convenzionale, non vuol dir molto, lo fanno ogni giorno i militari dentro le caserme, meglio lì dentro che sui campi di battaglia dove ci si batte e si muore per spostare più in qua o più in là i confini della nazione.
In conclusione: ventidue uomini stasera correranno sudando come disperati dietro a un pallone, che vinca il migliore e ricordatevi che, a norma del testo unico di pubblica sicurezza, sono vietati i rumori molesti dopo la mezzanotte.

il male degli uomini

Le storie degli uomini nascono per un irrestibile impulso naturale alla proliferazione e si espandono nell'universo antropico nel modo caotico delle particelle infinitesimali.
Non sappiamo quale necessità le giustifichi, né perché si caratterizzino nel bene e nel male, nell'imbroglio o nella carità.
E' il mistero delle nostre vite e di quell'immaginario che gli abbiamo costruito intorno: la giustizia negata in terra, ma sicura in cielo, gli dei o il solo dio arbitri/o di ciò che é stato bene e male e perché, il premio e la punizione divini proiettati nell'eternità dei nostri sogni di sommersi o salvati.
In quell'attesa di salvezza o di dannazione continuiamo a tessere il filo volontario o involontario delle nostre vite e il giudizio che ne diamo in terra e che ne da il nostro prossimo é relativo, approssimativo, ridda di pareri concordi o discordi, voci dissennate di Babele, metaforica torre della nostra perdizione.

Renato Farina scrive una lettera 'a cuore aperto' al suo direttore e gli confida il perché della sua scelta di militare nel campo degli spioni di stato: funzionari infedeli alla consegna o troppo ligi alle direttive di palazzo Chigi, chissà? Il prosieguo delle indagini forse ce lo dirà o forse no perché chi di dovere opporrà il segreto di stato sulle sue cattive scelte e malefatte di primo ministro schierato a difesa di una guerra sbagliata.
Quel che é certo per noi, lettori di giornali e soggetti di informazione, é che il vicedirettore di 'Libero' (sic), ha tradito i fondamenti del buon operare di un giornalista, ha scelto di essere 'embedded', com'é di quei giornalisti di nessun peso informativo che vanno al seguito delle truppe di occupazione e scrivono quel che passa il comando militare o poco più.

Non é chi non vede che una tale informazione non spazia sull'intero orizzonte degli eventi, non informa al meglio sulle parti in causa opposte e nemiche; semplicemente dice quel che avviene da una sola parte, spesso omettendo di raccontare fatti gravissimi come le torture avvenute ad Abu Ghraib o la sospensione dei diritti elementari della persona nel carcere di Guantanamo o le stragi di civili che avvengono nel corso degli assalti alle cittadelle dove si annida il nemico.

Renato Farina si inginocchia davanti al suo direttore e gli offre la testa, dicendo di aver sbagliato per troppo zelo militante, perché voleva combattere la battaglia di militante dell'antiterrorismo, cambiare il mondo, oltre che descriverlo ai suoi lettori al modo distorto in cui lo descriveva.
Dobbiamo assolverlo o condannarlo noi lettori, considerato che il suo direttore lo ha già perdonato in anticipo, augurandogli di dormirci su?
La sua condanna o la sua assoluzione non sposteranno di una virgola la sostanza delle cose relativa agli spioni di stato e in particolare al loro capo, il generale Pollari, persona bene informata dei fatti, come doveva e deve. Oggi sappiamo che un nucleo di funzionari appiattiti sulle direttive politiche di palazzo Chigi, ha creato una bolla informativa lucida e vuota, ha plasmato e 'suggerito' l'informazione che serviva al loro scopo e le tesi di chi li ha nominati e assunti in servizio.

Non é esistito in Italia un reale pericolo di attentati né covi di terroristi operativi e in grado di nuocere; esisteva la necessità di farlo credere all'opinione pubblica, perché il verbo che viene da oltre Atlantico é quello di creare l'allarmismo che giustifica l'operare senza o oltre le leggi e le garanzie di rispetto dei diritti delle persone.
In questo clima fasullo di informazione taroccata é potuto accadere che Abu Omar e altri islamici sospetti di attività terroristica venissero prelevati senza troppe storie e spediti in una qualche base americana o in un paese compiacente per gli interrogatori voluti dagli agenti della Cia.
Uno stato di diritto non può tollerare un tale modo di operare e ne chiede conto agli uomini del passato governo per il tramite delle indagini della magistratura.
L'augurio é che paghi chi ha sbagliato, che la giustizia sia rapida, chirurgica e giusta, ma dubitiamo che nel paese degli scambi e dei favori politici sarà garantito questo livello minimo di decenza istituzionale.

leviamo i calici

E bravi Feltri e Farina! E' tutto quel che si legge sulla libera stampa a proposito della 'fonte Betulla' o ci tenete in serbo dell'altro per i giorni di magra giornalistica? Leviamo i calici alla libera stampa e alla dignità della professione giornalistica.

un vento fresco

Un vento fresco premia i mattinieri e spazza il sudaticcio dalle case. La raccolta delle immondizie, già al tre di luglio, é ridotta al lumicino: gli spazzini sostano pigri davanti al bar e sorseggiano un caffé. Passa una ragazza dall'aria stranita, tiene sulla spalla una borsa da viaggio, forse cerca la stazione, l'estate é tempo di partenze e arrivi, per me di stasi e rifugio. Chissà perché mi viene in mente il pensiero di come siamo in quest'ennesima estate della nostra vita. Non ho riconoscimenti, l'identità é fragile, se dovessi rispondere al fatidico 'chi siamo e dove andiamo' avrei più di una difficoltà a mettere a fuoco l'oggetto concreto della domanda.
Mi soccorre il pensiero che abbiamo molte identità, nessuna rocciosa e ringrazio quel psichiatra di Trieste che ha scritto un libro per insegnarci a convivere con la follia che é in ognuno di noi senza soccombervi.
Non scrivo più di politica e un po' mi manca. Era il luogo dell'agone, la discesa in campo, i nemici da combattere, ma Berlusconi, il gigante, é caduto a terra, l'ha abbattuto Davide-Prodi con tre fiondate, adesso i suoi sostenitori delle categorie professionali e i tassisti sono soli a dover reggere le misure nuove delle liberalizzazioni e della lotta alla evasione fiscale, finalmente, non se ne poteva più degli abusi e delle posizioni corporative difese a spada tratta contro ogni evidenza europea.
Buon lavoro al nuovo governo e buone vacanze a tutti.