Archivio mensile:maggio 2006

un paese normale

Era stato previsto, descritto, analizzato. Il fenomeno della mancanza del nemico, la sua improvvisa scomparsa dala scena mediatica (provvisoria, certo, il Caimano tornerà a mostrare i denti, si proverà ad azzannare le mani tese di chi gli offrirà una gestione bipartisan della cosa pubblica) é causa della sindrome dell’orfano di cui soffriamo. Chi ci farà salire il livello di adrenalina nel corpo se i mondiali, come si prevede, saranno mosci e l’America di Bush non ha in cantiere un’altra guerra, un’altra democrazia da imporre manu militari?’Arridatece il puzzone!’, era lo slogan di una curva sud, poi ripreso in politica; ridateci l’uomo che sapeva polarizzare l’ira di chi gli era contro, di noi che concepiamo la democrazia come quieto esercizio di un potere delegato, silenzioso, non gridato, mai trasformato in urlo e in spot pubblicitario, pro domo Mediaset e Fininvest. Il soporifero Prodi é l’incarnazione di questo stile di governo. Constatato che i conti dello stato sono a picco non grida, non tende l’indice, non accusa chi lo ha preceduto dii essere stati la ‘banda del buco; dice ‘vedremo’, ‘faremo’, ‘coniugheremo rigore e sviluppo, se possibile’. Uno sbadiglio ci coglie, irresistibile, ma dietro a tutto questo c’é ancora mezzo paese che le tasse le evade o le condona, costruisce o amplia le case abusivamente -tanto un condono verrà, se non quest’anno il prossimo, se non questo governo il prossimo. Che cosa ci riserva il futuro? Il buongoverno di una coalizione arcobaleno che starà insieme per non passare la mano e fa segretamente gli scongiuri per non riconsegnare ai ‘berluscones’ la gestione della cosa pubblica oppure il ritorno al futuro dell’uomo che gridava al lupo e al giudice comunista un giorno si e l’altro pure?Non compro più i giornali tutti i giorni, mi permetto perfino di non guardare la televisione per più giorni di fila, non ho più gli incubi dove appaiono Schifani e Bondi e Taormina ad abbaiare in video le loro enormità come botoli ringhiosi; non sarà che siamo diventati un paese normale, un paese dove ci può annoiare?

prove tecniche di guerra civile?

A volte si ha l'impressione di vivere in un delirio organizzato, come recita un monologo di Paolo Rossi, il bravo comico milanese. Quelli della Confindustria organizzano un convegno – il solito convegno annuale, con i soliti noti a recitare le solite orazioni-perorazioni al governo in carica – e i giornali all'unisono a dar conto degli umori della ‘pancia' confindustriale, i bravi industrialotti della padania ancora fermi alle ovazioni tributate l'altr'anno all'esimio Berlusconi Silvio.
Non importa un fico ai bravi imprenditori nostrani che i conti dello stato siano allo sbando, grazie alle politiche economiche del loro campione, che un buco enorme nelle finanze pubbliche renda precaria ogni politica prossima futura di incentivi all'industria; al convegno si fa altro: si ‘tifa' come allo stadio, si rimpiange il Pifferaio magico e il suo flauto, che oggi suona la carica delle manifestazioni di piazza contro un governo che ancora deve emettere i primi vagiti, ma deve essere mandato a casa perché ‘illeggittimo', ‘governo comunista', ‘governo delle tasse' che legifererà contro i poveri evasori fiscali di sempre, i poveri imprenditori che non ce la fanno a campare se non c'è una legge Biagi che gli consente di assumere i nostri giovani per soli tre mesi e per poche lire e poi licenziare.
 
In Francia, il popolo dei giovani senza futuro ha umiliato il governo, costringendolo a ritirare un provvedimento di legge che rendeva permanente il precariato; questi qui, gli industrialotti del capitalismo assistito, vogliono continuare sulla stessa strada, incuranti dello slogan ‘fare come in Francia' che risuonerà con tutta probabilità sulle nostre piazze e strade in risposta alle manifestazioni della destra berlusconiana e postfascista.
Siamo alle prove tecniche di guerra civile? E' questo che vuole Berlusconi Silvio, il poujadista, con il suo annuncio di manifestazioni di piazza contro un governo appena insediato e già delegittimato da quella metà di italiani che vota con il portafoglio? E' questo che vogliono Confindustria e gli industriali italiani? Chi semina vento raccoglie tempesta, mi insegnavano a scuola. Tira una brutta aria, brava gente, diamoci tutti una regolata.

le ombre pallide della verità

'Un'ombra più bianca di pallido' é la faticosa traduzione di una nota canzone degli anni sessanta. Ombra pallida é ciò che resta delle storie delle nostre vite e degli eventi che le hanno descritte. L'Osservatore romano se la prende con Dan Brown e la corte di studiosi che hanno concorso alla realizzazione del libro e del film che ne é stato tratto. Obblighi di nobiltà, dal momento che la Chiesa ha eretto intorno alla sua storia una fortezza di pretese verità con muri spessi tre metri e alti dieci, ma operazione disperata nell'epoca in cui gli archivi del sapere universale si sono aperti e ognuno può trarne gli elementi di una ricostruzione più o meno accurata, più o meno attendibile.
Se la ricostruzione degli eventi relativi alla storia di Cristo fatta di Dan Brown é di dubbia attendibilità, quella della Chiesa cattolica fa acqua da tutte le parti: i sacri testi sono stati mille volte rielaborati nel corso di furiosi concilii; é famoso quello in cui una fazione di prelati armati di spade irrompono nella sala dove sono riuniti i cardinali e pretendono di imporre la loro tesi manu militari. Non coincidono i dati di ricerca archeologici, sono lacunosi i e contradditori tra di loro i Vangeli degli apostoli -quelli apocrifi a parte- e nel mezzo ci stanno le mille differenti interpretazioni dei padri della Chiesa relative a questa o quella verità rivelata.
Chi é stato veramente il Cristo e che abbia fatto davvero nella sua vita, se sia stato solo l'ultimo profeta -dei molti che levavano la voce tra le tribù dei popoli ebraici- oppure il figlio di Dio da tutti atteso meglio sarebbe lasciarlo nel vago della leggenda, ma Oltretevere non se lo possono permettere, pena il franare del terreno su cui poggia la fortezza.
Neanche nel più laico ambito della politica nostrana la verità é più marcata di una più bianca ombra di pallido. Aver cooptato Borrelli nel pool di giudici incaricati di far luce nel marcio in cui sguazzano divi del pallone e dirigenti delle società ha scatenato un putiferio. Chissà perché un galantuomo come Borrelli, sereno e distaccato osservatore dei nefasti interni al mondo di imprese e società dedite alla corruzione, viene eletto a simbolo di chissà che complotto e oscuro disegno politico.
Le tesi suggestive del mai dimenticato Cavaliere sui 'giudici comunisti' hanno fatto tale presa nei suoi seguaci televisivi da mostrarceli come quel popolo della fiaba: uomini, donne, vecchi e bambini che si avviano con aria beota ed espressioni assenti verso l'abisso, tutti in fila dietro al Pifferaio magico che suona la sua ipnotica melodia.
Solo che qui si tratta di urlacci e grida scomposte, ripetuti in video dagli scherani del Polo e scritti sui giornali di famiglia dai soliti noti.
Che brutto paese é questo in cui ci é capitato di vivere.

taci! il nemico ci ascolta

Giuliano Ferrara, é noto, é persona di gran mole, fisica e intellettuale, e non cessa, dalle colonne del suo giornale e dal video di la7, di proporsi come tale ai suoi lettori/ascoltatori. Oggi, su 'Il Foglio dei fogli', rassegna stampa del lunedì, ci ricorda la sua propensione alle guerre, solo quelle necessarie, s'intende, che nel suo immaginario corrispondono a quelle fatte dall'America, luogo simbolico della sua concezione della democrazia come dovrebbe essere.
E' vecchio convincimento del buon Ferrara che le guerre si vincono se si fa terra bruciata intorno al nemico -e sui campi di battaglia va bene, é buona tattica ancorché fortemente distruttiva, specie se applicata all'interno di città fittamente abitate.
Nel caso in esame, però, la 'terra bruciata' é, dovrebbe essere, quella mediatica, del genere 'taci! il nemico ci ascolta!', cioé a dire: se zittissimo Al Jahzeera, se sparassimo a visti su tutti i 'maledetti resistenti' -sciiti o sunniti o curdi poco importa-, se ci fosse la doverosa solidarietà internazionale intorno all'America di Bush che va imponendo una sua idea di democrazia ovunque gli salti il ghiribizzo, se gli stramaledetti pacifisti la finissero una buona volta di rompere, beh, allora vedreste che bel mondo ordinato e come le vinceremmo alla svelta le guerre necessarie.
Non é chi non veda come il mondo secondo G. Ferrara é una fantasia, un suo fumetto dove fucilieri e marines, armati fino ai denti, mettono le cose a posto; loro sono il bene e il male, invece, i maledetti resistenti che seminano stragi tra Baghdad e Bassora un giorno si e l'altro pure.
La diversità dei popoli e delle culture e l'impossibilità oggettiva di una loro 'reductio ad unum' secondo il pensiero occidentale non sconvolge le sinapsi del pensiero di Ferrara. Forse é una questione di 'ragionamento che fila'; forse inserire la complessità del reale in quel suo ragionamento lo scompaginerebbe e i vuoti prenderebbero il posto dei pieni, con effetti drammatici per l'identità di guerriero della fede occidentale di Ferrara.
Forse scrivere su un giornale aiuta proprio in questo, ad autoconvincersi che il mondo potrebbe essere migliore solo che lo si volesse. Potenza della fede.

le molte fedeltà

C'é una tale, una Tiziana, che scrive su un giornale nuovo, un giornale fatto dai lettori, come recita un comunicato della direzione. E' una scrittrice; non sarà facile trovarla in libreria, ma si é scrittori di molti libri diversi, di circuiti nascosti e lettori segreti. Anche in rete si scrive molto ed é un canale da non trascurare, chissà cosa ci riserva il futuro.
Il giornale non é male, vi ha rubrica fissa un certo Chicco Gallus, nom de plume, scrittore satirico la cui prosa diverte e graffia delicatamente e fa sorridere.
Quella tale, invece, la Tiziana, dichiara la propria propensione alla poli-fedeltà, rispondendo alle obiezioni di un lettore. Polifedele é un neologismo politicamente corretto, -come si dice e si scrive 'operatore ecologico' al posto di spazzino, 'diversamente udente' al posto di sordo.
Dei 'polifedeli' che cosa mai si diceva in antico? Forse 'troie', riferito alle donne e 'puttanieri' per gli uomini, ma sono termini troppo forti, carichi del rancore che squassava l'anima di chi li pronunciava per l'incapacità di ridurre ad uno le storie degli uomini e delle donne che si amano e che, invece, hanno molte facce e seguono direzioni di marcia le più diverse.
Ho amato una 'polifedele', qualche tempo fa, ed é stata un'esperienza spirituale devastante. Naturalmente ero io il problema, quello inadeguato, non vedevo che lei, ero tutto dentro quella storia e non ne avevo il controllo, non respiravo futuro. Le storie dei grandi e unici amori, si sa, sono storie tragiche, finiscono male; novanta su cento gli amanti infelici si danno appuntamento di là dei sogni o in un'altra vita. O un'immenso rancore li precipita nel buio di una morte senza speranza.
Però neanche la polifedeltà mi convince. E' una parola incongrua, contradditoria. O si é 'poli' o si é fedeli.
La fedeltà é dell'uno, mistero dell'essere come siamo, condanna della storia nostra di vita, di come siamo cresciuti, della madre o del padre che abbiamo avuto, della leggerezza di cui non siamo capaci, a differenza di chi ci fa innamorare e ci lascia o ama un'altro/a contemporaneamente.
La Tiziana in questione é certo una 'poli', glielo si legge in faccia, nella foto, una faccia intelligente e simpatica, di quelle che danno felicità e dolore. Due parole che vanno a braccetto come gli amanti, come 'fiore' e 'amore', la rima più facile e difficile del mondo, scriveva U. Saba.

leviatani e altri mostri

E' cambiato il clima politico. Sono cambiati il governo e la maggioranza che lo sostiene e sui muri della città si leggono manifesti in linea con la nuova atmosfera sociale e politica che si afferma piano, libera dai miasmi del lustro orribile che abbiamo alle spalle.
Fermiamo il Mose, scrivono gli ambientalisti, fermiamo il mostro.
E' un mostro di acciaio, pistoni, putrelle, braccia meccaniche poderose: meraviglia della tecnica affondata nell'acqua salmastra che tutto corrode. Per chi non lo sapesse, il Mose (acronimo e metafora arditissima che richiama la figura mitica di Mosé che apre la strada al suo popolo tra due muraglioni d'acqua) é una paratia mobile che emerge come un Leviatano quando si prevedono maree eccezionali sostenute dal vento di scirocco.
Forse lo si farà in ogni caso, ad onta della campagna politica degli ecologisti tesa a rallentare la sua esecuzione; i cantieri aperti si sa, comportano multe salate a carico dei committenti in caso di stop ai lavori o rinuncia all'esecuzione e dove corrono i miliardi delle opere pubbliche, corre la corruzione, gli stipendi lauti degli avvocati di parte e via elecando delle moderne catastrofi che incombono sulle nostre teste e non sappiamo più fermare.
Uguale sorte tocca alla faraonica opera pubblica voluta dai berluscones di lotta e di governo: il ponte di Messina che sfiderà(ebbe?) le narrazioni mitiche di Scilla e Cariddi, per dire delle fortissime correnti marine e delle instabili fondamenta poggiate su instabili rocce vulcaniche.
Anche lì, i contratti stipulati con le imprese che hanno vinto l'appalto comportano penali salatissime, in caso di recesso, che fare? Chi vivrà vedrà.
Personalmente sono contrario a queste violenze della tecnica umana sulla natura, mi piacciono i piccoli aggiustamenti su paesaggi naturali di straordinaria bellezza, le case sepolte nel verde che si vedono solo quando imbocchi il vialetto d'ingresso, le facciate dei moderni musei che filtrano e riflettono la luce del paesaggio.
In generale mi piacerebbe che l'uomo, in ogni suo atto, cercasse l'armonia con quanto di splendido la natura ci ha consegnato e la storia delle civiltà trascorse, ma temo di essere capitato a vivere nell'universo sbagliato, dei molti che -come spiegava a Padova S. Hawkins nella sua lectio magistralis- ospitano una miriade di storie possibili e diversissime tra loro tra le quali, chissà? una ce ne sarà che somiglia al paradiso terrestre che ho in mente e nel cuore.

lettere aperta al direttore di ‘Libero’

Egregio signor Feltri,
non so a quali sue personali ragioni si debba lo svilimento programmatico che fa sul suo giornale della figura e della persona del capo dello stato eletto dal parlamento, sospetto che non siano personali, bensì rispondano a quello 'spirito di servizio' che lo ha motivato durante il lustro berlusconiano testé trascorso.
Mi riesce difficile capire come può una persona pacata e serena come Giorgio Napolitano attirarsi gli strali che lei gli indirizza un giorno si e l'altro pure e perché non possa essere davvero il presidente di tutti gli italiani come prescrive la Costituzione della Repubblica sulla quale ha giurato ieri. Giorgio Napolitano é un uomo d'onore, ne conviene? ma, naturalmente, é un ex comunista e la consegna alla quale lei si attiene con una coerenza degna di miglior causa é quella di sparare sul mucchio dei maledetti comunisti, come sempre fa il suo campione, Silvio Berlusconi, che ieri é entrato in un naturale cono d'ombra democratico, quello dell'opposizione.
Mi piacerebbe -in un gioco di fantapolitica- immaginare quale sarebbe stato il suo editoriale se fosse stato eletto alla massima carica dello stato Fini, poniamo.
Suppongo che ne avrebbe elogiato la pacatezza, il senso della misura, l'eleganza del tratto, la sua recente esperienza internazionale e l'abile tessitura diplomatica con Israele e avrebbe trascurato di scrivere che fino a quindici anni fa bazzicava, senza provare vergogna, le sezioni dell'ex Msi dove figuravano alle pareti i ritratti del Duce degli italiani, i gagliardetti e gli slogan fascisti d'antan. Sono certo che gli avrebbe dato ampio credito di rispettabilità per aver traghettato Alleanza nazionale sulle sponde democratiche, quel credito che lei si ostina a negare a Napolitano e agli ex comunisti per i quali il passato non si dimentica, non é così?

Non condivido le imputazioni che lei indirizza a Giorgio Napolitano di essere trascorso indifferente davanti ai fatti d'Ungheria e a quelli del muro di Berlino. Quei fatti drammatici hanno segnato la sua coscienza di uomo politico come hanno segnato la nostra di ex comunisti e ci inducono a camminare lungo i sentieri nuovi della storia con la cautela e la trepidazione di chi cerca di capire come sia possibile conciliare le ragioni e i diritti dei più deboli in un mondo mutato, globalizzato, privo di certezze.
Non é equilibrato l'accusare i comunisti e solo loro di nefandezze politiche. L'America per la quale lei parteggia ha imposto dittature in America Latina e favorito colpi di stato quando li ha ritenuti funzionali alla sua visione geo strategica -col corollario di morti ammazzati e 'desaparecidos' che ancora affannano le nuove democrazie; ha combattuto guerre sbagliate in Vietnam e oggi in Iraq, dove la Cia aveva imposto quel Saddam Hussein che oggi processano in nome di una democrazia ben al di là da venire.
Non abbiamo certezze, le dicevo; guardiamo al caos del mondo cercando un bandolo della matassa che nessuno mostra di avere in mano.
Maggiori certezze non hanno quelli della sua parte politica, costretti a misurarsi coll'Europa delle regole e coi paesi emergenti, a proiettare la loro visione capitalista sui mercati della Cina e dell'India, inquietanti giganti. Durante il lustro berlusconiano i nostri bravi imprenditori hanno segnato il passo e fermato gli indicatori economici sulla crescita zero; per il bene dell'Italia tutta ci auguriamo che riescano a ritrovare idee e iniziativa, a ri-dare impulso a traffici e commerci nuovi e sarà sotto il segno di Prodi e del suo governo, che ci auguriamo stabile e lungo quanto lo é stato quello di Berlusconi.
Se ne faccia una ragione, signor Feltri, e si mostri rispettoso delle regole dell'alternanza democratica, ispirando a quelle la sua attività di giornalista.
Distinti saluti.

sogni e menzogne

Mentivo anche a me stesso, aveva detto Moggi, il dirigente di una squadra di calcio sotto inchiesta per corruzione e frode sportiva. E' una cosa che non mi sorprende.
Vi sono persone, dalle cui vite hanno tratto dei films, che hanno vissuto vite false per decenni: medici senza laurea con una platea di pazienti convinti della bontà del loro operato e falsi funzionari dell'Onu che frequentavano gli uffici e consultavano i dossiers nelle sale aperte al pubblico per averne un riflesso legittimante la loro aspirazione.
Vivevano di prestiti e di investimenti finanziari sbagliati; gente che ha mantenuto famiglie con figli fino al punto da scoppiare, scappare, finire a fare i barboni, inseguiti dagli emissari di 'chi l'ha visto'; oppure hanno ucciso i loro congiunti per portare con sé, nel nulla di un dolore atroce, le vite di chi era stato lambito dal riflesso opaco, dai lampi neri della loro menzogna.
Non succederà con Moggi, naturalmente. Moggi si difenderà nelle aule giudiziarie con il suo avvocato di fiducia, un avvocato in gamba o un intero collegio; la vicenda, fra due mesi o un anno, verrà inghiottita dal cono d'ombra delle cronache che si spengono e nei processi d'appello le pene verranno considerevolmente ridotte e i reati derubricati a scherzetti di società rivali oppure prescritti.
E' la via italica all'essere ed apparire uomini d'onore -nel senso positivo, s'intende- il nostro vitalismo malavitoso, che si aggiusta negli anni coi condoni edilizi o fiscali e, nella fattispecie del lustro appena scorso, coi governi che appongono il loro sigillo su riforme della giustizia che riflettono il canto italico del 'chi ha dato, ha dato, ha dato, scurdammoce il passato…'
A noi italiani non interessa la verità delle cose, se Andreotti é stato o no colluso coi pezzi da novanta del sistema mafioso, se l'economia del sud funziona su registri malavitosi, pizzo e appalti truccati, se Totò Cuffaro é l'ultimo dei governatori eletto colla benedizione dei padrini oppure uno specchiato, integerrimo funzionario al servizio della comunità regionale.
Tutto é sfuggente della verità delle cronache italiche, tutto approda nello sgangherato teatro della giustizia e si consuma con le buffe arringhe finali di parte e sentenze che fanno a pugni tra il primo grado, l'appello e la cassazione.
Mentivo anche a me stesso, diceva Moggi. Non mi sorprende. Succedeva anche a Berlusconi. Bisogna essere ottimisti, diceva, credere ai propri sogni. Gli é andata bene, lui li ha realizzati alla grande, i molti processi che minacciavano la sua reputazione gli sono stati prescritti, ed ha finito per credersi un grande statista.
Gli é bastato comprarsi la politica, su mandato degli italiani che credono ai sogni e poco importa che la storia del paese sia piena dei riflessi opachi degli specchi rotti della menzogna nazionale per la quale non sapremo mai chi sono stati i mandanti e gli esecutori delle stragi di piazza Fontana, di quella dell'Italicus e se un missile o una bomba ha ucciso i passeggeri dell'aereo precipitato nel mare di Ustica.

pinocchi e denari

Confesso che accetto con fatica l'esistenza in vita di giornali come Libero e La Padania, specchi caricaturati delle persone 'di destra' che mi siedono accanto sul sedile dell'aereo o del treno delle sette che fila veloce in direzione di Milano. L'editoriale di oggi del direttore di Libero é particolarmente irriverente e livoroso nei confronti del presidente della repubblica appena eletto, persona dal curriculum politico di tutto rispetto, ma 'comunista' -come continuano a ripetere compulsivamente i parlamentari di Forza Italia e dintorni, fedeli alla consegna del capo e con fiero sprezzo del ridicolo.
Non significa più nulla da un sacco di tempo, il comunismo é stato seppellito sotto le macerie del muro di Berlino e nelle fosse comuni della Cambogia di Pol Pot, ma a destra inalberano il vessillo stupido di chi ha bisogno di un nemico da indicare per continuare la sua marcia verso il nulla, popolo di sedicenti 'produttori' senza identità civile o con identità negativa: '…questo solo oggi sappiamo: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo', scriveva Montale in suo verso.
Non vogliamo regole e siamo refrattari alle tasse che sostengono un'idea di Stato, chiunque ci avversi é un 'comunista'.

Coll'Italia berlusconiana ferma al tasso di sviluppo zero la citazione montaliana é, per coloro, un vestito della festa, un prestito sontuoso e se aggiungiamo i processi in corso contro i 'furbetti del quartierino' e i molti prescritti al Cavaliere (ma non a Previti, che buffa idea di giustizia vige in questo paese!), l'immagine dei 'produttori' italici ne esce a pezzi, com'é uscita a pezzi dalle ultime elezioni quella del loro campione, l'uomo dei condoni fiscali, edilizi e previdenziali e delle leggi ad hoc per togliersi d'impiccio dai processi.
E tuttavia i Feltri e i Guzzanti e gli altri epigoni del giornalismo di destra trovano modo di argomentare e girare la frittata fedeli alla consegna e alla bandiera.
Fanno un genere di giornalismo goliardico, puro livore e veleno, un giornalismo che mette a disagio leggere o sentirlo leggere a Prima pagina, com'é di quei messaggi che si passano tra i banchi gli scolari delle medie pieni di parolacce e vengono intercettati dai professori. Solo che qui, tra i colleghi della carta stampata e delle redazioni radiotelevisive non si manifesta disagio come per qualcosa che non si può e non si deve dire, anzi.
Feltri viene blandito dai suoi colleghi nei convegni e nelle cene di corporazione, anche da quelli di sinistra, come un compagnone, un po' irriverente, é vero, ma via, non drammatizziamo, come non abbiamo drammatizzato lungo un lustro di malgoverno berlusconiano.
Siamo il paese di Bengodi, dove girano i Pinocchi e Lucignoli refrattari alle regole del buon comportamento sociale, i Pinocchi che seppelliscono i denari nel terreno su suggerimento del Gatto e della Volpe, non sorprende che si retroceda in Europa e si viaggi intorno al tasso zero di sviluppo.

l’America riscoperta

Una giornalista intervista un uomo politico, un Gerardo dell'Udc mi pare, e gli chiede la data della scoperta dell'America. Ne esce un reticente 40, poi un dubbioso 1640.
Figura di ….., direbbe quella sboccata di mia nipote. E' di questa qualità intellettuale la classe politica alla quale abbiamo delegato il governo del paese e che ascoltiamo quotidianamente pontificare in video e in voce su cosa é necessario al paese e quale presidente della repubblica sarebbe il migliore?
Gli eletti del popolo non devono essere necessariamente dei Soloni, ma che quel tal Gerardo abbia mutilato l'America di un secolo e mezzo di storia palese (peraltro infame -nel senso della violenza e crudeltà inflitte a quei popoli) é piuttosto grossa.
Sospetto che un esamino facile-facile di storia ed educazione civica esteso a campione a destra a sinistra e al centro farebbe cadere le braccia e allora perché non irreggimentare gli accessi in politica, – cosa pubblica, della 'polis', per antonomasia – magari ricorrendo alle liste del collocamento?
Molti giovani disoccupati, ne sono certo, accetterebbero con entusiasmo un breve corso di studi con esamino finale prima dell'entrata nei ranghi dei diversi partiti e, sopratutto, accetterebbero stipendi dieci volte minori di quelli che si sono attribuiti i parlamentari della repubblica nel corso dele legislature.
Si potrebbe istituire anche il part-time a un quarto o a metà della legislatura, con una commissione di esame che premia o boccia chi ha demeritato. Chi ha proposte aggiuntive le faccia, i forum, le piazze virtuali non servono a molto, ma qualche ideuzza brillante, chissà? potrebbe avere gambe e camminare per le vie traverse fino a farsi notare.
Il reclutamento degli organici della politica é, da sempre, piuttosto misterioso. Vi sono persone che hanno sincera fede nei programmi dei partiti e nelle idee fondative, – gli 'ideali' come amano dire i politici che appaiono in video -, ma vi é una schiera consistente -un mio amico si azzarda a dire che sono maggioranza- che approda alla politica dopo ripetuti naufragi personali – dopo aver fallito nelle professioni o, di contro, per rafforzare il successo di uno studio professionale già avviato, chissà? domandiamolo a Tremonti o a Ghedini e Taormina.
Di mio, so di un tale che, da medico delle zone basse del corpo umano che era, si é ritrovato a capo dell'ufficio relazioni pubbliche di un noto sindaco veneziano, poi é passato, brevemente, nelle grazie di una società per azioni che gestisce un aeroporto – sostenendo, in uno snodo cruciale delle decisioni societarie, una posizione politica bizzarramente contraria a quella del sindaco che aveva servito -; infine é stato premiato con la presidenza di un ente (para) pubblico per la sua indiscussa abilità a scivolare di meandro in meandro.
Tanta attività 'politica', a quanto mi dicono, egli concilia con quella medico-professionale. Chissà se gli avanza tempo per gli aggiornamenti medici obbligatori.
Se mia sorella fosse sua cliente le suggerirei di cambiare medico al più presto.